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Dalla Cronologia

Accadde oggi, 21 aprile.

immagine di Pellegrinaggio al muro di piazza Nettuno
21 aprile 1945
Pellegrinaggio al muro di piazza Nettuno
Nel giorno della Liberazione i parenti dei partigiani, vittime delle rappresaglie nazifasciste, cominciano ad appendere le immagini dei loro cari sul muro del palazzo comunale in piazza Nettuno, abitualmente utilizzato per le fucilazioni e chiamato dagli stessi fascisti “il posto di ristoro dei partigiani”. Qui i cadaveri dei giustiziati erano lasciati a lungo esposti come monito alla popolazione. Come testimoniato dall'animatore dei Gap Secondo Negrini "I tedeschi e i fascisti avevano abolito tutte le leggi, anche quelle del più duro regime militare, e governavano con i plotoni d'esecuzione e con le torture. Erano belve senza pietà. I nostri venivano attaccati agli uncini di piazza Nettuno con il collo e poi li lasciavano appesi anche molto dopo la morte. I fascisti chiamavano quel luogo “il posto di ristoro” dei partigiani". Alla fine degli anni '40 si avrà una prima sistemazione dell'Altare del popolo (o Ara dei Martiri), con la creazione di un lungo tabellone coperto da un vetro. Il progetto definitivo sarà portato a termine nel 1955, in occasione del decennale della Liberazione, ad opera dell'architetto Giuseppe Vaccaro, e inaugurato il 25 aprile di quell'anno dall'on. Giuseppe Saragat. Nel Sacrario saranno menzionati - e quasi tutti effigiati - 2.052 dei 2.064 partigiani caduti nei venti mesi dell'occupazione nazista. Nell'area centrale saranno ospitate le Medaglie d'oro al V.M. In basso, in sedici formelle più grandi, saranno collocate fotografie scattate tra il luglio 1943 e l'aprile 1945.
immagine di La liberazione di Bologna
21 aprile 1945
La liberazione di Bologna
“Le belle, memorabili giornate sono sempre baciate dal sole. Ed anche quel sabato, 21 aprile, il sole non mancò all’appuntamento ...” (S. Soglia) Alle 6 dei mattino del 21 aprile entrano in città da est le prime unità combattenti alleate: sono le avanguardie del 2° Corpo Polacco dell'VIII Armata, al comando del generale Wladislaw Anders. La colonna è preceduta da due staffette della 7a Gap “Gianni”: Wilma Limacci e Teresa Ronchi, che fungono da guide. Alle 8 giungono da sud i reparti avanzati della 91a e 34a divisione USA, dei gruppi di combattimento italiani "Legnano" (battaglione bersaglieri "Goito"), "Friuli", "Folgore" e una parte della brigata partigiana “Maiella”, comandata dal ten. col. Ettore Troilo e aggregata all'VIII Armata. I soldati italiani sono stati fermati alle porte della città per dare la precedenza a quelli polacchi, che vedono così riconosciuti i sacrifici sostenuti nella campagna militare lungo lo stivale. Intanto alcuni gruppi di partigiani hanno preso possesso dei principali edifici pubblici e controllano le strade del centro. Si teme l'azione dei cecchini o di qualche reparto nemico ritardatario. L'occupazione del quartiere universitario è affidata ai combattenti dell'VIII brigata “Masia” di Giustizia e Libertà, guidati da Pietro Foschi e Tristano Colummi. Il cappellano militare polacco don R. Giovanni Grzondziel fissa sulla cima della torre Asinelli una grande bandiera con i colori - bianco e rosso - della sua Polonia. I bersaglieri del btg Goito sfilano in via Rizzoli tra due ali di folla festante. Piazza Maggiore diventa a popo a poco un grande parcheggio di mezzi militari alleati. Ovunque la popolazione bolognese accorre ebbra di gioia e circonda i soldati liberatori. Un testimone ricorderà: “Rapidamente le strade si animarono di migliaia e migliaia di cittadini, che diedero vita a una festa indimenticabile, fantastica. La gente, a un tratto, riprese il gusto di ridere, di urlare, di chiamarsi, di fare dei salti e di baciarsi ...” Alle 9,30 il cardinale arcivescovo Nasalli Rocca entra in municipio da una porta secondaria e incontra i comandi polacco e americano, esprimendo la sua soddisfazione per l'incolumità della città. Nella tarda mattinata il presidente del CLN regionale Antonio Zoccoli, il prefetto Gianguido Borghese e il sindaco designato Giuseppe Dozza si affacciano alla folla dal balcone di palazzo d'Accursio. Le nuove autorità accolgono gli ufficiali alleati. Dozza fa loro firmare la prima pagina del nuovo libro d'onore del Comune. Il generale Anders saluta l'ex podestà Agnoli, intervenuto per passare le consegne alla nuova amministrazione, come il primo fascista da lui conosciuto. Dozza invece lo congeda in modo sbrigativo. Lasciato libero di allontanarsi dal palazzo comunale, sotto la protezione di padre Innocenzo Maria Casati, sarà ospite per qualche tempo del convento di San Domenico.
immagine di Raid nautico da Ravenna a Bologna
21 aprile 1925
Raid nautico da Ravenna a Bologna
La Scuola Nautica “Casa Matha” di Ravenna organizza un tentativo di raggiungere Bologna in barca dal capoluogo romagnolo. Si vuole affermare la possibilità di un collegamento fluviale tra le due città - con la speranza che venga riattivata in futuro la navigazione di “barconi da carico di parecchie centinaia di tonnellate” - servendosi del sistema di canali che attraversa la bassa pianura Padana. Tre bolognesi partecipano all'impresa: Alberto Mario Perbellini, il fotografo Aldo Camera e il Tenente di Vascello Arnaldo Calori (1892-1950), direttore della Scuola. Una lancia equipaggiata a remi e a vela parte da Porto Corsini il 21 aprile e giunge alla Darsenetta del Navile presso il Ranuzzino il 26 successivo, dopo un viaggio avventuroso avversato dal maltempo. All'arrivo i protagonisti del raid vengono festosamente accolti dalle autorità, dai rappresentanti delle società sportive bolognesi e da numeroso pubblico. Attraverso i canali Zama, Longana e Navile gli allievi della “Casa Matha” hanno percorso circa 190 chilometri, dovendo affrontare anche una improvvisa piena del Reno. La presenza di chiuse e sbarramenti li ha costretti a trascinare la barca in secco per lunghi tratti. Nel 1924 una scolaresca di bambine ha percorso il Navile da Corticella al castello di Bentivoglio in gita d'istruzione, mentre nel 1928 sarà organizzata un'altra storica navigazione per i soci della Fameja Bulgneisa.
