bologna online
Risorse digitali dedicate alla documentazione della storia, della cultura, della società e delle istituzioni di Bologna e provincia con particolare attenzione all’800-900.
Dalla Cronologia
Accadde oggi, 15 settembre.

Campionati nazionali e Primo Congresso dell'UISP
Nata come emanazione del Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile dei partiti socialista e comunista, l'Unione Italiana Sport Popolare (UISP) tiene a Bologna i primi campionati nazionali, dal 15 al 18 settembre, e il suo primo congresso italiano, dal 19 al 22 settembre.
Ai campionati partecipano oltre 2.000 atleti. Comitati per lo Sport Popolare sono sorti in diverse città dell'Emilia e del nord Italia già dal 1947.
Il Comitato provinciale UISP bolognese si costituisce subito dopo l'assemblea nazionale di fondazione, tenuta a Roma il 4 aprile 1948.
La prima sede è nella palazzina, che aveva ospitato la Gioventù italiana del Littorio, in viale Masini 1. Animatori del Comitato bolognese sono Gianni Sinoppi, Alberto Landi, Rinaldo Collina.
Tra gli eletti del primo Consiglio nazionale vi è anche l'olimpionica Ondina Valla (1916-2006).

La terra cattù aromatica
Vincenzo Mondini (1783-1861), farmacista presso la farmacia Mondini e Marchi in via Barberia - poi Farmacia della Pigna in via Collegio di Spagna - partecipa alla Esposizione Nazionale che si tiene a Firenze dal 15 settembre all'8 dicembre con un succo concentrato e secco di Acacia Catechu.
E' una pianta comune in India e in Birmania, che contiene la catechina, sostanza dalle proprietà astringenti e antisettiche.
Il prodotto sarà ripresentato nel 1873 all'Esposizione di Vienna come terra cattù e sarà in genere conosciuto sotto forma di piccoli grani di liquirizia argentata.
Per i redattori della Nuova Enciclopedia Italiana le tavolette o pastiglie di cattù prodotte a Bologna godranno di speciale reputazione "sia pel grato sapore, sia perché correggono l'odore del fiato".
Verranno prodotte in sette farmacie della città, per complessivi 14 quintali all’anno. Saranno messe in commercio in piccole scatole di metallo (circa 200mila all’anno).

Pace da tutti i balconi
Durante l'ultima tappa a Bologna della “Carovana di pace del Giubileo degli oppressi”, organizzata dal movimento Pax Christi, un gruppo di persone lancia, assieme a padre Alex Zanotelli, l'idea di “Pace da tutti i balconi”.
La richiesta di esporre la bandiera della pace con i colori dell‘arcobaleno - usata in Italia per la prima volta nel 1961, durante la marcia Perugia-Assisi - ai balconi e alle finestre delle case, dei luoghi di lavoro, degli edifici pubblici, affiancherà nei mesi successivi la campagna nazionale "Fuori l'Italia dalla guerra", promossa da numerose organizzazioni, quali Emergency, Libera, Rete Lilliput e Tavola della Pace, contrarie al conflitto in Afghanistan.
Si calcola che nel febbraio 2003, alla vigilia della seconda guerra del Golfo, oltre 400mila bandiere "dipingeranno di pace" le città italiane.

