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Risorse digitali dedicate alla documentazione della storia, della cultura, della società e delle istituzioni di Bologna e provincia con particolare attenzione all’800-900.
From the Chronology
Happened today, 09 June.

Inizia ad operare il CUMER, comando militare della Resistenza in Emilia-Romagna
Inizia ad operare il CUMER, comando regionale delle formazioni partigiane. Assume le funzioni del comando militare del CLN, costituito il 30 aprile precedente.
Alla sua testa è Ilio Barontini (Dario, 1890-1951), esponente comunista con lunga esperienza di guerriglia, commissario è Gianguido Borghese (Ferrero, 1902-1977), vice-comandante il capitano Leonillo Cavazzuti (Sigismondo, 1909-1972) e capo di Stato Maggiore Giuseppe Scarani (Carega, 1912-2012).
Ena Frazzoni (Nicoletta, 1917-1975) è la segretaria del comando e coordina le staffette, il dott. Giuseppe Beltrame (1910-1967) è a capo dei servizi sanitari, mentre Sante Vincenzi (1895-1945) è responsabile dei collegamenti.
Il comunista bolognese Bruno Combi (Toetti) è incaricato dei delicati rapporti con la provincia modenese. Per l’attività del suo ufficio si appoggia alla Federazione del PCd’I.
Una delle sedi del CUMER è nel quartiere Cirenaica, in via Bengasi 2, a pochi passi dall'ospedale Sant'Orsola. Le riunioni avvengono anche nel convento di San Domenico, sotto la protezione di Padre Innocenzo Maria Casati e in casa della Frazzoni, in via San Petronio Vecchio.
Le formazioni militari partigiane in Emilia-Romagna sono di quattro tipi: le brigate Garibaldi, influenzate dal PCI, le Matteotti socialiste, le brigate Giustizia e Libertà controllate dal Partito d'Azione e le Fiamme Verdi cattoliche.
Il CUMER pubblica un bollettino mensile di 30-40 pagine, in cui sono elencate le operazioni partigiane compiute nella regione. Emana, inoltre ordini e direttive alle brigate e ai CLN provinciali tramite staffette e ufficiali di collegamento.
L'opera di coordinamento del Comando Unico sarà contrastato - e in pratica vanificato - dall'ostilità a una “direzione bolognese” da parte delle province del nord Emilia e dal desiderio di autonomia di alcune formazioni, quali, ad esempio, la Stella Rossa del Lupo o la Divisione partigiana modenese di Armando Ricci.

Lo stadio Dall'Ara rinnovato ospita i Mondiali di Calcio
In occasione dei Campionati Mondiali di calcio, lo stadio Dall'Ara viene completamente ristrutturato su progetto dell'architetto Enzo Zacchiroli (1919-2010), assieme a Piero Pozzati e Franco Zarri.
Vengono aperte nuove uscite di sicurezza, rifatta la pista di atletica, riorganizzato “il sistema della distribuzione degli spazi interni”. La tribuna centrale è dotata di una nuova più ampia tettoia ed è completamente rivisto l'impianto di illuminazione.
Con l'innalzamento della vecchia struttura, tramite “un sistema continuo di telai in acciaio” posti a ridosso del muro esterno, è aumentata la capienza dai 35.500 posti, la maggior parte dei quali in piedi, a 41.500 posti tutti a sedere.
La prima partita dei Mondiali nello stadio rinnovato si svolge il 9 giugno: l'incontro tra Colombia e Emirati Arabi è vinto per 2 a 0 dai sudamericani.

Muore Libero Zanardi
Libero Zanardi (1900-1922), figlio dell'ex sindaco Francesco Zanardi (1873-1954) e anch'egli attivista socialista, muore a Rimini per una peritonite (secondo altri a seguito delle ripetute bastonature ricevute in precedenza dai fascisti).
Durante il Ventennio la sua tomba alla Certosa diverrà meta di pellegrinaggio per gli antifascisti. La polizia impedirà ripetutamente al padre di visitarla.
Il 28 novembre 1928 Giulio Zanardi, fratello di Francesco, si toglierà la vita, in un momento di sconforto, sulla tomba del nipote.

Palazzo Malvezzi diviene sede dell'Amministrazione provinciale
Palazzo Malvezzi in via Zamboni (sec. XVI) viene acquistato per farne sede della Provincia. Il rogito è firmato dal marchese Aldobrandino Malvezzi dé Medici il 9 giugno.
L'amministrazione si insedierà nel 1934, dopo lunghi lavori di ristrutturazione, che porteranno gravi alterazioni in alcune parti del palazzo.
Verrà dispersa la biblioteca dell'antica famiglia senatoria, forse la più ricca tra quelle private bolognesi, solo in parte depositata in Archiginnasio, mentre gli arredi originali saranno venduti con poca lungimiranza e finiranno nel mercato antiquario.

