bologna online
Risorse digitali dedicate alla documentazione della storia, della cultura, della società e delle istituzioni di Bologna e provincia con particolare attenzione all’800-900.
Dalla Cronologia
Accadde oggi, 17 giugno.

Il “Resto del Carlino” cambia sede
Il “Resto del Carlino” si trasferisce in via Mattei alle Roveri, nella periferia nord-orientale. Le officine grafiche hanno già abbandonato la sede di via Gramsci, ormai inadeguata, nel 1962.
Il progetto del nuovo stabilimento tipografico, affidato all’arch. Enzo Zacchiroli (1919-2010), già autore di numerosi edifici moderni in città, ha ottenuto il premio IN/ARCH 1964.

Bando del Feldmaresciallo Kesselring per la lotta antipartigiana
Dopo l’appello del gen. Alexander ai partigiani a fare il possibile “per distruggere, ritardare, ingannare il nemico con tutti i mezzi” e quello di Badoglio di assalire “i comandi e i piccoli centri militari” e di uccidere “i germanici alle spalle”, il Maresciallo Kesselring, comandante delle truppe tedesche in Italia, decide di inasprire le misure per la lotta antipartigiana.
Nella ordinanza da lui emanata, e pubblicata in parte dal “Resto del Carlino” con il titolo Ribelli e complici sono avvertiti, sono prescritte catture preventive di ostaggi, fucilazioni e atti di rappresaglia, laddove vi siano attacchi ai militari germanici.
Egli considera tutti gli abitanti dei villaggi dell’Appennino responsabili dell’attività partigiana e promette copertura ai comandanti, che “nella scelta e nel rigore dei mezzi” vadano oltre la “solita” moderazione.
Secondo L. Klinkhammer, a partire da queste disposizioni, le truppe tedesche sono “praticamente spinte a compiere massacri”.
Sui monti toscani e emiliani opereranno formazioni militari specializzate nella ripulitura delle zone del fronte dai “banditi”, come la Divisione Hermann Goering e la 16a Divisione Panzergrenadier Reichsfuhrer SS.
Con il fronte che si avvicina alla via Emilia, l’esercito tedesco mira a ripulire le retrovie dalla presenza delle bande partigiane. Il CLNAI, che rappresenta il governo italiano nelle zone occupate, definisce il bando di Kesselring un parto “della paura per la prossima inevitabile sconfitta nazista”.

Conventi assegnati all'Opera dei Mendicanti
L'Agenzia Nazionale assegna i conventi soppressi di San Leonardo ed Orsola in via San Vitale e di Santa Caterina in Strada Maggiore all'Opera dei Mendicanti.
Nel primo vengono sistemati gli orfani e i giovani "condannati a correzione", nel secondo le putte di San Gregorio.
Gli orfani maschi vengono mandati presso artigiani a imparare un mestiere. Portano sul petto una M sormontata da una croce. Il loro guadagno è conservato fino all'uscita dal collegio.
Nel 1563 l'Opera ha fondato il primo reclusorio in Italia, riunendo nel convento di San Gregorio fuori porta San Vitale circa ottocento accattoni bolognesi. Nel periodo giacobino esso diviene Casa di correzione per i condannati e Ospizio per le prostitute, i malati celtici e i lebbrosi.
Nei secoli precedenti la Congregazione dei Mendicanti è diventata la più importante istituzione assistenziale della città, allargando la sua attività agli orfani in stato di mendicità, alle donne a rischio di onore o di malaffare, agli ammalati incurabili e ai malati mentali (ospedale di Sant'Orsola). A metà del '600 manteneva circa 1.500 poveri divisi in tre case.
Per servire alle case dell'Opera il 30 giugno 1601 è cominciata in via San Vitale - con l'impegno finanziario del Senato e di alcune compagnie d'arti - la costruzione della chiesa di S. Maria della Pietà.
Nel 1732 presso la vicina Casa della Pietà è stata aperta anche una casa di correzione per “birichini”, cioè per ragazzi delinquenti, che venivano obbligati a filare cotone.
Con l'arrivo di Napoleone, le opere d'arte di maggior prestigio presenti nella chiesa di Santa Maria della Pietà sono state requisite e spedite in Francia.
Altre sono state trasferite nella nuova Pinacoteca cittadina, quali La Madonna della Pietà di Guido Reni e La vocazione di San Matteo di Ludovico Carracci.
Nel 1807 gli orfani di San Leonardo, in numero di 50, passeranno al vicino Conservatorio di Santa Marta, che sarà ampliato con i locali ad esso attigui della soppressa compagnia di SS. Sebastiano e Rocco.
L'anno seguente all'Opera Mendicanti, passata alle dipendenze della Congregazione di Carità, saranno accorpati gli ospedali di San Giobbe e di San Lazzaro della Buona Morte, assieme agli orfanotrofi di Sant'Onofrio, San Bartolomeo e dei Raminghi.

