Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi
Archivio di notizie sulla storia della città e del suo territorio dal 1796 ad oggi. Con riferimenti bibliografici, link, immagini.
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19 giugno 1796Arriva Napoleone!“Era la domenica 19 giugno, e la città era tutta pavesata per la processione del Corpus Domini (...). I francesi entrano da porta San Felice, vedono tutti quei festoni e quei damaschi e pensano di essere loro l’oggetto di tanta festa. Avanzano un pò titubanti, e sentono in lontananza canti e litanie: era la processione. Così le due colonne - i soldati e i fedeli - si incrociano e si guardano con stupore. E ciascuno proseguì per la propria strada”. (Ferri) Arriva in città la divisione francese del generale Augereau: da Porta San Felice entra una moltitudine di soldati - in testa "un corpo di cavalleria di 1500 uomini con sciabole nude, e carabine al punto" (Guidicini) - seguita da carri e qualche pezzo di artiglieria. Tra le ali del popolo, convenuto per la festa degli Addobbi nella contrada degli Orefici, la truppa attraversa il centro a bandiere spiegate e accompagnata da musica militare, uscendo poi da porta Maggiore e accampandosi ai Crociali, prima del ponte della Savena Vecchia. L'incontro dei Francesi con i Bolognesi impegnati negli Addobbi è raccontato con arguzia da Alessandro Cervellati. I soldati stranieri trovano via Orefici tutta illuminata e decorata sfarzosamente, con fontanelle eleganti e prodigiose, perchè da esse sgorga vino bianco e nero: I bravi sans-culottes credettero quel magnifico spettacolo esibito in loro onore - e ci si guardò bene dal chiarire la faccenda - per cui essi attaccarono i rubinetti al grido di "Allons enfants de la Patrie", seguiti da volonterosi cittadini gridanti "a mez" (facciamo a metà), tra un pò di scompiglio perché le belle donne s'involarono, temendo un secondo "Allons enfants" a loro riguardo. Circa mille soldati francesi si impossessano di piazza Maggiore, mettendo sentinelle in più punti e piazzando un cannone. Il conte Carlo Caprara Montecuccoli (1755-1816), che ha raggiunto i Francesi a Crevalcore, si incarica di fare da mediatore con il Senato. Gli ufficiali vengono distribuiti nelle case di nobili e borghesi. Gli alloggi degli alti gradi sono presidiati da guardie armate. Il generale Augerau si affretta a ordinare, per diritto di guerra, la confisca di tutti i valori contenuti nella casse pubbliche, compreso il Monte di Pietà. Il generale Bonaparte arriva in città poco dopo mezzanotte e prende alloggio con il suo stato maggiore a palazzo Pepoli Nuovo, mentre il Commissario della Repubblica Christophe (Cristoforo) Saliceti (1757-1809) è ospitato a palazzo Gnudi.dettagli
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1797La Compagnia dei Lombardi non viene abolitaLa Compagnia dei Lombardi non subisce la soppressione, che in questo periodo colpisce le confraternite e le corporazioni religiose. In origine era una delle compagnie d'armi, che fungevano da braccio armato del populus, cioè della borghesia in ascesa nel XIII secolo. Rappresentava famiglie di origine lombarda in senso lato (da Brescia, Mantova, ma anche da Parma, Modena, Verona, ecc.) Dopo il declino delle compagnie d'armi nel Trecento, la Compagnia dei Lombardi è sopravvissuta come “sodalizio familiare e laicale” di tradizione storica, “senza alcuna connotazione fraternale”, fino all'arrivo dei Francesi. Ogni anno nella sua sede all'interno della basilica di Santo Stefano la Compagnia si riunisce per la nomina del Massaro e degli Ufficiali e per la tradizionale distribuzione ai “militi” delle focacce e delle candele. Nell'800 e nel '900, mano a mano che si estingueranno le famiglie antiche, altre verranno aggregate al sodalizio, fino al numero stabilito di cinquanta. Tra gli associati alla Compagnia si annoverano il card. Lambertini (poi papa Benedetto XIV), Baldassarre Carrati, Ludovico Savioli, Antonio Aldini. Nell'8-900 vi saranno Gioacchino Napoleone e Carlo Pepoli, Giovanni Gozzadini, il card. Giacomo Biffi.dettagli
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11 febbraio 1797Abolizione dei feudiL'11 febbraio vengono aboliti tutti i feudi esistenti nel territorio bolognese. Il terzo Congresso cispadano, riunito il 21 gennaio precedente, ha condannato il “barbaro sistema feudale”, che tiene schiavi gli uomini. Ma mentre Modena e Reggio hanno subito provveduto, il Senato bolognese ha preso tempo, adducendo come scusa che i pochi feudi rimasti nel suo territorio non possono far danno al nuovo governo. All'arrivo dei Francesi, nella provincia di Bologna rimanevano ancora i feudi imperiali di Sparvo, Baragazza, Castiglion dei Gatti, tradizionale possedimento dei Pepoli, e alcuni feudi pontifici, come Castel Guelfo, concesso da papa Paolo II a un ramo dei Malvezzi, mentre un'altro ramo governava dal '400 la Selva di Molinella. Nel periodo napoleonico scompaiono anche gli ultimi feudi protetti da privilegi dei Malvezzi e dei Pepoli a Castel Maggiore.dettagli
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27 aprile 1797La fine del Senato bologneseSi radunano a Bologna i consigli del Corpo legislativo della Repubblica Cispadana. Il Consiglio dei Sessanta è ospitato provvisoriamente in Palazzo Pepoli, in attesa della sistemazione definitiva nell'ex Collegio Montalto. Il Consiglio dei Trenta, destinato ai Celestini, comincia la sua attività in Palazzo Ranuzzi. Il 28 aprile è eletto il Direttorio Esecutivo, nelle persone di Ignazio Magnani, Lodovico Ricci e Gian Battista Guastavillani. La sede prevista per il Direttorio è il Palazzo Nazionale (Palazzo d'Accursio), ma le prime riunioni si tengono nel palazzo Magnani e successivamente, non essendovi qui “li necessari comodi”, in palazzo Zagnoni. Il 27 aprile il Senato bolognese ha rassegnato, per mano del suo ultimo gonfaloniere Gerolamo Legnani, il proprio mandato e concluso la propria esistenza plurisecolare. Il 2 giugno i suoi poteri saranno ceduti definitivamente alle nuove autorità della Cispadana.dettagli
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30 ottobre 1798I bolognesi respingono la Costituzione CisalpinaDopo l'aggregazione alla Repubblica Cisalpina, con la perdita del ruolo di capitale che la città aveva nella Cispadana, il malcontento e la protesta monta tra le classi dirigenti bolognesi. Chiamati a votare la nuova costituzione, rispondono solo 576 cittadini e tutti si esprimono contro. Il 1° novembre anche l'assemblea dei soldati nazionali non l'accetta, così come i rappresentanti della campagna. A Castiglione dei Gatti, tradizionale possesso dei Pepoli, tutti gli aventi diritto votano contro l'adesione alla Cisalpina e la cessazione del regime feudale. Lo stesso risultato si ha nella contea di Piano della famiglia de' Bianchi.dettagli
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18 gennaio 1801Veglioni in onore del generale MuratGrande illuminazione nel Teatro comunale e veglione gratuito nel Teatro Marsigli in onore del generale Murat e della moglie Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone. In questi giorni transitano per Bologna grossi contingenti di truppe francesi provenienti dalla Lombardia. L'armata di Murat si dirige verso Roma, seguita da numerosi convogli di artiglieria e munizioni. Rimane di stanza a Bologna una divisione comandata dal generale Monnier, che prende alloggio in Palazzo Pepoli. Il 1° febbraio circa 6.000 soldati francesi e un contingente di Guardia Nazionale a piedi e a cavallo assistono a una solenne funzione militare in Montagnola in onore del generale Calvin (André Carvin, 1767-1801), morto per ferite durante il passaggio del Mincio.dettagli
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giugno 1801I più ricchi fanno da garanti per il pagamento delle imposteIl governo della Repubblica Cisalpina obbliga i tre benestanti più ricchi dei comuni senza esattoria a pagare le tasse dei contribuenti morosi, cedendo loro in cambio il privilegio del fisco. A loro volta, assieme alle esattorie comunali, essi rimettono le tasse - anche quelle non riscosse - nelle mani dei sei cittadini più facoltosi del dipartimento, che devono garantire l'ammontare complessivo d'imposta alle casse erariali. Dei 775 azionisti forzati della Cisalpina, 53 sono nel dipartimento Reno. I sei più facoltosi sono Filippo Hercolani, Piriteo Malvezzi, Ferdinando Marescalchi, Antonio Gnudi, Caetano Conti Castelli e Guido Pepoli.dettagli
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16 maggio 1802Assemblea dei DottiA Palazzo Pepoli Nuovo in via Castiglione, nella grande sala, “magnificamente ornata, dipinta e addobbata”, si apre l'Assemblea dei Dotti. Antonio Aldini è deputato dal governo centrale a dare istruzioni al Collegio, che per tutta la settimana tiene riunioni per la nomina dei posti vacanti. Il 23 maggio, al termine dei lavori dell'assemblea, è offerto ai partecipanti un lauto pranzo nella galleria del palazzo comunale e alla sera si tiene al Casino degli Amici una festa da ballo.dettagli
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26 luglio 1802I Francesi impongono lo stato d'assedioLa notte del 26 luglio entra in città un grosso contingente di truppe francesi proveniente da Brescia. Occupa Piazza Maggiore e vi installa due cannoni. Il 28 luglio arriva di rinforzo il terzo reggimento cavalleria. Le truppe di linea stringono Bologna in un cerchio repressivo. Vengono chiuse le porte cittadine, mentre i militari effettuano decine di arresti. A un minaccioso assembramento popolare attorno alla sua residenza di Palazzo Pepoli, il generale Verdier risponde rinforzando la guardia e facendo trasportare davanti all'edificio i cannoni collocati in piazza. Le pattuglie francesi trovano ovunque ostilità e sono oggetto di insulti, soprattutto da parte di membri della Guardia Nazionale. La sera del 27 luglio i Francesi devastano il corpo di guardia del quartiere San Giacomo e arrestano i miliziani civici. Il 29 alcuni degli esponenti più in vista della borghesia bolognese vengono arrestati e trasferiti nella fortezza di Ferrara. Tra essi il dottor Gavasetti, affiliato alla Società dei Raggi, l'avv. Callisti, il giacobino Giuseppe Gioannetti, lo scrittore Luigi Giorgi e inoltre funzionari della prefettura e della polizia. Dopo la prima ondata di violenze ed arresti, la situazione si normalizza. Il terrore frena ogni tentativo di dissenso. Il 31 luglio i cannoni sono ritirati dalle strade e una parte delle truppe lascia la città. Il tribunale militare istituito il 15 ottobre in Palazzo Marescalchi, delegato al giudizio dei capi della rivolta, sarà costretto a mandare assolti quasi tutti gli imputati, per assoluta mancanza di indizi riguardo alla loro partecipazione ai vari attentati accaduti in città. I condannati avranno pene piuttosto miti, dai sei mesi ai 3 anni di carcere.dettagli
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2 ottobre 1802Parte la guarnigione franceseIl 2 ottobre la popolazione bolognese assiste, con grande soddisfazione, alla partenza della guarnigione francese verso Mantova e Ferrara, sostituita da 2.000 soldati italiani al comando del generale Milossevitz, che stabilisce il suo alloggio in Palazzo Pepoli. Un segnale del ritorno alla normalità dell'ordine pubblico è il permesso del Prefetto di festeggiare il 4 ottobre la festa di San Petronio, con una corsa di cavalli attraverso la città. L'ospitalità alla divisione cisalpina è resa problematica dalla mancanza di biada e fieno per i cavalli. La prolungata siccità ha fatto sì che nei prati vi sia polvere invece che erba.dettagli
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21 marzo 1809La Società del CasinoIl Casino dei Nobili di Bologna fu fondato nel 1776 ad imitazione dei circoli illuministi europei. Occupava una parte del pianterreno dell'antico palazzo senatorio della famiglia Rossi in via S. Stefano. Era il luogo dove gli aristocratici, “separati da qualunque di condizione diversa”, potevano meglio esprimere “quella dignità che è propria dell'ordine loro”. Soppresso nel periodo giacobino, fu riaperto nel 1798 come Casino Civico, grazie a Giuseppe Gambari e Filippo dal Fiume, rivolgendosi alla nuova borghesia democratica e filofrancese. La sede fu trasferita in via Santo Stefano 95 (poi 45). Dopo la restaurazione austro-russa venne inaugurato di nuovo il 22 febbraio 1800 nel Palazzo Zagnoni di via Castiglione, con una gran festa da ballo e sotto il nome di Società degli Amici. Il 21 marzo 1809 il sodalizio è rifondato - con la denominazione di Società del Casino - da un gruppo di dissidenti capeggiato dal principe Astorre Hercolani, avendo preso in affitto la parte migliore di Palazzo Vizzani in via Santo Stefano, già appartenuto al cardinale Prospero Lambertini. La nuova sede è messa a nuovo con l'aiuto di pittori quali Felice Giani (1758-1823), che decora la sala principale, e Pietro Fancelli (1764-1850), socio dell'Accademia di Belle Arti, che affresca le camere annesse. Dal 1810 l'ingresso sarà consentito anche a persone di estrazione borghese e si arriverà a oltre 400 iscritti, pur conservando una struttura verticistica che privilegia la nobiltà. I nuovi soci cambieranno il clima di fondo delle serate - dalla serietà degli aristocratici alla “frivolezza” dei borghesi - e questa tendenza aumenterà con l'aggregazione di giovani privi di particolari titoli e referenze. Nelle sale con mobili “di ultimo gusto” e ornamenti lussuosi, con apparati di raso e volte dipinte “con figure nude d'ogni sesso”, ci si dedica solo “al gioco, al ballo, agli amori, alla tavola, alla musica”. Al sodalizio maschile è unita anche una Società delle Signore, che offre conversazioni settimanali e feste di carnevale, con l'eventuale presenza dei mariti. Vi fanno parte alcune delle dame più in vista della città, come Cornelia Rossi Martinetti e Maria Malvezzi Hercolani. Le signore intervengono "decentemente vestite", ma non in abito di lusso: devono conservare "una conveniente mediocrità, onde evitare una eccessiva disgustosa ineguaglianza". Le accademie musicali, che si tengono alla domenica pomeriggio da febbraio a luglio, animate dal direttore artistico marchese Francesco Sampieri (1790-1863), vedranno esibirsi musicisti di fama, come Niccolò Paganini, protagonista nel 1811 di due concerti, e accoglieranno “i pezzi operistici più in voga e le partiture tipiche della musica frivola ottocentesca” (Roncuzzi). Nella sala armonica della Società del Nobile Casino Stendhal assisterà a due "graziosissimi concerti" e ascolterà il duetto di Armida, diretto personalmente da un Rossini in gran forma, attorniato da uno stuolo di giovani ammiratrici. Anche il Gabinetto di lettura, diretto dal conte Carlo Pepoli, avrà un ruolo importante nell'attività culturale del Casino. Esso metterà a disposizione dei soci, “sopra comodi tavolieri”, un notevole numero di testate italiane e straniere di carattere scientifico e letterario e contribuirà alla formazione culturale di alcuni protagonisti della vita politica cittadina. Nel 1823, dopo l'acquisto di Palazzo Vizzani Lambertini da parte del conte Vincenzo Ranuzzi, la Società del Casino si trasferirà in Palazzo Bolognini-Amorini, in piazza Santo Stefano.dettagli
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1813Conferenza di musica di Ugo FoscoloPer invito del conte Cesare Bianchetti, Ugo Foscolo (1778-1827) tiene una conferenza di musica nella sala dell'Accademia Filarmonica, lodando la benemerita istituzione. Nei Principi di critica poetica, egli ha già illustrato una sua vaga concezione dell'armonia: "Esiste nel mondo una universale secreta armonia, che l'uomo anela di ritrovare come necessaria a ristorare le fatiche e i dolori della sua esistenza". Più avanti anche il letterato e poeta Carlo Pepoli (1796-1881), librettista di Bellini e ammiratore di Rossini, esporrà in un Discorso accademico per i giovani del Liceo Filarmonico una sua teoria della musica, ribadendo la concezione foscoliana dell'armonia, che "regge tutte le arti" e governa l'Universo.dettagli
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30 agosto 1813Deviazione e cassa di colmata dell'IdiceLa grave rotta dell'Idice a San Pietro Capo Fiume nel 1802 e quella del Quaderna nel 1804, con allagamento della valle di Marmorta e del territorio di Argenta, hanno posto con urgenza il problema della sistemazione idraulica della Bassa bolognese a destra del Reno. Un decreto vicereale di Murat del 30 agosto 1813 approva il progetto degli ingegneri Conti e Landi, risalente al 1762, che prevede di convogliare i due torrenti nei terreni a sud di Molinella e Argenta, in modo che i loro depositi portino alla bonifica per colmata degli stessi, mentre le loro acque “chiarificate” devono confluire nel Primaro - alveo del Reno - a Bastia. Nel 1814 un nuovo cavo sarà staccato dal corso dell'Idice a quattro chilometri a valle dalla chiusa di Riccardina e verrà diretto a est passando sotto al Palazzo Pepoli di Durazzo, fino al Passo della Selva. Tramite la chiusa Roversella l'Idice abbandonerà il vecchio corso verso Codifiume. I lavori termineranno dopo il ritorno del Governo Pontificio. Il 29 novembre 1816 la nuova deviazione dell'Idice sarà inaugurata solennemente. La Cassa di Colmata dell'Idice avrà un'estensione di circa 6.000 ettari. Assieme al Cavo Napoleonico essa rappresenta l'affermazione dell'interesse pubblico per le opere idrauliche su fiumi e torrenti arginati e l'assunzione in tutto o in parte delle relative spese da parte dello Stato.dettagli
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31 agosto 1814Reduci dalle armate di NapoleoneBologna è percorsa da circa duemila reduci delle armate di Napoleone. Alcuni provengono dalla prigionia in Russia o in Siberia. Sono quasi tutti giovani arruolati in seguito alla coscrizione obbligatoria, che si sono battuti con onore e sono diventati veri “uomini di guerra”. Chi non ha perso la vita - come il leggendario caporal maggiore dei granatieri Domenico Bianchini, caduto nel 1811 a Tarragona - è tornato poverissimo e in cattiva salute. A Bologna alcuni di essi si ritrovano nei pressi della basilica di Santo Stefano, al Caffé Isola d'Elba - un tempo covo di giacobini col nome di Caffè Apollo - aperto da un ex ufficiale napoleonico. “Scapoloni impenitenti” e accaniti giocatori di mediatore, sono quasi tutti massoni e diventeranno carbonari. Per qualche tempo si vocifera che saranno formati tre reggimenti di cavalleria e fanteria di truppa italiana a carico del dipartimento, ma in realtà, nonostante le promesse, gli ufficiali e i soldati dell'ormai disciolto esercito del Regno italico saranno a poco a poco esonerati senza sussistenza. Nel marzo 1815 saluteranno con gioia l'occupazione di Gioacchino Murat e il Commissario Pellegrino Rossi si servirà di loro come di “fidatissimi fratelli”. Dopo la Restaurazione molti ex ufficiali napoleonici finiti sul lastrico otterranno dal cardinale Oppizzoni la concessione all'insegnamento come maestri privati. A testimonianza del flagello delle leve napoleoniche, nel salone di Palazzo Pepoli sarà murata una lapide a ricordo dei "disperati singulti delle povere madri" alla partenza dei loro figli, reclutati per andare a morire "nei ghiacciai della Russia e nelle infocate arene della Spagna". Un gruppo di ex ufficiali napoleonici e di decorati di S. Elena manterrà comunque vivo nel tempo il ricordo dell'epoca rivoluzionaria: fino al 1866 nella chiesa della Vita in via Clavature sarà celebrato il 5 maggio, giorno della morte di Napoleone.dettagli
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1819L'Accademia FelsineaGli Statuti della Società del Casino prevedono, dal 1810, due accademie di poesia annuali, una nel mese di giugno e una in dicembre. Si svolgono in serate scelte da una commissione di soci letterati e sono basate su un “argomento interessante e dilettevole”. La lettura dei componimenti poetici è intervallata da concerti musicali. Per i più meritevoli è proposta la stampa. Nel 1819 si costituisce l'Accademia Felsinea (o dei Felsinei), diretta da Dionigi Strocchi assieme a Massimiliano Angelelli. Il medico e poeta Vincenzo Valorani (1786-1852) ne è segretario. In quest'anno si svolge una delle manifestazioni più importanti dei Felsinei: la lettura del Discorso di Dionigi Strocchi e Canzone di Giovanni Marchetti in onore di Ennio Quirino Visconti. Nel 1820 si terrà invece la rappresentazione dell'Edipo re di Sofocle nella traduzione del marchese Angelelli, famoso grecista. Nel 1823 uscirà, per i tipi di Annesio Nobili, la Raccolta di alcune poesie d'Accademici Felsinei, curata dal medico Giacomo Tommasini, contenente liriche di Angelelli, Strocchi, Marchetti, Costa, Pepoli e numerosi altri più o meno noti. Si tratta, per la maggior parte, di componimenti funebri in onore di Giulio Perticari (1779-1822), genero di Vincenzo Monti, amico di Gioachino Rossini, studioso di Dante e della lingua italiana, vero e proprio punto di riferimento dei classicisti emiliani. Nel 1826 l'Accademia ospiterà Gaicomo Leopardi, con la sua Epistola poetica Al conte Carlo Pepoli. Dal 1830 sarà prevista la partecipazione di “distinti Dotti e Letterati” bolognesi, che possano essere “di lustro e ornamento alla riunione”. L'associazione avrà come affiliati personaggi del calibro di Paolo Costa, Carlo Pepoli, Giovanni Marchetti e, come corrispondenti, Vincenzo Monti e Pietro Giordani. Fino al 1831 sarà “uno dei principali centri di diffusione delle idee, estetiche e politiche, della Scuola classica emiliano-romagnola, di orientamento liberale” (A. Campana).dettagli
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1 gennaio 1821Il Cavamento PalataIl 1° gennaio 1821 inizia ufficialmente la sua attività la Congregazione Consorziale del Circondario Cavamento Palata, organo per il governo idraulico del territorio compreso tra la sinistra Reno, il torrente Samoggia e il Panaro. Il collettore delle acque Cavamento Palata, costruito dai Bentivoglio a metà del '400, prende il nome dal territorio di Palata Pepoli, attraversato nel suo ultimo tratto. All'inizio il canale sboccava liberamente in Panaro. Nel 1811 è stata costruita una chiavica a portoni per difendere il territorio dalle piene del Reno. La Congregazione sarà operativa fino al 1929. In quell'anno le sue funzioni saranno trasferite al nuovo Consorzio di Bonifica Cavamento Palata, che avvierà importanti lavori di bonifica nelle zone di Sant’Agata Bolognese, San Giovanni in Persiceto e crevalcore..dettagli
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28 febbraio 1823Il Cumulo della MisericordiaUn decreto del cardinale Oppizzoni riunisce le eredità Cottogni e Mignani al Cumulo della Misericordia. Si tratta di un antico monte frumentario istituito dal conte Giovanni Pepoli nel 1561 e trasformato nel 1612 dal Papa in opera di sussidio ai poveri e ai monasteri a disposizione dell'Arcivescovo. Le sue sostanze aiutano in questo periodo famiglie povere e vedove; procurano inoltre la dote ad alcune fanciulle. Con testamento del 13 aprile 1855 lo stesso Oppizzoni destinerà a questa opera pia una parte dei suoi beni. Lasciata "in rilevante disordine" dagli amministratori nominati dal cardinale, nel 1859 essa passerà, assieme ad altri istituti, sotto il controllo della Congregazione di Carità.dettagli
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21 maggio 1823La Società del Casino rinnova sede e statutiIl Casino Civico (o Società del Casino), che offre trattenimenti di musica e poesia “per appagare i desideri della nobiltà bolognese” e organizza serate di gala per ospiti illustri in transito in città, ottiene una nuova costituzione, stabilita dalla Segreteria di Stato pontificia. Dopo una provvisoria sospensione, nel 1823 avviene il trasferimento da Palazzo Vizzani Lambertini a Palazzo Bolognini-Amorini in via Santo Stefano. La nuova sede è inaugurata il 26 dicembre con un'accademia di musica diretta dal maestro Francesco Sampieri e una "brillantissima" festa da ballo. Il nuovo statuto, elaborato da Francesco Rangone, prevede accademie e concerti di musica, esercizi e feste di ballo, accademie di poesia, lettura di fogli non proibiti, giornali scientifici, letterari e di moda, conversazione, gioco del biliardo e altri giochi leciti. Il gabinetto di lettura, diretto da Carlo Pepoli, comprende 21 testate italiane e straniere, tra le quali il "Moniteur Universel" e il "Journal de Débats". Col tempo si formerà un nucleo librario consistente, che diventerà una biblioteca utilizzata dai soci e dagli ospiti di passaggio. Il circolo apre le porte due o tre ore dopo l'Ave Maria, al suono della campana maggiore della vicina basilica di Santo Stefano. Le sale allora si riempiono “di signori in marsina e di signore con l'ultimo abito consigliato dai figurini di Parigi” (Beseghi). Tra i gruppi sociali che possono far parte del sodalizio vi sono autorità, famiglie nobili, scienziati, legati, medici, "tutte le distinte persone del clero oltre agli ufficiali esteri e nazionali". Sono invece esclusi coloro che lavorano al banco: orologiai, fabbri, calzolai, falegnami, facchini. La direzione si riserva comunque di accettare solo coloro che "si distinguono per condizione e fama e che riuniscono requisiti superiori ad ogni eccezione".dettagli
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23 ottobre 1823Letizia Murat sposa a BolognaLa principessa Letizia Murat (1802-1859), una delle figlie dei reali di Napoli Carolina Bonaparte e Gioacchino Murat, sposa a ventun anni a Bologna il marchese Guido Taddeo Pepoli, Conte di Castigliano (1789-1852). E' accolta con grande calore nella città felsinea, facendo della sua casa un fulcro della buona società. Lei e il marito saranno sempre guardati dalla polizia pontificia come nemici del Governo e depositari di “estese relazioni con dei rivoluzionari stranieri”. Letizia sarà soprannominata “la Regina di Bologna”. Legata alla memoria del padre, “sopra a tutti amato”, lo vorrà effigiato in una statua a grandezza naturale nel cimitero della Certosa, opera di Vincenzo Vela (1820-1891). La figlia Carolina (1824-1892), che andrà in sposa al conte Angelo Tattini, promuoverà, nella sua casa di via Santo Stefano, un salotto di chiaro indirizzo politico, molto simile a quello animato dalla madre nel palazzo di via Castiglione.dettagli
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1824Anna Maria Pepoli Sampieri maestra di galateo femminileIn occasione del matrimonio della figlia Camilla con il cavaliere Beccadelli Grimaldi, la marchesa Anna Maria Pepoli (1783-1844) dà alle stampe una raccolta di Sentenze e detti memorabili d'antichi e di moderni autori. Si tratta di un insieme di istruzioni di comportamento per la giovane sposa, riunite in modo da avere “assai piacevole ricreamento dalle domestiche cure”. Il grande successo del libro la incoraggerà a dare alle stampe, nel 1838, i tre volumi de La donna saggia e amabile, scritti con il dichiarato pretesto di “occupare con qualche profitto il tempo” rimasto dopo il matrimonio della figlia. Ogni volume è dedicato al comportamento della donna in uno dei suoi ruoli fondamentali: come reggitrice della casa, educatrice dei figli e conversatrice nei salotti. Il ruolo che la marchesa riconosce come principale è quello di madre. Essa dovrà essere in grado di trasmettere alle figlie i precetti, che permetteranno loro di affrontare con successo ogni circostanza della vita.dettagli
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23 gennaio 1825Spettacoli di carnevaleDurante il carnevale tutti i teatri e alcuni palazzi bolognesi sono impegnati in spettacoli e feste. Al Teatro Comunale è rappresentata un'opera seria, l'Andronico di Francesco Saverio Mercadante (1795-1870); al Teatro del Corso opera la Compagnia Belloni e Meraviglia. Al Teatro Contavalli si tengono le recite di beneficenza degli Accademici Filodrammatici, oramai al termine della loro parabola - in quest'anno si registrano defezioni e scissioni, che porteranno presto allo scioglimento di questa benemerita compagnia - mentre al Teatro Felicini sono in scena gli Accademici Sinevergeti. Spettacoli di marionette con ballo sono dati nel teatrino di San Gregorio in via del Poggiale, in quello della Nosadella appena inaugurato e nella Sala di via Imperiale. In casa Volpi al Ponte delle Lame e nella Casa Brunetti in via San Vitale recitano Accademici Dilettanti. Tra il 23 gennaio e il 9 febbraio si danno in Palazzo Pepoli dodici feste da ballo e dal 10 al 15 febbraio vi sono veglioni con maschera al Comunale.dettagli
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12 luglio 1825Breve soggiorno di Giacomo Leopardi a BolognaDiretto a Milano, Giacomo Leopardi fa sosta a Bologna dal 17 al 27 luglio, ospite del suo compagno di viaggio Padre Luigi Poni nel convento di S. Francesco. Il soggiorno è per lui particolarmente piacevole. A Bologna è presente Pietro Giordani (1774-1848), ex segretario dell'Accademia di Belle Arti e già ospite a Recanati della famiglia Leopardi. Grazie a lui - e all'editore Pietro Brighenti (1775-1850) - Giacomo fa alcune conoscenze importanti, come il conte Antonio Papadopoli, "giovane signore veneziano", che gli offre un posto di assistente per gli studi. E' accolto con favore nei salotti letterari cittadini: presso il marchese Massimiliano Angelelli (1775-1853), uomo di vasta cultura umanistica e "incomparabile" traduttore di Sofocle, nelle "stanze" della contessa Malvezzi e di Anna Pepoli Sampieri, presso il conte Marchetti. Nelle sue lettere descriverà Bologna come una città "quietissima, allegrissima, ospitale", "piena di letterati nazionali, e tutti di buon cuore, e prevenuti per me molto favorevolmente". E al fratello Carlo dirà: "Mi sono fermato nove giorni e sono stato accolto con carezze ed onori ch'io era tanto lontano d'aspettarmi, quanto sono dal meritare". Positivo è anche il giudizio complessivo: "Bologna è buona, credilo a me che con infinita meraviglia, ho dovuto convenire che la bontà di cuore vi si trova effettivamente, anzi vi è comunissima". Al giovane conte è prospettata la possibilità di un impiego a Bologna come segretario dell'Accademia di Belle Arti, incarico ricoperto in passato dall'amico e mentore Giordani. Una ipotesi che poi purtroppo sfumerà, lasciandogli l'amaro in bocca. Definirà quello bolognese un "governo gotico le cui promesse più solenni vagliono meno che quelle di un amante ubbriaco".dettagli
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1826La Stamperia delle Muse pubblica la seconda raccolta poetica di LeopardiLa Stamperia delle Muse pubblica la seconda raccolta di Giacomo Leopardi, intitolata Versi. Essa comprende tutta la sua produzione poetica fino a questo momento. Oltre alle Canzoni contenute nella prima raccolta stampata a Bologna presso Nobili nel 1824, vi sono sei Idilli del 1819 e due Elegie del 1817. Inoltre vengono presentati i cinque Sonetti in persona di ser Pecora fiorentino beccaio, sempre del 1817, l'Epistola al conte Carlo Pepoli e due riduzioni in volgare: la Batracomiomachia o Guerra dei topi e delle rane (1815), "piuttosto imitazione che traduzione dal greco", e la satira misogina di Simonide (1823) in prima traduzione italiana. Questi canti, con quelli della prima raccolta del 1824 e altri ancora - 23 in tutto - saranno nuovamente stampati a Firenze nel 1831.dettagli
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27 marzo 1826Epistola di Giacomo Leopardi a Carlo PepoliIl 27 marzo, lunedì di Pasqua, Giacomo Leopardi (1798-1837) legge pubblicamente nella sede dell'Accademia dei Felsinei l' Epistola al conte Carlo Pepoli, dedicata al vice-presidente dell’Accademia e suo caro amico. Questo affannoso e travagliato sonnoche noi vita nominiam, come sopportiPepoli mio? Lo stesso Pepoli ricorderà l'argomento nel suo poemetto L'Eremo del 1828, scritto in morte di Livia Strocchi: “Si canta, come tornando oziose e vane tutte le cure poste dall’uomo a rinvenire la felicità, si può chiamare un vero ozio l’intera vita”. La voce fioca del poeta e la distrazione dell'uditorio non fanno apprezzare pienamente il contenuto della lettera. Leopardi appare “di tetro umore ... con anima oltre modo sensibile, e mancante di certi necessari doni naturali atti a chiamare la generale attenzione”. L'Accademia Felsinea è nata nel 1819 in seno alla Società del Casino, uno dei circoli più in voga della città, e ne gestisce gli incontri poetici con una certa autonomia, potendo aggregare anche persone non iscritte a quello.dettagli