"E nell'idolo suo si trasmutava"
Dal 15 settembre al 31 ottobre è aperta, presso la Galleria d'Arte Moderna, la mostra E nell'idolo suo si trasmutava. La Divina Commedia novamente illustrata da artisti italiani, curata da Carlo Cresti e Franco Solmi.
Ripercorre, con speciale finezza critica, la vicenda del Concorso bandito a Firenze nel maggio 1900 da Vittorio Alinari per l'illustrazione del poema di Dante, documentando “la cifra fortemente innovativa di quella esperienza e la sua vivace connotazione stilistica, fra simbolismo e liberty” (Savino).
L'invito di Alinari fu rivolto agli artisti italiani e il primo premio andò a Alberto Zardo (1876-1959). Tra i partecipanti vi furono Plinio Nomellini, Giovanni Fattori, Adolfo De Carolis, Armando Spadini, Augusto Majani e Duilio Cambellotti.
388 disegni fra tavole, testate e finalini, riprodotti con la tecnica della collotipia - stampa su lastra di cristallo - furono inseriti nell'opera La Divina Commedia novamente illustrata da artisti italiani, pubblicata tra il 1902 e il 1903.
Essa costituisce “una testimonianza del panorama artistico italiano di quel tempo e della fortuna che il poema dantesco ebbe a partire dall'Ottocento”, oltre che un esempio della qualità raggiunta allora da una delle migliori officine tipografiche nazionali.

Gli "ultimi naturalisti" di Francesco Arcangeli
"E sarà appena se si potrà dire che l'uno è lombardo, l'altro emiliano o veneto. E' prima l'emozione che conta, ora: un rapporto rapido e tremante, poderoso e oscuro (...) dove la natura è profondamente e amorosamente angosciata, e quasi medianicamente intuita". (F. Arcangeli)
Il saggio di Francesco Arcangeli Gli ultimi naturalisti, pubblicato sul n.59 della rivista d'arte “Paragone”, provoca entusiasmo nell'ambiente culturale bolognese, gettando le fondamenta di una sorta di movimento “informale” padano.
Vi partecipano artisti da alcuni anni seguiti assiduamente e sostenuti dal critico bolognese: da Pompilio Mandelli (1912-2006) a Ennio Morlotti (1910-1992), da Sergio Romiti (1928-2000) a Bruno Pulga (1922-1993), da Vasco Bendini (1922-2015) a Sergio Vacchi (1925-2016).
Non mancheranno però ad Arcangeli notevoli critiche. Sferzante la stroncatura di Giorgio Morandi: "è una natura vista dall'occhio della gallina".

Il castello di Medelana
- @ Via Medelana, 27, 40043 Marzabotto BO
L'ing. Ivan Mercatelli, esperto di radio a onde corte, acquista il castello di Medelana, la frazione più alta del comune di Marzabotto (668 m s.l.m.).
L'edificio, posto accanto alla chiesa di Santa Maria, fu costruito nel XV secolo. La parte principale funge da abitazione padronale. Attorno ad essa vi sono altri fabbricati minori a uso rurale: deposito, pollaio, fienile, cantina, legnaia, una piccola stalla, l'abitazione del custode.
L’ing. Mercatelli ristruttura il castelletto in stile post liberty e ne cambia la denominazione in Villa Ada.
Poco lontano è presente un borghetto, detto “il Casamento”, composto di case con torre e finestre decorate. Risale al XVI secolo ed è stato notevolmente ampliato nell'Ottocento
Dalla seconda metà del '900, con l'esodo della popolazione nativa verso la pianura, l'area di Medelana e i suoi edifici storici cadranno in progressivo stato di abbandono. Nei primi anni Duemila verranno effettuati tentativi di recupero, che andranno in parte a vuoto.

