Mappa degli scrittori a Bologna tra 800 e 900

Filippo De Pisis

Filippo De Pisis

1896-1956

 

Una specie di San Luigi Gonzaga, di giovanile Sant'Antonio, buono da stare con i bambini e gli innocenti. Poiché, anche nella sua sbrigliatezza, fatta di rossore e di compunzione, qualcosa come un odore di sagrestia, e il profumo dei gigli marciti ai piedi dell'altare, passava dentro il disegno, la siluetta di un poetino d'avanguardia, in cui amava di presentarsi.
(G. Raimondi)

Studente a Bologna

Anche prima di venire a studiare all'Università - si iscrive nel novembre 1915 - De Pisis conosce bene Bologna, città natale della madre. Sulle sue colline trascorre lunghe estati ospite nelle ville di famiglia.

Nel 1911 - ha appena quindici anni - è a Villa Donini a Longara, vicino a Calderara di Reno, dai parenti della madre. E' tutto occupato in studi di entomologia, va a caccia di farfalle, raccoglie piante per un erbario, che più tardi donerà all'Università di Padova. Ha a disposizione una biblioteca per le sue assidue letture; ricalca figurini di moda e si interessa agli affreschi che decorano la villa, opera di Alessandro Guardassoni, il migliore pittore bolognese a metà dell'800.

Nell'estate del 1912 è con la sorella e i cugini a Villa Padovani all'Osservanza. Continuano gli interessi scientifici e letterari. Scrive novelle, piccoli saggi, che raccoglie in grossi "zibaldoni". Imposta una sorta di diario letterario leopardiano. L'anno seguente è di nuovo a Longara.

Nel 1914, anno della licenza liceale, passa l'estate a Villa Bortolomasi, presso Bologna. Studia intensamente i pittori ferraresi "con interesse erudito".

Nel 1915 è ospite a Villa Pallavicini alla Croara, sulle colline di gesso, che affiancano la valle del Savena. Occupa una cameretta al terzo piano del palazzo settecentesco, "attorniato di cipressi e con tre campane di bronzo sul tetto". Su un grande tavolone di noce sparge le sue esercitazioni erudite e le prime prove letterarie, che risentono del "venticello futurista". E' comunque ancora soprattutto la poesia crepuscolare che lo interessa di più.

Durante questa estate scrive la maggior parte delle prose che formano il suo primo libretto, I canti della Croara, che verrà stampato, a spese della sua famiglia, nel marzo 1916, con una affettuosa prefazione di Corrado Govoni. Tre delle poesie in esso contenute saranno pubblicate su "La Riviera Ligure" di Mario Novaro. Subito dopo il primo, vede la luce un secondo libretto, Emporio, contenente "preziose e decadenti prose liriche" (Naldini). A Bologna va a salutare Maria Pascoli, sorella del poeta, da lui profondamente amato.

Nell'autunno del 1915 va a Venezia per la visita militare ed è riformato per nevrastenia. Nel 1916 viene a Bologna per frequentare l'Università. Cerca subito di legarsi all'ambiente artistico e letterario della città, frequenta ritrovi come il Caffè di San Pietro e il Caffè della Barchetta. Conosce Giuseppe Raimondi, al quale lo legherà una duratura amicizia, Giovanni Cavicchioli, Umberto Saba, Dino Campana, Giuseppe Ravegnani. Passa l'estate a Cesenatico, dove rinsalda l'amicizia con Marino Moretti e frequenta Alfredo Panzini, che lo accompagna nelle passeggiate in bicicletta.

A Bologna riempie ora per ora quaderni e diari con annotazioni su ciò che lo colpisce per la strada o ciò che gli capita, oppure motivi per le sue prime novelle. Le sue pagine sono un intrico di calligrafia, è "come a mettere gli occhi, e le mani in un pollaio ...". Durante il soggiorno universitario in città scrive Vaghe stelle dell'Orsa, il Diario di Bologna (1916-1918) e le Lettere al fratello Leone.