Si festeggiano le nozze dei principi italiani
Il 9 febbraio sono festeggiate in città le nozze - avvenute il 14 gennaio - tra il Viceré Eugenio Beauharnais e la principessa Augusta Amalia, figlia di Massimiliano di Baviera.
Il lieto evento segue la vittoria di Napoleone contro la coalizione austro-russa ad Austerlitz il 2 dicembre 1805 e rientra nei progetti di consolidamento del potere imperiale.
L'Università di Bologna fa cantare un solenne Te Deum nella basilica di San Giacomo - dove è eretto "un ampio steccato" con un trono sul quale sta il ritratto di Napoleone - seguito da un discorso ufficiale del prof. Filippo Re (1763-1817) direttore dell'Orto agrario.
Gli scolari, divisi in due compagnie, armati e in divisa, compiono esercizi militari comandati dai professori.

Angelo Mariani conduce la prima italiana del "Don Carlos" di Verdi
Sotto la guida del maestro Angelo Mariani (1821-1873), la prima italiana del Don Carlos di Giuseppe Verdi ottiene un grande successo al Teatro comunale.
Filippo Filippi, critico del giornale "La perseveranza", scrive che Mariani, "colla ricchezza dei colori, il fuoco, la magia della sonorità", ha composto un altro Don Carlos in quello di Verdi.
L'originale ha debuttato l'11 marzo all'Opéra di Parigi, risultando "opera troppo lunga e di difficile comprensione".
Per la rappresentazione bolognese, dopo un "appassionato e paziente lavoro" è stato soppresso il primo atto, snelliti gli altri e tolto i balletti.
Le prove estenuanti hanno fatto annullare la data prevista del 26 ottobre, per concedere ai cantanti almeno un giorno di riposo prima del debutto.
Tra gli interpreti del capolavoro verdiano vi è la soprano Teresa Stolz (1834-1902), rinomata artista lirica, che in seguito diverrà assidua amica di famiglia del maestro di Busseto, Antonietta Fricci, Giuseppe Capponi e Antonio Cotogni.
Ravennate, ex allievo di Rossini, il maestro Mariani è definito, per il polso e il vigore con cui lavora, "il Napoleone dei direttori d'orchestra".
Può essere considerato il primo direttore moderno, che assomma in sé le funzioni, prima distinte, del maestro direttore d’orchestra e del maestro concertatore, realizzando completamente la parte musicale.
Fino al 1872 sarà alla guida delle stagioni operistiche. Sarà lui a dirigere le prime opere di Wagner rappresentate a Bologna, il Lohengrin (1871) e il Tannhauser (1872). Invano i bolognesi tenteranno, a più riprese, di reclutarlo anche come direttore del Liceo musicale.
Il Teatro comunale è stato da poco riaperto dopo due anni di restauri. Spicca la nuova illuminazione a gas (deliberata il 25 agosto 1865), nelle fiammelle dell'atrio e dei palchi e soprattutto nel nuovo grande lampadario, costruito dal Negroni al centro della volta ridipinta dal Samoggia.
Sul lampadario splendono 120 fiamme a farfalla. Con il gas il comando e la regolazione delle luci risultano facilitati.

Bando contro i renitenti
Il bando del 18 febbraio, voluto dal generale Rodolfo Graziani (1882-1955) e firmato dal Capo del Governo, promette la “punizione con la morte mediante la fucilazione nel petto” per i disertori e i renitenti alla leva della RSI. Il termine ultimo per la presentazione è fissato per l’8 marzo.
I giovani delle classi dal 1922 al 1924 e le loro famiglie sono costretti ad una scelta difficile. In Emilia solo 1.656 su 9.188 precettati risponderanno alla chiamata, arruolandosi nell'esercito repubblicano. Gli altri sceglieranno di nascondersi o di darsi alla macchia, raggiungendo le prime formazioni partigiane.
Alla disobbedienza di massa chiameranno, con volantini e manifesti, i partiti e le organizzazioni antifasciste clandestine.
Il 18 aprile un decreto legislativo offrirà una occasione di amnistia per gli sbandati disposti a presentarsi all'arruolamento entro il 25 maggio successivo.
Il cosiddetto “bando del perdono” sarà reiterato da Mussolini il 28 ottobre, in occasione dell'anniversario della Marcia su Roma.