Palazzo Ronzani, il "Modernissimo"
“Nel piano sotterraneo vi è il Teatro Modernissimo, alla parte estrema nell'angolo di Via Rizzoli. con Via Artieri, vi è il Cinematografo Modernissimo, il resto del piano terreno è occupato da un grande caffè, che dalla Via Rizzoli passa alla Via Orefici, e da negozi fra i più belli della città”. (F. Bagnoli)
L'architetto e scenografo Gualtiero Pontoni (1871-1941) è autore del palazzo di Alessandro Ronzani, noto industriale della birra di Casalecchio, all'angolo tra la nuova via Rizzoli e piazza Re Enzo.
Il progetto definitivo del "palazzone" - così chiamato dallo stesso Pontoni - è stato approvato il 29 dicembre 1912. L'imponente costruzione sarà completata tra il 1913 e il 1915. E' uno dei palazzi più visibili e discussi della città, una gigantesca "macchina per affari" alla moda (Monari).
Occupa l'isolato di fronte al Palazzo del Capitano del Popolo, ricavato dalla demolizione di una parte del Mercato di Mezzo, per la quale sono scomparsi l'antico palazzo Lambertini - costruito nel XVI secolo su progetto di Baldassarre Peruzzi - e il sistema dei voltoni del mercato antico, edifici medievali, resti di torri.
Si tratta di uno dei primi edifici in cemento armato, in stile eclettico. L'impianto volumetrico è “alquanto rigido e con connotati di pesante monumentalismo” (Cresti). Per l'architetto Collamarini ha l'aspetto di "un croccante fortemente indigesto".
L'esterno è ornato da altorilievi in ceramica di Arturo Colombarini (1871-1940), che ne sottolineano la destinazione commerciale. L'elegante tettoia dei tram in ferro battuto su via Rizzoli è opera di Umberto Costanzini (1897-1968), il progettista del Littoriale.
Il nuovo palazzo ospita un albergo, appartamenti, circoli, magazzini e negozi. Il 16 febbraio 1915 sarà aperto nei sotterranei il Gran Caffé Modernissimo, una novità nell'edilizia cittadina: “tre entrate su altrettante strade e il podio dell'orchestra quasi attaccato al soffitto”.
Sempre affollato di militari e civili, il cinema-teatro sarà famoso per la musica di qualità e il valore dei cantanti ospiti.
La sua decorazione - come quella di alcuni appartamenti del palazzo - sarà affidata a Roberto Franzoni (1882-1960), uno dei maggiori esponenti del liberty locale.
Tra gli esercizi avviati dopo la costruzione del Modernissimo, il negozio all’angolo, allora profumeria Ferdinando Goselli, pur modificando nel tempo l’indirizzo commerciale, manterrà pressoché interamente gli arredi, a partire dalla vetrina principale, una “fantasmagoria di vetri e specchi” in stile liberty bolognese, cioè con i motivi caratteristici dell’Aemilia Ars.

L'attività edilizia di Ciro Vicenzi
Si esplica soprattutto nella zona di espansione residenziale fuori porta S.Stefano e in S.Mamolo, tra gli anni Venti e Trenta, la vasta attività di costruzione edilizia del geom. Ciro Vicenzi (1893-1962).
E' un tentativo di dare dignità estetica ad abitazioni comuni, sottolineandone le linee strutturali e limitando le decorazioni. Si realizza una serie di esempi significativi di Novecento architettonico.
Dotato di una notevole cultura costruttiva, Vicenzi è anche autore, a Bologna, del grande edificio industriale della Buton in viale Masini.

Prati di Caprara
- @ via Prati di Caprara
La vasta area nella periferia occidentale fuori Porta San Felice, dal XVI secolo di proprietà della famiglia senatoria dei Caprara, all'inizio dell'800 divenne Piazza d'Armi.

Campo sportivo del Ravone
- @ via Luigi Valeriani, 21, 40135 Bologna
Il 18 settembre 1921 fu inaugurato solennemente, con i Campionati Nazionali di Atletica Leggera, il primo campo polisportivo cittadino, gestito dalla Società di ginnastica Virtus.

Giardini Margherita
- @ Giardini Margherita
Il 6 luglio 1879, con grande partecipazione di popolo, venne inaugurato il Passeggio Regina Margherita, vasto parco pubblico ai piedi delle colline, tra Porta Castiglione e Porta Santo Stefano.

Ippodromo dell'Arcoveggio
- @ Ippodromo Arcoveggio
Nel 1932 in via Corticella fu inaugurato il nuovo ippodromo dell'Arcoveggio, voluto dal podestà fascista Leandro Arpinati e progettato dagli ingegneri Umberto Costanzini e Ulisse Bandiera.