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30 maggio 1826Incontro di Leopardi con Teresa Carniani MalvezziL'incontro con Teresa Carniani (1785-1859), moglie di Francesco Malvezzi, donna coltissima (Vincenzo Monti le riconosce “maschio senno in bianca fronte impresso”) e animatrice di uno dei più importanti salotti letterari della città, regala a Giacomo Leopardi inedite emozioni: “Ha risuscitato il mio cuore dopo un sonno, anzi una morte completa, durata per tanti anni”, scrive il 30 maggio al fratello Carlo. Una conoscenza che segna un nuovo periodo della sua vita: “Mi ha disingannato del disinganno, mi ha convinto che ci sono veramente al mondo dei piaceri che io credeva impossibili”. Di origine fiorentina, di famiglia non nobile e di idee liberali, Teresa – che Leopardi conosce non più giovanissima, sulla quarantina, ma che possiede una grazia e uno spirito “che supplisce alla gioventù” - ha fatto profondi studi classici e si è messa in luce grazie ad alcune brillanti volgarizzazioni di Cicerone, tanto da meritare l'accesso ad istituzioni solitamente precluse alle donne, come la Regia Accademia di Torino. Il suo salotto nel palazzo di via S. Donato è stato inaugurato dalla grecista Clotilde Tambroni e quindi frequentato dai migliori cultori di lettere, quali Filippo Schiassi, Dionigi Strocchi, Paolo Costa, Carlo Pepoli, Vincenzo Monti. Il rapporto con Leopardi, dapprima improntato a una tenera amicizia, “un abbandono che è come un amore senza inquietudine”, con pianti sinceri e lodi che “restano tutte nell'anima”, si muta in seguito in una freddezza inattesa, che provocherà proteste e biasimi da parte del giovane poeta. Teresa chiuderà il suo salotto nel 1840, afflitta da problemi di salute. Ormai però il suo cenacolo squisitamente letterario sarà fuori moda: in tutti gli ambienti conviviali bolognesi a queste date arderà il fuoco della passione civile e politica.dettagli
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1827L'officina tipografica Dall'Olmo e TiocchiEmidio Dall'Olmo apre a Bologna una officina tipografica e una libreria. Quest'ultima è situata in via Cartoleria, la prima avrà sede dal 1831 in via Valdonica. Durante la rivoluzione liberale, in società con Giuseppe Tiocchi, sarà nominato tipografo della Guardia Nazionale, di cui stamperà manifesti e proclami politici. Curerà inoltre le pubblicazioni dell'Accademia felsinea delle Scienze, tra le quali le Opere edite e inedite di Luigi Galvani. Nel 1834 darà alle stampe I classici e i romantici, uno dei manifesti più importanti della Scuola Classica Romagnola. Nel 1835 Dall'Olmo e Tiocchi pubblicheranno la prima serie della rivista "Prose e poesie inedite o rare di italiani viventi" curata da Pietro Bernabò Silorata, con la produzione letteraria della Scuola Classica Romagnola. Fino al termine dell'attività il catalogo della tipografia verrà arricchito con opere di Carlo Pepoli, Paolo Costa, Salvatore Muzzi e altri protagonisti della cultura bolognese del periodo. La fuoriuscita di Tiocchi dalla società nel 1839 avrà strascichi giudiziari. Nel 1850 Dall'Olmo lascerà il commercio librario, continuando "meschinamente" l'arte tipografica almeno fino al 1852.dettagli
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19 agosto 1828Il borgo scomparso di DurazzoNel 1823 il borgo di Durazzo, a poca distanza da Molinella e da San Martino in Argine, è andato sott’acqua a causa di una disastrosa rotta dell’Idice. Il cimitero ha subito danni irrimediabili ed è stato chiuso. L’anno seguente il territorio è stato devastato da una nuova alluvione. Il parroco don Francesco Way ha cessato di dire messa nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, benchè posta in posizione rialzata. Fino a pochi anni prima Durazzo era un piccolo paese agricolo, dominato dal palazzo del conte Pepoli. Aveva una forma a ferro di cavallo, simile a quella della vicina Selva Malvezzi. Nel medioevo aveva acquisito una certa importanza e agiatezza, nonostante fosse situato in una zona malsana e sottoposta a frequenti allagamenti. Il 19 agosto 1828 la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo viene ufficialmente ritenuta inadatta ai riti religiosi e quindi abbandonata. Nel corso del secolo andrà definitivamente in rovina. Nel 1851 il parroco di Quaderna don Filippo Landi prenderà atto della imminente scomparsa del borgo. Dopo averne dato la distanza da Bologna e il numero degli abitanti, concluderà così le sue memorie: “Forse verrà un dì in cui si dovrà dire: qui era Durazzo”. Nel Novecento ogni traccia del paese sarà spazzata via da nuove alluvioni e non sarà più possibile riconoscere i confini. A ricordare l’antico insediamento, più antico della stessa Molinella, e la sua comunità rimarrà, isolato e interrato per oltre tre metri, il campanile della chiesa, oggetto nel 1992 di un accurato restauro.dettagli
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4 febbraio 1831Una rivoluzione municipaleLa mattina del 4 febbraio arriva in città la notizia che a Modena il duca ha fatto arrestare Ciro Menotti (1798-1831), capo della locale carboneria. “Subito dopo, un gruppo di cittadini che si riuniva neoi caffè si dà la voce; s’arraffa qualche fucile da caccia, qualche spiedo, qualche baionetta e ci si dirige verso il palazzo”. (E. Riccomini) Il Pro Legato mons. Paracciani Clarelli, che sostituisce il Legato cardinale Bernetti andato a Roma in Conclave, chiama a consiglio i conti Cesare Bianchetti, Carlo Pepoli, Alessandro Agucchi e il Senatore Francesco Bevilacqua Ariosti (che ricoprirà per breve tempo la carica di podestà), con l'intenzione di prevenire una rivoluzione a Bologna. Li informa di quanto accade e chiede loro un parere. Essi affermano di rappresentare solo il ceto nobiliare e che occorre convocare anche dei “cittadini”. Vengono subito proposti il prof. Francesco Orioli e gli avvocati Antonio Silvani, Giovanni Vicini (1775-1845) e Antonio Zanolini (1791-1877), tutti esponenti della locale massoneria (Orioli, nelle sue memorie, lo negherà). Intanto in città i liberali si uniscono e cominciano a gridare per le strade. Gruppi di giovani muovono dalla gran sala del caffè Spisani, vicino a San Pietro, “risoluti di andare a rivolgere lo Stato”. Il Pro-Legato si convince a costituire, con i consiglieri convocati, una commissione provvisoria. Orioli va a parlare nei caffè dove la folla è in fermento fino a tarda sera, e col suo discorso riporta la calma. Il giorno successivo il tricolore sventola nei quattro quartieri e sul Palazzo della Legazione. Due grandi bandiere sono issate su carri scortati dalla Guardia Nazionale a sciabola sguainata e collocate sulla torre Asinelli. I giovani accorrono ovunque armati, ma la giornata trascorre in allegria. Secondo alcuni “pare più una mascherata che una rivoluzione”. Alla sera i teatri sono aperti: una bandiera tricolore è salutata da evviva e dalla Marsigliese: “Col verde, bianco e rosso la bandiera s'innalzò". Uomini, donne, soldati, e anche preti portano la coccarda tricolore. La Commissione si costituisce in Governo Provvisorio presieduto da Giovanni Vicini e si riunisce in seduta permanente. I facchini e la plebe sono tenuti a freno con le elemosine. Il cambio di governo avviene a Bologna in modo pacifico, senza spargimento di sangue. I capi del Governo Provvisorio, vecchi nostalgici napoleonici e esponenti della corrente moderata, non aspirano a rivolgimenti radicali, ma solo ad ottenere uno spazio laico nella gestione dello Stato pontificio, fidando tra l'altro nel non intervento dell'Austria. Una delle esigenze più sentite - un vero e proprio paradosso in periodo rivoluzionario - è quella dell'ordine pubblico. Ai pontefici è rimproverata la mancanza di sicurezza per le strade e la corruzione nei pubblici uffici. In un primo tempo il governo romano non sembra preoccuparsi troppo degli avvenimenti bolognesi: il "torbido" sembra prodotto "dal calore del carnovale, che si sarebbe raffreddato in quaresima". Pochi giorni più tardi, però, la rivolta sarà ai confini del Lazio.dettagli
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7 febbraio 1831"Veemente discorso" di Federico Pescantini al Teatro ComunaleLa sera del 7 febbraio duecento giovani inquadrati nella Guardia Nazionale invadono il palcoscenico del Teatro Comunale, preceduti dal tricolore. L'avvocato Federico Pescantini (1802-1875), allievo di Paolo Costa, pronuncia un “veemente discorso” sui pregi della libertà, che sarà poi dato alle stampe con il titolo La notte del 4 febbraio 1831 in Bologna. Al termine recita una scena della Francesca da Rimini di Pellico. Terminati gli effimeri moti del '31, Pescantini, colpito da condanna, andrà in esilio in Francia, Inghilterra e Svizzera. A Parigi fonderà il giornale bilingue "L'Esule", al quale collaboreranno alcuni fuoriusciti dallo Stato Pontificio: Francesco Orioli, Piero Maroncelli, Terenzio Mamiani, Gioacchino Napoleone Pepoli tra gli altri.dettagli
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8 febbraio 1831Dichiarato decaduto il potere temporale del PapaIl Governo Provvisorio di Bologna emette un proclama in cui dichiara che “il Dominio Temporale che il Romano Pontefice esercitava sopra questa Città e Provincia, è cessato di fatto e per sempre di diritto”. E' annunciata la convocazione dei Comizi generali del Popolo per scegliere i Deputati che debbono formare un nuovo Governo “stabile e legittimo”. I firmatari dello storico documento sono Giovanni Vicini, Presidente, il marchese Francesco Bevilacqua Ariosti, Cesare Bianchetti, Antonio Silvani, Francesco Orioli, Carlo Pepoli, Alessandro Agucchi e Antonio Zanolini.dettagli
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8 febbraio 1831La Guardia civica e l'esercito popolareSi costituisce il Comitato dei Tre per l'organizzazione dell'esercito, con sede nel palazzo comunale.A capo di questo organismo è posto l'ex ufficiale dell'esercito napoleonico Giuseppe (Josef) Grabinski (1771-1843), di origine polacca, da ventitre anni residente a Bologna, dove è discusso protagonista della vita mondana e grande possidente terriero, con villa e tenuta a Castello d'Argile.Ne fanno parte anche l'ispettore Emidio Gandolfi e Luigi Barbieri, detto Lafayette, ex ufficiale di Murat e capo della guarnigione pontificia. Quest'ultimo è promosso generale di brigata.L'8 febbraio il Comitato emana un proclama, con cui chiama alle armi tutti gli ex soldati "nel nome dell'onor militare, dell'amore per la Patria, della Libertà e della Gloria".Grabinski è incaricato dell'organizzazione delle truppe combattenti ed è previsto come capo supremo in caso di guerra. Barbieri si occupa dell'organizzazione dei reparti della Guardia Civica e Forense, divisi in quattro quartieri.Quello di San Giacomo è agli ordini del marchese Alessandro Guidotti, quello di San Domenico è sotto Cesare Ragani, quello dei Servi è agli ordini del marchese Paolo Borelli. Infine quello in San Francesco, nei locali attigui alla Dogana, è al comando del conte Carlo Pepoli.Emidio Gandolfi organizza le guardie nei paesi della provincia e cura la raccolta delle armi. Sono chiamati all'arruolamento nella Guardia Provinciale i cittadini dai 18 ai 50 anni.La Guardia Civica è organizzata sugli schemi dell'antica Guardia Nazionale del periodo napoleonico e si avvale come istruttori di ex ufficiali del Regno Italico indossanti le vecchie uniformi (Natali).Sono tenuti a presentarsi tutti coloro che posseggono “Fucili, Schioppi o altri oggetti d'armamento”. Devono indossare la coccarda con i colori bianco, rosso e verde.Numerosi volontari si presenteranno, per seguire “il vessillo della libertà e della gloria”, e verranno incorporati nel battaglione di regolari rimasti fedeli al nuovo regime liberale.Questo sarà a sua volta suddiviso in dodici compagnie. Il piccolo esercito delle Provincie Unite conterà presto circa 7.000 uomini.La maggiore difficoltà sarà la raccolta delle armi. Un grande carico di carabine acquistate dal governo provvisorio non sarà lasciato transitare al confine toscano. I fucili portati personalmente dai volontari saranno poco compatibili tra loro per la manutenzione e il munizionamento.La proposta del generale Grabinski di equipaggiare con picche la Guardia e riservare le armi da fuoco alle truppe di linea sarà rifiutata.dettagli
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17 febbraio 1831La "Vanguardia" italiana conquista Ancona e si dirige a RomaL'8 febbraio inizia da Pesaro, sotto la guida del colonnello faentino Giuseppe Sercognani (1780-1844), ex ufficiale napoleonico, la marcia verso Roma della "Vanguardia" dell'Armata Nazionale. In un primo tempo essa è formata da soldati e ufficiali papalini di Pesaro e Fano, in seguito è ingrossata da molti volontari dalle Romagne e dalle Marche (in particolare i reparti di Bertini da Forlì e di Montanari da Ravenna). Il 12 febbraio la colonna prende la fortezza di San Leo alla prima intimazione di resa, liberando ventotto prigionieri politici, e pone l'assedio ad Ancona, trovando scarsa resistenza nelle truppe pontificie, che in parte disertano. Dopo la conquista del capoluogo marchigiano il 17 febbraio, l'avanzata prosegue indisturbata lungo la via Flaminia verso l'Umbria meridionale. L'intento è anche quello di raggiungere l'altro grande carcere di Civita Castellana e liberare i prigionieri politici lì rinchiusi. A Rieti Sercognani è raggiunto dal conte Carlo Pepoli (1796-1881), inviato dal Governo Provvisorio come colonnello della Guardia Nazionale e commissario militare e civile. Intanto anche il marchese Alessandro Guidotti (1790-1848) marcia verso Roma alla testa di una colonna di volontari bolognesi e umbri. La prima vera battaglia con l'esercito papalino è combattuta dagli insorti il 25 febbraio a Magliano Sabino, dove è stabilita una testa di ponte dotata di cannoni nei pressi del Tevere. Il 27 febbraio Sercognani fissa a Terni il suo quartier generale provvisorio. L'8 marzo l'assalto a Rieti, difesa da poche centinaia di papalini guidati dal colonnello Domenico Bentivoglio, già comandante dei carabinieri a Bologna, non ha successo. L'avanzata della Vanguardia è arrestata, più che dalla resistenza delle truppe nemiche, dal divieto del ministro della guerra Armandi, che giudica una follia il tentativo di entrare a Roma, dove il Papa gode ancora di un grande appoggio popolare.dettagli
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26 marzo 1831La capitolazione di AnconaIl Governo delle Provincie Unite, riunito ad Ancona, dopo aver liberato il cardinale Benvenuti e averlo riconosciuto come Legato a latere del Pontefice, inizia con lui trattative, "onde rimettere come prima le province insorte nelle braccia del Santo Padre, e così ridonare la tranquillità allo Stato Pontificio". Esse si concludono con una convenzione, firmata il 26 marzo, che prevede il disarmo, una amnistia quasi completa - solo i generali e i principali responsabili sono condannati all'esilio - e riforme in senso liberale, tra le quali anche la formazione della guardia nazionale. E' sancita la capitolazione totale del governo rivoluzionario. L'accordo non è sottoscritto da Terenzio Mamiani, che lo ritiene un "atto indegnissimo". Molti altri considerano illusorie le promesse del Papa Re. Le truppe accorrenti ad Ancona dalla Cattolica, al comando del generale Zucchi, sono sorprese a Senigallia dalla notizia dell'armistizio. La delusione dei giovani volontari si manifesta in grida e scene di pianto: "fucili da caccia e schioppi di gran valore si sono infranti contro i pioli del porto". Precedute dal generale, le milizie entrano ad Ancona il 28, a capitolazione avvenuta: i volontari e gli "stranieri" sono disarmati e raccolti nel Lazzaretto. Il cardinale Benvenuti impegna la sua "sacra parola" che nessuno dei rivoltosi sarà perseguitato, "sotto nessun pretesto o ragione della sua passata condotta". Chiunque ha la facoltà di partire entro quindici giorni ed è concessa una tregua, per permettere ai volontari e ai soldati di tornare a casa. Molti di essi rientrano dalla Terra del Sole, evitando la strada pubblica e le ingiurie degli Austriaci e dei Tirolesi. Benvenuti promette inoltre di farsi tramite presso il Papa, per provvedimenti atti a recare "la felicità dei suoi sudditi". Nonostante la “sacra parola” del cardinale, molti prendono la via dell'esilio. Una prima nave ionica salpa nella notte tra il 28 e il 29 marzo in direzione di Corfù. Sono a bordo tra gli altri i generali Grabinski e Ollini e l'ex ministro della Guerra Armandi. Essa approderà felicemente sull'isola e sarà accolta cordialmente dai greci e dagli inglesi. Qualche ora più tardi salpa una seconda nave di grandi dimensioni, sulla quale sono imbarcati 95 tra i maggiori capi dell'insurrezione con il generale Zucchi. A cinquanta miglia da Ancona, “nelle acque sotto Loreto”, essa viene raggiunta da due imbarcazioni della flotta imperiale, comandata dal vice-ammiraglio Francesco Bandiera: i passeggeri vengono arrestati, condotti a Venezia come prigionieri politici e rinchiusi nel forte di Sant'Andrea al Lido. I sudditi pontifici, fra i quali Carlo Pepoli, Terenzio Mamiani, Francesco Orioli, Giovanni Vicini (1771-1845), Antonio Silvani, Antonio Zanolini, saranno trasferiti il 10 luglio a Civitavecchia e di là esiliati in Francia. Il generale Zucchi, considerato disertore dell'esercito austriaco, sarà condannato a morte, pena poi commutata a venti anni di carcere duro. Dopo l'esilio a Marsiglia il presidente Vicini si ritirerà a Massalombarda, mentre il generale Grabinski, non escluso dall'amnistia, potrà tornare a Bologna, dove morirà nel 1835.dettagli
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20 febbraio 1832Il "libro nero dei compromessi" e il Tribunale specialeNel febbraio il cardinale Albani, commissario straordinario delle Legazioni, promuove la compilazione di un “libro nero” delle persone compromesse con i moti liberali del 1821 e del 1831. Istituisce inoltre un Tribunale straordinario temporaneo per i reati politici, di cui fanno parte giudici e militari. Tra essi il capitano Stanislao Freddi, che farà uso di colonne mobili nelle provincie di Forlì e Ravenna per reprimere disordini e arrestare ladri e disertori. La polizia segreta pontificia compilerà lunghi elenchi di militari e civili, coinvolgendo anche persone innocenti nel divieto di oltrepassare i confini dello stato. Nelle liste finiranno 5.849 nomi e solo 40 dei 1.850 esuli rifugiati in Francia potranno tornare in Italia senza timore di ritorsioni. Copie del "libro nero" verranno distribuite in tutti i posti di polizia, negli uffici dei passaporti e nelle stazioni di confine. Tra le accuse registrate c'è anche l'appartenenza alle logge. La cospirazione che ha condotto al Governo delle Provincie Unite ha avuto in effetti una forte impronta massonica. In due anni la polizia segreta pontificia raccoglierà a Bologna i nomi di 1829 persone di ispirazione liberale. Nell'elenco figureranno nobili come Carlo Pepoli, schedato come uno tra i più attivi "nell’accaduta rivoluzione”, professori come Antonio Silvani e Francesco Orioli, professionisti riuniti in club organizzati e attivi. Saranno nominati “circa ottanta medici, veterinari, farmacisti e studenti di medicina o di legge”. Non mancherà la presenza popolare, con rappresentanti di ogni mestiere, compresi dieci maestri di scuola. Tra i personaggi dello spettacolo saranno coinvolti attori come Gustavo Modena e Agamennone Zappoli. Dalle indagini risulterà che alcune case, ad esempio quelle degli avvocati Zanolini e Vicini, di Paolo Costa e di Rodolfo Audinot, hanno ospitato attività sovversive. La principessa Maria Hercolani, donna Marì, segnalata come “esaltatissima in ambedue le epoche”, sarà accusata di organizzare, nel suo palazzo di Strada Maggiore, “riunioni dei più esaltati liberali contrari al Governo” e di dare aiuto economico ai fuoriusciti bisognosi. Gli zelanti tenteranno di allontanare i compromessi dalla Società del Casino, il circolo più esclusivo della città, di cui fanno parte molti liberali. Alcuni di essi chiederanno di essere iscritti, anche dopo essere stati esiliati, come soci corrispondenti.dettagli
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marzo 1833Esposizione di Brigida Fava GhisilieriNelle sale dell'Accademia di Belle Arti, la marchesa Brigida Fava Ghisilieri (1802-1877), definita da Giuseppe Mazzini “la donna più benemerita della patria nello Stato pontificio”, espone la copia di sua mano di un quadro di Leonardo da Vinci, “fatta con molta diligenza e fedeltà”. Sposa a sedici anni del marchese Giuseppe Tanari, Brigida anima nel suo palazzo in via Galliera uno dei centri politici della Bologna liberale e uno dei salotti più rinomati, al quale accorrono uomini di lettere come Paolo Costa, Giovanni Marchetti e Carlo Pepoli e vi compare Pietro Giordani, che la ammira “come donna di spirito e di ingegno”. I suoi interessi sono molteplici, dalla letteratura e la filosofia tedesca, studiate alla corte dell'Elettore di Assia Cassel, alla miniatura appresa da un artista inglese. Le sue opere sono vendute per finanziare iniziative caritative o per la causa liberale. La scelta politica democratico-liberale è confermata dalla nomina di Gabriello Rossi, esponente sansimoniano compromesso nei moti del 1831, a precettore dei suoi figli.dettagli
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24 gennaio 1835Libretto di Carlo Pepoli per i "Puritani" di Vincenzo BelliniAl Théâtre de la comédie italienne di Parigi l'opera seria in tre atti I Puritani, ultimo capolavoro di Vincenzo Bellini (1801-1835), ottiene “il più eclatante e i il più giusto successo”. Il libretto, tratto dal dramma storico Têtes rondes et Cavaliers di Ancelot e Saintine, è di Carlo Pepoli (1796-1881), letterato bolognese, di nobile famiglia, rifugiato in Francia dopo i moti del 1831 e ormai conosciuto "per i suoi scritti sulle belle arti e per un volume di poesie piene di grazia ed eleganza". Nel suo faticoso lavoro di adattamento il librettista ha modificato la struttura originaria del dramma, puntando sulla relazione tra i protagonisti a scapito del contesto storico. Delle difficoltà incontrate è testimonianza una lettera di Bellini: "Pepoli lavora, e mi costa assai fatica il portarlo innanzi; la pratica gli manca, ch'è gran cosa". Durante le sue lezioni all'University College di Londra, dichiarerà gli intenti politici del libretto e la pesante censura subita. I Puritani saranno rappresentati a Parigi ben diciotto volte nei primi mesi del 1835, per trasferirsi in maggio al King’s Theatre di Londra. Durante l'esilio parigino, Carlo Pepoli scrive anche alcuni testi per le Soirées musicales di Gioachino Rossini, arie e duetti per canto e pianoforte, composti nei primi anni Trenta.dettagli
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1836La scuola Minarelli si trasferisce in Palazzo Pepoli NuovoLa scuola elementare privata di Camillo Minarelli (1781-1854), ospitata nell'ex convento di S. Margherita, si trasferisce nel Palazzo Pepoli Nuovo in via Castiglione. Il maestro è stato “assolto da ogni censura” nell'agosto 1833, dopo essere stato allontanato dall'insegnamento nelle Scuole Pie. Nel 1831 era stato accusato di essere “uno dei principali motori della rivolta” nelle scuole e di aver composto poesie “in lode dei ribelli”, ma un suo ampio memoriale, in cui dichiarava di avere sempre mantenuto gli scolari “nella più perfetta sottomissione e tranquillità”, aveva convinto l'Arcivescovo Oppizzoni e la Commissione di Polizia. La sua scuola diventerà una delle più prestigiose a Bologna e da essa usciranno allievi che diverranno famosi, quali Rodolfo Audinot e Francesco Rizzoli. Soprannominato il “Nestore dei maestri”, Minarelli sarà il primo a Bologna ad insegnare stenografia.dettagli
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1836La villa PanglossianaViene posta in vendita la Villa Panglossiana, situata a Montechiaro, sulle colline del Sasso, a una quindicina di chilometri da Bologna. Fa parte di un piccolo borgo extraurbano, con botteghe artigiane. Fu fatta costruire all'inizio dell'800 dal prof. Gaetano Conti (1773-1834), docente di medicina legale all'Università di Bologna, con l'intento di accogliere i migliori rappresentanti dell'arte e della cultura bolognese del periodo. Il nome richiama Pangloss, il precettore del Candide di Voltaire, di cui il professore assunse anche il motto: “Tout pour le mieux”. L'edificio, su tre piani, è dotato di loggia passante, secondo la migliore tradizione delle villeggiature bolognesi. Un'insegna sulla porta recita “Mihi et amicis”. E' attorniato da un parco romantico, con un tempietto dedicato a Pangloss, rovine gotiche e una grotta. Un piccolo, ingegnoso cannone, attivato dal sole, spara un colpo di cannone a mezzogiorno. Ritrovo di buongustai, la Panglossiana era citata nel Code des gourmands, che in Francia faceva testo. Gli ospiti lasciavano ricordi scritti, pensieri, disegni. I pittori a volte ricambiavano l'accoglienza affrescando le pareti. Tra i frequentatori illustri vi sono Luigi Cherubini (1760-1842), che a Bologna fu studente, il conte Carlo Pepoli, amico di Leopardi, il cardinale e celebre poliglotta Giuseppe Mezzofanti, il prof. Francesco Rizzoli, padre dell'ortopedia moderna.dettagli
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1836La ditta di ferri chirurgici Fratelli LolliniGiovanni Battista Ercolani, giovane studente in medicina, ordina una cassetta di ferri chirurgici a due artigiani fabbricanti di lancette alle prime armi, Pietro e Paolo Lollini. Il futuro luminare della scienza si dirà sempre "orgoglioso di essere intimo dei fratelli Lollini". Di famiglia poverissima, essi hanno iniziato la loro attività grazie a Marco Minghetti, presso il quale la sorella era a servizio. Diverranno proprietari di una delle aziende italiane più famose nella fabbricazione dei ferri chirurgici, che acquisirà nel tempo grande prestigio, fino a divenire fornitrice della Real Casa. Nel 1862 i Lollini vinceranno il primo premio all'Esposizione universale di Londra. Nel 1867, al ritorno dalla Esposizione di Parigi, dove la ditta ha riportato la medaglia d'oro, Paolo sarà accolto alla stazione dal sindaco Pepoli e dagli operai in festa. Purtroppo il dissesto finanziario della ditta lo porterà, l'anno seguente, al suicidio. Nel 1882 l'impresa, nuovamente in grave difficoltà, riceverà un sostanzioso aiuto dalla Loggia massonica "Rizzoli". Nel 1896 i Lollini impianteranno un piccolo reparto di "ortopedia meccanica" presso il nuovo Istituto ortopedico Rizzoli. Sotto l'impulso di Alessandro Codivilla e Augusto Lollini, figlio di Pietro, deriveranno da esso le prestigiose Officine Ortopediche Rizzoli. Nel 1915 Augusto Lollini si trasferirà a Milano per dirigere l'Officina nazionale di protesi per i mutilati di guerra.dettagli
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25 ottobre 1843Trema l'Appennino tosco-emilianoIl 25 ottobre un terremoto del 7° grado della scala Mercalli colpisce Vernio e l’alta Valle del Bisenzio. Nei giorni successivi parecchie scosse vengono avvertite a Firenze, Lucca e Bologna.A Barberino e a Vernio si registrano notevoli danni anche a fabbricati di recente costruzione. E’ rovinata l‘antica abbazia di Montepiano, nei pressi di Castiglione dei Pepoli.I fenomeni sismici sono a volte associati a rombi e a “una specie di chiarore”, di luce fosforica. dettagli
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31 gennaio 1846Il giornale "Il Povero"Il 31 gennaio comincia le pubblicazioni “Il Povero”, foglio settimanale stampato dalla tipografia Bortolotti al Sole e in vendita “per un baiocco”. E' composto di quattro pagine ed ha carattere letterario, artistico e politico. Promosso dal conte Carlo Pepoli e da un gruppo di giovani - tra gli altri Augusto Aglebert, Salvatore Muzzi, Ulisse Sartori - sensibili ai problemi delle classi popolari, sarà diretto dall'avv. Federico Venturini (1861-1915), patriota e amico di Ugo Bassi. Il giornale non vuole essere di fazione: "Noi non abbiamo nessun partito. Il nostro è quello dell'Umanità". Ha buoni collaboratori e tra essi alcuni patrioti, come Oreste Biancoli, Giuseppe Galletti, Livio Zambeccari, quest'ultimo personaggio emblematico della massoneria bolognese. L'ascesa al soglio pontificio di Pio IX ha acceso le speranze dei liberali anche riguardo alla stampa: sulle pagine del "Povero" si rintracciano spesso articoli vibranti, che inneggiano alla libertà e all'unità nazionale. L'interesse di fondo rimane comunque la questione sociale. All'inizio il giornale ha una marcata impostazione interclassista (Della Peruta) nell'affrontare la condizione del popolo: la povertà non è considerata spregevole se accompagnata da moralità, si esalta la dignità del lavoro, si auspica la creazione di casse di risparmio e società di mutuo soccorso e si condannano lo sciopero e l'accattonaggio. Col tempo si passa ad articoli che danno ai ricchi la responsabilità della miseria dei lavoratori e stigmatizzano le sperequazioni sociali, pur senza mai aderire ad una ideologia di tipo socialista.dettagli
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maggio 1846Morte violenta dell'attore LombardiNel maggio 1846 la cronaca riporta la fine violenta dell'attore Francesco Lombardi (1792-1846) “vittima d’un domestico che l’ha mortalmente ferito in più parti mediante coltello da cucina”. Nato a Bergamo da un nobile bolognese, Lombardi ha calcato le scene fin dalla più tenera età e a sedici anni è entrato nella celebre Compagnia di Antonio Goldoni, capocomico e attore tragico. Era “tanta la sua energia, tanto il suo fuoco”, che un giorno al Teatro Reale di Milano, durante una recita dell'Antigone di Alfieri, si era pugnalato da solo al fianco, riportando una grave ferita. Nel 1825, al culmine della carriera, richiesto da tutti i capocomici e impresari italiani, ammirato anche all'estero, ha deciso di lasciare le scene per amore di Maria Laura Malvezzi (1780-1865), Donna Marì, animatrice di uno dei salotti meglio frequentati di Bologna. Dopo il matrimonio con la nobildonna, celebrato nel 1829, ha vissuto ritirato nel grande palazzo Hercolani (Ercolani) in Strada Maggiore o nella residenza di campagna di Castel Guelfo, tornando alla recitazione solo in particolari occasioni. Nel marzo 1831, per il convegno a Bologna dei Deputati delle Provincie Unite, interpretò il ruolo di Paolo nella Francesca da Rimini di Pellico. Nel settembre 1832 fu presente al Teatro del Corso per una recita di beneficenza assieme alla compagnia Domeniconi-Pelzet. La luttuosa vicenda della sua uccisione, molto nota nel bel mondo bolognese, sarà raccontata nel dramma Poesia e realtà di Gioacchino Napoleone Pepoli (1825-1881), assiduo del salotto di Donna Marì, politico in carriera, ma anche appassionato drammaturgo. La Principessa Maria morirà nel 1865, all'età di 85 anni, con la fama di donna affabile e impegnata. Nella sua sala di conversazione, decorata nel 1818 da Antonio Basoli, accoglieva il venerdì gli uomini e le donne più in vista della città. Anche Stendhal fu suo ospite più volte. Antonio Fiacchi la ricorderà come una “gentildonna di vecchio stampo, amante dell'arte e degli artisti”. Sarà nota anche per la sua dedizione alla causa giacobina e poi a quella dell'Unità italiana. Nelle cerimonie di gala usava portare al collo una catena d'oro con il ritratto di Napoleone.dettagli
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11 giugno 1846Supplica dei bolognesi al cardinale Sforza1.753 cittadini bolognesi firmano una supplica scritta da Gioacchino Napoleone Pepoli, Giovanni Marchetti, Marco Minghetti e Luigi Tanari e indirizzata al camerlengo Tommaso Riario Sforza (1782-1857) e ai cardinali impegnati in conclave per l'elezione del Papa. Vi sono descritti “con dignità e moderazione i gravi mali che hanno sofferti fin qui i sudditi delle Legazioni”. Al futuro Pontefice vengono richieste concessioni costituzionali, considerate “ormai troppo necessarie a queste popolazioni”. Si chiede che i Consigli provinciali possano esporre al Governo i desideri e i bisogni degli abitanti delle Legazioni. Il memorandum - al quale si associano anche cittadini di Ravenna, Imola e Ferrara - è consegnato a mano e arriva dopo la nomina del nuovo Papa. La fumata bianca per il cardinale Mastai Ferretti arriva dopo soli due giorni di conclave, al contrario di quanto è avvenuto per il Papa precedente.dettagli
