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Dalla Cronologia

Accadde oggi, 12 luglio.

immagine di La tangenziale Nord
12 luglio 1967
La tangenziale Nord
Dopo tre anni di intenso lavoro, il 12 luglio viene inaugurata la tangenziale complanare, tra Caselle di San Lazzaro di Savena e Casalecchio di Reno, promossa dal Comune, dall’ANAS e dalla Società Autostrade. La convenzione fu approvata dal Consiglio comunale l’8 marzo 1963.  L’infrastruttura è stata progettata dagli ingegneri Francesco Fantoni, capo dei servizi tecnici del Comune di Bologna, e Giorgio Mondini (?-2010). Si tratta di un semianello autostradale, che unifica il percorso a pedaggio intorno alla città degli automezzi provenienti da Firenze, Milano, Padova e Rimini con il percorso gratuito a servizio del traffico locale. Consente così di decongestionare il centro storico cittadino dal traffico di attraversamento. Permette inoltre realizzare un'altra grande operazione di urbanizzazione: la zona industriale delle Roveri, a nord est della città, che sarà dotata in questo modo del collegamento diretto alla infrastruttura autostradale. In questo periodo è completato anche il cosiddetto “Asse Sud-Ovest”, un'arteria stradale che mette in comunicazione diretta le zone occidentali della città con la tangenziale.
immagine di Il Piano Marshall in Emilia
12 luglio 1947
Il Piano Marshall in Emilia
I rappresentanti di sedici nazioni europee e degli Stati Uniti d’America, riuniti in una Conferenza generale a Parigi, gettano le basi di un programma quadriennale di sussidi alla ricostruzione. Il 5 giugno precedente, all’Università di Harvard, il Segretario di Stato americano George Marshall (1880-1959) ha lanciato l’idea di un “aiuto amichevole” straordinario agli stati europei, in difficoltà dopo il disastroso conflitto mondiale. L’idea di Marshall diverrà nel 1948 l’E.R.P. (European Recovery Program, ovvero Programma di Ricostruzione Europea), con uno stanziamento di 17 miliardi di dollari. Quasi tutti i paesi chiederanno di poter acquistare soprattutto generi di prima necessità, carburanti e prodotti industriali e solo in minima parte attrezzature e macchine per la produzione. Nella provincia di Bologna i fondi-lire E.R.P. saranno in parte destinati per la ricostruzione degli edifici e degli impianti della stazione centrale di Bologna, per la riattivazione della centrale idroelettrica di Suviana, per il ripristino degli scali San Donato e Arcoveggio e il rinnovo delle linee ferroviarie. Un'altra parte sarà destinata a lavori pubblici ed edilizia residenziale. In generale i finanziamenti per Bologna e la regione risulteranno bene utilizzati: una relazione della Missione E.R.P. americana in Italia riguardo all'Emilia parlerà di contributi “assorbiti rapidamente e in modo tecnicamente perfetto”. Con i pacchi forniti dall'UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) anche la popolazione bolognese imparerà a conoscere nuovi prodotti, come il latte in polvere, la margarina, il caffè liofilizzato e lo zucchero cubano di canna. Alle partorienti poi verrà consegnato un pacco speciale, con indumenti, panni e prodotti per l'igiene del neonato e della mamma. Non mancheranno le critiche al Piano Marshall da parte della CGIL, esclusa peraltro, sia sul piano nazionale che regionale, dalla conoscenza dei suoi aspetti tecnici e concreti. Anche l'artigianato lamenterà l'assoluta mancanza degli aiuti Marshall, oltre che le irrisorie provvidenze governative nei primi anni del dopoguerra.
