La liberazione di Vicchio pagata a caro prezzo
“Erano cinque semplici e poveri figli del popolo, vissuti sempre fra la quiete dei loro campi, lassù in Mugello, lontano da tutti; mai avrebbero sognato che giù, a valle, nel marciume della città e del gran mondo, potessero esistere tante ingiustizie ed iniquità” (don A. Beccherle)
Formazioni partigiane provenienti da Gattaia e dal monte Giovi occupano militarmente il paese di Vicchio nel Mugello, famoso per aver dato i natali a Giotto e a Beato Angelico. L'azione ha come scopo di allentare la repressione nelle fabbriche fiorentine scese in sciopero il 3-4 marzo.
I "ribelli" sconfiggono i miliziani fascisti e entrano nella casa del fascio, poi si impadroniscono dell'ufficio postale e della caserma dei carabinieri, dove si riforniscono di armi e sequestrano la radio.
La notizia della "prima liberazione" di Vicchio farà scalpore. Il fatto sarà riportato anche da Radio Londra.
La repressione scatterà poco dopo: verranno inviate squadre di camicie nere, che costringeranno i partigiani a ritirarsi dal paese.
Da marzo a luglio la zona subirà continui rastrellamenti, che porteranno alla cattura di cinque renitenti, fucilati il 22 marzo al Campo di Marte di Firenze dalla famigerata banda Carità.
Il 10-11 luglio a Padulivo, nel comune di Vicchio, si consumerà un eccidio a seguito di una imboscata a un reparto di SS. Sul luogo dell’attentato saranno fucilate 11 persone.
Altri cento catturati verrenno interrogati e poi rilasciati, tranne quattro uomini e tre donne. Gli uomini saranno prima usati per requisire bestiame e poi a loro volta uccisi.
- Comune di Vicchio (FI) - Foto: Giovanni Baldini - 2021 - Creative Commons - Attribuzione 4.0
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