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Risorse digitali dedicate alla documentazione della storia, della cultura, della società e delle istituzioni di Bologna e provincia con particolare attenzione all’800-900.
Dalla Cronologia
Accadde oggi, 13 maggio.

Il “fittone” delle Spaderie trasloca in via Zamboni
Il “fittone”, cioè il paracarro collocato in via Spaderie e considerato dalla goliardia un mitico simbolo fallico, è trasferito all’inizio del portico di palazzo Poggi in via Zamboni.
Fu collocato nel 1870 dal sindaco Casarini per evitare il passaggio di carri e carrozze nell’angusta viuzza, che immetteva nel rione del mercato.
Portato su una barella da due pompieri, il cosiddetto “palo del sindaco” (o goliardicamente “usèl dal séndic”) è accolto da una folla di studenti universitari, con tanto di banda e bandiere. Su un numero unico commemorativo, i goliardi decretano al fittone rimosso un nuovo nome di battesimo:
Perché stava nel cuor della cittàLo si nomò dal cittadin maggioreOra ch’è accanto all’UniversitàLo chiameremo il ... palo del Rettore.
La piccola ma animatissima via Spaderie, che collegava il portico del Pavaglione con il Mercato di Mezzo, scomparirà durante i lavori di allargamento di via Rizzoli.
Assieme ad essa chiuderà la tabaccheria all’angolo, che offriva ai clienti - come altre a Bologna - un tubo di gomma con una fiammella a gas, con la quale era possibile accendersi liberamente il sigaro senza usare fiammiferi.

Il primo album di Vasco Rossi
Ma cosa vuoi che sia una canzone è il primo album di Vasco Rossi (1952- ), dj e animatore di Punto Radio, una piccola emittente di Zocca (MO) divenuta una delle radio libere più seguite in Italia.
A Bologna Vasco ha studiato all’Istituto Tanari. E' un assiduo dell'Osteria delle Dame, fondata da Francesco Guccini.

Da Milano a Bologna la prima tappa del Giro d'Italia
Arriva a Bologna, da Milano, la prima tappa in assoluto del Giro d'Italia di ciclismo. I concorrenti sono partiti la mattina prestissimo, per giungere nel pomeriggio al traguardo, posto all'ippodromo Zappoli, dopo un percorso tortuoso e complicato di 397 chilometri.
Il vincitore, alla ragguardevole media di 28 chilometri allora, è il romano Dario Beni (1889-1969), passista veloce, che indossa così la prima maglia rosa della storia. Replicherà sullo stesso tracciato nel 1911.
La classifica finale del Giro 1909 vedrà prevalere, dopo otto tappe e 2.447 chilometri, Luigi Ganna (1883-1957), che nella tappa bolognese cade, si è rialza e recupera quasi tutto il terreno perduto, arrivando quarto. Dario Beni vincerà anche l'ultima tappa e si piazzerà settimo in classifica.

Bombardamenti micidiali a Bologna e a Imola
L'incursione aerea del 13 maggio colpisce la stazione, il mercato ortofrutticolo, i magazzini generali alla Bolognina, gli scali ferroviari di San Ruffillo e Castel Maggiore, l'aeroporto di Borgo Panigale.
Vi partecipano i bombardieri del 304° Stormo dell'USAF, decollati dalle basi di San Giovanni in Fiore in Puglia. Si contano oltre 100 morti e 220 feriti.
Nello stesso giorno anche Imola subisce il suo primo bombardamento dal cielo. Le Fortezze Volanti sganciano oltre trecento ordigni intorno alla stazione ferroviaria, a nord-est della cittadina.
Dopo l'incursione, il quartiere sotto la stazione, tra il Macello comunale e viale De Amicis, appare completamente devastato. Due terzi dei locali della Cooperativa Ceramica risulta distrutto. Si registrano oltre quaranta vittime, per la maggior parte donne.

