bologna online
Risorse digitali dedicate alla documentazione della storia, della cultura, della società e delle istituzioni di Bologna e provincia con particolare attenzione all’800-900.
Dalla Cronologia
Accadde oggi, 27 agosto.

Operazione contro la 63a Brigata "Bolero" a Monte San Pietro
Il 27 agosto due compagnie della GNR, la cosidetta “Compagnia della Morte” del cap. Zanarini di stanza a Castello di Serravalle e la 2a compagnia del presidio di Castel d'Aiano comandata dal cap. Pifferi, iniziano un vasto rastrellamento contro la 63a Brigata Garibaldi, operante nel territorio di Monte San Pietro.
Un'ottantina di persone, tra partigiani e civili, vengono catturate nella zona collinare e trascinate nella piazza di Calderino, dove sono divisi in gruppi a seconda della loro destinazione: la fucilazione o la deportazione in Germania.
Cinque prigionieri sono giustiziati poco dopo sul greto del fiume Lavino da militi che si sono offerti volontari. Sono Giuseppe e Primo Fenara, Elio Roda, Libero Grandi e Walter Mignani. Gli altri vengono rinchiusi nelle scuole di Gesso.
Lo stesso giorno cinque persone sono catturate a Mongiorgio da una squadra della GNR e fucilate in un podere nei pressi di Castello di Serravalle.
Il 28 agosto i prigionieri di Gesso sono condotti a Bologna su camion. Durante il tragitto due di essi sono giustiziati a Monte San Pietro.
Altri quattro giovani fra i 19 e i 22 anni - Salvatore Bignami, Guido Romagnoli, Pietro Gandolfi e Fausto Pallotti - sono fatti scendere alla Muffa - località nei pressi di Crespellano - e fucilati sul ciglio della strada Bazzanese. I loro corpi rimarranno insepolti per due giorni “a monito” per ordine della GNR.
I militi della famigerata “banda Zanarini” saranno processati a Lucca nel 1950. Ritenuti colpevoli di molti lutti, non solo a Calderino, alcuni di essi saranno condannati all'ergastolo.

Donazione al Comune della torre Garisenda
Il barone Raimondo Franchetti (1828-1905), facoltoso proprietario terriero e benemerito dell'agricoltura, dona al Comune di Bologna la torre della Garisenda, da lui comprata dagli eredi Malvezzi Campeggi e restaurata.
Il nobiluomo si propone "di fare cosa gradita alla cittadinanza" e di garantire la conservazione perpetua del monumento. L'amministrazione si impegna ad effettuare in futuro la manutenzione necessaria.

La Pro Montibus et Sylvis e la Festa degli Alberi
Il conte Cesare Ranuzzi Segni (1856-1947) fonda la Società Emiliana Pro Montibus et Sylvis, parte dell'associazione naturalistica sorta a Torino nel 1898 per iniziativa del Club Alpino Italiano (CAI).
In questo modo alcuni notabili di Castiglione dei Pepoli, Porretta Terme e Bologna intendono affrontare il problema del depauperamento delle risorse produttive della montagna, in particolare di quelle forestali.
Il 27 agosto la Pro Montibus organizza, a Castiglione dei Pepoli, la prima Festa degli Alberi mai celebrata in Italia, su modello di quella nata negli Stati Uniti nel 1872.
Un grande pino bianco del Canada viene piantato in un'aiuola circolare vicino alla chiesa e al fabbricato delle Colonie scolastiche.
La stessa festa si tiene a Bologna il successivo 26 ottobre. A Villa Aldini gli alunni delle scuole piantano alberi per rendere i colli più verdeggianti.
Nel 1903 sarà fondata la rivista quindicinale "L'Alpe", primo periodico italiano dedicato ai problemi forestali. Nel 1904 sarà istituita a Vergato la prima cattedra di alpicoltura.

La prima volta del cinematografo
Al teatro Brunetti vengono proiettati alcuni brevi filmati dei Fratelli Lumière, preceduti da una pantomima di Mario Costa: hanno come soggetto una danzatrice sul filo, un cavallo al salto, l'arrivo di un treno.
E' la prima volta a Bologna del "cinematografo", sorta di "lanterna magica" con figure animate. "Ad ogni quadro il pubblico prorompe in applausi fragorosissimi", scrive il cronista del "Resto del Carlino".
Il 10 novembre una seconda proiezione cinematografica è organizzata al Teatro Nosadella, accompagnata - anche questa una prima volta - dalla pubblicità della Fosfatina Falières.
Per alcuni anni spettacoli itineranti saranno ospitati nei teatri: nel dicembre 1896 e nel 1897 al teatro del Corso, nel 1900 al Contavalli, nel 1902 all'Arena del Sole.
Una delle prime importanti realizzazioni dei Lumière - tredici quadri della Vita e passione di Cristo - sarà offerta ai bolognesi nel 1899.
Brevi filmati comici o spettacolari verranno proiettati anche in un baraccone di Piazza VIII Agosto, dove i venditori ambulanti esibiscono i loro prodotti e recitano “zirudelle”.
Il primo cinema quasi-stabile, il Lumière di via Rizzoli, sarà in funzione nel 1901. Nei primi anni del '900 saggi di cinema saranno offerti in un baraccone in legno installato in piazza VIII Agosto, accolti con entusiasmo da un pubblico popolare:
Una specie di locomobile costringeva, tra fumo e orrendi colpi, una dinamo primordiale a spremere energia elettrica. Vibrava la baracca sotto l'ansito del macchinario e, nell'interno, completamente tappezzato di nere tende, apparvero i primi film ... (A. Cervellati).