immagine di Breve soggiorno di Giacomo Leopardi a Bologna
12 luglio 1825
Breve soggiorno di Giacomo Leopardi a Bologna
Diretto a Milano, Giacomo Leopardi fa sosta a Bologna dal 17 al 27 luglio, ospite del suo compagno di viaggio Padre Luigi Poni nel convento di S. Francesco. Il soggiorno è per lui particolarmente piacevole. A Bologna è presente Pietro Giordani (1774-1848), ex segretario dell'Accademia di Belle Arti e già ospite a Recanati della famiglia Leopardi. Grazie a lui - e all'editore Pietro Brighenti (1775-1850) - Giacomo fa alcune conoscenze importanti, come il conte Antonio Papadopoli, "giovane signore veneziano", che gli offre un posto di assistente per gli studi. E' accolto con favore nei salotti letterari cittadini: presso il marchese Massimiliano Angelelli (1775-1853), uomo di vasta cultura umanistica e "incomparabile" traduttore di Sofocle, nelle "stanze" della contessa Malvezzi e di Anna Pepoli Sampieri, presso il conte Marchetti. Nelle sue lettere descriverà Bologna come una città "quietissima, allegrissima, ospitale", "piena di letterati nazionali, e tutti di buon cuore, e prevenuti per me molto favorevolmente". E al fratello Carlo dirà: "Mi sono fermato nove giorni e sono stato accolto con carezze ed onori ch'io era tanto lontano d'aspettarmi, quanto sono dal meritare". Positivo è anche il giudizio complessivo: "Bologna è buona, credilo a me che con infinita meraviglia, ho dovuto convenire che la bontà di cuore vi si trova effettivamente, anzi vi è comunissima". Al giovane conte è prospettata la possibilità di un impiego a Bologna come segretario dell'Accademia di Belle Arti, incarico ricoperto in passato dall'amico e mentore Giordani. Una ipotesi che poi purtroppo sfumerà, lasciandogli l'amaro in bocca. Definirà quello bolognese un "governo gotico le cui promesse più solenni vagliono meno che quelle di un amante ubbriaco".
immagine di Il primo stemma gentilizio ricollocato
12 luglio 1814
Il primo stemma gentilizio ricollocato
Il conte Rossi è il primo a rimettere lo stemma gentilizio sul suo palazzo dopo la Restaurazione.
immagine di Feste popolari per Mezzofanti nominato cardinale
12 febbraio 1838
Feste popolari per Mezzofanti nominato cardinale
Nel concistoro del 12 febbraio Giuseppe Gasparo Mezzofanti (1774-1849), il “principe dei poliglotti”, è elevato alla porpora cardinalizia. Alle “dimostrazioni di pubblica gioia”, che si tengono a Bologna in suo onore, promosse dal Senatore Francesco Guidotti Magnani, partecipano anche gli abitanti dei borghi popolari, che si identificano in questo prete di umili origini, figlio di falegname ed ex alunno delle scuole pie. A Mezzofanti è dedicata la sala manoscritti della Pontificia Biblioteca dell'Ateneo, dove egli "ordinariamente sedeva", e qui è posto un busto in suo onore, ad opera del bibliotecario e presidente del Collegio dei filologi Liborio Veggetti.
immagine di Il Ginnasio "Carducci"
1935
Il Ginnasio "Carducci"
  • @ via D’Azeglio 82, Bologna (BO)
Nei locali dell'ex Conservatorio delle putte di Santa Croce in via San Mamolo il Comune inaugura un nuovo ginnasio, intitolato a Giosue Carducci nel centenario della nascita. Durante la seconda guerra mondiale una parte di esso sfollerà a San Giorgio di Piano e al pianterreno dello stabile sarà collocato l'ufficio del razionamento. Dal 1952 rimarrà solo la Scuola Media femminile “Carducci”, che diventerà mista dopo la riforma del 1963. Fondato nel 1600 dal terziario francescano Bonifacio Dalle Balle, il Conservatorio di Santa Croce accoglieva ragazzine dai 10 ai 15 anni e le ospitava fino ai 21 anni. Esse passavano la giornata alternando le pratiche religiose alla lettura e soprattutto al lavoro femminile, che consisteva nel “filare, far calzette, merli, ricamare” sotto la guida delle maestre. Dovevano prepararsi a una vita “se non disagiata, certo non agiata”, come fantesche o spose, ma anche come donne dedite ai “bassi uffici” della cucina e della pulizia.
immagine di Luigi Salina Delegato del Governo
10 dicembre 1814
Luigi Salina Delegato del Governo
  • @ Villa Salina
Luigi Salina è nominato il 10 dicembre Delegato di Governo, con 500 franchi mensili di stipendio. Tra il 1813 e il 1839 sarà presidente della Società Agraria di Bologna. Alla sua morte lascerà una ricca collezione di medaglie, con oltre 5.300 pezzi, che il Comune acquisterà dagli eredi. L'avvocato Salina è proprietario della villa un tempo appartenuta a Marcello Malpighi (1628-1694), posta nei pressi di Ronco di Corticella, ampliata con nuovi corpi di fabbrica da Vincenzo Leonardi e con una cappella disegnata da Luigi Marchesini. A Giovanni Putti si devono le “vaghe” sfingi in riposo sui pilastri all'ingresso e a Giacomo De Maria il monumento a Malpighi “in forma di medaglia”, murato su una delle fabbriche laterali. La contessa Barbara Salina, dilettante di “cose botaniche”, farà impiantare sul retro della villa un “dilettevole” giardino ricco di piante e erbe odorifere, con la consulenza del professor Giuseppe Bertoloni.