Muore Pio Panfili
Muore a Bologna il pittore e incisore Pio Panfili (1723-1812). Nacque il 6 maggio 1728 vicino a Fermo, nelle Marche, e fu avviato dai genitori a bottega da un pittore, che però l'aiutò poco, utilizzandolo soprattutto a macinare colori.
Nonostante ciò progredì nell'arte, tanto che alcuni lo consigliarono di venire a Bologna. Qui, seguendo l'insegnamento impartito all'Accademia Clementina, si applicò alla pittura e all'architettura, risultando tra i migliori.
Grazie ad un mecenate, Giovanni Evangelisti, poté completare gli studi e continuare nel disegno, prediligendo le vedute della città e dei dintorni. Tornato a Fermo, cominciò ad avere importanti commissioni, come la volta della sala del Palazzo Priorale (1760).
Alcuni anni dopo fu nuovamente a Bologna e qui il tipografo Petronio dalla Volpe lo ingaggiò per riprodurre in incisione alcune opere d'arte assai rare: grazie ai rudimenti appresi dallo stesso tipografo, Panfili presto imparò ad incidere.
Ebbe grande successo con la riproduzione nel 1769 in piccolo formato delle Regole di Architettura del Vignola, incise "con prestezza e con mano leggerissima e disinvolta".
Nel 1782 corredò l'opera di Leon Battista Alberti con tavole stampate a cura dell'Istituto delle Scienze. Illustrò inoltre la storia del chiostro di San Michele in Bosco, scritta da Giampietro Zanotti.
Tra i lavori per i quali Panfili andrà famoso sono le Vedute in piccolo della Città di Bologna, pubblicate senza interruzione dal 1770 al 1796.
Assieme al lavoro di incisore, continuò quella del pittore, impegnato ancora a Fermo nel soffitto del duomo, e a Rimini nel cenacolo dei Padri Agostiniani. Fu da tutti onorato e benvoluto per il carattere schietto, le maniere affabili, la capacità di stare con gli altri.
Per le sue buone qualità, nel 1786 fu fatto Accademico clementino e in seguito membro dell'Accademia di Belle Arti di Bologna.

Le macchine rettificatrici Morara
- @ CAV Borgo Panigale
L'officina guidata da Luigi Morara, sorta nel 1919 e specializzata in meccanica di precisione, ottiene una importante commessa da parte dell'industria aeronautica.
E' l'occasione per iniziare a produrre macchine rettificatrici, quasi introvabili sul mercato italiano.
Alla vigilia della seconda guerra mondiale la ditta si traferisce sulla riva del Reno a Marzabotto. In questo periodo conta 150 dipendenti e ha committenti importanti, come la Piaggio.
Con la collaborazione di Vincenzo Martinelli, giovane insegnante delle Aldini-Valeriani, Luigi Morara avvia la costruzione di macchine per calibristi, assieme alla GAMFIOR di Torino.
Uscita distrutta dalla guerra, l'azienda dovrà affrontare una faticosa ripresa e solo nel 1848 potrà insediarsi a Bologna in via Speranza in un ampio capannone.
Da questo momento continuerà a svilupparsi sotto la guida di Martinelli e di Luigi Morara, figlio del fondatore, scomparso nel 1952.
L'importante incremento del fatturato, favorito dalla notevole qualità dei prodotti, verrà suggellato nel 1978 dal trasferimento della fabbrica in via Giacosa, in una sede più ampia.
Dal 2004 la Morara farà parte del gruppo Paritel-Gleason e si fonderà nel 2006 con DE.CI.MA S.p.A.

