Risorse digitali dedicate alla documentazione della storia, della cultura, della società e delle istituzioni di Bologna e provincia con particolare attenzione all’800-900.
Dalla Cronologia
Accadde oggi, 18 aprile.

Dino Grandi proprietario del "Resto del Carlino"
Dino Grandi (1895-1988), divenuto dopo la caduta di Arpinati la personalità più influente del fascismo bolognese, entra il possesso del “Resto del Carlino”. Giovanni Telesio, suo addetto stampa all'ambasciata di Londra è il nuovo direttore.
Assieme al cognato Aurelio Manaresi, agente dell'INA, Grandi lavorava da tempo per accrescere il suo potere sul quotidiano bolognese, in cronica difficoltà finanziaria e conteso tra vari potentati.
Il gerarca di Mordano è un fedele seguace di Mussolini, anche se in passato ha contestato linea espressa dal Duce. E' emerso come uno degli uomini più potenti del regime: ministro degli esteri e quindi ambasciatore a Londra.
Si è laureato subito dopo la prima guerra mondiale, ancora "in divisa di capitano degli alpini e con le medaglie bene in vista sulla giubba". Sono bastate poi poche settimane "a trasformare l'avvocatino in mazziere" (Invernizzi).
Al "Carlino" ha collaborato già nel 1914, appena diplomato al liceo. Fu scoperto tra i giovani ferventi interventisti dal direttore Nello Quilici, grande amico di Italo Balbo e fautore di una linea decisamente fascista per il quotidiano bolognese.
Il 25 luglio 1943 Grandi sarà artefice, assieme a Federzoni e Bottai, della caduta di Mussolini ed eviterà la condanna a morte nella RSI riparando all'estero per alcuni anni.

Il VI Reggimento Bersaglieri in Russia
Il VI Reggimento Bersaglieri, di stanza a Bologna, è impegnato per circa un anno sul fronte jugoslavo.
Dopo circa un mese dal rientro in Italia è di nuovo mobilitato e inviato in Sicilia, destinato al fronte africano. Per un contrordine improvviso il RGT è inviato sul fronte russo (CSIR), raggiunto dopo due giorni di viaggio in ferrovia, attraverso Varsavia.
Partecipa fino agli ultimi combattimenti alla spedizione dell'ARMIR in Russia, inquadrato nella 3ª Divisione Celere “Principe Amedeo Duca d'Aosta”.
Nell'agosto-settembre 1942, “con eroici contrattacchi e con tenacissima resistenza”, arresta gli assalti russi sul Don, “rendendo vani ripetuti sfondamenti fatti dal nemico con mezzi e forze assolutamente preponderanti” (dalla motivazione della Medaglia d'Oro alla bandiera).
Nel gennaio 1943 il Reggimento deve respingere l'esercito sovietico, che minaccia lo schieramento italiano. La battaglia dura dieci giorni. Il 20 febbraio i bersaglieri capitolano: i caduti sono 1.734, circa il 70% degli effettivi.
La bandiera del Reggimento (decorata il 27 aprile 1943) fa ritorno in patria scortata solo dal colonnello comandante Carloni e da due sottufficiali. I superstiti del VI lasciano le armi in un campo di disinfezione e ritornano alla spicciolata alle loro case.
Della III compagnia, comandata dal Capitano Aurelio Barnabè (1909-1994 - Medaglia d'Argento al V.M.), rimangono in 20 su 300.
Lo stesso Barnabè, gravemente ferito il 13 agosto 1942, potrà tornare in patria grazie al sacrificio del portaordini Quinto Ascione (Medaglia d'Oro V.M. alla memoria), che lo soccorre e lo trascina a forza di braccia fino alla salvezza.
I resti di molti soldati periti durante la rovinosa ritirata saranno accolti solennemente a Bologna nel 1993.
Il 30 settembre 1956, a ricordo dei bersaglieri che hanno combattuto in Russia verrà solennemente inaugurata una lapide con bassorilievo dello scultore Farpi Vignoli (1907-1997) all’ingresso della caserma Manara.

Morte di Ottorino Respighi
A soli 56 anni muore il compositore bolognese Ottorino Respighi (1879-1936), autore di pagine per orchestra tra le più note del repertorio musicale italiano.
Violinista al Teatro Imperiale di Pietroburgo e poi a Berlino, dove era stato allievo di Max Bruch (1838-1920), fu infine insegnante all'Accademia di Santa Cecilia a Roma.
Nelle sue opere, soprattutto nei poemi Fontane di Roma, Pini di Roma, Feste romane, Gli uccelli, ma anche in composizioni quali Belfagor, La fiamma, egli ha seguito in generale "il gusto esornativo della prosa dannunziana".
Il maestro era profondamente legato a Bologna, la città che gli aveva dato, oltre ai natali, anche la prima formazione musicale, avendo frequentato il locale conservatorio, sotto la guida di Giuseppe Martucci. Era socio onorario della Fameja Bulgneisa.