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16 luglio 1846L'Editto del PerdonoPio IX promulga l'Editto del Perdono, larga amnistia per gli oppositori politici “sinceramente pentiti”. “A tutti i nostri Sudditi che si trovano attualmente in luoghi di punizione per delitti politici, condoniamo il rimanente della pena, purché facciano per iscritto solenne dichiarazione sul proprio onore di non volere in nessun modo né tempo abusare di questa grazia ...” Il provvedimento è generale, per tutte le colpe e tutti i colpevoli di “qualche macchinazione contro lo Stato” e suscita entusiasmo e speranze intorno alla figura del “Papa Liberale”. La notizia dell'amnistia giunge a Bologna il 17 luglio e provoca subito manifestazioni di giubilo, “grandi illuminazioni e uno strepito grande per tutta la città”. Sono 394 gli oppositori liberati dal carcere e 477 quelli che possono rientrare dall'esilio. Tra i bolognesi più noti vi sono Livio Zambeccari, Pietro Pietramellara, Sebastiano Tanari e il giuresconsulto Antonio Silvani. Pellegrino Rossi, diventato ambasciatore francese a Roma, testimonia delle reazioni nella capitale, dove "una folla immensa, lagrimante, commossa" riceve la benedizione del nuovo Pontefice. Gli amnistiati dovranno giurare sul loro onore "di non abusare in alcun modo né tempo dell'atto della sovrana clemenza" e di mostrarsi in futuro sudditi buoni e leali. Alcuni dei fuoriusciti, quali Carlo Pepoli e Terenzio Mamiani, rifiuteranno il giuramento, ma otterranno comunque il perdono.dettagli
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23 novembre 1846Beffa patriottica dell'attore GattinelliIl 23 novembre al Teatro del Corso l'attore Gaetano Gattinelli (1806-1884) ha in programma, per la sua serata di beneficio, La famiglia di Cristiano VII di Danimarca, una commedia di Eugène Scribe già rappresentata a Bologna nel 1839. Il testo non sembra porre molti problemi alla censura, ma l'attore, nell'interpretare uno dei ministri del re, pronuncia una battuta, che sembra chiaramente alludere alle Guardie Svizzere presenti in città, parlando di soldati "venuti qui sozzi e mal nutriti per rivestirsi e satollarsi a nostre spese". Le proteste del colonnello degli Svizzeri presso il legato Vannicelli, considerato dal popolo "venduto" agli occupanti Austriaci, provocano la sospensione delle repliche dello spettacolo, ma la sera successiva il pubblico inscena a teatro una rumorosa protesta, con la polizia che fa sgombrare la sala, mentre un gruppo di studenti rovescia panche e sgabelli. Alcuni spettatori saranno arrestati e la Compagnia Reale Sarda sarà costretta a lasciare Bologna in gran fretta. Gli accertamenti della polizia chiariranno che la frase incriminata non era nel testo originale di Scribe. Le responsabilità di questa beffa sono probabilmente dello stesso Gattinelli, patriota di simpatie mazziniane, già allievo di Francesco Lombardi e successore di Luigi Vestri nella Compagnia Reale Sarda. L'attore, originario di Lugo, rampollo di una famiglia sulle scene per diverse generazioni, tornerà spesso a Bologna, sempre accolto con entusiasmo. Con la sua bravura contribuirà, ad esempio, al successo dei drammi di Gioacchino Napoleone Pepoli. Non nasconderà mai la sua concezione della recitazione come mezzo per diffondere ideali patriottici.dettagli
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6 maggio 1848Un Comitato di guerraIl 6 maggio si tiene nella sede del Circolo Felsineo un'animata discussione tra repubblicani e liberali sostenitori di Carlo Alberto di Savoia. Entrambe le fazioni disapprovano l'intervento del presidente avv. Zanolini in favore di Pio IX. Il discorso conclusivo di Rodolfo Audinot riporta alla calma l'assemblea. L'8 maggio nella sede del Felsineo si parla della guerra contro l'Austria e della necessità di parteciparvi. Viene chiesta l'istituzione di un Comitato di guerra, sostenuto con calore da Carlo Pepoli, che vorrebbe estenderlo anche ad altre città. La proposta è accolta dal card. Legato Amat, che indica come membri i capi del Circolo Felsineo: Zanolini, Pepoli, Audinot e Rusconi.dettagli
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6 agosto 1848La "canaglia" si armaIl 6 agosto le avanguardie austriache giungono sotto le mura di Bologna e ottengono il presidio delle porte San Felice, Lame e Galliera. Il grosso del contingente rimane accampato fuori città, nei pressi di Porta San Felice. Il pro-legato conte Cesare Bianchetti (1775-1849) e il senatore Zucchini inviano una delegazione a parlamentare con Welden. Il generale austriaco dichiara che le sue truppe sono decise a rimanere attorno a Bologna, finché non cessi “lo stato presente d'effervescenza”. Avverte che il giorno seguente entrerà in città, lasciando al popolo la scelta se "aprirgli le porte come amici o provocarne l'ostilità". Il pro-legato annuncia le intenzioni del generale e prega i cittadini di riceverlo amichevolmente. Piazza Maggiore intanto si riempie di gente, "si grida alle armi" e si chiede a gran voce la pubblicazione del motu proprio con cui il Papa esorta i popoli a tutelare i loro diritti. La Guardia Civica si raduna nelle caserme e occupa i posti lasciati il 4 agosto in tutta fretta dai soldati pontifici. Le campane delle chiese suonate a martello fanno accorrere la "canaglia". Si comincia ad innalzare barricate: la prima è nella piazzetta della parrocchia di S. Maria Maddalena in San Donato, dove sono accatastate tutte le panche e le porte della chiesa. E' nominato un Comitato di pubblica salute di cui fanno parte Bianchetti, Lodovico Berti, Gioacchino Napoleone Pepoli, Silvestro Gherardi, Ermolao Conti e Federico Loup, ai quali il 9 agosto si aggiungeranno il conte Oreste Biancoli, Francesco Rizzoli e Domenico Frezzolini. Assiduo assistente dei feriti il dott. Rizzoli, futuro fondatore dell’istituto ortopedico, meriterà la nomina di “comandante interino della piazza di Bologna” con il grado di tenente colonnello.dettagli
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8 agosto 1848Battaglia alla Montagnola. Cacciati gli Austriaci“Il combattimento dell’8 agosto 1848, nel quale il popolo di Bologna con poche e imperfette armi sconfisse e cacciò dalle sue mura gli austriaci invasori formidabilmente armati, è uno dei più nobili fatti della storia italiana ...” (P. Patrizi) La mattina dell'8 agosto alcuni ufficiali austriaci, entrati con alterigia nei caffè, vengono aggrediti e malmenati dai bolognesi. Alla Deputazione, che lo prega di non imputare al governo “questi fatti parziali”, il generale Walden chiede immediatamente che gli siano consegnati “gl'individui offensori”. Pretende di avere in ostaggio sei “persone distinte” e di ricevere un risarcimento di trentamila scudi. Il Pro-Legato Bianchetti, che intende offrirsi come ostaggio, ne è impedito dai popolani. Tutti i campanili della città vengono occupati e le campane cominciano a suonare a stormo. La rabbia popolare monta: si fanno barricate “con panche da chiesa, travi, tavole” e si disfano i selciati per aver pietre da lanciare a mitraglia. Si decide di resistere e di "rigettare con le armi le pretese del barbaro". Il popolo accorre: chi è senza fucile porta pistole, mannaie, lance improvvisate. Dopo due ore di combattimenti, le porte Lame e San Felice sono chiuse dietro al nemico e puntellate. Il popolano Paolo Mela serra Porta San Felice sotto il fuoco nemico e tra gli applausi dei difensori. Un drappello di Austriaci a cavallo, intervenuto da Porta Galliera, riesce a riaprire Porta Lame, da dove penetra un grosso corpo di truppa. I soldati, protetti dai portici, arrivano fino alla chiesa dei SS. Filippo e Giacomo e qui sono respinti da una folla di popolani “di buon sangue”. Intanto un drappello di Ulani tenta invano, da San Mamolo, una scorreria per occupare i colli di San Michele e dell'Osservanza. La vera battaglia avviene alla Montagnola e dura più di tre ore. Gli Austriaci occupano il giardino, in posizione dominante sul centro cittadino, con due battaglioni di fanti e tre pezzi d'artiglieria. Contro di loro combatte valorosamente la Guardia Civica, comandata da Gioacchino Napoleone Pepoli. Molte case di fronte alla collina vengono bombardate e incendiate. Il fuoco arde nel palazzo Gnudi, sul canale del Reno, subito spento dai pompieri. La popolazione bolognese si precipita contro gli occupanti: sono, secondo il testimone Pompeo Bertolazzi, “cittadini, civici, popolani, finanzieri, carabinieri, vecchi, donne, ragazzi, con fucili, bastoni, sassi”. Gli scontri si concludono a sera con la cacciata degli Austriaci, che, dopo la morte del loro comandante di artiglieria, escono in rotta da porta Galliera. “Ecco Bologna da esso loro attaccata con razzi, e bombe, e palle e scaglia d'artiglieria; finché le torme immonde, baldanzose, e invitte in altri paesi, quivi ricacciate da tre porte e dai pubblici giardini (8 agosto 1848) con loro scorno e vergogna cedono all'impeto italiano di un popolo quasi inerme, e fuggono precipitosi coi loro cannoni, colle loro macchine infernali, con tutti i loro stromenti di morte” (S. Muzzi) Gli Imperiali lasciano sul terreno numerose vittime: circa 400, contro 57 difensori bolognesi. In un casolare vicino alla città ammucchiano i loro morti e li bruciano, “secondo il loro barbaro costume”. Nella ritirata sfogano la loro rabbia sulle campagne, "incendiando, involando, uccidendo" artigiani, braccianti e coloni negli appodiati di Arcoveggio e Borgo Panigale. Tra gli altri l'intera famiglia del macellaio Luigi Bettini. Nei dintorni di Cento compiono saccheggi e rappresaglie. Una settantina di prigionieri austriaci sono concentrati in Palazzo Comunale, nel cortile della cisterna, dove “alcuni bolognesi dabbene” donano loro “pane, denaro e tabacco da pipa”. I soldati vengono salvati dal linciaggio della folla e consegnati al guardiano del Torrone. Il conte Pepoli e la Guardia Civica impediscono al "popolaccio" di invadere il carcere. "Senza alcun materiale di guerra e quasi senza armi", solo con il "valore che ispira l'amore della patria e della libertà", Bologna, secondo Enrico Bottrigari, ha saputo "cacciare lo straniero dalle sue mura". E l'onere e l'onore della difesa della città sono rimasti soprattutto nelle mani dei popolani, dal momento che i signori, tranne poche eccezioni, si sono nascosti. Secondo Natali "la difesa eroica di Bologna fu la rivelazione delle forze latenti della città; fu la rivoluzione degli umili e dei diseredati".dettagli
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8 agosto 1848Le donne partecipano alla "gloriosa giornata"Carolina Pepoli Tattini (1824-1892), nobile bolognese, figlia di Taddeo Pepoli e Letizia Murat, partecipa assieme a molte popolane ai combattimenti dell'8 agosto: “Tutti sapevano che ero stata io la prima ad andare in istrada e a lavorare alle barricate e subito son venute in istrada tutte le altre”. Colta, attiva e politicamente impegnata sul fronte liberale, la giovane contessa si definisce donna di fatti e non di parole. Da tempo ritiene sia giunto il momento dell'azione: nel suo palazzo di via Castiglione si cuciono divise e bandiere italiane, si curano i volontari feriti. Nei giorni successivi alla battaglia riconoscerà il ruolo del popolino bolognese: “Tutto il merito però è quasi interamente della canaglia”. Farà la spola tra gli ospedali per far visita ai feriti, aprirà una sottoscrizione per soccorrere le famiglie dei combattenti più poveri, si muoverà da sola, nonostante la presenza per le strade di bande di avventurieri in cerca di armi. Dopo la delusione per il voltafaccia di Pio IX, appoggerà la causa sabauda, criticando la politica del cugino Napoleone III. Ospiterà Giuseppe Garibaldi nella quiete di Villa Favorita ai piedi dei colli, nel luogo chiamato "Coffee-House" dominante l'incrocio tra via Castiglione e via Sabbioni. Qui nell'estate del 1859 il generale, allora comandante dell'Armata emiliana, andrà tutte le sere a prendere il the e rimarrà affascinato da Paolina, sorella di Carolina. L'albero che coprirà le loro conversazioni - purtroppo abbattuto nel 1929 da un fulmine - sarà per tutti da allora "l'alber ed Garibéldi". Carolina Pepoli accoglierà nel suo palazzo molti dei protagonisti del Risorgimento, da Bixio a Minghetti, da Farini a D'Azeglio. Sarà in corrispondenza con Cavour. Nel periodo postunitario fonderà e dirigerà la sezione femminile della Società Operaia e sarà tra i fondatori della Società per il risanamento e la costruzione di case per gli operai. Nel 1888 presiederà il comitato di ricevimento dei Reali d'Italia durante le feste per l'VIII Centenario dell'Università e sarà nominata vicepresidente della sezione femminile della Croce Rossa.dettagli
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26 agosto 1848A un passo dalla rivoluzioneAlla indisciplina della “plebe” si aggiunge quella di tanti uomini armati provenienti da vari luoghi: entrano in questo periodo a Bologna legioni di Guardie Civiche romagnole e Corpi Franchi, che si ingrossano dei soldati reduci dalle battaglie al di là del Po. La città, deserta dei cittadini, è percorsa da “tribù nomadi vario-vestite e vario-armate, e da una tribù semi-ignuda e scalza” di popolani. Tra le formazioni che hanno preso stanza in città vi sono, oltre ai Volontari dell'Alto Reno e al Battaglione Universitario Romano, il Battaglione Frosinonese (o Campano), con ufficiali provenienti da famiglie agiate di quella provincia, ma difettoso di armi e indumenti. Giunto a Bologna il 10 luglio, vi è rimasto di guarnigione, ingrossato con un piccolo contingente di Civici romani. Dopo l'ingresso degli Austriaci nelle Legazioni, ha seguito le altre truppe pontificie nella ritirata in Romagna ed è rientrato dopo l'8 agosto con le truppe comandate dal colonnello Belluzzi. Il Battaglione dell'Alta Romagna e Umbria è un corpo di volontari di Forlì, entrati a Bologna il 17 giugno. Con l'arrivo di un reparto di civici di Todi, è salito a 300 effettivi e ha assunto il nome di Battaglione Civici riuniti Alta Romagna ed Umbria. Dopo l'8 agosto è rientrato a Bologna per rafforzare la difesa della città. Il Battaglione Civico Mobile è uscito da Ferrara dopo l'invasione degli Austriaci, dirigendosi a Bologna con 400 effettivi. E' stato la retroguardia del contingente papalino partito per la Romagna il 5 agosto. Rientrato il 14 agosto a Bologna, per qualche giorno ha presidiato il ponte sul Reno a Casalecchio. Il Battaglione Volontari dell'Alta Romagna è stato formato a Forlì dal tenente colonnello Alessandro Gariboldi, su incarico del colonnello Belluzzi. Ad esso si è unita una colonna civica di cesenati agli ordini del capitano Gian Battista Nori. La Compagnia Marcellini è stata arruolata a Roma dal capitano Francesco Marcellini e si è unita al 2° Battaglione fucilieri di stanza a Bologna. L'Artiglierìa civica bolognese è reduce dalla campagna del Veneto, mentre la Colonna Civica di Senigallia non ha ancora partecipato ad azioni militari. Tutti questi corpi formano un complesso di circa 3.600 soldati e 200 ufficiali. Ad essi vanno aggiunti almeno 2.500 popolani armati, divisi in squadre, che presidiano le porte della città, la Montagnola, San Michele in Bosco e altri luoghi strategici. Essi riconoscono come propri comandanti Angelo Masini, Agamennone Zappoli e Padre Alessandro Gavazzi. Nel pomeriggio del 26 agosto cinquecento uomini armati dei Corpi Franchi, guidati dal colonnello Belluzzi e dallo Zambeccari, invadono il Palazzo Pubblico assieme a gruppi di popolani. Con un comunicato i membri del Comitato di pubblica salute rassegnano il potere nelle mani del Legato, "non volendo essere cagione di divisioni e di disordine nel proprio paese". Il colonnello Zuccari, comandante della 3a divisione papalina di stanza nelle Legazioni, venuto con l'ordine di scioglimento dei Corpi Franchi, è tratto in arresto e consegna a Masini la spada e le spalline. Le posizioni contrastanti dei “rivoluzionari” e l'intervento deciso di Gioacchino Napoleone Pepoli, comandante della Guardia civica, fanno sì che l'azione non arrivi alle conseguenze estreme. Poco dopo Padre Alessandro Gavazzi, "barnabita bolognese, cappellano crociato", chiamato alcuni giorni prima a Bologna dal Comitato, arringa il popolo in Piazza Maggiore, religiosamente ascoltato da tutti i presenti.dettagli
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3 settembre 1848Verso la fine dell'anarchiaIl 2 settembre arriva in città il Commissario Luigi Carlo Farini (1812-1866), inviato dal governo di Roma. Il giorno successivo ritorna a Bologna il cardinale Amat, questa volta in qualità di Commissario Straordinario delle Quattro Legazioni, e viene scortato al Palazzo Pubblico dai popolani armati, mentre per le strade continuano le uccisioni e le vendette. Farini chiede al governo romano la facoltà di mettere Bologna in stato d'assedio: secondo i suoi calcoli ammonta a circa 6.000 armati la forza irregolare che presidia Bologna e vi comanda “con audaci propositi e incredibile disordine”. Ma il Ministro delle Armi è convinto di poter restaurare l'ordine con altri mezzi. Una reazione decisa all'anarchia dilagante comincia il 4 settembre, dopo il tentato assassinio di un carabiniere in Piazza Maggiore. Non colpito, questi insegue i suoi aggressori e ne arresta uno. E' il segnale atteso da coloro che vogliono la fine delle prepotenze e del disordine. I dragoni affiancano i carabinieri nell'opera di repressione. Gioacchino Napoleone Pepoli, comandante provvisorio della Guardia Civica, “riunisce qualche compagnia” e forma grosse pattuglie con l'incarico di perlustrare la città nelle ore notturne e di liberarla “dagli eccessi delittuosi che la contaminano”. Rientrano tra gli applausi i due reggimenti svizzeri del generale Latour, da tempo fermi a Forlì. Anch'essi hanno il compito di garantire l'ordine pubblico. Si comincia a riorganizzare la polizia. La fine dell'anarchia lascia comunque uno strascico di miseria e non tutti i malfattori vengono disarmati. I furti e le aggressioni continueranno anche nelle settimane successive. Amat e Farini, con l'assenso degli amministratori comunali, proporranno una serie di interventi per affrontare in modo più strutturale il problema della disoccupazione e della povertà della popolazione bolognese, attraverso la manutenzione di strade e la costruzione di tronchi ferroviari, chiedendo a supporto l'intervento finanziario dello stato. Il primo ministro Pellegrino Rossi approverà il piano, ma negherà l'aiuto economico, sostenendo la necessità dell'impegno del capitale privato. Il 10 ottobre Farini lascerà Bologna e il 31 il Commissario Straordinario sarà esonerato.dettagli
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29 aprile 1849Una parte delle milizie di stanza a Bologna accorrono alla difesa di RomaIl 28 aprile a Roma è proclamato lo stato d'assedio. Il 29 aprile i reggimenti di stanza a Bologna fedeli alla Repubblica partono per la capitale. Della divisione comandata dal colonnello Mezzacapo fanno parte un battaglione di Guardie Nazionali, uno comandato dal colonnello Luigi Pianciani (1810-1890), uno del 4° di linea, i dragoni e una batteria di artiglieria. Il battaglione delle Guardie, detta la Legione bolognese o IV Legione, forte di 550 uomini, è agli ordini del tenente colonnello Carlo Berti Pichat (1799-1878) e del maggiore Camillo Zanetti (1818-1879). Il 16 maggio, assieme a queste truppe, giunge a Roma anche il Reggimento dell'Unione, detto 9° di linea, guidato dal tenente colonnello Tommaso Rossi di Palata Pepoli e forte di 1.400 uomini, tra i quali 350 reduci del Battaglione del Basso Reno. A Roma sono già da tempo i lancieri di Angelo Masini, giunti il 27 aprile con Garibaldi, mentre il battaglione di Pietro Pietramellara vi tornerà a metà maggio dopo una breve prigionia presso i francesi a Civitavecchia. Restano a difendere il capoluogo emiliano il battaglione universitario e alcune compagnie di dragoni, carabinieri e finanzieri. Il grosso è comunque formato dalla Guardia Nazionale e da squadre di popolani armati. In città non rimangono più di sei pezzi d'artiglieria, comprese due piccole unità chiamate “i cannoncini della Madonna”, perché servono ogni anno a festeggiare la discesa della Beata Vergine di San Luca. Il 1° maggio il consiglio comunale, dopo un lungo e difficile dibattito, vota una protesta contro l'intervento francese e in opposizione al potere temporale del Papa. I comuni romagnoli, nei giorni successivi, faranno altrettanto.dettagli
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1850Il laboratorio di ceramiche di Angelo MinghettiFiglio di un reduce delle campagne napoleoniche, Angelo Minghetti (1822-1885) ha iniziato a lavorare come garzone di fornaio. Grazie ad un amico è entrato in seguito nella Cooperativa Ceramica di Imola, dove ha appreso l’arte del vasaio. Nel 1850 apre nei pressi della Montagnola un laboratorio in cui produce vasi di maiolica, che imitano lo stile di quelli faentini del Rinascimento. Perfezionando la tecnica esecutiva, i suoi lavori diventeranno sempre più elaborati, suscitando l’interesse degli antiquari. Nel 1854 sposterà il laboratorio e l’abitazione in Palazzo Malvasia e nel 1858 avvierà una fornace in Palazzo Pepoli. Dal 1877 occuperà in San Vitale la fabbrica di stoviglie di Fink (e poi di Rolandi) attiva dal Settecento. Alla sua morte, avvenuta nel 1885, subentreranno nell’attività i figli Arturo e Gennaro. Quest'ultimo sarà anche insegnante alla scuola ceramica di Faenza, in buoni rapporti con il suo fondatore, Gaetano Ballardini. Alla fine dell'800 la fabbrica Minghetti sarà, assieme all’associazione Aemilia Ars, il più importante produttore a Bologna di lavori di alto artigianato. Diverrà famoso il servizio di 900 pezzi realizzato da Gennaro per Antonio di Borbone Orléans, Duca di Montpensier. La parentela con l'editore Zanichelli introdurrà i Minghetti nel circolo degli uomini di cultura intorno a Carducci e alla libreria del Pavaglione. Molto proficua sarà la collaborazione con Alfonso Rubbiani, impegnato nel restauro e nella decorazione della basilica di San Francesco. Tra i lavori più impegnativi e riusciti della manifattura vi saranno l’ancona d’altare nella Cappella Calzoni (1895) e l’Arca nella Cappella Spada (1896).dettagli
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20 febbraio 1851L' "Elisabetta Sirani" del marchese PepoliAl Teatro del Cocomero di Firenze debutta il dramma in tre atti Elisabetta Sirani pittrice bolognese del marchese Gioacchino Napoleone Pepoli (1825-1881). L'interpretazione di Elisabetta Sirani (1638-1665), esponente della scuola artistica bolognese, morta in circostanze misteriose, è dell'attrice e soprano Carolina Santoni (1808-1878), alla quale verrà riservata nel libretto questa nota: "Non posso a meno di tributare pubblico segno di gradimento a quest'esimia Artista che mirabilmente interpretò il carattere della Pittrice e adoprò tale magistero che parecchi Francesi che assistevano alla prima recita, ebbero a dire che madamigella Rachel non avrebbe potuto recitare meglio". L'opera, dedicata da Gioacchino all'amata moglie Federica Guglielmina Hohenzollern, verrà replicata nello stesso anno a Livorno e a Genova, dove non avrà grande successo. Sarà considerata "dramma molto delicato" e quindi poco coinvolgente, o "un infelice contributo da parte di un discreto drammaturgo dilettante". Altri invece lo riterranno un "dramma che ogni cuore gentile fa fremere" per l'infelice sorte della protagonista, divenuta "oggetto non curante alla vita e agli onori" a seguito di un amore contrastato.dettagli
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agosto 1851Ricostituito il Consiglio comunaleIn agosto è ricostituito il Consiglio comunale. E' formato da 24 possidenti, cinque dotti, sei commercianti e due rappresentanti del clero. Vengono nominati anche alcuni uomini di fede liberale, quali il conte Giovanni Malvezzi, il Pepoli e il Bianchetti.dettagli
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15 marzo 1852Grande frana sul Monte VigeseAlle 8 del 15 marzo una grande frana di oltre 24 ettari, staccatasi dal Monte Vigese, nel comune di Camugnano, piomba sulla piccola borgata di Rio, seppellendo alcune case, assieme a 24 persone e a una settantina di capi di bestiame. Un intero podere del beneficio parrocchiale di Vigo, slittato per quasi due chilometri, si arresta nei pressi della chiesa di Verzuno, poco lontano dal torrente Limentra. I soccorsi portati subito dopo la catastrofe, dal parroco e da alcuni abitanti del luogo, risultano vani: la zona appare completamente spianata e non lascia trasparire nulla delle precedenti abitazioni. E' rinvenuto solo il corpo di una donna tra le macerie di una casa situata a lato della frana. Il Governatore di Castiglione de' Pepoli ordina subito l'evacuazione del borgo di Mercatale, egualmente minacciato, provvedendo a ricoverare alla meglio persone e animali nei paesi vicini.dettagli
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8 novembre 1852La collezione di Vincenzo ValoraniLa sera dell'8 novembre muore a Bologna il dottor Vincenzo Valorani (1784-1852), illustre medico marchigiano, dal 1829 sostituto di Giacomo Tommasini come professore di clinica medica all'Università e dal 1831 titolare di medicina teoretica e pratica. Lascia al Comune di Bologna una preziosa collezione di 23 paesaggi, già esposti nell'anticamera della propria abitazione, trasformata in una sorta di studiolo per la riflessione filosofica e la meditazione. Valorani è stato anche apprezzato poeta, tanto da essere scelto come segretario perpetuo dell'Accademia dei Felsinei, annessa alla Società del Casino. Fu lui ad invitare Giacomo Leopardi, il lunedì di Pasqua del 1826, alla serata dell'Epistola al Pepoli, introdotta con una sua prolusione troppo lunga, che annoiò l'uditorio. Il testamento prevede che la collezione dei quadri, espressione del suo gusto estetico, rimanga allestita in permanenza a proprio nome all'Archiginnasio.dettagli
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1853Il periodico "L'Arpa"Il giornale letterario “L'Arpa”, fondato da Carlo Gardini, si occupa di spettacoli musicali e teatrali in modo nuovo. Vi collaborano “tutti i più distinti letterati bolognesi” e esperti di teatro e musica quali Luigi Ploner, il marchese Giacchino Napoleone Pepoli e il maestro Gustavo Sangiorgi, che dal 1857 ne prenderà la direzione. “E' uno dei giornali più stimati e più letti perchè ha corrispondenti da tutti i principali centri artistici d'Europa e d'America, e perchè contiene articoli di critica assennata” (Bernardini) Si propone di "ricondurre le arti sulla via della filosofia da dove qualche poco avevano declinato" e fin dall’inizio si schiera a favore della musica di Verdi, “lira misteriosa che versa da tutte le corde un torrente di armonia”. Più avanti, però, mostrerà attenzione anche per la "musica dell'avvenire" impersonata da Richard Wagner. Dalle colonne dell' "Arpa", i Bolognesi saranno preparati con largo anticipo alla straordinaria prima del Lohengrin. Il marchese Pepoli non vorrà seguire l'indirizzo sempre più musicale del periodico dato da Sangiorgi e fonderà la rivista “L'incoraggiamento”, a difesa della nuova produzione drammatica italiana.dettagli
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giugno 1853Grande frana nel territorio di CastiglioneStaccatasi dalla cresta dei monti a sinistra della valle del Setta, in uno dei punti più alti della provincia, una grande frana investe la parrocchia di Sparvo, nel comune di Castiglione dei Gatti (poi dei Pepoli). Vengono travolti il campanile, la canonica e quattro cascine, e minacciate da vicino la Borgata della Rocca, che viene evacuata. Decine di famiglie subiscono danni.dettagli
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1854Si scioglie la Società del CasinoDopo che un provvedimento governativo ha stabilito che le accademie letterarie, musicali e teatrali devono tenersi alla presenza di ufficiali austriaci, la Società del Casino, con sede dal 1823 a Palazzo Bolognini-Amorini in via Santo Stefano, sospende la propria attività e nel 1854 decreta il proprio scioglimento. Nata nel 1766 come circolo aristocratico, in epoca napoleonica ha aperto le porte al ceto borghese emergente, arrivando ad accogliere fino a 400 soci. Dopo aver inglobato la Società delle Signore, alla quale aderivano alcune delle dame bolognesi più in vista, quali Cornelia Rossi Martinetti e Teresa Carniani Malvezzi, i soci del Casino hanno dato vita a un'Accademia di Poesia, più tardi divenuta “Accademia Felsinea”, alla quale hanno aderito personaggi del calibro di Vincenzo Monti, Pietro Giordani, Dionigi Strocchi, Massimiliano Angelelli, Carlo Pepoli. Nella prima metà del secolo la Società del Casino ha svolto una parte importante nella vita culturale e politica della città, accogliendo i membri della classe dirigente. Tra gli intrattenimenti offerti c'erano, oltre alle accademie di poesia, la lettura dei più importanti giornali e periodici italiani e stranieri, il gioco del lotto, le carte, il biliardo, i concerti e le feste da ballo. La domenica dopo mezzogiorno si teneva un concerto di pianoforte con brani d'opera in voga e si esibivano cantanti e strumentisti di fama. La direzione musicale del Casino è stata per molti anni appannaggio di Francesco Giovanni Sampieri (1790-1863), musicista e mecenate, amico di Rossini. Dopo il 1848 la politica è entrata con forza nel circolo e le feste hanno assunto un carattere patriottico, che non poteva rimanere esente dal controllo poliziesco.dettagli
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1854Ha successo la commedia "Morte del Conte di Montecristo"Due giovani autori bolognesi, Giuseppe Costetti e Luigi Gualtieri, tentano il grande colpo: scrivere un testo che richiami a teatro tutti gli appassionati della città. Nel 1854 scrivono - e fanno rappresentare dalla compagnia di Cesare Asti - il dramma Morte del Conte di Montecristo, in un momento di grande favore per i romanzi di Dumas e di Sue. Il successo arride effettivamente alla commedia, ma non certo per la sua qualità: viene apprezzata forse perché è opera di bolognesi, oppure per la bravura dell'anziano capocomico Asti, specialista delle scene di follia e delle morti violente. Sta di fatto che poco dopo, a Firenze, gli studenti la stroncano clamorosamente, costringendo la compagnia allo scioglimento. Il lavoro viene bollato come "aborto scenico d'ispirazione francese", che "fa disonore al nostro teatro". I due amici riproveranno l'anno successivo di nuovo a Bologna, con il dramma Nerone, rappresentato con buon successo, pur con qualche problema di censura e nonostante l'infuriare in città del colera, che mieterà centinaia di vittime, compreso il capocomico Astolfi. Giuseppe Costetti (1834-1928) ha cominciato la carriera con commedie d'imitazione francese, per proseguire con fortunate produzioni, come Lilia, Silvio Pellico, Il duello, La forza della coscienza. Nel 1881 darà alla luce Libertas, commedia storica ispirata ai lavori di Paolo Ferrari, che vincerà il Premio Città di Torino e sarà interpretata con successo da Ernerso Rossi. Sarà direttore generale delle Belle Arti e autore di apprezzati ricordi teatrali. Il lavoro lo porterà in giro per l'Italia, ma continuerà a scrivere drammi e a partecipare con successo a "vari regi concorsi". Scriverà una autobiografia teatrale dal titolo Confessioni di un attore drammatico, pubblicata nel 1883 con prefazione di Carducci. Luigi Gualtieri (1825-1901), originario di Saludecio, ha dovuto abbandonare gli studi universitari a Bologna e si è dato alla scrittura. Anch'egli scrive romanzi e drammi di argomento storico o di attualità, ispirati ai francesi, quali Misteri d'Italia (1849) e Bologna sotterranea (1853). Su invito del marchese Pepoli sarà redattore del giornale teatrale "L'incoraggiamento", uscito tra il 1855 e il 1856. Nell'ultima parte della sua vita sarà professore di letteratura italiana a Sanremo.dettagli