Via dell'Archiginnasio chiusa al traffico
- @ Via dell'Archiginnasio, 40124 Bologna (BO)
Dal mese di luglio la centralissima via dell'Archiginnasio è interdetta al traffico privato.
La strada collega via Farini a Piazza Maggiore, costeggiando il lungo portico del Pavaglione - il passeggio preferito delle signore e dei giovanotti “nell'ora vagabonda del vermouth” (Testoni) - e il fianco orientale della basilica di San Petronio.
Costituisce il confine occidentale del Quadrilatero, "area di antica tradizione artigianale, mercantile e commerciale" e sede un tempo delle principali corporazioni di mestiere della città.

Bologna capitale della misura del tempo
Dal 1° al 24 marzo nella Sala museale del Baraccano si tiene la mostra didattica multimediale Bologna, capitale della misura del tempo in occasione del 250° anniversario della costruzione dell'orologio gemello ad equazione di Domenico Maria Fornasini (1758).
Questo vero e proprio gioiello meccanico, rimesso in funzione nel 2005 in occasione delle celebrazioni di Giovanni Domenico Cassini (1625-1712), si trova nella basilica di San Petronio, proprio accanto alla meridiana ideata dall’illustre astronomo del Re Sole e direttore dell‘Osservatorio di Parigi.
La coppia di orologi del congegno Fornasini ha il compito "di conservare il tempo e darne la misura nei vari sistemi". Ogni quadrante ha - oltre a quella delle ore - due lancette: V e E a sinistra, M e I a destra.
"L'indice V segna mezzogiorno nell'istante che l'immagine del disco solare taglia la linea sul terreno. La lancetta a destra colla lettera M segna il tempo medio locale usato a Bologna dopo il 1857. La lancetta E indica l'ora secondo il meridiano dell'Europa centrale, e la lancetta I del quadrante a destra segna il tempo secondo l'orologio antico nel quale il giorno si cominciava a contare da mezz'ora dopo il tramonto e dall'1 alle 24". (F. Bagnoli)
Bologna può essere annoverata tra le “capitali mondiali della misura del tempo”. Nel XV secolo acquisì uno dei primi orologi astronomici, collocato nella torre di Palazzo d'Accursio, che ad ogni ora esibiva un carosello di statue di legno. (Il meccanismo è ancora conservato presso le Collezioni comunali d’Arte).
Lo scadere delle ore di questo orologio era ribadito poco lontano dai tocchi del “campanazzo” del Palazzo del Podestà, dotato di un suono intenso e profondo.
Bologna è anche la città di papa Gregorio XIII (1501-1585), promotore nel 1582 della riforma del calendario, da allora chiamato “gregoriano”. La sua statua benedicente domina ancora l‘ingresso principale di Palazzo d‘Accursio.
Della commissione per la riforma fece parte padre Egnazio Danti (1536-1586), matematico di prim'ordine, costruttore di meridiane in San Domenico e in San Petronio, quest'ultima sostituita nel '600 da quella di Cassini.
La città fu un centro importante per la fabbricazione di orologi da torre e di meridiane a camera oscura. Di queste ultime nel territorio bolognese ne rimangono sedici. Sui muri della provincia sono presenti più di 500 orologi solari e meridiane.
La mostra del Baraccano si avvale della direzione scientifica di Giovanni Paltrinieri, esperto di gnomonica e progettista del grande orologio solare la “Corte del Cielo” nel Quartiere Savena (1988).

Manifestazione dei sindacati contro la violenza e sit-in del Movimento
I sindacati convocano alle 16 in piazza Maggiore una manifestazione unitaria “contro la violenza”. Partecipano oltre centomila persone, provenienti da tutta l'Emilia. Le parole d'ordine sono: ordine, sicurezza democratica e libertà.
Il sindaco Zangheri promette di riprendere il dialogo interrotto tra la città e gli studenti, ma con l'esclusione e la denuncia dei "fautori della violenza". Auspica che la lotta democratica porti "al loro isolamento e alla loro sconfitta".
L'imbocco della piazza è presidiato da un servizio d'ordine di sindacalisti e attivisti del partito comunista.
Nell'attigua via Rizzoli circa diecimila giovani effettuano un sit-in in onore di Francesco Lorusso e per riaffermare la presenza del Movimento nella città.
In seguito il lungo corteo si sposta in piazza dei Martiri, dove Giovanni Lorusso, fratello dello studente ucciso, al quale non è stato concesso di intervenire in piazza Maggiore, legge un breve discorso.
Il giovane chiede a tutti coloro che sono scandalizzati per le violenze e le distruzioni dei giorni precedenti "di riflettere e di scegliere tra le vetrine e la vita umana" e dichiara che l'omicidio di Francesco e l'occupazione militare della città sono atti non solo contro gli studenti, ma contro tutti i cittadini democratici.