Domenico Ferri scenografo a Parigi
Domenico Ferri (1795-1874) dipinge a Parigi una Veduta della Cattedrale di Caen, seguendo il filone di gusto "neogotico". Il quadro sarà donato dall'autore al Comune di Bologna e collocato nella residenza del Consiglio e della magistratura comunale, per finire, poi, alle Collezioni comunali d'arte.
Originario di Salva Malvezzi, Ferri è considerato, assieme a Basoli, il più celebre scenografo bolognese dell'800. Agli inizi degli anni Trenta si è affermato a Parigi al Théatre Italien e ha collaborato alla messinscena delle opere di Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi.
Nel 1847 sarà autore, assieme all'allievo Luigi Verardi, della decorazione del soffitto e del sipario del Covent Garden di Londra. Lavorerà anche a Mosca al Cremlino.
Dal 1854 passerà al servizio dei Savoia, curando decorazioni e restauri al Castello di Moncalieri, a Palazzo Carignano, al Palazzo Reale e al Valentino. Come artista della corte sabauda nel 1860 seguirà a Bologna l'adattamento degli appartamenti reali nella “suburbana villa di San Michele in Bosco”.

Restauri negli appartamenti del Legato. La Sala Urbana
- @ Piazza Maggiore, 6, 40121 Bologna BO
Prima di lasciare Bologna per assumere l'incarico di Nunzio pontificio in Brasile, il Commissario mons. Gaetano Bedini (1806-1864) fa ripristinare la grande sala detta di Urbano VIII, o Sala Urbana, negli appartamenti legatizi del Palazzo comunale e ne fa edificare un'altra a nome di papa Pio IX.
Il restauro della decorazione nella Sala di Urbano VIII, molto danneggiata dal tempo e ricoperta di calce all'epoca della Repubblica Cisalpina, è condotto con grande maestria da Napoleone Angiolini (1797-1871) e altri artisti.
La sala fu fatta costruire nel XVII secolo dal card. Bernardino Spada. La decorazione barocca del soffitto è uno dei primi esempi di quadratura prospettica, per la quale la scuola bolognese divenne poi famosa nel mondo.
Tra gli artisti qui impegnati si annoverano Girolamo Curti, Agostino Mitelli e Angelo Michele Colonna. Le pareti sono completamente ricoperte dagli stemmi dei cardinali legati e altri amministratori del governo pontificio. Il restauro promosso da mons. Bedini sarà ricordato da una lapide murata sulla parete sud.

Il Centergross
- @ Rotonda Segnatello 4, 40050 Funo di Argelato (Bo)
A nord est di Bologna, tra i comuni di Argelato e Bentivoglio, iniziano i lavori del Centergross, uno degli impianti più grandi del mondo per il commercio all'ingrosso.
Il complesso consentirà di spostare le attività grossistiche dal centro storico in una zona periferica ben servita di infrastrutture.
Sarà una vera e propria cittadella del commercio. Ospiterà, in quaranta capannoni, circa 500 aziende di ogni settore merceologico, con particolare rilevanza del tessile e dell'abbigliamento.

La villa del Toiano
- @ Via Porrettana, 4531, 40033 Casalecchio di Reno BO
Al confine tra i comuni di Casalecchio di Reno e di Sasso Marconi, sopra una collina che affianca la strada Porrettana, sorge la villa del Toiano,.
Sulla strada si affaccia un cancello monumentale e un viale dal quale si accede al palazzo. Intorno vi sono prati e campi coltivati. La villa prende il nome dalla località e il toponimo è di origine romana, forse Predium Tullianum (terreno di Tullio).
Tipica residenza estiva senatoria, fu fatta costruire nel 1549 da Camillo Bolognetti. Ha una facciata con frontone triangolare, una loggia passante, quattro portici, uno per ogni lato.
Per la sua qualità architettonica, di sicuro fu edificata da uno dei grandi artefici attivi a Bologna in quel periodo. Si fa il nome di Pellegrino Tibaldi (1527-1596) o di Bartolomeo Triachini (1516-1587).
Nel 1770, dopo il trasferimento a Roma dei Bolognetti, venne acquistata dall'abate Pier Antonio Odorici, tesoriere ed amministratore di Bologna e delle Romagne, proprietario in città di Palazzo Zani, mentre nel periodo napoleonico passò al marchese Antonio Bovio -Silvestri
Nel 1810 la villa ospita Giovanni Maria Pujati (1733-1824), monaco benedettino friulano, esponente del giansenismo. L'insigne teologo scrive un poemetto in versi sciolti che esalta l'eleganza dell'edificio, il casino, il giardino, l'anfiteatro, e vede nella residenza del Toiano l'unione fra la bellezza della natura e l'arte dell'uomo.
Come tutte le altre costruzioni intorno, anche la villa del Toiano subirà notevoli danni nel corso della seconda guerra mondiale.

