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Risorse digitali dedicate alla documentazione della storia, della cultura, della società e delle istituzioni di Bologna e provincia con particolare attenzione all’800-900.
From the Chronology
Happened today, 16 septembre.

Il pittore Tato inscena il suo funerale
Il pittore e fotografo Guglielmo Sansoni (1896-1974) organizza il proprio funerale per rinascere come “Tato futurista”. Si nasconde nel carro funebre per assistere al dolore degli amici e dei parenti e all'improvviso salta fuori vivo e vegeto.
L'artista darà vita, assieme ad Angelo Caviglioni, a un futurismo venato di spirito petroniano, con una forte componente “goliardico-burlesca”. Dopo avere esposto alcune sue opere in una carrozza ferroviaria itinerante, aprirà a Bologna una casa d'arte.
Nel 1925 seguirà a Roma il leader del futurismo Marinetti, con il quale firmerà nel 1930 il manifesto La fotografia futurista.
Sarà anche uno dei massimi esponenti dell'Aeropittura, corrente del Futurismo esaltante il volo aereo. Ex combattente e allievo dell'Accademia militare di Parma, nella sua produzione sarà costante il tema bellico.

Piazza Maggiore diventa isola pedonale
Inizia la prima forma di pedonalizzazione delle zone più centrali della città: piazza Maggiore, piazza Nettuno e la prima parte di via D'Azeglio sono inibite alle auto e alle moto.
Il progetto è dell'assessore al traffico Pier Luigi Cervellati. Si ispira a una recente iniziativa degli architetti Van der Broek e Bakema per il centro di Rotterdam.
Nonostante le proteste dei commercianti la delibera comunale è approvata a larga maggioranza con i soli voti contrari di PLI e MSI.

Vittorio Puntoni nuovo Rettore
Vittorio Puntoni (1859-1926), professore di Letteratura greca, è nominato Rettore dell'Alma Mater. Succede a Luigi Calori.
Rimarrà in carica fino al 1911 e poi ancora dal 1917 al 1923, figurando tra i principali promotori della cittadella universitaria.
Senatore e accademico dei Lincei, si adopererà, tra l'altro, per l'assegnazione del Premio Nobel a Giosue Carducci.

Si costituisce il CLN bolognese
Si costituisce la sezione bolognese del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN). Ne fanno parte Paolo Betti per il Partito Comunista, Francesco Colombo per i repubblicani, il socialista Verenin Grazia e Armando Quadri per il Partito d'Azione.
Non partecipano ancora esponenti liberali e democristiani. La prima riunione si svolge in via Oberdan 2, nell'atelier della moglie di Quadri. In seguito la maggior parte degli incontri si terranno nella casa di Grazia in via Saragozza 158.
Negli ultimi giorni di guerra la sede abituale sarà l'Istituto dei ciechi in via Castiglione, il cui direttore è il socialista Paolo Bentivoglio.

Giuseppe Dossetti ordinato sacerdote
Dopo aver partecipato per due anni ai lavori del Consiglio comunale dai banchi dell'opposizione, Giuseppe Dossetti (1913-1996) si è ritirato dalla vita pubblica. Il 29 marzo 1958 ha presentato le proprie dimissioni al Consiglio comunale.
Già alla fine del 1955 ha fondato, assieme ad alcuni ricercatori del Centro di documentazione di teologia, una sua comunità monastica e ha manifestato il desiderio di dedicarsi al sacerdozio.
Il 6 gennaio 1959 viene ordinato dal card. Lercaro e in seguito nominato suo perito personale al Concilio Vaticano II.
La Piccola famiglia dell'Annunziata, di cui Dossetti sarà superiore, troverà sede fino al 1961 presso il Santuario di San Luca e da quell'anno nell'abbazia di Monteveglio.
Nel 1972 Dossetti si trasferirà con parte della comunità in Terra Santa, da cui tornerà dieci anni dopo per costruire un nuovo convento a Monte Sole, nel luogo del più efferato massacro nazifascista.

