Una serie di risorse digitali dedicate alla documentazione della storia, della cultura, della società e delle istituzioni di Bologna e provincia con particolare attenzione all’800-900.

Dalla Cronologia

Accadde oggi, 23 maggio.

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23 maggio 1943
Arresto di Giorgio Morandi e di alcuni intellettuali azionisti
Tra maggio e giugno l'OVRA arresta alcuni esponenti del Partito d'Azione clandestino. Si tratta soprattutto di giovani studiosi raccolti a Bologna attorno al critico d'arte toscano Carlo Ludovico Ragghianti (1910-1987), uno dei fondatori di questa formazione antifascista. Tra essi Giancarlo Cavalli, Cesare Gnudi, Francesco Arcangeli, Mario Finzi, Antonio Rinaldi. Il 23 maggio anche il pittore Giorgio Morandi, frequentatore degli arrestati, è rinchiuso nel carcere di San Giovanni in Monte. La sua abitazione in via Fondazza viene accuratamente perquisita. L'artista sarà scarcerato dopo una settimana per intercessione dello storico dell’arte Roberto Longhi e del collega Mino Maccari.
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23 maggio 1945
Esecuzioni sommarie contro fascisti e collaboratori dei tedeschi
Secondo un rapporto del comandante dei carabinieri gen. Brunetto Brunetti, datato 23 maggio, dopo la Liberazione si è avuta a Bologna una violenta reazione e ci sono state molte esecuzioni sommarie. Le persone uccise assommano a circa 180. Un altro rapporto del colonnello Ravenna del 5 agosto afferma che, dal 21 aprile al 30 giugno 1945, in città sono state soppresse circa 240 persone. Molto maggiori sono i numeri citati da Giulio Ghedini, custode dell'obitorio bolognese: “in un mese arrivarono 900 morti. Gente trovata un poco dappertutto, fucilata, pugnalata. Moltissimi erano senza documenti, molti addirittura nudi. Non sapevamo dove metterli”. Secondo una relazione dei questori al ministro dell'Interno De Gasperi, i morti in Emilia-Romagna dopo il 25 aprile sono 1.958 (il primato è del Piemonte con 2.363). Alcune stime, fatte diversi anni dopo, parlano di circa 650 militari fascisti e civili eliminati dai partigiani in provincia di Bologna solo nel corso del 1945, in particolare nei mesi di maggio e giugno. Più sporadicamente in seguito. Sull'identità dei giustizieri don D. Zanini - e con lui altri - non avrà dubbi: “prima ancora dell'ingresso degli alleati, si scatenò la rabbia selvaggia di alcuni partigiani, di alcuni comunisti, già pronti, con le armi tirate fuori dai nascondigli, a sparare, a uccidere”. L'autore riconoscerà almeno che l'epicentro delle violenze e delle vendette perpetrate subito dopo la guerra contro “avversari e innocenti, persone da un passato politico e cittadini assolutamente ignari” - il cosiddetto “triangolo della morte”, di cui il territorio bolognese fu considerato parte - “era stata anche la più martoriata dall'occupazione tedesca e dalle rappresaglie nazifasciste”. Negli anni Cinquanta numerosi ex partigiani della provincia di Bologna saranno processati per 104 omicidi commessi dal 21 aprile al 31 luglio 1945, termine entro il quale sarà applicata l'amnistia Togliatti (approvata il 22 giugno 1946). Molte uccisioni avvenute durante la “caccia ai repubblichini” possono esser fatte risalire al lungo conflitto sociale apertosi nel primo dopoguerra nelle campagne bolognesi. Un elenco stilato dall'Agraria bolognese riporta che 101 persone, tra proprietari terrieri, fattori e affittuari, sono stati uccisi in provincia per motivi politici o legati al conflitto agrario, tra l'autunno 1944 e il luglio 1945. In un rapporto dell'arma dei carabinieri agli alleati dell'agosto 1945 gran parte del territorio emiliano è descritto, riguardo a quel periodo, come “un focolaio di gravi agitazioni”, in cui il fascismo ha dato “largo sviluppo allo squadrismo”. Questo ha creato “profondi rancori”, aggravati dai lutti e dalle distruzioni portate di recente dalla guerra. I frequenti delitti di questo periodo frutteranno a Bologna il nome di "Chicago italiana", affibbiatole dal quotidiano "New York Herald".
Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi
1975
Restaurate le statue sotto il Voltone del Podestà