Sterlino
- @ via Murri, 113, 40137, Bologna
Il campo sportivo dello Sterlino, voluto dal presidente del Bologna Foot-Ball Club Rodolfo Minelli, fu solennemente inaugurato il 30 novembre 1913.

Unipol Arena (già PalaMalaguti e Futur Show Station)
- @ Unipol Arena
Nel 1993 a Ceretolo, frazione di Casalecchio di Reno, in un'area già occupata da grandi strutture commerciali, venne inaugurato il PalaMalaguti, un palazzo dello sport da 13.000 spettatori, progettato dall'ex olimpionico di equitazione Mauro Checcoli e dall'ing. Francesco Zarri.

Ippodromo dell'Arcoveggio
- @ Ippodromo Arcoveggio
Nel 1932 in via Corticella fu inaugurato il nuovo ippodromo dell'Arcoveggio, voluto dal podestà fascista Leandro Arpinati e progettato dagli ingegneri Umberto Costanzini e Ulisse Bandiera.

Raffaele Mariotti
Don Mariotti nacque a Bologna nel 1867.
Dal 1887 fu cappellano della chiesa di Santa Maria Maddalena, dove prese ad occuparsi del tempo libero dei giovani operai e artigiani, offrendo loro attività ricreative, sportive e di istruzione dopo il lavoro.

Santuario del Ss. Crocefisso del Cestello
- @ SS. Crocefisso del Cestello
Eretto nel 1516 dalla confraternita del Crocefisso, che venerava un'immagine dipinta sulle mura della città nel XV secolo (ora sull'altare maggiore), fu ricostruito nel 1762. L'interno costituisce un perfetto esempio di decorazione settecentesca con ornati di Antonio Gamberini (1782-88), stucchi di Luigi Acquisti e affreschi di Flaminio Minozzi. In sacrestia si trova l'Addolorata dello scultore Angelo G. Piò (1730).

Palazzo Massei
- @ Massei
La nuova facciata fu eseguita fra il 1843 e il 1851 su progetto di Enrico Brunetti Rodati. Il complesso riunisce a sè diversi corpi di fabbrica costituendo un importante esempio di architettura ottocentesca bolognese dell'epoca della Restaurazione. Dall'ingresso l'ampio loggiato con volte a crociera costituisce il fulcro distributivo del piano terreno. Lo scalone di collegamento al piano nobile è arricchito da una loggia colonnata e decori a grisaille con quadrature, rosoni, finte lesene e figure di gusto neoclassico alle pareti. Al piano nobile sono ancora presenti le ricche decorazioni ottocentesche ed un dipinto di Antonio Basoli.

Canale di Reno - Alimentazioni dei filatoi
- @ Canale di Reno Alimentazioni dei filatoi
Fin dal Medioevo dal canale di Reno, coperto intorno alla metà del Novecento, si diramava una complessa rete sotterranea di condotti per la distribuzione di acqua a diverse attività produttive. I filatoi da seta, in gran parte distribuiti nella zona compresa fra le vie San Felice e Nazario Sauro, costituirono le attività di maggior rilevanza economica fino alla crisi del mercato serico (fine XVIII secolo).

Oratorio di San Giovanni Battista dei Fiorentini
- @ San Giovanni Battista dei Fiorentini
È sovrapposto all'antica chiesa di Santa Maria Rotonda dei Galluzzi, poi ammodernata da Giuseppe Tubertini nel 1793. L'interno presenta nella volta affreschi con la Gloria di San Giovanni Battista di M. Aldrovandini e D. Baroni (1668-71) e, nelle pareti, di G. Rolli e P. Guidi (1699). L'attigua torre dei Galluzzi fu eretta nel 1257.

Palazzo comunale - Appartamento del Legato
- @ piazza Maggiore, 6
Ho passato otto giorni a Bologna, città fatta per un papa, e che almeno in fatto di stampa gode di una estrema libertà. Nella società, quando il Legato sortiva si mormorava: "il governo di questi maledetti preti".(Stendhal)

Cimitero della Certosa
- @ Via della Certosa, 18. Bologna
Dicono i morti - Beati, o voi passeggeri del collecirconfusi da' caldi raggi de l'aureo sole.Fresche a voi mormoran l'acque pe ‘l florido clivo scendenti,cantan gli uccelli al verde, cantan le foglie al vento.A voi sorridono i fiori sempre nuovi sopra la terra:a voi ridon le stelle, fiori eterni del cielo. - Dicono i morti - Cogliete i fiori che passano anch'essi,adorate le stelle che non passano mai.
(Giosuè Carducci, da: Fuori alla Certosa di Bologna)

