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Risorse digitali dedicate alla documentazione della storia, della cultura, della società e delle istituzioni di Bologna e provincia con particolare attenzione all’800-900.
Dalla Cronologia
Accadde oggi, 16 maggio.

Piazza VIII Agosto trasformata in Stadio Attico
In occasione del Concorso ginnastico internazionale, organizzato dalla Società ginnastica Virtus per le celebrazioni del Trentennale di fondazione, Piazza VIII agosto, già piazza d'Armi, è trasformata in Stadio Attico, con richiami scenografici all'antichità classica. L'arena temporanea è lunga più di 100 metri e contiene oltre 4000 spettatori.
Il V Congresso e Concorso Nazionale e Federale Ginnastico in Bologna è inaugurato il 16 maggio, nella chiesa sconsacrata di Santa Lucia, dal sindaco Dallolio.
Ugo Gregorini Bingham, uomo facoltoso e innamorato di sport, appena eletto presidente della Sempre Avanti!, offre al Concorso sostegno economico con l'acquisto di numerose azioni, è chiamato a far parte del Comitato Generale e presiede la Commissione Premi.
Il 18 maggio il Convegno degli insegnanti di ginnastica rende onore al maestro Emilio Baumann (1843-1916), instancabile promotore dell'attività fisica nelle scuole e fondatore della Virtus.
Il 19 maggio oltre 20.000 persone assistono alla sfilata e agli esercizi ginnici nell'arena della Piazzola. Intere famiglie bivaccano sui tetti delle case circostanti.
Alle 15,15, al suono della fanfara, inizia la sfilata nello stadio; quindi si succedono gli esercizi collettivi davanti al Conte di Torino.
Dopo i discorsi ufficiali, vengono premiate diverse società sportive. A riscuotere i maggiori consensi è la Società Ginnastica Andrea Doria di Genova.
Le celebrazioni si concludono con la Grande Gara di Scherma per maestri e dilettanti. Si distingu tra gli altri il virtussino Sileno Fabbri.

Inaugurazione del Giardino del Guasto
Dopo due anni di lavori, viene inaugurato il giardino del Guasto, su progetto dell’architetto Rino Filippini.
Nasce sull’area in cui si ritiene fossero depositati i resti della domus aurea (o domus magna) dei Bentivoglio, il grande palazzo, che sorgeva dove è ora il teatro comunale e che venne abbattuto a furor di popolo nel 1507.
Il progetto dell’insolito giardino ha accoglienze contrastanti: c’è chi parla di “esecrabile giardinetto pubblico fatto di tumuli, rampe e spuntoni”, dal quale i bambini si tengono lontani (Raffaelli) e chi ironicamente lo definisce “il guasto del Guasto”. Ma c’è anche chi, come l’architetto svedese Ingela Blomberg, lo ritiene “il più bel giardino per l’infanzia in Europa”.

Il Bologna FC precipita in serie B
Per la prima volta nella sua storia, al termine del campionato 1981-82, in cui ha conquistato solo 23 punti, il Bologna Calcio retrocede in serie B. Assieme a Juventus e Inter, era l’unica squadra a non essere mai scesa nella serie cadetta.
L’unica nota positiva di un’annata disastrosa è il debutto di un giovanissimo di grande talento, Roberto Mancini, già in goal alla sua quarta uscita.
L’anno seguente Mancini sarà venduto alla Sampdoria e la squadra scenderà addirittura in serie C1, con le dimissioni del presidente Frabbetti e nonostante gli sforzi dell’allenatore Cesarino Cervellati (1930-2018) ex giocatore rossoblu dal 1948 al 1962.

La Scuola superiore di Agraria
Sotto gli auspici del sindaco Luigi Tanari è inaugurata la nuova Scuola superiore di Agraria, finanziata dalla Cassa di Risparmio di Bologna. La sede provvisoria è a Palazzo Lambertini in via Belle Arti.
Nel 1907 la Scuola sarà trasferita nella Palazzina della Viola, vicino all'Orto Botanico di via Irnerio, resa di nuovo agibile dopo un accurato restauro ad opera di Guido Zucchini (1882-1957) e Augusto Peli.
Delizia suburbana dei Bentivoglio, risalente al XV secolo, nell'Ottocento la Palazzina della Viola aveva ospitato la Scuola Agraria di Filippo Re (1763-1817) e la Scuola di Applicazione per Ingegneri. I lavori di recupero saranno completati nel 1928 con il restauro degli affreschi originali di Prospero Fontana (1512-1597) nella sala grande.
Un ricordo della fondazione della Scuola superiore di Agraria è in una bella lapide murata nel pianerottolo della sede centrale della Cassa di Risparmio in via Farini. E' opera dell'ing. Edoardo Collamarini e dello scultore e medaglista Giuseppe Romagnoli.