Inaugurazione dell'Istituto ortopedico Rizzoli a San Michele in Bosco
- @ Istituto Ortopedico Rizzoli
Dal lascito del chirurgo Francesco Rizzoli vengono tratte le sostanze per l'acquisto del complesso olivetano di San Michele in Bosco.
La trasformazione in ospedale è opera dell'avv. Giuseppe Bacchelli (1849-1914), presidente della Deputazione provinciale, che si avvale della collaborazione degli architetti Giachi, Collamarini e Rubbiani e della consulenza del prof. Panzeri, direttore dell'Istituto Rachitici di Milano.
Il 28 giugno 1896 l'Istituto Ortopedico Rizzoli, "nave della scienza ortopedica", è inaugurato da re Umberto I e dalla regina Margherita. Di grande effetto è la sfilata delle carrozze, che nel pomeriggio sale da via D'Azeglio lungo la via Panoramica, tra due ali di folla.
La visita dei Reali è guidata, dopo una "brillante orazione" inaugurale, da Giuseppe Bacchelli e dai dottori Panzieri e Grillini.
Gli ospiti rimangono colpiti da alcuni allestimenti del nuovo ospedale: i bagni turchi decorati in stile pompeiano e rivestiti di marmi multicolori, la bianca sala operatoria "con tavoli di vetro grossissimo", la sterilizzatrice, in grado di uccidere "i baccilli di qualunque età e razza".
L'ospedale dei "rachitici" sarà all'inizio malvisto dai benpensanti bolognesi, preoccupati dell'arrivo di "storpi" da ogni parte d'Italia.
Ma nel tempo l'istituto acquisterà prestigio nazionale e internazionale, grazie anche all'opera dei direttori Alessandro Codivilla e Vittorio Putti.
La Guida illustrata del Bagnoli offre un’ampia descrizione dell’Ospedale Rizzoli all’anno 1933:
“L' Istituto ha un piano sotterraneo, uno terreno e uno superiore. Nel sotterraneo sono le caldaie, le macchine per la forza motrice, per l'illuminazione, per l'innalzamento dell'acqua e per il riscaldamento. Vi sono inoltre immensi magazzeni di deposito per materiali diversi, cantine e l'antica ghiacciaia della capacità d1 500 mc. La cucina occupa un vastissimo locale, già dai monaci adibito ad uso teatro. Le batterie di cucina sono in nichel e rame.Al piano terreno sono gli ambulatori, gli uffici, la farmacia, le sale di ginnastica, la sala operatoria, bagni, e laboratori ... Diversi rami di scale danno accesso al piano superiore, nel quale sono il Reparto pediatrico, le camere di I e II classe, le corsie di III, divise in due sezioni, a seconda del sesso. Belle sale da pranzo, ed una, splendida, di ritrovo e di lettura. La grande corsia lunga m. 162,25, serve anche all'inverno per passeggiare. Poi vi è un salone cinematografico per proiezioni scientifiche e per svago degli ammalati”.

Rappresaglie dopo l'uccisione dello squadrista Giorgi
Lo squadrista Ferdinando Giorgi (1900-1922) muore in circostanze non chiare la sera del 6 agosto davanti a una osteria. In un telegramma inviato al Prefetto, il comandante dei carabinieri afferma che il giovane è stato aggredito “proditoriamente et brutale malvagità”, da una ronda di comunisti.
Per vendetta, durante la notte centinaia di fascisti armati, guidati da Dino Grandi e Gino Baroncini, rastrellano la zona della Montagnola alla ricerca di “sovversivi”.
Una decina di persone rimangono ferite. Vengono devastati alcuni luoghi simbolici del socialismo bolognese, quali il Circolo Ferrovieri di via del Borgo e le due camere del lavoro.
La sede della cooperativa “La Sociale” è distrutta per la seconda volta in pochi giorni. Questo attentato costituisce “la pietra tombale sul presidio fisico del territorio della Bolognina da parte delle forze della sinistra” (Pontieri).

