Risorse digitali dedicate alla documentazione della storia, della cultura, della società e delle istituzioni di Bologna e provincia con particolare attenzione all’800-900.
From the Chronology
Happened today, 05 March.

Nasce Pier Paolo Pasolini
Il 5 marzo in via Borgonuovo nasce Pier Paolo Pasolini (1922-1975). Il padre, Carlo Alberto Pasolini, è ufficiale di fanteria di famiglia ravennate. La madre, Susanna Colussi, maestra elementare, è originaria di Casarsa nel Friuli.
A Bologna Pasolini frequenterà il liceo classico "Galvani" e l'Università. Negli anni del liceo abiterà con la famiglia in via Nosadella.
Saranno ambientati nel capoluogo emiliano alcuni dei suoi film più famosi, come Edipo re (1967) e Salò (1975).

Un campus universitario nell’area Staveco
Il Comune e l’Università di Bologna firmano un accordo per il recupero dell’area Staveco, un tempo occupata dall’Arsenale militare.
Con il nome Campus 1088 si prospetta un nuovo insediamento universitario su di un’area di quasi 100.000 mq, in parte da edificare e in parte da destinare al verde.
Il polo comprenderà istituti e dipartimenti, studentati e impianti sportivi e inoltre giardini e spazi collettivi aperti ai cittadini.
Il bando di appalto per la realizzazione delle opere è previsto per il 2016, dopo l’approvazione del progetto strategico complessivo da parte del Comune.

Il Rotary Club bolognese
Nelle eleganti sale dell’hotel Baglioni viene inaugurato il Rotary Club Bologna. Padrino è il Rotary milanese, nella persona del cav. Leopoldo Pirelli.
Lo scopo del sodalizio è la creazione di relazioni che permettano di portare avanti un servizio sociale, col fine supremo della pace tra gli uomini.
Tra i fondatori della sezione bolognese vi sono Alessandro Ghigi, Giovanni Gelati, Frank de Morsier, che sarà il primo presidente.
Le signore sono al momento semplici invitate. Saranno infatti ammesse al club solo nel 1989. Lo scienziato Guglielmo Marconi sarà socio onorario del Rotary bolognese dal 1933 al 1937.

Il rifugio antiaereo della Montagnola
“... Li scortò nel rifugio della Montagnola. Sotto quell’antico mucchio di rusco, gente impaurita e piena di sonno. Forse mille, forse duemila” (Liverani)
Sotto la minaccia di probabili attacchi aerei sulla città è approvato dal Comune il progetto per un grande rifugio sotto la Montagnola. Come primo provvedimento viene sgomberato in fretta il magazzino comunale del Pincio, dove è depositata una grande quantità di legna e altro materiale.
Si tratta dei resti di una ghiacciaia dell'antico “castello del papa”, più volte edificato, tra il XIV e il XVI secolo, nei pressi di Porta Galliera e più volte distrutto dai bolognesi.
Il ricovero antibomba è appaltato alla ditta Del Fante, che innanzitutto edifica una serie di bagni, con scarico nel vicino torrente Aposa, e un rifugio antigas dotato di porte stagne, che durante la guerra sarà utilizzato come infermeria.
L'allestimento del primo lotto del rifugio procederà speditamente e la consegna avverrà il 12 giugno, con un mese di anticipo rispetto al previsto.
Il colosso blindato comincerà ad essere utilizzato, e spesso abitato in pianta stabile, dopo le prime incursioni aeree, in particolare dopo quella disastrosa del 24 luglio, che colpirà in più punti il centro cittadino.
Il primo lotto sarà in seguito prolungato con un enorme tubo in muratura, che porterà la capienza complessiva a 2.500 persone. Nel 1944 saranno aggiunte altre gallerie, con ingressi dal giardino della Montagnola, da via Indipendenza e da via del Pallone.
Intitolato, dopo la sua uccisione, all'ex segretario del PNF Ettore Muti (1902-1943), il grande rifugio della Montagnola sarà l'ultimo ad essere completamente sgomberato: ospiterà alcune famiglie sfollate fino al 1947, ben oltre il termine del conflitto.