immagine di Capolavori in mostra nella chiesa dello Spirito Santo
14 gennaio 1816
Capolavori in mostra nella chiesa dello Spirito Santo
  • @ Ex chiesa e convento dello Spirito Santo
Nella chiesa sconsacrata dello Spirito Santo, “magnificamente apparata” per l'occasione, è allestita una eccezionale mostra di arte antica. Sono esposti diciotto capolavori trafugati nel giugno del 1796 dai Francesi dalle chiese cittadine e ritornati a Bologna dopo la caduta di Napoleone grazie all'opera diplomatica di Antonio Canova. A celebri tavole di Perugino, Parmigianino, Raffaello si affiancano alcuni dei quadri più importanti della scuola bolognese, rappresentata soprattutto dai Carracci, da Guercino e da Guido Reni. L'esposizione rappresenta “un importante momento di aggregazione” della cittadinanza bolognese attorno al proprio patrimonio artistico, un'omaggio ad opere di grande valore, che andranno a costituire il nucleo principale della Pinacoteca Nazionale.
immagine di Canale di Reno - Oberdan
Canale di Reno - Oberdan
  • @ di Reno Oberdan
Superati i ponti delle vie Malcontenti, Piella (visibile in fondo) e Guglielmo Oberdan, il canale di Reno svolta decisamente a sinistra in un pozzo luce interno, anticamente compreso nel complesso conventuale carmelitano di San Martino. Da questo punto il canale veniva chiamato delle Moline per i mulini per grano distribuiti lungo il suo corso, che prosegue fra le vie Alessandrini e Capo di Lucca.
immagine di Palazzo Belloni
Palazzo Belloni
  • @ Belloni
All'interno si conserva una scala, costruita su progetto di Giuseppe Antonio Torri, che venne decorata di statue e di affreschi in occasione del soggiorno a Bologna di Giacomo III Stuart, pretendente al trono d'Inghilterra, nel 1717. Le statue in arenaria di Ercole e Orfeo sono di Andrea Ferreri.
immagine di Canale Navile - Ex area portuale
Canale Navile - Ex area portuale
  • @ Navile Ex area portuale
Dalla metà del XVI secolo questa area era occupata dal porto cittadino, progettato da Iacopo Barozzi detto il Vignola. Qui iniziava il canale Navile che, alimentato dal Cavaticcio, consentiva di navigare fino a Ferrara e Venezia. L’area portuale era dotata di diverse infrastrutture, fra le quali la settecentesca Salara, ancora visibile sulla destra, utilizzata per il deposito del sale. Con l’abbandono dei trasporti via acqua il complesso portuale venne completamente disattivato fra il 1934 e il 1935.
immagine di Torresotto di San Vitale
Torresotto di San Vitale
  • @ San Vitale
Il torresotto o serraglio appartiene alla seconda cerchia di mura, detta del "1000" iniziata nel tardo XII secolo.