Foscolo ferito e messo in prigione
Arruolato come capitano della Guardia Nazionale e luogotenente del generale francese Fripoult, il poeta Ugo Foscolo (1778-1827) viene ferito ad una gamba nella battaglia di Cento contro gli “insorgenti”.
Dopo la ritirata evita di tornare a Bologna e si rifugia nella campagna intorno. Dal 6 al 7 maggio è ospitato dai conti Turrini a Calcara, “impaziente di riprendere le armi e il fiero apostolato / con la fede, col canto, col braccio / antesignano immortale della italica indipendenza”, come recita la lapide posta all'ingresso della loro villa.
Gli amici riusciranno in seguito a ricoverarlo presso l'abbazia di Monteveglio, dove trascorrerà venti giorni di vita monastica, curato dall’Abate Guiducci, sotto il falso nome di Lorenzo Aldighieri.
Durante la fuga d'amore con Teresa Minelli, sorella del comandante della Guardia Nazionale, sarà arrestato rinchiuso per alcuni giorni nella Rocca di Bazzano e nella torre nonantolana della Rocca di Vignola. Verrà quindi trasferito in carcere a Modena, con il sospetto di essere una spia degli Austriaci.
Il 12 giugno, all'arrivo del generale francese Mac Donald, sarà finalmente rimesso in libertà e potrà partecipare, aggregato a un reggimento di ussari cisalpini, alla battaglia della Trebbia.
Foscolo tornerà a Bologna ancora nel 1800 a combattere contro il brigantaggio.

Demolita la villa del cantante Farinelli
- @ Via Zanardi, 40131 Bologna (BO)
Contro il parere delle autorità artistiche è demolita la villa settecentesca del famoso “castrato” di origine napoletana Carlo Broschi, detto il Farinelli (o Farinello, 1705-1782), situata fuori Porta Lame.Ovunque ammirato per “l'eccezionale estensione del registro, l'emissione dolcissima e potente, il raffinato senso estetico” (Mazzi), dopo una carriera ricca di successi, anche presso la corte spagnola, negli ultimi anni della sua vita il cantante si stabilì a Bologna, dove morì nel 1782.La “villa del Farinello”, allora in aperta campagna, era piena di clavicembali provenienti da varie parti del mondo e di quadri raffiguranti i suoi protettori altolocati. Vi si godeva “una bellissima vista su Bologna e sulle collinette che la circondano” (Burney).Qui egli accolse ospiti prestigiosi, come Gluck, Casanova e Mozart, quest'ultimo di passaggio in città nel 1770 per diplomarsi all'Accademia Filarmonica.Nel '900 il grande edificio è diventato sede degli uffici dello zuccherificio bolognese ed è stato poi gravemente danneggiato dai bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale, a causa della vicinanza con lo scalo ferroviario.

Riaperta al culto la chiesa della Confraternita di S. Pellegrino
- @ Via Sant’Isaia 77/2 40123 Bologna
Don Camillo Breventani, che nel 1840 ha fondato presso Porta S. Isaia un collegio per povere zitelle grazie alle donazioni di privati cittadini, promuove la riapertura al culto dell'antica chiesa della Confraternita di S. Pellegrino, da molti anni sconsacrata.
L'edificio religioso è di forma pressoché quadrata, con al centro l'altare maggiore e ai lati, entro piccole cappelle, due altari secondari. L'altare maggiore è illuminato, attraverso un lucernaio, dall'oratorio superiore.
La mensa è impreziosita da marmi e porfidi disposti da Evangelista Laffi (1811-1865), mentre le decorazioni dell'interno sono di Onofrio Zanotti (1787-1861).

La Brigata Emilia
Costituita nel marzo 1915, la Brigata Emilia (119° e 120° Reggimento Fanteria) parte il 23 maggio da Bologna, Forlì, Modena e Ravenna. Il 24 raggiunge Udine in ferrovia e il 26 è dislocata nella zona Planina-Korada.
Il 22 giugno passa l'Isonzo su un ponte di barche e attacca contro Globna-Britov. Globna è occupata il 24 con la perdita di sette ufficiali e del 30% della truppa. Per questa azione il 120° Reggimento riceve la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
A fine luglio la Brigata Emilia è schierata sul Monte Nero, in sostituzione dei reparti alpini. Il 14, il 19 e 20 agosto attacca Luznica, ma viene respinta dalle difese nemiche. I successivi, ripetuti attacchi nella zona producono numerose perdite e esigui guadagni territoriali, finchè il 15 dicembre essa lascia il settore del Monte Nero.
Nel corso del 1916, dopo un periodo a Bergogna, torna nella zona di Caporetto, sostituendo la Brigata Modena. Il 3 agosto subisce un attacco con mine, in parte evitato, e respinge il successivo tentativo di sfondamento della linea da parte degli Austriaci.
In questa serie di attacchi e contrattacchi la Brigata Emilia perde circa 350 uomini. Fino alla fine dell'anno sarà impegnata a difendere e a consolidare le posizioni raggiunte. Nel gennaio successivo sarà trasferita nella zona di Gorizia.
Nel 1916, presso il cimitero di guerra di Kamno, viene posta una grande lapide dedicata ai caduti della Brigata Emilia nella zona dei monti Sleme, Mrzli e Vodil. Qui, per l'assoluta impreparazione del Regio Esercito alla guerra di posizione, i reparti di linea hanno subito perdite altissime, soprattutto nei primi mesi di guerra.

Sala Borsa
- @ Piazza del Nettuno, 3, 40124 Bologna
La prima Borsa di Commercio all'interno del Palazzo Comunale venne ampliata su progetto dell'ing. Filippo Buriani, capo dell'Ufficio Tecnico, e inaugurata il 18 gennaio 1884.