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13 aprile 1855Muore il cardinale Arcivescovo Carlo OppizzoniIl 13 aprile in Arcivescovado muore all’età di 86 anni il cardinale Carlo Oppizzoni (1769-1855). Fra gli Arcivescovi (e i Vescovi) di Bologna è colui che ha tenuto la cattedra più a lungo, quasi 53 anni. Per testamento lascia tutte le sue sostanze - circa 120mila scudi - al Pio Cumulo della Misericordia, un’opera benefica fondata nel 1576 dal conte Giovanni Pepoli e destinata a dare sussidi a famiglie povere e doti a zitelle “oneste e bisognose”. Le solenni esequie si tengono il 18 aprile, senza grande pompa, nella Cattedrale di S. Pietro. E’ sepolto nella Metropolitana nella cappella dedicata al santo, suo omonimo e concittadino, Carlo Borromeo, che a Bologna nel XVII secolo ricoprì, per breve tempo, la carica di Legato pontificio. Nell’aprile del 1859 il Municipio e la Provincia faranno erigere in memoria dell’Oppizzoni una lapide di marmo nella basilica di San Petronio.dettagli
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15 maggio 1855Bologna invia i suoi prodotti all'Esposizione Mondiale di ParigiSi inaugura a maggio a Parigi l'Esposizione universale dei prodotti dell'agricoltura, dell'industria e delle belle arti, analoga a quella del 1851 a Londra. Carlo Pepoli (1796-1881), esule a Londra, sollecita lo scultore Cincinnato Baruzzi (1796-1878) a presentarsi come commissario e coordinatore dell’imprenditoria bolognese e a raccogliere un campionario di oggetti di fonderia per i quali la città emiliana è già celebre nel mondo (candelieri, arredi stradali, maniglie e battacchi). Diverse industrie inviano propri prodotti. La Società Agraria presenta una collezione di legni indigeni, una cassetta con spighe di riso naturale e una di riso brillato. Il prof. Bianconi manda bottiglie di aceto balsamico di Modena, Giuseppe Oppi campioni di seta, il signor Trouvé invia gargioli e stoppe lavorate nel bolognese. Anche la canapa è rappresentata attraverso “mazzi di fusti” tagliati per la macerazione e attraverso canape lavorate. Il medico Giovannini, infine, invia alcuni strumenti chirurgici.dettagli
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17 marzo 1856Spettacoli benefici per gli orfani del coleraCirca 120 bambini orfani del colera sono stati accolti nei primi mesi dell'anno nello Spedale del SS. Salvatore, detto degli Abbandonati. La sera del 17 marzo si tiene nella grande sala dell'Accademia di Belle Arti, a cura di alcune “benemerite signore”, un grande concerto a loro favore. Vengono eseguite musiche di Haydn e Pergolesi, con la direzione del maestro Domenico Liverani. L'illuminazione è offerta dalla principessa Letizia Murat. Carolina e Paolina Pepoli cantano con buon gusto le voci del contralto e del soprano. Altre iniziative si susseguiranno nei mesi seguenti con lo stesso scopo: ad esempio i Pompieri Civici, nel loro piccolo teatro al Palazzo del Podestà, daranno spettacolo, rappresentando alcune pose plastiche.dettagli
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agosto 1858Il Comitato segreto della Società NazionaleSi costituisce a Bologna in agosto un Comitato segreto della Società Nazionale, l'associazione patriottica fondata nel 1856 a Torino da Giuseppe La Farina (1815-1863), Daniele Manin (1804-1857) e Giorgio Pallavicino Trivulzio (1796-1878). Ne fanno parte il marchese Luigi Tanari (1820-1904), seguace di Minghetti, Camillo Casarini (1830-1874), riconosciuto capo morale dell'organizzazione, e Pietro Inviti (1821-1907), già capitano dei Cacciatori dell'Alto Reno e difensore di Venezia. I congiurati si riuniscono in un'ampia sala, con "un aspetto mezzo tra il club e la taverna", chiamata "La Fenice" e situata in Piazza Santo Stefano, all'angolo con Vicolo Pepoli. Entro un anno il Comitato raccoglierà in città alcune migliaia di militanti e nel 1859 promuoverà gli arruolamenti di volontari nell'esercito piemontese, in vista della guerra contro l'Austria. Da Bologna i comitati si diffonderanno nelle Romagne e nelle Marche. Pietro Inviti si trasferirà a Ravenna - dove affitterà un caffè sulla piazza principale, fingendosi esercente - e terrà i contatti con i rappresentanti locali della Società. A convincere, al momento opportuno, i repubblicani romagnoli alla causa del Piemonte penserà anche Giuseppe Garibaldi, vicepresidente della Società Nazionale, esortandoli ad assecondare l'azione di La Farina e di Cavour.dettagli
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25 aprile 1859Preparativi per la liberazioneL'ultimatum dell'Austria al re di Sardegna provoca grande agitazione e commozione a Bologna. La liberazione appare ormai vicina. Per incarico della Società Nazionale Cesare Ghedini e Dionigio Marani raccolgono armi in un deposito di legname al piano terreno di Palazzo Pepoli Vecchio, in via Castiglione. Le munizioni, raccolte in Romagna da don Giovanni Verità (1807-1885), transitano clandestinamente da Porta Maggiore, con la complicità dei dazieri. I triumviri bolognesi Camillo Casarini, Pietro Inviti e Luigi Tanari si preoccupano di prevenire “un possibile nuovo settembrismo” - il periodo di anarchia popolare seguito al “trionfo glorioso” dell'8 agosto 1848 - e organizzano gli aderenti alla Società Nazionale secondo una vera e propria gerarchia militare, divisa per rioni e squadre. I giovani si preparano con severe esercitazioni, camuffate da allegre passeggiate sui colli, ma sottoposte a rigidi regolamenti. All'Osservanza, consueto luogo di appuntamenti delle sette carbonare, gli studenti sfogano i loro sentimenti patriottici, inneggiando all'Italia lontani dalle orecchie indiscrete dei gendarmi e degli informatori della polizia. Il quartier generale dell'insurrezione è nel palazzo del marchese Gioacchino Napoleone Pepoli, cugino di Napoleone III e garante nei confronti della Francia. Camillo Casarini si recherà più volte, con viaggi rocamboleschi, da Bologna a Torino, per ricevere direttive dai responsabili politici della Società Nazionale.dettagli
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12 giugno 1859Gli Austriaci lasciano Bologna. Fine del potere papale“Rassicurati da messi appositamente spediti dietro gli austriaci in ritirata, alle prime ore del giorno 12 giugno 1859, si assembrò davanti al Palazzo Legatizio, ora Comunale, un certo numero di persone, che gridavano abbasso il governo dei preti, viva l’indipendenza d’Italia, viva il Piemonte,morte ai tedeschi e via dicendo”. (G. Maioli) Dopo la sconfitta di Magenta e l'ingresso dei Francesi a Milano, nelle primissime ore del 12 giugno il contingente austriaco lascia Bologna, dirigendosi verso Modena. Ritirandosi in fretta, le truppe imperiali abbandonano per via "alcune suppellettili, delle pagnotte, ed alcuni oggetti di vestiario". E' la fine di un “triste e lungo dominio” durato dieci anni, “particolarmente odioso, per oppressione, persecuzioni, sofferenze e patimenti di ogni specie, sino a condanne a morte, carcerazioni, battiture” (Maioli). Nel corso della memorabile giornata, che segna la caduta definitiva del potere pontificio, i cittadini accorrono in piazza Maggiore sventolando vessilli e indossando coccarde tricolori. Dalla porta principale del palazzo governativo è fatta scendere l'insegna pontificia, sostituita dalla bandiera italiana con la croce dei Savoia, gelosamente custodita nella sede dei pompieri dopo l'assedio del 1849. Il conservatore anziano Enrico Sassoli (1818-1880), a capo del Municipio bolognese dopo le dimissioni del senatore Luigi Da Via nell'autunno precedente, forma una Giunta provvisoria di Governo composta da liberali moderati: il marchese Gioacchino Napoleone Pepoli, il conte Giovanni Malvezzi Medici, il marchese Luigi Tanari (1820-1904), il prof. Antonio Montanari e l'avv. Camillo Casarini (1830-1874). L'ordine in città è affidato al capitano Pietro Inviti (1823-1907), volontario nel 1849 dei Cacciatori dell'Alto Reno e difensore di Ancona, mentre capo della polizia è nominato Ulisse Bandiera (1813-1887). Come primo provvedimento, la Giunta invia un telegramma a Cavour, esprimendo la volontà di sottomettere la città alla dittatura del re Vittorio Emanuele II, poi apre l'arruolamento della guardia civica e della guardia nazionale e sopprime i giornali clericali. Nel frattempo parte da Bologna anche l'ultimo Cardinale Legato, Giuseppe Milesi Pironi Ferretti (1817-1873). Entro tre giorni aderiscono al Governo provvisorio bolognese i comuni di san Giovanni in Persicelo, Budrio, Castel d'Argile, Crevalcore, Medicina, Bagni della Porretta, Sant'Agata, oltre ad alcuni paesi della provincia di Ferrara e della Romagna, tra cui Imola. Tra l'11 e il 22 giugno la maggior parte delle città della Romagna, delle Marche e dell'Umbria insorgerà senza spargimenti di sangue e con la resa delle truppe pontificie. Il Papa scomunicherà le città rivoltose, per "l'iniqua congiura" contro il potere temporale della chiesa.dettagli
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13 giugno 1859Decreti della Giunta ProvvisoriaLa Giunta Provvisoria di Governo, chiamata a colmare il vuoto di potere succeduto alla partenza degli Austriaci e del Legato e ad assicurare il mantenimento dell'ordine pubblico, è composta da Gioacchino Napoleone Pepoli (1825-1881), Luigi Tanari (1820-1904), Camillo Casarini (1830-1874) e Antonio Montanari (1811-1898). Il primo atto ufficiale è l'adesione alla guerra nazionale di liberazione contro l'Austria, invocando l'annessione di Bologna e delle Romagne al regno di Sardegna. Il 13 giugno, al fine di “provvedere allo spedito e regolare andamento degli affari”, procede ad alcune nomine: il conte Annibale Ranuzzi ottiene l'incarico di Intendente della Provincia, con le stesse attribuzioni della precedente Legazione. Consiglieri di Intendenza sono nominati il conte Antonio Scarselli, Luigi Maccaferri, Lodovico Berti e Domenico Nanni Levera, mentre Matteo Pedrini è scelto come Segretario. Con un proclama dello stesso 13 giugno è decretato lo scioglimento del corpo dei gendarmi pontifici e l'apertura dell'arruolamento nella nuova milizia dei Veliti, soldati “armati alla leggera” e perciò dotati di grande mobilità. Il modello è quello dei Reali Carabinieri piemontesi, dei quali è anche adottata la divisa. E' inoltre nominata una Commissione di arruolamento per la guerra di Indipendenza, formata dai Principi Rinaldo Simonetti e Astorre Hercolani, da Francesco Buratti, Icilio Pancerasi e Alessandro Berti. Si dispone la formazione di quattro battaglioni mobili, agli ordini del generale Roselli e del colonnello Masi, che saranno dislocati, come il II Corpo del gen. Mezzacapo, vicino alla Cattolica. La libertà di stampa è in questo momento ritenuta "incompatibile" e quindi è proibita la pubblicazione di giornali e scritti politici. Infine è istituita una Commissione consultiva di Finanza, mentre sono confermati gli incarichi dei magistrati e degli impiegati d'ufficio. La Giunta Provvisoria di Bologna sarà riconosciuta come Centrale di Governo dalle altre costituite nelle città dello stato pontificio a nord degli Appennini. Reggerà il capoluogo e le legazioni fino al 14 luglio, quando nel capoluogo giungerà il Regio Commissario Massimo D'Azeglio, inviato da Cavour.dettagli
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14 giugno 1859La Guardia provvisoriaUn decreto del 14 giugno istituisce la Guardia provvisoria della città di Bologna, agli ordini del Comandante in capo delle guardie urbane conte Angelo Tattini (1823-1878), marito di Carolina Pepoli. Essa si compone di due battaglioni, ciascuno dei quali formato da quattro compagnie di 150 uomini. Il servizio è prestato gratuitamente. Sono ammessi cittadini tra i 17 e i 31 anni, provvisti di fede di battesimo e certificati penale e sanitario. Il 20 giugno il primo dei due battaglioni della Guardia entrerà in servizio in città. Il 20 luglio il commissario Cipriani istituirà anche a Bologna la Guardia Nazionale, con mansioni di sicurezza e per controbilanciare la presenza di numerosi corpi garibaldini. Successivi decreti uniformeranno l'ordinamento della Guardia Nazionale delle Romagne, di cui Bologna fa parte, a quello del Regno di Sardegna. La Guardia sarà sciolta nel 1877 in seguito alla riorganizzazione generale dei corpi militari.dettagli
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23 giugno 1859La Deputazione delle Legazioni ricevuta dal Re di SardegnaIl Governo provvisorio delle Legazioni invia presso il Re una deputazione per invocare l'annessione delle Romagne al Regno di Sardegna. E' formata dal marchese Gioacchino Napoleone Pepoli e dall'avvocato Camillo Casarini in rappresentanza di Bologna, dal conte Rasponi di Ravenna e dal professor Gherardi per Ferrara. Il 23 giugno, alla vigilia della battaglia di Solferino, la Deputazione è ricevuta dal sovrano nel quartier generale di Calcinate.dettagli
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25 giugno 1859Si festeggia la vittoria di Solferino e San MartinoDue dispacci, di Gioacchino Napoleone Pepoli e di Marco Minghetti, annunciano a Bologna “la grande battaglia e grande vittoria di Solferino”. Alla sera la città è tutta illuminata. Sulle colline moreniche a sud del lago di Garda si è combattuta il 24 giugno una battaglia campale, che ricorda quelle napoleoniche, tra l'esercito franco-piemontese e quello austriaco, comandati personalmente dai rispettivi imperatori, Napoleone III e Francesco Giuseppe. Vi hanno preso parte circa 235.000 uomini, con 800 cannoni, su un fronte di 20 chilometri. Entrambe gli schieramenti sono venuti a contatto al levar del sole, mentre erano in marcia l'uno contro l'altro. Nessuno dei due era preparato e in ordine per la battaglia. Perciò gli scontri, sanguinosissimi, si sono accesi all'improvviso, senza piani tattici e si sono susseguiti fino a sera. La contesa sulle colline di Solferino, fulcro dello scontro, è stata decisa a favore dei francesi per l'intervento della Guardia imperiale, mentre i piemontesi, al comando del re Vittorio Emanuele II, hanno conquistato San Martino dopo averlo conteso più volte alle truppe austriache del generale Benedek. Al termine della carneficina, sul campo sono rimasti quasi 40.000 tra morti, feriti e prigionieri. La mancanza di soccorsi ispirerà al filantropo ginevrino Jean Henry Dunant l'idea della Croce Rossa, poi realizzata nel 1864.dettagli
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11 luglio 1859Massimo D'Azeglio Commissario delle Romagne“Sua Maestà non può rifiutarsi di prendere sotto la sua protezione le forze che i paesi dispongono in servizio dell’indipendenza italiana”. (C.B. di Cavour) Massimo Taparelli marchese D'Azeglio (1798-1866) è inviato da Camillo Benso, conte di Cavour (1810-1861) a Bologna come Regio Commissario militare straordinario del Re di Sardegna per le Romagne. Il suo ingresso in città da porta Santo Stefano la sera dell'11 luglio è trionfale: la carrozza percorre le strade cittadine fino al Palazzo del Governo sotto una pioggia di fiori. Con il grado di Maggiore Generale, D'Azeglio ha avuto l'incarico - oltre che di mantenere l'ordine nelle provincie - di formare la Brigata “Vittorio Emanuele”, composta da due Reggimenti (21° e 22°), nucleo del contingente militare di Bologna e delle Romagne per la guerra di indipendenza. Un primo battaglione di piemontesi è giunto in città il 6 luglio per ferrovia, mentre l'11 luglio è arrivato un reggimento di cavalleria. Ad essi si aggiunge la Divisione del generale Luigi Mezzacapo, di circa 7.000 uomini, richiamata da Firenze dalla Giunta Provvisoria nel timore di una avanzata degli Svizzeri contro la Romagna. Intanto, però, la guerra contro l'Austria si ferma per decisione unilaterale dell'imperatore francese, che tra l'11 e il 12 luglio firma l'armistizio di Villafranca. Il 14 luglio, giunta la notizia della pace, la Giunta Centrale di Governo rassegna nelle mani di D'Azeglio il proprio mandato e il 15 luglio è nominato un nuovo Consiglio di Governo, composto di uomini che ben rappresentano la pubblica opinione. Gioacchino Napoleone Pepoli diviene Gerente della Sezione delle Finanze, Antonio Montanari è incaricato per gli Affari Interni e di Pubblica Sicurezza, il conte Cesare Albicini regge l'Istruzione, il colonnello Enrico Falicon è alla Guerra. Con le dimissioni di Cavour e il ritorno delle Legazioni al Papa, il Commissario del Re è richiamato a Torino per non allarmare Napoleone III e delega al conte Falicon le sue attribuzioni (continuerà ad operare in suo nome fino al 1° agosto). Prima della partenza invia un contingente di truppe alla Cattolica, al confine con le Marche, per impedire un eventuale ritorno dei papalini. L'opera di D'Azeglio a Bologna è di breve durata, ma ottiene alcuni importanti risultati: innanzitutto il mantenimento dell'ordine pubblico, poi l'introduzione di una “solida intelaiatura di leggi” (Barillis); infine la vigilanza ai confini. Non tutti però rimangono soddisfatti: l'esponente radicale Angelo Brofferio sostiene che durante il suo breve soggiorno a Bologna Farini è rimasto quasi sempre in campagna “leggiadramente” e veniva in città solo poche ore “per raccogliere qualche notizia dal mondo”.dettagli
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15 agosto 1859Garibaldi in cittàGiuseppe Garibaldi (1807-1882) giunge in incognito a Bologna, dopo un colloquio a Firenze con Bettino Ricasoli. Pur essendo in borghese, viene riconosciuto già durante il breve percorso tra la carrozza e l'albergo Brun e subito una folla di popolani, soldati e ragazzi si fa sotto alla sua finestra e grida il suo nome. Vistosi scoperto, si affaccia e saluta affettuosamente la folla, che non lo abbandona più durante le poche ore di permanenza in città. Nel tardo pomeriggio assume a Modena il comando dell'Armata Toscana. Il generale era già stato a Bologna tra il 10 e il 13 novembre 1848, ma in quella occasione aveva ricevuto soprattutto l'ostilità degli aristocratici bolognesi, che l'avevano considerato "un miserabile accattone, un vile avventuriero". In autunno Garibaldi sarà presente in Romagna come vice del generale Manfredo Fanti (1806-1865) al comando dell'Esercito della Lega dell'Italia centrale. Di passaggio in città, pur continuando a risiedere all'Albergo Brun, sarà spesso ospitato nella villa "Favorita" dei conti Tattini, fuori porta Castiglione o nella Villa Paolina, poco prima della Croce di Casalecchio. Qui frequenterà vari personaggi, come il deputato Marco Minghetti, amico di Cavour, e incontrerà Paolina Pepoli, figlia di Letizia Murat, donna "bellissima e senza affettazione", con la quale avrà una intensa e duratura relazione di affetto e amicizia. Alla nobile amica, di ritorno dalla spedizione dei Mille, porterà in dono alcune pallottole raccolte nel castello di Pizzo Calabro, che secondo la tradizione avrebbero colpito a morte il suo illustre avo Gioacchino Murat, “primo soldato dell'indipendenza italiana”.dettagli
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28 agosto 1859Elezioni per l'Assemblea delle RomagneIl Governatore delle Romagne Leonetto Cipriani convoca, con un decreto datato 24 agosto, i comizi per l'elezione dei rappresentanti all'Assemblea del Popolo delle Romagne, che ha il compito di esprimere un voto “solenne e legale” sulla sorte delle provincie ex pontificie e di nominare un governo stabile. La legge elettorale approvata l'8 agosto prevede un deputato ogni 8.000 abitanti. Hanno diritto di voto i cittadini maggiori di 21 anni, esclusi coloro che campano con il salario a giornata e i mezzadri senza proprietà immobiliari. Le elezioni si svolgono il 28 agosto “senza alcun apparato di forza, con calma e con ordine ammirabile”. Nei nove collegi regionali risultano eletti 124 deputati (45 per la provincia di Bologna), perlopiù rappresentanti delle forze liberali più moderate. Tra essi vi sono diversi uomini - come Berti Pichat, Pepoli, Zanolini - che hanno partecipato ai comizi del 1831 e sono stati membri del Parlamento Romano del 1848. La presidenza provvisoria dell'Assemblea è assunta da Antonio Zanolini (1791-1877), decano dei Deputati. Il 3 settembre sarà eletto al suo posto Marco Minghetti. Il compito dei costituenti appare difficile: la situazione politica delle ex Legazioni è molto delicata dopo l'armistizio di Villafranca. Dal punto di vista giuridico le Legazioni sono provincie ribelli del regno pontificio, ancora pienamente riconosciuto a livello internazionale.dettagli
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30 settembre 1859Il Governo delle Romagne riordina l'UniversitàCon la legge 30 settembre 1859 il Governo Provvisorio delle Romagne riordina l'Università di Bologna. Sono stabilite cinque facoltà: teologia, filosofia e filologia, giurisprudenza, matematica, medicina e chirurgia. La nomina dei professori è delegata al Governatore su proposta del Ministro dell'Istruzione. Vengono create alcune cattedre, quali diplomazia e paleografia, storia e filosofia del diritto, diritto commerciale, architettura teorico-classica. Gli stipendi dei professori variano tra le 1.000 e le 4.000 lire annue. Gli studenti che ottengono l'ammissione pagano una retta di 100 lire. Il delegato dott. Palagi convoca i professori in rettorato per il 7 ottobre. I sei docenti di teologia non si presentano - l’iscrizione al ruolo ha per loro il significato di accettazione del nuovo ordine politico - e la Facoltà Teologica viene soppressa. Il 2 novembre l’insegnamento della Teologia è rimesso al Vescovo. Nel 1859 si succederanno tre rettori: oltre a Palagi il prof. Antonio Alessandrini, reggente dal 18 al 20 luglio, e il conte Carlo Pepoli dal 20 settembre al 19 ottobre.dettagli
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11 ottobre 1859Il "Corriere dell'Emilia"“Noi non saremo né oppositori per sistema, né ligi per obbligo”. Gioacchino Napoleone Pepoli (1825-1881) fonda il giornale politico quotidiano “Corriere dell’Emilia”. Il primo numero esce l’11 ottobre al prezzo di un baiocco. Diretto da Pasquale Cuzzocrea, giornalista avversato dal partito clericale, il foglio sarà pubblicato per otto anni, fino al 31 dicembre 1867. Rappresenterà "l'immensa maggioranza liberale della nazione", ma prenderà le distanze dall’ala minghettiana, accusata di eccessiva timidezza sul problema dell’annessione all’Italia di Venezia e di Roma.dettagli
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2 novembre 1859Antonio Montanari nominato Reggente dell'UniversitàIl Governo Provvisorio introduce modificazioni nel nome e nelle responsabilità del capo dell'ateneo, al quale è dato il titolo di Reggente. A questa carica si succedono nel 1859 Alessandro Palagi, Antonio Alessandrini e Carlo Pepoli. Finalmente il 2 novembre è eletto il prof. Antonio Montanari (1811-1898), incaricato dell'insegnamento di filosofia della storia e in seguito anche consigliere comunale e Senatore del Regno. Verrà riconfermato nella carica fino all'anno accademico 1867-68, quando sarà sostituito dal prof. Giambattista Ercolani. Quest'ultimo, per estensione della Legge Casati all'Università bolognese, riprenderà il titolo di Rettore.dettagli
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13 novembre 1859La legge Casati e l'operato del Comune sulla scuolaIl governo piemontese emana la legge Casati, che disciplina i vari livelli di istruzione nel regno sardo. La legge non viene promulgata ed estesa alle provincie emiliane neppure dopo l'annessione al Regno di Sardegna (18 marzo 1860) e la proclamazione del Regno d'Italia (17 marzo 1861). Sulla base di questa anomalia giuridica, che nei dibattiti consiliari sarà definita “questione pregiudiziale”, si caratterizzerà l'operato del Comune di Bologna riguardo all'istruzione elementare. Almeno fino al 1877 esso assumerà decisioni completamente originali di politica scolastica, a sottolineare quell'autonomia dal potere centrale, che è nella tradizione della città e nella visione dei politici locali di maggior spessore, come Carlo Pepoli a Marco Minghetti. All'inizio l'istruzione elementare sarà diretta dal Comune in convenzione con l'Amministrazione delle Scuole Pie. In base al R.D. 28 agosto 1864 la gestione dell'azienda delle Scuole Pie sarà affidata interamente al Comune. Nel 1865 vi saranno 79 scuole elementari comunali, con circa 4.000 alunni.dettagli
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26 gennaio 1860Voglia di festeDal 26 gennaio al 19 febbraio al Teatro Contavalli si tengono dieci serate di ballo. Un po' meno costose sono quelle offerte nello stesso periodo al Teatro Nosadella. I fratelli Goldini, impresari del Teatro di San Saverio in via Cartoleria, chiedono di organizzare otto feste da ballo. La Direzione di Pubblica Sicurezza ne concede quattro, tra il 14 e il 18 febbraio. Per il martedì grasso (16 febbraio) è previsto un grande Veglione mascherato al Teatro del Corso. Quest'anno il Carnevale è festeggiato ovunque con maggiore libertà ed entusiamo che in passato. Per la prima volta si assiste al lancio dei coriandoli di gesso dai carri che sfilano. Tra lo stupore degli spettatori la città rimane “come imbiancata, avvolta in una nube bianca” (Poli) Non sempre però le regole dettate dalla Deputazione degli Spettacoli vengono rispettate. Capita che “parecchi individui, massime forestieri” intervengano ai veglioni “vestiti sconvenientemente” con pellicce, tabarri, cappotti militari o con speroni e altri “attrezzi”, che possono recar danno. In alcuni casi le feste hanno anche uno scopo benefico, come nel caso del gran ballo tenuto a palazzo Pepoli il 2 febbraio a favore degli asili, con 900 biblietti venduti e un ricavato di quasi 5.000 franchi.dettagli
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21 marzo 1860Il marchese Luigi Pizzardi nominato sindacoCon un decreto di Farini, il marchese Luigi Pizzardi (1815-1871) è nominato sindaco di Bologna, il primo dopo l'Unità. Rimarrà in carica fino al 29 ottobre 1861. Di nobile famiglia, liberale moderato, è espressione della Destra vicina a Marco Minghetti, che guiderà la città fino alle elezioni del 1866, quando salirà alla ribalta lo schieramento filo-Rattazzi di Gioacchino Napoleone Pepoli. La vittoria di Pizzardi segna la continuità dell'egemonia del gruppo dirigente che è stato a capo del Risorgimento bolognese, legato alla nobiltà locale e al ceto dei grandi proprietari terrieri: i Marsili, Massei, Salina, Sassoli, ecc. Un ceto che ha come riferimento culturale la Società Agraria e come organizzazione politica la Società Nazionale.dettagli
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29 marzo 1860I deputati bolognesi nel Parlamento italianoIl 25 e 29 marzo si tengono in Emilia le elezioni politiche a suffragio ristretto per i rappresentanti al parlamento del regno sabaudo. Nel primo collegio è eletto Cavour, con 320 voti su 348 votanti. Eletto anche a Genova, Firenze e in altri collegi, opterà per quello di Torino. A Bologna, dopo un'elezione supplettiva, Cavour sarà sostituito da Luigi Tanari (1820-1904), patriota e compagno di giovinezza di Marco Minghetti, futuro prefetto e presidente della Società Agraria bolognese. Negli altri collegi bolognesi risultano eletti Gioacchino Napoleone Pepoli (293 voti), Carlo Berti Pichat (305), Marco Minghetti (291) e Rodolfo Audinot (258): sono i primi deputati bolognesi al Parlamento italiano. Minghetti - il politico bolognese che più di ogni altro ha vissuto l'esperienza del costituzionalismo pontificio - sarà nominato il 1° novembre ministro degli Interni nel nuovo gabinetto di Cavour. Dopo la morte di quest'ultimo parteciperà a quella ristretta “consorteria” di potere liberal-moderata che avrà grande peso nella costruzione del nuovo stato.dettagli
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9 aprile 1860La Società Operaia di BolognaIl 2 aprile Livio Zambeccari (1802-1862), patriota, carbonaro ed ex deputato della Costituente della Repubblica Romana, annuncia con un avviso a stampa la formazione di una Commissione di amici del Popolo che ha il compito di promuovere l'Associazione degli Operai bolognesi. Nell'appello si legge, tra l'altro: "Se l'operaio e il colono, che formano la classe più numerosa della Nazione, e costituiscono con la produzione delle loro fatiche la principale sorgente della comune prosperità e la base della nazionale ricchezza, sono nei governi dispotici e assoluti le più invilite e neglette classi, non così può avvenire negli stati retti a libertà, ove, come le altre devono essere chiamate a sviluppare col progresso le latenti loro forze ed a migliorarle. A ciò conduce l'Associazione. L'Unione fa la forza". Tra i sodali di Zambeccari vi sono Giuseppe Mattioli, esponente radicale, lo scultore Giuseppe Pacchioni, Gioacchino Napoleone Pepoli, nobile di illustre casata, l'industriale Filippo Manservisi - che sarà il primo presidente - e altri artigiani e piccoli imprenditori, quasi tutti massoni. La commissione si riunisce il 9 aprile seguente nell'aula magna del Liceo Musicale davanti a 208 "operai e cittadini" ed elegge il direttivo della nuova Società Operaia. Sono invitati a votare solo i "capi d'arte" e gli operai. Scopo dell'Associazione è incoraggiare la Fratellanza e il Mutuo Soccorso tra gli operai e promuovere la loro istruzione e moralità. Inizialmente dichiara di “non aver scopo o viste politiche”, ma la matrice mazziniana è evidente. La prima sede è stabilita in via Vinazzetti n. 3128. Poco dopo la sua istituzione l'Operaia organizzerà al suo interno un comitato per lo studio delle condizioni del lavoro e per il collocamento, formato dai maggiori esponenti dell'industria e del commercio cittadino. Il sistema diventerà un modello per i successivi uffici di collocamento organizzati dalle camere del lavoro sindacali.dettagli
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18 luglio 1860Il corpo delle Guardie MunicipaliIl Consiglio comunale discute la proposta dei consiglieri Minghetti, Pepoli e Audinot per la costituzione di un corpo di Guardie Municipali. Ci si ispira al modello inglese del policemen, nome che i bolognesi storpieranno in “pulismano”. Sono richieste buone qualità morali, buona salute e un minimo di cultura e educazione: "Oltre la onestà e la moralità loro, debbon avere attitudine all’ufficio che sono chiamati a prestare e quindi saper leggere e scrivere, avere robustezza della persona, ed essere istruiti e informati a civile educazione, come quelli che alla fermezza della azione debbon congiungere urbanità e cortesia di modi". I nuovi vigili urbani saranno presentati al pubblico il 1° novembre. Avranno soprattutto compiti di vigilanza dei regolamenti comunali, ma saranno utilizzati anche per la pubblica sicurezza (con un armamento minimo), come accalappiacani e per "l'osservanza della nettezza delle strade".dettagli
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16 settembre 1860Gioacchino Napoleone Pepoli ordina un indagine sulle stragi di PerugiaGioacchino Napoleone Pepoli (1825-1881) giunge a Perugia come regio commissario generale. Il giorno prima a Città di Castello ha emanato un proclama ai popoli liberi dell'Umbria. Uno dei primi atti del suo governo è la denuncia solenne delle atrocità commesse dal governo papale e dalle sue truppe mercenarie in occasione del moto del 1859. Il 14 giugno 1859 un comitato insurrezionale collegato alla Società Nazionale cacciò a Perugia il rappresentante pontificio e nominò un governo provvisorio. La risposta del Papa non si fece attendere. Il Segretario di Stato Antonelli ordinò di “impedire assieme alla truppa ogni disordine”. Venne organizzata una spedizione con l'aiuto del 1° reggimento estero al comando del colonnello Schmidt d'Altorf. Il 20 giugno un migliaio di cittadini male armati accolsero l'appello del governo provvisorio alla difesa della città, ma furono sconfitti dopo un breve, accanito combattimento. Seguirono saccheggi, stupri e massacri di civili. In merito agli eccidi Pepoli ordina una accurata inchiesta, affidata a un magistrato integerrimo. L'11 dicembre 1860 dichiarerà benemeriti della Patria i difensori di Perugia, facendo scolpire nel bronzo i loro nomi e assegnando una pensione alle famiglie.dettagli