Quirico Filopanti presidente della Società Operaia
Il prof. Quirico Filopanti (1812-1894) diventa presidente della Società Operaia, il principale sodalizio bolognese di mutuo soccorso. Con lui l’Operaia assume un indirizzo più decisamente politico, molto vicino al Partito d’Azione repubblicano.
Nel libro d’oro figurano i nomi dei massimi esponenti della sinistra radicale, quali Giuseppe Mazzini, Agostino Bertani, Carlo Cattaneo, Aurelio Saffi, Francesco Crispi, Jessie White Mario. Patrioti come i fratelli Bandiera, Carlo Pisacane, Rosolino Pilo sono iscritti come omaggio alla memoria. Giuseppe Garibaldi è scelto come Presidente onorario.
Originario di una famiglia povera di Budrio, Giuseppe Barilli - che ha scelto lo pseudonimo Filopanti, “colui che amò tutti” - è docente "straordinario" di Meccanica Applicata e Idraulica all'Università ed è conosciuto dal 1846 per il suo Trattato popolare di fisica. E' sicuramente il più stravagante tra i professori dell'ateneo bolognese (Gasnault).
Nel 1858, nell'opera Miranda!, propose per primo l'introduzione di fusi orari (l'invenzione sarà poi attribuita all'ingegnere canadese Sanford Fleming).
Nel 1849 fu segretario della Costituente Romana e membro della Commissione di Guerra assieme a Carlo Pisacane e Felice Orsini. Sul monumento in suo onore, eretto nella nativa Budrio, si legge questa epigrafe:
Nel memorando giorno4 luglio 1859segretario della Repubblicain cospettodi straniere soldatescheviolatrici del Campidoglioconsacrò nella storiacon romano animo invittola solenne protestadel diritto contro la forzadell'Italia contro il Papato
Con la restaurazione del potere pontificio andò in esilio in America e in Inghilterra. Qui entrò in contatto col mondo operaio e sindacale, apprezzandone l’impegno a favore della promozione economica e culturale della classe lavoratrice.
Rientrato in patria dopo l'annessione, rifiutò la cattedra di professore universitario finché il giuramento al Re fu obbligatorio per legge.
Sulla questione sociale parte da una visione paternalistica, ma vi innesta un nuovo fondamentale motivo: è necessario che gli operai perseguano la loro emancipazione attraverso l'educazione e la crescita culturale. Coerentemente, all'Operaia terrà innumerevoli lezioni e conferenze gratuite per l'istruzione del popolo.
Manterrà la carica di presidente della Società fino al 1867. Durante il suo mandato il sodalizio promuoverà diverse iniziative: dalla Esposizione Industriale alle collette per i colerosi e per le vittime del brigantaggio, alla istituzione della Banca popolare.
Nel 1866-67, ormai anziano, seguirà Garibaldi nelle campagne del Trentino e a Mentana. Sarà quindi Deputato della Sinistra al Parlamento Nazionale fino al 1892. Morirà nel 1894 in povertà assoluta.

Renato Dall’Ara
Nato a Reggio Emilia nel 1892, facoltoso industriale della maglieria, Renato Dall’Ara divenne una figura di spicco dello sport bolognese.
Cominciò ad occuparsi di calcio quasi per caso, dopo la caduta in disgrazia di Leandro Arpinati e lo scioglimento della Società “Bologna Sportiva”, che per suo volere aveva radunato tutti i principali club della città.

Unipol Arena (già PalaMalaguti e Futur Show Station)
- @ Unipol Arena
Nel 1993 a Ceretolo, frazione di Casalecchio di Reno, in un'area già occupata da grandi strutture commerciali, venne inaugurato il PalaMalaguti, un palazzo dello sport da 13.000 spettatori, progettato dall'ex olimpionico di equitazione Mauro Checcoli e dall'ing. Francesco Zarri.

Leandro Arpinati
Arpinati fu una delle figure più influenti del fascismo bolognese.
Da giovane iniziò la sua militanza politica nelle file dei socialisti e poi tra gli anarchici.
Impiegato alle ferrovie, durante la grande guerra si avvicinò alle posizioni interventiste di Mussolini, del quale era conterraneo.

Ricreatori Fortitudo
- @ via San Felice, 103, 40122 Bologna
Nel 1890 don Raffaele Mariotti, cappellano di Santa Maria Maddalena, cominciò ad organizzare sotto il portico della chiesa in via Zamboni alcune attività ricreative e di svago per i giovani operai che terminavano la loro faticosa giornata di lavoro.

Cattedrale di San Pietro
- @ Cattedrale di San Pietro
Di origini paleocristiane, fu ingrandita nel XII - XIII secolo; il campanile è del XIII; il presbiterio è di D. Tibaldi (1575). La chiesa attuale fu ricostruita su progetto di A. Mazenta (1605) con interventi d A. Torreggiani (1743-47) e di F. Tadolini nel timpano della facciata (1776), ornata da statue di A. Corsini e P. Vershaffelt. Nell'interno acquasantiere sostenute da leoni romanici; dipinti di E. Graziani, M. A. Franceschini, D. Creti, A. Rossi, G. Marchesi, V. M. Bigari; sculture di G. Brunelli, G. Mazza, A. G. Piò, e Compianto in terracotta di A. Lombardi. Nel presbiterio affreschi di L. Carracci, P. Fontana, C. Aretusi e G. B. Fiorini.

Ville Lambertini
- @ Lambertini
L'architetto Ettore Lambertini è il progettista, negli anni tra il 1905 e il 1907, di queste due interessanti case (al n. 3 e al n. 5) che appaiono tra i migliori esempi di edilizia residenziale "liberty" sorta nella cintura dei viali. Questi interventi sono una diretta conseguenza delle indicazioni, scaturite dal Piano Regolatore del 1889, che prevedevano la demolizione della cerchia delle mura trecentesche e la sistemazione dei viali di circonvallazione.