Visitare luoghi difficili
In una lettera pubblicata dal quotidiano “Il manifesto” nel febbraio 1987 Elisabetta Donini, docente universitaria, femminista e pacifista torinese, lancia la proposta di organizzare un campo internazionale di donne in Libano, dopo i massacri nei campi palestinesi di Sabra, Chatila e Burj el Barajneh.
Facendo propria la proposta, la Casa delle donne di Torino promuove l'appello “Non ci basta dire basta”, che raccoglie l'adesione di molte realtà nazionali, tra le quali il Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne di Bologna.
Nel panorama del pacifismo femminile si affaccia il nuovo scenario dell'intervento diretto in situazioni di conflitto.
Il 25 maggio se ne discute a Bologna presso il Centro di documentazione donne in un incontro con intellettuali e attiviste mediorientali.
In estate i centri di Torino e Bologna organizzano visite in Palestina, Israele e Libano, mentre la proposta del campo internazionale è presentata in settembre a Ginevra alla Conferenza sulla questione palestinese.
Il 14-15 novembre 1987 si tiene presso il Centro di documentazione donne di Bologna il primo incontro nazionale del progetto "Visitare i luoghi difficili".
E’ l’inizio di un programma di politica estera femminile attuato attraverso scambi e relazioni internazionali, con il fine di realizzare progetti di cooperazione tra donne del nord e del sud del mondo.

"Il Resto del Carlino" per Carducci
Il “Resto del Carlino” dedica la prima pagina di capodanno a Giosue Carducci, che sta per lasciare l'insegnamento universitario.
A questo “plebiscitario omaggio” partecipano i personaggi più eminenti della cultura italiana, da De Amicis a Croce, da Fogazzaro a Pascoli, da Oriani a D'Annunzio.
Giunge al poeta malato anche il telegramma del re Vittorio Emanuele III. L'albo con i messaggi originali pervenuti al giornale sono portati a casa Carducci dal direttore Zamorani e da Federzoni.
Il poeta rimane piacevolmente sorpreso nel sapere che il promotore dell'iniziativa del "Carlino" è Alfredo Oriani (1852-1909), con il quale in passato c'erano stati dissidi.
Il 1905 terminerà con un altro omaggio pubblico a Carducci: il 16 dicembre si terrà al Teatro comunale un’Accademia Letteraria-Musicale in suo onore introdotta dal prof. Giuseppe Picciola, con declamazione di “Poesie Carducciane” da parte del cavalier Luigi Rasi.

Today is Yesterday's Tomorrow
- @ Piazza Minghetti
Nell'ambito dei PhiMuseum Days, festival internazionale di fotografia, che si tiene a Bologna presso lo Spazio Bianco di DumBO dal 23 settembre al 2 ottobre, Piazza Minghetti ospita un'installazione collettiva dal titolo Today is Yesterday's Tomorrow.
Si tratta di una serie di fotografie stampate in grande formato appese su fili ad ogni angolo della piazza, in comunicazione con il palazzi circostanti - come la storica sede della Cassa di Risparmio e la Posta Centrale - e quasi a intralciare il passo di chi accorre nel centro cittadino.
In questo complesso e multiforme racconto convivono le personalità di oltre quaranta fotografi da tutto il mondo, che esplorano i rapporti tra passato, presente e futuro in un momento di grandi, e a volte drammatici, cambiamenti.

La “Casa del Macellaio”
Presso porta Lame è costruita la “Casa del Macellaio”. Dal dopoguerra i macellai hanno ripreso a radunarsi presso la cappella dei Beccai in San Petronio e hanno rinnovato l'usanza della annuale funzione al Santuario della Madonna del Soccorso in Borgo San Pietro.
Un primo frigorifero sociale è installato nel mercato coperto di via U.Bassi. Il vecchio macello di via Azzogardino, riaperto dopo le distruzioni belliche, rimarrà in funzione fino al 1974.