La nuova via Roma
- @ Via Marconi, 40122 Bologna (BO)
Viene completato, a seguito di demolizioni e coperture di canali, il tracciato di via Roma (poi via Marconi), prevista come arteria di collegamento tra il centro e la stazione ferroviaria fin dal Piano di Ampliamento del 1889.
Il fronte occidentale della nuova ampia strada, iniziata nel 1932 con le prime demolizioni in via delle Casse e via della Fontanina, appare come l'accostamento di episodi architettonici frammentari, "un'accozzaglia di fabbricati" secondo l'arch. Giuseppe Pagano (1896-1945), tra gli esponenti più autorevoli del razionalismo italiano.
Tra gli edifici moderni spiccano il palazzo del Gas (arch. Alberto Legnani, Luciano Petrucci, fregi di Giorgio Giordani), il palazzo Faccetta Nera (arch. Francesco Santini) e il palazzo Lancia (ing. Paolo Graziani), che con la sua torre di cinque piani elevata sui nove sottostanti stabilisce "nel panorama cittadino una forte connotazione" (De Angelis).
Via Roma sbocca a nord nella Piazza Umberto I, che raccorda le principali arterie del settore urbano nord occidentale e che dopo la Liberazione si chiamerà Piazza dei Martiri 1943-45.
Nell’area sorgeva anticamente il convento di S. Maria delle Pugliole, che ebbe tra i suoi ospiti S. Francesco d'Assisi e S. Antonio da Padova.
All'opposto dell'asse di via Roma, sull'imbocco della piazza è previsto un arco, dedicato a Mussolini, destinato ad unire due palazzi gemelli. Di questi sarà realizzato il solo palazzo Dall'Ara in pietra bianca e grigia (progetto dell‘ing. Gaetano Rabbi).
Per consentire il passaggio della nuova strada sul canale Cavaticcio viene costruito un viadotto a nove arcate sostenute da piloni quadrati.
Il 24 novembre 1936 è bandito un concorso nazionale per la sistemazione "nei riguardi dell'estetica, dell'igiene, della viabilità" del lato orientale di via Roma e dell'imbocco verso piazza Malpighi.
Saranno presentate interessanti soluzioni in chiave modernista: ad esempio quelle di Ildebrando Tabarroni e Enrico De Angeli.
La giuria non sceglierà un progetto particolare, ma chiederà a Marcello Piacentini (1881-1960) di coordinare un gruppo composto dagli autori dei primi tre progetti classificati ex aequo.
L'attenzione sarà rivolta soprattutto alla dirompente proposta del gruppo Stiera di Piero Bottoni, Alberto Legnani e Nino Bertocchi, che per il lato orientale di via Roma prevede un corpo basso porticato con alle spalle tre torri di 60 metri di altezza (17 piani) immerse nel verde: un pezzo di città futurista, che deriva da Gropius e Le Corbusier.
A capo della strada è ipotizzata una piazza dedicata all'imperatore Augusto, con al centro la statua dello stesso donata dal Duce alla città e conservata nel cortile d'onore del Palazzo comunale.
Nelle intenzioni - poi non attuate - dell’amministrazione comunale vi è anche lo sbocco dell’asse viario verso sud, a partire da piazza Malpighi, “nella via di circolazione ai piedi dei colli, di fronte alle eminenti strutture dell'Osservanza e del palazzo Aldini”.

Gli alberi con le coperte
In occasione di un mercatino natalizio l'associazione “Le barbe della Gioconda” promuove una bizzarra installazione in piazzetta San Giuseppe, sul retro del Teatro Arena del Sole: coperte colorate coprono gli alberi della piazza, “perchè non prendano freddo”.
Un foglietto attaccato a un albero invita a portare un fiore e abbracciare l'albero, come atto di responsabilità e partecipazione.
Le coperte colorate rimarranno anche dopo l'inverno e alcuni le leggeranno come ennesimo simbolo di degrado della città.