immagine di Gemellaggio tra Bologna e Coventry
21 aprile 1984
Gemellaggio tra Bologna e Coventry
Il gemellaggio tra Bologna e Coventry (UK) rimanda al comune destino di città martoriate dai bombardamenti aerei durante la seconda guerra mondiale. Centro di produzione di armamenti nelle West Midlands inglesi, Coventry venne devastata dagli aerei della Luftwaffe il 14 novembre 1940 (Coventry Blitz). "Coventrizzare" divenne da allora sinonimo di "radere al suolo". Gemellata a Coventry è anche la città tedesca di Dresda, colpita da uno spaventoso bombardamento alleato il 14 febbraio 1945, con più di 30.000 morti accertati.
immagine di Straripano i torrenti nella Bassa bolognese
7 marzo 1973
Straripano i torrenti nella Bassa bolognese
Il maltempo imperversa in Emilia-Romagna. Tra il 7 e l’8 marzo a Ravenna la rete dei fossi non riesce più a smaltire l’acqua. Si allagano migliaia di ettari di terreno fra città e campagna. Nella provincia di Bologna la zona tra Crespellano e Pragatto e quella di Sant’Agata Bolognese vengono sommerse dallo straripamento di alcuni corsi d’acqua. Più ad est il torrente Ghironda interrompe la strada statale Persicetana. Si verificano esondazioni di canali anche presso Galliera e Budrio. Il torrente Gaiana esce a Medicina, interrompendo la statale per Ravenna. Un altro canale tracima tra Imola e Massa Lombarda. La zona di Medicina è stata colpita già in gennaio dalla esondazione del torrente Sillaro nei pressi di Buda, con allagamento di vari ettari di terreno nelle campagne.
immagine di Grande frana sul Monte Vigese
15 marzo 1852
Grande frana sul Monte Vigese
Alle 8 del 15 marzo una grande frana di oltre 24 ettari, staccatasi dal Monte Vigese, nel comune di Camugnano, piomba sulla piccola borgata di Rio, seppellendo alcune case, assieme a 24 persone e a una settantina di capi di bestiame. Un intero podere del beneficio parrocchiale di Vigo, slittato per quasi due chilometri, si arresta nei pressi della chiesa di Verzuno, poco lontano dal torrente Limentra. I soccorsi portati subito dopo la catastrofe, dal parroco e da alcuni abitanti del luogo, risultano vani: la zona appare completamente spianata e non lascia trasparire nulla delle precedenti abitazioni. E' rinvenuto solo il corpo di una donna tra le macerie di una casa situata a lato della frana. Il Governatore di Castiglione de' Pepoli ordina subito l'evacuazione del borgo di Mercatale, egualmente minacciato, provvedendo a ricoverare alla meglio persone e animali nei paesi vicini.
immagine di Giuseppe Galletti coinvolto nella "cospirazione romana"
1 maggio 1844
Giuseppe Galletti coinvolto nella "cospirazione romana"
Dopo l'intercettazione, da parte della polizia, di alcune lettere e di una cambiale di 700 scudi, raccolti dal Comitato bolognese per finanziare una insurrezione nella capitale, l'avvocato Giuseppe Galletti (1798-1873), uno dei capi del movimento di opposizione liberale, viene arrestato e tradotto dopo pochi giorni a Roma. Contro di lui, contro suo cugino Angelo Rizzoli (1809-1873) e i loro complici romani è celebrato un processo per cospirazione, che li vede sostenere una difesa debole e che si conclude il 21 agosto 1845 con una sentenza severa. Galletti e gli altri capi della rete insurrezionale sono condannati al carcere a vita, pena che l'avvocato bolognese sconterà fino all'amnistia del 1846, concessa da Pio IX ai condannati politici. Dopo la sua liberazione, ricoprirà importanti incarichi governativi e militari sia nei governi laici di Pio IX, che durante la Repubblica Romana.
immagine di La lettera di Andrea Costa "Ai miei amici di Romagna"
27 luglio 1879
La lettera di Andrea Costa "Ai miei amici di Romagna"
Nella lettera Ai miei amici di Romagna, pubblicata il 27 luglio sul giornale “La Plebe” di Lodi, il leader anarchico Andrea Costa (1851-1910) propone di accantonare le prospettive rivoluzionarie e insurrezionali immediate, per puntare al radicamento del movimento socialista tra le masse popolari. Noi ci racchiudemmo troppo in noi stessi e ci preoccupammo ... della composizione di un programma rivoluzionario, che ci sforzammo di attuare senza indugio, anziché dello studio delle condizioni economiche e morali del popolo e dé suoi bisogni sentiti e immediati ... Si tratta di una svolta clamorosa in direzione di un socialismo "possibile", di tipo legalitario: "essere un partito d'azione", afferma Costa, "non significa voler l'azione ad ogni costo e ad ogni momento. La rivoluzione è una cosa seria". Costa "importa dal movimento europeo la sua svolta" (Albonetti): una fase critica profonda fa seguito alla sua partecipazione al Congresso di Gand (1877), dove pure ha affermato la sua avversione al parlamentarismo. Importante è anche l’influenza di Anna Kuliscioff (1855-1925), che con lui ha stabilito "una totale coincidenza di idee e di sentimenti" e che conosce bene la letteratura del socialismo tedesco.  Dal 1878 è maturata la scelta di accettare la battaglia elettorale e di sviluppare l'azione politica socialista in una duplice direzione: ottenimento di riforme in Parlamento e mobilitazione di massa come strumento di pressione sul governo. Considerando il grande ascendente di Costa sui militanti internazionalisti, la lettera Ai miei amici di Romagna - che pure provocherà “sorpresa, sdegno, ire, invettive e minacce” da parte di molti compagni - è “un fatto decisivo per la storia del movimento operaio italiano” (Arbizzani).