Si costituisce la Società anonima Poligrafici "Il Resto del Carlino"
Si costituisce la Società anonima Poligrafici “Il Resto del Carlino”, con capitale di un milione di lire, quasi interamente sottoscritto dall'ing. Aurelio Manaresi, cognato di Dino Grandi.
Manaresi acquisterà poco dopo dal Partito Fascista l'azienda editrice del giornale. Dopo il raddoppio del capitale da parte di Grandi, nel 1941 verrà rilevato anche il nuovo stabilimento di via Dogali.
Il 15 novembre 1940 si dimetterà il direttore politico Armando Mazza, a suo tempo nominato dal Partito Fascista e gli succederà Giovanni Telesio, conosciuto da Grandi a Londra quale addetto stampa dell'Ambasciata italiana.

Fatima Miris "Fregoli in gonnella"
"Essa recita, canta, tira di scherma e al bersaglio, danza sulla corda, fa esercizi di prestigiazione e magia, si burla del pubblico e forse anche di se stessa, ma tutto ciò graziosamente, con un brio e una disinvoltura straordinari, passando attraverso cinquanta o sessanta personaggi diversi"
La chiamano la “Fregoli femina” o la “Fregoli in gonnella” e sarà una delle poche donne trasformiste a calcare i palcoscenici italiani. Maria Frassinesi debutta il 7 settembre al teatro Duse con il nome d’arte di Fatima Miris.
Sorprenderà molti critici, spesso prevenuti nei confronti degli imitatori del grande Leopoldo, per la sua eleganza e la sua “straordinaria rapidità” nel cambio dei personaggi:
"in un baleno si traveste, balla la danza serpentina, canta come le canzonettiste francesi e tedesche; fa da ciociara, da vecchio galante reumatizzato, da tenore ... fa di tutto".
Calcherà per vent’anni le scene in Italia, ma anche in Sudamerica e in Australia, accompagnata dal padre, che adatterà per lei famose operette.
Il suo temperamento volitivo la porterà a fare cose insolite per una donna della sua epoca, come guidare un’automobile. Dopo il matrimonio e il ritiro dalle scene vivrà a Bologna in una bella villa in viale Aldini.

La raccolta dei bandi Merlani
I fratelli Merlani, ultimi titolari della Regia Tipografia, donano alla biblioteca dell'Archiginnasio una raccolta di circa 75.000 bandi, leggi e decreti a stampa pubblicati a Bologna tra il 1560 e il 1869.
I preziosi documenti provengono dalla Stamperia Camerale di Bologna, che aveva la privativa per la stampa delle pubblicazioni ufficiali.
La raccolta Merlani sarà integrata con quella degli "Avvisi del Comune di Bologna", quasi 6.000 pezzi datati tra il 1870 e il 1926, depositati regolarmente in biblioteca dalla stessa amministrazione municipale.
I bandi e gli avvisi notificavano un tempo ai cittadini bolognesi i provvedimenti adottati dal municipio o dal cardinale legato, rappresentante a Bologna del Governo Pontificio.

Per Jules Janin il cimitero bolognese è più allegro della città
Lo scrittore e drammaturgo Jules Janin (1804-1874), esponente del Romanticismo francese, ingegno brillante e irriverente, viaggia nel 1838 in Italia e visita brevemente anche Bologna.
Ha l'impressione di un luogo grottesco, di una città "silenziosa e trista" in cui "si respira non so quale odore confuso di teologia e di atticismo, di poesia e di fieno, di biblioteca e di museo, d'amore e di cimitero".
Rimpiange i lontani tempi in cui l'Università era piena e un "esercito di professori e di scolari" dibatteva liberamente ogni giorno, suscitando tante idee e “paradossi“. Bologna era allora un "terreno neutro riservato alle scienze ed alle arti, lungi dai campi di battaglia".
Durante la permanenza Janin visita il cimitero della Certosa e formula giudizi estremi: "Città e cimitero sono la medesima cosa; entrare in essa è porre il piede nelle sue tombe". Anzi "pur convien dire che il cimitero è più ridente della città".
Le reazioni non si faranno attendere: i più benevoli considereranno l'ospite francese un ingenuo e superficiale che "trascorse (Bologna) colla rapidità del lampo, e ardì giudicarla secondo quel po' di spirito che ha e quella mal concepita idea che poteva farsene in quei rapidi momenti".
Altri affermeranno senza mezzi termini che "o l'Autore non viaggiò per l'Italia, o viaggiava dormendo".
Anche il giovane Marco Minghetti preparerà una lettera di risposta in francese per il "Journal des Débats", che ha pubblicato la relazione di Janin, difendendo Bologna e vantandone le tradizioni culturali.
La lettera, però, non sarà mai spedita. Minghetti ricorderà più avanti di aver chiesto un parere a Gioachino Rossini, di cui lo scrittore millantava l'amicizia:
"Egli mi fece comprendere che una risposta sì fatta al Janin sarebbe stata del tutto inopportuna e non avrebbe prodotto effetto alcuno, se non forse quello di far sorridere di noi, poveri provinciali, che prendevamo sul serio gli scherzi leggieri di un novellista, destinati ad aver la vita momentanea del giornale".

