Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi
Archivio di notizie sulla storia della città e del suo territorio dal 1796 ad oggi. Con riferimenti bibliografici, link, immagini.
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giugno 1809L'Arena di San LorenzoNicola Vittorio Brighenti fa costruire un anfiteatro in legno nell'orto dell'ex monastero delle Canonichesse Lateranensi, soppresso nel 1799 e utilizzato per un certo periodo come ricovero di accattoni e “miserabili di poco buon nome”. Situato all'angolo tra via Castiglione e via Castellata, è un luogo dall'aspetto dimesso, capiente e poco costoso, in sintonia con gli intenti del governo che favorisce gli spettacoli come strumenti di formazione civile. L'Arena (o Anfiteatro) San Lorenzo offre dal giugno 1809 mattinate teatrali a prezzi popolari. Avrà grande successo, ma sarà gravemente danneggiata nel 1813 da un incendio scoppiato nella vicina vetreria, installata nella chiesa del monastero. La struttura sarà demolita completamente nel 1820. Verrà ricostruita nel 1825 con il nome di Arena della Fenice su disegno dell'ingegnere Vincenzo Vannini, che le darà "un aspetto nuovo, più decoroso" (Cervellati). Proporrà, come l'Arena del Sole, spettacoli diurni a prezzi popolari e, in alternativa, farse di burattini. Nuovamente rovinata dalle intemperie, le autorità ne decreteranno la chiusura definitiva nel 1829.dettagli
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13 luglio 1818Una foca in piazza NettunoNell'estate del 1818 un articolo della Gazzetta di Bologna riferisce che in Piazza del Nettuno viene esposta una foca. La povera bestia, una novità assoluta in città, suscita grande curiosità e soddisfazione negli spettatori. Il 13 luglio questo “Mostro Marino chiamato Focca, ossia Tigre marina” dà alla luce un cucciolo di 30 libbre, che sopravviverà poche ore e sarà fatto imbalsamare dal proprietario. Spettacoli con serragli domestici, funamboli, camere ottiche, marionette a filo e burattini sono abbastanza frequenti nelle strade del centro. Il governo pontificio, volendo limitare il più possibile gli assembramenti di popolo, concederà ai conduttori ambulanti di operare solo in apposite "sale da esposizione", che sorgeranno numerose nel Mercato di Mezzo e nei rioni intorno a Piazza Maggiore.dettagli
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1822Venduto il teatro del collegio di San Francesco SaverioLo stabile in via Cartoleria Vecchia, che un tempo ospitava il teatrino annesso al Collegio dei Nobili di San Francesco Saverio, fondato nel 1634 dai Gesuiti e gestito dal 1773 dai Padri Barnabiti, viene venduto ad Antonio Brunetti. Per qualche anno, dopo la sua soppressione nel 1797, l'edificio del collegio fu utilizzato come caserma e poi affittato a diversi inquilini. Dal 1802 al 1808 nel teatro annesso, “di Ragione Nazionale”, recitarono compagnie di dilettanti. In seguito la sala fu ridotta a granaio e gli arredi venduti a Cesare Taruffi per il suo teatro in San Giorgio. Dal 1822, per alcuni decenni, lo "scassato locale", col passar del tempo sempre più declassato, ospiterà spettacoli di burattini, commedie “all'improvviso” e recite di guitti e dilettanti molto apprezzate. Un pubblico popolare vi accorrerà numeroso, portando con sè il mangiare e il bere: panini col cotechino, ciambelle e bottiglie di "vino maccherone". Nel 1830 Brunetti avvierà una profonda ristrutturazione, ampliando notevolmente lo spazio teatrale. Esso sarà corredato di tre ordini di balconate, verrà dipinto e decorato alla moda e avrà una buona dotazione scenica. Nel 1832 il proprietario chiederà di renderlo "venale", cioè di poter imporre il pagamento di un biglietto, ottenendo però risposta negativa. Nel medesimo locale il 18 febbraio 1865 inaugurerà il nuovo teatro fatto erigere da Emilio Brunetti, con l'aiuto di Gaetano Lodi e del “meccanico” Luigi Evangelisti.dettagli
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1825Il Teatro della Nosadella per le marionetteFrancesco Albertazzi costruisce un “pubblico teatrino” per le marionette “nel vasto ambiente della chiesa” di Santa Maria Egiziaca in Nosadella, risalente al XVIII secolo e appartenente, prima della chiusura nel 1810, al convento di Santa Maria della Consolazione delle monache Francescane Terziarie Penitenti. Le marionette sono una forma di spettacolo molto in voga a Bologna nell'800. In città sono attive altre sale ad esso dedicate: in via Mascarella, in via dei Giudei, nell'ex convento di Santa Maria degli Angeli. Diversamente dal più povero e plebeo teatro dei burattini, quello delle marionette è complesso e organizzato, con un vasto repertorio e “un'ampia dotazione scenica” (Mazzi). Viene portato in giro per il paese da vere e proprie compagnie teatrali, con orchestrine e cantanti. Il grande merito degli spettacoli di marionette è quello di far conoscere a un pubblico con poche risorse economiche le vicende e i personaggi del più aulico teatro dell'opera, contribuendo alla diffusione di una vasta cultura musicale anche tra le classi inferiori e nei luoghi più periferici. Capace di trecento posti, quasi sempre occupati, il teatrino di terza classe della Nosadella nel corso dell'800 ospiterà, oltre alle marionette, altri spettacoli popolari come le “tragedie con ballo eroico” di Onofrio Samoggia, le “narcisate” di Paolo Diamanti, la “marionetta in persona” Persuttino inventata da Leonardo Scorzoni. Dopo la metà del secolo la passione per le marionette andrà scemando e il locale rimarrà per diversi anni inutilizzato. Nel 1858 sarà acquistato dal parroco di San Gregorio e trasformato in laboratorio artigianale. Rinascerà nel 1876 come teatro di varietà con il pomposo nome di Teatro Nazionale.dettagli