immagine di Palazzo Legnani poi Pizzardi
Palazzo Legnani poi Pizzardi
  • @ Legnani poi Pizzardi
Iniziato nel 1587, su progetto di F. Terribilia e F. Guerra come residenza senatoria della famiglia Legnani, l'edificio si arricchì verso il 1677 di uno scalone costruito da Gabriele Chelini. Nel cortile si trovano due copie di centauri romani, opera di P. Tadolini, cui si deve anche l'Ercole con divinità fluviali (1765) nella nicchia costruita da suo fratello Francesco. Sulle porte dell'atrio, busti di G. M. Mazza. L'esterno fu ammodernato da A. Zannoni nel 1868-69; nelle sale, decorazioni coeve di A. Guardassoni, G. C. Ferrari, A. Muzzi, G. Lodi.
immagine di Chiesa dei Ss. Gregorio e Siro
Chiesa dei Ss. Gregorio e Siro
  • @ Ss. Gregorio e Siro
Costruita nel 1532-35 dai canonici di San Giorgio in Alga di Venezia, passò nel 1676 ai Chierici Regolari Ministri degli Infermi. Nel 1780 vennero rifatte la facciata e le volte da Angelo Venturoli. La torre dei Ghisilieri venne trasformata nell'attuale campanile nel 1532. All'interno si conservano affreschi nella volta di L. Samoggia e A. Guardassoni (1868) e dipinti di D. Calvaert sull'altar maggiore (1581), C. Procaccini, A. Carracci (1584-85), L. Carracci, L. Massari, G. L. Valesio, F. Torelli, J. A. Calvi, G. Pedretti.
immagine di Compagnia dell'Arte dei Brentadori
Compagnia dell'Arte dei Brentadori
  • @ dell'Arte dei Brentadori
I trasportatori del vino con la brenta ebbero qui la loro prima sede. I brentadori erano gli unici autorizzati a svolgere questa attività di trasporto e, all'occasione, avevano anche il compito di spegnere gli incendi. La compagnia è stata attiva dalla prima metà del XIII secolo fino alla fine del XIX secolo.
immagine di Salara
Salara
  • @ Salara
L'edificio risale al 1783-85; era un tempo adibito a magazzino del sale, in prossimità dello scalo dell'antico porto della città, che fu progettato da Jacopo Barozzi detto il Vignola, nel 1548. E' stato il più importante punto di approdo del sistema dei canali, in uso fino al XVIII secolo.
immagine di Ugo Brilli
Ugo Brilli
Nasce il 7 agosto 1855 a Bologna. Suo padre è caffettiere e affittuario di un modesto appartamento in via Vinazzetti. A sedici anni deve abbandonare le scuole dei Barnabiti per aiutare la famiglia. Si guadagna da vivere facendo lo scritturale. Ama però la letteratura e fa di tutto per continuare gli studi umanistici interrotti. Una borsa di studio lo aiuta a completare il liceo, poi partecipa al concorso per una delle sei borse di seicento lire messe a disposizione nel 1873 dalla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna. In questa occasione incontra Giovanni Pascoli: Una fresca mattina dei primi dell'ottobre 1873 entravo lento e pensoso sotto il portico del Bibbiena, che è l'atrio esterno del Comunale di Bologna, quando un giovinetto, alto, smilzo, con aria di collegiale sperduto che veniva su da via dei Castagnoli, attirò curiosamente i miei occhi. Avvicinatici, egli guardò me, io lui: forse dai reciproci sguardi guizzò un lampo di simpatia ... Entrambe risultano vincitori del concorso. Attraverso Brilli, Pascoli conosce anche Severino Ferrari, con il quale inizia un'amicizia "tanto più intensa profonda affettuosa", e i tre ragazzi diventano assidui dei corsi di Carducci, accompagnando spesso il professore, anche dopo le lezioni, nelle sue passeggiate sotto i portici e nelle soste al caffè. Piuttosto basso, rotondo, con gran baffi, era buffo assai ... di famiglia popolana e bolognesissimo, e certe volte, quando non c'era altro modo per rimettere di buon umore il Carducci, e quei figlioli a vederlo corrucciato stavano muti e cauti, allora ... il Brilli, con quei gran baffi, si metteva a recitare passi della Divina Commedia in dialetto bolognese; e se il Carducci gridava: "Taci, taci sciagurato" ... la battaglia era vinta. (M. Valgimigli) La sua ammirazione per il professore-poeta sfiora a volte la cortigianeria e gli amici non mancano di rimproverarlo: Una volta che Carducci lesse in aula una delle sue Odi Barbare, uscendo, uno degli studenti, Ugo Brilli, amico di Pascoli, gridò in bolognese: "E' un uomo superiore: gli altri possono impiccarsi tutti!". Giovanni proprio non la mandò giù e, inviperito, si rivolse all'amico ribattendo: "Perchè dici che quando Carducci fa una bella poesia gli altri devono impiccarsi tutti? Impiccati tu, io non m'impicco davvero!". (G.L. Ruggio) Anche per Ferrari, dopo l'uscita dei suoi Bordatini, usa parole adulatorie: Tu sei un nuovo, un grande astro che sorge sopra il cielo d'Italia. Non è arte la tua, è poesia, è perfezione. Brilli si laurea con Carducci nel 1878 e per qualche tempo insegna al Ginnasio municipale "Guido Guinizelli" di Bologna. In seguito si trasferisce a Novara e Lodi. Collabora a periodici quali "Don Chisciotte" e "Rivista d'Italia". Sul periodico "Preludio" lancia una difesa delle Odi barbare di Carducci.  