Scrittori e scrittrici

Alfredo Panzini

1863-1939

Insomma io penso ad Alfredo Panzini. Ricordate quella sua 'Serenata alla luna'. È una fantasia dove Panzini immagina essersi trovato in compagnia con tanti poeti che facevano il viaggio verso la luna. Molti erano e c'era anche Pascoli e c'era Severino. E il Panzini ci commuove e dice: "Fu colpa della luna? Fu il canto dei rosignoli? Fu la notte azzurra? O c'entra anche un po' di quel vino bianco e leggero che avevo bevuto?"

(M. Valgimigli)

Alfredo Panzini nasce a Senigallia (AN) nel 1863 da padre romagnolo. Trascorre la giovinezza a Rimini e a Venezia, dove è ospite del Convitto Nazionale Foscarini.

A Bologna frequenta la facoltà di lettere. E' allievo di Giosuè Carducci, che considera l' "ultimo dei classici", e di Francesco Acri. Conosce Giovanni Pascoli, che lo ricorderà nella poesia La bicicletta di Ninì.

Come Pascoli è “orfano di babbo” e vive da povero studente, costretto a volte “a saltare la colazione”. Una sera al "Piccolo Reno" conosce Mimì Scazzieri, prima sartina e poi attrice, che ritrova al Caffè dell'Arena e con la quale ha una turbolenta relazione, che ricorderà nel libro Viaggio di un povero letterato.

Nel 1886 si laurea con una tesi su Teofilo Folengo, che diventa la sua prima pubblicazione, con il titolo Saggio critico sulla poesia maccheronica (1887).

Inizia quindi a insegnare in varie città italiane, tra cui Imola e Milano. Nel 1890 si sposa a Parma con la pittrice Clelia Gabrielli, dalla quale ha quattro figli. Con la famiglia risiede a lungo a Bellaria, dove nel 1905 costruisce la Casa Rossa, rifugio dalla vita cittadina, luogo dove esprimere a pieno l'amore per la terra e incontrare gli amici: tra essi Renato Serra, Antonio Baldini e soprattutto Marino Moretti.

Al romanzo d'esordio Il libro dei morti (1893) segue una abbondante produzione novellistica, mentre inizia la collaborazione con diversi giornali e riviste, come l' "Illustrazione italiana" e la "Nuova Antologia". Con il romanzo La lanterna di Diogene (1907) ottiene finalmente l'attenzione della critica e inaugura un filone di narrativa di viaggio, che gli sarà particolarmente congeniale.

Per Battistini “l'attitudine di Panzini è quella del moralista nostalgico, disorientato dal tumulto della modernità, che vorrebbe esorcizzare celebrando la vita semplice e appartata, fondata sugli ideali di una mediocrità antieroica”.

Oltre che prolifico scrittore e critico letterario, col tempo Panzini si impone anche come lessicografo. Nel 1905 è tra i compilatori del Dizionario Moderno Hoepli, in cui raccoglie un gran numero di neologismi. Nel 1918 si trasferisce a Roma, dove insegna all'Istituto tecnico "Leonardo da Vinci" e poi al Liceo "Mamiani".

Neutralista e antidannunziano durante la grande guerra, con l'ascesa del fascismo Panzini diventa letterato "di regime". Nel 1925 è tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti redatto da Giovanni Gentile e nel 1929 è nominato accademico d'Italia. Con il suo contributo l'Accademia pubblica un elenco di oltre cinquecento parole straniere da abolire e sostituire con parole italiane. Muore a Roma nel 1939.

  • Andrea Battistini, La cultura letteraria tra classicismo e avanguardia, in: ... E finalmente potremo dirci italiani. Bologna e le estinte Legazioni tra cultura e politica nazionale 1859-1911, a cura di Claudia Collina, Fiorenza Tarozzi, Bologna, Editrice Compositori - Istituto per i Beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna, 2011, pp. 191-192
  • Alessandro Cervellati, Donne e poeti all'Arena del Sole. Byron/Teresa Guiccioli, Carducci/Annie Vivanti, Panzini/Mimi Scazzieri. Saggi di costume bolognese, disegni dell'autore, Bologna, Tamari, 1966, pp. 73-98
  • Alessandro Cervellati, Storia dei burattini e burattinai bolognesi (Fagiolino & C.), Bologna, Cappelli, 1964, p. 126
  • Alberto e Giancarlo Mazzuca, Romagna nostra, con le fotografie di Lorenzo Capellini, Argelato, Minerva, 2019, p. 22
  • Le strade di Bologna. Una guida alfabetica alla storia, ai segreti, all'arte, al folclore (ecc.), a cura di Fabio e Filippo Raffaelli e Athos Vianelli, Roma, Newton periodici, 1988-1989, vol.1., p. 188
  • Manara Valgimigli, Uomini e scrittori del mio tempo, Firenze, Sansoni, 1965, p. 63

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Luoghi
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profilo inserito il 2 dic 2021 — ultimo aggiornamento il 30 dic 2021