Collegio di Spagna
- @ di Spagna
Istituito per disposizione del Cardinale Albornoz, arcivescovo di Toledo, nel 1364, quale istituto per accogliere gli studenti spagnoli. Venne costruito nel 1365-67 sotto la direzione di Matteo Gattaponi da Gubbio. All'interno del complesso si trova la chiesa gotica di San Clemente che conserva sull'altare un polittico di Marco Zoppo e un affresco forse di Andrea de' Bartoli (1368). In sacrestia, dipinti di Lippo di Dalmasio e G. M. Crespi. Nel loggiato superiore, affresco di B. Pupini (1524).

Teatro Romano
- @ Romano
All'interno dell'edificio moderno si trovano i resti delle mura di fondazione e delle integrazioni dell'emiciclo gradonato (90 metri di diametro) che conteneva circa 7000 spettatori. Era uno dei più antichi teatri dell'epoca romana, il primo nucleo risale al I secolo a.C., mentre l'ampliamento e la decorazione sono databili al tempo di Nerone.

Enrico Panzacchi
Della sua terra conservò sempre la verve spumeggiante:affascinava gli uditori con le sue improvvisazioni piene di brio. (A. Vianelli)
Nasce a Ozzano nel 1840. A Bologna compie gli studi nel Seminario, sotto la guida di Francesco Battaglini, futuro cardinale e arcivescovo.
Si iscrive in un primo tempo alla locale Facoltà di Giurisprudenza, per passare a quella di Lettere a Pisa, dove si laurea nel 1865 in filologia. Tra i suoi professori vi sono Pasquale Villari ed Alessandro d'Ancona.
L'anno seguente è nominato professore di storia al liceo Azuni di Sassari. Dopo brevi incarichi in varie città italiane, è trasferito al Liceo Galvani di Bologna, dove insegna filosofia dal 1868 al 1872.
Nel 1869 fonda la "Rivista Bolognese di Scienze e Lettere", dalla veste aristocratica, che ha tra i collaboratori il Mamiani e sulla quale Carducci pubblica per la prima volta alcune poesie con lo pseudonimo di Enotrio Romano. Con essa si propone di promuovere gli studi, e liberarli "dalla politica".
Dal 1872 al 1895 è professore di storia e critica d'arte presso l'Accademia di Belle Arti e nello stesso periodo occupa la cattedra di professore ordinario di estetica e storia dell'arte moderna all'Università. Dal 1891 al 1896 è anche direttore della Pinacoteca.
Le moderne arti figurative ebbero in lui un illustratore acuto, elegantissimo, e sopra tutto equilibrato ... patrocinò fraternamente, in tempi di pitoccheria veristica, le fresche vigorie dell'arte di Luigi Serra e di Giovanni Segantini.
In un'epoca di grande infatuazione per l'arte del Medioevo e del Quattrocento, di critici snob "inebriati di preraffaellismo", difende con calore la pittura bolognese del XVII secolo e contesta i restauri troppo fantasiosi di Rubbiani in San Francesco.
Nel 1888, in occasione dell'VIII centenario dell'Alma Mater, è insignito della Laurea honoris causa in filologia.
Bell'uomo e "simpaticissimo conversatore", "petroniano nel più alto significato della parola", Panzacchi adora tutto ciò che è bolognese. E' "uno dei personaggi più celebri e insieme più caratteristici di Bologna, vuoi per prestigio culturale, vuoi per la sua personalità aperta e incline alle piacevolezze mondane, alle raffinate galanterie".
Matilde Serao, che lo conosce durante la Grande Esposizione Emiliana, in cui è presidente del Comitato promotore, lo definisce "l'innamorato dolce e ostinato delle notti italiane", il cultore del "nottambulismo poetico".
"Aggraziato, balioso, dotto, galante, epicureo", Panzacchi è "una meraviglia di oratore" e a lui si ricorre "per i discorsi da farsi ai morti, per i panegirici ai vivi", per i brindisi e le inaugurazioni. Lipparini ha ricordato che "era il beniamino dei circoli e dei salotti eleganti; mangiava al Domino Club e la sera compariva in marsina nella barcaccia del Comunale".