Tennis Club Bologna
- @ Circolo Tennis Bologna
Un gruppo di studenti liceali appassionati di tennis ottenne nel 1902 dal Comune uno spazio all'interno dei Giardini Margherita per praticare questo sport originario dell'Inghilterra.

Il progetto
La produzione culturale dello sport e la città: luoghi, memoria, identità, partecipazione*
Acronimo: (SCC) SportCityCult
SportCityCult si è posto l’obiettivo di ricostruire il legame tra la città e lo sport, riscoprendone le potenzialità di “capitale” tangibile e intangibile allo scopo di valorizzare le modalità con cui tale capitale produce ricadute socio-culturali, educative, simboliche (oltre la dimensione economica), rafforzando le molteplici connessioni tra lo sport e l’immagine della città.

Arpad Weisz
Arpad Weisz nacque in Ungheria nel 1896 da famiglia ebraica.
Dall’età di 15 anni iniziò a praticare il calcio nel Torekves. Due anni dopo esordì in prima squadra.
Durante la grande guerra si arruolò come volontario nell’esercito austro-ungarico e fu catturato dagli italiani sul Monte Mrzli, nel corso della quarta battaglia dell'Isonzo.

Giardino Emilio Alessandrini
- @ Giardino Emilio Alessandrini
Realizzato all’inizio degli anni ‘80, il giardino è una tranquilla oasi dall’aspetto decisamente naturale che si estende per circa 3,5 ettari. Lunghi corridoi verdi tra i condomini conducono dagli ingressi all’ampio prato centrale, che è circondato da una cortina di alberi e, più all’esterno, da una fitta siepe. All’interno tutto suggerisce l’idea di uno spazio pensato come una rappresentazione, seppure ingentilita, dei modi e dei tempi della natura. Gli arredi, particolarmente discreti, sono collocati ai margini di un percorso erboso con pavimentazione in legno. Gli alberi, quasi tutti appartenenti a specie caducifoglie autoctone, sono disposti a gruppi in una fascia irregolare ai lati del sentiero; i più diffusi sono bagolari, pioppi bianchi, tigli, noci neri e frassini. Alcune di queste essenze arboree, insieme a tante altre in prevalenza arbustive, formano la densa siepe perimetrale che, nel tratto di confine con l’istituto religioso delle Farlottine, diventa una quinta di lauroceraso. Il giardino è dedicato al giudice (1942-1979) ucciso dai terroristi a Milano.

Ex Chiesa di San Nicolò di San Felice
- @ San Nicolò di San Felice
Risale al XII secolo. Fu riedificata da Pietro Fiorini nel 1576 e rimodernata nel 1753. Dell'edificio originale rimane solo la facciata con stucchi settecenteschi, sulla quale, entro una nicchia di Carlo Francesco Dotti, fu posta una croce di ferro su colonna marmorea, qui trasferita dalla strada nel 1732 (la croce è ora conservata nella chiesa di Santa Maria della Carità).

Case per ferrovieri
- @ Ferrovieri
L'intero isolato che si affaccia sulle vie Sebastiano Serlio (al n. 18, 20, 22, 24), fu progettato da Angiolo Mazzoni nel 1923-24. E' un intelligente intervento di edilizia popolare che trova una sua peculiare identità negli accorgimenti formali adottati per sottolineare l'individualità di ogni singola unità abitativa. Le facciate delle case, che mostrano in alternanza mattoni a vista ed intonaco, si caratterizzano per il disegno differenziato di ciascun ingresso.

Oratorio di Santa Maria dei Guarini
- @ Santa Maria dei Guarini
Sede della Confraternita omonima della Compagnia degli Artisti. L'attuale oratorio è un'elegante opera di Giuseppe Tubertini del 1788, decorato da stucchi e statue di Luigi Acquisti e pitture di Francesco Santini. Sull'altare si conserva una Presentazione al tempio di Bartolomeo Passarotti.