Mostra di sculture orientalizzanti al MUV di Castenaso
- @ Via Tosarelli, 191 , 40055 Castenaso (BO)
È aperta al MUV (Museo della civiltà Villanoviana) di Castenaso la mostra Sculture orientalizzanti dall'Etruria padana.
Dal 16 ottobre 2016 all'11 giugno 2017 sono esposti cippi e stele funerarie in pietra rinvenuti in vari punti del territorio bolognese e risalenti al VI-VIII secolo a.C.
I materiali provengono, oltre che dal MUV, dalla Soprintendenza Archeologica e dal Museo Civico di Bologna.
Tra i principali reperti vi sono la Stele delle Spade, scoperta a Marano, facente parte della collezione permanente del MUV, la Stele di S. Giovanni in Persiceto e altri notevoli manufatti in pietra arenaria decorata.
Nelle bacheche, inoltre, sono disposti vasi e corredi funerari rinvenuti durante gli scavi nel territorio villanoviano.

La Società Ginnastica Fortitudo
Nel seno dell'Opera dei Ricreatori del canonico Raffaele Mariotti (1865-1920), nasce la Società Ginnastica Fortitudo, una delle prime società sportive cattoliche in Italia, che viene subito affiliata alla Reale Federazione Ginnastica d'Italia. Primo presidente è l'avvocato Bartolomeo Seganti. La sede sociale è in via Mascarella 24.
Nella primavera del 1902, alla presenza del cardinale Domenico Svampa, gli atleti della Fortitudo terranno il loro primo saggio ginnico nel cortile del Ricreatorio di via Frassinago.
Dal 1908 la Società, svolgerà la sua attività nella palestra dedicata al benefattore Monsignor Pietro Canetoli in via S. Felice 103.

Raffaele Mariotti
Don Mariotti nacque a Bologna nel 1867.
Dal 1887 fu cappellano della chiesa di Santa Maria Maddalena, dove prese ad occuparsi del tempo libero dei giovani operai e artigiani, offrendo loro attività ricreative, sportive e di istruzione dopo il lavoro.

Alessandro Pirzio Biroli
Ufficiale dei bersaglieri e schermidore in forza alla Virtus, fu il primo atleta di una società sportiva bolognese a partecipare ai Giochi Olimpici.
Nel 1908, alle Olimpiadi di Londra, fu anche il primo ad ottenere una medaglia, quella d’argento nella gara di sciabola a squadre.

Fondazione del Bologna Football Club
Il Bologna Football Club nasce ufficialmente il 3 ottobre 1909, presso la birreria Ronzani in via Spaderie, come sezione “per le esercitazioni di sport in campo aperto” del Circolo Turistico Bolognese, guidato dal Cavalier Carlo Sandoni (Navigazione Generale Italia).
Viene eletto Presidente Louis Rauch (1880-1952), un odontoiatra svizzero. Arrigo Gradi (1887-1969) è nominato capitano. E' lui a introdurre la maglia rossa e blu, mutuandola dal collegio svizzero di Schonberg a Rossbach, dove è stato studente.
L'iniziativa di fondare una squadra di football inglese è stata di Emilio Arnstein (1886-1976), un giovane di origine boema arrivato a Bologna l'anno prima.
L'attività sportiva è avviata subito dopo la fondazione, con l'iscrizione al campionato della FIGC per il 1910-11 e la squadra è fin dall'inizio molto competitiva.
Il Bologna FC gioca dapprima ai Prati di Caprara, la piazza d'armi situata fuori porta San Felice, con il permesso dell'autorità militare. In seguito si trasferirà alla Cesoia, fuori porta San Vitale, nei pressi di un'antica locanda con cucina, dove saranno installate porte permanenti.
Il primo giocatore straniero è il centroavanti spagnolo Antonio Bernabeu (1890-1967), borsista del Collegio di Spagna in via Saragozza, fratello maggiore di quel Santiago Bernabeu Yeste (1895-1978), che sarà giocatore, allenatore e storico presidente del Real Madrid.
La prima formazione ufficiale comprende, oltre a Bernabeu, Della Valle, Orlandi, Gradi, Donati, Bignardi, Pessarelli, Saguatti, Rivas, Chiara, Venzo, Nanni.

Arena del Sole
- @ Teatro Arena del Sole
Fu edificata su progetto di Carlo Aspari nel 1810, in forma di teatro all'antica a cielo aperto, come "luogo dato agli spettacoli diurni" su una parte dell'antico convento di Santa Maria Maddalena. Il prospetto fu rimaneggiato con la costruzione dell'attuale facciata porticata nel 1888, su disegno di Gaetano Rubbi, con statue di Alfredo Neri.

Ex convento di San Giovanni in Monte
- @ San Giovanni in Monte
Costruito nel XIII secolo, contiene elaborate decorazioni in arenaria che arricchiscono i due chiostri, gli scaloni e le porte, su progetto di Antonio Morandi detto il Terribilia (1543-49). Nell'ex refettorio si trova un grande affresco con la Parabola del banchetto alle nozze reali di Bartolomeo Cesi. Il complesso, già adibito a carcere dall'epoca napoleonica al 1984, è stato recuperato ad uso dell'Università.

Chiesa di Santa Maria dei Caprara
- @ Santa Maria dei Caprara
Il piccolo edificio sacro, eretto nel 1745, è affiancato da una cappella, con organo settecentesco, decorata nella volta e nelle pareti da affreschi di Floriano Puglioli e Filippo Pedrini.