Al Caffè del Corso, dove primeggia sui nottambuli più assidui, pendono tutti dalle sue labbra, quando racconta ridendo "piccanti avventure" o quando discute seriamente d'arte. Giosue Carducci, suo amico ma anche rivale in amore, nel 1872 lo descrive così, con una buona dose di malizia:
Con le sue pose di astratto, di scapato, di bohemien, ha fatto sempre i suoi interessi stupendamente, così in politica come in amore e ha fatto benissimo, ed io vorrei avere avuto a tempo opportuno il giudizio e la saggezza sua: ma né l'ho né l'ebbi né l'avrò mai.
Panzacchi è anche un apprezzato oratore politico e in politica ricopre incarichi rilevanti, sempre nel settore dell'istruzione. Si batte a lungo per la laicità della scuola pubblica. Dal 1868 viene eletto più volte consigliere comunale.
Nel 1874 passa nelle file dei liberali moderati, abbracciando poi, "come ancora di salvamento", il cosiddetto "terzo partito", che si oppone sia alla consorteria moderata che ai democratici repubblicani. Tornato tra le file dei moderati, dopo la morte di Minghetti ne diviene l'esponente più in vista, fino a essere eletto presidente dell'Associazione liberale felsinea e poi della Federazione costituzionale.
Queste sue oscillazioni politiche fanno crescere, assieme al numero dei suoi seguaci, anche quello dei suoi detrattori. Ad esempio Franco Mistrali - il controverso direttore della "Stella d'Italia" - lo chiama "poeta cesareo".
Il 1882 lo vede eletto per la prima volta come deputato e nel 1896 ricopre la carica politica di presidente dell'Associazione liberale monarchica. Successivamente diviene sottosegretario dell'istruzione pubblica.
I numerosi impegni lavorativi e politici non gli impediscono di produrre negli anni una notevole quantità di saggi e testi in vari ambiti culturali: scrive poesie, racconti, novelle, libretti d'opera (Ettore Fieramosca, Ianko). Apprezzato critico musicale, predilige le opere di Wagner e di Verdi.
Debutta come poeta nel 1870 con il libretto di liriche Funeralia, dedicato alla memoria della sorella Margherita. Le raccolte Piccolo Romanziere e Lyrica sono apprezzate dal Carducci e gli danno notorietà.
A differenza di quella del Maestro, la lirica di Panzacchi è rivolta “non già all'epica o all'inno (...) ma agli esiti più facili dello stornello e della ballata” (Battistini).
Nei componimenti, "dai tratti decadenti", anticipa le tematiche che saranno di Pascoli e D'Annunzio. Una scelta delle sue liriche, curata dal Pascoli, sarà pubblicata postuma da Zanichelli nel 1908. Le sue romanze sono caratterizzate da versi eleganti e melodiosi e sono spesso musicate da celebri compositori.
Assieme a Olindo Guerrini e a Giosuè Carducci forma il cosiddetto triumvirato, che domina l'ambiente culturale bolognese nella seconda metà dell'800.
Muore all'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna nel 1904. Nel 1905 Angelo Gatti lo commemora con queste parole:
Spesso visse come un uccello canoro, che ferma il volo sul primo ramo offerto dalla luce del crepuscolo vespertino, ospite ricercato e carissimo di amici; e dovunque egli si raccolse in se stesso a meditare ed a comporre, perché l'abitudine a radunare i pensieri era in lui sì continua, che ognuno lo ricorda a trascorrere per le vie, silenzioso, distratto, col capo eretto e lo sguardo levato, inseguendo le idee a volo per l'aria.
Sul muro della casa di San Pietro di Ozzano, dove nacque e tornò spesso per trascorrere le vacanze estive, una lapide ricorda il suo animo schietto e la sua eloquenza, “la quale parve un inno sonante alla gloria, alla poesia, alla bellezza dell'arte, alla maestà della patria”.

