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Risorse digitali dedicate alla documentazione della storia, della cultura, della società e delle istituzioni di Bologna e provincia con particolare attenzione all’800-900.

Dalla Cronologia

Accadde oggi, 14 settembre.

immagine di Mostra di Federico Barocci
14 settembre 1975
Mostra di Federico Barocci
Il ministro per i beni culturali Giovanni Spadolini (1925-1994) inaugura a Bologna la grande mostra antologica dedicata a Federico Barocci (1535-1616), pittore urbinate attivo tra il Cinque e Seicento. E' l'ultima di una serie di prestigiose Biennali d'arte svoltesi negli anni precedenti. La mostra è curata soprattutto da Andrea Emiliani (1931-2019), che di lì a pochi mesi sostituirà Cesare Gnudi (1910-1981) alla guida della Soprintendenza artistica bolognese. Spadolini anticipa, in questa occasione, i contenuti della prima legge delega per la valorizzazione dei beni culturali.
immagine di Terremoto sull'Appennino bolognese
14 settembre 2003
Terremoto sull'Appennino bolognese
Alle 23 e 42 locali una forte scossa di terremoto, del 5. grado della scala Richter, colpisce l'Appennino a sud di Bologna, con epicentro in un'area compresa tra i comuni di Monghidoro, Loiano e Monzuno. Il sisma è avvertito in tutto il centro e nord Italia e particolarmente nel bolognese. In città molte persone si riversano all'aperto. Si segnala però solo qualche sporadica caduta di intonaci. E' dal 1929 che non si registra un evento sismico così rilevante in questa zona.
immagine di Scoperta una base partigiana in via Ponte Romano
14 settembre 1944
Scoperta una base partigiana in via Ponte Romano
I brigatisti neri scoprono, grazie a una delazione, una base partigiana in via Ponte Romano n. 34 a Santa Viola. La loro irruzione provoca una violenta sparatoria, con morti e feriti da entrambe le parti. Cadono Sergio Galanti (Rada), Renato Martelli (Renato) e Angiolino Castagnini (Tito). Il gappista Roveno Marchesini (Ezio) e le staffette Irma Pedrielli, Ada Zucchelli vengono catturati. Il 16 settembre, dopo alcuni giorni di torture nella caserma Borgolocchi, i tre sono fucilati al Poligono di Tiro. E' la prima volta, nella storia della 7a GAP, che una base viene scoperta e attaccata, per di più a poche ore dal suo insediamento. Le indagini effettuate in seguito dal Servizio informazioni del Cumer stabiliranno che uno dei gappisti occupanti era stato riconosciuto da alcuni vicini e subito denunciato. Il 20 settembre in via Ponte Romano saranno fucilati per ritorsione tre militi fascisti catturati durante l’assalto alla polveriera di Villa Contri.
immagine di Muore il poeta-libraio Roberto Roversi
14 settembre 2012
Muore il poeta-libraio Roberto Roversi
A 89 anni muore Roberto Roversi (1923-2012), poeta, scrittore, libraio, uno dei più importanti uomini di cultura del '900 bolognese. E' stato “il motore di molte iniziative (formazione di gruppi di scrittori, pubblicazione di riviste, fogli e collane di libri) che hanno a che fare con la poesia e con la politica” (Rotino). Fu amico di Pier Paolo Pasolini e di Lucio Dalla, con il quale collaborò, per i testi, in alcuni dei suoi album più importanti: Automobili e Anidride solforosa. Era un intellettuale “impastato di realtà”, col quale si poteva parlare di tutto: “dall'ippica al ciclismo, dall'automobilismo al calcio, dalla letteratura all'arte, alla filosofia, e mille altre cose ancora” (Fontanella). Fino al 2006 ha gestito la Libreria Palmaverde, fucina della poesia bolognese, lasciandola poi, per la sua parte più preziosa, in eredità alle biblioteche pubbliche. Pochi giorni dopo la sua scomparsa, presso la libreria Zanichelli è presentato il suo ultimo libro, concordato con l'editrice Pendragon, dal titolo Libri e contro il tarlo inimico.
immagine di “Guerra ai salumai americani!”
16 luglio 1898
“Guerra ai salumai americani!”
La Società dei Salsamentari bolognesi vota all’unanimità un ordine del giorno in cui dichiara guerra ai salumai americani e chiede la tutela del governo italiano contro il depauperamento della fiorente industria locale. Cosa succederebbe - si chiedono i “salaroli” - se decadesse l’industria salumiera, “quale altra industria rimarrebbe alla nostra città?". Da molto tempo i salumai d’Oltreoceano fanno concorrenza sleale, cercando di imitare mortadelle, salami e altri prodotti tipici bolognesi. Ogni insaccato di maiale, in America, è chiamato semplicemente Bologna o Boloney.
immagine di Fatima Miris "Fregoli in gonnella"
7 settembre 1903
Fatima Miris "Fregoli in gonnella"
"Essa recita, canta, tira di scherma e al bersaglio, danza sulla corda, fa esercizi di prestigiazione e magia, si burla del pubblico e forse anche di se stessa, ma tutto ciò graziosamente, con un brio e una disinvoltura straordinari, passando attraverso cinquanta o sessanta personaggi diversi" La chiamano la “Fregoli femina” o la “Fregoli in gonnella” e sarà una delle poche donne trasformiste a calcare i palcoscenici italiani. Maria Frassinesi debutta il 7 settembre al teatro Duse con il nome d’arte di Fatima Miris. Sorprenderà molti critici, spesso prevenuti nei confronti degli imitatori del grande Leopoldo, per la sua eleganza e la sua “straordinaria rapidità” nel cambio dei personaggi: "in un baleno si traveste, balla la danza serpentina, canta come le canzonettiste francesi e tedesche; fa da ciociara, da vecchio galante reumatizzato, da tenore ... fa di tutto". Calcherà per vent’anni le scene in Italia, ma anche in Sudamerica e in Australia, accompagnata dal padre, che adatterà per lei famose operette.  Il suo temperamento volitivo la porterà a fare cose insolite per una donna della sua epoca, come guidare un’automobile. Dopo il matrimonio e il ritiro dalle scene vivrà a Bologna in una bella villa in viale Aldini.