Rifacimento di Porta Saragozza
- @ Mura di Porta Saragozza, 40123 Bologna BO
Nel mese di luglio sono avviati i lavori per il rifacimento di Porta Saragozza. Più che per ragioni di viabilità, l'operazione è determinata dalla volontà di nobilitare la strada e il luogo dell'annuale ingresso in città della Madonna di San Luca.
La costruzione della nuova porta è finanziata da un gruppo di cittadini devoti alla Patrona della città e ad essa sarà dedicata nel 1859. Il progetto di Enrico Brunetti Rodati (1813-1859) prevede due eleganti torricelle a fianco dell'antico bastione medievale, che risulta così ingentilito nell'aspetto.
Alla morte dell'architetto, nel 1859, a capo del cantiere subentrerà il giovane Giuseppe Mengoni (1829-1877), che immaginerà l'aggiunta di una piazza circolare all'interno delle mura - in seguito non realizzata - con lo spianamento di alcuni modesti edifici e il taglio dei fabbricati tra via Frassinago e la chiesa di S. Caterina di Saragozza.
La scrittrice Matilde Serao, presente a Bologna durante la Grande Esposizione Emiliana, lascerà una bella descrizione del passaggio della Madonna attraverso la nuova Porta Saragozza “fittissimamente coperta di popolo”:
“il baldacchino ha quasi un movimento di navigazione su i flutti, e quando è nel centro della piazza la Madonna di San Luca, tutti sono inginocchiati, a capo scoperto; più sottile è il canto delle litanie dei fanciulli, più gutturale, più appassionato è il canto dei contadini”.
La porta “chiude una immensa spianata simile all’esedra di Termini a Roma, e ha spalti erbosi, ha mura dirute e antiche terrazze e due larghe strade moderne che conducono in città”.

Il restauro dei Bagni di Mario
- @ Via Bagni di Mario 10, 40136 Bologna (BO)
Riapre dopo un accurato restauro la Conserva di Valverde, impianto di captazione, raccolta e decantazione delle acque piovane realizzato nel 1563 dall'architetto Tommaso Laureti.
L'8 novembre una commissione consigliare effettua una ispezione al complesso, che verrà dato in gestione, per le visite guidate, alle associazioni Succede solo a Bologna e Amici delle acque, da tempo impegnate a promuovere il turismo nei sotterranei di Bologna.
Il toponimo "Bagni di Mario" risale al XIX secolo quando la conserva venne erroneamente considerata parte di uno stabilimento termale romano dell'epoca repubblicana.
Essa Invece raccoglie le acque dell'area di Valverde, che assieme a quelle della fonte Remonda vanno ad alimentare la fontana del Nettuno e la cosiddetta fontana vecchia addossata al muro settentrionale del palazzo comunale.

Francesco Cavicchi
Francesco “Checco” Cavicchi nacque nel 1928 a Pieve di Cento. Rimase sempre legato alle sue origini contadine.
Fu allenato sul ring da Leone Blasi, ex pugile e apprezzato allenatore, nella storica palestra di via Maggia della Società Sempre Avanti!.

Emilio Baumann
Emilio Baumann nacque a Canonica d'Adda nel 1843. Maestro elementare, nel 1861 fu allievo di Rodolfo Obermann al primo Corso magistrale di ginnastica di Torino.
Nel 1862 fu chiamato a Bologna dal Municipio e subito iniziò con spirito missionario a introdurre la pratica della ginnastica nelle scuole, facendo esercitare i suoi allievi tra i banchi e nei corridoi, in mancanza di palestre.

PalaDozza
- @ Paladozza
Il palazzo dello sport venne costruito nei pressi del Canale di Reno, in un’area devastata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Prati di Caprara
- @ via Prati di Caprara
La vasta area nella periferia occidentale fuori Porta San Felice, dal XVI secolo di proprietà della famiglia senatoria dei Caprara, all'inizio dell'800 divenne Piazza d'Armi.

Casa Locatelli
- @ Locatelli
Al piano nobile si conserva una bella sala affrescata, per volere di Giovanni Locatelli, da Angelo Michele Colonna con la raffigurazione di varie divinità (1631-34) e un affresco di Giacomo Cavedoni con il Profeta Geremia.