Giardino di Casa Carducci
- @ Giardino di Casa Carducci
Contiguo all’ultima abitazione del poeta, che vi si trasferì nel 1890, il piccolo giardino è addossato a un tratto residuo delle antiche mura. Alla morte di Giosuè Carducci (1907), la regina Margherita lo donò al Comune insieme all’edificio, il cinquecentesco oratorio di S. Maria del Piombo che, trasformato a uso residenziale nei primi dell’‘800, è oggi sede del museo a lui dedicato. Il monumento, opera in stile liberty di Leonardo Bistolfi (1859-1933), venne concepito poco dopo la scomparsa del poeta ma inaugurato solo nel 1928. Si compone di quattro elementi scultorei collegati da scalinate: al centro è la potente figura di Carducci, seduto in atteggiamento assorto; a destra il gruppo del Sauro destrier, cavalcato dalla Libertà e affiancato dal Ritmo e dalla Rima; in basso a sinistra il gruppo della Natura e il Poeta con un fauno che suona la sinfonia eterna delle solitudini piene di vita; sullo sfondo un altorilievo raffigura l’opera carducciana e il raggiungimento dell’Unità d’Italia. Un grandioso bagolaro reclina la chioma sul poeta. Spiccano alcuni svettanti cipressi, un imponente acero campestre a metà del pendio e cespugli di rose nel piano.

Palazzo Bonfioli Rossi
- @ Bonfioli Rossi
La facciata è stata ricostruita alla metà dell'Ottocento in forme neoclassiche. Nel secondo cortile si trova un fregio dipinto a fresco da L. Spada, L. Massari, F. Brizio, che rappresenta episodi della Gerusalemme del Tasso (1620 c.). Al piano nobile, gli stessi artisti, insieme ad A. Tiarini, sono gli autori dei fregi e del soffitti rappresentanti episodi di storia romana. Al pianterreno le pitture delle volte sono attribuite a F. Carboni, F. Brizio e L. Cigni. Pittoresca la scala circolare attribuita ad Ercole Fichi.

Ex chiesa di Santa Maria delle Laudi
- @ Santa Maria delle Laudi
Detta popolarmente "Ospedaletto", fu sede dell'ospedale della Compagnia dei Laudesi, soppressa nel 1798. L'edificio fu eretto nel 1583 su disegno di Domenico Tibaldi, mentre la parte superiore, del 1610, si deve forse a Giulio Torri.

Santuario di Santa Maria della Vita
- @ Santa Maria della Vita
Sorto nella seconda metà del XIII secolo, fu ricostruito da G. B. Bergonzoni (1687-90) su pianta ellittica, mentre la cupola si deve a Giuseppe Tubertini (1785-87) e le sculture che la decorano a Luigi Acquisti. All'interno si conservano il Compianto in terracotta di Nicolò dell'Arca (1464-85 c.); dipinti di D. Calvaert, D. Pedrini, A. Milani, G. Gandolfi e sculture di G. Mazza, A. G. Piò, P. Tadolini, G. Rossi.

Libreria Palmaverde
- @ Libreria Palmaverde
Roversi era un “diavolo benigno”, un uomo allegro e bizzarro, amato ma anche temuto per la sua intransigenza. I giovani andavano da lui con rispetto reverenziale, e lui aveva un consiglio e un aiuto per tutti. Pur avendo proposte da molti grandi editori, preferiva pubblicare in proprio, in ciclostile o affidandosi a tipografie artigianali. Nella libreria, oltre a volumi pregiati e rari, c’erano centinaia di opuscoli di poeti affermati o debuttanti.
(S. Benni)

Convento di San Francesco
- @ piazza Malpighi, 9
Io sono stato e sono ancora alloggiato ai Frati Conventuali, cioè al convento del mio compagno di viaggio.
(G. Leopardi, Lettera al padre, Bologna, 22 giugno 1825)