Umberto Saba
A Bologna
Saba giunge a Bologna nel maggio 1912. Il suo matrimonio con Lina attraversa un momento di grave crisi. I coniugi tentano di risolverla allontanandosi da Trieste.
Al tempo della nostra vita a Bologna, la più dolorosa e, per me, la più feconda, in quella città tanto bella e tanto fatta per la felicità, sotto il suo cielo così azzurro, fra le sue pietre rosse, che sembrano chiudere un immenso e pur temperato ardore, il disperato amore della vita e il bisogno di morire raggiunsero in me la loro acuità suprema.
I due abitano in via S. Mamolo 729 e vi resteranno fino all'inizio del 1914. In Scorciatoie e raccontini Saba ricorderà la sua frequentazione di un piccolo caffè:
Si chiamava All'Europa felice ... perché era stato aperto subito dopo le guerre napoleoniche, quando si pensava che il trattato della Santa Alleanza avrebbe scritto "fine" al periodo delle guerre, e fatti felici per sempre i poveri Europei.
Presto conosce Riccardo Bacchelli e Aldo Valori, allora capocronista al "Resto del Carlino", che lo presenta a Aldo Fortuna come "un triestino che sta a Bologna, di carattere difficile e di aspetto alquanto selvatico".
Fortuna è un giovane fiorentino, studente di giurisprudenza, che entra presto nella fiducia del poeta. Corregge le bozze dei suoi scritti, in italiano non ancora perfetto, e tiene per lui a Firenze i contatti con i redattori della "Voce".
Attraverso il suo diario è possibile conoscere alcuni aspetti particolari della vita intellettuale di Saba, come la scoperta di Sesso e carattere di Weininger, una lettura dirompente, che condivide con Dino Campana, il poeta vagabondo. Il libro
tratta di questioni sul genio, sulla maschilinità, sulla donna e fu scritto a ventidue anni, prima che l'autore si uccidesse. Ha fatto su Saba un grande effetto, un effetto decisivo ed ha quasi dichiarato che, se l'avesse letto dieci anni addietro, sarebbe giunto al suicidio anche lui.
Durante il soggiorno nel capoluogo emiliano il triestino si dedica molto alla prosa: le cosiddette "novelle bolognesi" risentono dell'influenza di Weininger, "con citazioni anche letterali". La figura dello scrittore tedesco si dissolverà dopo il 1925, con la conoscenza dell'opera di Freud.
In questo periodo Bologna è percorsa da tumulti nazionalisti di piazza, che vedono protagonisti soprattutto gli studenti e Fortuna è membro del comitato degli irredentisti. Considera l'Austria "una nemica del genere del bacillo del tifo". Anche Saba è nazionalista e irredentista, pur senza aderire a iniziative di propaganda. Con questo impegno egli tenta anche di dare risposta alle proprie contraddizioni esistenziali. Un'eco dell'infatuazione militaresca e nazionalista è nella poesia La ritirata di Piazza Aldrovandi.
Con l'amico, impegnato anche in una personale battaglia anti-futurista, Saba frequenta le osterie e i caffè bolognesi, quali il San Pietro, il Due Torri e il Medica, partecipando alle accese dispute letterarie che coinvolgono i protagonisti della cultura bolognese dell'epoca, quali Aldo Valori, Corrado Alvaro, Marino Moretti, Riccardo Bacchelli. Sempre squattrinati, i due sperimentano la vita goliardica, giocano (e perdono) a carte, bevono l'assenzio, al quale il toscano non riconosce "tutte quelle affascinanti qualità che i poeti maledetti vi trovarono".
Fortuna rimarrà amico di Saba e, anni dopo, lo aiuterà nella gestione della libreria antiquaria. Da lui riceverà una delle prime copie del Canzoniere, concepito anch'esso durante il soggiorno bolognese.
Questa è per il poeta triestino una fase di grande creatività, mentre si infittiscono gli scambi epistolari e i rapporti intellettuali con parecchi letterati, da Prezzolini a Palazzeschi, da Soffici a Moretti. Nel novembre 1912 pubblica per i tipi della "Libreria della Voce", la raccolta di versi Coi miei occhi. Il mio secondo libro di versi, che non ha tanta eco. A Bologna scrive anche tutte le poesie della raccolta La serena disperazione:
Di nuovoero con lei quando a Bolognaper quelle anguste rosse vie a me care,la serena cantaiDisperazione.