Oratorio dei Bastardini
- @ dei Bastardini
Il vasto edificio, incompiuto, risale agli inizi del Cinquecento e fu adibito ad ospizio per i "bastardini", e cioè per i trovatelli. Sotto il maestoso portico si apre una cappella settecentesca, riccamente decorata con strucchi e sculture di Gabriele Chelini.

Giorgio Bassani
Studente a Bologna
Giorgio Bassani nasce a Bologna in viale XII Giugno, da una famiglia ebraica benestante. Pochi mesi dopo la nascita va a vivere a Ferrara, dove frequenta le scuole e si diploma con buoni voti al Liceo "Ariosto".
Nel 1934 si iscrive a Lettere all'Università di Bologna. Grazie a Francesco Arcangeli inizia a frequentare le lezioni di storia dell'arte di Roberto Longhi, che si rivela un maestro fondamentale. Il rimando tra letteratura e arte sarà una costante della sue opere narrative.
Attorno al maestro di Alba si forma, tra i colleghi universitari, un gruppo di amici accomunati da interessi letterari: oltre ai ferraresi Lanfranco Caretti e Franco Giovanelli, vi sono Francesco Arcangeli, Attilio Bertolucci e Antonio Rinaldi. Alcuni di essi sono ammessi alle famose "esercitazioni" - sedute di riconoscimento e attribuzione di dipinti e affreschi - svolte dal professore con pochi intimi, in parallelo alle lezioni.
Assieme frequentano la bottega di Giuseppe Raimondi, in piazza Santo Stefano e lo studio di Giorgio Morandi in via Fondazza. Il costante confronto con questi protagonisti della vita culturale bolognese, lo aiutano a definire il suo stile e la sua poetica.
Appare nel 1935 sul "Corriere padano" il suo primo racconto, III classe, sugli studenti pendolari tra Ferrara e Bologna. Il tema del viaggio in treno sarà un leitmotiv nella sua futura produzione letteraria. Altri temi sono legati all'immaginario pittorico: riproduzioni da De Pisis e Morandi ricorrono sulle copertine dei suoi libri. La mediazione artistica, assieme alla memoria, diviene una componente essenziale della sua visione della realtà. Le poesie del periodo universitario, basate sull'insistenza attorno a pochi elementi costanti, sono accostabili alle nature morte di Morandi.
A Bologna conosce Carlo Ludovico Ragghianti, critico d'arte lucchese e esponente antifascista del Partito d'Azione, che lo avvia all'impegno politico nella Resistenza. Benché desideri laurearsi con Longhi, per motivi pratici preferisce fare una tesi su Niccolò Tommaseo con il prof. Calcaterra.
Nel 1940 pubblica Una città di pianura, con lo pseudonimo di Giacomo Marchi. Ad Arcangeli confessa la sua fatica a trovare uno stile adatto a descrivere le persone intimamente. Vorrebbe farlo con pochi dialoghi, attraverso elementi razionali: luci, ombre, oggetti, silenzi ...
A me piacerebbe di costruire partendo finalmente da una posizione completamente oggettiva; esser capace di costruire con freddezza, armoniosamente. Ah, poter scrivere un racconto ordinato e organizzato come un saggio critico.
Vita e opere
A Ferrara, durante la seconda guerra mondiale, Giorgio Bassani insegna italiano e storia agli studenti ebrei espulsi dopo le leggi razziali e svolge un'intensa attività politica clandestina come membro del Partito d'Azione. Nel 1943 è arrestato come antifascista. All'uscita dal carcere sposa Valeria Sinigallia e lascia la sua città, rifugiandosi a Firenze e poi a Roma. Nella capitale trascorre il resto della vita.
Dopo la pubblicazione dei primi versi e racconti, è invitato a collaborare alla rivista letteraria "Botteghe Oscure". Nel 1953 esce La passeggiata prima di cena, nel 1955 Gli ultimi anni di Clelia Trotti. Nello stesso anno diventa redattore di "Paragone", la rivista di Anna Banti e del suo maestro Roberto Longhi.
Ha qui occasione di frequentare e stringere una duratura amicizia con Pier Paolo Pasolini. Entrambi non si riconoscono nel neorealismo, non riconoscono la soggezione della letteratura alla politica. Democrazia nella cultura è per loro "accrescimento di conoscenza per il fine della libertà" (Siciliano).
Nel 1955 entra in contatto con il gruppo della rivista "Officina", promossa dal poeta di Casarsa assieme ad altri amici bolognesi.
Lo stesso anno fonda l'associazione "Italia Nostra". Nel 1956 pubblica Cinque storie ferraresi, con cui vince il Premio Strega. Inizia a scrivere sceneggiature di film per Mario Soldati, Michelangelo Antonioni, Alessandro Blasetti, Luigi Zampa.
Per dieci anni, dal 1957, insegna storia del teatro all'Accademia nazionale d'arte drammatica "Silvio D'Amico". Nel 1958 pubblica Gli occhiali d'oro. E' direttore editoriale alla Feltrinelli e in questa veste promuove capolavori sconosciuti quali Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa e Il dottor Živago di Boris Pasternak. Lascia l'incarico nel 1963 per un dissidio con l'editore sulla pubblicazione del libro di Arbasino Fratelli d'Italia.
Nel 1960 escono Una notte del '43 e Le storie ferraresi, suoi capolavori narrativi. Continua a collaborare a vari giornali e riviste e a scrivere sceneggiature. Nel 1962 ottiene il suo massimo successo editoriale con il romanzo Il giardino dei Finzi-Contini, in cui ricostruisce il mondo della ricca borghesia ebraica ferrarese durante il fascismo. Da esso è tratto un fortunato film diretto da Vittorio De Sica, che ottiene l'Oscar, ma è da lui sconfessato.
Nel 1964 esce Dietro la porta. Diventa per un anno vicepresidente della RAI e presidente di Italia Nostra. Si allontana dal Partito Socialista per aderire ai repubblicani dell'amico La Malfa.
Iniziano nel 1967 i suoi soggiorni estivi a Maratea, dove ambienta le poesie delle raccolte Epitaffio (1974) e In gran segreto (1978). Pubblica L'airone (1968), L'odore del fieno (1972), Dentro le mura (1973) e Il romanzo di Ferrara (1974).
Nell'ultimo periodo della sua vita, dopo la separazione coniugale, convive con l'americana Portia Prebys. Muore a Roma nel 2000 a seguito una lunga malattia, che ne mina il fisico e la mente. È sepolto, per sua volontà, nel cimitero ebraico di Ferrara.