Ippodromo dell'Arcoveggio
- @ Ippodromo Arcoveggio
Nel 1932 in via Corticella fu inaugurato il nuovo ippodromo dell'Arcoveggio, voluto dal podestà fascista Leandro Arpinati e progettato dagli ingegneri Umberto Costanzini e Ulisse Bandiera.

Ippodromo Zappoli
- @ via Vittorio Veneto, Bologna
L'ippodromo di Bologna fu costruito dalla famiglia Zappoli nel parco della villa dei marchesi Davia a Porta San Felice.

Tennis Club Bologna
- @ Circolo Tennis Bologna
Un gruppo di studenti liceali appassionati di tennis ottenne nel 1902 dal Comune uno spazio all'interno dei Giardini Margherita per praticare questo sport originario dell'Inghilterra.

Alberto Tomba
Alberto Tomba fu uno dei protagonisti indiscussi dello sci alpino tra il 1986 ed il 1998.
Nato a Castel de’ Britti, frazione di San Lazzaro di Savena nella valle dell’Idice, ben lontano, cioè, dalle vette alpine, divenne ugualmente un grande specialista dello slalom e del gigante.

Palazzo Grassi
- @ Grassi
Di impianto duecentesco, il palazzo venne restaurato tra il 1910 e il 1913 conservando parzialmente il portico ligneo. Nell'interno si trova una galleria ornata con stucchi di Carlo Nessi e una cappella con l'Immacolata e angeli, di bell'effetto scenografico, opera dello scultore G. M. Mazza (1704) con decorazioni pittoriche di E. Graziani. In una sala, entro cornici in stucco, tempere seicentesche con prospettive di Andrea Monticelli.

Palazzo Savioli
- @ Savioli
Uno degli ultimi palazzi senatori venne costruito ed ampliato tra il 1772 e il 1778 su commissione di Ludovico Savioli. I progetti sono degli architetti Raimondo Compagnini e successivamente del quadraturista Giuseppe Jervolini. Nel cortile interno del palazzo si trova una settecentesca scultura in cotto raffigurante San Vincenzo de' Paoli e al primo piano sono presenti affreschi settecenteschi tra cui il ciclo pittorico di "Amore e Psiche".

Memoriale alle donne cadute nella Resistenza
- @ Memoriale alle donne cadute nella Resistenza
Questo monumento è un esempio di architettura partecipata, di come un'opera possa nascere, crescere e cambiare nel tempo. Il lavoro dei paesaggisti, il progetto degli architetti Letizia Gelli e Giampaolo Mazzucato, la scrittura dei bambini della scuola elementare, le sculture e i bassorilievi creati nei laboratori artistici del liceo e istituto d'arte bolognesi hanno contribuito, contribuiscono e contribuiranno a questa opera in divenire. Bologna, 25 aprile 2008.

Palazzo Gessi via Montegrappa
- @ Gessi
L'edificio fu ricostruito completamente da Giovanni Bassani nel 1792. Nello scalone si conservano statue coeve e pitture murali di Domenico Pedrini. L'attiguo voltone dei Gessi risale al XIII secolo.