Ricreatori Fortitudo
- @ via San Felice, 103, 40122 Bologna
Nel 1890 don Raffaele Mariotti, cappellano di Santa Maria Maddalena, cominciò ad organizzare sotto il portico della chiesa in via Zamboni alcune attività ricreative e di svago per i giovani operai che terminavano la loro faticosa giornata di lavoro.

Ondina Valla
Ondina Valla fu una grande protagonista dell'atletica italiana tra le due guerre mondiali.
Il suo vero nome era Trebisonda: il padre aveva a Bologna nel vicolo omonimo la sua officina meccanica.
Nacque nel 1916, prima femmina dopo quattro fratelli maschi, nel rione operaio di Santa Viola.
A undici anni, durante una Coppa Bologna di atletica, fu notata da un tecnico della Virtus e la società, divenuta poi Virtus Bologna Sportiva, l'accolse tra le sue file.
Assieme a Claudia Testoni, amica e rivale per tutta la sua carriera, dominò le gare di velocità e i salti.

Tiro a Segno Nazionale
- @ T.S.N - Bologna
Nel 1928, dopo la costruzione, nell'area del Meloncello, dei nuovi impianti polisportivi del Littoriale, il Tiro a Segno fu trasferito in via Agucchi, su un terreno in pianura vicino al fiume Reno.

Ippodromo Zappoli
- @ via Vittorio Veneto, Bologna
L'ippodromo di Bologna fu costruito dalla famiglia Zappoli nel parco della villa dei marchesi Davia a Porta San Felice.

Palazzo Sanguinetti già Aldini
- @ Sanguinetti già Aldini
L'antica facciata voluta dal cardinale Riario alla metà del XVI secolo venne ridisegnata nel 1798 da G. B. Martinetti, che conservò il cornicione in terracotta con fregio e lo prolungò lungo tre arcate del portico. Nello sfondo del cortile è una prospettiva di L. Busatti del XIX secolo. Nell'interno dipinti di S. Barozzi, A. Basoli, P.Facelli, G. Lodi e sala "alla boschereccia" di V. Martinelli e P. Palagi (1805).

Chiesa di San Paolo Maggiore
- @ San Paolo Maggiore
Costruita nel 1611 dai padri Barnabiti su disegno di A. Mazenta. La facciata è opera di E. Fichi (1636), autore delle statue superiori, mentre quelle sottostanti sono di G. C. Conventi. All'interno, nella volta affreschi di G. e A. Rolli (1695-1704); nell'abside e nella cupola di G. A. Caccioli e P. F. Farina (1718); dipinti di Mastelletta, L. Carracci, G. Cavedoni, A. Lomi, Guercino, N. Tornioli, P. F. Cittadini, V. Spisanelli, F. Brizio, L. Garbieri, L. Massari. Sull'altare maggiore si trova il gruppo marmoreo della Decollazione di San Paolo di A. Algardi (1641-44).

Casa Moreschi poi Berti
- @ Casa Moreschi poi Berti
All'interno si conserva una scala di elegante architettura settecentesca, ornata con statue di Virtù in terraccotta di Angelo Gabriello Piò.

Palazzo Cavazza
- @ Palazzo Cavazza
L'edificio venne progettato dell'architetto Giuseppe Mengoni nel 1863. I balconi, sui due estremi della facciata, sono un'aggiunta più tarda di Alfonso Rubbiani, nel 1911. Fra l'architrave e la cornice sono visibili i busti di illustri scienziati e artisti. Nel sottoportico dell'androne è sistemato un lampadario in bronzo dei primi del Novecento.