La sua polemica sulla rivista "Pagine sparse" di Bologna con il Doctor Veritas, cioè Leone Fortis, della "Illustrazione italiana", è all'origine del poemetto satirico Il Mago di Severino Ferrari, stampato nel 1884 da Sommaruga. Il Ferrari aveva dato al Brilli il soprannome di Mago, celebrando le gesta di lui in un poema , che non finiva mai, e che credo non sia stato, né sarà mai finito. D'allora in poi il Carducci chiamò sempre il Brilli con il nome di Mago, o Maghetto; e questo nome dava spesso occasione ai suoi scherzi. Il soprannome è ispirato ai versi di una sua poesia giovanile: Bella signora, s'io fossi Merlino,Merlino possente incantator ... L'ingegno elevato ed arguto di Brilli lo rende caro al Carducci, con il quale collabora alla compilazione delle Letture italiane, "scelte e ordinate per le scuole superiori", la prima sistematica antologia scolastica italiana. Pubblicato nel 1883, il libro ha grande diffusione e contribuisce alla fortuna dell'editore Zanichelli. E il Brilli fu Uguccione il contrabbandiere, fu il maghettaccio Uguccione. Fu sua gloria collaborare col Carducci alle famose Letture e insieme il suo tormento con quel pungolo del Carducci alle spalle. Lettera a Zanichelli: "Stia col pungolo addosso a Brilli, che ari bene". Lettera alla moglie: "Se fosse venuto il maghetto, ti prego, bastonalo". Il volume da lui curato delle Tragedie di Vittorio Alfieri inaugura nel 1889 la Biblioteca scolastica dei classici italiani, diretta da Carducci per l'editore Sansoni di Firenze. Dal 1885 è docente al Liceo "Mamiani" di Roma e poi al "Tasso". Nel 1894 è nominato Provveditore agli Studi e inviato in varie città italiane, concludendo la sua carriera a Lucca. Nel 1901 rende omaggio a Carducci, per il 40° del suo magistero: Due cose contrassegnano la vita del Carducci a Bologna: la solitudine, quasi sdegnosa, e la profonda applicazione negli studi; la modestia e la semplicità paesana di tutte le sue abitudini. Vi è una toccante testimonianza di Lorenzo Viani del suo ultimo periodo di vita: Dopo quarantacinque anni di insegnamento Ugo Brilli prese commiato dalla Scuola e si ridusse in Viareggio: il mio paese. Rasi i baffi serotini, che un dì gli valsero il soprannome di Mago, il viso glabro aveva del canonico accigliato; quasi cieco, incerto nell'incedere, ma grave, con la fronte a larghe bozze, aculeata di ciglia aspre, su cui sgrondava un cappelluccio fioscio e leggero, il Vecchio faceva sosta all'Orione. Nella piccola mescita intestata al figlio di Poseidone, tra i discorsi senza costrutto veruno e senza fondamento, egli doveva affliggersi, chè assumeva degli atteggiamenti disperati, ora serrandosi la fronte con ambo le mani, ora lasciando cadere la testa pesante sul petto ... Muore a Viareggio il 24 agosto 1925.
immagine di Alfredo Testoni
Alfredo Testoni
Nasce a Bologna in via San Felice l’11 ottobre del 1856. Inizia a scrivere giovanissimo. Debutta il 27 gennaio 1877 al teatro del Corso con la farsa Lucciole per lanterne. Le sue prime prove hanno “un esito freddino”. L’anno seguente la commedia dialettale in due atti Al trop è trop riceve applausi e buone critiche al teatro Contavalli. Nel 1880, durante un incontro al Caffè dei Cacciatori, Testoni, Giannetto Bacchi, Antonio Fiacchi e Oreste Cenacchi decidono di fondare un giornale umoristico. Per il titolo si ispirano all’espressione di un cameriere: “Ehi!, ch’al scusa”. Al grande successo della rivista contribuisce in modo determinante la vena umoristica di Fiacchi, con le firme del Sumarein del ruscarol e del Sgner Pirein. Nel 1881 l’Accademia Francesco Albergati mette in scena al Teatro Brunetti Instariarì (Stregonerie). Indimenticabile è il personaggio della Sgnera Neina, che diviene il cavallo di battaglia di Argia Magazzari, l’attrice più nota del teatro vernacolo. Capolavoro di Testoni, la commedia rimarrà per sempre nel repertorio delle compagnie dialettali petroniane. Nel 1882 va in scena Scuffiareini (modistine), ambientata nella “pulita casa di una modista”, che ospita ragazze “buone e belle, allegre e ... innamorate”. La prima è prevista per un venerdì, giorno per molti di cattivo augurio. Assistendo alle prove al teatro del Corso, Testoni teme l’insuccesso e invece è un trionfo: il pubblico, commosso, non si stanca mai di applaudire. La critica molto positiva di Enrico Panzacchi suona per lui come una consacrazione. Nell’introduzione alla raccolta poetica Nuvl ‘e srein dichiara il suo amore per il dialetto bolognese: È vero; io amo Bologna questo tuo dialetto, che ci serve così bene sempre, e in tutti gli usi della vita. Ho la convinzione certa e profonda che, usando il vernacolo, sia più facile avvicinarsi alla franchezza, alla naturalezza dello scrivere, a spogliarsi di tutto ciò che resta d’arcadico, di convenzionale, di falso nella nostra letteratura. Nel 1883 debutta con “non lieto esito” al Teatro del Corso la commedia Pisuneint (Pigionanti). Dopo altre recite infelici a Modena, la compagnia viene sciolta. Testoni si trasferisce a Roma come redattore del “Capitan Fracassa”. Una compagnia stabile Nel 1888, reduce dall’incarico di segretario del Comitato esecutivo dell’Esposizione Emiliana, forma una compagnia stabile di teatro bolognese con l’aiuto di Cesare Sanguinetti e l’appoggio della Società del Dottor Balanzone, affittuaria del teatro Contavalli. Ne fanno parte Argia e Guglielmina Magazzari, Augusto Galli, Carlo Musi, le sorelle Avoni e più avanti Goffredo Galliani. Il debutto avviene il 29 ottobre al Contavalli, con la recita in forma privata della commedia Pisuneint, che in questa occasione ottiene un lusinghiero successo. Nel 1892, dopo una serie di critiche negative al suo repertorio, lascia la compagnia comica bolognese per dedicarsi al giornalismo militante. Accetta l’offerta di dirigere il “Panaro”, foglio dei liberali progressisti modenesi. La guida della compagnia viene assunta da Goffredo Galliani. Nel 1898 al teatro Contavalli si celebra la centesima replica dei Pisuneint. Testoni riceve in dono un portasigarette d’argento, due corone d’alloro e una allegoria di Augusto Majani. Al termine recita i versi di augurio scritti per lui da Olindo Guerrini. Nel 1899 la compagnia di Goffredo Galliani mette in scena al Contavalli Acqua e ciacher (Acqua e chiacchere), una delle