immagine di Palazzo Ghisilardi Fava - Casa del Fascio
Palazzo Ghisilardi Fava - Casa del Fascio
  • @ via Manzoni, 4
Arpinati era l'uomo che in più di una occasione aveva dimostrato fedeltà al fascismo anche difendendo, alla testa dei suoi uomini, la riforma Gentile avversata sia dagli universitari antifascisti che dagli studenti fascisti, lealtà che contribuì a farne in poco tempo il leader indiscusso del fascismo felsineo. (S. Salustri)  
immagine di Sirena del Pincio
Sirena del Pincio
  • @ via Indipendenza. Bologna
Bella mia, dal fondo algosoDel mar nostro vieni su!In te vuole il suo riposoLa mia bronzea gioventú. ... (G. Carducci)
immagine di Palazzo Rizzoli
Palazzo Rizzoli
  • @ Strada Maggiore, 37
Benché fosse in via Mazzini e nell'austero palazzo del chirurgo Rizzoli era una specie di soffitta sotto il tetto, all'ultimo piano. Io - scusate se parlo di me - nacqui allora nel quartiere accanto; le due famiglie si scambiavan le visite, e nei miei ricordi d'infanzia rivedo spesso "il Professore" che scende la scala ripida e diruta con un mucchio di libri sotto l'ascella. Colà Lauretta cantava e Bice lavorava al telaio: "Lauretta empiva intanto di gioia canora la stanza,Bice china al telaio seguia cheta l'opera de l'ago". (G. Lipparini)
immagine di Giacomo Leopardi
Giacomo Leopardi
A Bologna All'inizio dell'estate del 1825 Giacomo Leopardi prende una serie di contatti con gli editori Stella a Milano e Brighenti a Bologna per la pubblicazione di sue opere. Decide quindi di stabilirsi per un periodo a Milano. Diretto verso il capoluogo lombado, si trattiene a Bologna dal 17 al 27 luglio 1925, ospite nel convento di S. Francesco, assieme al suo compagno di viaggio padre Luigi Poni. Benché non programmato, è un soggiorno particolarmente piacevole. Già famoso per alcuni suoi saggi e componimenti, variamente apprezzati e criticati - lui stesso si è premurato di inviarli a noti esponenti della locale scuola classica - è accolto con favore nei salotti letterari cittadini. Nelle sue lettere descrive Bologna come una città "quietissima, allegrissima, ospitale", "piena di letterati nazionali, e tutti di buon cuore, e prevenuti per me molto favorevolmente". E al fratello Carlo confessa: "Sono stato accolto con carezze ed onori ch'io era tanto lontano d'aspettarmi, quanto sono dal meritare". Prima del suo arrivo gli era stata fatta intravvedere la possibilità di un impiego in città, sulla cattedra di Eloquenza all'Università o come segretario dell'Accademia di Belle Arti, incarico ricoperto in passato dall'amico e mentore Pietro Giordani, ipotesi che poi purtroppo sfumerà, lasciandogli l'amaro in bocca. Dopo aver visitato Giordani a Parma, Leopardi prosegue per Milano, ma continua, nelle sue lettere, a rimpiangere il capoluogo felsineo: Io sospiro però per Bologna, dove sono stato quasi festeggiato, dove ho contratto più amicizie assai in nove giorni, che a Roma in cinque mesi, dove non si pensa ad altro che a vivere allegramente senza diplomazie, dove i forestieri non trovano riposo per le gran carezze che ricevono, dove gli uomini d'ingegno sono invitati a pranzo nove giorni ogni settimana. Leopardi è di ritorno a Bologna il 29 settembre 1925 e vi soggiorna fino al 3 novembre 1826. Prende alloggio a pensione presso la famiglia Aliprandi, "due Ex-Cantanti, già famosi, che al loro tempo hanno girato mezza Europa", in una casa contigua al teatro del Corso. L'impressione sulla città è condizionata questa volta dalle frequenti notizie di omicidi: Qui si fa continuamente un ammazzare che consola: l'altra sera furono ammazzate quattro persone in diversi punti della città. Il governo non se ne dà per inteso. Io finalmente sono entrato in un tantin di paura. Con l'arrivo dell'inverno anche il "bestialissimo" freddo bolognese lo fa soffrire e lo costringe "vicino a un caminaccio sporco, fatto per scaldarmi appena le calcagna". E' contento che il padre a Recanati non debba soffrire l' "infernale" inverno bolognese: Qui non abbiamo gran neve - gli confessa - ma freddi intensissimi, che mi tormentano in modo straordinario ... sicché dalla mattina alla sera non trovo riposo, e non fo altro che tremare e spasimare dal freddo, che qualche volta mi dà da piangere come un bambino. Pur non essendo particolarmente interessato ai teatri e al melodramma, alla famiglia conferma di trovarsi in