Giosue Carducci
Ognuno conosce la sua vita; essa è scritta con una schiettezza a cui non si può né togliere né aggiungere nei venti volumi delle sue Opere; poiché Carducci non è di quelli in cui bisogna distinguere la vita dagli scritti, lo scrittore dall'uomo.
(R. Serra)
Giosuè Carducci nasce il 27 luglio 1835 a Valdicastello, una frazione di Pietrasanta, in Versilia, provincia di Lucca. Trascorre la giovinezza in Maremma, tra Bolgheri e Castagneto, dove il padre esercita la professione di medico condotto. Cresce, ribelle e selvatico, a contatto con una natura ancora primordiale, che ricorderà nelle sua poesie come un Eden perduto.
Sotto la guida del padre studia i classici latini, ma anche Manzoni e Pellico. Compone le prime poesie. Nel 1849 la famiglia si trasferisce a Firenze. Giosue frequenta l'Istituto degli Scolopi e conosce la futura moglie Elvira Menicucci. Nel 1853 è ammesso alla Scuola Normale di Pisa, dove nel 1856 si laurea in Filosofia e Filologia. Nello stesso anno inizia a insegnare al ginnasio di San Miniato al Tedesco. Con alcuni amici fiorentini dà vita al gruppo degli Amici pedanti, di opposizione al romanticismo e strenua difesa del classicismo.
Nel 1857, presso la tipografia Ristori di San Miniato, esce il primo volume delle Rime, che avrà scarso successo. A Firenze inizia una collaborazione con l'editore Barbera come curatore di opere letterarie. A novembre muore, suicida, l'amato fratello Dante. L'anno dopo il padre.Giosue deve farsi carico della famiglia, trasferita a Firenze in Borgo Ognissanti.
Nel 1859 sposa Elvira, dalla quale avrà cinque figli, e accetta la nomina di professore di greco al Liceo Forteguerri di Pistoia.
Professore a Bologna
Il 18 agosto 1860 Carducci è incaricato dal ministro dell'istruzione Terenzio Mamiani a tenere la cattedra di Eloquenza italiana - che diverrà in seguito di Letteratura italiana - presso l'Università di Bologna.
La sera del 10 novembre 1860 scende dalla diligenza di Firenze alla posta di via dei Vetturini, stanco del viaggio attraverso l'Appennino coperto di neve. Appare come un giovane "dall'aspetto irsuto e quasi selvatico". Nei primi giorni alloggia alla Locanda dell'Aquila Nera.
Bologna gli fa l'impressione di una "bella città, e seria, senza lusso", gli piace "per l'aria di antica magnificenza che è nel fabbricato e per la maschia impronta che è nelle facce de' suoi abitanti".
Il 22 novembre pronunzia la sua Prolusione alle lezioni nella Università di Bologna, un excursus nella storia letteraria italiana. In un articolo sulla "Nazione", apparso poco dopo, lamenta lo scarso numero di studenti iscritti: solo trecento in tutta l'Alma Mater, dei quali neanche uno nella facoltà filologica.
Riguardo al suo insegnamento annuncia agli amici di non volersi allontanare per molti anni dallo studio della triade portante della letteratura italiana, Dante, Petrarca, Boccaccio e solo in seguito passare "alle parti del tempio", cioè ai secoli successivi.
Fa lezione all'Università nei pomeriggi dei giorni dispari, per due ore consecutive, dalle tre alle cinque: la prima di letteratura italiana, la seconda di letterature neolatine. Prepara con cura le sue lezioni, studiando e scrivendo per parecchie ore ogni giorno e non ripete mai i suoi corsi.
Riunita la famiglia, dal maggio 1861 prende casa in via Broccaindosso, dove rimarrà fino al 1876: un soggiorno sereno, tra lo studio e la cura dell'orto e della vigna, fino alla scomparsa, nel 1870, della madre e del figlio Dante.
Nel 1862 è iniziato alla loggia massonica "Concordia Umanitaria", di Rito Scozzese, alla quale sono affiliati numerosi esponenti della classe dirigente bolognese, dal sindaco Carlo Pepoli a Quirico Filopanti ad Augusto Aglebert.
Nel 1865 pubblica a Pistoia, con lo pseudonimo di Enotrio Romano e in un'edizione fuori commercio di pochi esemplari, l'Inno a Satana, componimento violentemente anticlericale, scritto di getto in una notte del 1863 e ispirato alle idee di Proudhon e Michelet.
L'impegno civile e politico
L'atteggiamento moderato del governo italiano sulla questione romana, l'Aspromonte e l'arresto di Garibaldi, la morte di Enrico Cairoli, la tragica battaglia di Mentana, lo spingono su posizioni giacobine e repubblicane. Stringe amicizia con vari attivisti.
Dopo il lavoro all'Università frequenta il Caffè dei Cacciatori e percorre i portici di Bologna, discutendo animatamente di politica. Anche la sua attività poetica è in questo periodo caratterizzata da tematiche sociali.
Sull' "L'Amico del popolo", foglio di tendenza repubblicana, definito dal cronista Bottrigari "schifoso e anarchico", pubblica i suoi primi Giambi ed epodi.
Nel 1866 è tra i fondatori della Loggia bolognese "Felsinea", di indirizzo democratico. Le posizioni di sinistra, filo-garibaldine, portano all'esclusione del sodalizio dalla Comunione nazionale. Alcuni fratelli, tra i quali Carducci e Ceneri, considerati "membra atrofizzate e inutili", vengono espulsi.
In questo periodo il suo spirito mazziniano si manifesta in modo violento. E' solo grazie all'intercessione dell'editore Barbera, e dietro alla promessa di non occuparsi più di politica, che riesce ad evitare il trasferimento alla cattedra di latino dell'Università di Napoli.
Nel 1868 è accusato di aver tenuto discorsi sovversivi durante un banchetto per l'anniversario della Repubblica Romana e di aver firmato un indirizzo di saluto a Mazzini e Garibaldi. La Prefettura teme "una cospirazione mazziniana tesa a rovesciare la forma attuale di governo". Assieme ai colleghi e amici Giuseppe Ceneri e Pietro Piazza, è sospeso dall'insegnamento e dallo stipendio per alcuni mesi.
Nello stesso anno pubblica la raccolta Levia gravia di Enotrio Romano, dove, accanto a componimenti impegnati, compaiono poesie di ispirazione più leggera. Ne vengono stampati pochi esemplari, regalati ad amici e intenditori. L'opera non ha successo.
Nel 1869 è eletto consigliere comunale nella lista degli Azzurri di Camillo Casarini, assieme ad altri eminenti esponenti di parte democratica, quali Augusto Murri, Pietro Loreta, Enrico Panzacchi. Poco dopo è eletto presidente della Lega per l'istruzione del popolo, diretta da Raffaele Belluzzi.
Il 1870 è l'anno funesto della morte della madre e del figlioletto Dante, dolori che lo colpiscono duramente, lasciandolo a lungo torvo e svuotato. In una lettera confessa: "Non voglio far più nulla. Voglio inabissarmi, annichilirmi". Solo con il duro impegno nello studio e nel lavoro riesce pian piano a riprendersi. A Dante dedicherà nel 1871 la celebre poesia Pianto antico.
Nel 1873 esce, presso Galeati di Imola, la raccolta Nuove poesie, che è apprezzata soprattutto all'estero. Anche Ivan Turgenev ne chiede una copia. La prima edizione è subito esaurita.
Nel 1876 si trasferisce con la famiglia al n. 37 di via Mazzini (poi Strada Maggiore), in un nobile palazzo di proprietà del chirurgo Francesco Rizzoli. La casa di via Broccaindosso è ormai piena di tristi ricordi e insufficiente a contenere la sua grande biblioteca, in continuo incremento.
Un cenacolo sotto al Pavaglione
Dopo la pubblicazione, nel 1877, delle sue Odi barbare, prende a frequentare spesso la libreria Zanichelli, sotto il portico del Pavaglione. Qui non è raro trovarlo, nel tardo pomeriggio, "chino su un libro aperto" o intento a discutere con qualche conoscente. Il "cenacolo carducciano" di Zanichelli diventerà, nel tempo, il punto d'incontro di una parte cospicua della cultura italiana.