più belle commedie di Testoni. La Sgnera Cattareina La sera del 1 dicembre 1899, nell’atrio del Teatro Comunale, Testoni recita per la prima volta in pubblico I sonetti della Sgnera Cattareina, personaggio nato quasi per caso sulle pagine della rivista “Bologna che dorme”, che lo accompagnerà per tutta la sua carriera, assieme a quello del cardinale Lambertini. Nei versi, non sempre notevoli, del commediografo una “nota sentimentale, e talvolta apertamente dolorosa, non manca di alternarsi alla piacevole e istintiva arguzia petroniana”. (A. Boriani). Nel 1904 Zanichelli stamperà la prima edizione “compita” dei sonetti, con le illustrazioni di Nasica. Altre edizioni compariranno nel 1908 e nel 1910, fino all’ultima del 1945. Il commediografo effettuerà molte tournée nei teatri italiani, alternando i suoi sonetti a quelli di Berto Barbarani e di Trilussa. Nel 1929 La sgnera Cattareina diventerà anche una commedia. Nel 1900, in occasione dell’inaugurazione del monumento equestre di Garibaldi in via Indipendenza, Testoni mette in scena al teatro Contavalli la divertente commedia In dovv s’mett Garibaldi?, in cui a dibattere sul destino del monumento sono le altre statue bolognesi. Nel 1902, a vent’anni dal successo, rimasto isolato, di Ordinanza, torna a scrivere una commedia in italiano. Destinata alla famosa attrice e amica modenese Virginia Reiter, Quel non so che debutta il 10 febbraio al teatro Sannazaro di Napoli ed è subito un trionfo. L’impresario romano Adolfo Re Riccardi si affretta a mettere Testoni sotto contratto, inaugurando con lui un lungo sodalizio. Nel 1905 pubblica Bologna che scompare, opera capostipite, assieme al Sgner Pirein di Antonio Fiacchi (1892), della moderna letteratura aneddotica su Bologna. Il libro, inizialmente regalato agli abbonati del “Resto del Carlino”, è il frutto di alcune conferenze da lui tenute con l’ausilio di fotografie della vecchia Bologna. Il cardinale Lambertini Nel 1906 è rappresentata al Teatro del Corso la commedia Il cardinale Lambertini, che ha debuttato pochi mesi prima al Costanzi di Roma. Redatta in italiano e in dialetto, sarà l’opera più amata e celebrata del commediografo bolognese. Ermete Zacconi ne è il primo grande interprete. Nel 1923 al Teatro Modernissimo si terrà la millesima recita. Con il ricavato della commedia Alfredo Testoni potrà acquistare una bella automobile, la Lambertina, “verniciata di rosso cardinalizio”, e la villa Lubbia, nei dintorni di Casalecchio di Reno, che negli anni successivi sarà la sua residenza estiva e meta di ospiti illustri. Nel 1907 l’operetta La modella, tratta da una sua commedia e musicata dal maestro Giuseppe Pietri, ottiene un grande successo al Teatro Verdi di Genova con la compagnia Mariani-Zampieri. Poco più avanti sarà ripresa da Lyda Borelli e avrà una trasposizione cinematografica con Vera Vergani. Con Goffredo Galliani Nel 1909 Testoni accetta di mettersi in società con Goffredo Galliani, al quale nel 1892 aveva lasciato la compagnia dialettale da lui diretta. La stagione si inaugura positivamente il 31 ottobre con Acqua e ciacher, in un Teatro Contavalli rimesso a nuovo: i palchi decorati con buon gusto, un bel lampadario, comode poltrone in platea. Ben presto però cominciano gli screzi. Alcuni attori, tra i quali Angelo Gandolfi, che fonderà una compagnia concorrente, se ne vanno. Nella primavera del 1911 la rottura tra Testoni e Galliani è completa e sfocerà in una lunga vicenda processuale. Nel 1910 debutta al teatro Contavalli la rivista musicale All’ombra delle torri, che vede impegnati in scena oltre settanta attori. Maschere e costumi sono disegnati con maestria da Umberto Tirelli. Protagonista è un magistrale Persuttino, maschera creata a metà dell’800 da Scorzoni, interpretato da Augusto Galli. In dicembre il Contavalli riapre con un altro capolavoro di Testoni: Al noster prosum. L’attore Ermete Novelli chiede a Testoni il permesso di recitare Il cardinale Lambertini e lo spettacolo debutta nel gennaio 1914 al Teatro del Corso. Si accende la rivalità con Ermete Zacconi, protagonista di centinaia di repliche della commedia. Nel giugno 1914 i due Ermete recitano il Lambertini nelle stesse sere in due diversi teatri a Roma e intanto polemizzano tra loro sulle pagine de “La Tribuna”. Nel 1915, su richiesta del Comitato di Soccorso per le Famiglie dei Richiamati di Casalecchio di Reno, allestisce una riduzione in chiave patriottica della fiaba di Cenerentola, facendo recitare più di cento bambini. La rappresentazione ottiene un grande successo ed è replicata più volte nel parco dell’Albergo Reno. Il 20 agosto precedente Testoni ha portato in scena un’altra fantasia patriottica, poi anche tradotta in film: In alto! I bimbi d’Italia son tutti balilla. Direttore artistico con Gandolfi Nel 1923 un comitato cittadino patrocinato dal “Resto del Carlino” promuove la costituzione di una Compagnia per la rinascita del teatro dialettale diretta da Angelo Gandolfi, con Testoni direttore artistico e con la collaborazione di Oreste Trebbi e Augusto Majani. L’inaugurazione dell’attività avviene il 15 dicembre al Teatro Modernissimo, con Acqua e ciacher di Testoni. La compagnia porterà alla ribalta “nuovi e significativi copioni”. Il suo ultimo lavoro è La commedia delle maschere, del 1929. Il 21 novembre 1931 va in scena al Teatro del Corso la versione in dialetto del Cardinale Lambertini, interpretata da Umberto Bonfiglioli. Muore il 17 dicembre di quell’anno. È sepolto nel Chiostro X della Certosa di Bologna. Il pregevole monumento sepolcrale è opera dello scultore Alfonso Borghesani.