Tipografia Nobili
- @ Via de' Toschi, 11
Annesio Nobili Tipografo a Bologna si propone di pubblicare la versione intiera delle Tragedie di Sofocle fatta dal Chiar. Sig. Marchese Massimiliano Angelelli. ... L'edizione sarà eseguita in due Vol. in 4. reale, in buonissima carta Velina, e nitidi caratteri. Ogni volume sarà di circa fogli 50. di stampa, corredati dell'incisione in rame di Medaglie e di Monumenti utili all'intelligenza dell'Opera.
(Nuovo Giornale dé Letterati, 7, 1823)

Dino Campana
Più di tutti, anzi egli solo, era l'esempio, la figura del vagabondo, dell'uomo, la cui esistenza, quella fugacemente da noi avvertita, era costituita dalle tappe, sconclusionate, di un solo e lungo viaggio. E, come i veri vagabondi, Campana non portava con sé che dei ricordi, delle impressioni: delle immaginazioni cavate dal passaggio nei luoghi, paesi, strade e montagne, intorno ai quali la sua mente, mai quieta, intesseva precipitosamente e con ritorni continui, la trama della sua vita. (G. Raimondi).
Dino Campana nasce a Marradi, paese della Romagna toscana, nel 1885. Suo padre è maestro di scuola elementare. La madre, donna severa e cattolica fervente, è morbosamente legata al figlio maggiore e lo trascura. Intorno ai quindici anni gli vengono diagnosticati i primi disturbi nervosi. Frequenta il ginnasio e il liceo a Faenza e si diploma nel 1903 a Carmagnola (TO) presso il Regio Liceo Baldessano.
Al rientro a Marradi i rapporti con la famiglia e i paesani si fanno difficili. Dino va incontro a frequenti crisi nervose e repentini sbalzi di umore, a litigi, soprattutto con la mamma. Tenta di svagarsi allontanandosi dal paese, trascorrendo qualche ora con gli abitanti dei villaggi vicini, camminando sulle sue montagne.
Nel 1903 si iscrive una prima volta all'Università di Bologna. Frequenta il corso di laurea di chimica pura della Facoltà di Scienze. Prova anche ad entrare alla scuola allievi ufficiali di Ravenna, ma viene scartato e congedato.
Nel 1905 si sposta a studiare a Firenze, ma dopo pochi mesi è di ritorno a Bologna, questa volta iscritto al corso di chimica farmaceutica. Tenta di passare quattro esami, ma è bocciato in fisica. Invece di frequentare le aule di chimica, è spesso in quelle di letteratura.
Nel settembre 1906 è internato una prima volta nel manicomio di Imola, dove trascorre circa un mese. Un giorno d'estate del 1907, mentre è a Bologna per il quarto anno di chimica, si trova "per svago" alla stazione e vede un treno in partenza. Ci sale sopra e si chiude nel gabinetto fino a Milano. Poi passa in Svizzera clandestinamente e da lì arriva a Parigi. Gli anni tra il 1907 e il 1909 sono un oscuro periodo di vagabondaggi.
Quando alla fine ricompare a Marradi viene arrestato. Dopo un breve ricovero nel manicomio di San Salvi a Firenze riparte per il Belgio, ma all'inizio del 1910 è nuovamente fermato e internato nella Maison de Santé di Tournay.
A Bologna con i goliardi
Rientrato in Italia, comincia per lui un periodo di relativa stabilità, che coincide con un nuovo soggiorno bolognese, tra il 1912 e il 1913.
Il 22 novembre 1912 si iscrive alla Facoltà di chimica dell'Università. In questo periodo entra in contatto e comincia a frequentare gruppi di goliardi e di nottambuli.
Dimostrava alcuni anni più di noi. Tarchiato, biondastro, di mezza statura, si sarebbe detto un mercante, a giudicarlo dall'apparenza, un eccentrico mercante con magri affari. Le commesse dei bar, gli estranei lo guardavano con circospetta ilarità. Aveva una lunga capigliatura biondo-rame, folta e ricciuta, che gli incorniciava un viso di salute: due baffetti che s'arrestavano all'angolo delle labbra, e una barbetta economica che non s'allontanava troppo dal mento. (F. Ravagli)
Abita in via Zamboni 32, in una stanza di Palazzo Paleotti. Poco tempo dopo - per una serie di intemperanze, che lo portano anche in prigione per qualche giorno - da qui è invitato ad andarsene e viene accolto dall'amico Olindo Fabbri in via Castiglione 59.
Pur destando curiosità e preoccupazione tra i compagni, il suo comportamento tra gli alambicchi e i sofisticati macchinari del laboratorio di chimica è "sempre normale, correttissimo". Ma frequenta il suo corso saltuariamente. E' più probabile trovarlo tra i banchi della facoltà di Lettere, alle lezioni del prof. Alfredo Galletti, critico ed erudito, contrario a Hegel e a Croce. Secondo Bejor, anzi, "a Bologna non frequentò altra aula".
Con alcuni goliardi, che ne riconoscono l'eccellenza intellettuale, stringe una certa amicizia. Ad esempio con Federico Ravagli, Olindo Fabbri, Mario Beyor. Quest'ultimo è testimone del suo irrompere esuberante nella combriccola dei suoi compatrioti:
In una sera, mentre, dopo cena, si passeggiava sotto i portici solitari di via Farini, accennando in coro a stornelli toscano-romagnoli, ecco mettersi a capo del gruppo uno, improvvisamente apparso ... con voce stentorea, alternata di toni gravi ed acuti - battendo il grosso tacco ritmicamente al canto -, richiedere a gesti risoluti, imperiosi da noi una serietà ed un impegno da corale liturgico.