quello che Stendhal ha definito "il quartier generale della musica in Italia": Io mi trovo veramente tra la musica, perché qui in Bologna, cominciando dagli orbi, tutti vogliono cantare o sonare, e c'è musica da per tutto. Controvoglia è coinvolto dagli spettacoli: Ho detto francamente a tutti che il Teatro non fa al caso mio. La bella è che il muro della mia camera è contiguo al teatro del Corso, talmente che mi tocca sentir la commedia distintamente, senza muovermi di casa. Nel suo stesso portone c'è il gabinetto di lettura della ditta Cipriani e C., dotato di periodici stranieri e a pochi passi, in palazzo Vizzani-Lambertini, abita il suo editore e "amicissimo" Pietro Brighenti. Qui era anche, fino a poco tempo prima, la sede della Società del Casino, ritrovo dei letterati bolognesi. Sfumato l'impiego all'Accademia, si guadagna da vivere dando lezioni di latino e greco. Con uno degli allievi, Antonio Papadopoli, che lo inviterà più volte a trasferirsi a Venezia, stringe un'intensa amicizia. In città frequenta poche altre persone: oltre a Brighenti e alla figlia Marianna, il medico Giacomo Tommasini, sua moglie Antonietta "cultrice di geniali studi pedagogici" e la figlia Adelaide. Ritrova Angelina Jobbi, ex governante di casa Leopardi a Recanati, e fa da padrino al figlio neonato. Ha comunque modo di entrare in contatto con i "Cigni di Felsina", i letterati classicisti: Questa benedetta Bologna dove pare che letterato e poeta, o piuttosto versificatore, siano parole sinonime. Tra essi Massimiliano Angelelli, Paolo Costa, Vincenzo Valorani, Dionigi Strocchi, Filippo Schiassi, Giovanni Marchetti. Nota però la pochezza di Bologna negli studi filologici: La filologia è nome affatto ignoto in queste parti, ed appena, con grandissima difficoltà, si possono trovar classici greci in vecchie ed imperfettissime edizioni. In tutta Bologna, città di 70 mila anime, si contano tre persone che sanno il greco, e Dio sa come. Nelle sue Ricordanze Biografiche Carlo Pepoli descrive l'accoglienza del giovane nei salotti bolognesi, spesso condotti da donne colte ed emancipate: Appena dunque che a Giacomo Leopardi fu dato il porsi a visitare il fior fiore delle persone Letterate, e quelle case dove sovente aveano ritrovo quanti mai stanziavano in Bologna spiriti di gentilezza ornati ... festeggiavano a gara il dottissimo gentile ospite novello. Il Brighenti, avvocato, stampatore e anche spia per gli Austriaci, pubblica i suoi Versi nella Stamperia delle Muse. Il 27 marzo 1926, lunedì di Pasqua, Leopardi legge pubblicamente nella sede dell'Accademia dei Felsinei l' Epistola al conte Carlo Pepoli, dedicata al vice-presidente di questo sodalizio e suo caro amico. In una lettera al fratello Carlo descrive la serata in termini positivi: La sera del Lunedì di Pasqua recitai al Casino dell'Accademia dei Felsinei, in presenza del Legato e del fiore della nobiltà bolognese, maschi e femmine; invitato prima, giacché non sono accademico, dal Segretario in persona, a nome dell'Accademia; cosa non solita. Mi dicono che i miei versi facessero molto effetto, e che tutti, donne e uomini, li vogliono leggere. In realtà la sua voce fioca e la distrazione dell'uditorio non fanno apprezzare pienamente il contenuto della sua lettera. Secondo la testimonianza di Francesco Rangone: Il Co. Leopardi uscì con una Epistola all'Amico Pepoli sulle umane vicende. Questo dotto Letterato, di tetro umore, in difficili circostanze con l'anima oltre modo sensibile, e mancante di certi necessari doni naturali atti a chiamare la generale attenzione, dette avrà certamente delle bellissime cose ma niuno le comprese. Nel corso della stessa Accademia parlano anche il Presidente Angelelli con "brevi parole, ma piene di sapere e di Grazia", il Segretario Vincenzo Valorani, con un "ben scritto", ma arido e troppo lungo "ragionamento" e altri soci quali il Tanari, il Giusti, lo stesso Pepoli, con un "gentile pensiero" e, Giovanni Marchetti, il più apprezzato, con un "veramente divino componimento". Dello stesso Marchetti è un altro giudizio negativo sulla lettura di Leopardi:  "né giustificò, coll'udito componimento, la fama già alta". L'incontro con Teresa Carniani, moglie di Francesco Malvezzi, donna coltissima e animatrice di uno dei più importanti salotti letterari della città, regala a Giacomo inedite emozioni: "Ha