immagine di Caffè delle Scienze
Caffè delle Scienze
  • @ via Farini, 24
Quante care, belle figure, che ormai credevo cancellate dal mio ricordo, mi sono riapparse d'improvviso agli occhi della mente, e mi è sembrato di vederle, là, in quelle stanze ora vuote, che conservavano ancora un segno di signorile distinzione negli ornamenti delle volte e delle pareti destinate a scomparire sotto i colpi di piccone.(R. Giacomelli)
immagine di Giovanni Pascoli
Giovanni Pascoli
Nasce a San Mauro di Romagna nel 1855.  Rimane orfano nel 1867, a soli 11 anni, dopo che il padre Ruggero (Zvanì), amministratore dei principi Torlonia, viene assassinato con un colpo di fucile, mentre torna a casa in calesse da Cesena. Il delitto, rimasto impunito, lascia tracce profonde nell'animo del futuro poeta e porta al dissesto economico e alla disgregazione la famiglia, funestata negli anni successivi da una serie incalzante di lutti. Nel 1871, dopo la morte del fratello Luigi, Giovanni deve lasciare il collegio dei padri Scolopi di Urbino e si trasferisce a Rimini per frequentare il liceo classico. Nel 1873 si diploma  al Liceo "Vincenzo Monti" di Cesena, superando gli esami come alunno esterno. Nei giorni immediatamente successivi invia all'Università di Bologna i documenti per l'iscrizione alla Facoltà di Lettere. Quell'anno l'Università di Bologna mette in palio sei borse di studio di 600 lire. Tra i concorrenti, esaminati da una commissione di cui fa parte Giosuè Carducci, c'è il giovane Pascoli, che risulterà tra i vincitori. Il superamento delle prove per il concorso vale anche per l'ammissione al corso di laurea. A Bologna prende dimora presso la famiglia di un imbianchino nel popolare Borgo di San Pietro. I suoi primi compagni e amici sono Ugo Brilli e Severino Ferrari. E' Brilli a presentare, nel 1873, il Ferrari, studente dell'ultimo anno di liceo e bisognoso di un aiuto in latino, al Pascoli, iscritto invece al primo anno della Facoltà filologica e già conosciuto ed apprezzato dai condiscepoli per le eccezionali competenze di latinista. Nasce tra i due giovani un'amicizia profonda, fraterna, duratura, dovuta ad affinità letterarie e anche politiche. Tra i docenti con cui Giovanni sostiene i primi esami spicca il nome di Giosue Carducci, conosciuto di fama al collegio degli Scolopi come il cantore di Satana. Un suo insegnante, padre Donati, lo ha descritto come "il poeta più classico e più novatore, lo scrittore più antico e più moderno, che abbia l'Italia". Il primo periodo di studi universitari si interrompe al secondo anno. Dopo la morte, nel 1876, del fratello maggiore Giacomo, il "piccolo padre", la sua vita a Bologna diventa più precaria. Tra gli internazionalisti Come tanti altri studenti rimane affascinato dalla propaganda di Andrea Costa, la cui parola vibrante e suggestiva aveva risuonato persino nella Corte d'Assise durante il processo per l'insurrezione del 1874. Tra il 1875 e il 1880 Pascoli interrompe gli studi "per dedicarsi alla redenzione del proletariato". Nel dicembre 1876, in un'adunanza di internazionalisti, prende la parola dopo Andrea Costa con un breve discorso, propugnando in modo sereno il metodo rivoluzionario e rivelando la sua gentilezza d'animo. Inizia la sua collaborazione al giornale "Il Martello" di Costa, in cui scrive sonetti e aiuta a spogliare giornali esteri e riviste. Diventa segretario della Federazione bolognese dell'Internazionale dei lavoratori tra il 1876 e il 1877, in sostituzione di Alceste Fagiuoli, morto di tisi dopo una lunga prigionia. Frequenta l'osteria del Foro Boario, ritrovo di anarchici in cui opera Teobaldo Buggini, ex garibaldino, tra i principali organizzatori della fallita sommossa del '74. La vicinanza ai primi movimenti socialisti ha per lui gravi conseguenze personali. Nel 1876 gli viene tolta la borsa di studio per la partecipazione ad una manifestazione studentesca. Dal marzo all'agosto 1878, grazie a una richiesta inoltrata da Carducci, ottiene una supplenza retribuita presso il Ginnasio comunale "Guinizelli" di Bologna. Il preside Atti lamenta le sue continue assenze. Risulta irreperibile anche dalla sua nuova residenza in via Pelacani (poi Petroni). Nel 1879 Il tribunale di Bologna condanna per Associazione di malfattori un gruppo di internazionalisti imolesi. Durante una manifestazione in loro favore, Pascoli è arrestato e condannato a una breve pena detentiva, scontata tra il 7 settembre e il 22 dicembre. L'episodio, che rallenterà la sua carriera, è ricordato nella poesia La voce: "Si processavano come malfattori quelli che aspiravano a togliere dal mondo il male e si condannavano". La situazione di Pascoli in questo periodo è commentata da una lettera dell'amico e compagno di studi Ugo Brilli a Severino Ferrari: Vedi, il Pascoli si è rovinato col suo poco giudizio; non dico già rovinato perché s'è fatto mettere in prigione, ma perché non ha saputo fin qui far nulla nulla e ha tolto negli altri - in tutti forse - la fede al suo ingegno. Studente modello e poeta Dopo questa turbolenta parentesi, Giovanni decide di chiedere la riammissione alla Facoltà di Lettere, dichiarando di essere stato "distolto dagli studi per sventure domestiche". Giulia Cavallari, sua compagna di studi in questo periodo, ne ha tratteggiato un vivido ritratto: Mingherlino allora, biondo, piuttosto pallido, presentava un insieme di timidezza e di spavalderia; col cappello storto, con una cravatta rossa fiammante si atteggiava un po' a rivoluzionario, mentre aveva pudori di fanciullo, che lo facevano arrossire con la più grande facilità; aveva cuore di una tenerezza che solo sarebbesi potuta paragonare con la materna. Ruvido e affabile ad un tempo, non schivava i compagni e non li cercava; si diceva