Palazzo Dall'Armi poi Marescalchi
- @ Dall'Armi poi Marescalchi
Costruito probabilmente da Floriano Ambrosini entro il 1613, per conto di Aurelio dall'Armi, passò poi alla famiglia Marescalchi. All'interno, al piano nobile, si conservano due camini affrescati: uno con la Vigilanza di L. Carracci e l'altro con l'Incantesimo di Medea forse di L. Sabbatini con statue di G. Tedeschi; sale con affreschi di F. Brizio, A. Tiarini, G. Reni; al piano terra, di G. Cavedoni e Valesio. Nel 1811 Ferdinando Marescalchi affidò a F. Giani la decorazione della sala da pranzo ovale, assai elegantemente ornata.

Palazzo Lambertini
- @ Lambertini
L'edificio fu costruito a partire dal 1570, per conto di Cesare Lambertini, forse su disegno di Francesco Morandi detto il Terribilia. Fra il 1797 e il 1804 ospitò il teatro Taruffi, e quindi la loggia massonica "Felsinea", cui appartenne Giosuè Carducci.

Salara
- @ Salara
L'edificio risale al 1783-85; era un tempo adibito a magazzino del sale, in prossimità dello scalo dell'antico porto della città, che fu progettato da Jacopo Barozzi detto il Vignola, nel 1548. E' stato il più importante punto di approdo del sistema dei canali, in uso fino al XVIII secolo.

Vincenzo Valorani
Nasce nel 1786 a Cantiano, in Montefeltro. Dopo l'infanzia a Offida, presso Ascoli Piceno, si stabilisce con la famiglia a Jesi, dove frequenta fino ai diciotto anni il locale Collegio Seminario.
Nel 1808 è mandato a Bologna a studiare medicina e, dopo una iniziale difficoltà, entra nelle grazie di Antonio Giuseppe Testa, professore di clinica medica, che ne apprezza la capacità di descrivere, con bello stile, i casi scientifici e le sue lezioni, solitamente improvvisate in latino.
Nell'Università di Bologna è infatti ben vivo il legame, di matrice illuministica, tra cultura scientifica e letteraria, in particolare tra i medici, che sono per la maggior parte di estrazione borghese.
Nel 1824, dopo la bolla papale Quod Divina Sapientia, entra a far parte del Collegio Medico-Chirurgico dell'Università. Nel 1829, alla partenza da Bologna dell'illustre Giacomo Tommasini, è nominato professore supplente e due anni dopo può sedersi sulla cattedra di clinica medica.
Divenuto docente, deve rinunciare ad esercitare la professione medica. La sua salute è infatti compromessa fin dall'infanzia:
Natura arcana a me fu sì madrigna,che quel che giova altrui, nuoce a me sempre,e mi diè corpo di sì strane tempreche il ben non mai, ma solo il mal v'alligna
In un altro scritto riconosce che la salute malferma condiziona il suo estro poetico: "Potrebbe dirsi, non senza apparenza di verità, essere state mie Muse le malattie, mio Febo il dolore".
Oltre che valente medico e scrittore scientifico, Valorani è infatti anche un apprezzato poeta. Nei suoi versi "si afferma un'istanza principalmente lirica, di confessione diretta", secondo i modi espressivi della scuola classica romagnola, i cui esponenti a Bologna si raccolgono nell'Accademia dei Felsinei, istituita nel 1819 all'interno della Società del Casino.
Di questo sodalizio egli è dall'inizio nominato segretario perpetuo e in questa veste è lui ad invitare e introdurre Giacomo Leopardi, il lunedì di Pasqua del 1826, nella serata dell'Epistola al Pepoli. La sua prolusione, secondo la testimonianza di Francesco Rangone, è troppo lunga e annoia l'uditorio.
Le riunioni dell'Accademia sono sospese dall'autorità pontificia dopo i moti insurrezionali del 1831, ai quali diversi suoi membri, quali Giovanni Marchetti, Paolo Costa, Carlo Pepoli, partecipano in prima persona. In seguito, "per la morte e per l'esilio di tanti", essa non risorgerà più.
Poco impegnato in politica, Valorani ripiega nella poesia. E' abile anche come traduttore di poesia latina umanistica, dal Petrarca all'Ariosto. Leopardi apprezza le sue opere e nel 1832 lo raccomanda a Vieusseux come "brava persona".
Nel 1851 pubblica, presso lo stampatore Sassi, il volume dei suoi Versi e commette al Brugnoli la cura e l'edizione della sua Raccolta di dissertazioni mediche, che apparirà nel 1855.
Alla morte, nel 1852, lascia al Comune di Bologna una preziosa collezione di 23 paesaggi, già esposti nell'anticamera della propria abitazione, sorta di studiolo per la riflessione filosofica e la meditazione. Il testamento prevede che la collezione, espressione del suo gusto estetico, rimanga allestita in permanenza a proprio nome all'Archiginnasio.