Di solito, però, Dino è poco socievole, nei gruppi si isola volutamente. La sua solitudine è un fantasticare assorto, una specie di torpore, che contrasta con l'animazione tipica di locali come il bar Nazionale. Anche in mezzo alla confusione, egli riesce a trovare la concentrazione necessaria per lavorare sulle sue carte, per rivedere i suoi preziosi manoscritti.
Accanto a un atteggiamento solito, fatto di silenzi e fantasticherie, costituiscono una eccezione alcuni atti anomali, eccessivi, che però valgono ad alimentare la sua leggenda di personaggio bizzarro e sono sintomi di uno squilibrio psichico profondo, come nel caso di questo episodio, accaduto all'incrocio tra via Rizzoli e via Indipendenza:
fu preso da un accesso di improvviso furore: e, impugnando una chiave, spezzò l'uno dopo l'altro i vetri delle mostrine dei negozi. Nessuno osò avvicinarlo: e la sua opera di distruzione fu interrotta soltanto dal laborioso intervento di numerosi vigili.
Altre manifestazioni ostili sono rivolti contro i cani o contro le donne, quasi sempre viste come meretrici, esseri diabolici.
L'8 dicembre 1912 sul numero unico del foglio goliardico "Il papiro" escono : Montagna - La Chimera, Le cafard e Dualismo - Ricordi di un vagabondo, firmati Campanone, Campanula e Din Don. E' convenzione che gli studenti non mettano il proprio nome in fondo ai pezzi. Gli pseudonimi in questo caso sono inventati da Federico Ravagli, responsabile del foglio e amico di Dino. I tre brani diventeranno, con molte correzioni, parte dei Canti Orfici.
La collaborazione ai fogli universitari si ripete nel febbraio 1913 su un altro numero unico, "Il Goliardo". Nella sesta pagina è pubblicata la prosa Torre rossa - scorcio, che sarà poi la prima parte de La notte dei Canti Orfici. Il testo consegnato dal poeta è ridotto, sul giornale, per motivi di spazio.
Nel febbraio 1913 Dino supera con 27/30 l'esame di Fisica, dal quale era stato cacciato sei anni prima. Subito dopo però si trasferisce a Genova, poi a La Spezia, in Sardegna ... e in breve sfuma il desiderio della famiglia di vederlo sistemato come farmacista.
Più avanti confesserà:
L'ultimo anno che ero a Bologna andavo un pò all'Università, alle lezioni di letteratura: non mi occupavo più di tanto. Volevo studiare chimica, ma poi non studiai più nulla perché non mi andava; mi misi a studiare il piano. Quando avevo denaro spendevo tutto quello che avevo. Un pò scrivevo, un pò suonavo il piano. Così finii per squilibrarmi completamente. Era meglio se studiavo lettere.
Dai Canti Orfici a Castel Pulci
Il tentativo di pubblicare i suoi lavori e di farsi conoscere negli ambienti letterari dell'avanguardia lo porta a Firenze, dove consegna a Giovanni Papini e Ardengo Soffici, redattori della rivista futurista "Lacerba", il suo manoscritto. La perdita di esso - sarà ritrovato, tra le carte di Soffici, solo nel 1971 - apre un grave contrasto con i letterati delle "Giubbe rosse" e lo costringe a riscriverlo a memoria, con enorme sforzo mentale.
L'aiuto finanziario di alcuni paesani permette finalmente la pubblicazione dei Canti Orfici nel 1914 a Marradi, presso la tipografia di Bruno Ravagli. Da allora il poeta comincia a vendere personalmente le copie del suo libro nei caffè di Firenze e di Bologna. Secondo una testimonianza dell'amico Binazzi
andava di tavolino in tavolino per i caffè più noti a vendere i suoi canti. E spesso scherniva i compratori; li guardava in faccia scrutandone la natura filistea; poi rideva con suo riso di bel fauno ... strappando pagine al libro venduto, sotto lo specioso e poco lusinghiero pretesto che l'acquirente non le avrebbe mai capite.
Si racconta che l'odiato Marinetti riceva al Caffé San Pietro a Bologna una copia con la sola copertina.
Nel 1916 inizia una burrascosa relazione con la scrittrice Sibilla Aleramo, interrotta all'inizio del 1917. Essa lascia un interessante carteggio, dove è manifestata tra l'altro l'ammirazione della donna, "incantata e abbagliata insieme" dalla poesia del marradese. Ormai "triste a morte", Campana tenta di arruolarsi come ufficiale e di partire per la guerra. Chiede aiuto a Bacchelli e al direttore del "Carlino" Aldo Valori. Ma ad una loro verifica, egli risulta riformato "per vizio di mente".
In una lettera a Ravagli dell'autunno 1917 ricorda che "Bologna buona e casalinga, tutta cucinata da voialtri com'è, mi ha lasciato una buonissima sensazione d'intimità". Ma con altri confidava un parere molto diverso: "Bologna! Città di beghine e di ruffiani, mai un omicidio, mai un fatto di sangue!". E giurava che nella città delle due torri non sarebbe mai più tornato.
Nel 1918 avviene l'ultimo, definitivo internamento in manicomio, con la diagnosi di una grave forma di psicosi schizofrenica. Da allora si hanno poche frammentarie notizie. Abbandona la produzione creativa, mentre si conferma, nelle testimonianze di alcuni compagni di sventura, accanito lettore e persona solitaria e tranquilla.
Era un gran letturale lui ... si metteva col libro negli angoli, si appoggiava ai muri e strisciava, strisciava fino a terra ... poi leggeva il libro per terra ... stando seduto per terra.
Muore nel 1932 nel manicomio di Castel Pulci, vicino a Scandicci, per una forma di setticemia. E' sepolto poco lontano: prima nel cimitero e in seguito nella chiesa di San Salvatore a Badia a Settimo (FI).