immagine di Puccini contestato al Teatro del Corso
27 gennaio 1913
Puccini contestato al Teatro del Corso
Si tiene al Teatro del Corso la prima rappresentazione a Bologna della Fanciulla del West di Giacomo Puccini. La prima assoluta, diretta da Arturo Toscanini, si è tenuta a New York il 10 dicembre 1910. Un gruppo di studenti universitari, conquistati al futurismo, solleva una gazzarra con fischi e botte. Partecipano alla rissa anche alcuni “ghebiosi” e giovani artisti, quali Osvaldo Licini e Severo Pozzati. Francesco Balilla Pratella, il teorico della musica futurista, ha tempo prima definito le opere di Puccini “basse, rachitiche e volgari”.
immagine di Ritorna a Bologna il relitto di Ustica
25 giugno 2006
Ritorna a Bologna il relitto di Ustica
Il relitto del DC 9 precipitato il 27 giugno 1980 vicino all'isola di Ustica è trasportato a Bologna con un convoglio di dimensioni eccezionali, nella notte tra il 24 e il 25 giugno. Provenienti da Pratica di mare, i resti dell'aereo sono temporaneamente ospitati presso il Comando regionale dei Vigili del Fuoco di via Aposazza, in attesa della sistemazione definitiva nel nuovo Museo della Memoria di via Saliceto. All'arrivo in città l'aereo è accolto dalle autorità e dai parenti delle 81 vittime, che dopo 26 anni ancora attendono la verità sulla sciagura.
immagine di PalaDozza
PalaDozza
  • @ Paladozza
Il palazzo dello sport venne costruito nei pressi del Canale di Reno, in un’area devastata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.
immagine di Fondazione del Bologna Football Club
3 ottobre 1909
Fondazione del Bologna Football Club
Il Bologna Football Club nasce ufficialmente il 3 ottobre 1909, presso la birreria Ronzani in via Spaderie, come sezione “per le esercitazioni di sport in campo aperto” del Circolo Turistico Bolognese, guidato dal Cavalier Carlo Sandoni (Navigazione Generale Italia). Viene eletto Presidente Louis Rauch (1880-1952), un odontoiatra svizzero. Arrigo Gradi (1887-1969) è nominato capitano. E' lui a introdurre la maglia rossa e blu, mutuandola dal collegio svizzero di Schonberg a Rossbach, dove è stato studente. L'iniziativa di fondare una squadra di football inglese è stata di Emilio Arnstein (1886-1976), un giovane di origine boema arrivato a Bologna l'anno prima. L'attività sportiva è avviata subito dopo la fondazione, con l'iscrizione al campionato della FIGC per il 1910-11 e la squadra è fin dall'inizio molto competitiva. Il Bologna FC gioca dapprima ai Prati di Caprara, la piazza d'armi situata fuori porta San Felice, con il permesso dell'autorità militare. In seguito si trasferirà alla Cesoia, fuori porta San Vitale, nei pressi di un'antica locanda con cucina, dove saranno installate porte permanenti. Il primo giocatore straniero è il centroavanti spagnolo Antonio Bernabeu (1890-1967), borsista del Collegio di Spagna in via Saragozza, fratello maggiore di quel Santiago Bernabeu Yeste (1895-1978), che sarà giocatore, allenatore e storico presidente del Real Madrid. La prima formazione ufficiale comprende, oltre a Bernabeu, Della Valle, Orlandi, Gradi, Donati, Bignardi, Pessarelli, Saguatti, Rivas, Chiara, Venzo, Nanni.
immagine di Campo sportivo del Ravone
Campo sportivo del Ravone
  • @ via Luigi Valeriani, 21, 40135 Bologna
Il 18 settembre 1921 fu inaugurato solennemente, con i Campionati Nazionali di Atletica Leggera, il primo campo polisportivo cittadino, gestito dalla Società di ginnastica Virtus.
immagine di Prati di Caprara
Prati di Caprara
  • @ via Prati di Caprara
La vasta area nella periferia occidentale fuori Porta San Felice, dal XVI secolo di proprietà della famiglia senatoria dei Caprara, all'inizio dell'800 divenne Piazza d'Armi.
immagine di Chiesa di San Sigismondo
Chiesa di San Sigismondo
  • @ Chiesa di San Sigismondo
L'edificio risale al XIII secolo. Venne poi interamente ricostruito da Carlo Francesco Dotti (1725-28), tranne il campanile, del 1795, progettato da Angelo Venturoli. Nell'interno, arricchito di nuovi altari da Giuseppe Jarmorini nel 1792 e decorato nel 1870 da N. Angiolini e M. Mastellari, si conservano dipinti di L. Crespi, D. Pedrini; i putti dell'ancona dell'altar maggiore sono di Giacomo de Maria.
immagine di Torre Prendiparte
Torre Prendiparte
  • @ Prendiparte, detta Coronata
Risale al XII secolo e viene anche chiamata la "Coronata" per il motivo della risega che la orna verso la sommità; è alta circa 59 metri. Nel XVIII secolo vi furono collocate le prigioni dell'Arcivescovado.
immagine di Canale di Savena - Misericordia
Canale di Savena - Misericordia
  • @ di Savena Santa Maria della Misericordia
Dopo aver alimentato il laghetto dei Giardini Margherita, il canale, derivato dal torrente Sàvena, passa sotto la chiesa di Santa Maria della Misericordia. Prima della copertura del canale nel secondo decennio del Novecento, il tratto davanti alla chiesa era dotato di lavatoi pubblici; in prossimità di via Castiglione funzionava il mulino della Misericordia, attivo dal 1286 al secondo dopoguerra.