Teresa Carniani Malvezzi
Nasce a Firenze nel 1785. A soli sedici anni va in sposa a Bologna del conte Francesco Malvezzi dé Medici. Qui studia lingue classiche e moderne, sotto la guida di Giuseppe Mezzofanti, di Paolo Costa e di Giuseppe Biamonti.
Nel palazzo "Dal Portico Negro" di via San Donato, famoso anche per la sua vasta biblioteca, avvia un salotto letterario frequentato la sera del martedì da numerosi intellettuali e scienziati, quali Clotilde Tambroni, Angelo Bertoloni, Carlo Pepoli, Dionigi Strocchi.
Giulio Perticari la chiama "Minerva bolognese", la ammirano Ippolito Pindemonte e Angelo Mai. Vincenzo Monti, che la onora della sua amicizia, l'incoraggia nello studio e le dedica un bel ritratto poetico.
Nel 1822 Teresa traduce, pubblicandolo anonimo presso Annesio Nobili, il Rape of the Lock (Il Ricciolo rapito), poema eroicomico scritto nel 1712 da Alexander Pope.
Nel 1827 pubblica a Firenze i primi tre canti del poemetto La cacciata del tiranno Gualtieri, al quale nel 1832 saranno aggiunti sei canti.
Sempre nel 1827 viene data alle stampe la sua traduzione in volgare dei Frammenti della Repubblica di Cicerone, ritrovati da Angelo Mai, giudicata da Valéry superiore a quella coeva del conte Odescalchi e lodata, per chiarezza, eleganza e brevità da Costa e Mezzofanti.
In questo periodo lavora ad un poema epico sulla espulsione da Firenze del Duca d'Atene e già i primi canti vengono ammirati per la ricchezza delle descrizioni, l'alta filosofia e l'erudizione storica.
E' aggregata a diverse Accademie italiane, tra le quali quella bolognese dei Felsinei, con il nome di Ipsinoe Cidonia.
Giacomo Leopardi la conosce a Bologna nella primavera del 1825, tramite il marchese Raimondo Mosca o forse grazie al conte Pepoli. La relazione che si instaura con questa non più giovane donna fiorentina è tale da riempire da subito gran parte della sua vita. Il poeta confessa:
Nei primi giorni che la conobbi, vissi una specie di delirio e di febbre. Non abbiamo mai parlato di amore, se non per ischerzo, ma viviamo insieme in un'amicizia tenera e sensibile, con un interesse scambievole, e un abbandono, che è come un amore senza inquietudine.
Si rende conto di frequentare una persona che lo ammira profondamente, che si intende di lettere e filosofia, con la quale gli argomenti non mancano mai, tanto che le conversazioni durano fino a tardi, suscitando gli imbarazzi del marito.
"La mia cara metà si adombra di tutte le visite che mi vengono fatte frequenti e lunghe", gli confessa Teresa. Dopodichè cerca di diradare le visite del poeta fino a raffreddare completamente il rapporto.
Nell'ottobre del 1826 Leopardi constata che negli ultimi incontri: "la mia conversazione da solo a sola vi annoiava ... non mi lasciaste luogo a nessun pretesto per ardire di continuarvi la frequenza delle mie visite". Durante il successivo soggiorno bolognese del poeta, nel 1827, i due non si incontrano più. "Relazione durata alcuni mesi e troncata per volere di lei", scrive Giacomo al fratello.
Nell'ultima parte della vita, dopo aver contratto una grave malattia, Teresa conduce vita ritirata, intenta unicamente ad opere di misericordia, fino alla morte, avvenuta nel 1859.