Nei mesi successivi le sue frequentazioni letterarie si allargano: legge gli autori francesi in voga, corrisponde con Tzara, con i vociani Soffici e Papini e con il compositore futurista Balilla Pratella. Al caffè o nel negozio di Raimondi in piazza Santo Stefano conosce Giorgio Morandi, per la cui opera manifesterà sempre grande ammirazione e stima. Comincia a collaborare con racconti e disegni con la rivista "La Brigata" di Binazzi e Meriano, e con "La Raccolta" di Raimondi e Bacchelli.

De Pisis giungeva puntuale ogni sera al caffè con i suoi fogli ancora freschi d'inchiostro, e mormorava, fra il timido e il convinto: "Ho scritto per te una cosa, molto bella, che piacerebbe a De Chirico". Naturalmente non piaceva a Bacchelli, che fingeva di non vederla, quando gliela passavo, prima di mandarla in tipografia. (G. Raimondi)

Questo periodo è segnato dalla conoscenza, nella sua Ferrara, della pittura di De Chirico, Savinio e Carrà. Vuole diventare il parallelo letterario degli artisti metafisici. Scrive il racconto metafisico Mercoledì 14 novembre 1917, che pubblica l'anno successivo presso la Tipografia Paolo Neri di Bologna. Oltre che a scrivere, comincia a disegnare molto, incuriosito soprattutto da figure efebiche e statuarie: la ricerca sul corpo umano sarà costante nella sua carriera di pittore.

Nell'ultimo periodo bolognese si fa più serrata la frequentazione del gruppo rondista raccolto attorno a Raimondi e Bacchelli: conosce meglio Morandi, che pian piano supera le prime diffidenze verso di lui come poeta e come pittore. Conosce Vincenzo Cardarelli, di passaggio in città.

Con il raggiungimento della laurea nel 1920 - tesi su Giovanni Pascoli - si aprono per l'inquieto De Pisis nuove prospettive e nuovi traguardi: andrà a Roma, poi a Parigi ... I contatti col capoluogo emiliano e con gli amici bolognesi (Raimondi, Morandi, Arcangeli) non saranno però mai interrotti.


 

La vita in breve

Nasce a Ferrara nel 1896 da nobile famiglia. Inizia a disegnare intorno al 1904 sotto la guida del pittore ferrarese Odoardo Domenichini. Nel 1906 si trasferisce con la famiglia in Palazzo Calcagnini, dove allestisce vari rifugi, pieni di strani oggetti, di bibelot. Nel 1913 si iscrive al liceo, dove ha per compagno Italo Balbo. In questo periodo è più impegnato con l'entomologia e la scrittura, mentre il disegno e la pittura sono interessi marginali.

Durante un soggiorno a Venezia, in osservazione in un ospedale psichiatrico, studia grandi artisti come Giorgione, Tintoretto, Tiepolo ed esegue schizzi di giovani ricoverati. Nel 1916 a Ferrara conosce De Chirico, Savinio e Carrà, presenti in città per il servizio militare e assorbe avidamente la lezione metafisica. La sua ammirazione sconfinata è malamente ricambiata dai fratelli De Chirico che, all'inizio, lo considerano un rompiscatole e uno spostato.

Dopo il periodo di studi universitari a Bologna, nel 1920 si stabilisce a Roma. Qui conosce Giovanni Comisso e inizia con lui un'amicizia destinata ad approfondirsi nel tempo. Frequenta gli ambienti cultuali più avanzati della città, come il Caffè Greco e l'Aragno, dove si riuniscono gli esponenti della "Ronda". Conosce gli artisti futuristi, il fondatore di "Valori plastici" Mario Broglio, il pittore Spadini; tiene conferenze, scrive prose. Si considera ancora più letterato che pittore.

Nel 1923 insegna materie letterarie ad Assisi, studia gli affreschi della basilica, dipinge nella campagna circostante. Conosce il poeta Le Cardonnel, amico di Rimbaud e Verlaine, col quale traduce Orazio, scrive una raccolta di poesie erotiche. Il principe Massimo gli mette a disposizione a Roma un grande studio, che chiamerà la "gabbia d'oro".