Le Odi barbare inaugurano, in concomitanza con la raccolta Postuma di Lorenzo Stecchetti (alias Olindo Guerrini), la collezione elzeviriana di Zanichelli e in un primo tempo il successo arriderà piuttosto alle chiare, semplici e licenziose poesie di quest'ultimo, che fino al 1880 conosceranno sette edizioni. Più avanti il valore delle Barbare sarà maggiormente riconosciuto.
Nel 1878 la sua ode Alla Regina d'Italia, composta dopo avere conosciuto Margherita di Savoia, "spiccante mite in bianco, bionda e gemmata", durante una visita dei sovrani a Bologna, fa scandalo nel campo democratico: Arcangelo Ghisleri si chiede ironicamente sulle pagine della "Rivista Repubblicana" se il cantore di Satana "non si sia per caso fatto frate". Il poeta risponderà alle accuse pubblicando nel 1882 sulla "Cronaca bizantina" un lungo articolo dal titolo Eterno feminino regale, in cui identificherà in Margherita l'ideale femminile.
Prosegue in questi anni con successo l'insegnamento universitario. Alla sua scuola si forma una nuova generazione di studiosi e letterati, quali Giovanni Pascoli, Severino Ferrari, Adolfo Albertazzi, Renato Serra, Ugo Brilli, Alfredo Panzini, Manara Valgimigli, e di futuri protagonisti della scena politica, quali Andrea Costa, Filippo Turati, Enrico Ferri, Leonida Bissolati, Luigi Federzoni.
La sera del 3 giugno 1882 al teatro Brunetti, pieno all'inverosimile, commemora Giuseppe Garibaldi, morto il giorno precedente. Durante l'orazione è costretto più volte a frenare gli applausi della folla.
Il giovane Pascoli ricorderà poi quel momento emozionante: "Lo sentì tra cento bandiere, avanti tutto un popolo, cui egli impose di non applaudire e che non poté ubbidirgli sino all'ultimo, parlare di Garibaldi morto in un modo... con una voce... con una eloquenza... che mai Garibaldi fu più vivo nelle anime nostre".
Pochi mesi dopo, alla notizia dell'esecuzione a Trieste del giovane irredentista Guglielmo Oberdan, la sua indignazione si scaglia contro l'imperatore Francesco Giuseppe e "i vigliacchi di dentro" che hanno taciuto.
Per il Centenario dell'Università
Dopo l'istituzione, nel luglio 1887, di una cattedra dantesca presso l'Università di Roma, molti lo spingono a ricoprirla. Egli però sente il bisogno di rimanere a Bologna, dove ha trovato l'ambiente più adatto per vivere. I bolognesi ricambieranno l'affetto del poeta alle elezioni comunali del 1889, premiandolo con 7.965 preferenze su 10.128.
Nel 1888 è protagonista delle celebrazioni per l'VIII centenario dell'Università di Bologna. Il 12 giugno, nel cortile dell'Archiginnasio pavesato a festa, davanti a re Umberto I e alla regina Margherita, pronuncia l'orazione dal titolo Lo Studio di Bologna. Vero e proprio manifesto politico del mito dell'Alma Mater, il discorso è spesso interrotto da acclamazioni entusiastiche.
Nel maggio 1890 abbandona l'appartamento di Strada Maggiore, non più in grado di contenere la sua biblioteca di circa 40.000 volumi, e si trasferisce nell'ultima dimora bolognese, una palazzina addossata alle mura tra Porta Maggiore e Porta Santo Stefano, ricavata dall'antico oratorio sconsacrato di Santa Maria del Piombo. Nello stesso anno è nominato Senatore. A Roma sostiene la politica di Crispi e il suo governo conservatore.
Nel febbraio 1891 è violentemente contestato all'Università da oltre duecento studenti di tendenza democratica e mazziniana, per aver accettato di essere padrino della bandiera del Circolo monarchico universitario. E' salvato dalla calca per l'intervento di alcuni professori, tra i quali Olindo Guerrini. Le sue lezioni vengono sospese per due settimane.
Cittadino onorario e Premio Nobel
Il 9 febbraio 1896 è festeggiato dal Municipio e dall'Università per il 35° anniversario del suo insegnamento. Gli viene offerto un albo con i nomi dei suoi numerosi discepoli. Memorabili le parole dette in questa circostanza:
Della parte della mia vita spesa con voi certo non ho da pentirmi, non ho da farmi rimprovero, se non qualche volta di troppa passione, ma non mai di cosa che fosse contro la purità della vostra mente e del vostro cuore. Da me non troppe cose certo avrete imparate, ma io ho voluto ispirare me e innalzare voi sempre a questo concetto: di anteporre sempre nella vita l'essere al parere, il dovere al piacere.
In una cerimonia solenne all'Archiginnasio riceve la cittadinanza onoraria e l'omaggio delle personalità più significative della città, tra cui il sindaco Dallolio, che sarà promotore della raccolta completa delle sue poesie.
Nel 1899, in un discorso tenuto al Senato, denuncia le carenze delle strutture dell'Università di Bologna. Già nel 1888, dai banchi del Consiglio comunale, aveva avvertito del pericolo di una "fuga di cervelli" dalla città.
Nel 1901 presso la sede del "Resto del Carlino" in piazza Calderini è organizzato un suo incontro a tavola con Gabriele D'Annunzio. Tra i due massimi poeti italiani non corre buon sangue. A placare le ire del più anziano maestro vale forse una buona bottiglia di vino. Nel 1902 la regina Margherita acquista la sua biblioteca privata e gliela lascia in uso.
Nel 1905 Il "Resto del Carlino" gli dedica la prima pagina di capodanno. A questo "plebiscitario omaggio" partecipano i personaggi più eminenti della cultura italiana, da De Amicis a Croce, da Fogazzaro a D'Annunzio. L'albo con i messaggi originali pervenuti al giornale è portato a casa Carducci dal direttore Zamorani e da Luigi Federzoni. Il vecchio poeta rimane piacevolmente sorpreso nel sapere che il promotore dell'iniziativa del "Carlino" è l'irsuto romagnolo Alfredo Oriani, con il quale in passato ha avuto dissidi.
Il 24 dicembre di quest'anno muore a Collegigliato, in provincia di Pistoia, stroncato dalla malattia mentale, il poeta e filologo Severino Ferrari, suo allievo prediletto e destinato a succedergli sulla cattedra di Letteratura italiana dell'Alma Mater. Il 29 dicembre Carducci detta: "Severino Ferrari. Sovra tutti diletto. Con verità pianto".
Nel 1906 gli è assegnato il Nobel per la Letteratura, primo italiano a vincerlo. Il premio è consegnato a domicilio dall'ambasciatore svedese in Italia. Il consiglio comunale, convocato d'urgenza, invia un messaggio di congratulazioni:
"Come la madre affettuosa si gloria dell'omaggio al suo figlio insigne, Bologna che è vostra madre adottiva è superba di Voi".
Nello stesso anno l'ex allievo Giovanni Pascoli gli succede sulla cattedra di Letteratura italiana. Il 27 novembre commemora il Maestro leggendo la sua ode Cadore e ricordando il suo impegno per l'istruzione del popolo.
Carducci muore il 16 febbraio 1907 nella sua casa presso le mura di porta Mazzini, assistito dai famigliari. Alla notizia la Camera del Regno sospende la seduta. L'Italia intera veste il lutto per la scomparsa del cantore del Risorgimento. Al funerale partecipa, commossa, tutta la città. Tra gli astanti il giovane Manara Valgimigli ricorda:
Vedevo ogni tanto quella bara come ondeggiare. Ogni tanto, dalle finestre, gettavano fiori; anche da finestre umili, di umili e povere case. Per le strade, le fiammelle a reticella del gas, accese, ravvolte di veli neri, e appena visibili nello splendore del sole, davano guizzi come brividi. A un tratto, arrivata la bara nella piazza di San Petronio, distinti e staccati, udii nell'aria due tocchi. Su tutta la gran piazza, su tutta quella gran folla, silenzio enorme: solo quei tocchi. Mi pareva che avremmo dovuto inginocchiarci tutti ...
Pochi giorni dopo la casa e la ricca biblioteca del poeta vengono donate dalla regina Margherita al Comune di Bologna.