immagine di Istituto e Museo di Mineralogia
Istituto e Museo di Mineralogia
  • @ Mineralogia
L'edificio fu progettato da Pasquale Penza e Flavio Bastiani nel 1903. Il palazzo costituisce, con il vicino Museo Geologico di via Zamboni 63, un ideale collegamento fra l'antica città degli studi e la nuova zona universitaria di via Irnerio tracciata in quegli anni. Il complesso presenta un'originale soluzione planimetrica ad angolo smussato con porticato. I prospetti delle facciate sono decorati in terracotta e i portici hanno volte a vela e pilastri in arenaria ofiolitica.
immagine di Gabriele D'Annunzio
Gabriele D'Annunzio
A Bologna Nel novembre del 78, come le dicevo, tornando dalle vacanze autunnali mi fermai per tre o quattro giorni a Bologna. Avevo sentito parlare di Odi barbare, di realismo, di battaglie per l'arte; e un po' per curiosità, un po' perché gli elzeviri con le loro civetterie mi attiravano, comprai diversi volumi dal Zanichelli. Fra questi c'erano le Odi del Carducci con prefazione di G. Chiarini. Il Carducci lo conoscevo poco; mi ricordavo d'averne lette alcune poesie nell'Antologia del Puccianti. Di lei avevo sentito parlare a proposito delle Poesie e delle Operette morali del Leopardi. In quei giorni divorai ogni cosa con una eccitazione strana e febbrile, e mi sentii un altro. L'odio pe' versi scomparve come per incanto, e vi subentrò la smania della poesia. In queste parole è delineato uno dei motivi del profondo legame di D'Annunzio con Bologna. L'incontro con la poesia barbara di Carducci segnò, infatti, l'avvio della sua vocazione artistica. Egli si propose subito di seguire le orme di colui che riconobbe come suo maestro, da un punto di vista letterario e morale. Con la sfrontatezza che divenne in lui proverbiale, nel 1879 scrisse al professore una lettera: "Anch'io mi sento nel cervello una scintilla di genio battagliero, che mi scuote tutte le fibre, e mi mette nell'anima una smania tormentosa di gloria e di pugne". Nel collegio di Prato, in cui studiava, passò le giornate "pensando agli alcaici e agli asclepiadei, dando la caccia agli sdruccioli, leggendo ad alta voce Orazio, scarabocchiando una gran quantità di carta". Alla fine dell'anno raccolse le sue odi in un quaderno e decise di pubblicarle, con l'approvazione dei compagni e l'aiuto finanziario del padre. Primo vere, pubblicato prima a Chieti, poi a Lanciano dalla editrice Rocco Carabba, ebbe subito successo. In esso si affacciavano reminiscenze di Carducci e Stecchetti e anzi riguardo a quest'ultimo, per Federzoni, "il prodigioso adolescente esagerò nel ricalcare il modello", con tutto il terzo libro copiato in modo pedissequo da Postuma. La raccolta fu accompagnata da una recensione molto positiva sulla rivista "Il Fanfulla della domenica" e il giovane la pubblicizzò abilmente, usando più o meno lo stesso stratagemma di Olindo Guerrini per Postuma (fu certo anch'esso uno degli elzeviri, pieni di "civetterie", da lui acquistati a Bologna da Zanichelli): fece diffondere la falsa notizia della sua morte per una caduta da cavallo e riuscì così a richiamare l'attenzione di un vasto pubblico. Cominciò allora la sua scalata al ruolo di poeta-vate d'Italia, detenuto da Carducci. L'urlo di pietra Mi sembrò di esser percosso da un vento di spasimo, da un nembo di sciagura, da uno schianto di passione ferale. Quella era la vita, quella era la morte, un orrore unico entrambe. (G. D'Annunzio, Le faville del maglio) Nel 1878, durante una visita a Bologna con il padre, il giovane Gabriele scoprì il Compianto di Santa Maria della Vita. Fu colpito dal forte espressionismo delle figure e, in un suo più tardo scritto autobiografico, ricordò l' "agitazione impetuosa di dolore" delle Marie, incontrate nel buio di un sottoscala, gettate tra le frattaglie maleodoranti di una macelleria della vicina via Pescherie. I reggenti dell'Ospedale della Vita, pensando forse che il capolavoro di Nicolò dell'Arca spaventasse gli ammalati, lo avevano messo in disparte. Le Marie piangenti - D'Annunzio parlò di "urlo di pietra" - diventarono così le "burde", specie di befane mostruose, evocate come spauracchi per i bambini capricciosi. All'Hotel Brun Nel 1890 D'Annunzio fu a Bologna per sostenere gli esami per la promozione a ufficiale di complemento presso il comando di divisione. Prendeva i suoi pasti presso il Grand Hotel Brun, un antico palazzo signorile situato in fondo a via Ugo Bassi, trasformato nell'Ottocento in albergo lussuoso. Esso era celebre per aver ospitato parecchi personaggi notevoli e teste coronate ... e per la buona cucina. Il poeta non amava gozzovigliare con i suoi commilitoni. Una volta che uscì con loro a cena in una delle tipiche trattorie bolognesi, restò nauseato dal chiasso e dalle loro bevute esagerate. Andava invece volentieri a teatro. Ha lasciato un vivo ricordo dell'attrice Titta di Lorenzo, "creatura così semplice e così fresca", che recitava nell'autunno 1890 al Corso, nella compagnia Paladini: Se il suo riso è schietto e alato, il suo grido d'angoscia è penetrante e indimenticabile come quello che uno spasimo vero strappa talvolta dal profondo di certe anime veramente estetiche, nelle quali anche l'eccesso di dolore trova una espressione direi quasi armoniosa. Il