Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi

Archivio di notizie sulla storia della città e del suo territorio dal 1796 ad oggi. Con riferimenti bibliografici, link, immagini.

22 ottobre 1872

Fiumi in piena. Disastro nell'Oltrepo mantovano

Nel mese di ottobre gran parte dell'Italia è sconvolta da violenti nubifragi, piene e straripamenti di fiumi. 

Vasti allagamenti sono provocati dal Po e dai suoi affluenti nel Pavese, nelle provincie di Parma e Cremona. Nel Bolognese tutti i fiumi sono in piena e si verificano sormonti e rotte degli argini. 

Il 22 ottobre la piena del Panaro è "elevatissima". Quella del Reno segna oltre due metri sopra il livello di guardia all'idrometro di S. Prospero.

Riccardo Bacchelli descrive, nel romanzo Il Mulino del Po, il timore per le piene minacciose dei due fiumi in contemporanea al Po: la città di Ferrara "spaurita aspetta l'acqua da un'ora all'altra; si son barricate porta Reno e porta Po, le più esposte; la gente affolla giorno e notte le strade".

A Pontelagoscuro si chiudono le vie del paese. La piena trascina alcune barche del ponte di chiatte. Vi sono rotture in golena nelle possessioni Forti e Camerini.

Da Polesella viene questa testimonianza: “Abbiamo passata notte infernale. Continui allarmi, campane a stormo. Sul ferrarese pioggia, fulmini, un finimondo. L'aurora portò un po'di calma nelle idee. Alle nove di questa mane due ondate del Po traversarono l'argine alla località Ponte-Sostegno ... Siamo al disopra di quanto i nostri vecchi avevano segnato all'idrometro. Ora si calcola di avere m. 3,20 sopra guardia, 27 centimetri al di sopra della massima piena del 1868. E’ inevitabile una disgrazia”.

Il disastro maggiore si verifica nell'Oltrepo mantovano, a causa di due rotte del Po sull'argine destro. Quella del 23 ottobre tra il Secchia e il Panaro a Ronchi, presso Revere, è la più grave. 

Il territorio compreso tra l'argine destro del Secchia, l'argine del Po e l'argine sinistro del Panaro viene sommerso e le acque raggiungono i 7 metri di altezza nelle zone più depresse.

"Chi dal ponte di Panaro presso Bondeno avesse riguardato la gran valle - è il racconto di uno dei testimoni - sarebbe rimasto inorridito alla vista dell'immensa superficie d'acqua interrotta da comignoli, da cime d'alberi e da natanti masserizie".

Numerose abitazioni vengono distrutte e una buona parte degli abitanti deve rifugiarsi nei paesi vicini e sugli argini per parecchie settimane. La rotta sarà chiusa solo nel gennaio successivo e in aprile  i terreni più bassi saranno ancora allagati.

Nel febbraio 1873 Quirico Filopanti descriverà la "compassionevole" situazione delle donne "sotto quelle loro capannuccie aperte al vento" mentre accudiscono ai lavori domestici o preparano "presso un fumoso fuoco fatto di sterpi raccolti nella golena del fiume il frugale pasto di polenta per la povera famigliola".

Approfondimenti
  • Atti del Collegio degli ingegneri ed architetti di Bologna, Bologna, Tip. Gamberini e Parmeggiani, 1883, p. 63
  • Riccardo Bacchelli, Il mulino del Po, vol. 2: La miseria viene in barca, Milano, A. Mondadori, 1995, p. 655
  • Alfredo Comandini, L'Italia nei cento anni del secolo XIX, 1801-1900, giorno per giorno illustrata, continuata da Antonio Monti, Milano, Vallardi, 1900-1942, vol. 5: 1871-1900, p. 142
  • Inondazioni, in: "Giornale di Padova", n. 196, 24 ottobre 1872, p. 2
  • Un Po di carte. La dinamica fluviale del Po nell'Ottocento e le tavole della Commissione Brioschi, a cura di Ireneo Ferrari e Maurizio Pellegrini, Reggio Emilia, Diabasis, 2007, pp. 16-18, 48
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