Carolina Coronedi Berti
Nasce a Bologna nel 1820. Il suo vero nome è Carlotta Coronedi. Della sua vita si sa molto poco. Sposa Leonida Berti, dissertatore anatomico, e ha quattro figli. Con lui si trasferisce a Camerino e quindi a Ferrara. Si dedica allo studio della storia e delle tradizioni popolari, che sarà in grado di indagare minuziosamente e con sguardo acuto. E' tra i personaggi più importanti della cultura del suo tempo: erudita, scrittrice, filologa, socia della Commissione per i testi di lingua.
La sua produzione letteraria è circoscritta al periodo compreso tra il 1869 e il 1877. L'opera principale è il ponderoso Vocabolario bolognese italiano, che si propone il difficile compito di raccogliere tutte le espressioni volgari, compresi i proverbi e i modi di dire, della lingua locale.
Nel 1864 esso è giudicato da una commissione della Deputazione di Storia Patria, composta dal Rocchi, dal Fabi e da Giosuè Carducci ed è poi pubblicato a dispense tra il 1869 e il 1874, preceduto da un preambolo storico e da un capitolo grammaticale.
Dalla studiosa è definito una fatica "nata in mezzo alle cure della famiglia" e sostenuta da "quel fermo volere di cui se ne dubita la donna esser capace". Sarà in seguito stampato in due volumi dal Monti e avrà numerose edizioni successive anche nel ‘900, a testimonianza della sua permanente importanza e utilità.
In contatto con il noto filologo e studioso del costume Giuseppe Pitrè, uno dei massimi etnologi italiani, Carolina gli dedica una lettera su Alcuni usi popolari bolognesi, pubblicata nel 1872 sulla "Rivista Europea", alla quale nel 1875 seguono, sulla stessa rivista, gli Appunti di botanica bolognese.
L'anno precedente era uscito il suo saggio Usi nuziali del contado bolognese, lavoro rilevante per la conoscenza delle usanze delle campagne, mentre nel 1877 escono sulla "Rivista di letteratura popolare" i suoi Appunti di medicina popolare bolognese.
Negli anni 1874-75 sul settimanale "Il Propugnatore" sono pubblicate a puntate numerose favole, che la Coronedi Berti trae dalla cultura dialettale locale, "dalla bocca del volgo e dé nostri contadini", e che sono poi raccolte nel volume Novelle popolari bolognesi. Nella prefazione la scrittrice è definita "non già una di quelle fortunate ciarliere che si acquistano fama con vanità letterarie, ma bensì attese a severi studi in profitto e vantaggio delle nostre lettere". La raccolta sarà in seguito notevolmente arricchita dall'autrice e pubblicata nel 1883 col nuovo titolo di Favole bolognesi e una simpatica dedica alla nipotina:
Questa edizione che è per noi bolognesi la dedico a te, mia cara Giulietta, che sei la più piccola dé miei nipoti che parlino e intendano il nostro dialetto, con ciò spero di farti cosa gradita. E allora che avrai fatto i tuoi compiti della scuola, là sul far della notte pregherai la tua buona mamma a leggertene qualcuna e gioverà a farti passare un'ora e a conciliarti il sonno. Va bene così? Sei contenta? Goditi dunque di questo poco che ti offre la tua zia.
Nel 1897, risultando da tempo irreperibile a Bologna, l'Ufficio Anagrafe cancella Carolina Coronedi Berti dai propri registri. Secondo alcune fonti essa è deceduta il 13 giugno 1882. Per altri muore nel 1911 a 91 anni. Il Comune le intitolerà una strada.