Alfredo Testoni
Nasce a Bologna in via San Felice l’11 ottobre del 1856. Inizia a scrivere giovanissimo. Debutta il 27 gennaio 1877 al teatro del Corso con la farsa Lucciole per lanterne. Le sue prime prove hanno “un esito freddino”. L’anno seguente la commedia dialettale in due atti Al trop è trop riceve applausi e buone critiche al teatro Contavalli.
Nel 1880, durante un incontro al Caffè dei Cacciatori, Testoni, Giannetto Bacchi, Antonio Fiacchi e Oreste Cenacchi decidono di fondare un giornale umoristico. Per il titolo si ispirano all’espressione di un cameriere: “Ehi!, ch’al scusa”. Al grande successo della rivista contribuisce in modo determinante la vena umoristica di Fiacchi, con le firme del Sumarein del ruscarol e del Sgner Pirein.
Nel 1881 l’Accademia Francesco Albergati mette in scena al Teatro Brunetti Instariarì (Stregonerie). Indimenticabile è il personaggio della Sgnera Neina, che diviene il cavallo di battaglia di Argia Magazzari, l’attrice più nota del teatro vernacolo. Capolavoro di Testoni, la commedia rimarrà per sempre nel repertorio delle compagnie dialettali petroniane.
Nel 1882 va in scena Scuffiareini (modistine), ambientata nella “pulita casa di una modista”, che ospita ragazze “buone e belle, allegre e ... innamorate”. La prima è prevista per un venerdì, giorno per molti di cattivo augurio. Assistendo alle prove al teatro del Corso, Testoni teme l’insuccesso e invece è un trionfo: il pubblico, commosso, non si stanca mai di applaudire. La critica molto positiva di Enrico Panzacchi suona per lui come una consacrazione.
Nell’introduzione alla raccolta poetica Nuvl ‘e srein dichiara il suo amore per il dialetto bolognese:
È vero; io amo Bologna questo tuo dialetto, che ci serve così bene sempre, e in tutti gli usi della vita. Ho la convinzione certa e profonda che, usando il vernacolo, sia più facile avvicinarsi alla franchezza, alla naturalezza dello scrivere, a spogliarsi di tutto ciò che resta d’arcadico, di convenzionale, di falso nella nostra letteratura.
Nel 1883 debutta con “non lieto esito” al Teatro del Corso la commedia Pisuneint (Pigionanti). Dopo altre recite infelici a Modena, la compagnia viene sciolta. Testoni si trasferisce a Roma come redattore del “Capitan Fracassa”.
Una compagnia stabile
Nel 1888, reduce dall’incarico di segretario del Comitato esecutivo dell’Esposizione Emiliana, forma una compagnia stabile di teatro bolognese con l’aiuto di Cesare Sanguinetti e l’appoggio della Società del Dottor Balanzone, affittuaria del teatro Contavalli. Ne fanno parte Argia e Guglielmina Magazzari, Augusto Galli, Carlo Musi, le sorelle Avoni e più avanti Goffredo Galliani. Il debutto avviene il 29 ottobre al Contavalli, con la recita in forma privata della commedia Pisuneint, che in questa occasione ottiene un lusinghiero successo.
Nel 1892, dopo una serie di critiche negative al suo repertorio, lascia la compagnia comica bolognese per dedicarsi al giornalismo militante. Accetta l’offerta di dirigere il “Panaro”, foglio dei liberali progressisti modenesi. La guida della compagnia viene assunta da Goffredo Galliani.