L'ombra dell'infanzia lo raggiunge, in modo drammatico, anche qui. Il padre, che lo ha abbandonato alla nascita, del quale ha voluto cancellare il nome, lo cerca non per affetto, ma per denaro e lui ricambia con versi bellissimi:
Mio padre è stato per me "l'assassino",fino ai vent'anni che l'ho conosciuto.Allora ho visto ch'egli era un bambino,e che il dono ch'io ho da lui l'ho avuto.Aveva in volto il mio sguardo azzurrino,un sorriso, in miseria, dolce e astuto.
Quello della mancanza del padre sarà il tema centrale della sua terapia psicoanalitica con il dottor Weiss. E l'assenza del padre, "buono o cattivo", risulterà la cosa peggiore della sua infanzia.
La vita in breve
Umberto Saba nasce nel 1883 a Trieste, allora città dell'impero austro-ungarico. La madre è di origine ebraica, il padre, di nobile famiglia veneziana, lascia la famiglia prima della sua nascita. E' affidato per tre anni a una balia slovena, alla quale si affeziona profondamente, subendo quindi un grave trauma quando deve separarsene. Tornato in famiglia con la madre e due zie, gli è imposta una educazione rigida e repressiva.
La sua carriera scolastica è tutt'altro che brillante. Interrompe gli studi al ginnasio e si iscrive all'Accademia di commercio e nautica, fa pratica in una casa di commercio e si imbarca come mozzo su un mercantile. Nel 1903 si stabilisce a Pisa dove frequenta corsi di tedesco, latino e archeologia all'Università. Confessa i suoi disturbi nervosi. Nel 1905 si trasferisce a Firenze, dove entra in contatto con l'ambiente letterario della "Voce", senza riconoscersi nella poetica vociana e senza stabilire legami proficui.
Nel 1908, essendo cittadino italiano, fa il servizio militare a Salerno, lasciando testimonianza di questa esperienza nei Versi militari. Rientrato a Trieste, sposa Carolina Woelfler (Lina). Dalla loro unione nasce l'amata Linuccia. Nella sua casa di Montebello, vicino a Trieste, compone le poesie di Casa di campagna (1909) e Trieste e una donna (1910).
Nel 1911 esce a Firenze il suo volume di Poesie, in cui utilizza lo pseudonimo di Saba, che richiama la sua origine ebraica, cedutogli dall'amico Giorgio Fano. Nello stesso anno invia alla "Voce" il saggio Quello che resta da fare ai poeti, che viene rifiutato e sarà pubblicato solo nel 1959, dopo la sua morte. Negli anni tra il 1912 e il 1914 si trasferisce a Bologna, anche per risolvere una crisi coniugale, poi parte per la guerra, trascorrendola tutta nelle retrovie, tra il campo per prigionieri austriaci di Casalmaggiore e il campo di aviazione di Taliedo. Crisi nervose lo portano al ricovero presso l'ospedale militare di Milano.
Dopo la prima guerra mondiale si stabilisce a Trieste dove acquista una vecchia libreria con l'intento di svuotarla e rivenderla. Decide invece di rilanciarla come Libreria Antica e Moderna. Con questo marchio pubblica, a sue spese, alcune raccolte poetiche, Cose leggere e vaganti, L'amorosa spina e il primo Canzoniere. Nel 1922 inizia a collaborare con la rivista "Primo Tempo" di Giacomo Debenedetti, sulla quale pubblica alcune parti del suo libro di versi Figure e canti (1926). Nel 1928 la rivista "Solaria" gli dedica un intero numero.
Le precarie condizioni psichiche lo portano, tra il 1929 e il 1931, in cura dal dottor Edoardo Weiss, divulgatore della psicoanalisi freudiana in Italia, lo stesso di Italo Svevo. Assieme a questo medico indaga nei traumi dell'infanzia l'origine della sua nevrosi. Con la promulgazione, nel 1938, delle leggi razziali, è costretto a lasciare la libreria e a rifugiarsi dapprima a Parigi, poi a Firenze, dove vive in clandestinità, aiutato assiduamente da Eugenio Montale e da altri scrittori antifascisti.
Nel secondo dopoguerra arrivano i riconoscimenti per la sua opera poetica. Nel 1945 Einaudi pubblica la seconda edizione aumentata del Canzoniere. Il suo libro Scorciatoie e raccontini riceve nel 1946 il premio Viareggio. Nel 1954 riceve la laurea in Lettere honoris causa dall'Università di Roma.
Nell'ultima parte della vita vive isolato. È costretto dalla malattia psichica a diversi ricoveri e infine si rinchiude in una clinica di Gorizia, dove muore nel 1957. Escono postumi l'ultima edizione del Canzoniere (1961) e il romanzo autobiografico Ernesto (1975), rimasto incompiuto.