che non si affannasse troppo a studiare: certo non mancava mai alle lezioni ed interrogato primeggiava sempre. Nonostante le difficoltà economiche, attestate dalla dispensa dal pagamento delle tasse di iscrizione, frequenta con successo i corsi degli anni accademici 1880-81 e 1981-82, ottenendo buoni risultati in tutte le materie. Carducci, insegnante di Letteratura italiana, attesta con soddisfazione l'attività del suo allievo: "ha dato prova e saggi d'ingegno benissimo dotato e di attitudine singolare nella conoscenza scientifica e nell'esempio pratico e didattico delle lettere classiche e italiane". Si laurea in Letteratura greca, relatore il prof. Gaetano Pelliccioni. La sua tesi sulla produzione poetica di Alceo ottiene il massimo dei voti e la lode. Il 23 settembre 1882, poco prima di partire da Bologna, il giovane professore chiede l'affiliazione alla Loggia "Rizzoli", dove viene accolto all'unanimità. Negli anni successivi insegna nei licei di varie città italiane. Nel 1885 a Massa chiama a vivere con sé le sorelle Ida e Maria. La ricostruzione del "nido" famigliare inaugura un periodo di serenità. Nel 1892 il giovane professore sale alla ribalta nazionale per la vittoria nel Certamen Hoeufftianum, concorso di poesia latina promosso dall'Accademia delle Scienze di Amsterdam. Il successo si ripeterà numerose volte, consacrandolo come uno dei maggiori esperti in quest'ambito. Nell'estate del 1895 trova dimora in una bella casa a Castelvecchio di Barga, in provincia di Lucca. Qui si rifugia, con le sorelle Ida e Maria, quando i doveri dell'insegnamento glielo permettono. Riuscirà ad acquistarla solo nel 1902. Primo ritorno Il 26 ottobre 1895 con deliberazione ministeriale è nominato professore straordinario di grammatica greca e latina all'Università di Bologna. La destinazione è accettata dal poeta un pò di malavoglia. Essa gli fa "riaffiorare il ricordo di anni che avrebbe voluto invece dimenticare. Anni di fame e di miseria più che di spensieratezza studentesca". Si trova inoltre stretto tra gli insegnamenti di Puntoni e Gandino "non potendo spaziare nella materia con quella libertà di cui aveva bisogno". Il 21 gennaio pronuncia la prolusione del suo corso, dal titolo Il ritorno. In febbraio, in omaggio ai 35 anni di insegnamento di Carducci, pubblica sul "Resto del Carlino" i suoi ricordi di scolaro. Nei mesi seguenti ha gravi e continui problemi di salute, che gli impediscono di svolgere appieno il suo ruolo di docente. Nel 1897 rassegna le dimissioni dall'incarico di professore, per uno scandalo provocato dal fratello Giuseppe, "venuto per sfruttare quel disonore a mie spese, a spese del mio posto". Decide di guadagnarsi la vita "con articoli, poesie, libri scolastici (grama vita)". Nel 1898 è nominato ordinario di Letteratura latina all'Università di Messina. Le raccolte di Myricae e dei Canti di Castelvecchio (1903) costituiscono le sue opere poetiche più significative: Pascoli prende spunto dall'ambiente familiare e agreste in cui ha scelto di vivere, lontano dalla città e dalla vita moderna. La natura è il luogo dell'anima dal quale contempla le vicende luttuose della sua vita. Secondo A. Battistini per quanto realizzata in seno a una poetica classicistica, la poesia di Pascoli sviluppa l'arditezza della sperimentazione, il bisogno di espressività non convenzionale, la tensione innovativa. Nel 1904 esce presso l'editore Zanichelli la prima edizione dei Poemi conviviali, corredata di xilografie di Adolfo De Carolis. Sulla cattedra di Carducci Nel 1906 è designato a succedere a Carducci sulla cattedra di Letteratura italiana dell'Università di Bologna. Pur tra tanti "motivi d'indecisione, di turbamento, d'ansia interiore", sente il dovere d'accettare, soprattutto dopo la malattia e la morte dell'amico Severino Ferrari, l'erede designato dal Maestro. Considera, tra l'altro, il prestigioso incarico bolognese un risarcimento per i torti subiti nella sua vita, a partire dall'assassinio impunito del padre, che ha gettato nella disperazione e nella miseria la sua famiglia. Il 27 novembre commemora Carducci leggendo la sua ode Cadore e ricordando il suo impegno per l'istruzione del popolo. Quello dell'ultimo periodo è comunque un Pascoli stanco, che in genere non entusiasma il suoi studenti: prima di riformularsi, in parte, come il poeta civile della "Gran Proletaria", il professore immalinconisce "il folto uditorio eterogeneo e irrequieto col commento filologico di Dante". Pascoli esalta a più riprese la sapienza nell'insegnamento e la grande tempra morale di Carducci, ma non ne parla come poeta. Il suo temperamento lirico è, come ha attestato Luigi Federzoni, distante da quello del maestro. Due diversi orientamenti di fantasia e di espressione: il "grande Artiere" e il "Fanciullino", l'uno che per sé faceva uno strale d'oro e lo lanciava verso il sole, e l'altro che scopriva riflesso nelle piccole cose l'eterno mistero dell'universo. Nel 1908 pubblica La canzone dell'Olifante, prima parte del poema storico Le Canzoni di Re Enzio. L'opera, prevista in cinque parti, è ambientata a Bologna durante la lunga prigionia del figlio dell'imperatore Federico II. E' descritta dall'autore come "tentativi e saggi epici ricavati dalla nostra fiera storia medievale", che hanno soprattutto "un fine di cultura". Il ciclo, che rimarrà incompiuto alla morte del poeta, è ispirato tra l'altro all'opera di Alfonso Rubbiani, responsabile proprio in questi anni del discusso restauro del palazzo di Re Enzo. Pascoli si spegne nel 1912 all'età di 56 anni, nella sua casa bolognese in via dell'Osservanza. Dopo un solenne funerale in città, è sepolto, secondo le sue volontà, nella cappella annessa alla sua residenza di Castelvecchio di Barga.