pranzo al "Carlino" Il poeta fu di nuovo a Bologna l'11 aprile 1901, per la pubblica lettura della sua Notte di Caprera, dedicata a Garibaldi. Al mattino "volle volle andare a salutare il Carducci, e su la soglia dello studio lasciò cadere un fascio di rose". Fuori dalla porta di casa cominciò a guardare un grande albero da frutto, che era nell'orto: "Che bel mandorlo fiorito, Maestro", disse il poeta, ma Carducci lo riprese subito, battendo il bastone per terra: "No, gli è un pero". Era stizzito perché non gli piaceva che quel giovane, mellifluo, lo chiamasse maestro. Lui era, semmai, "il professore" per antonomasia. Quel giorno ci fu anche lo storico pranzo tra i due a Palazzo Loup, in piazza Calderini, nella sede del "Resto del Carlino". A un certo punto, per sciogliere il clima un po' teso, D'Annunzio prese in mano una mela (o forse una melagrana) la spaccò e gliela offerse, bevendo non so se alla giovinezza o alla primavera o all'aurora dalle rosee dita. E il povero vecchio già fieramente colpito, concedeva, dissero e approvava. (M. Valgimigli) Lo volevano all'Università Morto Giovanni Pascoli, gli studenti bolognesi designarono all'unanimità D'Annunzio per la successione sulla cattedra di letteratura italiana dell'Università. Davanti all'obiezione di "qualche dissidente in sottana", che sosteneva non essere egli "uomo disposto a tener un corso regolare di lezioni", proposero di affiancargli un incaricato "con orario obbligatorio" per rivedere le dispense, assegnare i voti, firmare i libretti: l'essenziale era che la cattedra fosse mantenuta a un poeta di grande levatura. Gli studenti erano in piena agitazione: si tenevano "clamorose" riunioni, si votavano ordini del giorno, si inviavano in giro "messaggi e messaggeri". La nomina del titolare era così tenuta in sospeso. Giuseppe Lipparini, ex allievo di Carducci e direttore del "Tesoro", parlò pubblicamente a loro favore, sostenendo che D'Annunzio era "l'unico successore degno del Pascoli sulla cattedra di Bologna". Da altri, in quel momento più autorevoli, i goliardi bolognesi furono ritenuti ottusi e miserabile apparve "il loro abito di letterati". Tra i più fieri oppositori al progetto-D'Annunzio vi fu il giovane Riccardo Bacchelli, che scrisse una lettera di protesta al "Resto del Carlino". Comunque il Vate, impegnato dalla lontana Arcachon a inneggiare all'impresa libica, giocò tutti d'anticipo e cortesemente rifiutò la proposta. La difesa delle torri Nel 1917 D'Annunzio intervenne a fianco del professor Giorgio Del Vecchio, che aveva promosso una petizione per il salvataggio di alcune torri medievali rinvenute nel centro di Bologna in occasione dell'allargamento del Mercato di Mezzo. Mentre infuriava la battaglia tra conservatori e demolitori, il poeta scrisse una accorata lettera: ed ecco Bologna minacciata di sacrilegio. Uomini mercantili, ben più aspri di quelli che frequentavano la bellissima loggia vicina, vogliono diroccare la testimonianza dell'antica libertà armata per ridurre al valore venale il suolo e per gettarvi le fondamenta di chi sa quale enorme ingiuria. Ma nel 1919 l'Amministrazione comunale, guidata dal socialista Francesco Zanardi, ordinò l'abbattimento, per evitare "un disagio insopportabile per la viabilità e il commercio", per il decoro cittadino e per rendere l'area disponibile alla vendita ai privati. La vita in breve Gabriele D'Annunzio nasce a Pescara nel 1863 da una famiglia agiata. Frequenta il liceo al Convitto Cicognini di Prato. La sua condotta è indisciplinata. Emerge un grande desiderio di studio e la smania di primeggiare. Nel 1879, con l'aiuto del padre, pubblica la sua prima raccolta poetica, Primo vere, ispirata alla poesia barbara di Carducci. Tra il 1881 e il 1891 è a Roma, dove frequenta, senza laurearsi, la facoltà di Lettere. E' accolto negli ambienti mondani della capitale, facilitato dalla presenza di un gruppo di scrittori e artisti abruzzesi. Si impone con il suo stile giornalistico esuberante e raffinato collaborando al "Fanfulla della domenica", al "Capitan Fracassa", a "Cronaca bizantina". Nel 1883 sposa, con un matrimonio riparatore, Maria Hardouin duchessa di Gallese. Da essa ha tre figli, ma la relazione termina poco dopo per i numerosi tradimenti di lui. Nel 1887 si accende la sua grande passione per Barbara Leoni, che resterà il più grande amore della sua vita. In questo periodo, con lo pseudonimo di "Duca Minimo", scrive articoli per il giornale di sinistra la "Tribuna", dove si fa cronista e cantore delle mode e dei riti borghesi: teatro, feste, conferenze, e insieme gioielli, pellicce, arredi lussuosi; racconta storie eleganti, si occupa di critica letteraria. Il suo primo romanzo, Il piacere, edito da Treves nel 1889, è subito un grande successo. Incentrato sulla figura dell'esteta decadente, inaugura un nuovo tipo di prosa introspettiva, lontana dai canoni del naturalismo fino ad allora imperante. Al di là dei contenuti, il pubblico è affascinato dai risvolti divistici delle sue opere, dallo stile inimitabile proposto, rispondente agli ideali borghesi del tempo. Tra il 1891 e il 1893 vive a Napoli, dove si è rifugiato, assediato dai creditori, assieme all'amico pittore Francesco Paolo Michetti. Qui scrive i romanzi Giovanni