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1848Leonardo Scorzoni e i burattini "in persona"La maschera di Persuttino Gambuzzi, primo esempio di burattino “in persona”, debutta nel teatrino di San Gregorio in via del Poggiale. E' una semplice saletta rettangolare con due ringhiere laterali a fungere da palchi, adibita soprattutto a spettacoli di marionette. Secondo la “Gazzetta di Bologna” è poco più che “un rozzo accozzamento di tavolati”. L'idea di recitare "in persona" è di Leonardo Scorzoni (1808-1885), operaio intagliatore, uomo "pieno di verve e non affatto privo d'ingegno" (Sarti) finito per gioco nel “casotto” del burattinaio Onofri. Al Persuttino seguiranno altri noti protagonisti delle farse del teatro di marionette a fili, quali Balanzone, Fagiolino, Narciso. Gli attori "burattein in persouna" reciteranno nello stile della Commedia dell'Arte, con una maschera sul volto, trucco esagerato e abiti fuori moda, proprio come le marionette o le tradizionali "teste di legno". Persuttino rimarrà attivo in San Gregorio e al teatro popolare della Nosadella fino alla scomparsa di Scorzoni, poi diventerà protagonista della commedia dialettale al Teatro Contavalli.dettagli
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28 aprile 1852Gaspare Grassellini Legato StraordinarioMons. Gaspare Grassellini (1796-1875) è nominato Legato Straordinario per le quattro Legazioni e prolegato di Bologna. E' un uomo di fiducia del Pontefice: tra il 1846 e il 1847 ha ricoperto gli incarichi di governatore di Roma e vicecamerlengo di Santa Romana Chiesa. Al suo arrivo in città viene accolto con freddezza. Dal casotto dei burattini, luogo deputato della satira popolare, Fagiolino lo nomina “porz grasslein”: maialino grassottello. Il prelato siciliano è chiamato a mettere ordine in uno dei territori più turbolenti dello stato, dove è in corso l'organizzazione dei comitati mazziniani e si preparano complotti e insurrezioni. Con l'appoggio delle truppe austriache e delle polizie degli stati vicini riuscirà a rintuzzare con efficacia i focolai di ribellione. Cercherà di guadagnarsi il favore dei notabili bolognesi e di una parte della popolazione realizzando opere pubbliche e promuovendo alcune misure fiscali. Inoltre ridurrà gradualmente lo stato d'assedio, lasciando agli Austriaci i compiti repressivi. Nonostante ciò non sarà molto amato dalla cittadinanza. Sarà ricordato per la sua “poltroneria” e il “dolce far niente" (Bottrigari) e soprattutto per l'inerzia in occasione del colera del 1855.dettagli
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30 ottobre 1856Il cardinale Viale Prelà è il nuovo ArcivescovoDopo la scomparsa di Carlo Oppizzoni, per cinquant'anni sulla cattedra cittadina, mons. Michele Viale Prelà (1799-1860) è nominato Arcivescovo di Bologna. Di nazionalità francese - è nato a Bastia in Corsica - già Nunzio apostolico in Baviera e in Austria, è molto apprezzato a Roma per come ha contribuito alla stipula del concordato tra l'Impero asburgico e la Santa Sede (18 agosto 1855). Da poco creato cardinale, il 30 ottobre prende possesso della sua nuova diocesi e nel giorno di Ognissanti fa il suo ingresso solenne nella cattedrale. Mentre in tutta la città suonano le campane a distesa e si odono salve di artiglieria, il nuovo Arcivescovo raggiunge il baldacchino di San Pietro, con al seguito sacerdoti, autorità e corpo accademico. Alla messa, celebrata “con grande musica”, si accompagna - secondo il cronista Bottrigari - una lunga e noiosa omelia. Alla fine della cerimonia, Viale Prelà si reca a piedi alla sua residenza. Affacciatosi alla finestra dell'Arcivescovado riceve un timido applauso di circostanza. L'opinione pubblica di parte liberale lo accoglie come “troppo zelante prete”. E' considerato più conservatore dell'Oppizzoni, giudizio che sarà di lì a poco confermato per il suo appoggio a ecclesiastici di orientamento retrogrado. La sua intenzione è di organizzare un partito pontificio da contrapporre a quello liberale e fondare un giornale battagliero - sarà “L'Osservatore Bolognese” - espressione di un pensiero cattolico intransigente. Dello scarso apprezzamento dei bolognesi sarà testimonianza l'epigramma affisso un giorno sul portale della Metropolitana: "Predica la sera, e predica mattina. Ma cala il pane e cresce la farina". Anche il burattinaio Filippo Cuccoli indirizzerà contro "al Viel al Prelà" (in dialetto: Il Viale Per di Là) le battute satiriche dei suoi burattini. Pur in un crescendo di contrasti con la società civile, il cardinale deciderà di portare avanti la sua “Divina Missione” e reggerà la cattedra arcivescovile fino alla morte, il 15 maggio 1860.dettagli
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3 febbraio 1869Il burattinaio Filippo CuccoliIl celebre burattinaio Filippo Cuccoli (1806-1872) apre le feste del carnevale bolognese nei panni del Dottor Balanzone, “re del Carenval di Ptrunian” (re del carnevale dei Petroniani). Oltre che del Dottore, egli è un eccellente interprete di Sandrone - Sandron Piviron dal bosch per dsotta da Modna -. Per la serata d'onore di questa maschera modenese, le fa fare l'ascensione della fune, al modo del celebre acrobatico Blondin o dei funamboli che un tempo attraversavano piazza Maggiore sulla corda. La gente, pigiata fin sulle scale di San Petronio, assiste al precario viaggio del burattino che, tirato con carrucole dal palazzo del Podestà, raggiunge il portico delle Fioraie sotto il palazzo dei Banchi, tra un tripudio di fuochi d'artificio. Un tempo Filippo faceva il banditore per il Municipio, uscendo dal portone del Palazzo a suon di tromba e gridando i bandi con la sua voce stentorea. Dal 1830 opera assieme ad Andrea Ludergnani come burattinaio in Piazza Maggiore con il suo modesto "casotto" legato ad uno degli anelli appesi ai pilastri del portico del Podestà. E' capace di impersonare tutte le maschere