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1 giugno 1861Le Logge massoniche "Severa" e "Concordia"Il Grande Oriente d'Italia - sorto a Torino il 20 dicembre 1859 - concede la fondazione a Bologna della Loggia “Severa” di Rito Simbolico. La nuova “officina”, promossa da Salomone Sanguinetti e dal Capitolo “Rosa+Croce” di Livorno, viene inaugurata in una sala dell'hotel Brun e sceglie come Venerabile il prof. Camillo Versari. Avrà sede prima in casa Iarak in via Mazzini, poi in un'abitazione privata di via Gombruti. Nella “Severa” militeranno, tra gli altri, Augusto Aglebert (1810-1882), che coprirà la carica di Segretario, e lo scultore Paolo Pacchioni (1819-1887). Qui sarà iniziato nel 1862 Giosue Carducci, che vi rimarrà per breve tempo, prima della fondazione della Loggia “Felsinea”. Nel gennaio del 1860 il GOI autorizza il conte Livio Zambeccari (1802-1862), Principe Rosa Croce, rifugiato a Torino dopo l'esilio in Grecia, ad aprire a Bologna una loggia di propria obbedienza. Nasce la “Concordia”, presto ribattezzata “Concordia Umanitaria”, per evitare la confusione con altre dello stesso nome. Di Rito Scozzese, questa loggia è posta sotto la maestranza di Francesco Guerzi, ottantenne ex segretario del principe Hercolani. Ad essa sono affiliati numerosi esponenti della classe dirigente bolognese, dal sindaco Carlo Pepoli a Quirico Filopanti, da Pietro Ellero ai fratelli Lollini, esperti fabbricatori di ferri chirurgici.dettagli
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4 ottobre 1861Visita del Re e dei Reali PrincipiIl 4 ottobre i Principi Reali tornano a Bologna, dopo il loro viaggio nelle Marche e nelle Romagne. Un gran numero di cittadini li accompagna alla Villa Reale di San Michele in Bosco. Il giorno successivo assistono alle corse dei cavalli ai Prati di Caprara e alla sera presenziano nel Teatro comunale alla prima del Simon Boccanegra di Verdi, che non accontenta i bolognesi, indispettiti per l'aumento dei biglietti. La sera del 6 ottobre i Principi sono ospiti presso il marchese Gioacchino Napoleone Pepoli, mentre il giorno successivo visitano gli Asili infantili. Il Re arriva a Bologna l'8 ottobre e passa in rassegna il 4° Dipartimento e la Guardia Nazionale ai Prati di Caprara. Dopo aver assistito alla sfilata di ben 16.000 uomini, torna in città accompagnato dallo Stato maggiore, con a fianco i Principi. La via S. Felice è pavesata a festa: i balconi sono ornati di tappeti e vessilli nazionali. Durante il ricevimento nella Villa di San Michele, il Re si lamenta "acerbamente" con il conte Giovanni Luigi Malvezzi de' Medici, generale della Guardia Nazionale, per il mancato concorso dei militi alla parata: solo un migliaio di essi hanno accolto il suo invito a sfilare in divisa. Inoltre commenta negativamente l'incapacità della Guardia a sedare i tumulti popolari dei giorni precedenti. Si parla di sostituire l'incapace Malvezzi - che a sua volta accusa gli uomini del suo Stato maggiore - con un generale d'armata il pensione.dettagli
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29 ottobre 1861Ulisse Cassarini assume la funzione di sindacoDopo la rinuncia di Luigi Pizzardi, per motivi di salute, la responsabilità municipale è assunta da Ulisse Cassarini (1817-1899), esponente liberale originario di Castiglione dei Pepoli. Rimarrà in carica come facente funzione di sindaco fino al 15 dicembre, sostituito da Lodovico Berti (1818-1897), ex membro dell'Assemblea delle Romagne e futuro deputato e senatore del Regno. In questo periodo la città è funestata da incursioni e attentati alle autorità di pubblica sicurezza da parte di malviventi armati. Si respira un clima di precarietà e insicurezza.dettagli
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11 gennaio 1862Carlo Pepoli sindacoIl conte Carlo Pepoli (1796-1881) assume la carica di sindaco dopo la rinuncia di Lodovico Berti. La terrà fino al 1866. Uomo di vasta cultura, studioso di storia e arte, è letterato di una certa fama, autore del libretto dei Puritani di Vincenzo Bellini e di un Vangelo di San Matteo in dialetto bolognese, pubblicato a Londra nel 1861. Nel 1825 ha accolto a Bologna Giacomo Leopardi e il poeta gli ha dedicato una epistola in versi, letta il 28 marzo 1826 all'Accademia dei Felsinei. Dopo i falliti moti del 1831, Pepoli è stato condannato all'esilio perpetuo e costretto a lunghi soggiorni in Francia e Inghilterra. Tornato in un primo tempo a Bologna, in seguito all'amnistia di Pio IX, vi è rientrato definitivamente dopo la partenza degli Austriaci nel 1859. In seguito è stato eletto deputato all'Assemblea Costituente delle Romagne e poi al Parmanento del Regno.dettagli
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27 giugno 1862Muore Clementina Betti Degli AntoniIl 27 giugno scompare Clementina Betti Degli Antoni (1802-1862) “maestra di soavissimo canto”. Di origine faentina, fu ottimo contralto dilettante. Nel 1842 venne scelta da Rossini per cantare a Bologna lo Stabat Mater, assieme al soprano Clara Novello, al basso Pompeo Belgioioso e al tenore Nicola Ivanoff. A Bologna, dove si esibì molte volte - alla Società del Casino, al Teatro Loup, ecc. - fu ben conosciuta, oltre che “per la grazia ed espressione dell’inimitabile suo canto”, anche per l’animo filantropico e l’ospitalità, di cui beneficiò anche Giacomo Leopardi. Protagonista del bel mondo bolognese, amica di letterati, divenne nota per la lettera che Paolo Costa le dedicò, in seguito stampata a Firenze con il titolo Lettera di Paolo Costa a Clementina degli Antonj sopra il Classicismo e il Romanticismo dei moderni scrittori. L’iscrizione sul suo monumento funebre, nel Colombario della Certosa, è opera di Carlo Pepoli: Bella di aspetto d'ingegno di cuoremaestra di soavissimo cantoplaudita in Francia, Italia, Inghilterraqui giace Clementina de' conti Betti in Degli AntoniDonna di arguto grazioso eloquio fioritaforte nelle avversesavia nelle propizie venturepatrocinò gl'infermi gl'indigenti gli afflittiLasciò caro nome in varie filarmoniche letterarie accademieLo incise nell'animo delle sue amatissime figlie ...dettagli
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14 novembre 1862Grosse piene di fiumi. Il Panaro straripa a PalataAi primi di novembre cadono grandi piogge in tutta Italia. Numerosi terreni in Piemonte e nelle provincie di Piacenza e Parma sono coperti dalle acque. Il Po è ingrossato e minaccia di straripare in più punti. Anche nel Bolognese una parte della pianura è allagata per la rottura degli argini di numerosi torrenti e fiumi, in particolare nel territorio di Palata e Crevalcore. Qui il Panaro e il canale di Cavamento, straripando, travolgono diverse case e si contano alcune vittime e grave perdita di bestiame. "Rottazzi di qualche importanza" si hanno anche a Bomporto e ai Casoni. Il ministro dell'Agricoltura, marchese Gioacchino Napoleone Pepoli, è inviato dal Re assieme al Depretis per portare sollievo alle popolazioni colpite. Lo stesso Pepoli era proprietario in questo territorio di una grande proprietà terriera, venduta nel 1858 al principe Alessandro Torlonia, considerato il più grande "bonificatore" in Italia. Gravi inondazioni si segnalano anche oltre il Po e il Romagna. Nel Ferrarese si hanno rovina di case e vittime. A Faenza il Lamone straripa in più punti, travolgendo il ponte di legno costruito a monte di quello monumentale crollato nella piena del 1842.dettagli
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1863L'Associazione PirotecnicaFin dal 1731 opera a Bologna la Pia Unione Santa Barbara, dedita ai fuochi d'artificio. Ad essa si affianca nel 1863 la Società Pirotecnica Italiana o Associazione Pirotecnica, promossa da studenti universitari, ma anche da artigiani o da politici come Marco Minghetti e Gioacchino Napoleone Pepoli. Tra gli spettacoli più seguiti della Società Pirotecnica vi sono quello che celebra la cacciata degli Austriaci da Bologna nel 1848 e i fuochi per la festa di Santa Barbara, che si tengono alla Montagnola il 12 agosto, "belli e svariati per la novità dé giochi e per la vivacità dé colori". Gli Esperimenti Pirotecnici sono spesso accompagnati dalla banda della Guardia Nazionale, i cui membri sono anche soci dell'Associazione Pirotecnica, così come della Società Felsinea nata due anni prima.dettagli
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1863Primo esperimento di aratura a vaporeA Crevalcore, nella Tenuta Palata dei principi Torlonia, subentrati ai Pepoli nel 1857, è compiuto il primo esperimento di aratura a vapore di un terreno destinato a risaia, secondo il metodo funicolare con locomobile dei fratelli Howard di Bedford. La prova non dà buoni risultati e la tecnica verrà a lungo poco utilizzata nella provincia di Bologna. Una certa diffusione si avrà soprattutto nelle risaie delle grandi proprietà. Locomobili a vapore azioneranno spesso anche le trebbiatrici durante la raccolta del grano. Nei primi anni del ‘900 crescerà notevolmente nella provincia bolognese l’interesse per la meccanizzazione agricola.dettagli
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29 marzo 1863Castiglione de' Gatti diventa Castiglione dei PepoliCon decreto del 29 marzo Castiglione de' Gatti cambia nome in Castiglione dei Pepoli. Il borgo fu acquisito nel 1340, assieme alle terre circostanti, dai figli di Taddeo Pepoli, dopo la cessione della signoria di Bologna ai Visconti. Nel nome Castiglione de' Gatti sembra che i felini non c'entrino per niente. Si tratta probabilmente dell'evoluzione del termine di origine celtica gat, che significa bosco o foresta. Il feudo di Castiglione, un tempo degli Alberti di Mangone, fu possedimento intangibile dei Pepoli fino all'arrivo di Napoleone, enclave protetta dall'autorità imperiale entro le terre del papato. Sulla piazza principale del paese domina l'austero Palazzo della Ragione, dove regnò Giovanni Pepoli, fatto sopprimere in modo atroce da papa Sisto V nel 1585, perché accusato di connivenza coi briganti dell'Appennino.dettagli
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9 giugno 1863Il Pio privato Asilo PrimodìInizia ad operare il Pio privato Asilo Primodì per orfanelli adulti. L'istituto, sorto dal lascito testamentario di Clemente Primodì Negrini (1806-1861), è inaugurato dal sindaco Carlo Pepoli. Inizialmente ospita dodici orfani bolognesi tra i sette e i nove anni, mantenuti fino all'età di sedici anni con l'intenzione di farne artigiani e operai esperti. Dal 1863 al 1960 l'asilo avrà sede in via Fondazza n. 66, per trasferirsi poi in via Ortolani e, dal 1991, in via del Pratello n. 55. Sarà amministrato da due cittadini nominati a vita dal Municipio. Nel 1867 riceverà l'eredità del prof. Cesare Rossi. Durante la prima guerra mondiale ospiterà la Casa Famiglia per i soldati dalle terre lontane, promossa dalla contessa Lina Bianconcini Cavazza.dettagli
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26 luglio 1863Elezioni comunali e provincialiA Bologna 639 elettori partecipano alle elezioni comunali e provinciali. Alcuni candidati sono sostenuti ufficialmente dalla Loggia massonica "Concordia Umanitaria", attraverso le parole del Venerabile Guerzi. Tra essi, vengono eletti in Comune il Conte Carlo Pepoli e il prof Elbino Riccardi. Le indicazioni della Loggia non sono peraltro vincolanti per gli affiliati e tra i candidati massoni vige una "regola di galantomismo".dettagli
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16 agosto 1863Un monumento funebre per il prefetto Magenta, "restitutore di sicurtà"Con un discorso del sindaco Pepoli è inaugurato in Certosa il monumento sepolcrale offerto dalla cittadinanza bolognese alla memoria dell'ex prefetto Pietro Magenta, “restitutore di sicurtà publica” nei mesi successivi all'annessione. Nominato nel novembre 1861, al culmine di una prestigiosa carriera, il funzionario pavese aveva prontamente organizzato il sistema di controllo della sicurezza pubblica nel capoluogo, attivando la Guardia Nazionale e compilando il Libro dei Sospetti, un lungo elenco di persone da porre sotto sorveglianza. La sua scomparsa nel luglio 1862 sul passo San Gottardo, durante un viaggio di studio in Francia, ha suscitato grande cordoglio tra i bolognesi, che hanno fatto subito murare una lapide in suo onore nel cortile del palazzo comunale e hanno chiesto e ottenuto dalla famiglia la possibilità di seppellirlo nel loro cimitero. L'incarico della tomba è stato affidato, con disappunto dell'Accademia bolognese, all'architetto napoletano Antonio Cipolla, conosciuto per il progetto dell'edificio della Banca d'Italia e attivo in questo periodo alla Certosa. Questi si è a sua volta avvalso della collaborazione dello scultore bresciano Giovanni Battista Lombardi (1823-1880).dettagli
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1864Limitazioni del trafficoUn'ordinanza del sindaco Carlo Pepoli regola il traffico nelle vie centrali. L'accesso nelle vie Galliera, Vetturini e Mercato di Mezzo è consentito ai carri solo per carico e scarico merci.dettagli
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1 gennaio 1864La Società Artigiana di BolognaNel novembre 1863 un gruppo di soci "contrari alla trattazione di politiche quistioni" lasciano la Società Operaia col proposito di formare un nuovo sodalizio indipendente. Dal 1° gennaio 1864 viene istituita la Società Artigiana di Bologna, con sede in via Malcontenti n. 9. E' presieduta inizialmente dal capomastro muratore Bernardo Tognetti. Dal 1866 sarà guidata con orientamento monarchico e moderato dal marchese Gioacchino Napoleone Pepoli (1825-1881), esponente del cosiddetto "terzo partito" (costituito da liberali dissidenti, meno conservatori dei "ministeriali" seguaci di Minghetti) . Alla fine del 1864 l’Artigiana conterà oltre 350 soci, che diventeranno 700 nel 1866. Il calo successivo sarà dovuto soprattutto alle severe condizioni per l'adesione e l'assegnazione dei sussidi, "essendosi a ragione pensato che l'utile della Società non proviene tanto dal numero dé suoi ascritti, quanto dalle buone qualità fisiche e morali di essi" (Ravà). Alcuni anni dopo verrà fondata l'Artigiana femminile, impegnata soprattutto nella promozione dell'istruzione e nell'avviamento al lavoro delle socie. Nel 1881 essa promuoverà un Asilo per bambini lattanti per favorire il lavoro delle donne fuori dall'ambiente domestico. Alfonso Monti, che succederà a Pepoli nella direzione, si impegnerà con efficacia per promuovere l'istruzione dei soci. Farà dare a proprie spese lezioni di italiano e geografia. Presiederà inoltre con molta oculatezza il Comitato Sanitario. Nella sede verrà organizzata una biblioteca sociale con oltre mille volumi, in parte acquistati a proprie spese, in parte con assegni del Governo e del Municipio. Lo statuto non prevederà lo scioglimento della Società da parte dei soci e stabilirà, in caso di chiusura da parte del Governo, la devoluzione dei beni al Ricovero di Mendicità.dettagli
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24 gennaio 1864Studio di Giovanni Gozzadini sull'acquedotto romanoIn uno studio sull'acquedotto romano di Bologna, letto nella seduta del 24 gennaio della Deputazione di Storia Patria, il presidente Giovanni Gozzadini riprende e integra le ricerche effettuate nel Settecento da Marcantonio Chiarini, il vero e proprio scopritore dell'antico cunicolo, che dal fiume Setta si dirigeva sottoterra verso la città. Il conte è convinto che l'acquedotto servisse soprattutto ad alimentare le terme, una delle tante opere pubbliche delle quali l'imperatore Augusto arricchì le sue colonie. Alcuni resti di questa importante struttura sono stati rilevati nel 1861 dagli ingegneri Gelodi e Zannoni, durante alcuni lavori nel centro cittadino. Dei diciassette chilometri del condotto che scorreva sotto i colli bolognesi, circa un decimo sono da reintegrare. Le ricerche effettuate tra il 1862 e il 1864 sono contenute nella relazione dell'ing. Zannoni al sindaco conte Carlo Pepoli dal titolo Indagine sull'acquedotto bolognese, contenente il progetto "per condur acqua dal fiume Reno". Nel febbraio 1865 il Consiglio comunale affronterà il problema del recupero dell' antico acquedotto per l'approvigionamento di acqua potabile, molto scarsa in città. In settembre la Giunta proporrà di affidarne il restauro e la gestione ad una ditta privata.dettagli
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21 agosto 1864Una lapide e una statua per RossiniIl 21 agosto, onomastico di Gioachino Rossini, con solenne cerimonia viene scoperta una lapide in suo onore sulla la porta d'ingresso del Liceo musicale. Essa è stata dettata dal conte Carlo Pepoli e recita così: Qui entrò studente di qui uscì principedelle scienze musicaliGioacchino Rossinie Bolognaper documento perenne di onoreal Figlio adottivointitolò del suo nomela Circostante Piazza Nello stesso giorno a Pesaro, città natale del Maestro, è scoperta una statua a lui dedicata, opera di Carlo Marocchetti (1803-1868), collocata nella piazza della stazione ferroviaria. Rossini è ormai in rotta definitiva con Bologna, dopo gli affronti patiti nel 1848 e nel 1851. Da "centro delle sue simpatie" la città è da tempo diventata "nobile patria di aggressioni e mortadelle". "Mi hanno lapidato" è il suo commento sarcastico all'operazione dell'intitolazione di piazza San Giacomo.dettagli
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1865Relazione sulle "bonificazioni"A tre anni dall'inchiesta sulle paludi, promossa nel 1862 dal ministro dell'Agricoltura Gioacchino Napoleone Pepoli (1825-1881), il marchese Raffaele Pareto (1812-1882), ingegnere idraulico e ispettore statale, pubblica la relazione Sulle Bonificazioni, Risaie ed Irrigazioni del Regno d'Italia. I terreni della pianura bolognese sono suddivisi “in sofferenti di scolo, in continuamente pressapoco sommersi, ed in terreni sottoposti a bonificamento per colmata”. L'estensione dei terreni sommersi è di circa 3.000 ettari e altrettanta è quella dei terreni in corso di bonificazione, Le terre paludose occupano circa 30.000 ettari. Per il risanamento delle valli impaludate occorrono opere immense - costruzione di alti argini e scavo di grandi canali scolatori - con l'impiego di notevoli capitali e nuovi strumenti tecnici. Nella bassa padana l'opera di riduzione delle terre umide in terre da semina, con lo sviluppo di nuove più moderne aziende capitalistiche, è appena iniziata. Per varie categorie di operai agricoli, quali gli “scariolanti e badilanti giornalieri”, le condizioni di vita sono estremamente precarie: il misero salario è sottoposto alle variabili del mercato e della stagione; il pauperismo e il fenomeno della migrazione interna sono in aumento. L'alimentazione dei giornalieri - come sarà rilevato anche dall'inchiesta agraria Jacini del 1881 - presenta “mostruose differenze in peggio” rispetto agli altri lavoratori agrari. Il vitto dei braccianti si riassume spesso nella “durissima formula” di polenta e acqua. Le loro case sono le “più cadenti e antiigieniche”. Le trasformazioni fondiarie saranno accompagnate dalle lotte dei lavoratori agricoli - una plebe afflitta da povertà, fame, ignoranza e malaria - per l'affermazione di condizioni di vita più dignitose.dettagli
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21 febbraio 1865Il Re a BolognaAlle due del pomeriggio del 21 febbraio giunge da Firenze il re Vittorio Emanuele II. Dalla stazione a porta San Mamolo una moltitudine di popolo entusiasta accompagna la carrozza reale, scortata dai generali Cialdini e Pinelli a cavallo. Di fianco al sovrano siede il sindaco Carlo Pepoli (1796-1881). Il corteo si dirige verso la Villa Reale di San Michele in Bosco, dove, nel tardo pomeriggio, si tiene un banchetto con le autorità. Alla sera la città è illuminata, in particolare le strade che il Re deve percorrere per recarsi al Teatro Comunale. Il Municipio ha scritturato da Parma, per l'occasione, l'intero corpo danzante della famosa Amelia Ferraris (1828-1904), per eseguire il ballo La Giocoliera. L'incasso della serata è interamente devoluto all'Istituzione degli Ospizi Marini per i poveri scrofolosi. Dopo il ballo in teatro, il sovrano è atteso a un veglione a palazzo Ranuzzi Baciocchi, presso i conti Grabinski, animato fino a giorno dalla migliore società bolognese. La festa riesce “brillantissima”, per il gran numero di signore elegantemente vestite. La mattina seguente il Re lascia la Villa Reale in forma privata e prende il treno per Torino.dettagli
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24 luglio 1865Ancora il coleraNell'estate del 1865 una nuova epidemia di colera viene importata in città da una colonia di forzati in transito da Ancona, dove il morbo imperversa, con oltre 2.000 morti. I primi casi si registrano nel carcere di San Ludovico in via del Pratello. I sospetti vengono ricoverati e vigilati nel lazzaretto della Trinità a Porta Lame, un tempo ospedale dei convalescenti. Un altro grande lazzaretto è apprestato nel monastero delle Salesiane in via S. Isaia, mentre per allargare gli alloggi delle truppe è occupato il convento dei Cappuccini fuori porta Saragozza. La Giunta comunale fa approvare una spesa di 700.000 lire per la sorveglianza igienica delle derrate alimentari, la spazzatura delle strade, l'installazione di alcune latrine pubbliche, la disinfezione di case malsane, la gestione dei rifiuti da parte di una ditta privata. Delibera, infine, la copertura del torrente Aposa in città. Viene invece respinta una proposta del sindaco Carlo Pepoli per la costruzione di un bagno pubblico. Il "rusco" (l'immondizia), che imputridisce per strada, fa temere una nuova "invasione del morbo asiatico". Alla stazione ferroviaria i passeggeri e i bagagli provenienti da Ancona sono sottoposti a "suffumigi disinfettanti". Come ulteriori misure di prevenzione vengono chiusi molti vicoli, "deposito delle più luride sconcezze", e disinfettati gli orinatoi pubblici. A causa del "fatale morbo" sono sospese le serate musicali della banda comunale, che si tengono il martedì e il venerdì al Pavaglione. Sono altresì sospese le processioni sacre, in città e nel forese. L'epidemia svuota i cantieri edili e rallenta i numerosi lavori in corso nella città. Il prof. Filopanti fa pubblicare, a nome della Società Operaia, un manuale contenente alcune norme igieniche da seguire in questo frangente. L'incidenza di 28 casi e 19 vittime a Bologna sarà piuttosto lieve se confrontata con il porto marchigiano, dove si registreranno 3798 casi e 2120 morti. Tra le vittime di questa epidemia c'è Raffaele Pistoresi, gestore della Libreria Rocchi.dettagli
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1866Il Caffè del PavaglioneDopo un lungo periodo di chiusura riprende l'attività in piazza della Pace - in seguito piazza Galvani - il Caffè del Pavaglione, fondato nel Settecento. A metà del secolo il locale offriva "uno spettacolo indecoroso, sia per la riprovevole sporcizia dell'ambiente, che per il contegno villano dei frequentatori". Ora è gestito "con decorosa proprietà" dai coniugi Filippo e Sofia Bergonzoni e diventa luogo di incontro di cittadini di ogni estrazione sociale. I contadini e i commercianti del mercato dei bozzoli lo frequentano durante il giorno. Alla sera lo animano "i soci del Club Felsineo e gli habitués dei veglioni e delle feste carnevalesche" (Trebbi), i frequentatori del ballo popolare e dei concerti bandistici. Il Caffè avrà tra i suoi avventori i personaggi illustri della città, da Gioacchino Napoleone Pepoli a Marco Minghetti, dal chirurgo Francesco Rizzoli al sindaco Tacconi. Ma è soprattutto a Giosue Carducci, assiduo con il suo cenacolo di "chiari e vivaci ingegni, quasi tutti giovani" presso la vicina libreria Zanichelli, che il Pavaglione sarà "debitore della massima gloria" e della fama di "caffè delle persone serie". Al Pavaglione il poeta sarà solito leggere con attenzione il giornale milanese "Il Secolo", col quale a lungo polemizzerà, poi farà una partita a "briscolone" o prenderà parte alle vivaci discussioni del Caffè, intervenendo "con parole di chiarimento o di approvazione, o con motti arguti".dettagli
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18 gennaio 1866Primo matrimonio civileNelle sale del Municipio, alla presenza di molti cittadini, il sindaco Carlo Pepoli, assistito dal Segretario dell'Ufficio di Stato Civile, unisce in matrimonio i signori Luigi Zuntini e Cecilia Pezzoli. E' il primo matrimonio celebrato a Bologna con rito civile. Agli sposi vengono regalati alcuni gioielli d'oro. L'Ufficio di Stato Civile è stato aperto il 1° gennaio e ha subito cominciato a funzionare raccogliendo le nascite e le morti in città. Secondo le leggi vigenti ha anche il compito di curare le pubblicazioni e la celebrazione dei matrimoni civili, avversati dalla Chiesa, ma necessari soprattutto rigiardo ai diritti di successione. Anche il Vicario capitolare mons. Canzi si mostra prudente al riguardo: pur ribadendo che per la Chiesa sul matrimonio nulla è cambiato, consiglia con una circolare ai parroci di "non fare opposizione all'Atto Civile".dettagli
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5 maggio 1866Gioacchino Napoleone Pepoli eletto sindacoDopo le elezioni di maggio, diviene Sindaco Gioacchino Napoleone Pepoli (1825-1881), figlio di Letizia Murat e pronipote di Napoleone, affiliato alla Loggia “Galvani” a Bologna. Oltre che un precoce autore teatrale, è stato un protagonista del Risorgimento bolognese, tra i promotori della Società Nazionale, intermediario di Cavour presso Napoleone III, quindi deputato e ministro del nuovo Regno d'Italia. Nel 1863 ha ricoperto la carica di ambasciatore presso lo Zar di Russia. Rimarrà a capo dell'Amministrazione comunale fino al maggio 1868, anno in cui diverrà senatore e ambasciatore del Regno d'Italia a Vienna.dettagli
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18 luglio 1866Prigionieri austriaci nel cortile della CisternaNella guerra contro l'Austria il Corpo l'armata del generale Cialdini, che l'8 luglio ha attraversato il Po, occupa dapprima Rovigo, poi Padova, Treviso e Vicenza. Da Bologna transitano 60.000 soldati diretti a Ferrara. Anche il Sindaco Pepoli è chiamato "con dispaccio governativo" nella città estense. Pochi giorni dopo sarà nominato Commissario a Padova, una delle Provincie Venete sottratte all'Austria. Il 18 luglio sono tradotti in città alcuni soldati austriaci, prigionieri di guerra o disertori. Vengono temporaneamente rinchiusi nel cortile della Cisterna all'interno del Palazzo Comunale. Una cosa simile era già accaduta durante la "gloriosa giornata" dell'8 agosto 1848.dettagli
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gennaio 1867Raffaele Fiorini e la rinascita della liuteria bologneseRaffaele Fiorini (1828-1898), mugnaio del Mulino della Sega di Bazzano, dotato di spiccato talento artigianale e artistico, apre un laboratorio di liuteria nella scuderia di Palazzo Pepoli. Fin da ragazzo "tra un sacco e l'altro di grano, togliendosi al polverone e al fragore delle mole, si chiudeva in uno sgabuzzino e, tratta fuori la raspa, si dava a lavorare attorno ai violini, che erano la sua passione". E' un uomo di ormai quarant'anni, ma molto intraprendente e vitale, conosciuto per il suo singolare carattere. Per alcuni assomiglia "a uno di quegli ingegni estrosi, imprevedibili e inavvicinabili" tipici della bohème parigina o della scapigliatura lombarda. Ad indurlo ad avviare una bottega a Bologna è stato il maestro di violino Carlo Verardi, desideroso di risolvere il problema della mancanza di validi artigiani in città. Fiorini saprà presto guadagnarsi un posto di rilievo e una buona fama nell'ambiente musicale per i suoi violoncelli e violini di modello classico, caratterizzati da una bella vernice rosso-bruna. Si circonderà di numerosi allievi e apprendisti di talento, quali Augusto e Cesare Pollastri, Cesare e Oreste Candi, e il figlio Giuseppe, che sarà liutaio e commerciante di strumenti antichi a Monaco di Baviera e a Zurigo. Sarà quindi considerato figura importante e rappresentativa della liuteria moderna, fautore della rinascita di un'arte un tempo fiorente a Bologna, ma entrata in crisi nel corso del '700.dettagli
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17 marzo 1867Elezioni politiche. Minghetti rieletto deputatoLe elezioni politiche si svolgono secondo il sistema censitario ristretto vigente in Piemonte dal 1848. Alle urne vanno solo metà degli ammessi (l'1,36% della popolazione totale). Prevalgono i liberali, moderati e progressisti. Tra gli eletti in città vi sono il marchese Gioacchino Napoleone Pepoli (1825-1881) e Carlo Berti Pichat (1799-1878), mentre in provincia prevalgono Camillo Casarini (1830-1874), Rodolfo Audinot (1814-1874) e Paolo Silvani (1810-1884). Marco Minghetti (1818-1886) è eletto deputato nel collegio 65, con soli nove voti in più del candidato democratico, l'avvocato Giuseppe Ceneri (1827-1898), rappresentante del partito "avanzato". Il giornale "L'Amico del Popolo" parla comunque di "idolo scosso" e di vittoria morale della sinistra. Per il Bottrigari Minghetti "non gode in Patria di alcuna popolarità". L’egemonia dei liberali a Bologna continuerà ancora per diversi anni, mentre andranno le differenze tra le varie correnti e si intensificherà l’attività politica dei cattolici.dettagli
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9 luglio 1867La riforma scolastica dei liberali moderatiIl sindaco Gioacchino Napoleone Pepoli presenta in Consiglio la prima proposta organica di riforma della scuola elementare a Bologna. I cardini della riforma sono la gratuità e l'obbligatorietà dell'istruzione, viste alla luce delle ristrettezze economiche del Comune, fortemente indebitato per i lavori straordinari degli anni precedenti. Il disegno liberale moderato, oltre a raccogliere i temi tradizionali della libertà di insegnamento e dell'iniziativa privata, punta a un minimo di istruzione per tutti, funzionale alla formazione del buon operaio, poiché è compito del Comune creare “un popolo di operai onesti e laboriosi”. La giunta Pepoli accetta la gratuità della scuola per i soli due anni del corso inferiore: per essa è infatti un'elemosina, che grava il bilancio e non aiuta a sconfiggere l'analfabetismo. A un corso elementare popolare obbligatorio, pubblico e gratuito, in cui si insegna lettura, scrittura e abaco, farà seguito un esame selettivo, che consentirà ai soli poveri meritevoli di ricevere il sussidio per frequentare il corso elementare primario non gratuito, che dura altri due anni. La maggioranza degli alunni usciti dal corso elementare popolare potrà invece frequentare un corso serale, da tenersi a giorni alterni rispetto ai corsi serali per gli adulti. La riforma Pepoli mostra di preferire gli istituti privati, in “sana” concorrenza con le scuole statali. Indica poi in commissioni parrocchiali le agenzie incaricate di stimolare i genitori al rispetto dell'obbligo scolastico. Con la precoce caduta della Giunta, dopo i moti del macinato dell'aprile 1868, la prevista riforma moderata non avrà seguito.dettagli
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1868Massimiliano Putti neoclassico e puristaMassimiliano Putti (1809-1890) realizza nella sala del Colombario alla Certosa il monumento funerario a Giuseppe e Gaetano Pepoli, di chiara ispirazione purista. Il Cristo, in atteggiamento protettivo verso le anime dei defunti, richiama quello del celebre scultore neoclassico Bertel Thorvaldsen (1770-1844) per la cattedrale di Nostra Signora di Copenaghen. Al culmine della carriera, Putti è autore in questo periodo di numerosi busti, medaglioni, ornati e interi monumenti funerari in Certosa, come quelli a Francesco Casalini (1867) e a Giuseppe Gandolfi (1868). Per il monumento a Domenico Pallavicini (1868), collocato anch’esso nella sala del Colombario, scolpisce un grande Angelo della Pace. Collabora inoltre alla realizzazione di altri importanti monumenti, accanto ai migliori scultori dell’epoca, quali Lorenzo Bartolini (1777-1850), Cincinnato Baruzzi (1796-1878), Giuseppe Pacchioni (1819-1887). Figlio dello scultore Giovanni Putti (1771-1847) - con il quale ha collaborato nella chiesa di San Giuseppe in Val di Pietra - e allievo di Giacomo De Maria (1762-1838), Massimiliano si è distinto al termine del suo cursus accademico, vincendo nel 1840 il prestigioso Premio Curlandese con un bassorilievo raffigurante Achille che piange sopra il corpo di Patroclo. Oltre che alla Certosa, lascerà sculture e opere decorative in vari palazzi e chiese di Bologna e provincia. Il suo stile, tra neoclassicismo e purismo, "tira al moderno, ma imita il vero, non è esagerato, non è romantico" (Scarabelli).dettagli