Fiaschetteria toscana
- @ via Malcontenti
La serata trascorreva allegra, con gente di varia estrazione e con qualche tipo interessante. Come l'avvocato Bottarino, così soprannominato per via del bere: dicevano che si facesse cinque fiaschi per sera e quattordici bicchierini la mattina per rifarsi lo stomaco.
(B. Anzolin)

Cirenaica 100 anni
La Cirenaica è un rione periferico di Bologna, nato nel primo Novecento con precisi confini, segnati da strade e linee ferroviarie. Il 9 aprile 1913 il Comune decise di intitolare alla Libia la strada principale, richiamando con chiarezza la recente conquista coloniale. Poche settimane più tardi, nei pressi di un palazzo in costruzione, venne alla luce una grande necropoli villanoviana. Il quartiere fu edificato in gran parte dalla Cooperativa Risanamento e dall'Istituto delle Case Popolari e ha mantenuto nel tempo la caratteristica di insediamento popolare razionalmente progettato.

Dino Gavina
“La produzione è il mezzo di comunicazione più efficace del nostro tempo, un mezzo che può essere usato come veicolo di stupidità o di civiltà. La macchina che produce si configura così come un’arma meravigliosa o terribile e chi ne dispone ha il dovere di capire cosa sta facendo”
(Dino Gavina)

Bologna negli anni Sessanta
“Ho fatto la mia città. Mi è dolce pensare che dopo di me, grazie a me, gli uomini vi si riconosceranno più felici, migliori e più liberi. Per il bene dell’umanità futura ho fatto la mia opera. Ho vinto” (Teseo, fondatore di Atene)
cit. da: Bologna dall’autarchia al boom, a cura di F. Varigana, Bologna 1997, p. XVI

La costituzione negata
Licenziati per rappresaglia nelle fabbriche bolognesi (1947-1966)
Il 15 luglio 1966 è approvata la legge n. 604 sulla risoluzione del rapporto di lavoro per giusta causa. Tra il 1947 e il 1966, a Bologna e provincia, circa 8.300 lavoratori vengono "licenziati per rappresaglia", cioè allontanati dalle fabbriche per le loro idee politiche o per il loro impegno sindacale.