Marconi a Fiume a bordo dell’“Elettra”
Guglielmo Marconi (1874-1937) entra nel porto di Fiume occupata con il suo panfilo “Elettra” acquistato l’anno prima. L’evento ha grande risonanza: lo scienziato e inventore bolognese è accolto come un eroe da Gabriele D’Annunzio (1863-1938), che dedicherà alla nave alcuni versi:
“Candida nave che navighi nel miracoloe animi i silenzi del mondo”
Mandato in missione dal governo italiano per convincere il Vate a rinunciare alla sua impresa, il 23 settembre lo aiuterà invece a inviare al mondo un messaggio sulla questione fiumana.
Gli farà eco nel chiedere “a tutti gli uomini liberi e a tutti gli stati che nella vera giustizia hanno un loro fondamento saldo” il riconoscimento della Reggenza italiana del Carnaro.
Sulla nave-laboratorio “Elettra” Marconi condurrà numerose ricerche sulle onde corte e le microonde, che apriranno la strada alla comunicazione wireless.
Nel 1930 dal panfilo ancorato a Genova partirà il segnale radio che accenderà le luci dell’Esposizione radioelettrica di Sidney, distante oltre 20mila chilometri.
Nel 1934 l’“Elettra” entrerà nel porto di Sestri Levante guidata esclusivamente da un radiofaro, inaugurando la “navigazione cieca”.

Ippodromo Zappoli
- @ via Vittorio Veneto, Bologna
L'ippodromo di Bologna fu costruito dalla famiglia Zappoli nel parco della villa dei marchesi Davia a Porta San Felice.

Gioco del Pallone o Sferisterio
- @ Sferisterio della Montagnola
Su progetto dell'architetto Giuseppe Tubertini venne costruita, sul lato orientale della Montagnola, un'arena per il Gioco del Pallone, inaugurata il 15 marzo 1821.

Ricreatori Fortitudo
- @ via San Felice, 103, 40122 Bologna
Nel 1890 don Raffaele Mariotti, cappellano di Santa Maria Maddalena, cominciò ad organizzare sotto il portico della chiesa in via Zamboni alcune attività ricreative e di svago per i giovani operai che terminavano la loro faticosa giornata di lavoro.

La Società ginnastica Sempre Avanti!
Nasce la Società Ginnastica Educativa Sempre Avanti!, sezione della Società Operaia maschile di Bologna.
Il gruppo fondatore ha tenuto le riunioni preparatorie nella sala della Società di ballo Boheme in via Barbaziana (poi via C. Battisti n. 24) e in aprile si sono aperte le iscrizioni alla sezione ginnastica per i soci dell'Operaia.
Intanto una squadra di ginnasti ha iniziato ad allenarsi, sotto la guida del prof. Remigio Legat, in vista della partecipazione al Concorso ginnastico federale, previsto a Bologna per il 16-19 maggio.
La festa di inaugurazione della Sezione Ginnastica si tiene il 12 maggio, condotta da Gaetano Cuppi per la Società Operaia e dal professor Francesco Pullè per l’Università popolare “Giuseppe Garibaldi”.
Primo presidente viene eletto Ugo Gregorini-Bingham, personaggio di spicco nella vita politica cittadina. Remigio Legat assume l'incarico di direttore tecnico.
La divisa sociale è composta da una maglia bianca e calzoncini blu, con una larga fascia rossa alla cintura, un berretto floscio e una tracolla bianca e rossa.
La società promuove l'attività sportiva, ma negli anni iniziali organizza anche manifestazioni di beneficenza e partecipa a campagne politiche. Sarà una delle prime società sportive in Italia a costituire una sezione femminile (1906).
Dalle sue file usciranno atleti vincenti nelle più varie discipline: da Oreste Passuti, primatista italiano nel lancio del giavellotto (1913), a Adolfo Tunesi, medaglia d'oro nel penthatlon alle Olimpiadi di Stoccolma (1912).
La palestra sociale è dapprima in via Barbaziana n. 8, poi in via Banzole n. 4. Nel 1904 si trasferirà in un camerone denominato “la Viola”, situato accanto a una stalla nel Prato di San Giuseppe, fuori Porta Saragozza. Nei giorni di mercato il locale verrà occupato da cavalli e biroccini.
In seguito sarà la volta di locali, sempre precari, in via Malpertuso, in vicolo Otto Colonne, in via del Pratello, fuori Porta Lame.
Gli esercizi all'aria aperta saranno svolti in vari luoghi periferici: ai Prati Garagnani (o dell'Eritrea), fuori Porta Galliera, in Piazza VIII Agosto, ai Giardini Margherita, a San Michele in Bosco, nei Prati di Caprara o di Filopanti, in fondo a via Capo di Lucca.
Nel 1911 la Società occuperà finalmente una sala in via Maggia (o via San Gervasio), dietro palazzo Lambertini, sede del Liceo Minghetti. Presto sarà da tutti conosciuta come “la palestra della Sempre Avanti!”
Vi si terranno soprattutto incontri di pugilato e di lotta greco-romana. Da qui usciranno campioni quali Aleardo Donati, Federico Malossi, Giuseppe Battistoni e, soprattutto, Francesco Cavicchi, il peso massimo idolo degli sportivi bolognesi, sul trono europeo nel 1955.
Rimarranno memorabili gli incontri del campionato a squadre di lotta greco romana contro la Faenza Sportiva.