Cornelia Rossi Martinetti
Da giovane aveva ispirato un sentimento assai vivo a Napoleone: la sua grazia insinuante, lo splendore dei suoi occhi, la sua grazia insinuante, lo splendore dei suoi occhi, la dolcezza del suo sorriso turbarono il cuore del vincitore d'Italia.
(L. Colet)
Nasce nel 1781 a Lugo di Romagna dal conte Domenico Rossi e dalla marchesa bolognese Marianna Gnudi. Studia nel Collegio della Nobiltà di Modena, poi è allieva a Bologna del cardinale Giuseppe Mezzofanti, famoso poliglotta, che la avvia allo studio del greco e del latino.
Nel 1802 sposa l'ingegnere ticinese Giovanni Battista Martinetti, autore a Bologna di numerose opere private e pubbliche - i giardini della Montagnola, Villa Spada, il teatro Contavalli, la nuova strada Porrettana - di diciassette anni più anziano di lei.
Viaggia di frequente, anche all'estero. E' a Milano alla corte di re Eugenio Beauharnais e a Parigi in quella di Napoleone, diventando intima amica dell'imperatrice Giuseppina. Tra il 1818 e il 1830 risiede soprattutto a Roma, dove il marito è impegnato al servizio del cardinale Consalvi.
Dotata di un ingegno versatile, coltiva le letterature antiche e le lingue moderne, essenziali per le conversazioni dotte nei salotti europei, in cui è introdotta e fa scalpore.
E' autrice di un romanzo scritto in lingua francese e pubblicato a Roma nel 1823, Amélie ou le manuscrit de Thérèse de L., storia prolissa di una fanciulla che muore di tisi.
Francesco Rangone giudica l'opera "senza alcuna delle qualità che soglionsi per l'ordinario ammirare" e segnala che tutto vi è "estremamente rapido e precipitoso". Non meno perentorio è il più tardo giudizio di Antonietta Drago: "In letteratura si macchiò di un solo peccato, e lo fece per amore del defunto marito, al quale dedicò qualcosa che assomigliava a un romanzo".
In tarda età, a chi le rammenterà l'esistenza dell'opera, parlerà di "peccati di gioventù; velleità di applausi e di nomea, buone solo a guastar la vita".
Nel periodo napoleonico, dopo le soppressioni delle corporazioni religiose, l'ingegner Martinetti acquista in via San Vitale un antico monastero benedettino e lo trasforma in uno sfarzoso palazzo dotato di un vasto giardino all'inglese, con statue neoclassiche, fontane e tempietti nascosti da una ricca vegetazione. La cripta romanica della chiesa di S. Vitale e Agricola è trasformata in una grotta con finte stalattiti, luogo ideale per colloqui riservati e trame amorose.
Nel palazzo Cornelia apre uno dei salotti culturali e mondani più celebrati d'Europa, in cui accoglie con affettuosa cordialità i migliori talenti artistici e letterari del suo tempo, facendo leva anche su un fascino e una bellezza invidiabili:
Grandi occhi neri, mandava raggi e dardi sotto due palpebre di seta, nerissime. Naso affilato, bocca ridente, viso ovale delicatissimo, collo lungo, spalle giunoniche, alta e leggiadra ...
A Canova, venuto a Bologna nel 1810, ospite dei Martinetti, la contessa dà confidenzialmente del tu ed egli la chiama "figliola mia". Un giorno comincia a ritrarla in creta, ma all'improvviso fa a pezzi la scultura, forse per l'incapacità di coglierne i lineamenti, oppure per una confidenza da lei non gradita. Intanto Pietro Giordani, che la chiama "Venere bruna", si macera di gelosia ed esclama invidioso: "Come sei amata da tanto uomo!".
Paolo Costa è tra i suoi più accaniti adoratori e la descrive in termini entusiasti, concludendo, però, sconsolato e deluso: "fuorché un pò di pietà, nulla le manca". Anche Ugo Foscolo, che la conosce e la frequenta nel suo soggiorno bolognese, e che nel 1814 ha con lei un intenso scambio epistolare, l'ama "forsennatamente", ma invano.
Né rinunzierò alla speranza di rivedervi, se non quando il mio cuore non batterà più, ed io non sarò più ricordevole delle cose che sole mi fan parer men trista la vita.
La immortala nelle vesti di Polinnia, la musa della lirica, nel suo famoso poema Le Grazie. Una volta arrivato a Firenze le scrive sconsolato: "Ed io avea ricevuto tanta salute in sì pochi giorni a Bologna. Ma quanta non ne avrei ivi perduta!".
Giacomo Leopardi, più volte ospite a Bologna, è invitato dall'amico Carlo Pepoli "all'adorazione di questa Dea passibile e mortale" e, superando il pregiudizio creatogli da Brighenti, che l'aveva definita "donna di testa stortissima, e di cuor duro come il marmo", la segnala come la sola letterata a Bologna, assieme alla Franceschi Ferrucci, e la definisce degna di stare a fianco delle donne "veramente insigni delle maggiori nazioni europee". Un giudizio analogo è dato da Stendhal: "Madame Martinetti ferait sensation, meme à Paris".
Di tanti celebrati personaggi pare che l'unico che goda dei favori della bella "aspasia" sia Giambattista Giusti, un poetucolo, ma si tratta di pettegolezzi. (Raffaelli)
Dopo la morte del marito nel 1830, e a seguito di una malattia agli occhi, che la rende quasi cieca, Cornelia dirada le sue apparizioni in pubblico. Nel 1844 a Parigi, ormai avanti con gli anni, conosce Marco Minghetti, "giovane d'anni e maturo di senno", molto stimato e ammirato dal comune amico Pietro Giordani.
Ancora nel 1860, a madame Colet che la incontra in tarda età, ricorda "una statua antica, che si è lanciata da suo soglio". Muore nel 1867. Poco tempo dopo il suo meraviglioso e "luminoso" giardino scomparirà a seguito di vendite di proprietà e lottizzazioni.

