Il gen. Manfredo Fanti e la Lega militare dell'Italia Centrale
“Manfredo Fanti Cavaliere Senatore del Regno, Generale d'Armata, Ministro della Guerra di Vittorio Emanuele II insorse contro la tirannide di Francesco IV d'Este, pugnò le battaglie della libertà sui campi ispani e lombardi, fu tra i vincitori alla Cernaja, organizzò mirabilmente l'esercito dell'Italia Centrale e sconfitte in 18 giorni le mercenarie orde straniere liberò l'Umbria e le Marche dal giogo clericale”. (lapide a Palazzo Pio - Carpi)
Il governi provvisori dell'Italia centrale - già Ducati di Parma e Modena, Legazioni e Granducato di Toscana - costituiscono una unione militare.
Marco Minghetti - portavoce dell'opinione di Cavour - e Luigi Carlo Farini riescono a convincere il dittatore della Toscana Ricasoli, che teme una dura reazione degli stati cattolici europei.
La Lega militare dell’Italia Centrale è considerata un deciso passo verso l'effettiva unificazione dei quattro stati aderenti e una premessa dell'annessione al regno sabaudo.
Ogni governo si impegna a formare un contingente dell’Armata dell’Italia Centrale. Viene riunito “un rispettabile esercito, appoggiato a fortificazioni anch'esse rispettabili” (Marcelli). Bologna è tenuta a mantenere, equipaggiati e pronti, circa 7.000 soldati.
Il comando delle truppe della Lega è affidato a Manfredo Fanti (1806-1865), uno dei più validi generali dell'esercito sabaudo, reduce dalle battaglie della II guerra di Indipendenza.
Giuseppe Garibaldi, generale della Divisione toscana, viene scelto come vice comandante e il colonnello Luigi Mezzacapo è nominato capo di stato maggiore. Il quartier generale è stabilito a Modena. Il 12 dicembre sarà trasferito a Bologna.
L’esercito della Lega sarà operativo dal 24 settembre. Nel giro di pochi mesi verrà organizzato un corpo di quasi 50.000 uomini. Il lavoro svolto da Fanti tra l'ottobre 1859 e il gennaio 1860 sarà di fondamentale importanza per la nascita del futuro esercito italiano.
Nel gennaio 1860 il comandante riceverà da Cavour, tornato al governo, l'incarico di Ministro della Guerra e della Marina. Il suo principale compito sarà l'incorporazione dell'esercito dell'Italia centrale nell'Armata sarda, che sarà completato il 25 marzo 1860.
- Palazzo Ducale (MO)
- Palazzo Pio - Carpi (MO)
- Aldo Berselli, Dai moti del 1848 al plebiscito del 1860, in: Storia illustrata di Bologna, a cura di Walter Tega, Milano, Nuova Editoriale Aiep, 1990, vol. IV., p. 18
- Paolo Bolognesi, Dalla Rivoluzione francese al governo delle Romagne, Ferrara, Edisai, 2009, pp. 132-137
- Enrico Bottrigari, Cronaca di Bologna, a cura di Aldo Berselli, Bologna, Zanichelli, 1960-1962, vol. II, p. 496, 498
- Camillo Caleffi, La Lega Militare dell'Italia centrale, in: Il 1859-'60 a Bologna, Bologna, Calderini, 1961, pp. 199-213
- Alfredo Comandini, L'Italia nei cento anni del secolo XIX, 1801-1900, giorno per giorno illustrata, continuata da Antonio Monti, Milano, Vallardi, 1900-1942, vol. 3: 1850-1860, p. 1320
- Giancarlo (?) Ferri, Le origini di Bologna, s.l., Edizioni Studio, s.d., p. 208
- Lilla Lipparini, Il convegno di Pratolino, in: Il 1859-'60 a Bologna, cit., pp. 348-349
- Umberto Marcelli, Dal commissariato di Massimo D'Azeglio al governatorato di Leonetto Cipriani, in: Il 1859-'60 a Bologna, cit., p. 195
- Federico Guglielmo Mariani, Paulo Fambri da patriota a scrittore di opere militari (1848-1897), in: "Studi storico-militari", 1998, p. 267
- Renato Eugenio Righi, Manfredo Fanti. La Lega militare dell'Italia Centrale e le annessioni (1859-60), in: Strenna della Fameja bulgneisa. 1959, Bologna, Scuola grafica salesiana, 1958, pp. 40-44
- Nerio Zanardi, Capitoli bolognesi della storia d'Italia. Da Irnerio a Carducci, Bologna, Patron, 1997, p. 398