Canale delle Moline
- @ delle Moline
In fondo allo scivolo scorre il canale delle Moline. Le case fra gli attuali civici 9 e 25, edificate a partire dal 1516 dall’Università delle Moline e delle Moliture, ospitavano i mugnai addetti alle macine per grano azionate dalle acque del canale.

Palazzo Marescotti Brazzetti
- @ Marescotti
Costruito nel 1508, epoca alla quale risale il portale, forse appartenuto al palazzo Bentivoglio; la facciata restò incompiuta. L'interno fu ammodernato, per volere di Raniero Marescotti, a partire dal 1680. Lo scalone fu progettato da Giangiacomo Monti (1680-87). All'interno le sale, al piano nobile, furono affrescate da D. M. Canuti, con stucchi di G. F. Bezzi (1682), da M. A. Franceschini e E. Haffner (1682), da G. e A. Rolli (1683) e il grande salone da G. e A. Rolli (1687) e G. A. Caccioli (1709).

Sepolcri dei Glossatori
- @ Glossatori
Si deve ad Alfonso Rubbiani (1891) l'attuale risistemazione dei sepolcri. La prima arca appartiene ad Accursio, morto nel 1265, e a suo figlio Francesco; quella a doppio colonnato ad Odofredo, morto nel 1265 e quella con le colonne sostenute da quattro leoni a Rolandino dei Romanzi, morto nel 1284. Quest'ultima è opera di Alberto di Guidobono e Albertino d'Enrico.

Casa Tortorelli
- @ Tortorelli
L'edificio risale alla fine del Cinquecento ed è attribuito a Francesco Morandi, figlio di Antonio detto “il Terribilia”. L'assetto attuale del prospetto si deve ad un intervento dei primi anni dell'Ottocento che ha inglobato edifici adiacenti ripetendo sulla facciata le forme tardo rinascimentali del nucleo originario, corrispondente alle prime tre arcate verso sinistra. Nell'angolo con via dé Griffoni affresco con il Cristo dalla pianella d'oro, riproduzione del Volto Santo di Lucca. Nel loggiato interno è collocato un affresco raffigurante la Madonna con il bambino di scuola bolognese del XVI secolo.