Palazzo Zucchini Solimei
- @ via Galliera, 4
Una sera intervenne anche Oriani; ma allorché si avvide che gli altri invitati, consegnando il pastrano alla guardaroba, scoprivano una regolare marsina, non ardì presentarsi col suo "smoking" da ciclista, e non si avanzò oltre l'anticamera.
(L. Federzoni)

Piero Jahier
Sono nato ferroviere nello spirito, passando dalle scartoffie al servizio movimento di linea sulla Porrettana nel periodo in cui la Porrettana era scuola superiore di ferrovieri.
Piero Jahier nasce a Genova nel 1884. Il padre, piemontese della Val Chisone, è un pastore valdese. La madre è fiorentina. Dal 1889 si trasferisce con la famiglia a Torino e poi a Susa, dove frequenta le scuole elementari. Nel 1897, dopo la scomparsa del padre, morto suicida, va ad abitare a Firenze assieme alla madre e ai fratelli. Qui studia e si diploma al liceo "Dante". Grazie a una borsa di studio si iscrive alla facoltà valdese di teologia di Firenze e intanto comincia a lavorare in officina, per aiutare la famiglia indigente. Nel 1905 è assunto come aiuto applicato nelle Ferrovie Mediterranee.
Dopo la crisi religiosa, che lo porta a lasciare la scuola teologica, entra in contatto con il fertile ambiente letterario fiorentino. Inizia a collaborare alla "Voce" di Prezzolini e, dal 1911 al 1913, sarà anche gerente responsabile della libreria che fa capo alla rivista, in aspettativa dalle ferrovie. Nel 1910 sposa Elena Rochat e l'anno seguente si laurea in in giurisprudenza a Urbino. Poco dopo ottiene l'abilitazione dell'insegnamento della lingua francese all'Università di Torino.
Grazie a un mutuo trentennale della Cooperativa ferrovieri, progetta e costruisce nella zona di Campo di Marte una villetta, che poi chiama "casa rossa". L'idea di vivervi avendo come vicino Giuseppe Prezzolini naufraga poco dopo. Tra il 1914 e il 1916 scrive articoli su "La Riviera Ligure" e "Lacerba". Nel 1915 presso la "Libreria della Voce" pubblica l'opera Resultanze in merito alla vita a al carattere di Gino Bianchi, una feroce critica della burocrazia.
Interventista come tutti gli altri membri della "Voce", a trentadue anni e con moglie e figli a carico parte volontario per la guerra con il grado di tenente e riporta le sue esperienze nel diario Con me e con gli alpini, pubblicato nel 1920. Secondo Alfredo Panzini, in questo diario "manca l'odio contro il nemico". E' basato su osservazioni e appunti autentici, di prima mano.
Mentre i colleghi si proponevano magari di emergere o comunque si esaltavano disponendosi a utilizzare la guerra come farmaco privato che appagasse la loro bramosia vitalistica o nazionalista e rimarginasse le loro piaghe private, in Jahier è subito tipico un proposito violento, tenero, misteriosamente ottuso (nell'apparenza di un candore semplice) di regresso, di rientrare nei ranghi, di perdersi nel numero, di imparare dagli altri.(R. Roversi)
Dopo la disfatta di Caporetto, che lo segna profondamente, dirige, con lo pseudonimo di Barba Piero, "L'Astico", giornale delle trincee. Con esso collabora anche dopo il conflitto, quando la testata cambia nome in "Il nuovo contadino".
Nel 1919 escono a suo nome la raccolta Canti di soldati e il componimento in versi e in prosa Ragazzo, a carattere autobiografico. La cura delle Lettere e testimonianze dei ferrovieri per la patria è l'ultimo prodotto della sua attività creativa.
Deluso dall'esperienza de "Il nuovo contadino", nelle mani degli agrari, ritorna a lavorare alle Ferrovie e rifiuta il posto di redattore capo del "Popolo d'Italia", offertogli personalmente da Mussolini.
Mussolini capiva gli uomini: i servi e i liberi. Così, come per Gramsci aveva ordinato "Bisogna impedire a quel cervello di pensare" e per Gobetti "Bisogna rendergli impossibile la vita", per Jahier, Mussolini ordinò: "Che non scriva!". E sapeva di colpire nel giusto. (R. Forni)
Nel novembre 1924 viene fermato dalla polizia al cimitero di Firenze durante la commemorazione di Matteotti. In questa occasione gli antifascisti subiscono un violento pestaggio da parte delle squadre fasciste. Si lega agli ambienti d'opposizione e fa parte di associazioni con chiare finalità politiche, come il Circolo di cultura e Italia libera. E' membro del gruppo Non mollare, con Salvemini, Calamandrei, Ernesto Rossi, Carlo Rosselli e altri. Nel 1923-24 pubblica tre piccoli saggi sulla Rivoluzione liberale di Piero Gobetti e si iscrive al Partito socialista unitario. Da allora diviene un sorvegliato speciale, controllato dalla polizia e dalla milizia fascista.
A Bologna, in silenzio
Il suo antifascismo è causa del trasferimento a Bologna, come ispettore di ruolo alle Ferrovie dello Stato, mentre attende, da Roma, l'esonero "per scarso rendimento". Per quattro anni vive da solo, lontano dalla famiglia. Il Fascismo lo distrugge "allontanandolo dalla 'casa rossa' e mettendolo nell'impossibilità di lottare per guadagnare pane sufficiente per sfamare e per far studiare i figlioli". La famiglia "spezzata in due" si riunisce solo nel 1928.
Nel 1931 è aperto un fascicolo su di lui nel Casellario politico centrale. Nonostante vari tentativi di comprometterlo, non emerge nulla a suo carico. Alla stima dei superiori e delle autorità locali, si aggiunge la sua condizione di ex combattente volontario, decorato, con famiglia numerosa, tanto che nel 1937 il fascicolo viene chiuso.
Durante il ventennio smette quasi completamente di scrivere. Le sue sole pubblicazioni sono, grazie all'editore Valentino Bompiani, alcune sporadiche traduzioni. Ha scritto Ruggero Zangrandi che
nessuno riuscì a costringere Piero Jahier, che non era un letterato oscuro (e neppure un "sovversivo") a scrivere su un giornale, per quanto "specialistico" o a pubblicare un'opera, per quanto non impegnata, vigente il regime. Jahier visse e incanutì a Bologna, scrivendo per conto suo, ma senza dar nulla alle stampe.
Lavora come ispettore sulla linea Porrettana e come avvocato per le cause ferroviarie.
Comunicativo e cordiale sarà l'amico di tutti. La folta capigliatura bianca diventerà familiare ai ferrovieri del Compartimento di Bologna. E' l'ispettore bonario, ma anche severo all'occorrenza. Attraverso il setaccio delle commissioni d'esame, da lui presiedute, passeranno due generazioni di capi stazione e di capi gestione.
Abita in un appartamento in via Cesare Battisti, pieno di quadri di amici pittori. I figli studiano al "Galvani" e hanno come compagni di classe giovani quali Renzo Renzi e Francesco Leonetti, che entrano con lui in confidenza e amicizia. Nel percorso tra casa e lavoro entra a volte a meditare in Santa Maria della Vita e sosta in cerca di libri sotto il portico della Morte, da Nanni, e alla libreria Veronese.
Nel 1939 l'editore Vallecchi ripubblica Ragazzo, assieme ad alcune poesie. Tramite Cesare Pavese, incontrato a Torino nel 1942, collabora con Einaudi, presso il quale esce la ristampa di Con me e con gli alpini (1943). l volume suscita l'interesse di Giaime Pintor, che si premura di incontrarlo.
Durante la guerra è contattato da esponenti della Resistenza. Diventa amico e consulente di Marcello Zanetti (Marco), giovane comandante della 2a Brigata Garibaldi "Paolo", operante nella bassa bolognese. Egli è infatti sfollato a San Pietro in Casale con la famiglia, dopo che un bombardamento ha distrutto la sua casa in città. Dalla provincia viene tutti i giorni a lavorare alle ferrovie in bicicletta.
Il suo nome è associato con il Partito d'Azione clandestino, che annovera tra le sue fila numerosi esponenti di religione valdese. Le testimonianze di Vittorio Telmon e Pietro Crocioni confermano la sua appartenenza al nucleo azionista dei ferrovieri.
Libera Accademia degli Studi
Al termine del conflitto riprende il suo apporto a riviste culturali e letterarie, quali "Il Ponte" e "Paragone" e prosegue la sua attività di traduttore. Tra le proposte di collaborazione vi è quella di Pavese per conto dell'Einaudi:
Caro Jahier, la Casa Einaudi è uscita dalla tempesta. Tornano i redattori dispersi e risuscitano i collaboratori, ma già saprà della perdita irreparabile che ha subito la Casa per la morte di Leone Ginzburg e Giaime Pintor. Questo ci impegna a lavorare tanto più nell'avvenire e lei è uno di quelli che più dovrà aiutarci.
In una delle prime apparizioni in pubblico, dopo i venti anni di silenzio impostogli dal regime, con una conferenza "pacata, profonda e davvero commovente" all'Università, rievoca l'opera e il sacrificio dei fratelli Rosselli, uccisi in Francia da sicari fascisti.
Il rapporto con Bologna continua con la presidenza della Libera Accademia degli Studi (L.A.S.), promotrice di interessanti momenti di cultura e con la sua candidatura alle elezioni del 1951 come indipendente nelle liste della sinistra.
Nello stesso anno, dopo la morte della moglie Elena Rochat, torna ad abitare a Firenze nella "casetta rossa". Il proposito, più volte espresso, di riprendere l'attività di creazione letteraria, dopo la forzata pausa del periodo fascista, non ha esito, se non in un profondo lavoro di revisione e ripubblicazione delle sue opere precedenti.
Negli ultimi anni viaggia e arricchisce la sua collezione di strumenti e oggetti della civiltà montanara, lasciati poi al Museo delle arti e tradizioni popolari di Roma. Nel 1962 vince il premio Vallombrosa per la poesia, ex aequo con Luigi Fallacara. Nel 1965 ottiene il premio della critica "Emilio Cecchi". Muore a Firenze nel 1966.

Goffredo Bellonci
Figlio del professor Giuseppe Bellonci, frequenta la facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Bologna, dove è allievo di Carducci, Acri e Gandino.
È uno dei più fedeli discepoli di Alfredo Oriani e assiduo di ritrovi cittadini, quali Il Caffè del Corso o il Caffè delle Scienze.
Giornalista e scrittore, collabora a vari giornali con novelle, saggi, poesie, elzeviri. Nel 1907 si trasferisce a Roma e entra nel "Giornale d'Italia" diretto da Alberto Bergamini. Il quotidiano è il primo ad introdurre la terza pagina culturale. Quindi lavora come capo della redazione romana del "Resto del Carlino" diretto da Mario Missiroli. Del "Carlino" e del "Messaggero" è anche corrispondente dall'estero.
Nel 1929 pubblica una raccolta di scritti dal titolo Pagine e idee, in cui sostiene il primato dell'Italia riguardo al Romanticismo. Si occupa soprattutto di arte, letteratura e teatro. Tra i suoi saggi si annoverano: Introduzione alla letteratura di oggi (1932), Sette secoli di novelle italiane (1953), Il teatro del Novecento, pubblicato nella Storia del teatro italiano di D'Amico.
Ricopre l'incarico di presidente dell'Istituto internazionale per la storia del teatro e del Centro nazionale di ricerche teatrali, oltre che di consigliere dell'UNESCO.
Assieme alla moglie Maria Villavecchia fonda nel 1947 il "Premio Strega", i più ambito premio letterario italiano. Muore nel 1964 a Lido di Camaiore.

Palazzo Malvezzi de’ Medici
- @ via Zamboni, 13
Ha risuscitato il mio cuore dopo un sonno, anzi una morte completa, durata per tanti anni ... Mi ha disingannato del disinganno, mi ha convinto che ci sono veramente al mondo dei piaceri che io credeva impossibili.
(G. Leopardi)

Gli istituti culturali a Bologna
Bologna è per antonomasia città di cultura. Qui nell'XI secolo fu fondata la prima Università del mondo occidentale. Famosa per i portici, le torri, le numerose chiese e palazzi, vanta un vasto patrimonio storico-artistico custodito in oltre cinquanta musei e in tante biblioteche antiche e moderne.