Francesco Albergati Capacelli
Le sue commedie sono piene di un saporoso mordente, e il costume del tempo è ritratto con fresca e chiara verità: il dialogo si svela attraverso una leggera sfumatura ironica, le persone e le cose appaiono riflesse in uno specchio che non deforma i valori umani. C'è sì, in quelle pagine, l'ombra di Goldoni, ma essa appare con modestia, come se avesse prestato all'Albergati la misura delle scene, il luminoso contorno delle figure secondarie.(A. Meluschi)Di nobile famiglia bolognese, Francesco Albergati è avviato fin da giovane alla carriera politica: nel 1751 è nominato senatore e nel 1753, a soli 25 anni, Confaloniere di Giustizia. Egli è“la tipica figura del gentiluomo del settecento scettico e credente, aristocratico, ma con numerose amicizie fuori dal suo mondo naturale, purché vi portassero originalità di ingegno, prestigio di nome, novità di gusto e di costume”. (Beseghi)Dopo il fallimento del suo matrimonio con Teresa Orsi, annullato per intercessione di papa Benedetto XIV, accentua la sua opposizione all'antico ordine. E' a capo della "Società letteraria", che dal 1781 pubblica le "Memorie Enciclopediche", periodico fautore delle nuove idee dell'Illuminismo.Si dedica con passione al teatro, come autore, attore e mecenate. Costruisce spazi teatrali sia nel palazzo di Bologna, che nelle ville di famiglia a Zola, Manzolino e Medicina, passando dall'uno all'altro con compagnie di comici di mestiere o formate da lui stesso con dilettanti e servitori.Scatena grandi polemiche nell'aristocrazia cittadina la sua decisione di fondare, assieme ai conti Orsi, il teatro accademico dei Ravvivati, nel quale non sono ammessi i nobili, né come attori, né come spettatori.E' intimo di Baretti e Goldoni, corrisponde con Voltaire, partecipa alla traduzione in italiano dell'Encyclopédie. Tramite l'Alfieri è aggiornato sulle vicende rivoluzionarie in Francia.Goldoni rievoca così le sue qualità sulle scene: “aveva, oltre il sapere e il suo genio, le prerogative più felici per l'arter della declamazione teatrale, potendosi dire che non vi fosse in Italia comico o dilettante capace di sostenere al pari di lui le parti eroiche della tragedia e quelle di amoroso nella commedia”.Nel triennio giacobino rimane in disparte, mentre è coinvolto in vari incarichi di tipo culturale e didattico - revisore delle stampe, ispettore degli spettacoli - sotto il successivo governo monarchico. La morte lo coglie poco dopo, ancora impegnato nel teatro, praticamente sulla scena.

Dionigi Strocchi
Nasce a Faenza nel 1762. Studia nel locale Seminario Vescovile, già frequentato da Vincenzo Monti, assieme al fratello Andrea, che diventerà sacerdote. Egli invece nel 1783 si trasferisce a Roma, dove si laurea in giurisprudenza. Grazie a Quirino Visconti si dedica allo studio delle belle lettere, in particolare la Commedia di Dante, e si accosta al Cesari nel culto dei trecentisti. Nel 1790 è nominato Scrittore di Lettere Latine presso il Sacro Collegio.
Tornato a Faenza nel 1797, aderisce alla Repubblica Cisalpina, ottenendo importanti incarichi e grandi onori. A Milano rappresenta la sua provincia tra gli elettori del Corpo legislativo e in seguito viene nominato commissario. Dal 1806 al 1809 è professore di eloquenza e rettore al Liceo dipartimentale di Faenza e ricopre nella sua città l'incarico di vice-prefetto.
Nel 1819 riceve da Giacomo Leopardi una copia delle sue prime due Canzoni, accompagnate da queste parole, scritte "riverentemente e umilmente":
E forse V.S. Si dovrà pentire d'essersi fatta nota e famosa in tutt'Italia, ricevendo questa presente e il libricciuolo che l'accompagna; il qual fastidio non le avrebbe potuto sopravvenire se il nome suo non andasse per le bocche degl'italiani, e così venendo necessariamente alle orecchie mie, non avesse commosso il desiderio vivissimo ch'io porto da molto tempo di conoscere e riverire, potendo, colla persona, e quando no, almeno con lettere e cogli uffici che si costumano fra lontani, quei rarissimi ingegni che sostenendo in questa misera età l'ultimo avanzo della gloria italiana, danno speranza di vederla fors'anche per loro aiuto riaversi e tornare in fiore.
La sua mancata risposta, come anche la fredda accoglienza degli altri classicisti bolognesi, getta nel panico il contino e suscita lo stupore di Giordani: "mi pare impossibile che il gentilissimo Strocchi ti manchi".
Con il ripristino dello Stato Pontificio, Strocchi si rifugia a San Marino ed è per un breve periodo imprigionato a Bologna. Tra il 1815 e il 1830 resta "lontano dai pubblici negozi". Vive tra Faenza e Bologna, dove collabora all'Accademia dei Felsinei e frequenta assiduamente il salotto di Teresa Carniani Malvezzi. Tra il 1837 e il 1842 è docente di eloquenza presso il Collegio dei Nobili di Ravenna.
Nel 1846 compone un inno per l'elezione al papato di Pio IX e nel 1848 è nominato senatore. Negli ultimi anni vive a Bologna e Ravenna, dove muore nel 1850. È sepolto nella Cattedrale di Faenza per volontà del Municipio.
Amico di Monti, di Ugo Foscolo e Paolo Costa, Strocchi ha fatto parte di tutte le maggiori Accademie d'Italia, compresa quella della Crusca. E' considerato tra i maggiori esponenti della scuola neoclassica. Il catalogo delle sue opere comprende circa 120 titoli, tra inni, madrigali, odi, elegie e sonetti.
La sua fama è però legata, più che alla sua produzione poetica, all'opera di traduttore dal latino e dal greco. La sua versione degli Inni di Callimaco fu stimata da Carducci più bella dell'originale. Molto apprezzate furono anche le traduzioni delle Georgiche e delle Bucoliche di Virgilio. Alla volgarizzazione dei testi antichi dedicò anche due saggi teorici dal titolo Della traduzione.