Sirena del Pincio
- @ via Indipendenza. Bologna
Bella mia, dal fondo algosoDel mar nostro vieni su!In te vuole il suo riposoLa mia bronzea gioventú.
...
(G. Carducci)

Teresa Carniani Malvezzi
Nasce a Firenze nel 1785. A soli sedici anni va in sposa a Bologna del conte Francesco Malvezzi dé Medici. Qui studia lingue classiche e moderne, sotto la guida di Giuseppe Mezzofanti, di Paolo Costa e di Giuseppe Biamonti.
Nel palazzo "Dal Portico Negro" di via San Donato, famoso anche per la sua vasta biblioteca, avvia un salotto letterario frequentato la sera del martedì da numerosi intellettuali e scienziati, quali Clotilde Tambroni, Angelo Bertoloni, Carlo Pepoli, Dionigi Strocchi.
Giulio Perticari la chiama "Minerva bolognese", la ammirano Ippolito Pindemonte e Angelo Mai. Vincenzo Monti, che la onora della sua amicizia, l'incoraggia nello studio e le dedica un bel ritratto poetico.
Nel 1822 Teresa traduce, pubblicandolo anonimo presso Annesio Nobili, il Rape of the Lock (Il Ricciolo rapito), poema eroicomico scritto nel 1712 da Alexander Pope.
Nel 1827 pubblica a Firenze i primi tre canti del poemetto La cacciata del tiranno Gualtieri, al quale nel 1832 saranno aggiunti sei canti.
Sempre nel 1827 viene data alle stampe la sua traduzione in volgare dei Frammenti della Repubblica di Cicerone, ritrovati da Angelo Mai, giudicata da Valéry superiore a quella coeva del conte Odescalchi e lodata, per chiarezza, eleganza e brevità da Costa e Mezzofanti.
In questo periodo lavora ad un poema epico sulla espulsione da Firenze del Duca d'Atene e già i primi canti vengono ammirati per la ricchezza delle descrizioni, l'alta filosofia e l'erudizione storica.
E' aggregata a diverse Accademie italiane, tra le quali quella bolognese dei Felsinei, con il nome di Ipsinoe Cidonia.
Giacomo Leopardi la conosce a Bologna nella primavera del 1825, tramite il marchese Raimondo Mosca o forse grazie al conte Pepoli. La relazione che si instaura con questa non più giovane donna fiorentina è tale da riempire da subito gran parte della sua vita. Il poeta confessa:
Nei primi giorni che la conobbi, vissi una specie di delirio e di febbre. Non abbiamo mai parlato di amore, se non per ischerzo, ma viviamo insieme in un'amicizia tenera e sensibile, con un interesse scambievole, e un abbandono, che è come un amore senza inquietudine.
Si rende conto di frequentare una persona che lo ammira profondamente, che si intende di lettere e filosofia, con la quale gli argomenti non mancano mai, tanto che le conversazioni durano fino a tardi, suscitando gli imbarazzi del marito.
"La mia cara metà si adombra di tutte le visite che mi vengono fatte frequenti e lunghe", gli confessa Teresa. Dopodichè cerca di diradare le visite del poeta fino a raffreddare completamente il rapporto.
Nell'ottobre del 1826 Leopardi constata che negli ultimi incontri: "la mia conversazione da solo a sola vi annoiava ... non mi lasciaste luogo a nessun pretesto per ardire di continuarvi la frequenza delle mie visite". Durante il successivo soggiorno bolognese del poeta, nel 1827, i due non si incontrano più. "Relazione durata alcuni mesi e troncata per volere di lei", scrive Giacomo al fratello.
Nell'ultima parte della vita, dopo aver contratto una grave malattia, Teresa conduce vita ritirata, intenta unicamente ad opere di misericordia, fino alla morte, avvenuta nel 1859.

