"Più maiale e meno somaro"
Una banda di ladri buontemponi svaligia di tutti i salumi la bottega di un lardarolo, lasciando sul posto un biglietto con su scritto: “Drova piò ninén e manc sumarén!” (Usa più maiale e meno somaro!).
Lo scherno riprende la vecchia accusa ai salsamentari bolognesi di usare carni non suine - addirittura di somaro - nella confezione della mortadella.
Per questa accusa nel 1890 la ditta Colombini aveva subito un regolare processo, conclusosi con l'assoluzione dei salumai, ma con un notevole danno d'immagine per il tradizionale insaccato bolognese, allora esportato in scatola in tutto il mondo.
La mortadella bolognese è da secoli sottoposta a un severo disciplinare per la sua produzione: “Il Bando emesso dal Cardinal Farnese nel 1661 riconosceva le regole dell’Arte dei Salaroli e imponeva che le mortadelle fossero ‘d’isquisita perfettione’” (Neri).
Potevano essere vendute solo con l’autorizzazione del massaro e le autorizzazioni concesse venivano depositate presso la cancelleria del Legato.
- Sec. XX
- Corrado Barberis, Mangitalia. La storia d'Italia servita in tavola, Roma, Donzelli, 2010, p. 97
- Alessandro Molinari Pradelli, Bologna tra storia e osterie. Viaggio nelle tradizioni enogastronomiche petroniane, Bologna, Pendragon, 2001, p. 85
- Napoleone Neri, A tavola con il dottor Balanzone. Storia, tradizioni e ricette della cucina bolognese, prefazione di Andrea Segrè, Bologna, Pendragon, 2018, pp. 210-211, 224-225
- Giancarlo Roversi, Il maiale... investito. La tradizione salumaria petroniana dal Medioevo al Terzo Millennio, Bologna, Bononia University Press, 2006, p. 101