Episcopo e L'innocente, mentre Il trionfo della morte è composto in Abruzzo, dove ripara assieme a Gravina Cruyllas, che per lui ha lasciato il marito e gli ha dato una figlia. In questo periodo di avvicina al pensiero di Nietzsche e al mito del superuomo. Suggestioni nietzschiane si riscontrano chiaramente nel romanzo Le vergini delle rocce del 1895. Nel 1892 inizia una relazione epistolare con l'attrice Eleonora Duse e presto nasce una relazione amorosa che avrà una enorme risonanza mondana. Per vivere accanto a lei si trasferisce vicino a Firenze, nella villa "La Capponcina", che trasforma nella residenza decadente del "signore rinascimentale". In questi anni, avendo come riferimento la Duse, compone la maggior parte delle sue opere teatrali - Sogno d'un mattino di primavera (1897), Sogno d'un tramonto d'autunno, La città morta (1898), La Gioconda (1899), Francesca da Rimini (1901), La figlia di Jorio (1903) - e le sue migliori opere poetiche, tra le quali la maggior parte delle Laudi, compreso l'Alcyone, vertice assoluto della sua produzione. La relazione con la Duse va in crisi nel 1904, dopo la pubblicazione del romanzo Il fuoco. Intanto le sue finanze vanno a rotoli, per colpa di una vita di sperperi e debiti. Anche a questo dissesto, oltre che a nuove relazioni amorose, è dovuto il suo trasferimento a Parigi e in Francia dal 1910. Nella capitale francese gode di notevole fama, prosegue una esistenza sopra le righe, si accompagna ad artisti quali Marinetti e Debussy. Continua però a interessarsi delle sorti nazionali e pubblica articoli su vari quotidiani italiani, soprattutto sul "Corriere" (Le faville del maglio). Una sua tragedia, La Parisina, è musicata da Mascagni, mentre il film Cabiria (1914) gode della sua sceneggiatura. Tornato in Italia nel 1915, rifiuta l'offerta di sostituire Pascoli all'Università di Bologna e si butta con passione nella propaganda interventista. Il 5 maggio 1915, durante l'inaugurazione del monumento ai Mille, pronuncia un discorso celebrativo, che desta grande impressione ed entusiasmo. E' il primo di una serie di arringhe tenute a Roma nei giorni che precedono immediatamente l'entrata in guerra dell'Italia, passate alla storia come le "radiose giornate di maggio". Nonostante la sua età avanzata, ottiene di arruolarsi e nei primi mesi svolge soprattutto un attività di propaganda, spostandosi nei vari settori del fronte come ufficiale di collegamento e osservatore. Ottiene il brevetto aereo e partecipa ad alcune azioni dimostrative sopra Trento e Trieste. Nel 1916 per una ferita malamente curata perde un occhio. Durante la convalescenza a Venezia compone Il Notturno, dedicato ai ricordi di guerra. Nonostante il parere contrario dei medici torna al fronte. Nell'agosto del 1917, su un aereo Caproni Ca 33 decorato con l'Asso di Picche e pilotato da Maurizio Pagliano e Luigi Gori, compie tre raid notturni su Pola. Nel febbraio 1918, imbarcato su un MAS della Regia Marina, partecipa alla Beffa di Buccari. Nell'agosto 1918, al comando dell'87a Squadriglia "Serenissima", su un aereo SVA 5 pilotato da Natale Palli, sorvola il territorio nemico e lancia migliaia di manifestini su Vienna, inneggianti alla pace. L'azione ha un eco enorme e il suo valore è riconosciuto anche dal comando austriaco. Al termine della guerra è insignito di diverse medaglie al valor militare. Nel dopoguerra si fa portavoce del malcontento di buona parte del popolo italiano per la cosiddetta "vittoria mutilata". Nel 1919, al comando di una spedizione di "legionari" occupa la città di Fiume, non assegnata all'Italia dai trattati di pace. E' il momento più alto del suo mito personale di eroe militare, poeta e oratore civile, leader politico. La Carta del Carnaro, redatta da lui e dal suo governo, contiene numerose proposte che anticipano altre costituzioni democratiche. Non accettando il Trattato di Rapallo, entra in conflitto con lo stesso governo italiano, presieduto da Giolitti, che il 26 dicembre 1920 fa sgombrare i legionari da Fiume con la forza. Dopo il "Natale di sangue" si ritira deluso in solitudine in una villa presso Gardone Riviera, sul lago di Garda, che sarà in seguito ampliata, e trasformata, con il nome di Vittoriale degli Italiani, nel suo grande mausoleo personale. Pur con tanti distinguo, è uno degli intellettuali organici al Fascismo. Mussolini, timoroso della sua ombra, pur di controllarlo e tenerlo lontano dal potere, lo riempie di agi e di onori. I fascisti utilizzano ampiamente i motti e i simboli del Vate. Lui ricambia firmando tra i primi, assieme a Marinetti, il Manifesto degli intellettuali fascisti (1925). Si opporrà invece all'avvicinamento dell'Italia fascista al regime nazista, bollando Hitler come un "ridicolo Nibelungo truccato alla Charlot". Negli ultimi anni, di salute malferma, vive sempre più isolato e depresso nel suo buen retiro del Garda, fuggendo la luce e facendo uso di farmaci. Qui muore per una emorragia cerebrale il 1° marzo 1938. Ai funerali solenni, voluti dal regime, partecipa una folla imponente, che celebra il Vate dell'Italia umbertina, l'Immaginifico, il protagonista della letteratura e della politica in Italia durante la Belle Epoque, tra il 1890 e il 1920. Viene sepolto al Vittoriale.