risuscitato il mio cuore dopo un sonno, anzi una morte completa, durata per tanti anni", scrive il 30 maggio 1826 al fratello Carlo. Una conoscenza che segna un nuovo periodo della sua vita: "Mi ha disingannato del disinganno, mi ha convinto che ci sono veramente al mondo dei piaceri che io credeva impossibili". Il rapporto con Teresa, dapprima improntato a una tenera amicizia, "un abbandono che è come un amore senza inquietudine", con pianti sinceri e lodi che "restano tutte nell'anima", si muta in seguito in una freddezza inattesa, che provocherà proteste e biasimi da parte del giovane poeta, espressi in modo insolitamente rozzo all'amico Papadopoli: Come mai ti può capire in mente che io continui ad andare da quella p... della Malvezzi? Voglio che mi caschi il naso, se da quando ho saputo le ciarle che ella ha fatto di me, ci sono tornato o sono per tornarci mai; e se non dico di lei tutto il male che posso. L'altro giorno incontrandola, voltai la faccia al muro per non vederla. Leopardi è ancora a Bologna dal 26 aprile al 21 giugno 1827, ospite nella locanda della Pace in via Santo Stefano. E' in un momento felice, non ha malanni e sta per raccogliere i frutti della sua attività letteraria: presso l'editore Stella sono in stampa le Operette morali e ha quasi finito la Crestomanzia. Al padre comunica che a Bologna "si vive quieti e sicuri", dopo il ritorno del Legato Albani e "il supplizio di qualche assassino" . Durante questo soggiorno frequenta maggiormente il teatro. Al Comunale e al Contavalli assiste ad alcune opere di Rossini. Il 13 maggio è forse alla prima della Semiramide, cantata da Luigia Boccabadati. Nel 1831 il Pubblico consiglio di Recanati lo nomina deputato all'Assemblea nazionale con sede a Bologna, ma l'ingresso degli Austriaci nella città renderà vana la sua designazione e impedirà il suo ritorno nel capoluogo emiliano. La vita in breve: Giacomo Leopardi nasce a Recanati nel 1798 da una famiglia nobile decaduta. Affidato dal padre Monaldo a precettori ecclesiastici, rivela doti eccezionali: a soli dieci anni sa tradurre all'impronta i testi classici e compone in latino. Il rapporto coi genitori è molto difficile. Giacomo sta spesso da solo, studia nella grande biblioteca paterna, in dialogo muto con gli autori antichi. Tra il 1809 e il 1816 passa "sette anni di studio matto e disperatissimo", durante i quali impara alla perfezione varie lingue, traduce i classici, compone opere erudite, studia poesia e filosofia. Questa vita solitaria e reclusa lo mina nel fisico e nello spirito. Il 1816 è l'anno della "conversione letteraria", passa dall'erudizione al bello e alla poesia. Invia le sue prime prove a Pietro Giordani, che lo incoraggia. Nel 1817 comincia a scrivere il suo diario infinito, lo Zibaldone (1817-1832) e scrive le prime canzoni civili. Nel 1819 tenta di fuggire da casa, ma il padre lo ferma: Recanati è ora una prigione e il giovane cade in depressione. La produzione poetica però non ha sosta: compone gli Idilli (L'Infinito, Alla luna ...) e le grandi canzoni civili. Nel 1822 finalmente va a Roma dagli zii materni, ma il viaggio è deludente. Tornato a Recanati, nel 1823 scrive le Operette morali. Nel 1825 è a Milano, dove lavora per l'editore Stella. In povertà, si sposta tra Bologna e Firenze, accolto nei circoli letterari e nei salotti mondani. Nel 1828 a Pisa ritrova la vena poetica che pareva perduta: inizia il ciclo dei Grandi Idilli. Tra la fine del 1828 e il 1930 ritorna a Recanati. Ricorderà il periodo come "sedici mesi di notte orribile", ma è allora che scrive alcuni tra i suoi canti più famosi: La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio... Con l'aiuto di amici lascia per sempre il "natio borgo selvaggio" e va di nuovo a Firenze. Dall'amore non corrisposto con Fanny Targioni Tozzetti nasce Il ciclo di Aspasia. Nel 1832 sospende lo Zibaldone. Nell'ottobre del 1833 si trasferisce a Napoli insieme all'amico Antonio Ranieri. Benché ormai molto provato nel fisico, partecipa alla vita culturale partenopea. A Torre del Greco, in fuga dal colera che imperversa in città, compone due tra le sue più grandi poesie: La ginestra o il fiore del deserto (1836) e Il tramonto della luna (1837), che costituiscono il suo testamento poetico e spirituale. Muore a Napoli il 14 giugno 1837 e viene sepolto accanto all'amato Virgilio.