più celebri della commedia dell'arte, da Spadaccio a Fighett, da Flemma a Tartaglia, dal Dottore a Sganapino (Sganappein). Ogni giorno mette in scena tre diverse rappresentazioni: alla mattina vicino alla cancellata del Nettuno, al pomeriggio davanti al Palazzo del Podestà, alla sera (e d'inverno anche di giorno) sotto il Voltone del medesimo. Il Pandolfini ricorda che Il Voltone non era illuminato che dai due modesti lumi posti davanti alla bocca d'opera del casotto. Attorno alle file di seggiole che erano i posti distinti, stava il pubblico in piedi che si stringeva a ferro di cavallo. Una torma di monelli si stringeva fin sotto il teatrino ... Il vecchio burattinaio è anche solito predire la buona sorte ai contadini, che fanno ressa intorno al suo teatrino, per mezzo di un “diavoletto di Cartesio” (uno strumento scientifico di norma usato per la misurazione della pressione dei liquidi). Gli si attribuiscono, inoltre, numerose satire contro il governo pontificio. "Finire nel panierone di Cuccoli" indica, anche dopo l'Unità, la caduta in disgrazia dei politici.dettagli
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21 febbraio 1873Persuttino e Narciso maschere del teatro popolareL'impresario del teatro Contavalli mette in scena la commedia La gran cuccagna, con la maschera di Persuttino ciabattino - o Persuttino Gambuzzi, da gamboz, gambuccio, cioè la parte terminale più saporita del prosciutto - interpretata dal suo inventore, Leonardo Scorzoni (1808-1885), attore dialettale e prima burattinaio e intagliatore di cornici. Persuttino veste una lunga giubba gialla, un panciotto a fiori e delle braghe verdi di velluto. In testa ha un cappello floscio. La faccia è tonda e rubiconda con un neo vicino alla bocca e una parrucca con codino rivolto all'insù. Il suo regno è il teatro “popolarissimo” della Nosadella, secondo Bianconi "il più brutto dei teatri di Bologna", dove il pubblico può andare "in maniche di camicia". Persuttino, Salametto, Fighetto sono personaggi molto apprezzati del teatro popolare. Vengono recitati da burattini in legno e stoffa, oppure anche da attori in carne e ossa (i cosiddetti "burattini in persona"). La maschera preferita dalla gente di campagna è invece quella di Narciso, poeta del popolo, originario di Malalbergo e dal Seicento spalla del dottor Graziano, meglio conosciuto come il dottor Balanzone. Lo si vede girare per le strade a Bologna nei giorni di Carnevale. Nel suo bizzarro costume da contadino - giacchetta a righe rosse e gialle, calzoni larghi, cappellone di paglia con lunghi nastri colorati - dice "un mucchio di corbellerie" (Sarti). In teatro recita raramente una commedia intera: "arguto, vivacissimo, motteggiatore" intrattiene il pubblico tra un atto e l'altro, criticando i costumi del tempo, parodiando la vita cittadina e improvvisando rime in dialetto. Fu introdotto dal commediante modenese Luigi Riccoboni, appassionato del mestiere, autore di una storia del teatro italiano in lingua francese. Le "narcisate" (narzisat), farcite di frasi salaci e spinte, divennero nel tempo le canzoni tipiche delle feste di nozze e delle veglie invernali nelle stalle.dettagli
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1877I burattini di Angelo Cuccoli "sfrattati" dal Voltone del PodestàIl burattinaio Angelo Cuccoli (1834-1905) ha ereditato dal padre Filippo il casotto con su scritto: “Arte, scherzo, istruzione e diletto” e ha resuscitato Fagiolino, maschera antica del Cavallazzi. E' un grande Balanzone, ma il popolo lo apprezza di più quando recita Fagiolino, col suo berretto bianco e il bastone nodoso, con i lineamenti del tipico “birichino” petroniano e la parola franca e irriverente. Finire “int'el paniron d'Cuccoli” (nel panierone di Cuccoli) è diventato un modo comune a Bologna per indicare uno che cade in disgrazia o in miseria. Lo spettacolo dei burattini comincia alle 19 con la prima rappresentazione, alla quale assistono anche molti bambini. Si pagano due soldi per una sedia. Il rumoroso pubblico è tenuto a bada da sonore invettive: “Ch'av ciapa un azidòll, on alla volta” (che vi prenda un colpo, uno alla volta) è la più frequente. Nel 1877 i burattini di Cuccoli sono sfrattati dal Voltone del Podestà, in piazza Maggiore - “Tanta zent am fé la guerra, perchè me a finess par terra” - e il famoso casotto di legno, “coperto di vecchia tela” e dalla forma “assai primitiva”, sarà costretto a peregrinare per le piazze di Bologna. Uno dei luoghi di elezione sarà il nuovo mercato coperto delle erbe, situato accanto alla basilica di San Francesco. Con Angelo, che morirà in miseria come il padre, lavorerà anche Augusto Galli, orefice di professione, inventore proprio nel 1877 di Sganapino e in seguito protagonista del teatro dialettale con Alfredo Testoni.dettagli
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febbraio 1881La Fiera in piazza VIII Agosto: dal Festival al Luna Park“I baracconi delle meraviglie cominciavano ad arrivare a metà autunno, e ci restavano fino a primavera. In quei mesi la Montagnola diventava la Babele di tutte le possibilità Ed era un accorrere di gente di ogni età e ceto e, specialmente nelle ore antimeridiane, la mecca degli scolari decisi a marinare la scuola”. (G. Bianconi) La Fiera del Festival, allestita in precedenza in piazza San Domenico e in piazza Maggiore, approda nel 1881 nella piazza VIII Agosto, conosciuta dai bolognesi come la “Piazzola”. Qui, attorno al tradizionale baraccone per il ballo, sorgono un café-chantant e cinquanta botteghe fantastiche, con numerose attrazioni popolari: vi sono spettacoli di burattini, si ammirano la donna infernale e la donna Sansone, si prova la forza del pugno, del braccio e del polmone. Nel Palazzo d’Opiz si può vedere il serpente boja, mentre chi ha stomaco robusto può ammirare