immagine di Teresa Carniani Malvezzi
Teresa Carniani Malvezzi
Nasce a Firenze nel 1785. A soli sedici anni va in sposa a Bologna del conte Francesco Malvezzi dé Medici. Qui studia lingue classiche e moderne, sotto la guida di Giuseppe Mezzofanti, di Paolo Costa e di Giuseppe Biamonti. Nel palazzo "Dal Portico Negro" di via San Donato, famoso anche per la sua vasta biblioteca, avvia un salotto letterario frequentato la sera del martedì da numerosi intellettuali e scienziati, quali Clotilde Tambroni, Angelo Bertoloni, Carlo Pepoli, Dionigi Strocchi. Giulio Perticari la chiama "Minerva bolognese", la ammirano Ippolito Pindemonte e Angelo Mai. Vincenzo Monti, che la onora della sua amicizia, l'incoraggia nello studio e le dedica un bel ritratto poetico. Nel 1822 Teresa traduce, pubblicandolo anonimo presso Annesio Nobili, il Rape of the Lock (Il Ricciolo rapito), poema eroicomico scritto nel 1712 da Alexander Pope. Nel 1827 pubblica a Firenze i primi tre canti del poemetto La cacciata del tiranno Gualtieri, al quale nel 1832 saranno aggiunti sei canti. Sempre nel 1827 viene data alle stampe la sua traduzione in volgare dei Frammenti della Repubblica di Cicerone, ritrovati da Angelo Mai, giudicata da Valéry superiore a quella coeva del conte Odescalchi e lodata, per chiarezza, eleganza e brevità da Costa e Mezzofanti. In questo periodo lavora ad un poema epico sulla espulsione da Firenze del Duca d'Atene e già i primi canti vengono ammirati per la ricchezza delle descrizioni, l'alta filosofia e l'erudizione storica. E' aggregata a diverse Accademie italiane, tra le quali quella bolognese dei Felsinei, con il nome di Ipsinoe Cidonia. Giacomo Leopardi la conosce a Bologna nella primavera del 1825,  tramite il marchese Raimondo Mosca o forse grazie al conte Pepoli. La relazione che si instaura con questa non più giovane donna fiorentina è tale da riempire da subito gran parte della sua vita. Il poeta confessa: Nei primi giorni che la conobbi, vissi una specie di delirio e di febbre. Non abbiamo mai parlato di amore, se non per ischerzo, ma viviamo insieme in un'amicizia tenera e sensibile, con un interesse scambievole, e un abbandono, che è come un amore senza inquietudine. Si rende conto di frequentare una persona che lo ammira profondamente, che si intende di lettere e filosofia, con la quale gli argomenti non mancano mai, tanto che le conversazioni durano fino a tardi, suscitando gli imbarazzi del marito. "La mia cara metà si adombra di tutte le visite che mi vengono fatte frequenti e lunghe", gli confessa Teresa. Dopodichè cerca di diradare le visite del poeta fino a raffreddare completamente il rapporto. Nell'ottobre del 1826 Leopardi constata che negli ultimi incontri: "la mia conversazione da solo a sola vi annoiava ... non mi lasciaste luogo a nessun pretesto per ardire di continuarvi la frequenza delle mie visite". Durante il successivo soggiorno bolognese del poeta, nel 1827, i due non si incontrano più. "Relazione durata alcuni mesi e troncata per volere di lei", scrive Giacomo  al fratello. Nell'ultima parte della vita, dopo aver contratto una grave malattia, Teresa conduce vita ritirata, intenta unicamente ad opere di misericordia, fino alla morte, avvenuta nel 1859.
immagine di Villa il Tiglio
Villa il Tiglio
  • @ via di Gaibola, Bologna
Si pranzava nel pratodavanti alla sterminata pianura,con Bologna sotto gli occhie la pace nel cuore (G. Carducci)
immagine di Filippo De Pisis
Filippo De Pisis
Una specie di San Luigi Gonzaga, di giovanile Sant'Antonio, buono da stare con i bambini e gli innocenti. Poiché, anche nella sua sbrigliatezza, fatta di rossore e di compunzione, qualcosa come un odore di sagrestia, e il profumo dei gigli marciti ai piedi dell'altare, passava dentro il disegno, la siluetta di un poetino d'avanguardia, in cui amava di presentarsi.(G. Raimondi) Studente a Bologna Anche prima di venire a studiare all'Università - si iscrive nel novembre 1915 - De Pisis conosce bene Bologna, città natale della madre. Sulle sue colline trascorre lunghe estati ospite nelle ville di famiglia. Nel 1911 - ha appena quindici anni - è a Villa Donini a Longara, vicino a Calderara di Reno, dai parenti della madre. E' tutto occupato in studi di entomologia, va a caccia di farfalle, raccoglie piante per un erbario, che più tardi donerà all'Università di Padova. Ha a disposizione una biblioteca per le sue assidue letture; ricalca figurini di moda e si interessa agli affreschi che decorano la villa, opera di Alessandro Guardassoni, il migliore pittore bolognese a metà dell'800. Nell'estate del 1912 è con la sorella e i cugini a Villa Padovani all'Osservanza. Continuano gli interessi scientifici e letterari. Scrive novelle, piccoli saggi, che raccoglie in grossi "zibaldoni". Imposta una sorta di diario letterario leopardiano. L'anno seguente è di nuovo a Longara. Nel 1914, anno della licenza liceale, passa l'estate a Villa Bortolomasi, presso Bologna. Studia intensamente i pittori ferraresi "con interesse erudito". Nel 1915 è ospite a Villa Pallavicini alla Croara, sulle colline di gesso, che affiancano la valle del Savena. Occupa una cameretta al terzo piano del palazzo settecentesco, "attorniato di cipressi e con tre campane di bronzo sul tetto". Su un grande tavolone di noce sparge le sue esercitazioni erudite e le prime prove letterarie, che risentono del "venticello futurista". E' comunque ancora soprattutto la poesia crepuscolare che lo interessa di più. Durante questa estate scrive la maggior parte delle prose che formano il suo primo libretto, I canti della Croara, che verrà stampato, a spese della sua famiglia, nel marzo 1916, con una affettuosa prefazione di Corrado Govoni. Tre delle poesie in esso contenute saranno pubblicate su "La Riviera Ligure" di Mario Novaro. Subito dopo il primo, vede la luce un secondo libretto, Emporio, contenente "preziose e decadenti prose liriche" (Naldini). A Bologna va a salutare Maria Pascoli, sorella del poeta, da lui profondamente amato. Nell'autunno del 1915 va a Venezia per la visita militare ed è riformato per nevrastenia. Nel 1916 viene a Bologna per frequentare l'Università. Cerca subito di legarsi all'ambiente artistico e letterario della città, frequenta ritrovi come il Caffè di San Pietro e il Caffè della Barchetta. Conosce Giuseppe Raimondi, al quale lo legherà una duratura amicizia, Giovanni Cavicchioli, Umberto Saba, Dino