Libreria Zanichelli
- @ Piazza Galvani, 1/H Bologna
Nella libreria e nella stanzetta che gli venne riservata, si sentiva a casa propria, vi si ristorava dalle fatiche dell'insegnamento, si compiaceva di dotte e allegre conversazioni; vi interrompeva quella solitudine operosa di vita e di studio che, proprio in quella rituale sospensione, trovava un senso compiuto.
(M. Veglia, La vita vera. Carducci a Bologna, Bologna, BUP, p. 220)

Villa Aldini
- @ Via dell'Osservanza, 35/a
A Bologna una fabbrica che s'innalza sopra la collina con frontone e colonne, a guisa di tempio antico; vista da venti parti della città forma altrettante piacevoli prospettive. Questa collina sulla quale è posto il tempio e che si avanza, quasi direi, in mezzo alle case è tutta rivestita di macchie d'alberi come potrebbe disegnarle un pittore.(Stendhal)

Adriano Spatola
Nasce a Sapjane, in Istria, nel 1941. Studia a Bologna al Liceo classico "Galvani" e si iscrive alla facoltà di Lettere. Nel 1961 pubblica presso Tamari il suo primo libro, Le pietre degli dei, di taglio post-ermetico.
In questo anno è pubblicata l'antologia dei Novissimi. Poesia per gli anni ‘60. Nanni Balestrini, Alfredo Giuliani, Elio Pagliarani, Antonio Porta ed Edoardo Sanguineti gettano le basi per una nuova poesia sperimentale, che vada oltre le pur valide proposte provenienti da "Rendiconti" e "Officina" (Roversi e Pasolini).
Illuminante è il suo incontro con Luciano Anceschi, docente di estetica e fondatore della rivista "Il Verri", di cui segue i corsi all'Università e che lo condurrà, attraverso le esperienze del Gruppo 63 e della Neoavanguardia, sulla strada della Poesia Totale.
Nel 1962 nell'osteria dei Poeti nasce la rivista di poesia "Bab Ilu", di cui Spatola è promotore assieme a Giorgio Celli, Patrizia Vicinelli, Carlo Marcello Conti, Miro Bini, Gianni Celati, Carlo Negri. Ne escono solo due numeri e la redazione è nella casa della famiglia in via Andrea Costa. Accoglie, tra gli altri, scritti di Emilio Villa, riconosciuto come uno dei poeti italiani più interessanti.
L'anno seguente Spatola partecipa a Palermo al primo storico convegno del Gruppo '63, patrocinato da Umberto Eco e Luciano Anceschi. Fortemente influenzata dal movimento artistico-letterario americano "Fluxus", nasce la neoavanguardia letteraria italiana.
Anceschi appoggia la pubblicazione di un suo articolo sulle nuove strade della poesia sulla prestigiosa rivista "Il Mulino" e gli affida la rubrica delle recensioni letterarie sul "Verri". In questo periodo Spatola collabora anche a "Nuova Corrente" e inizia la sua attività di traduttore dal francese. Fra le sue traduzioni si ricordano quelle di Sade e Aragon. Nel 1964 esce da Feltrinelli il suo romanzo sperimentale L'oblò, che lo pone all'attenzione della critica.
Con il contributo fondamentale di Giorgio Celli, progetta il movimento del Parasurrealismo, che propone una rielaborazione della storica avanguardia in chiave più fredda, non ideologica. Sua espressione è la rivista "Malebolge", pubblicata a Reggio Emilia tra il 1964 e il 1967, alla quale collaborano, oltre a Spatola e Celli, anche Vincenzo Accame, Giovanni Anceschi, Corrado Costa, Antonio Porta e Nanni Scolari.
Nel 1965 pubblica a Bologna presso l'editore Sampietro due libretti di poesia concreta: Poesia da montare e Zeroglifico, mentre nel 1966 esce a Milano per Scheiwiller la raccolta di poesie L'ebreo negro, "una sorta di vademecum lirico/ironico di tutti gli stilemi e le acrobazie della poesia surrealista".
In seguito Adriano si trasformerà in un poeta visuale, concreto soprattutto, sconfinando nella pittura, e scoprirà una forte vocazione per il gestuale.
Tra le altre sue opere di poesia sono da annoverare: Zeroglifico (1966), Parole sui muri (1968), Majakovskiiiiiij (1971), Algoritmo (1973), Diversi accorgimenti (1975), La piegatura del foglio (1983).
Nell'agosto del 1967 il sindaco di Fiumalbo Mario Molinari, amico di Antonio Delfini, promuove, con la collaborazione di Claudio Parmiggiani e Adriano Spatola, la rassegna poetica Parole sui muri, "una sorta di prova generale di comunicazione artistica interdisciplinare, intermodale e intermediale", pagina memorabile della storia dell'avanguardia.
Nel 1968-69 collabora a Roma alla redazione di "Quindici", l'ultima rivista del Gruppo 63. Nel 1968 fonda a Torino, con il fratello Maurizio, le Edizioni Geiger, dove è introdotto, per la prima volta in Italia, il modello editoriale dell'assembling press.
Con le edizioni Geiger crea la testata "Tam Tam". Il Mulino di Bazzano, in Val d'Enza, prima sede redazionale della rivista, diventa dal 1971 un luogo di riferimento essenziale dell'avanguardia poetica internazionale. Assieme alla compagna Giulia Niccolai, da questo luogo appartato e segreto promuove iniziative editoriali, organizza rassegne, mostre e festival.
Nel 1976 Spatola entra nella redazione di "Doc(k)s", rivista internazionale di poesia diretta dall'amico Julien Blaine. Assieme all'editore Ivano Burani inventa "Baobab", prima audiorivista di poesia sonora italiana. Fra il 1981 e il 1984 dirige la rivista romana "Cervo Volante".
Numerose sono le sue performance le azioni poetiche, le partecipazioni a rassegne, fino alla morte, avvenuta a Sant'Ilario d'Enza nel 1988.

Così si gioca in paradiso
Dopo aver conquistato all'ultima giornata di campionato il diritto di rimanere in Serie A, il Bologna FC può festeggiare serenamente il suo centenario.

I muri raccontano
Sulle tracce dell’arte urbana: steet art e graffitismo

Bologna a teatro
La vita del sistema teatrale cittadino tra il XVIII e il XX secolo

Borghi senza tempo
La civiltà dell'Appennino bolognese, proprio per il patrimonio tuttora immenso dei borghi e delle case rurali, è soprattutto l'orizzonte culturale della pietra lavorata. Queste parole di Giuseppe Coccolini introducono il tema di questa bibliografia, dedicata all'insediamento umano nell'Appennino bolognese, con un'immagine chiara e concreta: la bella pietra delle antiche case e dei borghi disseminati sulla montagna.

Edizioni Minerva
Fin dalla sua origine, a Bologna nel 1989, Minerva ha saputo trasformare in realtà sogni, progetti, storie di vita vissuta, studi accademici, reportage fotografici, narrativa e molto altro ancora. La casa editrice è stata fondata da Roberto Mugavero.
Vengono pubblicati romanzi, storie di sport, reportage fotografici, libri d’arte e illustrati, racconti di vita e altro ancora. Da diverso tempo la casa editrice ha dato spazio alla narrativa a fumetti o Graphic Novel come oggi la si definisce. Riguardo al territorio cittadino è stata creata recentemente una collana a fumetti che si chiama Fattarelli bolognesi a cura di Tiziana Roversi.