Tumbunciù, un lazzarone dei Mirasoli che mangia topi vivi. Sulof Sanif è una ragazzetta nera costretta a esercizi crudeli, come piegare spranghe di ferro arroventate. La Bicicì Biciciù è invece una bella ragazza che esegue la danza del ventre. Tra i divertimenti per i bambini spiccano le grandi giostre a vapore, tra le quali la Giostra d’Sandréin, “più popolare di certi monumenti nazionali”. Ginnasti spericolati fanno esercizi su trapezi aerei. Natali vende nasi finti nel "mercatino di mezzo". Con 5 centesimi si fa un giro in tram. Una fanfara invita la gente alle danze: dai rioni popolari di via San Carlo e di via delle Casse convengono abili ballerini. Sul palco si alternano attori e declamatori di zirudelle. Nel 1881 lo spettacolo è illuminato per la prima volta con l'energia elettrica (di 100.000 candele), grazie a un impianto di motrici a vapore. Una zirudela, scritta per l'occasione, ricorda che si accesero tante fiammelleche splendevano come il solee luccicavano come le stelle. Nel 1886 si terrà una grande lotteria con oltre 50.000 premi. L'edizione di maggior successo sarà quella organizzata da Antonio Fiacchi nel 1888. All'inizio del '900 la Fiera del Festival del carnevale si trasformerà in Luna Park, il luogo in cui andranno a sistemarsi tutti i "baracconi dei divertimenti": serragli, giostre, bersagli, uno accanto all'altro, "tra un baccano catastrofico di organetti, trombe ed urli". Al centro della piazza sarà installata una grande giostra a vapore, ambita da tutti i "cinni" di Bologna. La comparsa del cinematografo in Montagnola nel 1902 sarà un “avvenimento da fare accorrere la gente dai paesi vicini”. Il primo a proporre brevi filmati tremolanti e in apparenza colpiti da una fitta pioggia, sarà il Cinematografo Boker, dotato di un bel baraccone e di un “sontuoso” organo meccanico issato sul palco.dettagli
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1888Il Politeama Felsineo e i "baracconi" di Porta San MamoloA porta san Mamolo si insedia una fiera di “baracconi“, una sorta di luna park, che ospita ogni tipo di spettacolo di piazza. I Bolognesi accorrono qui anche dai rioni più lontani per passare qualche ora di divertimento e di svago. Nell'area vi sono anche birrerie e trattorie, frequentatissime soprattutto d'estate, dove "sono concerti musicali che rallegrano con discreta musica gl'intervenuti". Qui negli anni Settanta dell‘800 è stato costruito il Politeama Felsineo (o d'Azeglio), una grande arena che offre spettacoli "strani e bizzarri. Un esercito di giocolieri, di saltimbanchi, sonnambuli, fenomeni viventi, teatri meccanici" (Cenacchi). Nel 1889 vi si esibirà, con grande successo, il famoso trasformista Leopoldo Fregoli (1867-1936). Il proprietario Ivo Roatti ha eretto una "nobile facciata" con un pronao a colonne ioniche in legno intagliato e un palco di ben venti metri di lunghezza e dieci di larghezza. La fiera rimarrà in zona fino al 1910, poi al suo posto sorgerà un vivace mercatino rionale, fiancheggiato durante l'estate da un teatrino di burattini.dettagli
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7 maggio 1902Riapre il Politeama FelsineoNei pressi di Porta San Mamolo, per opera dei costruttori Ronzoni e Fregni, risorge il Politeama Felsineo (detto anche Politeama d'Azeglio). Nato nel 1877 come baraccone in legno per spettacoli di vaudeville e “cattivi prestigiatori”, in passato ha ospitato anche opere e commedie di gusto borghese e di grande successo. Nel 1881 ha preso fuoco durante le prove di una filodrammatica e allora si insinuò che l'incendio fosse doloso. Il 7 maggio 1902 è riaperto dalla Compagnia Equestre Gatti e Manetti. Fino al 1909 transitano al Politeama i migliori circhi dell'epoca, numerose compagnie di operetta e famosi illusionisti. Vi si tengono inoltre spettacoli cinematografici e incontri di lotta greco-romana. Tra gli atleti vi è il popolare Stiancon (Riccardo Giovannini), eroe dell'atletica pesante di inizio secolo. Particolare successo ha la compagnia di Giovanni Grasso, un attore ben noto per la rappresenzazione di scene "di inaudita violenza con verismo terrificante" (Giacomelli). Dal 1888 al 1910 nella piazza di Porta San Mamolo è presente una sorta di Luna Park, con numerosi "fenomeni viventi", animali esotici e i più svariati numeri dello spettacolo di strada. E' presente anche un teatro di burattini di forte richiamo, dove operano i burattinai Raffaele Fabbri, detto Stuffì, e Guglielmo Jaboli.dettagli
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21 marzo 1903Via Indipendenza nuovo "corso" di BolognaTra la nuova via Indipendenza e piazza VIII Agosto vi sono in primavera ben cinque attrazioni spettacolari. Nella piazza c'è il Politeama bolognese, con Angelo Cuccoli e i suoi burattini. Nel Teatro del Pincio opera il Gran Circo equestre ungherese Enders, illuminato dalla luce elettrica. All'Eden si tengono le prime proiezioni del cinematografo Lumière e spopola il café chantant, con la celebre danzatrice Bartho, stella dei locali parigini. L'Arena del Sole presenta spettacoli all'altezza della sua fama. Nello sferisterio c'è il gioco del pallone. Da alcuni anni quello bolognese è l'ultimo campo di gioco a chiudere. Al termine dei campionati vi si radunano i migliori atleti italiani per giocate appassionanti, spesso con finalità di beneficenza. Oltre che il centro degli spettacoli, via Indipendenza diventa, in questo periodo, il vero corso di Bologna per la passeggiata domenicale e per il ritrovo delle maschere durante il carnevale, prendendo il posto di via Santo Stefano.dettagli