Campana, Giuseppe Ravegnani. Passa l'estate a Cesenatico, dove rinsalda l'amicizia con Marino Moretti e frequenta Alfredo Panzini, che lo accompagna nelle passeggiate in bicicletta. A Bologna riempie ora per ora quaderni e diari con annotazioni su ciò che lo colpisce per la strada o ciò che gli capita, oppure motivi per le sue prime novelle. Le sue pagine sono un intrico di calligrafia, è "come a mettere gli occhi, e le mani in un pollaio ...". Durante il soggiorno universitario in città scrive Vaghe stelle dell'Orsa, il Diario di Bologna (1916-1918) e le Lettere al fratello Leone. Nei mesi successivi le sue frequentazioni letterarie si allargano: legge gli autori francesi in voga, corrisponde con Tzara, con i vociani Soffici e Papini e con il compositore futurista Balilla Pratella. Al caffè o nel negozio di Raimondi in piazza Santo Stefano conosce Giorgio Morandi, per la cui opera manifesterà sempre grande ammirazione e stima. Comincia a collaborare con racconti e disegni con la rivista "La Brigata" di Binazzi e Meriano, e con "La Raccolta" di Raimondi e Bacchelli. De Pisis giungeva puntuale ogni sera al caffè con i suoi fogli ancora freschi d'inchiostro, e mormorava, fra il timido e il convinto: "Ho scritto per te una cosa, molto bella, che piacerebbe a De Chirico". Naturalmente non piaceva a Bacchelli, che fingeva di non vederla, quando gliela passavo, prima di mandarla in tipografia. (G. Raimondi) Questo periodo è segnato dalla conoscenza, nella sua Ferrara, della pittura di De Chirico, Savinio e Carrà. Vuole diventare il parallelo letterario degli artisti metafisici. Scrive il racconto metafisico Mercoledì 14 novembre 1917, che pubblica l'anno successivo presso la Tipografia Paolo Neri di Bologna. Oltre che a scrivere, comincia a disegnare molto, incuriosito soprattutto da figure efebiche e statuarie: la ricerca sul corpo umano sarà costante nella sua carriera di pittore. Nell'ultimo periodo bolognese si fa più serrata la frequentazione del gruppo rondista raccolto attorno a Raimondi e Bacchelli: conosce meglio Morandi, che pian piano supera le prime diffidenze verso di lui come poeta e come pittore. Conosce Vincenzo Cardarelli, di passaggio in città. Con il raggiungimento della laurea nel 1920 - tesi su Giovanni Pascoli - si aprono per l'inquieto De Pisis nuove prospettive e nuovi traguardi: andrà a Roma, poi a Parigi ... I contatti col capoluogo emiliano e con gli amici bolognesi (Raimondi, Morandi, Arcangeli) non saranno però mai interrotti. La vita in breve Nasce a Ferrara nel 1896 da nobile famiglia. Inizia a disegnare intorno al 1904 sotto la guida del pittore ferrarese Odoardo Domenichini. Nel 1906 si trasferisce con la famiglia in Palazzo Calcagnini, dove allestisce vari rifugi, pieni di strani oggetti, di bibelot. Nel 1913 si iscrive al liceo, dove ha per compagno Italo Balbo. In questo periodo è più impegnato con l'entomologia e la scrittura, mentre il disegno e la pittura sono interessi marginali. Durante un soggiorno a Venezia, in osservazione in un ospedale psichiatrico, studia grandi artisti come Giorgione, Tintoretto, Tiepolo ed esegue schizzi di giovani ricoverati. Nel 1916 a Ferrara conosce De Chirico, Savinio e Carrà, presenti in città per il servizio militare e assorbe avidamente la lezione metafisica. La sua ammirazione sconfinata è malamente ricambiata dai fratelli De Chirico che, all'inizio, lo considerano un rompiscatole e uno spostato. Dopo il periodo di studi universitari a Bologna, nel 1920 si stabilisce a Roma. Qui conosce Giovanni Comisso e inizia con lui un'amicizia destinata ad approfondirsi nel tempo. Frequenta gli ambienti cultuali più avanzati della città, come il Caffè Greco e l'Aragno, dove si riuniscono gli esponenti della "Ronda". Conosce gli artisti futuristi, il fondatore di "Valori plastici" Mario Broglio, il pittore Spadini; tiene conferenze, scrive prose. Si considera ancora più letterato che pittore. Nel 1923 insegna materie letterarie ad Assisi, studia gli affreschi della basilica, dipinge nella campagna circostante. Conosce il poeta Le Cardonnel, amico di Rimbaud e Verlaine, col quale traduce Orazio, scrive una raccolta di poesie erotiche. Il principe Massimo gli mette a disposizione a Roma un grande studio, che chiamerà la "gabbia d'oro". Nel 1925 si trasferisce a Parigi, dove riallaccia i rapporti con De Chirico e Savinio. La città lo conquista subito ed esercita un'influenza profonda sulla sua opera pittorica. Rimane lontano da ogni movimento d'avanguardia e assimila invece la moderna pittura francese - da Delacroix agli impressionisti - in modo personale, attraverso l'esperienza della metafisica. La sua esecuzione diviene via via più rapida, i colori vivi, chiari, risaltano su sfondi appena accennati. Il suo particolare neo impressionismo riscuote grande successo tra il pubblico francese: Quelques poissons, quelques fleurs lui suffisent puor dire avec une sorte d'ingenuité eblonie ou de désinvolture élegante, ironique, des choses juste, neuves, captivantes. (P. Fierens) Montale definisce il suo stile una "pittura a zampa di mosca". Nel 1928 espone nella capitale francese nella rassegna dedicata a "Les artistes italiens de Paris" e a Venezia nella sala ordinata da Paresce sulla scuola di Parigi. Il successo di critica e di mercato della sua opera non cesserà più. Nel 1931 è presente con cinque dipinti alla Quadriennale romana e l'anno seguente invia diciassette opere alla Biennale veneziana. Nel 1933 si trasferisce per qualche tempo a Londra, dove frequenta la National Gallery. Espone con successo a Londra, Roma, Parigi. Da tempo trascorre le sue estati in Cadore con la madre. Continua a scrivere saggi e pubblicare articoli su periodici come "Meridiano" e "Emporium". Nel 1938 frequenta a Parigi Umberto Saba. Nel 1939 torna definitivamente in Italia. Si sposta tra varie città (Vicenza, Bologna, Roma), per stabilirsi infine a Milano, in una camera dell'Hotel Vittoria, in cui riceve artisti e letterati. Nel 1942 è minacciato di confino come "perturbatore della morale". Si trasferisce a Venezia, dove compera il palazzetto San Bastian. La Biennale gli dedica nel 1948 una mostra personale. Negli ultimi anni è spesso ricoverato in cliniche per malattie mentali (Villa Fiorita a Brugherio, Villa Maggio in Valsassina, Bologna), ma continua a dipingere paesaggi e nature morte. Muore a Milano nel 1956, ospite nella casa del fratello Francesco.