immagine di La collina di Bologna
La collina di Bologna
Come un grande terrazzo accessibile a tutti, un'oasi verde preservata nel tempo con lodevole lungimiranza, la collina si affaccia da mezzogiorno sui tetti rossi della "fosca e turrita" Bologna.
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Il Risorgimento a Bologna
“Nella vita dei popoli la vita non scorre uguale; vi sono anni nei quali, meglio che mai, si rivelano i caratteri, le energie esplodono, si maturano gli ingegni ... questi anni miliari per Bologna e per le Legazioni, durante il periodo del Risorgimento furono il 1796, il 1831, il 1859 ...” (*)
immagine di Bologna nella guerra 1943-1945
Bologna nella guerra 1943-1945
Bologna è stata una delle città europee che hanno maggiormente sofferto gli effetti dell'occupazione e della repressione nazifascista, come dei bombardamenti aerei, delle privazioni e della fame legate alla guerra. Per parecchi mesi il fronte della linea Gotica ha stazionato a pochi chilometri dall'abitato: enorme fu allora il timore che la città fosse coinvolta in nuovi bombardamenti e combattimenti casa per casa. Intanto, dopo la battaglia di Porta Lame, si acuì la repressione antipartigiana, si consumarono eccidi nascosti: a Sabbiuno, a San Ruffillo ...
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Le Caserme Rosse
Il lager di transito e smistamento delle Caserme Rosse entrò in funzione il 7 ottobre 1943. Era un complesso di bassi edifici in aperta campagna, nella periferia di Corticella, utilizzati come scuola per ufficiali della Sanità. Tra i primi ad esservi raccolti furono i carabinieri di stanza a Roma, che il 25 luglio 1943 avevano arrestato Mussolini per ordine del re.
immagine di Alberto Sebastiani
Alberto Sebastiani
Alberto Sebastiani, ricercatore, insegnante e pubblicista, ha una formazione linguistica e letteraria, si occupa di interazione tra i linguaggi e di fumetto in particolare, collabora a «la Repubblica» e a  «Lingua italiana - Treccani.it», lavora per l’Università di Bologna, IULM di Milano e a progetti editoriali e televisivi. Tra i suoi libri, ha pubblicato “Nicolas Eymerich. Il lettore e l’immaginario in Valerio Evangelisti” (Odoya 2018), “Padre nostro. Riscritture civili di una preghiera tra musica e letteratura” (EDB 2020); di Silvio D'Arzo ha curato “Opere” (Mup 2003, con E. Orlandini e S. Costanzi), “Lettere” (Mup 2004), “Gec dell’Avventura” (con un finale apocrifo di Eraldo Affinati, Einaudi 2020) e "Le tribolazioni del Povero Bobby" (Officina d'autore 2022), di Valerio Evangelisti i tre volumi che raccolgono i tredici romanzi del «Ciclo di Eymerich» (Mondadori 2019) e "Le strade di Alphaville. Conflitto, immaginario e stili nella paraletteratura" (Odoya 2022). Dedicati al fumetto sono invece i volumi delle serie "Conversazioni a vignetta" (Clueb, dal 2012 al 2013) e "Nuove conversazioni a vignetta" (I libri di Emil, dal 2014 a oggi). Nel 2024 pubblica per la casa editrice Serra un saggio dedicato allo scrittore Dino Buzzati dal titolo Expanded Buzzati : tra letteratura e fumetto. 