Casa - Via del Borgo di San Pietro
- @ via del Borgo di San Pietro, 127
La strada, lunga lunga, diritta, di dieci in dieci metri diventa sempre più sporca: fiancheggiata da prima di case, poi di casine, poi di casipole, poi di catapecchie mette capo a una chiesina, bianca e rossa e liscia come una giovane lavandaia, sormontata da un orologio in ferro che indica l'ora di pranzo, quando c'è pranzo, a parecchie centinaia di famigliole operaie e di pezzenti ...
(A. Rubbiani)

Paolo Costa
"Maestro di letteratura e filosofia", Paolo Costa nasce a Ravenna nel 1771. Studia dapprima nel Collegio dei Nobili della città romagnola con insegnanti modesti, quindi a Padova segue le lezioni di Melchiorre Cesarotti e Simone Stratico. Nella città veneta, profondamente influenzata dalla rivoluzione francese e percorsa da idee illuministiche, fa amicizia con Ugo Foscolo.
Il suo acceso giacobinismo lo getta nell'agone politico. A Ravenna è ufficiale della Guardia Nazionale, presidente della nuova municipalità e moderatore del locale Circolo Costituzionale. Condannato ai lavori forzati con il ritorno degli Austro-Russi, riesce a fuggire a Bologna nell'aprile del 1799.
Nel 1801 è inviato ai Comizi di Lione e nel 1805 è autore dell'ode per l'ingresso a Bologna di Napoleone imperatore. Il nuovo governo lo nomina professore di filosofia al liceo. Frequenta con assiduità la Società del Casino e i migliori salotti della città, come quello di Cornelia Martinetti. E' tra coloro che incontrano e aiutano Lord Byron a Bologna e in Toscana.
Nel 1819-1821 partecipa ad una delle imprese letterarie fondanti della scuola classica romagnola: sua è la Vita di Dante in premessa al commento a più mani della Divina Commedia, con note di Strocchi, Perticari e Giusti e un saggio sull'allegoria del Marchetti. Come letterato è classicista e antiromantico, ammiratore di Monti e Giordani. Scrive lettere e poesie e un Dizionario della lingua italiana. La sua opera va comunque considerata soprattutto in funzione didattica e educativa.
Dopo la Restaurazione è accusato di materialismo e ateismo e rimane senza impiego. Dal 1822 gli è concesso di continuare l'insegnamento in forma privata nella sua villa Il Cipresso, nei dintorni di Bologna. La sua scuola, di altissimo livello culturale, ha subito grande risonanza. La fama di liberale perseguitato gli attira le simpatie degli oppositori del governo reazionario pontificio. Tra i suoi allievi vi sono giovani promettenti come Marco Minghetti e Antonio Montanari.
Costa è uno dei letterati del cenacolo bolognese a cui Leopardi invia le sue Canzoni, prima dell'arrivo in città. Il suo editore Pietro Brighenti lo giudica uomo "d'ingegno e d'abilità", ma anche "un matto inquietissimo", un briccone con "lingua da tenaglie".
È un assiduo collaboratore del "Giornale Arcadico", scrive dissertazioni, trattati, componimenti poetici, ma diviene soprattutto noto per le sue traduzioni da Ovidio, Orazio, Anacreonte, in gara con l'amico Giovanni Marchetti. Suo è anche un tentativo di riformare il Vocabolario della Crusca.
È inoltre autore di opere filosofiche, ispirate al sensismo di Locke e Condillac, dei quali è ammiratore: tra esse Del modo di comporre le idee e di contrassegnarle con vocaboli precisi a fine di ben ragionare o Della sintesi e dell'analisi. Sulle sue capacità di filosofo Leopardi dà un giudizio severo:
L'analisi delle idee starebbe molto male se non avesse altri coltivatori che i Costa. Ci vuol ben altra profondità di mente per dir cose nuove in metafisica. La sua filosofia non dimostra altro che la gran miseria degli italiani in questo particolare, come in tutti gli altri.
Nel 1831, durante la "rivoluzione municipale", la sua nomina alla cattedra di Scienza Ideologica dell'Università, è accolta con grande entusiasmo e le sue lezioni sono veri e propri trionfi. Ma pochi giorni dopo il suo insediamento, con il ritorno a Bologna degli Austriaci, il suo corso viene interrotto e egli è costretto a riparare a Corfù, seguito dalla fama, assegnatagli dal cardinale Oppizzoni, di "principale propagatore della rivoluzione" e di sovvertitore della "gioventù studente".
Nel 1832 può ritornare a Bologna per un atto di clemenza del Papa, ma gli è ingiunto di risiedere nella sua villa suburbana. Qui continuerà la sua attività didattica fino alla morte, sopraggiunta nel 1836.