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Diego Varruti
Diego Varruti è il protagonista di un graphic novel di Roberto Baldazzini, conosciuto per fumetti stile Hollywood anni 40 o per fumetti erotici.
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Fregoli
Bologna, fine millennio: l’adolescente Maria è alle prese con l’amore, gli affetti e un bizzarro fantasma che ha il compito di proteggerla da un oscuro destino. Una delicata favola onirica che oscilla tra realtà e fantasia, in un romanzo di formazione che accompagna protagonista e lettori verso l’età adulta.
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Onofrio Catacchio
Nasce a Bari nel 1964. Pubblica il suo primo fumetto nel 1987 su "Frigidaire". Lavora per "Dolce Vita", "Fuego", "Cyborg", "Il Manifesto", "Kaos" e "Nova Express". Nel 1988 crea il personaggio di fantascienza Stella Rossa (Gregory Vostok), che viene pubblicato prima da Granata Press e in seguito da Kappa Edizioni. Collabora con Carlo Lucarelli ai racconti sul bizzarro ispettore Coliandro. Dal 1994 ha tenuto lezioni di disegno per i corsi di fumetto della Nuova Eloisa e per i Giardini Margherita a Bologna. Dal 1994 al 1997 ha insegnato Anatomia Artistica all' Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Ha insegnato sceneggiatura e disegno per il fumetto alla Scuola internazionale dei Comics di Firenze e di Reggio Emilia. Dal 1995 collabora con la Sergio Bonelli Editore disegnando episodi di Nathan Never e Gregory Hunter. In veste di sceneggiatore, con i disegni di Andrea Accardi scrive Progenie d'inferno, apparsa in volume del 1999 per la Kappa Edizioni. La casa editrice francese Albin Michel nel 2004 realizza la versione francese intitolata Fils de l'enfer. Replica la sua collaborazione con scrittori di narrativa nel 2005, sceneggiando e disegnando il racconto La ballata del Corazza di wu Ming2 per le edizioni BD/alta fedeltà. Il racconto viene in seguito inserito nell'antologia sul noir a fumetti Alta criminalità edita nell'estate del 2005 da Mondadori. Illustra ii volume Gaijin! di Luigi Bernardi edito dalla Black Velvet nel 2006. Per l’inserto Alias Comics del quotidiano Il manifesto realizza nuovi episodi di Stella Rossa. Ha progettato e disegnato le animazioni digitali per lo spettacolo di tecnoteatro La Fattoria degli Anormali di Andrea Balzola, del quale ha realizzato anche la versione a fumetti. Dal 2007 realizza le copertine per le collane di narrativa del Gruppo Alberto Perdisa Editore. Nel 2009 collabora con la Marvel USA. Dal 2010 collabora al Gamberetto supplemento per ragazzi della rivista il Gambero Rosso. Nel 2011 pubblica su testi di Luigi Bernardi, Fantomax, non temerai altro male edito dalla Coconino Press. Tra le sue recenti pubblicazioni nel 2022 realizza le illustrazioni per la Minerva edizioni del volume, L'orologio che ha fermato il tempo : lo Stato sociale racconta il 2 agosto 1980. Per la Centauria edizioni realizza un percorso grafico sulla tormentata figura di Jackson Pollock e illustrato il volume Sovranismi. Da Salvini a Orban di Davide Maria De Luca. Nel 2020, per la Sergio Bonelli Editore riguarda la figura del poliziotto italo americano Joe Petrosino, il titolo è La mano nera. Sempre per la casa editrice milanese, disegna due episodi del pluripremiato Mercurio Loi. Nel 2023 è uscito sceneggiando e supervisionando l'adattamento a fumetti de Lo Scudio di Talos, il graphic novel, dal romanzo di Valerio Massimo Manfredi, disegnato da Alessio Fortunato per la collana Oscar Ink di Mondadori.   Ogni settimana ritroviamo la sua matita online su www.giornalepop.it. Vive e lavora a Forlì e insegna arte all'Accademia di Belle Arti di Bologna.   Sito ufficiale di Onofrio Catacchio 
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Nuovo fumetto: Pazienza e Scozzari, Valvoline
Un nuovo, travolgente fumetto d'assalto nasce sulla stessa lunghezza d'onda del movimento studentesco, esploso in città nel 1977. Le tavole del Pentothal di Andrea Pazienza terminano con i disordini seguiti all'uccisione di Francesco Lorusso. La stessa Bologna, ex capitale “rossa”, percorsa ora dall'inquietudine che sale tra le fila degli studenti “fuorisede”, dalle case occupate, dai cortei del Movimento, appare nelle altre storie di Andrea Pazienza (Zanardi, Pompeo), come nelle strisce di Filippo Scozzari, artista riminese e compagno d'avventura di Pazienza.