Severino Ferrari
Mi par di vederlo e di sentirlo ancora, in piedi fra le due prime file di banchi, col volume sacro in mano, declamar terzine con la voce dolce dalla pronuncia un poco blesa, mentre gli occhi miti e chiari ci cercavano e ci indagavano, come a scrutare nei nostri volti l'effetto di quella bellezza rivelata.
(G. Lipparini)
"Poeta di gentile arte e umanissimo cuore", Severino Ferrari nasce nel 1856 a San Pietro Capofiume di Molinella, nella frazione di Alberino, figlio di un medico condotto. Tra il 1865 e il 1870 frequenta a Bologna il Collegio Ungarelli.
Nel 1873 conosce Giovanni Pascoli per alcune ripetizioni di latino e fra loro nasce un'amicizia fraterna destinata a durare (con qualche ombra) tutta la vita. Il poeta romagnolo lo chiamerà scherzosamente Ridiverde e lui ricambierà assegnandogli il nomignolo di Gianni Schicchi.
Dopo gli studi al ginnasio e al liceo di Bologna, nel 1874 Severino si iscrive alla Facoltà di Filosofia dell'Alma Mater. Ha come compagni e amici Ugo Brilli e Giovanni Pascoli. Nell'ambiente universitario conosce e frequenta Andrea Costa e, come Pascoli, aderisce agli ideali socialisti da lui propugnati. L'anno seguente, però, si trasferisce a Firenze, dove si laurea in filosofia nel 1878 e in filologia nel 1882.
Nell'estate 1876 conosce Giosuè Carducci, del quale diviene allievo a Bologna. Per il maestro prova grande stima e una devozione filiale. Da lui trae il "culto della poesia, esercitato col rispetto e con lo studio particolare e paziente dell'opera e della tecnica dei grandi" (Serra). Con lui curerà nel 1899 una prestigiosa edizione commentata del Canzoniere di Petrarca.
Carducci chiama Severino "caro amico e figlio" e gli scrive: "Tu hai l'anima buona e profonda l'intuizione della poesia". Considera i suoi versi "tutt'insieme una consolazione anche più che una meraviglia". Nel 1881 gli scrive a Macerata, dove insegna:
Comincio bene l'anno scrivendo a lei giovane, sul quale, e su due o tre altri, ho raccolto tutto l'amore che mi rimane nell'animo poco consolato; ed è pure molto. Mi voglia bene. La benedico come se fosse mio figlio.
Manara Valgimigli ha scritto che
Severino fu l'amico di tutte le ore e di tutti gli umori; era capace lui solo, o che con quella sua voce un pò cantante dicesse un verso, o che con quella faccia che sapeva fare meravigliosamente stupita e scimunita dicesse una scipitaggine, perchè il Carducci tornasse allegro.
Carducci si incantava a sentire leggere versi "con purezza e schiettezza" e Severino era in questo particolarmente bravo:
in certi momenti o torbidi o irosi, così, senza nemmen farsene accorgere, con quella sua voce un poco blesa e incantata, incominciava a dire un verso o una strofa; e il Carducci guardava, ascoltava, seguiva i versi con un lieve moto della mano, e già era ammansito e placato.
Nel 1877 a Firenze Ferrari fonda, con alcuni amici studenti, tra i quali Ugo Brilli, la rivista "I nuovi goliardi", di breve durata. Vi fa il suo esordio come critico con un saggio su Parini e cura la pubblicazione di alcuni madrigali di Strozzi. Intanto compone poesie "di evidente intonazione carducciana".
Nel 1879 accetta una supplenza al ginnasio "Guinizelli" di Bologna, mentre segue i corsi di perfezionamento del Maestro all'Università.
Nel 1881 Carducci gli scrive queste parole: "Ella ha, e la serberà sempre, la religione dell'arte e della verità, che è il sentimento della sublime dignità umana, la religione dell'ideale umano". All'allievo che si lamenta dell'incarico lontano da Bologna, risponde così:
Che ella ne pensi o dica, ho caro che stia costì. Non perda il tempo a lamentarsi e a fantasticare. Studiar bene - storicamente e filologicamente - i classici si può anche in Macerata.
Nel 1884 pubblica, presso Sommaruga, il poemetto satirico Il Mago, "dalle piccole mordacità", frutto delle polemiche dei goliardi fiorentini contro i nemici di Carducci, mentre l'anno seguente dà alle stampe i Bordatini, raccolta di quattordici componimenti (ballate, madrigali, ecc.), dove sperimenta quella contaminazione tra poesia colta e popolare per cui sarà conosciuto in ambito letterario. Prima di essere licenziati, entrambe i lavori vengono sottoposti alla "lima d'oro" di Schicchi (G. Pascoli), che in questo periodo insegna a Massa. A Giovanni sarà dedicato il primo libro.
I Bordatini sono un "indimenticabile libretto" con i ricordi dell'Alberino, il luogo della campagna bolognese da cui il poeta proviene:
Il cuor, che in picciol borgo nacque, pur là rimase, ove non è che un argine, cinque olmi, e quattro case.
Sono il momento più alto della produzione poetica di Ferrari, che qui si rivela "semplice e delicatissimo ad un tempo, per una naturale squisitezza di sensibilità" e che in seguito sarà soggiogato dall'ingombrante personalità di Carducci:
Severino Ferrari ci mostra il caso unico, credo, nella storia della letteratura, d'un poeta che comincia là dove gli altri sperano di finire e finisce là onde gli altri si adattano a cominciare, poiché procede a grado a grado dall'originalità alla servitù intellettuale (Federzoni).
A La Spezia, dove da alcuni anni è insegnante di Lettere al Liceo, sposa nel 1886 Ida Gini, la sua musa poetica. Nell'occasione l'amico Pascoli pubblica l'Ultima passeggiata, poemetto di otto madrigali, e la ballata Crepuscolo.
Insegna in varie città - Reggio Calabria, Faenza, Palermo, Modena - mantenendo sempre Bologna come sua patria di riferimento. Dedica i suoi studi all'edizione di testi classici e alla letteratura popolare italiana.
In questi anni cura una edizione della Gerusalemme liberata nella forma intesa da Tasso e una edizione dei Sepolcri e delle Grazie di Foscolo. Nel 1892 pubblica una Antologia della lirica moderna italiana e l'anno seguente le Prose di Galileo Galilei.
Dal 1893 Carducci, spesso a Roma come Senatore, comincia a chiedergli di sostituirlo sulla sua cattedra bolognese:
a un certo momento dové farsi aiutare da Severino, che noi consideravamo un fratello maggiore, e da cui ascoltavamo commentare Dante con delizia, tanta era la soavità con la quale egli ci faceva gustare le bellezze del Paradiso.
Severino continuerà ad aiutare il Professore anche più avanti, pur con grave disagio, essendo contemporaneamente impegnato come docente di italiano all'Istituto superiore di Magistero femminile di Firenze. Carducci, d'altra parte,
sentiva che tutto ciò che di sé aveva potuto rendere trasmissibile, procedimenti e dottrina, intendimenti e voleri, era rivissuto, meglio che in qualsiasi altro, in Severino, ... di Severino meglio che di qualsiasi altro sapeva di potersi fidare: e a Severino aveva pensato di lasciare un giorno la cattedra. (Federzoni)
Nel 1900 Severino inaugura i suoi studi danteschi con la lettura del Paradiso, tenuta al circolo filologico di Bologna. Lo stesso anno pubblica I Sonetti, capitolo conclusivo e riassuntivo della sua attività poetica. Nel 1901 dà alle stampe Lectura Dantis.
Nel 1904 è costretto per un grave disturbo cerebrale a lasciare l'insegnamento e non può subentrare a Carducci, che l'ha da tempo designato sulla sua cattedra di eloquenza all'Alma Mater. L'anno seguente muore nel manicomio di Collegigliato, vicino a Pistoia.
È sepolto alla Certosa di Bologna, nel Campo Carducci. Nel cippo che lo commemora, il suo volto, opera dello scultore Carlo Parmeggiani, è significativamente rivolto alla tomba del maestro, che lo amava "assai assai" e che per la sua immatura morte "ha pianto con molte e cocenti lacrime".
Severino Ferrari15 marzo 1856 - 24 dicembre 1905sovra tutti dilettocon verità pianto
Ha scritto il Pancrazi:
Ogni volta che torna un'occasione a parlare di Severino Ferrari, per una data, una ristampa, un discorso, qualcosa dentro di noi si rallegra. Pochi poeti e scrittori, pur essendo, come lui fu, piccoli poeti e scrittori, ci sembrano tanto suggestivi. E' che ci piace l'uomo e il tempo. Ci fu un ventennio, quando il Carducci in Parnaso era re, che nominar Severino era come dire la poesia.