Istituto Tecnico Pier Crescenzi
- @ via Garibaldi, 6. Bologna
Di lui si narra che essendo commissario di esami a Bologna, ad un allievo che non sapeva nulla chiedesse di leggere un brano dei Promessi Sposi. Al primo verbo del brano, il professore Albertazzi ferma l'allievo e gli domanda:"Di quante specie sono i verbi?""Di due: maschile e femminile".Il professore Albertazzi, superato lo stupore, commenta:"Non lo sapevo, ma se lo dice lei sarà così. Ecco, se lei mi dice un verbo femminile, io la promuovo"."Partorire".L'Albertazzi rise e lo promosse.
(A. Burgio, Dizionario dei nomi propri di persona, Roma, Hermes, 1992, p. 19)

Casa del melograno
- @ via Broccaindosso, 20
L'albero a cui tendevi la pargoletta mano il verde melograno Da' bei vermigli fiori Nel muto orto solingo Rinverdì tutto or ora E giugno lo ristora Di luce e di calor
[...]
(G. Carducci, Pianto antico)

Nuvole in Appennino
Può capitare che gli autori di fumetti - tipi strani, un po' matti, solitari - si ritirino a disegnare o a vivere fuori città, portando con sé solo carta e matita. Ogni tanto, però, nei loro lontani rifugi si radunano e allora son chiacchiere e bicchieri di vino.

Motociclette di Bologna
Ducati, Maserati, Weber, GD… nomi che fanno subito pensare all'importanza del comparto meccanico bolognese, saldamente innestato al centro dell'Emilia dei motori: tra Maranello e Imola, tra Modena e Misano, ma anche tra Monza e il Mugello…
È storia sportiva e storia industriale.

I luoghi dello sport a Bologna tra 8 e 900
A Bologna all'inizio dell'Ottocento sport e spettacolo si confondevano.

La via dell'ombra
Bologna e le stragi.

Piera - tutte le storie
Tre ragazze al termine della loro adolescenza, in una cittadina del Friuli, tra voglia di crescere e sogni di indipendenza. A Piera è morta la nonna, Billi cerca un lavoro, Vic studia un esame. Insieme formano il gruppo rock Dinamite ...