immagine di Gianmaria Liani
Gianmaria Liani
È nato a Vicenza nel 1968. Ha debuttato su “Mondo Mongo” con le storie Petrosone Silurato e Cappuccetto Rotto. Ha pubblicato su “Cyborg” il fumetto cyberpunk Primo in classifica, su testi di Albano e Lavagna. Ha collaborato con varie riviste e antologie: da “Rumore”, a “Lupo Alberto” e “La parola lupo”, per cui ha realizzato alcune short stories. Per il mensile “Dinamite” ha pubblicato Nukies, scritto da Albano e Lavagna, e raccolto in volume nel 1997. Ha inoltre firmato le illustrazioni del volume Horrorgasmo/ Psychotic art for new mutants. Per Kappa Edizioni ha pubblicato Lupin III. Il violino degli Holmes e il volume Lambrusco & Cappuccino, entrambi su testi di Andrea Baricordi. Nel 2014, su testi di Andrea Baricordi, ha disegnato il graphic novel Tutta colpa di Pupi Avati, edito da Kappalab. Dal mese di aprile 2021 in occasione dei 25 anni di Mondo Naif della Kappalab, verrà pubblicato anche una raccolta chhe contiene il volume Tutta colpa di Pupi Avati con all’interno diverso materiale inedito. Nel 2017 ha realizzato la copertina del romanzo Il tesoro del Bigatto di Giuseppe Pederiali.
immagine di Giovanni Romanini
Giovanni Romanini
Giovanni Romanini nasce a Bologna il 27 dicembre 1945. Esordisce nel cinema d'animazione lavorando anche per Carosello. La sua carriera come fumettista inizia con l'incontro con Roberto Raviola-Magnus alla fine degli anni Sessanta. Si alterna con il maestro alla realizzazione delle tavole di Kriminal e Satanik, personaggi creati da Max Bunker (Luciano Secchi). Collabora per anni alle opere di Magnus, con cui nel 1979 realizza - figurando anche come coautore - l'opera La Compagnia della Forca. Anche dopo il divorzio professionale tra Magnus e Bunker rimane nello staff dell'editoriale Corno per la realizzazione di alcune storie di Alan Ford, lavorando con Paolo Piffarerio, il sostituto di Magnus. Collabora inoltre con Lucio Filippucci, pubblicando per il mercato francese. Nella sua carriera ha disegnato molti personaggi erotici e horror per la Edifumetto. Tra questi ricordiamo Wallestein, Ulula e Lady Domina. La sua ultima collaborazione con Magnus è stata la realizzazione del fumetto La Valle Del Terrore, conosciuto come il Texone, per la Bonelli editore, in cui ha assunto il compito di disegnare i cavalli e di rifinire alcune tavole del maestro, rivelandosi artista unico nel riprendere fedelmente il suo lo stile. Ha collaborato anche con la Disney nella realizzazione di alcune storie di Topolino.Ha partecipato ad interviste, poi inserite in due documentari dedicati al maestro Magnus e al personaggio nero dei fotoromanzi Killing. Nel 2011 regala due immagini che diventano il logo delle piattaforme digitali della Biblioteca Salaborsa Un mondo a Fumetti (I protagonisti dei Fumetti nei Film) e di "Bologna dei Fumetti online". Ha disegnato per la Bonelli il personaggio Martin Mystere.  Grande appassionato del genere, ha realizzato tele ad olio dedicate a personaggi dell'immaginario western. In questi ultimi anni all'attività di fumettista ha affiancato quella di pittore, attraverso lavori ad olio che illustrano la vita degli indiani d'America e del western. Ricordiamo la mostra tenuta in salaborsa Strisce di Frontiera con cui nel gennaio 2013, insieme a Lucio Filippucci e Sergio Tisselli, aveva inaugurato il ciclo di incontri sui fumetti Disognando e la sua partecipazione al Calendario 2019 della biblioteca. Nel dicembre del 2017 insieme ai suoi amici autori Lucio Filippucci e Sergio Tisselli ripropone le sue opere nella mostra organizzata da ANAFI ed ospitata nella Piazza Coperta di Salaborsa  presentata da un ricco catalogo di lavori degli autori dal titolo: Gli Autori Bolognesi Tra Il Fumetto e il West. Giovanni Romanini ci ha lasciato il 20 marzo 2020 a 74 anni di età.
immagine di Oratorio di San Rocco
Oratorio di San Rocco
  • @ Via Calari, 4, Bologna
Fu costruito nel 1614 dalla Compagnia di Santa Maria della Pietà e di San Rocco sopra la chiesa. Nel 1626 fu riccamente affrescato con le Storie della vita di San Rocco, dipinte da grandi artisti di scuola bolognese: Guercino, Massari, Colonna, Cavedoni e altri. > Tiziano Costa, Marco Poli, Conoscere Bologna, Bologna, Costa, 2004, p. 373