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23 maggio 1904I burattini "in persona" all'Arena PopolareI burattinai bolognesi decidono di lasciare i loro casotti e di recitare “in persona” il loro repertorio, rivitalizzando la Commedia dell'Arte. Sorge, tra via Castellata e via Rialto, in un pallaio da bocce ribattezzato Arena Popolare, un frequentato teatro all'aperto, dedicato alle recite a soggetto. E' decorato da Desiderio Fontana (1879-1924), bravo Sganapino, ma anche abile intagliatore di “teste di legno” e notevole scenografo, autore di bellissime scene dipinte su teloni sulle baracche e nelle arene della città. Tra i burattini viventi, diretti inizialmente da Angelo Cuccoli, vi sono Oreste Fabbri, Argene Borghi, Raffaele Fabbri, detto Stuffifi, e lo stesso Fontana. L'esperimento non avrà però molto successo e la compagnia dei burattinai-attori si scioglierà poco dopo. La recitazione improvvisa scomparirà prima della grande guerra con l'affermarsi del cinematografo.dettagli
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9 febbraio 1905Muore il burattinaio Angelo CuccoliMuore Angelo Cuccoli (1834-1905), il principe dei burattinai bolognesi. Corrado Ricci ha lasciato un bel ricordo dei suoi burattini: “Dalle pareti pendono parecchi burattini appesi dalle sottane, col capo e le braccia a penzoloni. Però quella malvagia pena è soltanto imposta ai burattini di bassa condizione; i burattini altolocati nella stima del pubblico, riposano pigiati in una cassa di legno ... Passò a mostrarmi le maschere più note nel bolognese e nelle città finitime. Erano il dottor Ballanzone, Fagiolino, Flemma, Sganapino, Tabarrino, Sandrone e altre ancora ...” La famiglia Cuccoli - prima di Angelo il padre Filippo (1806-1872), eccellente interprete del Sandrone modenese - ha deliziato i bolognesi per oltre settanta anni dalla baracca posta d'inverno sotto il Voltone del Podestà e d'estate in piazza San Francesco. “Prodighi dispensatori di petroniana giocondità”, i Cuccoli hanno portato al successo la maschera di Fagiolino, il tipico facchino o "birichino" bolognese, col berretto bianco, un neo sulla guancia e il bastone sempre in mano: un sempliciotto furbo e manesco, che sfida i potenti e trasforma tutto in burla. La maschera è stata inventata all'inizio dell'Ottocento dal Cavallazzi, che forse si è rifatto al Bertoldo di Giulio Cesare Croce. Il suo inseparabile compagno Sganapino, invece, è una creazione di Augusto Galli, allievo e continuatore dei Cuccoli. Ormai stanco e ammalato, negli ultimi anni Angelo ha formato una compagnia di burattini "in persona", cioè di burattinai che recitano all'improvviso, come gli attori della Commedia dell'Arte. Nel 1919 nel cimitero della Certosa sarà collocata una lapide in memoria dei due Cuccoli, Filippo e Angelo. L'epigrafe dettata da Oreste Trebbi menzionerà la Casa del Soldato, dove durante la grande guerra opereranno a lungo per beneficenza i loro allievi Augusto Galli e Giulio Gandolfi.dettagli
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7 febbraio 1907L'Opera dei Ricreatori Popolari Cattolici di don MariottiIl 7 febbraio un decreto del cardinale Domenico Svampa approva lo statuto dell'Opera dei Ricreatori Maschili Popolari Cattolici, promossa da don Raffaele Mariotti insieme ad altri sacerdoti della diocesi. I ricreatori, che hanno come fine raccogliere “i giovani figli del popolo, togliendoli dai pericoli della via e dalle male e funeste compagnie”, si ispirano in parte al modello delle Scuole notturne di don Bedetti. Nel 1890 don Mariotti, allora cappellano di Santa Maria Maddalena, desideroso di offrire qualche passatempo buono e utile ai giovani operai al termine della loro faticosa giornata di lavoro, organizzò le prime attività sotto il portico di via Zamboni. Qui faceva divertire i ragazzi con passeggiate, spettacoli di burattini e tombole. Dava loro anche un po' d'istruzione e dottrina e li incoraggiava al bene. Dopo averli ospitati per un periodo in Santa Maddalena, ottenne dal Priore la sede della Compagnia del Santissimo Sacramento. Qui crebbe il nucleo della sua opera e i giovani più affezionati ne divennnero la Sezione Anziani. Con l'aiuto di alcuni benefattori don Raffaele acquistò un prato in via Vezza per i giochi all'aperto e le attività sportive e nel 1893 un immobile in via Mascarella. Altri ricreatori sorsero in vari rioni cittadini: nei primi mesi del 1894, con l'aiuto di don Ignazio dell'Eva, cappellano di S. Isaia, fu avviato quello della zona Saragozza, che portò poi all'acquisizione di una casa con cortile in via Frassinago 24. Qui nascerà la Salus e il bel campo da calcio, che sarà della Fortitudo. Il terzo ricreatorio fu inaugurato in Santo Stafano nell'autunno 1899, il quarto nel 1902 in via San Felice. Da allora "il grido lieto" dei ragazzi si innalzò davvero "ai quattro canti della città". Per la sua straordinaria attività nell’ambito dei ricreatori popolari nel 1900 don Mariotti fu oggetto di “furenti attacchi” da parte della “Gazzetta dell’Emilia”. Nel seno dell'Opera dei Ricreatori iniziò ad agire, dal 1901, anche la Società Ginnastica Fortitudo.dettagli
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25 agosto 1907Vanno di moda i romanzi d'appendice di ZévacoIl 25 agosto all'Arena del Sole la compagnia Renzi-Gabrielli presenta Il Ponte dei Sospiri, commedia tratta da un romanzo di Michel (Michele) Zévaco (1860-1918). Il teatro appare gremito “di quel bel pubblico schiettamente popolare, la cui anima semplice sa vibrare all'unisono come una corda tesa”, avendo come unica pretesa “il trionfo dell'innocenza unito al castigo dei colpevoli”. I romanzi di cappa e spada di Zévaco, pubblicati in appendice sul "Resto del Carlino", contribuiscono alla fortuna del giornale, che i lettori a volte comprano solo per leggere la puntata. Costituiscono un fatto di costume senza precedenti soprattutto presso il basso popolo, che ne ha decretato lo strepitoso successo. Oltre che al teatro della compagnia di Severino Renzi e Lina Gabrielli, le trame dello scrittore corso - Rigoletto, I Borgia, Nostradamus, L'Heroine e molti altri - passeranno anche al cinema e ai casotti dei burattini. Ex ufficiale divenuto giornalista militante anarchico, Zévaco ha fondato nel 1898 il giornale della Lega Anticlericale Francese. E' uno dei sostenitori di Alfred Dreyfus. Dal 1906 i suoi romanzi storici appaiono in appendice anche sul quotidiano francese "Le Matin".dettagli
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21 marzo 1909Il “Fittone” di Umberto TirelliIl 21 marzo esce il primo numero della rivista umoristica “Il Fittone”, che si dichiara “testimone della vita bolognese”. È disegnata da Nasica, ma soprattutto da Umberto Tirelli (1872-1945). Caricaturista spietato di origine modenese, già presente in alcune fortunate pubblicazioni satiriche, Tirelli sarà autore nel 1917 de I Protagonisti, albo caricaturale sui regnanti d’Europa, pubblicato dall’editore Formiggini, che avrà grande successo nel 1918 al Concorso internazionale della caricatura di Londra. Sarà però soprattutto conosciuto per il suo Teatro Nazionale delle teste di legno: porterà, infatti, in giro per l’Italia oltre trecento burattini di cartapesta raffiguranti tutti i protagonisti della vita politica e culturale del suo tempo, da Giolitti a D’Annunzio, da Mascagni alla Duse. Dopo il trasferimento nel 1908, Tirelli abiterà a Bologna e lavorerà nello studio da lui stesso arredato e decorato su un’altana di via Montegrappa. Rimarrà però sempre legato alla città natale e per sua volontà, dopo la morte nel 1954, sarà sepolto nel cimitero modenese di San Cataldo.dettagli
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20 giugno 1915La Casa del SoldatoSu iniziativa di don Antonio Bottoni è aperta in via San Vitale n. 40 la Casa del Soldato. Presidente è nominato il conte Francesco Cavazza. Tra i consiglieri vi è il Rettore dell'Università Vittorio Puntoni. Nel vasto piazzale, ricavato nel giardino che fu della contessa Martinetti, sono installati vari padiglioni con tavoli e sedie, che ospitano le iniziative estive. Vi si svolgono spettacoli e concerti per i militari feriti, in licenza o in riserva dal fronte di guerra e si presta ogni tipo di assistenza, anche legale (saranno oltre 130.000 le pratiche trattate). Tra gli intrattenimenti più graditi vi sono le recite dei burattini, in cui sono impegnati artisti come Augusto Galli, Giulio Gandolfi - autori di oltre 500 rappresentazioni - Dina Galli e Amerigo Guasti, attori affermati. Il pubblico dei soldati “folto, pieno di giovinezza, di forza, di vita” partecipa con passione, applaudendo e fischiando sonoramente. Alla “massa pigiata nel mezzo della platea” si accompagnano grappoli umani “in equilibrio su ogni sporgenza”. D'inverno le attività si spostano nei locali del Circolo Galvani in via Zamboni (Palazzo Malvasia) o nel Teatro Contavalli. E' aperta una scuola elementare per soldati analfabeti e più avanti saranno avviati un corso tecnico per la licenza superiore, un corso di stenografia e corsi di lingua per i soldati stranieri. Si presteranno come insegnanti volontari anche professori universitari, come il celebre matematico Salvatore Pincherle. Nel 1918 il corso per analfabeti sarà ospitato nell'aula Carducci dell'Università. Oltre 400 soldati otterranno la licenza elementare e superiore. Dopo il trasferimento in via Castiglione, nelle sale di Palazzo Pepoli, la benefica istituzione continuerà ad operare fino al 30 giugno 1920 con finanziamenti privati e pubblici. Una nuova Casa del Soldato, dotata di un teatro da 3.500 posti, sarà aperta nel 1925 in via Castelfidardo.dettagli
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1916Burattinai bolognesi al fronteAlcuni burattinai bolognesi sono chiamati al fronte per allietare i soldati a riposo dopo i combattimenti e i turni in trincea. Raffaele Ragazzi, famoso per i suoi spettacoli al Foro Boario, otterrà addirittura la benemerenza di cavaliere, mentre Ciro Bertoni, soldato del 221° fanteria, sarà ritirato dalla prima linea su proposta del suo capitano, per mettere in scena commedie di burattini nel santuario francescano di Kostanjevica (Castagnevizza). Gualtiero Cavardini, Oreste Labanti, Giuseppe Mazzoni, Ferdinando Mannelli saranno altri burattinai bolognesi impegnati per l'esercito. Gaetano Chinelato, il migliore Sganapino del suo tempo, porterà i suoi fantocci presso gli Alpini del battaglione Edolo al Monte Magno e presso i fanti dell'84° reggimento a Passo Buole. L'idea dei burattini al fronte è venuta al comandante del battaglione Alpini in cui milita il ten. Vittorio Podrecca, l'inventore del Teatro dei Piccoli. Lo spettacolo dei burattini metterà di buonumore i militari anche nelle retrovie. A Bologna rimarranno famosi gli spettacoli di Galli e Gandolfi alla Casa del Soldato. Anche i feriti ricoverati negli ospedali saranno a volte allietati dalle prodezze delle "teste di legno".dettagli
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6 febbraio 1923Le teste di legno di Tirelli al Teatro VerdiIl 6 febbraio al Teatro Verdi si esibisce la compagnia di burattini di Umberto Tirelli (1871-1954), chiamata Teatro Nazionale delle Teste di legno. Le maschere, con le teste a grandezza naturale e la fisionomia dei personaggi del mondo artistico e politico più in vista del periodo, sono disegnate magistralmente dall'illustre caricaturista modenese. Il sipario si apre con un prologo di Alfredo Testoni - Tirelli ha collaborato al giornale satirico "Il Marchese Colombi" da lui fondato a Modena - seguito dalla tragicommedia Il Teatro sperimentale, ossia Amleto. La sera seguente si recita con grande successo Il sogno di Fagiolino: il celebre burattino, accompagnato da Dante, incontra all'Inferno alcuni controversi protagonisti della cultura italiana, da F.T. Marinetti a Umberto Notari, da D'Annunzio a Benedetto Croce. Residente da tempo a Bologna, Tirelli è, assieme a Nasica, il principale testimone grafico della vita cittadina. Collabora con numerosi giornali umoristici, come il "Fittone" e il "Giornale delle Beffe", oltre che con il "Resto del Carlino". Le sue caricature sono spesso spietate, capaci di rivelare con precisione, con "atroce rassomiglianza" (Cervellati), difetti e caratteristiche dei personaggi ritratti.dettagli
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1929Il Teatro dei Piccoli in via NosadellaRiapre i battenti, col nome di Teatro dei Piccoli, il politeama di via Nosadella. Edificato all’inizio del XIX secolo nella chiesa del soppresso convento di Santa Maria Egiziaca, e ribattezzato nel 1876 come Teatro Nazionale, il teatrino della Nosadella "lungo, stretto, affumicato, disselciato, sudicio" e scarsamente illuminato, offriva soprattutto proiezioni e spettacoli di varietà.Era il teatro popolare bolognese per eccellenza, regno incontrastato di Leonardo Scorzoni, ideatore della maschera di Persuttino.I popolani accorrevano numerosi per assistere a "drammoni truculenti", portandosi dietro il mangiare: "le crescentine e i fiaschi di vino entravano a sporte ed erano in giro prima e durante lo spettacolo" (Bianconi). Spesso scoppiavano liti e battibecchi fra spettatori e attori.Nel modesto "teatrucolo" aveva esordito, a fianco della madre Chiarina Castelli, la più nota attrice dialettale bolognese, Argia Magazzari.La sala sarà riadattata nel 1929 e per alcuni anni vi si svolgeranno quotidianamente spettacoli di burattini, fino alla trasformazione negli anni Trenta in cinematografo.Dopo l'abbattimanto definitivo delle vecchie strutture, nel marzo 1957 sarà inaugurato qui il Cinema Nosadella, uno dei più eleganti di Bologna.dettagli
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novembre 1929Il Festival dei BurattiniNei locali del Dopolavoro Ferroviario si svolge il Festival dei Burattini, primo concorso fra i burattinai bolognesi organizzato dalla Fameja Bulgneisa. Vi prendono parte nove coppie, tra le quali quella di Bruno Lanzarini con il fratello Guido. Tutte le coppie devono rappresentare la commedia d'obbligo El papagal dla Fleppa (Il pappagallo della Filippa) dialogata da Augusto Galli, che fa parte della giuria assieme a Alfredo Testoni, Oreste Trebbi, Sebastiano Sani, Augusto Majani e Ivo Luminasi. Risulterà vincente la coppia di Aldo e Giorgio Rizzoli con la commedia Le 99 disgrazie di Fagiolino per prendere moglie, seguita dalla coppia di Giuseppe Mazzoni e Mario Barbetti con I due Balanzoni. Nel suo comunicato finale la commissione elogierà la Fameja Bulgneisa per il suo “sincero amore alle tradizioni bolognesi, le quali devono essere rinverdite e rinnovate perché l'anima della vecchia Bologna, rivivendo coi modi dei tempi nuovi, mantenga intatta la propria genialità, nell'arte e nella vita”.dettagli
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25 settembre 1930Il Teatro dei Piccoli di Vittorio PodreccaIl pubblico bolognese accorre entusiasta al teatro del Corso per le recite del famosissimo Teatro dei Piccoli di Vittorio Podrecca (1883-1959), considerato un “miracolo d'arte e di tecnica marionettistica” (Cervellati). Allo spettacolo pomeridiano, al quale assiste anche il ministro Federzoni, metà delle persone accorse devono essere rimandate indietro, perché la sala è strapiena. Il sorprendente teatro di Podrecca opera dal 1914 a Roma nelle ex scuderie di Palazzo Odescalchi, ma compie anche tournée in Italia e all'estero. Comprende centinaia di marionette e burattini, impegnati nella rappresentazione di opere musicali, commedie, balletti, spettacoli da circo. Il repertorio operistico va dalla Serva Padrona di Pergolesi, alla Cenerentola di Rossini, quello comico prevede riduzioni di Goldoni, Molière e altri famosi drammaturghi. La compagnia si avvale della collaborazione di artisti, quali il compositore bolognese Ottorino Respighi, gli scrittori Trilussa e Testoni, i pittori futuristi Balla, Depero e Prampolini, autori di scenografie e costumi.dettagli
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22 marzo 1935Muore l'autore dialettale Alberto MassoneMuore dimenticato in una clinica psichiatrica di Imola Alberto Massone, che si firmava Il Marchese Cagnara. Dopo il debutto nel 1894 sul giornale umoristico “E' permesso?”, è stato l'unico tra gli scrittori dialettali a dedicarsi quasi esclusivamente ai burattini, per i quali ha scritto commedie deliziose e dialoghi brillanti. Con lui le “teste di legno” sono divenute ironici commentatori della vita pubblica bolognese. Massone ci ha tramandato in particolare uno straordinario Fagiolino, superiore, secondo Oreste Trebbi, anche a quello di Angelo Cuccoli.dettagli
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1949Muore Augusto Galli, attore dialettale e burattinaio, erede dei CuccoliMuore Augusto Galli, “primo fra gli attori petroniani”. Era orafo di professione, ma burattinaio per passione. Aveva cominciato nel 1872 a recitare con Angelo Cuccoli, poi era passato nella compagnia di Testoni. Dal 1888 al 1906 fu una delle colonne della Compagnia Comica Bolognese. La prima volta che apparve in un "casotto" in qualità di burattinaio fu nel 1916, assieme a Giulio Gandolfi e Dina Galli, in spettacoli per beneficenza alla Casa del Soldato. Beniamino del pubblico del teatro dialettale, sarà ricordato soprattutto come inventore della maschera di Sganapino Posapiano, compagno inseparabile del più "facinoroso" Fagiolino, e di quella di Sior Tonin Bonagrazia. Il burattino appare come un ragazzetto dal viso “ridente e colorito”, con un lungo naso all'insù e un cappello a cono dotato di grande visiera. Veste una modesta giubba a quadretti e parla con voce in farsetto, intercalando sproloqui e stupidaggini: un personaggio, a detta del suo creatore, senza angosce e complessi, che serve soprattutto "a far ridere il pubblico e divertirlo" (Cervellati).dettagli