Giuseppe Palumbo
Giuseppe Palumbo è nato a Matera nel 1964. Ha cominciato a pubblicare fumetti nel 1986 sulle pagine di “Frigidaire” e “Cyborg". Qui ha creato il suo personaggio più noto, Ramarro, primo supereroe masochista.
Nel 1992 è entrato nello staff di Martin Mystére della Sergio Bonelli Editore e nel 2000 in quello di Diabolik della Astorina. Tomka, il gitano di Guernica (2007), su testi di Massimo Carlotto, e Un sogno turco (2008), su testi di Giancarlo De Cataldo, sono stati pubblicati da Rizzoli.
L’editrice Comma 22 di Bologna gli ha dedicato una collana di volumi aperta da Diario di un pazzo, adattamento di un racconto di Lu Xun, seguito da CUT Cataclisma, che raccoglie tutte le storie di Cut prodotte fino al 2006 per la casa editrice giapponese Kodansha.
Ha pubblicato Eternartemisia e Aleametron, prodotti da Palazzo Strozzi Firenze, e il primo saggio di critica storico- letteraria a fumetti, L’elmo e la rivolta. Modernità e surplus mitico di Scipioni e Spartachi, su idea e testi del prof. Luciano Curreri dell’Università di Liegi.
Per le storiche Edizioni della Cometa di Roma, nel 2012 ha scritto e disegnato Sei tocchi di lame. Vita, morte e miracoli di Sant’Andrea Avellino; per Lavieri, nel 2013, Uno si distrae al bivio. La crudele scalmana di Rocco Scotellaro.
Sue opere sono apparse in francese, giapponese, greco, spagnolo, danese, tamil. Nel campo dell’illustrazione è stato copertinista per Mondadori, Feltrinelli, Rizzoli e altre importanti case editrici. Ha collaborato con “L’Unità”, “Il Manifesto”, “Il Sole24Ore”, “Slowfood Magazine”.
Il suo studio Inventario - Invenzioni per l’editoria, con sede a Bologna, ha prodotto illustrazioni, storyboard e consulenze per numerose agenzie pubblicitarie, per editori scolastici, per fondazioni ed enti. E’ stato docente in diverse scuole e università italiane e belghe. Ha insegnato presso la Scuola Internazionale di Comics di Firenze e la Scuola di Fumetto di Milano. Insegna Illustrazione per l’editoria presso l’ISIA di Urbino.
Dal 2006 è uno dei soci fondatori del collettivo Action30, che indaga sulle nuove forme di razzismo e di fascismo: con esso in particolare ha realizzato un format transmediale di performance live (video, musica e narrazione a fumetti), che è stato rappresentato in numerosi festival italiani e stranieri.
Nel 2014 ha pubblicato, per Lavieri edizioni, un fumetto a carattere storico dal titolo I cruschi di Manzù, sulla la figura del grande scultore italiano Giacomo Manzù.
Nel 2017 ha affronta lo scomodo personaggio del famoso narcotrafficante colombiano Pablo Escobar, con il graphic novel Escobar. El patron, che racconta, in modo fedele, il tragico epilogo della sua vita romanzesca.
Nel 2018 ha realizzato, assieme all’artista greco Giorgos Botsos, la mostra dal titolo Comics, parole e immagini inserita in Tempo Forte, programma di scambi culturali tra Grecia e Italia, promosso dalle rispettive ambasciate. La mostra è stata ospitata dal 16 aprile all’11 maggio 2019 nella biblioteca Salaborsa di Bologna.
Nel 2019 ha pubblicato per Lavieri La visione di Mallet, sulla vita dello scienziato irlandese Robert Mallet, uno dei primi sismologi, che documentò il terremoto lucano del 16 dicembre 1857. Nel 2020 nella collana Fattarelli bolognesi per la Minerva edizioni ha illustrato due racconti storici sulla città di Bologna. Lo stesso anno pubblica un’opera legata alle riprese del film il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini ambientato nei Sassi di Matera. In questi ultimi anni continua la sua ricerca nel riportare alla ribalta editoriale personaggi legati anche della sua amata Lucania. Ricordiamo l’ultima pubblicazione del 2024 dal titolo La sola Cura sulla figura di Ludovico Nicola di Giura a cui nello stesso anno affianca la pubblicazione di personaggi popolari del fumetto italiano come il Texone per la Bonelli Editore con i testi di jacopo Rauch. Non dimentichiamo la sua firma storica nelle pubblicazioni per la Astorina Edizioni di un altro mito del fumetto popolare italiano come Eva Kant che troviamo protagonista di una nuova mostra a Bologna che si è tenuta a febbraio del 2024 nella cornice del Teatro Mazzacorati 1763 grazie a una nuova esposizione organizzata da Succede solo a Bologna. Giuseppe Palumbo, sarà celebrato con l’assegnazione del Romics d’Oro durante la XXXIII edizione del Festival, in programma dal 3 al 6 ottobre 2024 a Fiera Roma. Nel 2025 pubblica insieme ad altri 40 autori dei disegni per La mostra “Il Fumettista dell’Impossibile – I mille volti di Alfredo Castelli” organizzata nel Museo Civico di Villa Colloredo Mels a Recanati, come omaggio a uno degli sceneggiatori più importanti di sempre, scomparso di recente. Viene pubblicato il catalogo della mostra curata da Stefano Fantelli per la Cut-up di Bergamo.