Palazzo Pizzardi - Ferrovie dello Stato
- @ via D'Azeglio, 38
Il solenne Palazzo Pizzardi rigurgitava di sinistrati e di sfollati. Alcuni, ferrovieri-contadini, addirittura vi si erano rifugiati con animali domestici e mucche. Dai muri sbucavano fuori tubi fumanti: uno, lunghissimo, sporgeva orizzontale fino ad appoggiarsi all'unica palma rimasta al centro del giardinetto gonfio di mucchi di letame e spazzatura. Altri tubi, nell'atrio a colonne affumicavano persino le natiche dei Centauri Settecenteschi. Le statue sembravano smarrite in quel caos. Dai sotterranei salivano muggiti di mucche e grugniti di suini.
(R. Forni)

Albergo del Pellegrino
- @ via Ugo Bassi, 7
Il cameriere ... era un certo tale che aveva, riguardo agli Inglesi, una sua idea fissa; e questa innocente monomania consisteva nell'aver sempre in testa Lord Byron. Io feci questa scoperta durante la colazione, perchè avendogli detto a caso che le stuoie distese sul pavimento della camera erano molto adatte alla stagione, mi replicò all'istante che anche milord Byron amava questo genere di stuoie. Subito dopo, osservando che io non prendevo latte, esclamò con grande enfasi che anche milord Byron non ne prendeva mai. Sulle prime credetti ingenuamente che egli fosse stato al servizio di Byron; ma no, mi disse, no. Egli si era fatta l'abitudine di parlare di Byron con ogni Inglese che capitasse: ecco tutto.
(C. Dickens)

I portici di Bologna
A Bologna ci sono 62 chilometri di portici.
C'è chi si preoccupa di precisare al centimetro questo record mondiale di urbanistica, di cui la città va fiera, ma è misura che occorrerebbe continuamente aggiornare, dal momento che l'organismo vive, cresce, cambia, anche nel suo nucleo più antico.

Luoghi di Bologna
Guida bibliografica illustrata

La montagna bolognese nel medioevo
"Case di pietra, ponti di pietra grigia. In uno scenario di bellezza antica, tocca il Reno a Marzabotto i borghi di case murate al sasso, che lo sovrastano e sentono urtare dalle fondamenta ... Al piano si allarga e si sfianca, dove lo raggiungono le ombre dei parchi gentilizi e dei mulini fragorosi".

Il Collegio Venturoli
Il collegio artistico Venturoli è un importante istituzione benefica bolognese attiva da quasi due secoli. Per volere del fondatore, l'architetto Angelo Venturoli (Medicina 1749- Bologna 1821), essa dà sostegno a giovani promettenti nel campo dell'arte.