La collina di Bologna
Come un grande terrazzo accessibile a tutti, un'oasi verde preservata nel tempo con lodevole lungimiranza, la collina si affaccia da mezzogiorno sui tetti rossi della "fosca e turrita" Bologna.

Bologna nel Cinquecento
Nel corso del Cinquecento alcuni grandi avvenimenti vedono coinvolta Bologna in posizione privilegiata, quasi al centro del mondo: gli incontri di papa Leone X con il re di Francia Francesco I, l'incoronazione dell'imperatore Carlo V, le sessioni del Concilio di Trento, seguite dall'importante attività riformatrice del cardinale Gabriele Paleotti. In questo periodo la città si trasforma profondamente e l'architettura "all'antica" riveste i palazzi e le cappelle gentilizie delle famiglie senatorie, desiderose di esibire ricchezza e potenza.

Gli Etruschi di Bologna
Bononia, Felsina vocitata tum cum princeps Etruriae esset. (*)
(Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 115-116)

Le Caserme Rosse
Il lager di transito e smistamento delle Caserme Rosse entrò in funzione il 7 ottobre 1943. Era un complesso di bassi edifici in aperta campagna, nella periferia di Corticella, utilizzati come scuola per ufficiali della Sanità. Tra i primi ad esservi raccolti furono i carabinieri di stanza a Roma, che il 25 luglio 1943 avevano arrestato Mussolini per ordine del re.

Gianmaria Liani
È nato a Vicenza nel 1968. Ha debuttato su “Mondo Mongo” con le storie Petrosone Silurato e Cappuccetto Rotto. Ha pubblicato su “Cyborg” il fumetto cyberpunk Primo in classifica, su testi di Albano e Lavagna.
Ha collaborato con varie riviste e antologie: da “Rumore”, a “Lupo Alberto” e “La parola lupo”, per cui ha realizzato alcune short stories. Per il mensile “Dinamite” ha pubblicato Nukies, scritto da Albano e Lavagna, e raccolto in volume nel 1997.
Ha inoltre firmato le illustrazioni del volume Horrorgasmo/ Psychotic art for new mutants. Per Kappa Edizioni ha pubblicato Lupin III. Il violino degli Holmes e il volume Lambrusco & Cappuccino, entrambi su testi di Andrea Baricordi.
Nel 2014, su testi di Andrea Baricordi, ha disegnato il graphic novel Tutta colpa di Pupi Avati, edito da Kappalab. Dal mese di aprile 2021 in occasione dei 25 anni di Mondo Naif della Kappalab, verrà pubblicato anche una raccolta chhe contiene il volume Tutta colpa di Pupi Avati con all’interno diverso materiale inedito.
Nel 2017 ha realizzato la copertina del romanzo Il tesoro del Bigatto di Giuseppe Pederiali.

Editrice Punto Zero
Ha pubblicato le opere di Will Eisner e libri di saggistica su temi riguardanti i diritti d'autore e le grandi case editrici americane, fra i suoi titoli Il Tex di Magnus …