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Basilica di San Francesco
  • @ Piazza Malpighi, 9, Bologna
La chiesa di San Francesco è uno dei monumenti più caratteristici di Bologna. Fu consacrata nel 1254 e compiuta nel 1263. L'architetto fu probabilmente un frate francescano. E' ricordato un frate Andrea, che si ruppe le gambe per la rovina dell'abside in costruzione. E' una delle prime opere costruite in Italia in stile gotico. Per molti aspetti (la forma dei piloni, le cappelle a raggiera, gli archi rampanti esterni) deriva direttamente dalle cattedrali francesi. Nel 1798 il tempio fu chiuso e trasformato in Dogana. Restaurato e riaperto al culto dal 1847, fu di nuovo soppresso nel 1866 e convertito in magazzino militare, finché una commissione presieduta dal conte Cavazza ne ottenne la definitiva apertura nel 1886. > Corrado Ricci e Guido Zucchini, Guida di Bologna, con aggiornamenti di Andrea Emiliani e Marco Poli, nuova ed. illustrata, San Giorgio di Piano, Minerva edizioni, 2002, p. 241
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Editrice Punto Zero
Ha pubblicato le opere di Will Eisner e libri di saggistica su temi riguardanti i diritti d'autore e le grandi case editrici americane, fra i suoi titoli Il Tex di Magnus …
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Luca Genovese
Nasce a Montebelluna (TV). Disegnatore e illustratore, vive e lavora a Bologna. Dopo un inizio legato alle auto-produzioni, nel 2001 pubblica, all’interno della collana Schizzo presenta, edita dal Centro Fumetto "A. Pazienza", il suo albo Della nebbia.In seguito pubblica Zero Zèlo ed Ely è là per la casa editrice Indy Press e realizza i disegni della trilogia The Awakening, su testi di Neal Shaffer, per la BD. Nel 2003, insieme all'amico sceneggiatore Luca Vanzella, fonda l'etichetta copyleft Self Comics, per la quale cura le scelte editoriali e disegna diverse storie brevi. Nel 2005 vince il premio “Attilio Micheluzzi - Strade nuove”. Tra il 2006 e il 2007 escono per la casa editrice Black Velvet Ferragosto e Apartments-Gente comune, dove disegna uno dei racconti scritti da Otto Gabos. Nel 2011 pubblica, con i testi di Luca Vanzella, il primo volume dell'epopea robotica Beta (Bao Publishing). Nel 2014, sempre in coppia con Vanzella, esce Aleagio. Tutte le avventure di Aleagio Vaccarezza. Nel 2015 i due autori riprendono la saga robotica Beta, con il volume L'era dei robot giganti, di cui nel 2016 esce il secondo volume con il titolo Battaglia per il futuro. Approda nella Sergio Bonelli Editore, entrando nello staff di Orfani. Sempre per la Bonelli partecipa allo speciale Dylan Dog Color Fest n. 15 del 2015, con la storia Il mondo negli occhi, insieme a Luca Vanzella e Luca Bertelé. Nell’autunno del 2018 è uscito il Graphic novel “Andrea” per Feltrinelli Comics ambientato a Bologna disegnato da Luca Genovese , autore dei testi il Gruppo musicale “Lo Stato Sociale”.
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Pescherie Vecchie
  • @ via Pescherie Vecchie, Bologna
All'angolo tra piazza Maggiore e via Pescherie vecchie c'era la casa-studio di Guido Reni, utilizzata anche dal famoso incisore Giuseppe Maria Mitelli, che bene illustrò la vita popolare bolognese del Sei-Settecento. Questa strada ha ospitato fino a pochi anni fa il mercato coperto della frutta e verdura, costruito nel 1877 e destinato alle bancarelle sfrattate da piazza Maggiore, nell'ambito di una generale operazione di decoro urbano. > Tiziano Costa, Marco Poli, Il Quadrilatero. Cuore antico di Bologna, Bologna, Costa, 2005, pp. 40-41
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Sergio Cofferati
Sergio Gaetano Cofferati nasce a Sesto ed Uniti, in provincia di Cremona, il 30 gennaio del 1948. Dopo il diploma di perito meccanico, si iscrive alla Statale di Milano, facoltà di matematica.
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Virginio Merola
Virginio Merola è nato a Santa Maria Capua Vetere, in Provincia di Caserta, nel 1955. Vive a Bologna dal 1960. E' diplomato al liceo Minghetti e laureato in Filosofia presso l'Università di Bologna. Ha lavorato presso la Società Autostrade, ed è stato delegato e responsabile sindacale Cgil del settore autostrade.
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Annamaria Cancellieri
Annamaria Cancellieri è nata a Roma il 22 ottobre 1943. Si è laureata in Scienze Politiche all'Università La Sapienza e dal 1972 è entrata nell'amministrazione del ministero dell'Interno.
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Matteo Lepore
Matteo Lepore è nato a Bologna, nel quartiere Savena, nel 1980. Si diploma presso il Liceo classico Galvani e si laurea in Scienze politiche all'Università di Bologna. Dopo la laurea svolge un periodo di stage a Bruxelles presso l'Ufficio di collegamento con le Istituzioni europee della Regione Emilia-Romagna. Tra il 2007 e il 2009 consegue un Master in Relazioni internazionali, un Master in Edilizia e urbanistica e un Master in Economia della cooperazione all’Università di Bologna.