L'Arcivescovo se ne va in incognito
“Parocchi si illuse di tenere Bologna tutta in una mano, e di essere in grado di governarla senza difficoltà. Se egli avesse conosciuta davvero Bologna, città temperata e universitaria per eccellenza, che s’inchina volentieri all’ingegno, egli avrebbe potuto, non urtandola, dominarla facilmente. Ma bisognava far divorzio dagli eccessivi”. (”Gazzetta dell’Emilia”, 13 marzo 1888)
Accertata l’impossibilità di ottenere l’exequatur - il permesso reale a prendere possesso della diocesi - e stante l’ostilità di gran parte dei notabili bolognesi, a quattro anni dalla sua nomina, il card. Parocchi (1833-1903) decide di farsi da parte.
Dopo una prima richiesta di esonero non accettata, lascia la città in incognito. Alcuni mesi dopo sarà ufficialmente dispensato dal Papa.
I liberali e gli stessi cattolici conservatori si mostrano soddisfatti per la partenza dell’Arcivescovo, considerato “fra i più caldi avversari delle istituzioni partie, fra i più ferventi e operosi mestatori della politica vaticana” e più volte vivamente contestato con “imponenti manifestazioni” per le strade.
Dagli intransigenti, invece, la sua presenza è subito rimpianta: “La tristezza dei tempi ci ha privati di un arcivescovo che sarebbe stato sempre la gloria e l’onore di questa sede nobilissima, come lo è stato nei pochi anni che abbiamo avuto la fortuna di possederlo”.
- Cronaca contemporanea, in: “La Civiltà Cattolica”, serie XI, 11 (1882), p. 228
- Amedeo Donati, Le monache cappuccine in Bologna, Bologna, Tip. Sordomuti, 1928, p. 134
- Giampaolo Venturi, Episcopato, cattolici e comune a Bologna, 1870-1904, Bologna, Istituto per la storia di Bologna, stampa 1976, pp. 116-118