Nel 1925 si trasferisce a Parigi, dove riallaccia i rapporti con De Chirico e Savinio. La città lo conquista subito ed esercita un'influenza profonda sulla sua opera pittorica. Rimane lontano da ogni movimento d'avanguardia e assimila invece la moderna pittura francese - da Delacroix agli impressionisti - in modo personale, attraverso l'esperienza della metafisica. La sua esecuzione diviene via via più rapida, i colori vivi, chiari, risaltano su sfondi appena accennati. Il suo particolare neo impressionismo riscuote grande successo tra il pubblico francese:

Quelques poissons, quelques fleurs lui suffisent puor dire avec une sorte d'ingenuité eblonie ou de désinvolture élegante, ironique, des choses juste, neuves, captivantes. (P. Fierens)

Montale definisce il suo stile una "pittura a zampa di mosca".

Nel 1928 espone nella capitale francese nella rassegna dedicata a "Les artistes italiens de Paris" e a Venezia nella sala ordinata da Paresce sulla scuola di Parigi. Il successo di critica e di mercato della sua opera non cesserà più. Nel 1931 è presente con cinque dipinti alla Quadriennale romana e l'anno seguente invia diciassette opere alla Biennale veneziana. Nel 1933 si trasferisce per qualche tempo a Londra, dove frequenta la National Gallery. Espone con successo a Londra, Roma, Parigi. Da tempo trascorre le sue estati in Cadore con la madre. Continua a scrivere saggi e pubblicare articoli su periodici come "Meridiano" e "Emporium". Nel 1938 frequenta a Parigi Umberto Saba.

Nel 1939 torna definitivamente in Italia. Si sposta tra varie città (Vicenza, Bologna, Roma), per stabilirsi infine a Milano, in una camera dell'Hotel Vittoria, in cui riceve artisti e letterati. Nel 1942 è minacciato di confino come "perturbatore della morale". Si trasferisce a Venezia, dove compera il palazzetto San Bastian. La Biennale gli dedica nel 1948 una mostra personale. Negli ultimi anni è spesso ricoverato in cliniche per malattie mentali (Villa Fiorita a Brugherio, Villa Maggio in Valsassina, Bologna), ma continua a dipingere paesaggi e nature morte. Muore a Milano nel 1956, ospite nella casa del fratello Francesco.


Bibliografia

Guido Ballo, De Pisis, Torino, Ilte, 1968, pp. 420-421


De Pisis a Milano, a cura di Claudia Gian Ferrari, Milano, Mazzotta, 1991, pp. 233-237


Dizionario Larousse della pittura italiana. Dalle origini ai nostri giorni, edizione italiana a cura di Marina Sennato, Roma, Gremese, 1993, pp. 162-163


Filippo De Pisis, Comune di Ferrara, Galleria civica d'arte moderna, Palazzo dei Diamanti, 1 luglio-30 settembre 1973, Cento, Siaca, 1973


Lettere di De Pisis. 1924-1952, introduzione e note di Demetrio Bonuglia, Milano, Lerici, 1966


Adalgisa Lugli, Filippo De Pisis, in: Giuseppe Raimondi fra poeti e pittori. Mostra di carteggi, Bologna, Museo civico, 28 maggio-30 giugno 1977, Bologna, Alfa, 1977, pp. 69-72


Nico Naldini, De Pisis. Vita solitaria di un poeta pittore, Torino, Einaudi, 1991, pp. 20-29, 203,


Marilena Pasquali, De Pisis e Morandi (senza dimenticare Raimondi), in: De Pisis en voyage: Roma, Parigi, Londra, Milano, Venezia, a cura di Paolo Campiglio, Cinisello Balsamo, Silvana, Mamiano di Traversetolo, Fondazione Magnani Rocca, 2013, pp. 43-51


Giuseppe Raimondi, I divertimenti letterari (1915-1925), Milano, A. Mondadori, 1966, pp. 68-71, 101, 105-111, 139-141


Daniela Schiavina, Filippo De Pisis e il suo racconto "bolognese", in: "La Torre della Magione", 1 (2020), p. 12


Sandro Zanotto, Filippo De Pisis scrittore, in: Mostra dell'opera pittorica e grafica di Filippo De Pisis, Verona, A. Mondadori, 1969, pp. 45-47


 

Internet

Storia e memoria di Bologna - Filippo De Pisis


Associazione per Filippo de Pisis


Luoghi

Gallerie di immagini

Cerca sue opere nel catalogo: