Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

Archivio di notizie sulla storia della città e del suo territorio dal 1796 ad oggi. Con riferimenti bibliografici, link, immagini.

30 giugno 1944

Le operazioni Wallenstein

I comandi tedeschi lanciano sull'Appennino emiliano e toscano, dove le formazioni partigiane hanno consolidato la loro presenza, diverse operazioni di rastrellamento con l'obbiettivo di riprendere il pieno controllo della fascia territorale alle spalle della Linea Gotica.

Le truppe nazifasciste - 5-6.000 uomini - pongono posti di blocco lungo tutto il perimetro delle zone interessate, in particolare sulle strade di transito, e posizionano numerose postazioni di artiglieria pesante. Quindi attaccano le brigate partigiane con più battaglioni di soldati da varie direzioni, nel tentativo di accerchiarle.

Dirette dal gen. Walter von Hippel, responsabile della contrerea basata a Salsomaggiore (PR), più operazioni vengono lanciate a partire da giugno, prendendo il nome da Albrecht von Wallenstein (1583-1634), condottiero delle armate cattoliche durante la Guerra dei Trent'anni.

La Wallenstein I inizia il 30 giugno e colpisce la zona tra i passi del Cerreto e della Cisa, la Wallenstein II si svolge tra il 18 e il 29 luglio nelle valli del Taro e del Ceno, la Wallenstein III, infine, travolge la Repubblica di Montefiorino, nel medio Appennino tra Modena e Reggio, dal 30 luglio al 7 agosto.

Le operazioni Wallenstein rappresentano “un salto di qualità nella strategia tedesca di controguerriglia” (Pelini, Fulvetti). Sono utilizzati reparti della Luftwaffe e della Flak e forze di polizia. Vi sono anche le truppe italiane della X MAS e della GNR.

Le brigate partigiane subiscono pesanti perdite e vengono in parte disperse. Attrezzature e armamento sono lasciati sul terreno. Nel corso delle operazioni avvengono stragi diffuse e la cattura di centinaia di civili, destinati al lavoro coatto in Germania.

Nel territorio di Monte Fuso, a est del Passo della Cisa, nel corso della Wallenstein I vengono uccise decine di persone, tra renitenti, sfollati, anziani e anche disabili. Il bilancio nel Parmense è di 156 vittime civili e di 70 caduti partigiani. Cascine e paesi sono saccheggiati e bruciati. Una parte della popolazione viene deportata. 

Per tutto il mese di luglio il campo sportivo di Bibbiano è utilizzato come campo di smistamento degli uomini tra i 18 e i 55 anni rastrellati nel corso dell’operazione. In quei giorni vi sono rinchiusi dai 500 e i 1.000 uomini. Dei circa 2.550 catturati circa 1.100 saranno condotti a Verona e poi in Germania.

Tra il 4 luglio e il 5 agosto nell'Appenino reggiano, durante il grande rastrellamento, si contano oltre cinquanta vittime in uccisione sparse, "senza discriminazione di età o provenienza"

Per lo storico Romano Battaglia l'Operazione Wallenstein III è "il più grosso combattimento campale fra nazifascisti e partigiani della Resistenza italiana".

La zona occupata dalle brigate partigiane modenesi e reggiane è messa a ferro e fuoco. I comuni di Villa Minozzo e Toano subiscono distruzioni e saccheggi. Dopo la caduta di Montefiorino le forze della Resistenza si sbandano completamente.

Con l’Operazione Wallenstein III termina la prima fase della Resistenza sull’Appennino. Le formazioni partigiane verranno ricostituite con nuove modalità “solo dopo la metà di agosto 1944” (C. Cecchetti).

Approfondimenti
  • Club Alpino Italiano, I sentieri per la libertà. Itinerari per conoscere le montagne della Seconda guerra mondiale e della Resistenza, Milano, Corriere della Sera, 2015, p. 306 (ebook)
  • Cominciare con la Resistenza. Saggi di storici esordienti sul 1943-1945, a cura di Lorenzo Bertucelli e Valerio Romitelli, Roma, Carocci, 2006, p. 75
  • Deportazione e internamento militare in Germania. La provincia di Modena, a cura di Giovanna Procacci e Lorenzo Bertucelli, Milano, UNICOPLI, 2001, p. 479
  • Mirco Dondi, La resistenza tra unità e conflitto. Vicende parallele tra dimensione nazionale e realtà piacentina, Milano, B. Mondadori, 2004, pp. 195-197
  • Maurizio Fiorillo, Uomini alla macchia. Bande partigiane e guerra civile. Lunigiana 1943-1945
    Roma-Bari, GLF editori Laterza, 2010
  • Lutz Klinkhammer, L'occupazione tedesca in Italia. 1943-1945, Torino, Bollati Boringhieri, 1993, p. 356
  • Serena Lenzotti, La zona libera di Montefiorino. Luoghi della Resistenza nell'Appennino modenese-reggiano, Modena, Artestampa, 2009, pp. 53-54
  • Il libro dei deportati, ricerca del Dipartimento di storia dell'Università di Torino diretta da Brunello Mantelli e Nicola Tranfaglia, promossa da ANED, Associazione nazionale ex deportati, Milano, Mursia, vol. 2: Deportati, deportatori, tempi, luoghi, a cura di Brunello Mantelli, 2010, p. 478 sgg.
  • La politica del massacro. Per un atlante delle stragi naziste in Toscana, a cura di Gianluca Fulvetti e Francesca Pelini, Napoli, L'ancora del Mediterraneo, 2006, p. 65, 93
  • La politica del terrore. Stragi e violenze naziste e fasciste in Emilia Romagna. Per un atlante delle stragi naziste in Italia, a cura di Luciano Casali e Dianella Gagliani, Napoli-Roma, L'ancora, 2008, p. 121
  • Sentieri partigiani della provincia di Parma. Itinerari della memoria nell'Appennino parmense, Parma, Tipolitografia Stamperia, stampa 2006
  • Claudio Silingardi, Una provincia partigiana. Guerra e Resistenza a Modena, 1940-1945, Milano, Angeli, 1998, p. 287
  • Massimo Storchi, Anche contro donne e bambini. Stragi naziste e fasciste nella terra dei fratelli Cervi, Reggio Emilia, Imprimatur, 2016
  • Massimo Storchi, Sangue al bosco del Lupo. Partigiani che uccidono partigiani. La storia di Azor
    Reggio Emilia, Aliberti, 2005, p. 17, 21
  • Storia della Resistenza in Toscana, a cura di Marco Palla, Roma, Carocci; Firenze, Regione Toscana, Consiglio regionale, vol.1., 2006, p. 262
  • Le stragi nazifasciste in Toscana, 1943-45, Roma, Carocci, vol. 4: Guida archivistica alla memoria. Gli archivi tedeschi, a cura di Carlo Gentile, 2005, p. 112
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