Dove Dio cerca casa
“Dove Dio cerca casa” è il titolo di un documentario di Renzo Renzi sulle chiese provvisorie nella periferia bolognese del secondo dopoguerra. Erano sistemazioni di fortuna, in locali improvvisati: capannoni, scantinati, negozi. Vi si riunivano piccoli gruppi di fedeli, che richiamano alla mente le prime comunità cristiane.

Le terre dipinte
Piatti, bicchieri, zuppiere, presentatoi, vasi da farmacia, caffettiere, versatoi, lava mani, tazze da brodo, alzate, marescialle, crespine, rinfrescatoi per bottiglia e bicchiere, sottobicchieri, calamai, orinali da donna ... [ma anche] posate, sputacchiere, pomoli da zanetta, lucerne, spergoli da acqua santa, candelieri ...
(Le più belle maioliche ... a cura di L. Foschini, Torino 2011, p. 22)

I giorni della Linea Gotica
La Linea Gotica fu l'ultimo grande sistema difensivo tedesco in Italia. Utilizzando la dorsale degli Appennini, andava da Pesaro sul mare Adriatico a Massa Carrara sul Tirreno. Oltre 50 mila operai italiani e quasi 20 mila genieri tedeschi, alle dipendenze della organizzazione TODT, fortificarono i 270 km della linea con postazioni per cannoni e mitragliatrici, trincee, fossi anticarro, filo spinato e mine. All'assalto della Linea Gotica, cominciato in Romagna e al Passo del Giogo nel settembre del 1944, parteciparono due armate alleate, con gruppi di combattimento italiani e formazioni partigiane. Altissimo fu tributo di sangue da entrambe le parti, testimoniato dai cimiteri di guerra diffusi nella regione.

Emilia Cinzia Perri
Emilia Cinzia Perri è nata a Cosenza e vive tra Roma e Bologna. È da sempre appassionata di fumetti, cinema e letteratura. Insegna nei licei.
Nel 2005 ha sceneggiato l’albo Korea 2145, su disegni di Enzo Troiano, vincendo il premio Carlo Boscarato, categoria miglior esordio. Ha pubblicato racconti in antologie edite da Delos Books, Alcheringa, Plesio.
Nel 2016 ha sceneggiato per Kleiner Flug l’albo Salomè, con disegni di Silvia Vanni.
Nel 2017 per Watson Edizioni è uscito il suo primo romanzo, Un fantasma molto affamato.
In seguito dal 2018 ha pubblicato un Graphic Novel in due volumi dal titolo La musa dimenticata 1 e La musa dimenticata 2. L’opera è stata dedicata alla figura di Osamu Tezuka. Recentemente Episodi spin-off della Musa dimeticata sono in corso come webtoon su Tapas.
Il volume Legati da un filo ha vinto il Premio Il Battello a Vapore 2021.
Nel 2024 per la Bao Publishing insieme alla disegnatrice Silvia Vanni, cura i testi della biografia dedicata a Sylvia Beach, la libraia più famosa del secolo scorso.
Note da: E.C. Perri, D Daniels, La musa dimenticata 1, Milano, Hazard, 2018
E.C. Perri, D Daniels, La musa dimenticata 2, Milano, Hazard, 2019
Sito: emiliacinziaperri.wordpress.com

Oratorio dello Spirito Santo
- @ via Val Aposa, Bologna
La chiesetta dello Spirito Santo presenta una facciata completamente decorata di terracotte del Quattrocento, attribuite a Vincenzo Onofri o allo Sperandio di Mantova. Eretta nel 1481 dai padri Celestini per custodire degnamente un'immagine mariana, divenne nel 1497 sede della Compagnia dello Spirito Santo, fondata dal giureconsulto Lodovico Bolognini. Soppressa la Compagnia alla fine del '700, la chiesa fu profanata e manomessa. In particolare è andata perduta la pala dell'altare maggiore, opera del 1567 di Giovanni Battista Ramenghi.
> Luigi Bortolotti, Bologna dentro le mura. Nella storia e nell'arte, Bologna, La grafica emiliana, 1977, p. 51