Andrea Bruno
Nato a Catania nel 1972, Andrea Bruno scrive e disegna da sempre storie a fumetti. Suoi lavori sono apparsi su numerose riviste e antologie italiane e internazionali. Ha pubblicato l'albo Black Indian Ink (Centro Fumetto Andrea Pazienza, 1999; Amok, 2000), la raccolta di disegni Disapperarer (Coconino Press, 2001), i volumi Brodo di niente (Canicola, 2007; Rackham, 2008) e Sabato tregua (Canicola, 2009; Rackham, 2012).
Ha inoltre pubblicato i cataloghi Andrea Bruno (Miomao, 2007) e Luce Nera (NPE, 2010). Nel 2000 ha ricevuto il premio Attilio Micheluzzi Nuove strade al Napoli Comicon e il premio Lo Straniero; nel 2007 il premio Miglior Autore Unico a Lucca Comics e nel 2010 il premio Attilio Micheluzzi come miglior disegnatore al Napoli Comicon. Ha esposto in diverse mostre personali e collettive in Italia e all'estero. Nel 2005 è stato tra i fondatori del gruppo Canicola, con il quale ha dato vita all'omonima rivista.
Tra il 2014 e il 2017 ha pubblicato per Canicola, in tre episodi, il graphic novel Cinema Zenit, "una bella storia italiana, di una infanzia-adolescenza-giovinezza, dove il realismo sposa il fantastico attingendo da un serbatoio che sembra inesauribile". Esso è stato oggetto di una mostra nel corso del festival BilBOlbul del 2015.
Nel 2016 la biblioteca Salaborsa ha chiesto all'artista di disegnare il manifesto per il suo 15° compleanno. Nel 2017 ha realizzato per il comune di Bologna il Vecchione di Capodanno. Nel 2018 per Eris Edizioni illustra il romanzo di Silvio Valpreda, La minaccia del cambiamento, storia di un senza fissa dimora che per campare, dorme nelle case sfitte per conto delle agenzie immobiliari.
Viva e lavora a Bologna.

L’Isola Trovata
L’Isola Trovata cominciò ad operare come società editoriale nel 1978. Del gruppo originale, formatosi quasi per caso, rimase dopo un po’ il solo Luigi Bernardi, che venne contattato da Sergio Bonelli.
Questi in un primo tempo si offrì di diventare socio, poi gli propose di trasferire a Milano l’attività.
Bernardi accettò, ma l’avventura milanese, vissuta come una splendida opportunità, finì in realtà per travolgere il suo progetto.

Matteo Lepore
Matteo Lepore è nato a Bologna, nel quartiere Savena, nel 1980.
Si diploma presso il Liceo classico Galvani e si laurea in Scienze politiche all'Università di Bologna. Dopo la laurea svolge un periodo di stage a Bruxelles presso l'Ufficio di collegamento con le Istituzioni europee della Regione Emilia-Romagna.
Tra il 2007 e il 2009 consegue un Master in Relazioni internazionali, un Master in Edilizia e urbanistica e un Master in Economia della cooperazione all’Università di Bologna.

Renzo Imbeni
Renzo Imbeni è nato a Modena il 12 ottobre 1944. Dopo il diploma all'Istituto Tecnico Commerciale, ha frequentato la Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Bologna.

Giuseppe Dozza
Giuseppe Dozza è nato a Bologna il 29 novembre 1901, in via Orfeo. Figlio di fornai, a 13 anni è fattorino in una agenzia di trasporti. Si iscrive al Partito Socialista Italiano e nel 1920 è segretario dei giovani socialisti. Dopo il congresso di Livorno del 1921 aderisce al Partito Comunista d'Italia: nel 1923 è segretario nazionale della Federazione giovanile comunista e nel 1928 membro del Comitato centrale.

Giorgio Guazzaloca
Giorgio Guazzaloca è nato a Bazzano, in provincia Bologna, il 6 febbraio 1944. Ha cominciato a lavorare con il padre a 15 anni e a 23 anni ha assunto la gestione dell'azienda di famiglia.
Altre risorse
Altri progetti e percorsi su Bologna online

Nuvole in Appennino
Può capitare che gli autori di fumetti - tipi strani, un po' matti, solitari - si ritirino a disegnare o a vivere fuori città, portando con sé solo carta e matita. Ogni tanto, però, nei loro lontani rifugi si radunano e allora son chiacchiere e bicchieri di vino.