Termina il restauro delle quattro statue di terracotta di Alfonso Lombardi (1497-1537) collocate sotto il Voltone del Podestà, contro i piloni su cui appoggia la Torre dell'Arengo. Create nel 1525, rappresentano i santi protettori della città: San Petronio, San Procolo, San Domenico e San Francesco. Un tempo il Voltone ospitava i banchi dei notai ed era tristemente noto per le esecuzioni capitali e la messa a berlina dei bestemmiatori. La sua forma crea un particolare fenomeno acustico, conosciuto come “effetto Baravalle”, dal nome dell’ingegnere che lo descrisse per la prima volta nel 1913: accostandosi ai pilastri, due persone possono udirsi anche parlando a voce molto bassa, come se usassero una sorta di telefono senza fili.
10 marzo 1846
L'Officina del Gas e l'illuminazione del centro cittadino
Nella seduta del 10 marzo il consiglio comunale decide di riformare la pubblica illuminazione, applicando il metodo della illuminazione a gas. L'operazione è affidata il 22 giugno successivo dal Senatore Guidotti-Magnani alla società anglo-francese Goldsmith e Grafton, rappresentata e diretta dal signor Saint-Cyr, la stessa che avrà l'incarico di dar luce a Roma. Il primo impianto per la produzione del gas illuminante sarà inaugurato il 2 ottobre 1847. L’officina è costruita su un’area di quattromila metri quadrati fuori porta Zamboni, all’angolo con via San Donato. Le zone illuminate sono quella del centro cittadino - a sud della via Emilia - e quella del Teatro Comunale. Nelle vie "dei principali teatri", dove la vita continua fino nel cuore della notte, i 175 lampioni a olio esistenti sono sostituiti da 235 fiamme a gas. La prima fase dell’esercizio è assai difficile, soprattutto per le inadempienze della società appaltatrice. E' denunciato “il grave inconveniente di una meschina luce”, dovuta all'eccessiva distanza tra i lampioni. A causa della discontinua erogazione del gas e dell’ostruzione dei beccucci in alcuni lampioni si dovrà provvedere a una sorgente sussidiaria di luce, collocando dentro alla lanterna a gas anche un fanale a olio di vecchio tipo. Per avere una illuminazione appena sufficiente i cittadini bolognesi dovranno attendere il nuovo contratto del 1862 con la Compagnia Ginevrina dell'Industria del Gas, quando essa sarà estesa a tutto il centro urbano. L'inaugurazione della rete del gas per l'illuminazione provoca inediti inconvenienti: le officine e i residui di lavorazione emanano cattivo odore, vi è il pericolo di scoppi e incendi, di esalazioni di ammoniaca, mentre sono possibili perdite dalle tubature. Probabili cause di malattie tra gli operai sono inoltre il calore e la luce sviluppati dal gas. L'eccessivo calore promuove "una pletora vascolare e la respirazione stessa si altera": gonfiori, congestioni e mal di testa non tardano a venire.
Edifici, giardini e canali
Giardino della Lunetta Gamberini
Il nome del giardino ricorda la linea difensiva voluta dal generale Fanti tra il 1860 e il 1867, che contava 9 forti e 17 lunette munite di cannoni intorno a Bologna e sparse fortificazioni sulle colline. La lunetta prese il nome da una Cà Gamberini che sorgeva nei pressi della via Emilia. L’ingombrante trincea fu un’apparizione effimera, perché il piano regolatore del 1889 ne decretò il rapido smantellamento. Furono conservati solo piccoli presidi, come la Lunetta Gamberini, adibita alla fabbricazione di fulminato di mercurio. Il complesso dell’area verde, che si estende per 14,5 ettari, è frutto di una serie di acquisizioni degli anni ’70. Circondata da una folta siepe con alberi di Giuda, forsizie, scotani, sanguinelli, sinforine e altri arbusti ornamentali, ospita al suo interno impianti sportivi, scuole, un centro sociale e un centro giovanile. Gli ampi prati sono spesso ombreggiati da filari di pioppi bianchi e tigli. Dall’ingresso di via Sigonio, oltre un prato alberato, si alza un rilievo, con le pendici rivestite di robinie, biancospini e olmi, che era probabilmente il nucleo centrale della vecchia postazione.
Istituto di Matematica
Unica opera bolognese di Giovanni Michelucci realizzata tra il 1960 e il 1965. Il portico è stato realizzato con pilastri in cemento la cui forma a forcella richiama quella delle case trecentesche del centro storico. Interessante il rapporto tra i materiali quali il cemento, il laterizio e il vetro, in particolare nei fronti secondari retrostanti la via Zamboni.
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Nuvole in Appennino