Porta Santo Stefano
- @ Piazza di Porta Santo Stefano, Bologna
L'antica porta Santo Stefano, collegata alla via Toscana verso Firenze, fu abbattuta nel 1843 e ricostruita dall'architetto Filippo Antolini. I due modesti edifici, utilizzati come sede del dazio, furono chiamati pomposamente "barriera Gregoriana" in onore del papa dell'epoca, Gregorio XVI. La porta era chiusa da due pilastri e una grande cancellata di ferro che ancora si possono vedere all' ingresso dei Giardini Margherita, dalla parte di porta Castiglione. L'ultimo ingresso solenne a porta Santo Stefano fu quello del nuovo re d'Italia Vittorio Emanuele II. Dopo l'abbattimento delle mura nel 1902 i due fabbricati di porta Santo Stefano ebbero svariati usi: come bagni pubblici, sede dei vigili urbani, della corale Euridice, del Comitato per Bologna Storica e Artistica, del Circolo anarchico Berneri e della sezione Bentini del PSI.
> Tiziano Costa, Marco Poli, Conoscere Bologna, Bologna, Costa, 2004, p. 219

Sam Pezzo
Personaggio creato da Vittorio Giardino nel 1979 e apparso prima sulla rivista "Mago" e in seguito su "Orient Express" diretta da Luigi Bernardi. Sam Pezzo è un investigatore privato, dal passato misterioso, che spesso si trova coinvolto in risse e sparatorie con ogni genere di delinquenti. Amaro e un po' disincantato, quasi sempre perdente in campo sentimentale, il detective Sam Pezzo non rinuncerà mai a portare a termine con successo le indagini che gli vengono affidate. Le sue avventure, ricche di suspense e dichiaratamente ispirate al romanzo poliziesco americano, sono ambientate in una grande città che potrebbe essere Bologna o la Little Italy di New York.

Luca Bulgheroni
Luca Bulgheroni, classe 1989, è fumettista e illustratore. Dopo il diploma all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, frequenta corsi specialistici all'Accademia di Belle Arti di Bologna e all'IDEA Academy di Roma. Inizia a lavorare nel mondo dei fumetti nello studio bolognese Inventario di Giuseppe Palumbo, con cui collabora per la realizzazione degli albi "Il Grande Diabolik''. Per alcuni anni lavora come colorista con Paolo Martinello su progetti storici per l'editore francese Glénat, e affianca Davide Fabbri come inchiostratore sul secondo volume delle nuove avventure dello Sconosciuto (Bonelli editore), personaggio cult creato da Magnus. Nel frattempo collabora con registi e creativi realizzando storyboard per cortometraggi e pubblicità. Nel 2022 entra come disegnatore nello staff di Dragonero, serie fantasy della Sergio Bonelli Editore.

Roberto Raviola
Roberto Raviola, in arte Magnus, nasce a Bologna il 31 maggio 1939. Dopo il diploma in scenografia presso la locale Accademia, dal cui motto latino è tratto il suo pseudonimo, nel 1964, insieme allo scrittore e sceneggiatore Luciano Secchi (Max Bunker), da vita a numerosi popolari personaggi: da Kriminal a Satanik, da Dennis Cobb a Gesebel, da Maxmagnus ad Alan Ford.

Guido Fanti
Guido Fanti è nato a Bologna il 25 maggio 1925 da padre bolognese e madre ferrarese. Ha frequentato il liceo Galvani e poi il corso di laurea in Scienze Biologiche all'Università di Bologna.

Renato Zangheri
Renato Zangheri è nato a Rimini il 10 aprile 1925. Ha frequentato il liceo Giulio Cesare di Rimini, poi la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna, dove si è laureato con lode con una tesi dal titolo Problemi e aspetti del socialismo italiano.

Flavio Delbono
Flavio Delbono è nato a Sabbioneta (Mantova) nel 1959. Il padre Aldo è vigile urbano e prima fabbro e sindacalista della CISL, la madre Luigia è ricamatrice.Dopo il liceo scientifico si iscrive alla Facoltà di Economia e Commercio a Parma, dove si laurea nel 1982.

Annamaria Cancellieri
Annamaria Cancellieri è nata a Roma il 22 ottobre 1943. Si è laureata in Scienze Politiche all'Università La Sapienza e dal 1972 è entrata nell'amministrazione del ministero dell'Interno.
Altre risorse
Altri progetti e percorsi su Bologna online

Nuvole in Appennino
Può capitare che gli autori di fumetti - tipi strani, un po' matti, solitari - si ritirino a disegnare o a vivere fuori città, portando con sé solo carta e matita. Ogni tanto, però, nei loro lontani rifugi si radunano e allora son chiacchiere e bicchieri di vino.