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1 gennaio 1868La "Gazzetta dell'Emilia"Esce il quotidiano la “Gazzetta dell'Emilia”, portavoce dei liberali moderati. Nasce dalla fusione di due testate preesistenti: il “Corriere dell'Emilia” e la “Gazzetta delle Romagne”. E' redatto da Pasquale Cuzzo-Crea (Cuzzocrea), emigrato dalle provincie meridionali e ospitato “in casa del Marchese Gioachino Pepoli dal quale riceve da quando a quando le sue ispirazioni politiche”. Nel numero del 9 febbraio dichiara di considerare nemici “i neri che cospirano per il Papa, ed i rossi che fanno propaganda per Mazzini, perché chi predica contro V.E. e contro Cavour è nemico della Patria”. Il sostegno dei liberali, saldamente al governo della città per parecchi anni, contribuirà a fare della “Gazzetta” il più importante quotidiano cittadino. Nel 1889 la direzione sarà assunta da Ugo Pesci (1846-1908), che nell'articolo d'esordio dichiarerà la fedeltà ai principi della parte costituzionale e ammetterà l'evoluzione progressiva del pensiero umano, ma con connotazione moderata: "L'immobilità è, secondo me, contraria alle leggi naturali, giuridiche e sociali; ma progredire vuol dire camminare, non correre all'impazzata a rischio dell'osso del collo". La “Gazzetta dell‘Emilia“ sarà pubblicata a Bologna fino al 1911, anno in cui si trasferirà a Modena, dove vivrà ancora a lungo. Sulle sue pagine interverrà più volte Giosue Carducci, soprattutto durante il governo Crispi da lui sostenuto con entusiasmo. La sua collaborazione cesserà nel 1901, dopo che Pesci avrà lasciato la direzione.dettagli
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11 gennaio 1868Il giornale satirico "Lo Staffile"Esce “Lo Staffile”, “giornale pel male dei nervi”, vicino al foglio democratico “Amico del Popolo”, che dalle sue colonne lo prevede “più potente dei cannoni-cavalli e dei fucili chassepot”. Tra i collaboratori vi è il giovane Lorenzo Stecchetti (Olindo Guerrini, 1845-1916). L'irriverente “Staffile” sembra fatto apposta per stuzzicarne la vena di poeta satirico. Suoi sono alcuni pungenti ritratti di politici, come quello del presidente del consiglio Menabrea, “ministro finto e finto liberale”, di Minghetti, “servo a Sua Santità”, di Lamarmora, “che a Custoza scappò per la paura, senza nemmeno aver preso le botte”. Tra i personaggi presi di mira vi è anche il sindaco moderato Gioacchino Napoleone Pepoli (1825-1881): “sempre occupato a dire e disdire […] e lo capisca chi vorrà capire”. Osteggiato dai conservatori e dagli "onesti", che gridano contro le sue perfidie - ma poi "fanno a gara per comperarlo" (Bottrigari) - lo "Staffile" chiuderà nel maggio 1869, dopo parecchi sequestri e una condanna a sei mesi e 500 lire di multa per il suo direttore Nicola Massa per diffamazioni contro Marco Minghetti. Una seconda versione del giornale uscirà tra il 1871 e il 1873 a cura di Adriano Spadoni, con linguaggio moderato e politicamente corretto e su posizioni vicine al socialismo internazionalista. Sulle sue colonne sarà pubblicato, nel dicembre 1871, il documento costitutivo del Fascio Operaio, primo germe di una organizzazione socialista nel Bolognese.dettagli
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7 maggio 1868Cade la giunta PepoliLa giunta liberal-moderata guidata da Gioacchino Napoleone Pepoli (1825-1881) si dimette nella seduta consigliare del 7 maggio 1868. Segue lo scioglimento del Consiglio comunale e la nomina, il 16 luglio, del consigliere di prefettura Gaspare Bolla (1859-1926) come capo provvisorio dell'amministrazione municipale. Dalle elezioni di ottobre risulterà vincitore un nuovo schieramento politico progressista, il partito degli azzurri, guidato da Camillo Casarini (1830-1874).dettagli
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17 gennaio 1871La Società Sezionale di Ginnastica (poi Sef Virtus)In un'aula della Scuola Tecnica a S. Domenico, su iniziativa del maestro Emilio Baumann (1843-1916), nasce la Società Sezionale di Ginnastica in Bologna - nel 1889 diventerà Virtus Società di Ginnastica Educativa di Bologna - che ha per scopo “l'educazione fisico-morale della gioventù”. Il 17 gennaio 1871 è approvato lo Statuto, sulla base dei concetti espressi nel 1868 dai “nove precursori”, e viene nominato il primo Presidente, l'avvocato Cesare Augusto Puviani. Il sodalizio è aggregato alla Federazione Ginnastica italiana. Il 4 aprile 1871 la stampa dà per la prima volta notizia di una iniziativa sportiva della Società: una “marcia forzata” compiuta da uno sparuto gruppo di soci attorno ai viali di circonvallazione. Al cronista del giornale "La Ginnastica", rimangono impressi, di questa breve gita, “la velocità straordinaria del passo e il non esser rimasto indietro nessuno degli intervenuti”. La prima sede della Società, nel locale della Scuola Tecnica, si rivela ben presto insufficiente. Una nuova, più consona sistemazione è trovata nella chiesa di Sant'Agata, in Piazza del Francia. Concessa dal marchese Giacchino Napoleone Pepoli (1825-1881), essa è situata accanto a Palazzo Pepoli Campogrande, nell'area dove, nel 1911, sorgerà il palazzo delle Poste. All'apertura della nuova palestra i soci sono 82. Inizialmente le discipline praticate sono soprattutto la ginnastica, la scherma e il tiro a segno. Nel 1876 la Società indice il primo Concorso provinciale, con gare di scherma, tiro a segno e ginnastica, al quale partecipano diverse realtà associative del circondario bolognese. La manifestazione sarà ripetuta negli anni seguenti.dettagli
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14 marzo 1871Le sorelle Angiolini, "fotografesse"All'Esposizione nazionale dei lavori femminili, che si tiene dal 14 marzo al 19 aprile a Firenze, le signorine Angiolini, abili “fotografesse”, vincono la medaglia d'argento nella Sezione Belle Arti, per alcune immagini con “effetti della luce a contrasto ottenuti con la candela”. Le tre sorelle, Amalia (1845-1917p), Cesira (1847-1925) e Adele (1859-1924p), figlie del litografo e fotografo Luigi, morto nel 1869, hanno studio a Bologna in Palazzo Pepoli vecchio, assieme al fratello Felice. Nel 1873 la ditta Angiolini sarà premiata all'Esposizione universale di Vienna per una serie di ritratti colorati e "a luce di sera" degli eroi del Risorgimento e per un album con i partecipanti al Congresso preistorico di Bologna del 1871. Le Angiolini avranno un nuovo, personale trionfo nel 1888, grazie a un ritratto della Regina Margherita presentato all'Esposizione delle Provincie Emiliane, che otterrà un'altra medaglia d'oro. Nel 1901 la ditta di Bologna sarà ceduta ai signori Pozzi e Trevisani, mentre da quell’anno Adele e Amalia risultano registrate all‘anagrafe del comune di Firenze, dove conducono da anni uno studio, in via della Scala e in Lungarno Soderini.dettagli
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27 novembre 1871Fondazione del Fascio Operaio“Siamo operai e vogliamo lavorare. Noi rispettiamo i diritti e le libertà altrui. Padri e figli di famiglia, noi riponiamo in essa le nostre più care affezioni. Non non vogliamo usare violenza né far male ad alcuno. Noi chiediamo soltanto che vengano riconosciuti i nostri diritti di uomini e di cittadini, come sono riconosciuti quelli delle altre classi”. (dal programma del Fascio operaio) Il 27 novembre un gruppo di ex garibaldini reduci dalla campagna di Francia - tra essi Erminio Pescatori, Ernesto Poggiolini e Abdon Negri - si riunisce in una sala dell'albergo e ristorante delle Tre Zucchette, in via della Canepa, a pochi passi da Piazza Maggiore. Il loro scopo è “fondare una società di lavoratori che, prescindendo dalle gare politiche e religiose, corrispondesse in miglior modo delle esistenti ai bisogni urgenti della classe operaia, e avvisasse i mezzi di rendere possibile l'unione e la solidarietà fra tutti i lavoratori d'Italia e delle altre nazioni per attingere quella forma e quella potenza, atte a sciogliere la mondiale questione sociale, l'emancipazione, cioè, della parte più generosa e più sventurata dell'umanità: quella del proletariato”. Il nuovo Fascio Operaio, associazione di liberi pensatori, è guidato da Erminio Pescatori (1836-1905), attore e capocomico della Compagnia Parmense e attivista repubblicano, da tempo in contatto con l'agitatore anarchico russo Michail Bakunin. Secondo l'autorità pubblica l'organizzazione clandestina è composta "di un esercito di cosmopoliti, reclutato nei bassifondi dell'ignoranza". E' la prima forma che assume in Emilia l'Associazione dell'Internazionale. Entro la fine dell'anno raccoglie oltre cinquecento soci. Tra essi il giovane anarchico imolese Andrea Costa, allievo di Carducci. Avrà presto anche l'adesione di Giuseppe Garibaldi, che il 5 dicembre, in un dispaccio da Caprera, si dirà orgoglioso del “prezioso titolo di socio” del Fascio. La sede è posta in via Castiglione 1137, al secondo piano di palazzo Pepoli. Il 27 dicembre 1871 esce il primo numero de "Il Fascio operaio", settimanale internazionale diretto da Pescatori, che entra subito in polemica con il giornale repubblicano e conciliatorista "L'Alleanza". Andrea Costa figura tra i redattori. Il 2 marzo 1872 "Il Fascio" si fonderà con "Il Romagnolo", organo dell'Associazione Repubblicana.dettagli
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23 maggio 1872Rotta del Po nel ferrareseIl Po rompe gli argini in quattro punti tra Ferrara e Rovigo. L'abitato di Guarda ferrarese è devastato. Alcuni giorni dopo la piena travolge l’argine del canal Bianco: le acque dilagano fino al Po di Volano, che il 3 giugno straripa anch'esso. L’alluvione copre un’area di 70.000 ettari: verso occidente raggiunge Boara, nei pressi di Ferrara; verso oriente Mesola e Goro. Ci vogliono più di cinquanta giorni per arginare le rotte. Il 23 ottobre il Po sale nuovamente e rompe gli argini presso Ronchi di Revere, nel mantovano, recando gravi danni soprattutto nella zona di Bondeno. Nel frattempo il Reno fuoriesce a destra a Passo Savignano (Argelato). A causa di piogge interminabili, il grande fiume allagherà le campagne padane anche nei mesi di novembre e a dicembre. Gioacchino Napoleone Pepoli, tra gli altri, si prodigherà negli aiuti in soccorso degli abitanti di Stellata e Bondeno. Negli anni successivi l'"Olanda italiana", il vasto territorio attorno al Po, che rimane sotto al livello del mare, sarà interessato da vaste opere di bonifica, con l'uso di idrovore azionate da macchine a vapore e grazie al lavoro, "pala e carriola", di migliaia di operai.dettagli
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8 settembre 1874Il IX Congresso pedagogico italiano“Il Congresso Pedagogico sanzionò con una discussione matura e con un voto illuminato il sistema liberale della cui iniziativa il Comune si gloria, il sistema, più conforme al libero pensiero ed alla libera coscienza, dell’esclusione dell’insegnamento catechistico dalla scuola”. (Berti) Nelle sale dell'Archiginnasio è pomposamente inaugurato il IX Congresso pedagogico italiano, sotto la presidenza dell'ex sindaco Carlo Pepoli. Vi partecipano oltre 1.200 iscritti, tra i quali i principali esponenti del panorama pedagogico locale: dal Provveditore agli Studi Ernesto Masi (1837-1908) al Direttore della Scuola Normale Grosso, dagli Ispettori Belluzzi e Bignami al capo dell'Ufficio Istruzione Medardo Burzi. Sono presenti i consiglieri municipali più impegnati sul piano educativo: il medico Francesco Magni, Augusto Aglebert, Enrico Panzacchi e Aristide Ravà, promotore degli asili infantili. Si discute su "quale nuovo indirizzo educativo e didattico deve darsi alle scuole tanto infantili che primarie in Italia" e si manifesta una preferenza per l'insegnamento oggettivo, di stampo positivista, svolto attraverso collezioni "dal vero". Viene affermata la continuità tra la scuola materna ed elementare e la necessità del passaggio degli asili dal ministero degli Interni a quello dell'Istruzione. Si formulano inoltre voti per l’abolizione del catechismo nelle scuole statali, questione che costituisce “il massimo motivo di dissidio fra clericali e liberali in città” (Venturi). Nel suo intervento E. Panzacchi si dichiara nettamente favorevole all’abolizione suscitando reazioni opposte. Il prof. F. Acri, accanito sostenitore del mantenimento dell’istruzione religiosa, non riesce ad ottenere la parola. Accanto al Congresso pedagogico, solennemente concluso il 20 settembre, si tiene la V Esposizione didattica e il V Congresso ginnastico.dettagli
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15 settembre 1874Il V Congresso ginnastico, il Concorso Nazionale e L'Esposizione didattico-ginnasticaLa Federazione Ginnastica Italiana assegna a Bologna l'organizzazione dl V Congresso e del Concorso Nazionale, che si tiene dal 16 al 20 settembre. Il Comitato promotore è presieduto dal prof. Adelfo Grosso della Sezionale. Ne fanno parte alcuni notabili, tra i quali Emilio Baumann e il marchese Gioacchino Napoleone Pepoli. Il 15 settembre è stabilita l'apertura della Esposizione didattico-ginnastica. Lo stesso giorno apre il V Congresso nella sala del Liceo Galvani. Sono oltre 40 le società sportive rappresentate, italiane ed estere. L'Associazione Ginnastica Triestina espone una serie di fotografie della sua sede e acquarelli delle divise. Diverse autorità portano il loro saluto. Il presidente effettivo Grosso propone di nominare Socio Onorario della Federazione il principe di Carignano. Il 16 settembre iniziano le attività agonistiche. All'Accademia di Scherma partecipano alcuni giovani che saranno in futuro maestri di fama mondiale: tra essi i bolognesi Zucchi e Valentini. Alla gara del fioretto si susseguono quelle di sciabola e quella col bastone. Il 17 settembre si tiene la prima gara di ginnastica: una corsa sul viale tra Porta Santo Stefano e Porta Castiglione. Il primo premio è vinto dal bolognese Armando Facchini. Lo stesso giorno si tiene il Concorso generale di ginnastica, comprendente: esercizi elementari, salti, ascensione sulla pertica, marcia, appoggi, equilibrio, getto della palla. La Gara Speciale prevede una scelta tra vari esercizi: salto a pié pari, salto della siepe, salto sopra un piede con rincorsa, arrampicata sulla corda, oppure cavallo, parallele, sbarra, getto del peso, corsa veloce. I bolognesi conquistano l'argento nel salto a piè pari e nel getto della palla con Armando Facchini, e nell'arrampicata con Romano Venturi. Altri vincono varie medaglie di bronzo. La Società Bolognese di Ginnastica vince il primo premio di sezione, mentre il sesto va alla Scuola Normale di Bologna. Durante il congresso un gruppo di dissidenti costituisce la Federazione delle Società Ginnastiche Italiane, che rimarrà fino al 1887 autonoma dalla Federazione Ginnastica Italiana.dettagli
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19 novembre 1876L'Accademia Filodrammatica AlbergatiCon la commedia Il dovere di Giuseppe Costetti, inizia il 19 novembre al Teatro Contavalli l'attività della nuova Accademia Filodrammatica Albergati, nata in aprile per iniziativa di un comitato presieduto dal marchese Gioacchino Napoleone Pepoli (1825-1881). Ne fanno parte, tra gli altri, Antonio Fiacchi (1842-1907) e Alarico Lambertini (1845-1901), direttori del giornale teatrale “Piccolo Faust”. Come prima iniziativa, l'Accademia ha preso in affitto per nove anni il Contavalli. Tra gli attori del benemerito sodalizio figurano i migliori elementi di compagnie come la Goldoniana, la Società degli Esordienti e la cessata Filodrammatica bolognese, presieduta da Alamanno Morelli. La scelta del repertorio è affidata ad esperti quali Abdon Altobelli, Enrico Panzacchi, Francesco Di Maurice, Aristide Ravà.dettagli
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1879La strada nella valle del Setta verso la ToscanaDopo il completamento dell'ultimo tratto di otto chilometri tra il ponte di Sambro e Lagaro è aperta la strada che da Praduro e Sasso (poi Sasso Marconi) va verso la Toscana attraverso Castiglione dei Pepoli. Essa rimonta il corso del torrente Setta lungo la sua “ampia valle, industre ed ubertosa”. Un consorzio di comuni interessati alla costruzione della strada fu formato nel 1863 per iniziativa dell'Amministrazione provinciale. I lavori però subirono un presto arresto e proseguirono solo nel 1877. La strada corre “nel letto del torrente”, oppure “svolgendosi a mezza costa". Tocca i comuni di Praduro e Sasso, Caprara sopra Panico, Monzuno, Pian del Voglio, per giungere infine nel territorio di Castiglione dei Pepoli. Il suo scopo principale è collegare Bologna a Prato. Tra il 1879 e il 1880 sarà aggiunto un tratto di strada che da Castiglione salirà al confine regionale e, tramite il valico di Montepiano, si congiungerà alla provinciale di val Bisenzio, in provincia di Firenze, inaugurata nel 1855 dal governo toscano. Il culmine del percorso verrà raggiunto a Serra di Sopra senza "opere d'arte degne di una special menzione". Una volta compiuta, la strada della Val di Setta sarà classificata come provinciale e presa in consegna dall'Amministrazione provinciale.dettagli
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14 dicembre 1879L’Accademia Adamo MickiewiczSu iniziativa del prof. Domenico Santagata (1812-1901), ordinario di Chimica inorganica all'Università, sorge a Bologna un Accademia intitolata al poeta e patriota polacco Adam Mickiewicz (1798-1855). Promuove gli studi di storia e letteratura slava, ma ha anche il fine di far crescere un movimento di idee in favore della liberazione della Polonia. Ne saranno presidenti onorari il conte Carlo Pepoli e Cesare Correnti, studioso di storia polacca. Fino al 1885 vi terrà lezione il poeta e scultore Teofil Lenartowicz (1822-1893), dedito alla diffusione in Italia della conoscenza della letteratura del suo paese. Il contenuto delle sue conferenze sarà pubblicato nel libro Sul carattere della poesia polono-slava (1886). Nel 1881 si trasferirà a Bologna, come insegnante di lingue straniere all'Università, Michalina Olszewska (1848-1915), patriota e attivista, la cui casa diventerà sede dell'Accademia dopo la morte di Santagata. Suo figlio Witold Piotr Olszewski (1875-1961) ne diventerà segretario e poi a sua volta presidente dal 1915. Sotto la sua guida l'Accademia Mickiewicz sposterà la sua attività soprattutto sul piano politico. Verrà sciolta nel 1920 dopo l'indipendenza della Polonia "in considerazione dell’avvenuto felice compimento degli altri scopi perseguiti".dettagli
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1882Ritrovamenti archeologici a Monterenzio Vecchio e a SettefontiIl conte Giovanni Gozzadini riferisce del ritrovamento fortuito, avvenuto durante l'aratura di un campo, di alcune armi, di un elmo e di una lancia di ferro nei pressi del cimitero annesso alla chiesa di Santo Stefano a Monterenzio Vecchio, sul crinale tra le valli dell'Idice e del Sillaro. Gli oggetti fanno parte di un corredo funerario di epoca etrusca. Da alcuni anni, nella zona di Settefonti, sono segnalati rinvenimenti di reperti antichi. Nel 1865, in un podere dei Pepoli (1865), sono stati trovati"oggetti tipo Villanova". Nel 1881, nel podere Lama, è stata recuperata una brocca in bronzo "a becco d'anatra". Nel Novecento a Settefonti sarà portato alla luce un sepolcreto di età romana (1915) e a Monterenzo Vecchio saranno ritrovati i resti di un villaggio di capanne dell'età del bronzo. Dopo l'inaugurazione, nel 2000, del Museo archeologico di Monterenzio, l'equipe di ricercatori dell'Università di Bologna che avevano operato fin dal 1978 a Monte Bibele sotto la guida di Daniele Vitali, si sposteranno a Monterenzio Vecchio, sull'altro versante dell'Idice, inaugurando una nuova, prolifica stagione di ricerche.dettagli
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1884La Quadreria Zambeccari alla PinacotecaLa Regia Pinacoteca eredita la Quadreria Zambeccari. Nel 1788 il marchese Giacomo Zambeccari, membro di una importante famiglia senatoria bolognese, l'ha destinata nel suo testamento a fruizione pubblica. Questa preziosa collezione aristocratica di oltre trecento dipinti - la sola rimasta integra tra le tante un tempo esistenti nei palazzi nobili di Bologna - è stata raccolta nel corso del Settecento e custodita nel palazzo Zambeccari, situato accanto alla chiesa di San Paolo Maggiore (poi sede della Banca Popolare di Milano). Rappresenta una testimonianza delle scuole pittoriche italiane e straniere: toscana, veneta, campana, fiamminga e, naturalmente, emiliana (Carracci, Domenichino, Sirani, Guercino, Creti, ecc.). Comprende anche numerose icone bizantine, che suscitarono l'attenzione del grande storico dell'arte Luigi Lanza. Nel Novecento i dipinti della Quadreria Zambeccari verranno in gran parte ospitati in Palazzo Pepoli Campograde, divenuto sede succursale della Pinacoteca Nazionale. Secondo il gusto collezionistico del Settecento saranno disposti alle pareti sovrapposti in più file.dettagli
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14 gennaio 1886Il ricreatorio laico festivoE' avviato a Bologna un ricreatorio laico festivo per i fanciulli del popolo, con l'obiettivo di "sottrarre nei giorni festivi i giovinetti ai pericoli dell'ozio e dé cattivi esempi". Il 14 gennaio è approvato lo statuto della relativa Società. Tra i membri del Direttivo vi sono Alberto Dallolio (1852-1935), Luigi Bombicci (1833-1903) e il maestro Gustavo Guazzaloca (1847-1919). L’istituzione accoglie bambini tra i sette e i dieci anni, seguiti da personale volontario della Società degli Insegnanti. Riceverà sussidi dalla Loggia massonica "VIII Agosto" e avrà i proventi dell’Esposizione operaia del 1886, organizzata dalla Fraternita Pepoli. Tra le attività svolte vi sono la ginnastica, la scherma, il tiro a segno, il canto corale e il teatro. Si tratta di una delle iniziative laiche sorte in contrapposizione agli oratori parrocchiali e salesiani. Nel 1888 il Bombicci chiederà e otterrà l'uso del salone del Palazzo dei Notai, in pieno centro. L'istituto cesserà l'attività nel 1903, in coincidenza con l'uscita di Bombicci dal Consiglio comunale e delle dimissioni di Dallolio dalla carica di sindaco.dettagli
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27 maggio 1888Commemorazione di Giordano Bruno al Teatro Brunetti"In Campo di fiori fu abbrugiato vivo quello scellerato frate Domenichino da Nola. Heretigo obstinatissimo et havendo di suo capriccio formato diversi dogma contro nostra fede ... volse obstinatamente morire in quelli da scellerato et diceva che moriva martire et volentieri che ne sarebbe la sua anima ascesa con quel fumo in paradiso". (Avviso in Roma, 19 febbraio 1600) Dal 1876 alcuni studenti dell'Università di Roma hanno proposto l'erezione di un monumento a Giordano Bruno (1548-1600) in Campo de' Fiori, che i clericali hanno subito aspramente osteggiato, definendo l'iniziativa un omaggio "ad un uomo la cui vita non fu che una perpetua vicenda di stravaganze, di bassezze e di contraddizioni e di empietà". Personalità della cultura e della politica hanno aderito all'Associazione nazionale del Libero Pensiero. Tra esse Michail Bakunin, Victor Hugo, Cesare Lombroso e Giosue Carducci. Nel corso del 1888 manifestazioni promosse dagli studenti universitari si susseguono in varie città italiane. Il 27 maggio si tiene a Bologna al teatro Brunetti un comizio commemorativo organizzato dalla Loggia VIII Agosto. Già un'ora prima dell'inizio i tre ordini delle gallerie sono occupate da una folla "pigiata, seria e scelta", mentre la platea è piena "di persone notissime per gli uffici che occupano e per le alte cariche che disimpegnano". Tra i presenti vi sono il sindaco Tacconi, il presidente dell'Associazione costituzionale Codronchi, quello della Società operaia Forlai, il rettore dell'Alma Mater Capellini, il prefetto, il questore, numerosi assessori e professori universitari. Tra le associazioni sono rappresentate la Società dei veterani del 48-49, la Società democratica, l'Associazione costituzionale, i Reduci dalle patrie battaglie, la Società operaia maschile e femminile, i Superstiti del 48 alla Montagnola, la Fraternità Pepoli, l'Associazione pro-patria, la Società degli insegnanti, il Tiro a segno, tutte con il proprio stendardo. Sul palco è collocato un busto di Giordano Bruno fatto "in poche ore" dallo scultore Diego Sarti, autore della fontana dell'Esposizione. Il discorso di Aurelio Saffi, presidente dell'assemblea, è spesso interrotto "da vivissime approvazioni" e salutato alla fine da "un applauso immenso". L'intervento di Enrico Panzacchi, oratore affascinante, capace di suscitare l'entusiasmo dell'uditorio, è tutto teso a confutare l’accusa di materialismo rivolta a Giordano Bruno, celebrato come colui che "innalzò la ragione alla sua potente cima", suscitando perciò "l'eterno odio di Roma papale". Il monumento a Bruno sarà finalmente inaugurato il 9 giugno 1889. I Rosacroce, l'Associazione costituzionale delle Romagne, la Società di Mutuo Soccorso dei Parrucchieri sono tra le società che da Bologna interverranno alla cerimonia nella capitale.dettagli
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1889Lo Stabilimento Idroterapico di Castiglione dei PepoliE' inaugurato a Castiglione dei Pepoli, a 700 metri sul livello del mare, uno Stabilimento Elettro-Idro-Terapico, di proprietà del cav. Ruggeri. Ben presto la struttura diventa, oltre che luogo di cura, una meta di villeggiatura alla moda, dove si fa musica e teatro e si tengono feste danzanti. E' dotata di salotto di lettura e sala di conversazione, di due grandi saloni da pranzo e di un sontuoso salone da ballo ornato di specchi, poltrone e lampadari a luce elettrica, grande novità per l'epoca. Alle sale per l'idroterapia e i bagni di luce, si affiancano una piscina coperta e un campo di lawn tennis (tennis su prato). Il servizio medico è di alto livello: direttore consulente (e residente nello stabilimento) è il prof. Pietro Albertoni dell'Università di Bologna. I collegamenti con Bologna e Firenze sono assicurati da un servizio di diligenze verso le stazioni di Sasso e Prato. Nel giro di pochi anni la struttura si amplierà notevolmente, arrivando ad avere sei piani e oltre cento camere e sarà conosciuta come la migliore casa per ferie dell'Appennino. Nel 1914 la gestione passerà all'hotel Baglioni di Bologna.dettagli
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1 agosto 1889Le Colonie Scolastiche EstivePer impulso di Alberto Dallolio (1852-1935), in qualità di assessore comunale e presidente della Società degli Insegnanti, sono istituite le Colonie Scolastiche Estive, viste non solo come una istituzione filantropica, ma anche come una integrazione dell'attività scolastica per i bambini poveri e di gracile costituzione del comune.Dal 1° agosto 1889, 24 ragazzi tra i 9 e i 12 anni sono inviati per un mese a Castiglione dei Pepoli, ospiti di una locanda del luogo, con la retta pagata da privati cittadini e dall'ente pubblico.Le colonie bolognesi si affiancano all'Opera pia degli ospizi marini, che però gestisce case "soltanto benefiche ed igieniche".Sono amministrate da una commissione di cui fa parte lo stesso Dallolio, alcuni notabili e due maestre comunali. Nel 1910 si costituirà un Ente morale, che stabilirà nel suo statuto criteri precisi per la scelta dei fanciulli.L'istituzione sarà sempre sostenuta da numerosi cittadini e dalla Cassa di Risparmio. Dallolio ne sarà presidente e finanziatore fino alla morte.Per sollecitare la generosità dei cittadini a favore della benefica istituzione, dal 1897 saranno pubblicate strenne natalizie, consistenti in raccolte di ricordi e aneddoti bolognesi, a cura di famosi artisti e scrittori, quali Carducci, Pascoli, Federzoni, Guerrini, Nasica e molti altri.Per lunghi anni i bambini saranno ospitati in varie case di Castiglione dei Pepoli. Nel 1897 Giacomo Poli, ex compagno di studi di Dallolio e fondatore della Cassa di Risparmio di Castiglione dei Pepoli, risanerà e amplierà un suo fabbricato, che arriverà a contenere 32 bambini per turno e funzionerà fino al 1934.Nel 1912 sarà affittata un'altra casa a Castiglione, che ospiterà, fino al 1926, 28 bambini per turno.Il 5 agosto 1935 sarà inaugurata al Piano delle Fate una sede apposita per le Colonie Scolastiche Bolognesi: un edificio "solido, severo", in armonia con "la tranquilla maestà del luogo".Il fondatore Alberto Dallolio non potrà però vedere la sua creatura, perchè morirà nel gennaio di quell'anno.dettagli
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31 agosto 1896Un giardino e una nuova facciata per la Palazzina PepoliGli eredi Pepoli si impegnano a costruire un giardino circondato da cancellata in Piazza del Francia e a restaurare il fronte della Palazzina Pepoli che dà su di essa.Un tempo conosciuta come “delle Vedove”, la palazzina fu edificata nel XVIII secolo dopo la vendita ai Pepoli - e il successivo abbattimento - di alcune antiche case della nobile famiglia Volta, presenti accanto alla chiesa di S. Agata (anch’essa atterrata nel 1907 per far posto al nuovo Palazzo delle Poste).Dal 1° ottobre 1859 ospitò la Commissione incaricata di rivedere i titoli e documenti del Debito pubblico delle Romagne.Il senatore – e sindaco di Bologna - Gioacchino Napoleone Pepoli (1825-1881) vi abitò fino alla fine della sua vita. Uomo di abitudini frugali “preferì morire santamente rassegnato in mezzo agli operai” in un umile appartamento al pianterreno della palazzina, piuttosto che nel sontuoso palazzo di famiglia presente accanto.Dopo la vendita da parte dei Pepoli, l'edificio ospiterà per alcuni anni il Domino Club, sodalizio esclusivo, erede dell'antico Casino dei Nobili, poi lo studio dell'avvocato Enrico Pini.Dal 1904 sarà la sede centrale della Reale Grandine, società di assicurazione fondata da Pini nel 1891. Nel secondo dopoguerra ospiterà la Galleria d'arte “La Scaletta” di Giovanni Ciangottini, poi divenuta Galleria della Palazzina Pepoli.L'antica cancellata in ferro battuto su Piazza del Francia sarà ripristinata nel 2012 su progetto dell'arch. Glauco Gresleri, in occasione dell'intervento di riqualificazione della vicina Piazza Minghetti. dettagli
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27 agosto 1899La Pro Montibus et Sylvis e la Festa degli AlberiIl conte Cesare Ranuzzi Segni (1856-1947) fonda la Società Emiliana Pro Montibus et Sylvis, parte dell'associazione naturalistica sorta a Torino nel 1898 per iniziativa del Club Alpino Italiano (CAI). In questo modo alcuni notabili di Castiglione dei Pepoli, Porretta Terme e Bologna intendono affrontare il problema del depauperamento delle risorse produttive della montagna, in particolare di quelle forestali. Il 27 agosto la Pro Montibus organizza, a Castiglione dei Pepoli, la prima Festa degli Alberi mai celebrata in Italia, su modello di quella nata negli Stati Uniti nel 1872. Un grande pino bianco del Canada viene piantato in un'aiuola circolare vicino alla chiesa e al fabbricato delle Colonie scolastiche. La stessa festa si tiene a Bologna il successivo 26 ottobre. A Villa Aldini gli alunni delle scuole piantano alberi per rendere i colli più verdeggianti. Nel 1903 sarà fondata la rivista quindicinale "L'Alpe", primo periodico italiano dedicato ai problemi forestali. Nel 1904 sarà istituita a Vergato la prima cattedra di alpicoltura.dettagli