Giorgio Morandi
Presentando una bibliografia di opere disponibili in Salaborsa su Morandi, non possiamo che ripetere le parole calde e accorate di Francesco Arcangeli: “Le vorrò sempre bene, caro Morandi. Lei resterà sempre un esempio fondamentale per me”.

I muri raccontano
Sulle tracce dell’arte urbana: steet art e graffitismo

I portici di Bologna
A Bologna ci sono 62 chilometri di portici.
C'è chi si preoccupa di precisare al centimetro questo record mondiale di urbanistica, di cui la città va fiera, ma è misura che occorrerebbe continuamente aggiornare, dal momento che l'organismo vive, cresce, cambia, anche nel suo nucleo più antico.

Fuoco sulla montagna
Con l'arrivo e lo stazionamento del fronte, tra l'autunno del 1944 e la primavera successiva, la valle del Reno fu profondamente coinvolta nella guerra. I temi fondamentali del conflitto ebbero qui uno svolgimento di straordinaria intensità: la campagna militare della Linea Gotica, la sfida partigiana, le distruzioni materiali e le brutalità sulla popolazione civile, la fuga o il trasferimento coatto di intere comunità.

Ottavio Gibertini
Nasce a Bologna il 18 gennaio 1965. Frequenta la scuola di fumetto La Nuova Eloisa dove poi insegnerà.
Esordisce nel 1988 sulle pagine de “La Dolce Vita” e pubblica in seguito su “Tic” (con la storia Luna di miele), “Per lui” e “Frigidaire".
È uno dei fondatori della rivista “Fuego", su cui pubblica la serie Lucha Libre e Periodista con i testi di Otto Gabos.
Con Massimo Semerano da alle stampe Fangoria. Per “Comic Art” realizza la serie Dream drama e per la Granata Press Planet Love, entrambi su testi di Menotti.
Ha pubblicato anche strisce e storie su “Il Manifesto” e “La Repubblica”. Si occupa di grafica e illustrazione.
Nel 2015 viene pubblicato in Italia il Graphic Novel “Gli ignoranti”: vino e libri: diario di una reciproca educazione di Etienne Davodeau. Si occupa del lettering e dell’impaginazione, conferendo al volume un profilo di altissima qualità.