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14 aprile 1951Il Concorso Nazionale dei BurattiniL'Ente Provinciale del Turismo e l'E.N.A.L. organizzano dal 14 al 21 aprile al Teatro della Ribalta in via D'Azeglio il Concorso Nazionale dei Burattini. Compagnie provenienti da varie città italiane contendono il primo premio ai più quotati burattinai di Bologna. Risultano vincitori ex aequo Olga Lampe Minelli con la parodia Circo Equestre e il bolognese Ciro Bertoni (1888-1956), burattinaio e mago prestigiatore del “Teatro dei sapienti burattini”, con la commedia La Fata benefica. In particolare la commediola musicale della Lampe Minelli, insegnante elementare romana e animatrice di pupazzi artistici da lei stessa costruiti, è una vera sorpresa per il pubblico bolognese e ottiene entusiastici consensi dai grandi e dai piccoli.dettagli
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1976Il teatrino dei burattini di Demetrio PresiniNell'ex Sala Borsa apre il “Teatréin di burattéin” di Demetrio Presini (1918-2002), primo e forse unico teatro stabile dei burattini. La sua attività durerà 14 anni. Erede di Gualtiero Mandrioli, con il quale ha cominciato a lavorare nel 1950 nella piazzetta di San Giuseppe, Presini è un ottimo Sganapino. Si costruisce da solo i burattini e riprende i copioni dai famosi Cuccoli. Ha fondato la prima compagnia nel 1957, recitando con Romano Dainelli in piazza VIII Agosto, vicino allo Sferisterio. Poi si è esibito nella zona di Porta D'Azeglio, sul luogo in cui, all'inizio del '900, era presente il Politeama Felsineo. Dal 1968 ha collocato un casotto in piazza Trento Trieste. Una parte di quello spazio gli sarà intitolato dopo la morte. Nel giugno 1969 il suo teatrino è apparso sotto il Voltone del Podestà, nello spazio un tempo occupato dai Cuccoli. Nel 1990, dopo la chiusura della Sala Borsa, Presini si trasferirà al Circolo dei Dipendenti ATC in via San Felice, quidi al Centro Anziani di vicolo Paglietta. Nel 2018, per il centenario della sua nascita, il burattinaio Riccardo Pazzaglia, suo erede, riporterà in Sala Borsa il Teatréin e allestirà una mostra di burattini e foto in suo onore.dettagli
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luglio 1988“Bologna Sogna” anche al manicomioLa rassegna estiva Bologna Sogna coinvolge alcuni palazzi storici con spettacoli e concerti. Nell'ex manicomio Roncati, dove si tengono concerti jazz, è ricostruito un piccolo museo della follia, con alcuni pezzi storici, come la macchina dell'elettroshock e la gabbia ferrata. Vi si svolge anche una pièce teatrale scritta da Francesco Freyre, con Antonio Albanese che compie una sorta di visita guidata attraverso le sofferenze e la disperazione dei malati di mente. A Palazzo Poggi è possibile assistere in luglio all'ultimo concerto del famoso Quartetto Cetra. Mentre i comici e le letture di prosa spopolano all'Archiginnasio, nel chiostro di San Domenico si tengono concerti sacri e nel cortile di palazzo Re Enzo spettacoli di burattini. Alla vigilia di ferragosto la rassegna chiude in piazza Maggiore con il Festival della canzone dialettale bolognese.dettagli
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16 luglio 2014Mons. Giovanni Catti riceve il premio "Turrita d'argento"Mons. Giovanni Catti (1924-2014) riceve il premio “Turrita d'Argento”. Pedagogista e sacerdote cattolico, si è laureato in teologia all'Università del Laterano. La sua tesi è stata pubblicata nel 1969 con il titolo Esclusione e liberazione. Allievo del card. Lercaro, amico e discepolo di don Giuseppe Dossetti, ha seguito le loro orme. Ha partecipato alla preparazione del Concilio Vaticano II, si è occupato di catechesi dei bambini e degli adolescenti, ricoprendo anche l'incarico di direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano e redigendo la prima edizione del Catechismo dei Bambini. E' stato parroco nella chiesa di San Benedetto, in via Indipendenza. Pacifista convinto e promotore di numerose iniziative di educazione alla pace, è stato rettore dell'Università della Pace "Ernesto Balducci" di Forlì-Cesena, favorendo l'incontro con le comunità "altre": musulmane, rom, ecc. Dal 1957 è assistente ecclesiastico degli scout (ASCI e poi AGESCI). E' abituato ad esprimere le sue riflessioni anche in forma di favole e poesie o nella maniera dei cantastorie. Non è quindi strano trovarlo socio fondatore e poi rettore dell'Università dei Burattini di Sorrivoli, una associazione nata nel 1992 a Bologna per sostenere questa antica e gloriosa forma di teatro. Don Catti morirà pochi giorni l'assegnazione del premio, il 26 luglio 2014.dettagli
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25 gennaio 2020Mostra di burattini in ArchiginnasioDal 25 gennaio al 10 marzo presso l'Archiginnasio si tiene la mostra Burattini a Bologna. Le maschere raccontano, sulla storia di questa particolare forma di teatro popolare e prezioso patrimonio della cultura locale. Sono esposti i burattini dei principali personaggi del teatro bolognese - Fagiolino, Sganapino, Balanzone - nelle versioni di vari intagliatori e burattinai. Essi sono accompagnati da disegni e schizzi di Wolfango Peretti Poggi (1926-2017), in parte utilizzati nel libro di Riccardo Pazzaglia, burattinaio di ultima generazione, sulla storia delle “teste di legno”. Sono esposte inoltre fotografie, copioni, appunti provenienti dagli archivi dei burattinai Angelo Cuccoli (1834-1905) e Augusto Galli, conservati presso la biblioteca. Completano la mostra maschere e disegni della commedia dell'arte e della favola Alice nel Paese delle Meraviglie, mirabilmente illustrata da Wolfango in un album di grande formato.dettagli