Palazzo Ronzani
- @ piazza Re Enzo, 1, Bologna
Il palazzo Ronzani sorge all'angolo tra via Rizzoli e piazza Re Enzo. Fu inaugurato nel 1914 su progetto di Gualtiero Pontoni e Ettore Lambertini. In questo edificio aveva sede la birreria Ronzani, luogo di ritrovo amato dai bolognesi. Qui, nel 1909, fu fondato il Bologna Football Club. Nel sotterraneo fu ricavato un grande cinema-teatro, il Modernissimo (ora Arcobaleno).
> Tiziano Costa, Marco Poli, Conoscere Bologna, Bologna, Costa, 2004, p. 55

Elena Guidolin
Elena Guidolin è nata a Vicenza nel 1985 e scrive e disegna storie a fumetti.
Ha pubblicato, tra gli altri, con G.I.U.D.A. Edizioni, IFIX Studio, Lo Straniero, BeccoGiallo Editore e partecipato a numerose collettive in Italia e all'estero. ha collaborato con Diari da uno spettacolo 2015 al laboratorio interculturale Esodi del Teatro dell’Argine. Contributi di Elena Guidolin e Teresa Vila. Disegni: Elena.
Nel 2017 a Ruvo di Puglia si è tenuta una mostra delle tavole del volume di Andrea Antonazzo e i disegni di Elena Guidolin “I segni Adosso: storie di ordinaria tortura”. Il volume è stato presentato a Bologna nella rassegna Disognando della biblioteca Salaborsa nel febbraio del 2018 insieme agli autori, con Marco Ficarra dello Studio RAM e con il professore Renato Sasdelli.
È tra i membri fondatori del laboratorio artistico condiviso e associazione culturale Checkpoint Charly. Membro anche del del collettivo Franco che si occupa in ambito comunicativo e di arte pubblica hanno finalità inclusive, partecipative e sociali, in sinergia con varie realtà del territorio, come scuole, richiedenti asilo e senza dimora o cooperative di servizi rivolti agli adolescenti. Vive e lavora a Bologna.

Lorenzo Mattotti
Lorenzo Mattotti è nato a Brescia il 24 gennaio 1954. Ha collaborato con la rivista "Linus". Il suo primo lavoro importante è stato Incidenti, pubblicato nel 1979. Negli anni Ottanta, con Carpinteri, Igort, Jori e Brolli ha fondato a Bologna il gruppo Valvoline, la cui prima produzione è stata un inserto su "Alter Alter".
In seguito ha affiancato all'attività di autore di fumetti (Il signor Spartaco e Fuochi sono alcuni titoli che lo fanno conoscere anche all'estero), l'attività di illustratore per "Vanity" e la realizzazione di manifesti pubblicitari.
Suoi sono i disegni per Eros, film di Antonioni, Wong Kar Wai e Soderbergh del 2004. Nel 2011 ha pubblicato The Raven, con testi di Lou Reed. Tra le sue ultime collaborazioni con il cinema vi è l'animazione del Pinocchio di Enzo D'Alò del 2012 e la regia del film d'animazione La famosa invasione degli orsi in Sicilia del 2019, la fiaba di Dino Buzzati pubblicata nel 1945 sul Corriere dei Piccoli .
Tra le sue opere grafiche più recenti, tra moda, arte, illustrazione e fumetto, si annoverano Oltremai (Logos edizioni, 2013), Mattotti Works 2: Fashion (Logos edizioni, 2014), Vietnam (Louis Vuitton Travel Book, 2014), Sconfini (Logos edizioni, 2016), Blind (Logos edizioni, 2017).
Nel 2017 ha pubblicato il graphic novel Ghirlanda (Logos edizioni), con sceneggiatura di Jerry Kramsky. Nel 2018 è uscito il libro Lorenzo Mattotti. Covers for the New Yorker. che raccoglie le 32 copertine da lui disegnate per la prestigiosa rivista americana "The New Yorker", insieme a numerosi schizzi preparatori inediti. Attualmente vive e lavora a Parigi.
È impegnato oltre che nel fumetto, nell'illustrazione e nella grafica, collaborando anche ad iniziative riguardanti il cinema (ha realizzato il manifesto ufficiale del 2020 per la 77° mostra del cinema di Venezia) e la moda. Sul sito c'è una panoramica pressoché completa dei suoi libri e una presentazione di tavole, acquerelli, dipinti.

Renato Zangheri
Renato Zangheri è nato a Rimini il 10 aprile 1925. Ha frequentato il liceo Giulio Cesare di Rimini, poi la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna, dove si è laureato con lode con una tesi dal titolo Problemi e aspetti del socialismo italiano.

Giuseppe Dozza
Giuseppe Dozza è nato a Bologna il 29 novembre 1901, in via Orfeo. Figlio di fornai, a 13 anni è fattorino in una agenzia di trasporti. Si iscrive al Partito Socialista Italiano e nel 1920 è segretario dei giovani socialisti. Dopo il congresso di Livorno del 1921 aderisce al Partito Comunista d'Italia: nel 1923 è segretario nazionale della Federazione giovanile comunista e nel 1928 membro del Comitato centrale.

Virginio Merola
Virginio Merola è nato a Santa Maria Capua Vetere, in Provincia di Caserta, nel 1955. Vive a Bologna dal 1960. E' diplomato al liceo Minghetti e laureato in Filosofia presso l'Università di Bologna. Ha lavorato presso la Società Autostrade, ed è stato delegato e responsabile sindacale Cgil del settore autostrade.

Giorgio Guazzaloca
Giorgio Guazzaloca è nato a Bazzano, in provincia Bologna, il 6 febbraio 1944. Ha cominciato a lavorare con il padre a 15 anni e a 23 anni ha assunto la gestione dell'azienda di famiglia.
Altre risorse
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