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23 settembre 1900L'Esposizione Provinciale OperaiaLa Società di Mutuo Soccorso Gioacchino Napoleone Pepoli, che quest’anno festeggia il ventesimo anniversario della sua fondazione, organizza la seconda Esposizione Provinciale Operaia. La manifestazione, pensata per valorizzare “l'opera individuale e manuale dell'operaio dipendente”, si svolge dal 23 settembre al 18 novembre nel Salone del Podestà e nella Sala di Palazzo dei Notai, dove sono esposti i lavori femminili. Il lavoro artigianale è il tema dominante: prodotti di tappezzeria, carrozzeria, selleria, ebanisteria, ricami, pitture, arti applicate, strumenti musicali ed agricoli rappresentano le ditte bolognesi. La prima Esposizione si è tenuta nel 1886 nelle sale di Palazzo Pepoli, messe gentilmente a disposizione “da quella illustre famiglia”.dettagli
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27 giugno 1903La luce elettrica per la prima volta in AppenninoLorenzo Pezzati (o Pezzatti), originario di Serraiola di Verzuno, nei pressi di Camugnano, chiede di poter derivare acqua da torrente Brasimone al mulino delle Mogne. L'anno prima ha dato luce alla sua casa con una centralina rudimentale, utilizzando per la prima volta la luce elettrica in Appennino. La domanda ottiene una risposta positiva e l'imprenditore potrà illuminare, con una nuova centrale, tutto il paese di Castiglione dei Pepoli, che in questo periodo sta conoscendo un buon sviluppo turistico. L'officina generatrice avrà una potenza di 34 HP, ottenuta grazie a un salto d'acqua di 31 metri. La dinamo collegata alla turbina fornirà corrente alternata trifase alla tensione di 3000 volt. Pezzati sarà anche protagonista, nel 1910, dei lavori della grande diga del Brasimone, fornendo energia alla SIB (Società Idroelettrica del Brasimone). La centrale delle Mogne continuerà ad illuminare Castiglione dei Pepoli fino al 1924, quando subentrerà la Società Bolognese di Elettricità. Il paese di Camugnano, invece, sarà raggiunto dall'elettricità solo nel 1930.dettagli
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1 agosto 1906Corriere extraurbaneLa Aemilia Società Autotrasporti Bologna inaugura un servizio di trasporto pubblico con omnibus-automobili (o autocorriere) lungo il tratto Porretta-Fanano. Seguirà, dal 12 settembre 1909, la linea Casalecchio-Sasso-Castiglione dei Pepoli, gestita dalla V.E.T.A. (Vialis Esperia Trasporti Automobilistici o VETA). Per l'avvio del servizio è organizzata una gran festa con banchetto a Lizzano in Belvedere. All'avvenimento è dedicata anche una zirudella di Provenzal, ispirata al Giusti: Da Vidiciaticofino a Porrettavola, precipitain un'oretta,poi come un fulminegiunto nel piano, retrovolgendosischizza a Fanano. La Società Autovia aprirà il 10 luglio 1910 una delle linee più importanti d'Italia: la Bologna-Firenzuola- San Piero a Sieve attraverso il Passo della Futa, lunga 77 chilometri, che il 27 giugno 1919 sarà rilevata dalla S.I.T.A. - Società Italiana Trasporti Automobilistici, fondata nel 1912 dalla FIAT - e che nel 1922 sarà prolungata fino a Firenze. In un primo tempo i servizi automobilistici saranno concentrati nella zona appenninica, dove mancano le tramvie. Nel dopoguerra la V.E.T.A., guidata da Aldo Carpani, allargherà notevolmente le linee extraurbane, anche grazie all'asfaltatura delle strade da parte dell'Amministrazione provinciale. Prima della costruzione della stazione autocorriere, i pullmann partiranno a Bologna da piazza dei Martiri, con rimessa a porta S. Isaia.dettagli
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18 giugno 1908Approvato il progetto definitivo della nuova TransappenninaIl 18 giugno è approvato il progetto definitivo della nuova linea ferroviaria Transappennina da Bologna a Prato. La proposta avanzata dagli ingegneri Protche, Zannoni, Sugliano e altri, per un percorso alternativo alla Porrettana attraverso le valli del Savena e del Setta e con una lunga galleria a bassa quota per raggiungere il versante toscano, è stata inserita già nel 1901 nel programma del governo Zanardelli. Nel 1906 un'assemblea tenutasi a Vaiano per approvare il nuovo tracciato ha riunito oltre duemila rappresentanti dei comuni della valle del Bisenzio e di Castiglione dei Pepoli. I lavori cominciano contemporaneamente nei due versanti, ma vanno piuttosto a rilento. Nel 1913, alla vigilia della grande guerra, che bloccherà tutto, sarà ultimato solo il tratto da Bologna a Pianoro.dettagli
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1909I viali di circonvallazione prendono nomi patrotticiI viali di circonvallazione e altre strade periferiche prendono il nome di patrioti bolognesi protagonisti del Risorgimento: Giovanni Vicini, Pietro Pietramellara, Angelo Masini, Carlo Pepoli, Carlo Berti Pichat, Quirico Filopanti, Antonio Aldini. Inoltre la piazza sotto il Pincio è dedicata al XX settembre 1870, giorno della liberazione di Roma, mentre il viale ai Giardini Margherita è intitolato al XII giugno 1859, data che ricorda la caduta del governo pontificio e la partenza della guarnigione austriaca da Bologna.dettagli
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21 marzo 1910La morte di Agostino Sieri PepoliMuore a Trapani il collezionista e mecenate Agostino Sieri Pepoli (1848-1910), figlio del conte Riccardo, ex sindaco della città siciliana. La famiglia, molto ricca - possedeva a Trapani le famose saline - discendeva forse dai Pepoli di Bologna. Dopo aver viaggiato molto in Europa, dedicandosi agli studi, alla fine dell'800 Agostino si era stabilito a Bologna. Da Ferdinando Pepoli aveva acquistato l'archivio della famiglia e una parte di Palazzo Pepoli Vecchio in via Castiglione. Qui visse fino alla fine, lasciandolo poi in eredità al Comune di Bologna, assieme a una importante collezione di oggetti d'arte, stampe e disegni, per un futuro Museo Pepoli, che non sarà mai realizzato.dettagli
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1 novembre 1911La diga del Brasimone e i bacini idroelettrici dell'Appennino bologneseÈ definitivamente ultimata la diga costruita dalla Società Bolognese di Elettricità (SBE) nei pressi del mulino delle Scalere, nella valle del torrente Brasimone, per conto della Società Strade Ferrate Meridionali di Firenze. La realizzazione di questo impianto innovativo è stata motivata dalla crescente domanda di energia elettrica per usi domestici e industriali da parte della città di Bologna. Il progetto dell’invaso, dell’ing. Fausto Baratta, è stato presentato al Genio Civile il 24 aprile 1906. La diga, alta 35 metri, è del tipo a gravità. Il materiale principale utilizzato è la pietra locale, lavorata dagli scalpellini di Montovolo, preferita in questo caso al cemento armato. L’apertura di un collegamento sulla sommità consente il passaggio della nuova strada tra Castiglione dei Pepoli a Riola di Vergato attraverso Camugnano. Tramite essa gli abitanti della zona possono raggiungere la strada Porrettana nella Valle del Reno e la ferrovia Bologna-Pistoia. La realizzazione della diga delle Scalere è avvenuta sotto la responsabilità dell’ing. Angelo Omodeo (1876-1941), all’esordio di una luminosa carriera di “mago delle acque”. Coerente alle sue idee socialiste, egli ha applicato qui, per la prima volta in Italia, la giornata lavorativa di otto ore. Il complesso cantiere di costruzione è stato diretto da Amilcare Toscani, stretto collaboratore del progettista e “personaggio straordinario sia come tecnico che come uomo” (Costa). La centrale idroelettrica collegata all’invaso del Brasimone sarà costruita più a valle, vicino all’antica chiesa di Santa Maria. Nel 1917 qui verrà innalzata dall’impresa Arturo Pagani una nuova diga, che formerà un piccolo lago artificiale in grado di alimentare, con un salto di 35 metri, la centrale di Corniolo. Nel 1925 un altro lago artificiale verrà realizzato nei pressi di Pavana, sul torrente Limentra di Sambuca, per l’elettrificazione della linea ferroviaria Porrettana. Il sistema dei bacini appenninici bolognesi, collegati tra loro da canalizzazioni sotterranee e impianti di pompaggio, sarà completato alcuni anni più tardi con l’elevazione della diga di Suviana, sul Limentra di Treppio. Con l’apertura dei cantieri per le dighe e le linee ferroviarie la popolazione in Appennino conoscerà per alcuni decenni un parziale miglioramento delle condizioni economiche, fino ad ora veramente precarie.dettagli
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1 dicembre 1914Le Officine Alfieri MaseratiI fratelli Alfieri, Ettore e Ernesto Maserati, originari di Voghera, aprono un garage per automobili con annessa officina a Bologna in vicolo Pepoli n. 1, a pochi passi da piazza Santo Stefano. L'azienda assume la denominazione di Società Anonima Officine Alfieri Maserati. Nel locale, dotato di un motore elettrico a 2HP per il funzionamento del tornio e delle altre macchine utensili, i Maserati iniziano a elaborare motori per competizioni sportive, con l'idea di costruire e pilotare auto da corsa. Durante la guerra Alfieri, già meccanico e pilota all'Isotta Fraschini, è mobilitato presso la fabbrica Nagliati di Milano e inventa candele speciali per motori aeronautici, che saranno utilizzate anche da D'Annunzio per il raid su Vienna. Al termine delle ostilità i fratelli apriranno una nuova impresa in via Pontevecchio, in funzione dal 1° aprile 1919, adattando uno stabile utilizzato in passato come magazzino all'ingrosso di terraglie e damigiane. In questo vasto ambiente stabiliranno la loro abitazione e trasferiranno il garage, l'officina e anche la produzione di candele. Dopo essere tornato a correre con una SCAT tre litri, messa a punto con il fratello Ettore, Alfieri assemblerà da un telaio Isotta Fraschini una nuova vettura, la Tipo Speciale, che nel 1921 correrà al Mugello e vincerà la Susa-Moncenigo. Sarà questa la prima affermazione di una automobile assemblata dai fratelli Maserati. Il primo motore di Alfieri sarà un otto cilindri costruito per la Diatto nel 1924. Lo stesso costruttore lo porterà in gara su un telaio Diatto nel luglio di quell'anno, nella corsa in salita Parma-Poggio di Berceto, vincendo nella sua classe. Nel 1925-26 verrà costruita la prima auto con il marchio Maserati, la Tipo 26, che si affermerà subito nella classe 1500 alla Targa Florio in Sicilia, sul circuito delle Madonie.dettagli
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20 giugno 1915La Casa del SoldatoSu iniziativa di don Antonio Bottoni è aperta in via San Vitale n. 40 la Casa del Soldato. Presidente è nominato il conte Francesco Cavazza. Tra i consiglieri vi è il Rettore dell'Università Vittorio Puntoni. Nel vasto piazzale, ricavato nel giardino che fu della contessa Martinetti, sono installati vari padiglioni con tavoli e sedie, che ospitano le iniziative estive. Vi si svolgono spettacoli e concerti per i militari feriti, in licenza o in riserva dal fronte di guerra e si presta ogni tipo di assistenza, anche legale (saranno oltre 130.000 le pratiche trattate). Tra gli intrattenimenti più graditi vi sono le recite dei burattini, in cui sono impegnati artisti come Augusto Galli, Giulio Gandolfi - autori di oltre 500 rappresentazioni - Dina Galli e Amerigo Guasti, attori affermati. Il pubblico dei soldati “folto, pieno di giovinezza, di forza, di vita” partecipa con passione, applaudendo e fischiando sonoramente. Alla “massa pigiata nel mezzo della platea” si accompagnano grappoli umani “in equilibrio su ogni sporgenza”. D'inverno le attività si spostano nei locali del Circolo Galvani in via Zamboni (Palazzo Malvasia) o nel Teatro Contavalli. E' aperta una scuola elementare per soldati analfabeti e più avanti saranno avviati un corso tecnico per la licenza superiore, un corso di stenografia e corsi di lingua per i soldati stranieri. Si presteranno come insegnanti volontari anche professori universitari, come il celebre matematico Salvatore Pincherle. Nel 1918 il corso per analfabeti sarà ospitato nell'aula Carducci dell'Università. Oltre 400 soldati otterranno la licenza elementare e superiore. Dopo il trasferimento in via Castiglione, nelle sale di Palazzo Pepoli, la benefica istituzione continuerà ad operare fino al 30 giugno 1920 con finanziamenti privati e pubblici. Una nuova Casa del Soldato, dotata di un teatro da 3.500 posti, sarà aperta nel 1925 in via Castelfidardo.dettagli
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1918La Lega delle famiglie dei prigionieri di guerraSu modello della Union des familles de disparus francese si costituisce a Bologna in Palazzo Pepoli la Lega Nazionale fra le famiglie dei prigionieri di guerra e dispersi. Il suo obiettivo è soccorrere i soldati detenuti nelle carceri nemiche e ricercare i militari di cui non si hanno più notizie. Il lavoro è organizzato in tre schedari: uno alfabetico generale, uno in ordine numerico e uno che elenca i reggimenti dei dispersi e gli eventi all'origine della loro scomparsa. Il governo italiano e il Comando supremo dell'esercito hanno un atteggiamento ostile nei confronti dei prigionieri, ritenuti uomini vili e probabili disertori, indegni quindi di aiuto. Nonostante gli ostacoli posti talvolta dalle autorità, le famiglie tentano in qualche modo di soccorrere i loro congiunti. La Lega è molto importante per la spedizione di pacchi contenenti beni di prima necessità e per lo scambio di corrispondenza. L'attività continuerà anche dopo l'armistizio, con ricerche nei manicomi e nei luoghi di sepoltura provvisori situati nelle zone di combattimento.dettagli
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10 maggio 1919Il Fascio liberaleNel palazzo Pepoli Campogrande, in via Castiglione, si costituisce il Fascio liberale. Secondo il senatore Giuseppe Tanari (1852-1933) deve contribuire ad impedire la guerra civile, definita “la più infame delle guerre”.dettagli
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1921Cà di Landino: il villaggio operaio della DirettissimaNel corso dello scavo della grande Galleria dell'Appennino (Km 18, 510), sulla linea ferroviaria Direttissima tra Firenze e Bologna, nella località Cà di Landino, vicino a Castiglione dei Pepoli, vengono costruiti due pozzi inclinati, che permettono l'accesso degli operai impegnati nel cantiere di scavo a metà circa della galleria. Entrambe sono lunghi circa 570 metri e hanno un dislivello di circa 267 metri rispetto alla superficie esterna. Partendo dai pozzi di Cà di Landino, dal febbraio 1924 due squadre faranno avanzare il traforo verso gli imbocchi, raggiunti nel 1929. Per il trasporto in profondità degli uomini e dei materiali di scavo sarà installata, tra Lagaro e Cà di Landino, una teleferica lunga quasi 9 Km, con 75 tralicci. Alla base dei pozzi è costruita la singolare Stazione delle Precedenze. In un camerone lungo 150 metri trovano sede gli uffici degli addetti al movimento, il posto di blocco e un'officina. Accanto alla galleria principale, con la linea a doppio binario, vi sono due gallerie secondarie in curva con i binari di precedenza, chiamate “banane” dai ferrovieri. Lunghi circa 448 metri, i due tronchi ricurvi confluiscono alla linea principale in due cameroni più piccoli, anch'essi illuminati come quello maggiore. La stazione di Precedenze funzionerà fino agli anni Sessanta anche come fermata per Cà di Landino. Per uscire all'esterno, i viaggiatori saranno costretti, dopo la dismissione della funicolare utilizzata per gli scavi, a risalire i 1.863 gradini della scala ricavata in uno dei pozzi inclinati. Il paese di Cà di Landino, a pochi chilometri da Baragazza e da Castiglione dei Pepoli, sorge come campo base per il cantiere della Direttissima: negli anni Venti e Trenta è popolato da centinaia di operai, che alloggiano in lunghe baracche di legno a un piano, più tardi ricostruite in muratura. Dopo la fine dei lavori, nell'area sono installate colonie estive montane. Alcune di esse nel 1956 ospiteranno circa mille profughi provenienti dall'Ungheria. Nel 2000 la frazione di Cà di Landino avrà solo una ventina di abitanti e apparirà come un paese fantasma.dettagli
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15 marzo 1921La Camera sindacale del lavoro indipendenteDopo aver ricevuto una risposta negativa da parte del Direttorio del Fascio bolognese, Dino Grandi (1895-1988) e Gino Baroncini (1893-1970) promuovono autonomamente la Camera sindacale del lavoro della città e provincia di Bologna, con sede in via Pepoli n. 5. La nuova compagine intende opporsi “alla degenerazione del movimento sindacale”, per Grandi minato dalle ambizioni dei politici. Il 30 aprile la Camera raccoglie un notevole numero di aderenti che aumenteranno rapidamente. Vengono nominati dirigenti alcuni veterani del sindacalismo rivoluzionario. E' pubblicato il settimanale "Il lavoro d'Italia". Il sindacato fascista promette la concessione di terre ai contadini mediante contratti di enfiteusi o per riscatto con pagamento nel lungo periodo. Viene suggerita anche la creazione di una apposita banca per queste operazioni. I mezzadri, soprattutto, accoglieranno con entusiasmo queste proposte, abbandonando in massa le leghe rosse e le organizzazioni socialiste. La Camera fascista si espanderà oltre la provincia di Bologna e in modo particolare in quella di Ferrara (Ufficio Terre), raccogliendo consensi crescenti tra coloni, affittuari e piccoli proprietari terrieri. Dino Grandi e Italo Balbo inviteranno Edmondo Rossoni (1884-1965) - ex socialista di Tresigallo (FE), divenuto interventista e fascista - alla guida del movimento e questi si trasferirà a Bologna fino all'ottobre 1922. La linea sindacale di Grandi e Baroncini troverà invece l’opposizione di Leandro Arpinati (1892-1945), che in questa fase concepisce lo squadrismo fascista come strumento nelle mani della borghesia.dettagli
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5 settembre 1921Spedizione punitiva a Castiglione dei PepoliSquadre fasciste provenienti da Bologna e Prato, guidate da Giuseppe “Peppino” Ambrosi, Oreste Roppa e Celestino Cavedoni, compiono una spedizione punitiva a Castiglione dei Pepoli. Dopo che nel pomeriggio il fascista Mario Gherardi, in vacanza nella località montana, ha ferito con una revolverata un militante socialista durante un diverbio, alla sera la sua casa viene assalita e la madre Emma Cremonini rimane uccisa. La reazione squadrista si scatena violenta: sono bruciate la sede locale del Partito socialista e alcune case e fienili di proprietà di dirigenti socialisti. Due famiglie di “sovversivi” sono messe al bando e altre subiscono irruzioni armate. Per la morte della donna verranno denunciati 72 abitanti di Baragazza e Roncobilaccio. Al termine del processo che si terrà nel 1923 presso la Corte d'Assise di Bologna, 42 antifascisti saranno condannati, per complessivi 495 anni di reclusione.dettagli
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1924I restauri di Guido Zucchini e del Comitato per Bologna Storica e ArtisticaSotto la guida di Guido Zucchini (1882-1957) prosegue l'attività del Comitato per Bologna Storica e Artistica, associazione fondata per reagire alle demolizioni e agli sventramenti attuati a seguito del PRG del 1889. Fra il 1924 e il 1928 l'ingegnere Zucchini, già collaboratore e poi continuatore dell'opera di Alfonso Rubbiani, sovrintende al restauro delle medievali case Figallo, Reggiani, Seracchioli-Pasi e Rodondi in piazza della Mercanzia. Qui sono ripristinate le facciate originali, compresi i portici in legno. La colonna nel lato orientale del portico di casa Pasi non è in realtà di legno, ma in cemento armato rivestito: infatti non crollerà come il vicino portico della Mercanzia, quando, nel 1943, un incauto artificiere tedesco farà brillare nella piazza una bomba d'aereo inesplosa. Il balconcino in stile, aggiunto in casa Pasi, ha il compito di proteggere le decorazioni parietali ritrovate. Nella casa Figallo il pittore Achille Casanova (1861-1948) dipinge un fregio con i nomi dei grandi personaggi transitati nella storia per strada Maggiore. Negli anni successivi gli interventi del Comitato e di Zucchini saranno ancora numerosi: Palazzo Ghiselli-Vaselli in via Santo Stefano, la Cà Grande dei Malvezzi in Largo Trombetti, il Palazzo Comunale e Palazzo Pepoli Vecchio, “considerato da molti il miglior recupero eseguito a Bologna dell'intero secolo” (Degli Esposti).dettagli
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1933L'Ospizio San Camillo alla Mura di San CarloPer volere del cardinale Nasalli Rocca, Villa Pepoli, situata alla Mura San Carlo, località del comune di San Lazzaro di Savena, diventa Ospizio San Camillo, una casa di riposo per anziani. Costruita alla fine del XVII secolo, passata poi a varie nobili famiglie bolognesi, nel 1862 è pervenuta al Seminario Arcivescovile di Bologna, che ne ha fatto modificare la struttura - con l’aggiunta al corpo centrale di due ali - per adattarla come villeggiatura dei seminaristi. Nell'inverno 1943-1944 vi saranno trasferite alcune sezioni dell'Ospedale Maggiore. Danneggiata dai bombardamenti, servirà come rifugio per famiglie di sfollati. Dal 1962 al 1973 ospiterà uno studentato teologico dei Padri Agostiniani. Sarà quindi adattata a ospedale per lungodegenti e infine utilizzata come Centro di salute mentale dall'Azienda USL di Bologna.dettagli
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21 dicembre 1933Si ricostituisce il Circolo Artistico BologneseSi ricostituisce nella sala degli Anziani di palazzo d'Accursio il Circolo Artistico Bolognese, organizzazione tra pittori, scultori, letterati, amatori, con l'intento di promuovere la cultura artistica, mantenendo in contatto l'attività artistica e il pubblico. Il Circolo, già attivo alla fine dell'Ottocento, rinasce su iniziativa di Italo Cinti, che ha promosso nel 1932 l'unione de "Gli amici dell'arte" del pittore Amleto Montevecchi con la "Famiglia artistica emiliana", presieduta da Giuseppe Badini. Presidente del nuovo sodalizio è nominato l'industriale Arturo Gazzoni. Il Circolo Artistico Bolognese affianca la sua attività promozionale (personali di Magnavacca, Tomba e altri, mostra dei cartoni di De Carolis in palazzo Pepoli, ecc.) a quella, più ufficiale, del Sindacato Fascista Belle Arti dell'Emilia Romagna, che dal 1929 propone esposizioni annuali di artisti locali. Negli anni successivi il Circolo cambierà più volte sede: sarà in via Zamboni, in via Oberdan, in una saletta angusta di Palazzo Pepoli in via Castiglione. Nel 1947 otterrà un locale in via Clavature n. 8, un tempo sala delle adunanze della Compagnia di Santa Maria della Vita. Saranno molte le mostre prestigiose organizzate dal sodalizio bolognese nel dopoguerra: da quelle sulle stampe di Goya e di Mitelli alle antologiche di Flavio Bertelli e Coriolano Vighi.dettagli
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1939Gilberto Govi e il Carro di Tespi in grigio-verdeTra il 1939 e il ‘40 Gilberto Govi (1885-1966), popolare attore genovese, gira per un mese in Emilia con il Carro di Tespi, teatro mobile in legno trasportato su ruote, portando un pò di buonumore alle truppe di stanza nel territorio. Gli occhi spiritati, movenze “quasi di marionetta”, Govi propone il suo teatro frizzante a un pubblico di militari e civili, “tra le serene ampiezze della montagna” di Castiglione dei Pepoli. Il Carro di Tespi in grigio-verde esegue anche proiezioni cinematografiche: nella caserma della Badia alla Croce di Casalecchio e nella Casa del Soldato (Dopolavoro delle Forze Armate) in via Castelfidardo a Bologna. In agosto il Carro di Tespi Filodrammatico si sposta in provincia di Modena, tra Sassuolo, Formigine, Spilamberto, Maranello, Serramazzoni, Pavullo, Sestola, Fanano e Pievepelago, "suscitando fra la massa Dopolavoristica un vero successo".dettagli
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1 novembre 1943Prime bande di partigiani in AppenninoSui monti dell'alto Reno si formano le prime bande di partigiani, composte da militari disertori, sfollati, ex prigionieri, giovani in fuga dalle chiamate alle armi della RSI. Nel mese di ottobre un gruppo di antifascisti bolognesi, guidati da Libero Lossanti (1919-1944), sale nella zona di Vidiciatico con il proposito di stabilirvi una basa partigiana. Ai primi di novembre si forma in località La Cà, nei pressi di Lizzano in Belvedere, un primo nucleo di combattenti. Esso comprende, oltre a Lossanti, Adriano Brunelli, Monaldo Calari, Rino Gruppioni (Spartaco), Nerio Nannetti, Giancarlo Romagnoli. La formazione avrà vita molto breve: i "cittadini" hanno scarsa conoscenza del territorio, mancano i rifornimenti e i collegamenti con le altre bande di "ribelli" presenti in zona. Il 27 novembre la base di Cà Berna sarà identificata e tre partigiani verranno catturati. Tradotti a Bologna nelle carceri di San Giovanni in Monte, Giancarlo Romagnoli, Adriano Brunelli e Lino Formilli verranno fucilati al Poligono di tiro il 3 gennaio 1944. Una buona parte dei reduci di questo primo gruppo di bolognesi andrà a combattere in Veneto, mentre un'altra parte si rifugerà nella zona di Monte Capra, dove è presente da alcuni mesi un altro gruppo, composto di renitenti alla leva e comandato da Amleto Grazia (Marino). Dalla fusione delle due formazioni nascerà in seguito la 63a Brigata Bolero. Vita ancor più effimera ha il distaccamento partigiano "Carlo Pisacane", formatosi a metà novembre a Guiglia sull'Appennino modenese. A fine mese esso subirà un imponente rastrellamento tedesco, che costringerà i partigiani a ripiegare a Mongardino, prima di sciogliersi per varie destinazioni, tra il forlivese e il Veneto. Un terzo gruppo si radunerà sui monti a sud del bacino del Brasimone. Si tratta di patrioti imolesi armati di una mitragliatrice senza treppiede, cinque moschetti e venti bombe a mano. Il tentativo fallirà per le enormi difficoltà ambientali e di rifornimento. I partigiani di Castiglione dei Pepoli saranno inviati in Romagna, in località Albergo di Cortecchio sul monte Faggiola, dove tra il 10 e il 20 novembre si riunirà, in accordo con il CNL di Riolo Terme, il primo nucleo della futura 36a Brigata Garibaldi, formata soprattutto da combattenti imolesi. Sull'Appennino rimarranno piccoli gruppi destinati a consolidarsi la primavera successiva: la brigata pistoiese di Gino Bozzi a Poggiolforato, la banda di Alfredo Mattioli (Toscanino) a Monte Cavallo, la banda irregolare di Urio Nanni, quella di Renato Castelli (Toti) e di Ennio Farneti (Slit). Questi gruppi effettueranno azioni di sabotaggio e di intimidazione dei fascisti locali, operando spesso fuori dal controllo del CLN.dettagli
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4 giugno 1944Attacchi ai cantieri della TodtUn gruppo di partigiani della brigata Stella Rossa, comandati da Giovanni Rossi (Gianni), attacca il cantiere della Todt a San Giacomo di Baragazza, nel comune di Castiglione dei Pepoli. I “ribelli” portano via tutti gli attrezzi e i viveri depositati nei magazzini e convincono numerosi lavoratori a disertare. Anche nei pressi del comando della 334a divisione tedesca vengono distrutte armi, munizioni e generi alimentari. Alcuni operai arrestati vengono liberati dopo una manifestazione di circa 600 persone nella piazza di Baragazza. La GNR accusa gli operai occupati nella zona di Monte Piano di “sentimenti comunisti”. Un gruppo di essi gestisce degli apparecchi radio trasmittenti e distribuisce in modo capillare ordini e informazioni. Tra gli appaltatori della Todt vi sono finanziatori delle bande partigiane. Il 6 giugno un'altra azione contro l'organizzazione tedesca per il lavoro è portata a termine a S. Agata di Scarperia, per opera di una squadra di gappisti fiorentini, e lo stesso avviene il 7 giugno a Vinca. Nel mese di maggio anche la 36a Brigata Garibaldi ha compiuto un assalto alla Todt di Scarperia, dove erano impiegate oltre 600 persone. L'effetto delle numerose azioni partigiane è la fuga in massa degli operai impegnati nelle opere di fortificazione della Linea Gotica. Si tratta soprattutto di giovani rastrellati dai tedeschi o che si sono resi disponibili per evitare l'arruolamento nell'esercito di Salò o la deportazione in Germania. Al momento dell'attacco degli Alleati, nel settembre 1944, solo una parte delle opere sarà completata e il sistema difensivo tedesco risulterà piuttosto vulnerabile.dettagli
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17 giugno 1944Sorveglianza della linea DirettissimaDalla prima decade di giugno i tedeschi destinano 4.900 soldati dell'esercito governativo cecoslovacco alla sorveglianza delle linee ferroviarie italiane. Il 5° battaglione - circa 200 uomini alloggiati tra Vado e Marzabotto - è inviato a controllare la linea Direttissima, considerata di primaria importanza dalla Wehrmacht. Esso affianca i carabinieri del battaglione Verona e i gruppi di civili - chiamati "Polizei" per la scritta impressa sul bracciale che portano - che già svolgono da tempo questo servizio. I carabinieri del "Verona" facevano parte della Legione "Bolzano". Dopo l'8 settembre 1943 furono catturati e deportati in Germania e in seguito fatti rientrare apposta in Italia per la vigilanza alla Direttissima. Attraverso i giovani "Polizei" essi sono in contatto con i partigiani della Brigata Stella Rossa. Nella notte tra il 17 e il 18 giugno una parte di carabinieri e "Polizei" si aggregano alla formazione di Lupo in località La Quercia. Tra essi il sottotenente Giovanni Saliva, comandante del distaccamento di Castiglione dei Pepoli, che diverrà capo di stato maggiore della Stella Rossa. Il comandante del distaccamento di Pianoro, sottotenente Enrico Galvaligi, fuggirà più tardi presso Varese, aggregandosi a una formazione partigiana della zona. Dopo la guerra proseguirà la sua carriera nell'Italia democratica fino ai gradi di generale. Sarà ucciso il 31 dicembre 1980 a Roma in un agguato delle Brigate Rosse.dettagli
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16 luglio 1944La brigata partigiana "Bruno Buozzi"In località Farneto di Castiglione dei Pepoli si svolge un duro scontro a fuoco tra soldati tedeschi e un distaccamento di partigiani della brigata Garibaldi “Bruno Buozzi”. Dopo essersi difesi “magnificamente”, nonostante siano armati solo di pistole, cinque “ribelli” rimangono uccisi e altri nove vengono fatti prigionieri. Sette di essi saranno liberati per intercessione di don Luigi Tommasini (1909-2002), cappellano militare della Brigata Stella Rossa, e due saranno fucilati a Burzanella di Camugnano. La brigata è dedicata al sindacalista socialista Bruno Buozzi (1881-1944), ucciso a Roma dai nazisti il 4 giugno precedente. Formata da giovani del territorio tra Prato e Castiglione dei Pepoli, è comandata da Ottorino Ruggeri (Bill). Poco dopo l'episodio del Farneto, la brigata confluirà nella più vasta Stella Rossa, in cui Bill sarà nominato vice comandante di battaglione.dettagli
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11 settembre 1944Il Feldmaresciallo Kesselring illeso dopo il bombardamento di BaragazzaL'11 settembre un sanguinoso bombardamento americano colpisce Baragazza, popolosa frazione di oltre tremila abitanti nei pressi di Castiglione dei Pepoli. 24 bombardieri medi B-26 del 17° Bombardament Group americano sganciano sull'abitato oltre 500 bombe a frammentazione da 20 libbre, provocando la morte di 11 soldati tedeschi e 33 civili. E'ferito anche il parroco don Bruno Boni. Le salme dei civili vengono allineate all'interno della chiesa, in un lago di sangue. Il vero obiettivo dell'azione, contrastata dal maltempo, era il paese di Santa Lucia, zona fortificata della Linea Gotica nei pressi del Passo della Futa. L'incursione sorprende anche il Feldmaresciallo Kesselring, capo delle truppe tedesche in Italia, in visita al comando della 334a Divisione fanteria, che però rimane illeso. Nel tentativo di indebolire le difese tedesche, il 12 settembre gli Alleati bombarderanno Firenzuola, all'imbocco della valle del Santerno. Due giorni dopo sarà pesantemente colpita anche Castiglione dei Pepoli. Il 25 settembre le truppe alleate, appartenenti alla 6a Divisione corazzata sudafricana e alla 34a Divisione americana, entreranno a Baragazza provenienti dalla Futa e il 27 raggiungeranno Castiglione da Montepiano. Nel paese sarà costituita una una Giunta comunale del CLN presieduta dal dottor Giuseppe Girotti.dettagli