Francesco Arcangeli
Questa bibliografia intende illustrare, nel nome di Francesco Arcangeli (1915-1974), una vicenda culturale di grande importanza, svoltasi a Bologna tra gli anni Trenta e gli anni Settanta del Novecento: la ricostruzione e il recupero, dal punto di vista storico e critico, della tradizione artistica emiliana.

Gli istituti culturali a Bologna
Bologna è per antonomasia città di cultura. Qui nell'XI secolo fu fondata la prima Università del mondo occidentale. Famosa per i portici, le torri, le numerose chiese e palazzi, vanta un vasto patrimonio storico-artistico custodito in oltre cinquanta musei e in tante biblioteche antiche e moderne.

Andrea Pazienza
L’artista dalla matita rivoluzionaria

Dante Cruicchi
Ex sindaco di Marzabotto e attivista di pace, Dante Cruicchi nasce nel 1921 a Castiglione dei Pepoli, dove muore nel 2011.Nel 2021 ricorre il centenario della nascita e Biblioteca Salaborsa ospita una mostra itinerante incentrata sulla sua figura.

Andrea Pazienza
Nato a San Benedetto del Tronto il 23 maggio 1956, Andrea Pazienza si iscrive al Dams di Bologna ed esordisce nella primavera del 1977 su “Alter Alter” con la sua prima storia a fumetti: Le straordinarie avventure di Pentothal.
Collabora alle riviste “Cannibale", “Il Male” e “Frigidaire”, disegnando fumetti e vignette. Nel 1980 dà vita a Zanardi e collabora a “Corto Maltese” e a “Comic Art”. Realizza manifesti di cinema e di teatro, scenografie, copertine di dischi e pubblicità.
Muore improvvisamente il 16 giugno 1988.
In sua memoria a Cremona è stato istituito il Centro Fumetto Andrea Pazienza.
Il 2026 in occasione del 70° anniversario della sua nascita, Biblioteca Sala borsa realizza una bibliografia: andrea_pazienza che illustra e racconta le relazioni con altri artisti, il materiale presente nel nostro patrimonio, sottolineandone l’importanza che l’artista ha avuto per il fumetto a Bologna e in Italia.
Andrea Pazienza è un riferimento fondamentale nel panorama culturale italiano di come il linguaggio grafico possa elevarsi ai livelli più alti di espressione artistica.

