La città a fumetti

Chiesa di San Giacomo Maggiore

Dove
piazza Rossini, Bologna

La costruzione della chiesa fu cominciata nel 1267 dai frati Agostiniani e terminata nel 1315. Nel 1343 furono costruite l'abside e le cappelle radianti del deambulatorio.  Il tiburio crollò nel 1562 e fu rifatto da Antonio Terribilia. Il portico laterale su via Zamboni fu ricostruito a spese pubbliche da Giovanni II Bentivoglio ...
L'interno è a una sola navata con tetto a travature scoperte. Fu rifatto alla fine del '400 da Pietro da Brensa per volere della famiglia Bentivoglio. I signori di Bologna, che avevano poco distante il loro splendido palazzo, favorirono molto la chiesa di San Giacomo e vi costruirono la loro cappella di famiglia.


> Corrado Ricci e Guido Zucchini, Guida di Bologna, con aggiornamenti di Andrea Emiliani e Marco Poli, nuova ed. illustrata, San Giorgio di Piano, Minerva edizioni, 2002, p. 169


> Bologna e provincia, a cura di Giancarlo Bernabei, Bologna, Santarini, 1995, p. 92


 

e ancora ...

La chiesa ha 35 altari e cappelle ricche di opere d'arte: tra esse la Conversione di S. Paolo di Ercole Procaccini (1573), la pala della Madonna con il Bambino e Santi di Bartolomeo Passarotti (1565), che si firmava disegnando un passero, le Nozze mistiche di Santa Caterina d'Alessandria di Innocenzo da Imola (1536), il San Rocco di Ludovico Carracci. La cappella Poggi fu costruita dal cardinale Giovanni Poggi, proprietario del palazzo di via Zamboni oggi sede dell'Università. Fu architettata e affrescata da Pellegrino Tibaldi con storie di San Giovanni Battista. Tra le cappelle del coro spicca la cappella Bentivoglio. Acquistata da Annibale nel 1445, fu rifatta qualche anno più tardi da Pagno di Lapo Portigiani da Fiesole. Contiene uno dei quadri più belli di Bologna: la pala della Madonna con Bambino in trono con santi e angeli di Francesco Francia (1494). Nella parete di destra una tela di Lorenzo Costa mostra la famiglia Bentivoglio in adorazione della Madonna. A sinistra sempre il Costa dipinse nel 1490 il Trionfo della Fama e della Morte. Tra le altre cappelle, da segnalare quella con la Presentazione al Tempio, capolavoro del Samacchini (1575) e la Cappella Maggiore con dipinti del Laureti. Dietro la chiesa di San Giacomo vi è l'oratorio di santa Cecilia, che contiene meravigliosi affreschi dipinti nel 1506 da Amico Aspertini, Lorenzo Costa e Francesco Francia.


> Luigi Bortolotti, Bologna dentro le mura. Nella storia e nell'arte, Bologna, La grafica emiliana, 1977, pp. 160-165


 

Il cardinale Bessarione aveva imposto severe leggi contro il lusso e quando vide arrivare verso San Pietro il corteo di nozze (di Sante Bentivoglio e Ginevra Sforza), sfavillante di oro e gemme e piume e broccati, fece sbarrare le porte del tempio in segno di protesta scomunicando i presenti (e le presenti) per il lusso esagerato delle vesti e degli ornamenti. Lo sposo, che era anche il Signore di Bologna, non se la prese più di tanto e fece dirottare il corteo verso San Giacomo dove i "buoni" frati celebrarono quelle nozze proibite, anche se nel far questo incorsero pure loro nella scomunica.


> Tiziano Costa, Chiese di Bologna. Storia, arte e cronaca, Bologna, Costa, 2009, pp. 77-78


 

Piazza Verdi, "croce e delizia del centro cittadino", cuore della vita universitaria e non solo. Fu uno dei punti caldi della contestazione degli anni ‘60-'70. Le fotografie del Settantasette la ritraggono occupata dai blindati della polizia e dalle barricate fatte coi carrelli del ristorante Il Cantunzein, saccheggiato dai manifestanti dopo la morte dello studente di Lotta Continua Francesco Lorusso. In quegli anni al centro della piazza si innalzavano i tre "totem" di Arnaldo Pomodoro, usati come bacheche per annunci e messaggi, come punto di incontro e di riposo, come colonne di sostegno al grande tendone del convegno di settembre contro la Repressione. Il principale edificio della piazza è il teatro comunale, sorto sulle rovine del grande palazzo Bentivoglio. Il lato meridionale è dominato dal retro della chiesa di San Giacomo Maggiore chiuso da un tratto di muro della cerchia dei torresotti, l'unico oramai rimasto.


> Touring club italiano, Bologna, Milano, TCI, 2008, p. 153