Case Beccadelli e Bovi
- @ via Santo Stefano, 15, Bologna
Complesso di case risalenti ai secoli XIII-XIV, appartenute alle famiglie Beccadelli e poi Bovi. Si tratta probabilmente del primo insediamento medievale del rione. Offrono esempi di stile gotico originale, ben conservato. Sulla facciata della casa al civico 17 si nota il monogramma di San Bernardino da Siena, famoso predicatore domenicano (IHS Iesus Hominum Salvator). Nell'800 l'immobile ospitava l'Albergo La Pace e nel '900 lo studio fotografico Villani. Il complesso fu restaurato nel 1904 da Alfonso Rubbiani per conto del Comitato per Bologna Storica e Artistica.
> Tiziano Costa, Marco Poli, Conoscere Bologna, Bologna, Costa, 2004, pp. 166-167

Giovanni Brizzi
Nasce il 23 luglio 1946 a Bologna. Dal 1986 al 2016 è stato professore ordinario di Storia romana all'Università di Bologna. Ha insegnato più volte nel corso della sua carriera accademica, alla Sorbona IV di Parigi dove ha ricevuto due onorificenze di Cavaliere e Ufficiale dell'ordine delle Palme Accademiche di Francia. Inoltre è stato insignito del premio Mario di Nola dall'Accademia Nazionale dei Lincei.
Studioso della storia annibalica e della storia militare antica, autore di centinaia di pubblicazioni e di numerose monografie sui personaggi della Roma repubblicana tradotte in diverse lingue. socio dell'Accademia delle Scienze di Bologna, dirige la Rivista Storica dell'Antichità. Ha realizzato nell'ambito del fumetto storico, tra gli adattamenti più riusciti del genere, sceneggiando i volumi Occhi di lupo e Foreste di morte disegnati dall'artista Sergio Tisselli. I due volumi sono dedicati alla figura del condottiero gallico Ducario e alla sua sete di vendetta nei confronti dell'Impero Romano, avvenuta con la disfatta del suo esercito nella battaglia del Trasimeno.

Chiesa di San Giacomo Maggiore
- @ piazza Rossini, Bologna
La costruzione della chiesa fu cominciata nel 1267 dai frati Agostiniani e terminata nel 1315. Nel 1343 furono costruite l'abside e le cappelle radianti del deambulatorio. Il tiburio crollò nel 1562 e fu rifatto da Antonio Terribilia. Il portico laterale su via Zamboni fu ricostruito a spese pubbliche da Giovanni II Bentivoglio ... L'interno è a una sola navata con tetto a travature scoperte. Fu rifatto alla fine del '400 da Pietro da Brensa per volere della famiglia Bentivoglio. I signori di Bologna, che avevano poco distante il loro splendido palazzo, favorirono molto la chiesa di San Giacomo e vi costruirono la loro cappella di famiglia.
> Corrado Ricci e Guido Zucchini, Guida di Bologna, con aggiornamenti di Andrea Emiliani e Marco Poli, nuova ed. illustrata, San Giorgio di Piano, Minerva edizioni, 2002, p. 169
> Bologna e provincia, a cura di Giancarlo Bernabei, Bologna, Santarini, 1995, p. 92

Porta Saragozza
- @ piazza Porta Saragozza, Bologna
La porta fu costruita nel XIII secolo; a metà del '300 fu aggiunto il ponte levatoio. Fu rifatta nella foggia attuale nel 1858-59, su progetto dell'architetto Enrico Brunetti Rodati. La scelta dello stile neogotico suscitò al tempo accese discussioni. Sotto questa porta entra ogni anno solennemente a Bologna la Madonna di San Luca.
Dal 1982 al 2002 il cassero di porta Saragozza fu assegnato dal Comune, non senza polemiche, ad un circolo gay. Ora lo spazio ospita il Museo della Madonna di San Luca.
> Tiziano Costa, Marco Poli, Conoscere Bologna, Bologna, Costa, 2004, p. 220

Giorgio Guazzaloca
Giorgio Guazzaloca è nato a Bazzano, in provincia Bologna, il 6 febbraio 1944. Ha cominciato a lavorare con il padre a 15 anni e a 23 anni ha assunto la gestione dell'azienda di famiglia.

Walter Vitali
Walter Vitali è nato a Minerbio, in provincia di Bologna, il 30 settembre 1952. È laureato in Filosofia all'Università di Bologna con una tesi sull'organizzazione delle federazioni di Bologna e Imola del PCI dal 1945 al 1986.

Matteo Lepore
Matteo Lepore è nato a Bologna, nel quartiere Savena, nel 1980.
Si diploma presso il Liceo classico Galvani e si laurea in Scienze politiche all'Università di Bologna. Dopo la laurea svolge un periodo di stage a Bruxelles presso l'Ufficio di collegamento con le Istituzioni europee della Regione Emilia-Romagna.
Tra il 2007 e il 2009 consegue un Master in Relazioni internazionali, un Master in Edilizia e urbanistica e un Master in Economia della cooperazione all’Università di Bologna.

Giuseppe Dozza
Giuseppe Dozza è nato a Bologna il 29 novembre 1901, in via Orfeo. Figlio di fornai, a 13 anni è fattorino in una agenzia di trasporti. Si iscrive al Partito Socialista Italiano e nel 1920 è segretario dei giovani socialisti. Dopo il congresso di Livorno del 1921 aderisce al Partito Comunista d'Italia: nel 1923 è segretario nazionale della Federazione giovanile comunista e nel 1928 membro del Comitato centrale.
Altre risorse
Altri progetti e percorsi su Bologna online

Nuvole in Appennino
Può capitare che gli autori di fumetti - tipi strani, un po' matti, solitari - si ritirino a disegnare o a vivere fuori città, portando con sé solo carta e matita. Ogni tanto, però, nei loro lontani rifugi si radunano e allora son chiacchiere e bicchieri di vino.