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21 settembre 1944La 34a Divisione "Red Bull" a Montepiano e alla FutaProveniente da Barberino del Mugello, la 34a Divisione americana “Red Bull”, comandata dal gen. Bolte, affianca la 6a Divisione sudafricana, bloccata sotto Vernio dalla forte resistenza nemica. Il 21 settembre raggiunge la 810 Hill, che domina la zona. Dopo duri combattimenti contro la 334a Divisione tedesca “Phalange Aphricaine”, al comando del gen. Bohle, gli Americani raggiungeranno il 24 settembre il valico di Montepiano, situato tra Vernio e Castiglione dei Pepoli, sulla direttrice appenninica Prato-Bologna. L'azione della 34a verso Montepiano mira ad aggirare le difese fortificate tedesche del passo della Futa, per poi procedere velocemente verso Bologna. Ha come obbiettivo anche quello di tenere impegnate una parte delle truppe nemiche, affinché non possano accorrere nel settore d'attacco principale della V Armata, cioè al Passo del Giogo. Dal 12 settembre la 34a Divisione è anche impegnata in una forte manovra diversiva sul Passo della Futa, assieme a parte della 91a Divisione del gen. Livesay. Subirà numerose perdite da parte delle robuste difese tedesche, dovendo far credere al nemico che qui si svolge lo sforzo maggiore degli Alleati. Il Passo della Futa sarà raggiunto e liberato dal 362° Reggimento della 34a solo nel pomeriggio del 22 settembre, una volta superata la debole resistenza di alcune pattuglie di retroguardia e quando ormai il grosso delle truppe tedesche si sarà ritirato più a nord, su una nuova linea di difesa.dettagli
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24 settembre 1944La 34a Divisione USA libera BruscoliLa 34a Divisione USA “Red Bull” oltrepassa il Passo della Futa spingendo i tedeschi nella valle del Setta e aprendosi la strada verso Castiglione dei Pepoli. Il 24 settembre occupa il monte della Croce e libera il paese di Bruscoli, sul confine toscano, dopo un'aspra battaglia a San Martino contro le truppe tedesche della 4a divisione paracadutisti e quelle della 334a e 362a divisione di fanteria. L'attacco è portato dai fanti del 135° battaglione in modo irrazionale, dal basso, anziché dal Passo della Futa. Nei giorni successivi avanzeranno su monte Bastione e monte Venere, occupando Monzuno e attestandosi successivamente sotto Livergnano, nella valle del Savena. Intanto il 168° battaglione salirà da Baragazza - appena liberata - e da Cà di Landino a Pian del Voglio e a Montefredente, continuando poi su Montorio e fermandosi nei pressi di Rioveggio.dettagli
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27 settembre 1944Liberazione di Castiglione dei PepoliDopo diversi bombardamenti aerei e un ordine di evacuazione non eseguito, tra il 12 e il 17 settembre il paese di Castiglione dei Pepoli, uno dei più importanti e popolosi dell'Appennino bolognese, viene abbandonato dalle truppe tedesche della 334a divisione. Nel ritirarsi verso San Damiano, dopo aver razziato il paese, i guastatori tedeschi fanno saltare alcune case contigue alla strada d'accesso e la centrale idroelettrica di Santa Maria. Il 24 settembre i primi a entrare nel villaggio ormai deserto sono alcuni partigiani comunisti, che disarmano il presidio fascista e occupano il municipio. Nel pomeriggio del 27 settembre il paese è raggiunto dalle avanguardie della V Armata. Il 91° Squadrone di Cavalleria esplorante della 34a Divisione USA è seguito a breve distanza da truppe inglesi e indiane dell'Imperial Light Horse/Kimberley Regiment della 24a Brigata Guards. Insieme giungono i fanti (detti "springbocks", antilopi) della 6a Divisione corazzata sudafricana - brigate 11a, 12a e 13a - reduce dalle battaglie di El Alamein e schierata da Clark tra le valli del Setta e del Reno. I partigiani verranno disarmati e il 2 ottobre si insedierà l'amministrazione alleata. Intanto i sudafricani si spingeranno nel Castiglionese sui due versanti del torrente Brasimone fino a Camugnano, liberata il 30 settembre.dettagli
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novembre 1944I partigiani bolognesi al di là del fronteUna parte dei partigiani bolognesi e imolesi, che riescono a passare il fronte, sono inquadrati nei reparti del nuovo esercito nazionale. Le brigate di montagna Matteotti e Giustizia e Libertà rimangono invece in linea e si battono a fianco degli Alleati fino alla Liberazione. La compagnia comando della 62a Brigata Garibaldi, guidata da Guerrino De Giovanni, è bene accolta dagli americani nei pressi di Bisano di Monterenzio e opererà con loro fino al febbraio 1945. Altri combattenti della 62a e della 66a sono invece perquisiti e privati delle armi, viene loro distribuito “qualche biscotto ed una polverina contro i pidocchi”, poi sono trasportati su camion a Loiano. Inviati al Centro Profughi di Firenze, dormiranno in camerate con centinaia di altre persone provenienti da ogni parte d'Italia “per i motivi più diversi” e mangeranno il rancio passato dagli alleati. Anche i partigiani del 3° btg della 36a Brigata, che consegnano agli alleati Monte Battaglia, vengono disarmati, trasportati a Firenze e sistemati in una caserma del Genio, in completa inattività e con vitto scarso. Convogliati in seguito a Marradi, costituiranno il reparto "ALF Partisan" (Allied Labour Force, servizio speciale della V Armata americana) al comando di Ernesto Venzi e saranno impiegati nel riassetto delle strade percorse dai mezzi militari, fino a Cà di Landino, sotto Castiglione dei Pepoli. Nel febbraio 1945, assieme ad altri ex componenti del 2° e del 3° btg della 36a Brigata, reduci dalla battaglia di Purocielo, saranno trasferiti, grazie all'interessamento e all'aiuto del gen. Cerica, a Cesano presso Roma per un periodo di addestramento e rientreranno in linea in aprile, con il Gruppo di Combattimento "Cremona", sul fronte del Senio. Il 1° btg della 36a, al comando di Libero Golinelli parteciperà all'offensiva di primavera con la V Armata e, rafforzato con membri Gap e Sap, combatterà fin oltre al Po. Nel Gruppo di Combattimento “Legnano” sarà incorporato un plotone di partigiani intitolato a Gianni Palmieri, il giovane medico bolognese della 36a Brigata caduto a Cà di Guzzo. Parteciperà all'offensiva di primavera e alla liberazione di Monterenzio.dettagli
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4 ottobre 1949Il Piano del Lavoro e gli "scioperi a rovescio"Al Congresso della CGIL che si tiene a Genova dal 4 al 9 ottobre viene proposto un Piano del Lavoro per il superamento della crisi postbellica e il rilancio dell’economia. Esso comprende la nazionalizzazione dell’industria elettrica, l’istituzione di un ente di bonifica per le trasformazioni agrarie, la costituzione di un ente nazionale per l’edilizia popolare, la realizzazione di un grande numero di opere pubbliche. Il 14 gennaio 1950 il Piano del Lavoro è discusso nel corso della Conferenza Economica Regionale, che si tiene a Bologna nel Teatro comunale, con la partecipazione di studiosi, tecnici e rappresentanti sindacali. Per la provincia si punta sulle opere pubbliche, nel tentativo di assorbire la disoccupazione, grave soprattutto nel settore agricolo. Gli obiettivi principali per la città sono: la costruzione dell'Ospedale Maggiore ai Prati di Caprara, del cavalcavia di Corticella, la copertura del canale d'Aposa, la costruzione di case popolari e di un villaggio per i sinistrati di guerra. In pianura si pensa alla trasformazione fondiaria di oltre 200.000 di terreni malsani e incolti. In montagna è prevista la costruzione di alcuni bacini idroelettrici e di circa 100 chilometri di strade. Mancano poi ancora in molte zone le principali infrastrutture: acquedotto, fogne, telefono, gas e luce. Nei mesi successivi si costituiscono in diversi comuni della provincia di Bologna comitati di solidarietà e di difesa dell’agricoltura, che si mobilitano per la realizzazione delle opere pubbliche condivise da tutte le forze politiche e sociali. Gli “scioperi a rovescio” prevedono l’effettuazione di lavori di miglioria nelle aziende agricole e l’inizio di opere come lo scavo di canali (Anzola Emilia, Crevalcore), arginature (Idice, Reno, Cavo napoleonico), costruzione di ponti e strade (Castiglione dei Pepoli, Marzabotto). L'attuazione di lavori di miglioria è poco gradita dall'Associazione degli agricoltori e trova opposizioni nonostante gli accordi. Un notevole irrigidimento è conseguenza dell'uccisione a San Giovanni in Persiceto del sindacalista cattolico Giuseppe Fanin. A Imola e Medicina 23 braccianti vengono arrestati perché hanno effettuato lavori non autorizzati dalla proprietà. Il 14 marzo 1950 uno sciopero “a rovescio” dei braccianti di Pieve di Cento sull'argine destro del Reno viene caricato pesantemente dalla polizia, con il sequestro e la distruzione di attrezzi, cariole e biciclette. Nel bolognese, a differenza di altre parti d'Italia, il Piano del Lavoro porta a numerosi risultati concreti: l'avvio ai lavori di svaso del canale Navile, lo scavo dell'Idice tra Molinella e Argenta, l'attuazione del Cavo Napoleonico e dell'Acquedotto Renano, la ricostruzione della ferrovia tra Medicina e Massalombarda. In montagna sono costruite molte strade e si approntano le opere per il ponte di Castelluccio e l'acquedotto di San Benedetto Val di Sambro. Tra il 1950 e il 1951 si terranno, però, decine di processi per “lavori arbitrari”, che coinvolgeranno centinaia di lavoratori.dettagli
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1957L'Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato "Aristotele Fioravanti"In via Don Minzoni, nella sede della Reale Scuola Segmento Professionale Industriale Maschile e Femminile "Aristotele Fioravanti", aperta nel 1935, si insedia un nuovo Istituto Professionale. Vengono attivati corsi triennali di qualifica per tornitori, riparatori di automezzi e orologiai. Nel 1958 inizierà un corso per elettricisti installatori. Le officine saranno installate presso l’ex forno del pane in disuso, posto di fronte alla scuola. Negli anni seguenti saranno aperte sedi coordinate a Crevalcore, Molinella e Castiglione dei Pepoli. Il 1° settembre 2011 la scuola di via Don Minzoni verrà accorpata all’Istituto Tecnico Industriale “Odone Belluzzi”, dando vita all'Istituto di Istruzione Superiore “Belluzzi-Fioravanti”. Nell’anno scolastico 2011-2012 le due scuole avranno 1334 alunni di cui 263 di cittadinanza non italiana. Entrambe saranno interessate da progetti di integrazione e di contrasto all’abbandono scolastico. Nel 2019 75 studenti dell’Istituto Professionale Belluzzi Fioravanti saranno coinvolti nel progetto di alternanza scuola-lavoro Dual Education System Italy (Desi) nella sede della Ducati di Borgo Panigale. Un esperimento che sarà ripwetuto anche negli anni seguenti.dettagli
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1958La chiesa di San Michele Arcangelo alle MogneLa chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo alle Mogne di Camugnano, gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale, viene ricostruita in chiave moderna tra il 1958 e il 1963 su progetto dell'architetto Glauco Gresleri (1930-2016). L'edificio sacro sorge su una piccola piana che domina il laghetto artificiale sotto Castiglione dei Pepoli. Un ampio nartece sembra abbracciare la valle sottostante. Dietro sta la chiesa "tutta compatta e chiusa come un fortilizio". Il suo impianto è tradizionale. "La dimensione ridotta, il premere del perimetro della muratura in sasso, la tensione delle capriate in legno e l’effetto di proiezione in avanti della grande aureola riescono a determinare una sensazione di spazio avvolgente" (Gresleri) L'ambiente circostante ha suggerito la scelta dei materiali e dei modi costruttivi: muri di pietrame e copertura di legno e laterizio. I fondi per la ricostruzione, ottenuti come "danno di guerra", comprendono anche la sagrestia, il campanile, gli arredi sacri. Data la loro esiguità non può essere realizzato l'affresco di Giuliano Gresleri previsto nella chiesa accanto alla cappella della Vergine.dettagli
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1960Jazz in casa Lo BiancoIn via Rizzoli, nella casa-studio di Francesco Lo Bianco, odontoiatra di successo, appassionato di jazz e buon batterista, si svolgono quasi tutte le settimane interminabili jam session. Ad esse partecipano spesso il trombettista americano Chet Baker (1929-1988) - del quale il professore diventerà fraterno amico, aiutandolo nei periodi di difficoltà - Amedeo Tommasi, Peter Lyttman, Jacques Pelzer, Steve Grossman. Soprattutto in occasione del Festival del jazz lo studio di Lo Bianco si trasformerà in una “cave” parigina, nel vero e proprio tempio di questa musica a Bologna. Tra gli ospiti stranieri annovererà Bud Powell, Thelonius Monk, Art Farmer, Charlie Mingus. Nel 1961 Lo Bianco trasferirà l'attività musicale in una cantina situata sempre in via Rizzoli, nella Galleria del Leone, sotto al Roxy Bar. Qui le jam session e i concerti continueranno fino al 1968. Nel frattempo sorgeranno a Bologna luoghi simili, come la casa di Franco Tornelli sui colli bolognesi, frequentata da giovani promesse come Checco Coniglio e Marco di Marco. Si suonerà di frequente al Ristorante Nello e alla birreria Lamma, senza dimenticare il jazz club di Alberti e Foresti in via Orefici. Diverrà molto rinomata la cantina in via Pepoli dove proverà Lucio Dalla, poi rilevata da Tornelli e Alberto Romani. Anche qui si esibiranno molti nomi noti del jazz mondiale, uno su tutti il batterista e band leader Art Blakey.dettagli
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1967Chiude la manifattura di ceramiche MinghettiCessa l'attività della fabbrica di ceramiche Minghetti, l'ultima delle storiche manifatture bolognesi. La prima piccola fornace fu inaugurata nel 1858 presso la Montagnola da Angelo Minghetti (1822-1885), figlio di un ex ufficiale napoleonico e cugino del politico Marco. La produzione ceramica è iniziata a Bologna alla fine del Settecento in seno a famiglie nobili, secondo la moda dell'epoca. Una manifattura fu promossa a Colle Ameno, nei pressi di Pontecchio, dal marchese Ghisilieri - attività poi proseguita da Giuseppe Finck in via San Mamolo - e una dal conte Aldrovandi Marescotti nello storico palazzo di via Galliera. Nel 1854 Angelo Minghetti spostò la produzione - e anche la propria abitazione - in Palazzo Malvasia. Dal 1858 l'attività fu proseguita in Palazzo Pepoli. Costretta a trasferirsi in locali più grandi per il continuo aumento delle ordinazioni, nel 1877 la ditta trovò sede in via San Vitale 87. Servizi da tavola, vasi e busti della Manifattura Minghetti furono presenti nell'800 in tutte le case nobili bolognesi e fecero bella mostra nelle principali esposizioni nazionali e internazionali. La bottega della ditta Angelo Minghetti e Figli in via Ugo Bassi n. 11 aveva una bella targa in maiolica policroma "ad imitazione delle cose robbiane". Alla grande Esposizione Emiliana del 1888 la Manifattura fu presente con un sontuoso servizio da tavola di novecento pezzi eseguito per il duca di Montpensier. Nel '900 la fabbrica ebbe tra le sue fila artigiani abilissimi ed artisti divenuti famosi: esponenti del liberty bolognese, quali Giulio Casanova (1875-1961) e pittori e scultori quali Guglielmo Sansoni (in arte Tato) e Cleto Tomba. Dopo il 1930 i componenti della famiglia fondatrice non comparvero più tra i proprietari della Società Anonima Cooperativa Ceramiche Artistiche Minghetti, anche se alcuni di essi continuarono a lavorarvi. Dal 1940 al 1967 la manifattura, con una nuova sede in via della Rampa, fu condotta da Alcino Cesari. Anche dopo la fine della produzione Minghetti, la moglie di Cesari, Dora Nicoli, continuerà fino al 1989 la conduzione del negozio in piazza Galvani.dettagli
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9 novembre 1974Sandro Buttafava allo Studio d'arte A 5Dal 9 al 20 novembre la piccola galleria Studio d'arte A 5 in piazza dei Tribunali ospita una personale del pittore Sandro Buttafava (1923-1977). Di origine veneta, dopo numerose esperienze di vita all'insegna di “una frenetica insoddisfazione” si è stabilito da tempo a Bologna. Dal suo piccolo studio in via D'Azeglio, quasi un “orticello pascoliano” esce una volta all'anno per una mostra – alla Scaletta o alla Palazzina Pepoli “tanto per tener desto il ricordo di sé” (Cavallari). L'impiego negli anni Cinquanta come marittimo in Adriatico ha lasciato ricordi in quadri di tempeste, litorali, spiaggie bianche. In seguito ha trascorso un periodo col circo Jarz. Ha ritratto gli uomini del circo al di fuori dei loro ruoli professionali – domatore, clown, giocoliere - come figure che “sembrano uscire, per brevi momenti, con solenne circospezione dagli anfratti bui dei loro baracconi” (Forni). Ha abitato a Roma e viaggiato in America. Ha lavorato come scenografo e costumista – anche assieme ad Enrico Prampolini - per alcune compagnie teatrali d'arte drammatica. Ha fatto l'illustratore di libri per la casa editrice Cappelli. Nel 1965 sulle sue tele sono apparsi i primi Pinocchi. Malinconici omini, “feriti, sgangherati”, sembravano di terracotta più che di legno e all'inizio furono associati a vari utensili da cucina. In seguito Pinocchi e Pinocchietti sono diventati caratteristici della sua produzione, assieme a pentolini e fiori di carta: oggetti “sospesi in un panorama domestico, un vero carnevale di cucina”.dettagli
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8 settembre 1979La mostra "Arte del Settecento emiliano"A Bologna, Parma e Faenza si svolge la grande esposizione Arte del Settecento emiliano, che costituisce la X Biennale d'Arte antica. Nel capoluogo sono coinvolte varie sedi espositive: i palazzi Re Enzo e del Podestà, il Museo civico archeologico e il Palazzo Pepoli Campogrande di via Castiglione. Durante la mostra Bologna ospita un Congresso mondiale di Storia dell'Arte, al quale partecipano studiosi di massimo livello, quali André Chastel, Francis Haskell, Giulio Carlo Argan. L'assise si chiude con una relazione di Cesare Brandi sul restauro del portale di San Petronio curato da Cesare Gnudi e alla figura di Giorgio Morandi.dettagli
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14 ottobre 1984Il Presidente Pertini celebra il 50° anniversario della DirettissimaIl 14 ottobre il Presidente della Repubblica Sandro Pertini partecipa alle celebrazioni del 50° anniversario della linea ferroviaria Direttissima. Alla stazione di Bologna sosta in raccoglimento davanti al monumento in memoria dell'attentato del 2 agosto 1980, poi incontra i familiari delle vittime della strage. A bordo del treno presidenziale raggiunge la stazione di Vernio, al capo sud della grande galleria dell'Appennino, dove inaugura il monumento dedicato dalle Ferrovie dello Stato ai caduti della Direttissima. Alla stazione di San Benedetto Val di Sambro il Presidente rende omaggio al monumento in memoria della strage del treno Italicus. Quindi si reca a Castiglione dei Pepoli dove partecipa alla cerimonia celebrativa del 50° anniversario della Direttissima e scopre una lapide commemorativa. Di ritorno a Bologna Pertini va in forma privata a Grizzana, dove, presso il Centro di documentazione "Giorgio Morandi", incontra la sorella del grande pittore e visita la mostra L'immagine dell'Appennino: dai disegnatori dell'800 a Giorgio Morandi.dettagli
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7 settembre 1990Mostra di Giuseppe Maria CrespiSi inaugura, a cura di Andrea Emiliani, una grande mostra antologica dedicata al pittore Giuseppe Maria Crespi detto lo Spagnolo (1665-1747). E' ospitata presso la Pinacoteca Nazionale, l'Accademia di Belle Arti e Palazzo Pepoli Campogrande. L'esposizione sancisce la piena rivalutazione dell'artista, considerato “tra le personalità esemplari del Settecento”.dettagli
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24 gennaio 2009La biblioteca di San Giorgio in PoggialeIn occasione della rassegna d'arte e spettacolo Bologna si rivela, si inaugura il nuovo allestimento della chiesa di San Giorgio in Poggiale, curato dallo Studio De Lucchi di Milano. L'edificio di culto sconsacrato, acquisito nel 1992 dalla Fondazione Carisbo, ne ospita ora la biblioteca, ricca di oltre 100.000 volumi sull'arte e la storia di Bologna. Si tratta del primo polo del progettato Museo della Città (Genus Bononiae Musei), che comprende altri monumenti cittadini restaurati dalla Fondazione, quali la chiesa di Santa Cristina, Palazzo Pepoli, Palazzo Saraceni e l'Oratorio di San Colombano.dettagli
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4 maggio 2011La mostra “Bob e Nico”Nelle stanze al piano nobile di Palazzo Pepoli Vecchio, allestite dallo scenografo Giancarlo Basili, si tiene dal 5 maggio al 6 agosto la mostra Bob e Nico, ideata da Giuseppe Bertolucci e realizzata dalla Cineteca di Bologna. È dedicata all’avventura artistica e umana di Roberto Benigni e Nicoletta Braschi. I due noti attori mettono a disposizione i materiali della mostra per sostenere l’IRST, l’Istituto Romagnolo per lo Studio e la cura dei Tumori di Meldola (FO). Il recupero di Palazzo Pepoli è iniziato nel 2005 a cura dell’arch. Mario Bellini, che si è aggiudicato il concorso di idee bandito nel 2003 dal Museo della Città di Bologna. Oltre alla ristrutturazione e al ripristino della parte decorativa, è stata costruita una grande torre di vetro nella corte interna.dettagli
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28 gennaio 2012Il Museo della Storia di Bologna a palazzo PepoliApre in palazzo Pepoli Vecchio il Museo della Storia di Bologna, ultima sede del progetto “Genus Bononiae” della Fondazione Carisbo. Si tratta di un percorso culturale e artistico imperniato su alcuni edifici storici restaurati e di nuovo offerti all'uso pubblico. Tra essi Palazzo Fava, l'oratorio di San Colombano, la chiesa di Santa Cristina, la chiesa di San Giorgio in Poggiale, trasformata in biblioteca d'arte. L'antico palazzo di Taddeo Pepoli, primo signore di Bologna, fu acquistato dalla Cassa di Risparmio nel 1914. Il suo recupero è iniziato nel 2005 a cura dell'architetto Mario Bellini, vincitore di un apposito concorso di idee. Il museo, definito dal punto di vista grafico da Italo Lupi, sfrutta i grandi spazi e le numerose sale del palazzo per offrire diverse letture della storia cittadina (la forma urbis, le tradizioni popolari, l'eredità culturale), svelando le sue molteplici caratteristiche e tipicità attraverso un apparato spettacolare, fatto di strumenti multimediali, reperti storici e opere d'arte.dettagli
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29 luglio 2013Abbattuto l'ultimo muro sulla Variante di Valico dell'Autostrada A1La fresa Martina, in opera sulla Variante di Valico dell'Autostrada A1, abbatte l'ultimo diaframma della canna sud della galleria Sparvo, nei pressi di Castiglione dei Pepoli (BO), scavata in soli otto mesi, con un avanzamento record di 400 metri al mese. Realizzata in Germania, Martina (chiamata comunemente TBM o Talpa) è la mega-fresa per gallerie più grande al mondo e lavora con una velocità dieci volte maggiore rispetto alle tecniche di scavo precedenti. L'apertura della Galleria Sparvo è un passo importante per il completamento della Variante di Valico, opera ingegneristica, che, con 22 viadotti e ponti e oltre 30 km di gallerie, avrà il compito di rendere l’attraversamento degli Appennini più sicuro e veloce. L'apertura definitiva è prevista per il 2015.dettagli
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12 dicembre 2013La mostra "Sotto il segno di Alfonso Rubbiani"Dal 12 dicembre 2013 al 14 marzo 2014 si tiene, nella Biblioteca d'Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale, la mostra Sotto il segno di Alfonso Rubbiani. La salvaguardia del passato e le origini delle Collezioni della Cassa di Risparmio in Bologna. L'esposizione indaga da un lato l'influenza del pensiero di Alfonso Rubbiani (1848-1913) sulla nascita delle Collezioni della Cassa di Risparmio di Bologna. Dall'altro lato si pone come obiettivo di mettere in risalto la figura di Alfredo Baruffi (1873-1948), alias Barfredo, grafico, abile disegnatore, protagonista del liberty in Italia. Come dipendente e responsabile artistico della Cassa di Risparmio, dagli anni Trenta Baruffi cominciò a raccogliere, per conto dell'ente, testimonianze di Bologna tra Otto e Novecento, in un momento di rapido e profondo cambiamento della città. Al termine accumulò oltre 35mila pezzi, tra quadri, incisioni, disegni, fotografie, cimeli e curiosità d'altri tempi, “un patrimonio illustrativo imponente” (Beseghi), conservato in Palazzo Pepoli in attesa di essere inventariato. Nella mostra sono esposti alcuni di questi reperti, assieme a una serie di disegni, stampe, bozzetti realizzati dallo stesso Baruffi e che ne evidenziano la notevole statura artistica.dettagli
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23 gennaio 2015Sciame sismico in AppenninoUn intenso sciame sismico interessa un'area della montagna bolognese e pistoiese. Alla scossa di magnitudine 4,1 registrata alle 7,51 del 23 gennaio fanno seguito numerose scosse di assestamento proseguite anche nei giorni successivi con minore intensità. A Castiglione dei Pepoli e in altri comuni prossimi all'epicentro molta gente decide di pernottare fuori casa e le scuole rimangono chiuse.dettagli
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22 dicembre 2016Il manoscritto autografo dell' “Infinito” di Leopardi in mostra all'ArchiginnasioNella Sala dello Stabat Mater dell'Archiginnasio si tiene dal 21 dicembre 2016 al 28 febbraio 2017 una esposizione di autografi di Giacomo Leopardi. Tra essi il manoscritto dell'Infinito e l'epistola al conte Carlo Pepoli, che il poeta lesse nel Casino dei Nobili, durante la sua permanenza a Bologna nel 1826. Una parte dei preziosi reperti provengono dal comune marchigiano di Visso, colpito dal disastroso terremoto del 24 agosto 2016. Furono venduti nel 1869 all'allora sindaco di Visso Giovanni Battista Antinori Gaola dal preside del Liceo Galvani Prospero Viani (1812-1892), colui che nel 1849 pubblicò per primo l'epistolario leopardiano.dettagli
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16 giugno 2017Opere di Nicola Zamboni a Palazzo PepoliDal 15 giugno al 17 luglio si tiene a Palazzo Pepoli la mostra Nicola Zamboni. Le materie dei sogni, curata da Graziano Campanini e Pietro Di Natale.Sono esposte dodici importanti sculture di uno dei più noti artisti bolognesi contemporanei, realizzate in epoche e con materiali diversi. Esse appaiono ispirate da maestri della letteratura e dell'arte, come Calvino, Erasmo, Durer.Allievo di Quinto Ghermandi, Zamboni lavora in una grande casa-officina nella Bassa bolognese, aperta all'interesse e alla curiosità di allievi e visitatori.Le sue opere sono presenti in varie città del mondo, ma soprattutto decorano – veri e propri esempi di arte pubblica – i paesi della provincia bolognese.dettagli
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21 giugno 2018La via della Lana e della SetaSi inaugura il cammino intitolato Via della Lana e della Seta. Due gruppi di escursionisti partono in contemporanea da Piazza Maggiore a Bologna e da Piazza del Duomo a Prato per incontrarsi il 23 giugno a Castiglione dei Pepoli per una grande festa aperta a tutti. Il nuovo “trekking selvaggio”, lungo circa 130 km, attraversa alcune località dell'Appennino tosco-emiliano: Sasso Marconi, Grizzana Morandi, Castiglione dei Pepoli, Vernio e Vaiano. Può essere percorso a piedi o in bicicletta in 5-6 giorni, senza eccessiva difficoltà, su sentieri CAI contrassegnati da segnavia bianco-rossi. Si incontrano vallate, antiche borgate, parchi naturali. I punti tappa sono paesi raggiunti dai mezzi pubblici, che consentono un rapido ritorno alla base o la prosecuzione del viaggio senza eccessivo sforzo. Il nome del cammino è ispirato alle vocazioni industriali, che caratterizzarono in epoca moderna le due città agli estremi del percorso: Bologna, a lungo capitale della produzione della seta, e Prato, città della lana e del tessile.dettagli
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1 febbraio 2021“Criminis Imago”. Le foto di Breveglieri e Ferrari in S. Maria della VitaDopo un periodo di sospensione dovuto all’epidemia di Covid-19, riapre il 1° febbraio, nei locali dell’oratorio di Santa Maria della Vita, la mostra Criminis Imago. Le immagini della criminalità a Bologna, curata da Genus Bononiae Musei nella città, in collaborazione con la Procura della Repubblica, la Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri. Vengono presentate circa cento foto - in bianco e nero e in grande formato - dei fotoreporter bolognesi Walter Breveglieri e Paolo Ferrari. Sono scatti relativi alla cronaca nera della seconda metà del ‘900, con fatti bolognesi - dai misfatti della Banda Casaroli all’assassinio Nigrisoli, ai delitti del Dams - vicende di interesse nazionale - come le stragi dei treni Italicus, Rapido 904, Stazione centrale - o importanti processi giudicati in Appello e in Cassazione a Bologna. Accanto a immagini della Scientifica, sono esposti oggetti d’epoca: dalle macchine fotografiche alle divise delle forze dell’odine, mentre nel cortile del Museo della Città di Palazzo Pepoli campeggiano una Topolino del 1939 e una Giulietta del 1961 appartenute alle forze di polizia. Walter Breveglieri (1921-2000) è stato fotografo ufficiale del “Resto del Carlino” dall’immediato dopoguerra e fondatore dell’agenzia Fotowall. Dal 1970 è stato assunto alla Rai. Ha collaborato con importanti giornalisti, quali Enzo Biagi, Giorgio Vecchietti, Lamberto Sechi, Sergio Zavoli. Ha seguito la cronaca e documentato la vita sociale, lo sport e il costume italiano con rara sensibilità. Paolo Ferrari (1934-2021), decano dei reporter bolognesi, ha illustrato senza interruzione per più di trent’anni la vita della città. Ha collaborato con “Il Resto del Carlino”, “Qui Bologna” e con “Famiglia Cristiana” e ha pubblicato su numerose testate nazionali e internazionali. Si spegnerà il 3 febbraio 2021, poco dopo l’inaugurazione della mostra.dettagli
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21 gennaio 2025Il marchio De.Co. alla liuteria bologneseI liutai bolognesi Ezia Di Labio, Roberto Regazzi, Bruno Stefanini e Alessandro Urso, il Museo Civico di Medicina e la Scuola di Artigianato Artistico del Centopievese ottengono l'iscrizione nel registro De.Co. (Denominazione Comunale D'Origine). E' una certificazione che ha come scopo valorizzare prodotti tradizionali (soprattutto agroalimentari), legandoli a un territorio. Bologna ha una tradizione liutaria di almeno cinque secoli. A metà dell'800 il maestro Raffaele Fiorini (1828-1898) trasferì il suo laboratorio da Bazzano nel Palazzo Pepoli di via Castiglione. Introdusse una nuova tecnica costruttiva, lontana da quella cremonese. Nel '900 Otello Bignami (1914-1989) fondò la Scuola di Liuteria Artistica Bolognese, che accolse per la prima volta anche donne. Da Medicina giunse a Bologna il maestro Ansaldo Poggi (1893-1984), perfezionista del suono e specialista nella riparazione e restauro di strumenti antichi. I suoi violini sono stati paragonati agli Stradivari e ai Guarneri. Ancora oggi i liutai bolognesi svolgono un lavoro legato strettamente alla tradizione artigiana e producono strumenti apprezzati nel mondo.dettagli
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7 giugno 2025La mostra "Ideas from Massimo Osti" a Palazzo PepoliDal 7 giugno al 27 settembre 2025 a Palazzo Pepoli è aperta la mostra Ideas From Massimo Osti. Sono esposti prototipi, materiali d'archivio, testimonianze del designer bolognese (1944-2005), portatore di metodi innovativi nella produzione di capi di vestiario, "tra tecnologie tessili e design funzionale". Dagli anni Settanta, Osti ha cambiato la moda dei giovani, creando marchi di successo quali C.P. Company e Stone Island, caratterizzati da innovazione tecnica e grande qualità sartoriale. Il suo Studio era frequentato da creativi e artisti come Lucio Dalla e Andrea Pazienza.dettagli