Alessandro Tota
Alessandro Tota è nato a Bari nel 1982.Tra i fondatori della rivista Canicola (Prix de la Bd Alternative à Angouleme 2007), ha vissuto dal 2005 al 2021 a Parigi dove continua a insegnare fumetto e sceneggiatura all & 39;Istituto Auguste Renoir e all & 39; Ecole Cesan, oltre a tenere corsi all & 39; EESI di Angouleme. Collabora con alcuni dei principali editori francesi, come sceneggiatore e autore di graphic novel e libri per bambini.I suoi libri sono pubblicati in Germania, Gran Bretagna e Spagna, e editi in Italia da Coconino Press e Oblomov, dove hanno vinto i principali premi del settore, tra cui il premio Gran Guinigi per il Miglior Libro al Lucca Comics & Games.Collabora come sceneggiatore a progetti per i cinema e la televisione (Ferris&Brockman,Finalement Production, La Sarraz Pictures).Bibliografia :2010 - Yeti, Coconino Press -Sarbacane, premio Miglior Opera Prima e Premio della Critica alRomics 2010. Miglior Libro Italiano al Treviso Comic Book Festival 20102011 - Fratelli, Coconino Press , Editions Cornelius2012 - Palacinche, storia di un & 39; esule fiumana, con Caterina Sansone, Fadango Libri, Editions de L & 39;Olivier2013 - Président!, L & 39; école des Loisirs2014 - Caterina, tome 1: Le gang des chevelus, Dargaud (selezionato per il prix jeunessed & 39;Angoulème)2015 - Il ladro di libri, con Pierre Van Hove, Coconino press, Futuropolis? Self Made Hero, ElMono Libre- premio "Gran Guinigi" nella categoria Miglior Graphic Novel al Lucca Comics and Games 2016. Premio Miglior Sceneggiatura al Napoli Comicon 20162015 Caterina, tome 2: L & 39;histoire d & 39; Orlando, Dargaud2016 - Joseph et le magicien, L & 39; école des Loisirs2016 - Charles, Coconino Press , Editions Cornelius2018 - Estate, Oblomov, Editions Cornelius
2019 - Margherisba e il drago, Coconino Press
2022 - Caterina e i capellosi, Canicola
2023 - Caterina e Orlando, Canicola
2024 - La magnifica illusione, [1]: New York 1938, Coconino Press
2024 - La novella dell'avventuriero, Coconino Press
L & 39;Illusion Magnifique vol.1, Gallimard EditionsLa Novella dell’ Avventuriero, Coconino Press, Glenat Editions

Tomba di Egidio Foscherari
- @ via Rolandino, Bologna
Il Monumento ad Egidio Foscherari è del 1289. Per costruirlo furono adoperati mattoni smaltati e un arco decorato di marmo del IX secolo, in precedenza in un ciborio d'altare.
> Corrado Ricci e Guido Zucchini, Guida di Bologna, con aggiornamenti di Andrea Emiliani e Marco Poli, nuova ed. illustrata, San Giorgio di Piano, Minerva edizioni, 2002, p. 40

Matteo Lepore
Matteo Lepore è nato a Bologna, nel quartiere Savena, nel 1980.
Si diploma presso il Liceo classico Galvani e si laurea in Scienze politiche all'Università di Bologna. Dopo la laurea svolge un periodo di stage a Bruxelles presso l'Ufficio di collegamento con le Istituzioni europee della Regione Emilia-Romagna.
Tra il 2007 e il 2009 consegue un Master in Relazioni internazionali, un Master in Edilizia e urbanistica e un Master in Economia della cooperazione all’Università di Bologna.

Giuseppe Dozza
Giuseppe Dozza è nato a Bologna il 29 novembre 1901, in via Orfeo. Figlio di fornai, a 13 anni è fattorino in una agenzia di trasporti. Si iscrive al Partito Socialista Italiano e nel 1920 è segretario dei giovani socialisti. Dopo il congresso di Livorno del 1921 aderisce al Partito Comunista d'Italia: nel 1923 è segretario nazionale della Federazione giovanile comunista e nel 1928 membro del Comitato centrale.

Renato Zangheri
Renato Zangheri è nato a Rimini il 10 aprile 1925. Ha frequentato il liceo Giulio Cesare di Rimini, poi la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna, dove si è laureato con lode con una tesi dal titolo Problemi e aspetti del socialismo italiano.

Renzo Imbeni
Renzo Imbeni è nato a Modena il 12 ottobre 1944. Dopo il diploma all'Istituto Tecnico Commerciale, ha frequentato la Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Bologna.
Altre risorse
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Nuvole in Appennino
Può capitare che gli autori di fumetti - tipi strani, un po' matti, solitari - si ritirino a disegnare o a vivere fuori città, portando con sé solo carta e matita. Ogni tanto, però, nei loro lontani rifugi si radunano e allora son chiacchiere e bicchieri di vino.
