Mappa degli scrittori a Bologna tra 800 e 900

AntonioMeluschi

Antonio Meluschi

1909-1977

 

Nasce nel 1909 a Vigarano Mainarda (Ferrara) e muore a Bologna nel 1977.

Assieme alla sua compagna di vita Renata Viganò, autrice de L'Agnese va a morire, è lo scrittore di area bolognese che meglio ha rappresentato in forma di romanzo la vicenda della Resistenza, da lui vissuta come cospiratore antifascista e quindi come comandante partigiano nelle valli di Comacchio.

E' un narratore particolare, inconsueto, quasi uno scrittore di strada, dalla fervida vena naturalistica. Già nei romanzi giovanili, Pane e Strada, offre la visione di un mondo duro e violento, popolato di poveracci. La stessa vita partigiana è descritta fuori dall'agiografia propria degli apparati politici nel romanzo La morte non costa niente del 1944 e nelle opere successive di ispirazione autobiografica, fino a L'armata in barca del 1976, sempre dedicato alla Resistenza.

Nel 1939 vince un premio con il racconto Visita al professor D'Annunzio, pubblicato su "La lettura". Scrive per "Il Meridiano di Roma", "Il Corriere padano", "Omnibus", "Architrave". Durante la guerra è uno degli animatori del Gruppo intellettuali "Antonio Labriola", costituito da Paolo Fortunati e Ersilio Colombini, che cura la rivista "Tempi nuovi". Collabora al "Resto del Carlino", all'"Avvenire" e al "Corriere dei piccoli".

Dal marzo 1946 pubblica, assieme alla moglie Renata Viganò, il giornale "Il Progresso d'Italia", che si propone di contrastare l'egemonia dei fogli moderati e che ospita scritti di ex partigiani e di giovani pubblicisti come Sergio Zavoli, Sandro Bolchi, Renzo Renzi.

Tra i suoi tanti contributi è da ricordare, nel 1949, la cura per l'ANPI del volume Epopea partigiana, che raccoglie testimonianze e documenti sulla lotta contro i nazifascisti a Bologna e in Romagna.

Negli suoi scritti, oltre all'esecrazione dell'efferata violenza nazifascista, emerge anche una viva polemica contro l'attendismo e l'atteggiamento burocratico dei dirigenti comunisti. La sua dissidenza è pagata con una progressiva emarginazione.

Del 1946 è una sua particolare pubblicazione presso l'editore Cappelli: la Guida sentimentale di Bologna, in cui ripercorre la storia della città, contemplandone le architetture con l'occhio di un viaggiatore svagato.

Generoso organizzatore di cultura, dirige la rivista "L'indicatore partigiano", sulla quale ospita contributi di Marino Moretti, Giuseppe Raimondi, Mario Tobino, Vasco Pratolini. Promuove la pubblicazione delle prime prove di giovani scrittori quali Pier Paolo Pasolini, Francesco Leonetti, Roberto Roversi.

L' "Indicatore" e "Il Progresso" cessano entrambe le pubblicazioni nel 1951. Meluschi continua a scrivere romanzi e racconti autobiografici senza troppa fortuna: Adamo secondo (1952), La fabbrica dei bambini (1955). La denuncia sociale e politica contenuta nelle sue opere e in quelle della moglie hanno fatto il loro tempo e il clima di restaurazione che si instaura in questo periodo non lascia spazio a opere sulla Resistenza. Anche il postumo Matrimonio in brigata (1976) passa quasi sotto silenzio.

Bibliografia

Andrea Battistini, L'ambiente letterario dal secondo dopoguerra, in: Bologna Novecento. Un secolo di vita della città, a cura di Maria Letizia Bramante Tinarelli, Castelmaggiore, FOR, 1998, pp. 61-62


Matrimonio in Brigata. Le opere e i giorni di Renata Viganò e Antonio Meluschi, a cura di Enzo Colombo, Bologna, Grafis, 1995


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