Francesco Mattioli
Nasce il 28 maggio 1973 a Bologna. Frequentato La Nuova Scuola Eloisa, dove poi insegna. Fa il suo esordio nel 1997 con la miniserie scritta con Otto Gabos San Pietro edita da Phoenix. Realizza in seguito per la Black Velvet un episodio di Frontiera. Nel 2003 esce per la Mondadori La Furia di Eymerich con la sceneggiatura di Valerio Evangelisti, rieditato nel 2007. Nel 2008 pubblica per Tunue edizioni insiema a Luana Vergari con la prefazione di Valerio Evangelisti il Graphic novel A volto coperto. Attualmente collabora per la rivista "Carmilla" e, con il fratello Emiliano, ha dato vita al Mirabolante Almanacco dei fratelli Mattioli, pubblicato dalla Black Velvet Editrice. È anche illustratore e realizzatore di videogiochi.
Sito ufficiale Fratelli Mattioli http://www.fratellimattioli.it
Giochi da tavolo e di ruolo
Micro Mutants: Evolution di Francesco Nepitello e Marco Maggi (Nexus 2007)
Rattle Snake di Roberto Di Meglio (Nexus 2007)
Micro Monsters di Francesco Nepitello e Marco Maggi (Ares Games 2012)
Sails of Glory di Andrea Mainini e Andrea Angiolino (Ares Games 2014)
disegni aggiuntivi per La Battaglia dei Cinque Eserciti di Roberto Di Meglio, Marco Maggi e Francesco Nepitello (Ares Games 2014)
Dino Race di Roberto Grasso (Ares Games 2014)
mappa The World of Magnamund in collaborazione con Joe Dever, Vincent Lazzari e Florent Haro (Mantikore Verlag 2013
Cubicle 7 di prossima pubblicazione)
mappe The Maps of Magnamund Collection (set I-IV) in collaborazione con Joe Dever, Vincent Lazzari e Florent Haro (Cubicle 7, di prossima pubblicazione). Nell'ottobre del 2017 partecipa nuovamente alla rassegna Disognando dedicata dalla biblioteca Sala borsa, al fumetto e alle arti correlate, presentando insieme a Mauro Corradini un nuovo capitolo del videogioco Lupo Solitario.
http://www.fratellimattioli.it/

Stazione centrale
- @ Piazza Medaglie Oro, Bologna
Fu costruita tra il 1871 e il 1876 dall'ing. Gaetano Ratti. Sostanziali lavori di ampliamento (il sottopassaggio, il salone centrale, il ponte di Galliera) furono completati nel giugno del 1926. Sulla facciata e nella sala d'aspetto alcune lapidi ricordano la strage avvenuta il 2 agosto 1980, quando una bomba ad alto potenziale distrusse completamente l'ala occidentale.
> Tiziano Costa, Marco Poli, Conoscere Bologna, Bologna, Costa, 2004, p. 151

L'età selvaggia
Tornano i protagonisti di Guarda che luna di Vanna Vinci e Giovanni Mattioli. Finita nelle fogne bolognesi per seguire il capo di un gruppo di fanatici adoratori di Iside, Anna incontra Brutus, uno strano personaggio...

Guido Fanti
Guido Fanti è nato a Bologna il 25 maggio 1925 da padre bolognese e madre ferrarese. Ha frequentato il liceo Galvani e poi il corso di laurea in Scienze Biologiche all'Università di Bologna.

Virginio Merola
Virginio Merola è nato a Santa Maria Capua Vetere, in Provincia di Caserta, nel 1955. Vive a Bologna dal 1960. E' diplomato al liceo Minghetti e laureato in Filosofia presso l'Università di Bologna. Ha lavorato presso la Società Autostrade, ed è stato delegato e responsabile sindacale Cgil del settore autostrade.

Renzo Imbeni
Renzo Imbeni è nato a Modena il 12 ottobre 1944. Dopo il diploma all'Istituto Tecnico Commerciale, ha frequentato la Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Bologna.

Giorgio Guazzaloca
Giorgio Guazzaloca è nato a Bazzano, in provincia Bologna, il 6 febbraio 1944. Ha cominciato a lavorare con il padre a 15 anni e a 23 anni ha assunto la gestione dell'azienda di famiglia.
Altre risorse
Altri progetti e percorsi su Bologna online

Nuvole in Appennino
Può capitare che gli autori di fumetti - tipi strani, un po' matti, solitari - si ritirino a disegnare o a vivere fuori città, portando con sé solo carta e matita. Ogni tanto, però, nei loro lontani rifugi si radunano e allora son chiacchiere e bicchieri di vino.