Girotondo
Questo volume che ha vinto il premio Andersen 2021 è sicuramente un libro che per la prima volta nel linguaggio del fumetto riesce a raccontare la vita di alcuni giovani ragazzi e ragazze, l’amore e tanti piccoli problemi.

Giorgio Carpinteri
Nasce a Bologna nel 1958. Dopo l’esordio su “Il Mago” nel 1978, ha partecipato al volume Immagini dall’altroquando, alle riviste “Pinguino", “Nemo”, “Fuego”.
È stato con Igort, Mattotti, Jori, Brolli, uno dei componenti del gruppo Valvoline. Ha scritto e disegnato una serie di racconti, poi riuniti nell’albo Flirt, pubblicato nel 1984 dalla Primo Carnera. Dal 1986 ha collaborato come art director a molti programmi televisivi. E’ stato autore per la Rai e Tmc.
Ha creato spot televisivi e campagne di affissione per numerosi brand. Oggi è direttore artistico e autore dei programmi televisivi di TheBlogTv.
Nel 2017 esce per Oblomov edizioni Pop-eye, pubblicato nel formato classico della striscia. Raccoglie i racconti del detective prodigio di appena 7 anni, che resero Carpinteri uno degli artisti più amati nel panorama del fumetto italiano.
Nel 2020 l’autore risponde alla quarantena imposta dalla pandemia atrraverso un quadernetto, dove sono raccolte una serie di tavole ironiche e autoconclusive che ben raccontano i comportamenti umani, a fronte di una emergenza che sembra una consumata sceneggiatura di un romanzo a fumetti.
na parte delle tavole del quadernetto antivirus vengono presentate in una mostra collettiva realizzata ad Udine nel febbraio del 2021, con Cinemazero grazie alla collaborazione con l’associazione Viva Comix nel progetto Zero_Comix.

Zanardi
Massimo Zanardi è un personaggio dei fumetti creato da Andrea Pazienza. Appare la prima volta in Giallo Scolastico , fumetto del 1981, pubblicato sulla rivista Frigidaire. Liceale perfido e senza morale, è una delle figure letterarie più rappresentative della generazione italiana a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta.

Annamaria Cancellieri
Annamaria Cancellieri è nata a Roma il 22 ottobre 1943. Si è laureata in Scienze Politiche all'Università La Sapienza e dal 1972 è entrata nell'amministrazione del ministero dell'Interno.

Virginio Merola
Virginio Merola è nato a Santa Maria Capua Vetere, in Provincia di Caserta, nel 1955. Vive a Bologna dal 1960. E' diplomato al liceo Minghetti e laureato in Filosofia presso l'Università di Bologna. Ha lavorato presso la Società Autostrade, ed è stato delegato e responsabile sindacale Cgil del settore autostrade.

Walter Vitali
Walter Vitali è nato a Minerbio, in provincia di Bologna, il 30 settembre 1952. È laureato in Filosofia all'Università di Bologna con una tesi sull'organizzazione delle federazioni di Bologna e Imola del PCI dal 1945 al 1986.

Guido Fanti
Guido Fanti è nato a Bologna il 25 maggio 1925 da padre bolognese e madre ferrarese. Ha frequentato il liceo Galvani e poi il corso di laurea in Scienze Biologiche all'Università di Bologna.
Altre risorse
Altri progetti e percorsi su Bologna online

Nuvole in Appennino
Può capitare che gli autori di fumetti - tipi strani, un po' matti, solitari - si ritirino a disegnare o a vivere fuori città, portando con sé solo carta e matita. Ogni tanto, però, nei loro lontani rifugi si radunano e allora son chiacchiere e bicchieri di vino.