Palazzo del Rotary
- @ via Zamboni, 1, Bologna
L'edificio progettato dall'architetto Melchiorre Bega sotto le due torri nel 1954, e utilizzato come sede del Rotary Club, fu al centro di una vivace polemica, che coinvolse alcuni dei professionisti più in vista a Bologna, quali Giuseppe Vaccaro e Enrico De Angeli. Il problema suscitato dalla discussa costruzione era quello del rapporto tra ambiente storico e architettura moderna. Bega, rivendicando il diritto di costruire secondo il suo tempo, non esitò a demolire in parte un blocco edilizio che era in armonia stilistica con l'antica piazza Ravegnana, preservando solo la loggia al piano terra.
> Giancarlo Bernabei, Glauco Gresleri, Stefano Zagnoni, Bologna moderna, 1860-1980, Bologna, Pàtron, 1984, p. 95

Daniele Brolli
È nato a Rimini nel 1959. Artista eclettico, è stato uno dei fondatori del gruppo Valvoline nella prima metà degli anni ottanta e ha animato negli stessi anni le riviste "Dolce Vita" e "Cyborg". Esperto di letteratura americana, è consulente di diverse case editrici. Come scrittore si ricordano i volumi Animanera e Chemical Usa.
È stato creatore della innovativa casa editrice Phoenix Enterprises. Nel 2001 ha fondato a Bologna la casa editrice Comma 22., che propone edizioni molto curate ed eleganti di alcune opere tra le più significative del fumetto italiano.
Tra le sue ultime pubblicazioni figura il volume La Cura, libro misterioso e dolente, parte da una spinta profonda che conduce una serie di segni a condensarsi di forme, che poi man mano diventano racconto. Edito per la Oblomov Edizioni (Editore Igort) nel 2018.
In occasione di Lucca Comics & Games 2019 viene presentato in anteprima una nuova sfida editoriale pubblicata dalla Sergio Bonelli editore. Il primo volume di una lunga serie dello Unknow - Lo Sconosciuto creato da Magnus nel 1975, scritto da Daniele Brolli e il primo volume disegnato da Davide Fabbri. Il primo capitolo si intitola: Le nuove avventure. Le luci dell'Ovest.

Matteo Lepore
Matteo Lepore è nato a Bologna, nel quartiere Savena, nel 1980.
Si diploma presso il Liceo classico Galvani e si laurea in Scienze politiche all'Università di Bologna. Dopo la laurea svolge un periodo di stage a Bruxelles presso l'Ufficio di collegamento con le Istituzioni europee della Regione Emilia-Romagna.
Tra il 2007 e il 2009 consegue un Master in Relazioni internazionali, un Master in Edilizia e urbanistica e un Master in Economia della cooperazione all’Università di Bologna.

Giuseppe Dozza
Giuseppe Dozza è nato a Bologna il 29 novembre 1901, in via Orfeo. Figlio di fornai, a 13 anni è fattorino in una agenzia di trasporti. Si iscrive al Partito Socialista Italiano e nel 1920 è segretario dei giovani socialisti. Dopo il congresso di Livorno del 1921 aderisce al Partito Comunista d'Italia: nel 1923 è segretario nazionale della Federazione giovanile comunista e nel 1928 membro del Comitato centrale.

Virginio Merola
Virginio Merola è nato a Santa Maria Capua Vetere, in Provincia di Caserta, nel 1955. Vive a Bologna dal 1960. E' diplomato al liceo Minghetti e laureato in Filosofia presso l'Università di Bologna. Ha lavorato presso la Società Autostrade, ed è stato delegato e responsabile sindacale Cgil del settore autostrade.

Renzo Imbeni
Renzo Imbeni è nato a Modena il 12 ottobre 1944. Dopo il diploma all'Istituto Tecnico Commerciale, ha frequentato la Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Bologna.
Altre risorse
Altri progetti e percorsi su Bologna online

Nuvole in Appennino
Può capitare che gli autori di fumetti - tipi strani, un po' matti, solitari - si ritirino a disegnare o a vivere fuori città, portando con sé solo carta e matita. Ogni tanto, però, nei loro lontani rifugi si radunano e allora son chiacchiere e bicchieri di vino.