Nel 1898 al teatro Contavalli si celebra la centesima replica dei Pisuneint. Testoni riceve in dono un portasigarette d’argento, due corone d’alloro e una allegoria di Augusto Majani. Al termine recita i versi di augurio scritti per lui da Olindo Guerrini.
Nel 1899 la compagnia di Goffredo Galliani mette in scena al Contavalli Acqua e ciacher (Acqua e chiacchere), una delle più belle commedie di Testoni.
La Sgnera Cattareina
La sera del 1 dicembre 1899, nell’atrio del Teatro Comunale, Testoni recita per la prima volta in pubblico I sonetti della Sgnera Cattareina, personaggio nato quasi per caso sulle pagine della rivista “Bologna che dorme”, che lo accompagnerà per tutta la sua carriera, assieme a quello del cardinale Lambertini.
Nei versi, non sempre notevoli, del commediografo una “nota sentimentale, e talvolta apertamente dolorosa, non manca di alternarsi alla piacevole e istintiva arguzia petroniana”. (A. Boriani). Nel 1904 Zanichelli stamperà la prima edizione “compita” dei sonetti, con le illustrazioni di Nasica. Altre edizioni compariranno nel 1908 e nel 1910, fino all’ultima del 1945.
Il commediografo effettuerà molte tournée nei teatri italiani, alternando i suoi sonetti a quelli di Berto Barbarani e di Trilussa. Nel 1929 La sgnera Cattareina diventerà anche una commedia.
Nel 1900, in occasione dell’inaugurazione del monumento equestre di Garibaldi in via Indipendenza, Testoni mette in scena al teatro Contavalli la divertente commedia In dovv s’mett Garibaldi?, in cui a dibattere sul destino del monumento sono le altre statue bolognesi.
Nel 1902, a vent’anni dal successo, rimasto isolato, di Ordinanza, torna a scrivere una commedia in italiano. Destinata alla famosa attrice e amica modenese Virginia Reiter, Quel non so che debutta il 10 febbraio al teatro Sannazaro di Napoli ed è subito un trionfo. L’impresario romano Adolfo Re Riccardi si affretta a mettere Testoni sotto contratto, inaugurando con lui un lungo sodalizio.
Nel 1905 pubblica Bologna che scompare, opera capostipite, assieme al Sgner Pirein di Antonio Fiacchi (1892), della moderna letteratura aneddotica su Bologna. Il libro, inizialmente regalato agli abbonati del “Resto del Carlino”, è il frutto di alcune conferenze da lui tenute con l’ausilio di fotografie della vecchia Bologna.
Il cardinale Lambertini
Nel 1906 è rappresentata al Teatro del Corso la commedia Il cardinale Lambertini, che ha debuttato pochi mesi prima al Costanzi di Roma. Redatta in italiano e in dialetto, sarà l’opera più amata e celebrata del commediografo bolognese. Ermete Zacconi ne è il primo grande interprete. Nel 1923 al Teatro Modernissimo si terrà la millesima recita.
Con il ricavato della commedia Alfredo Testoni potrà acquistare una bella automobile, la Lambertina, “verniciata di rosso cardinalizio”, e la villa Lubbia, nei dintorni di Casalecchio di Reno, che negli anni successivi sarà la sua residenza estiva e meta di ospiti illustri.
Nel 1907 l’operetta La modella, tratta da una sua commedia e musicata dal maestro Giuseppe Pietri, ottiene un grande successo al Teatro Verdi di Genova con la compagnia Mariani-Zampieri. Poco più avanti sarà ripresa da Lyda Borelli e avrà una trasposizione cinematografica con Vera Vergani.
Con Goffredo Galliani
Nel 1909 Testoni accetta di mettersi in società con Goffredo Galliani, al quale nel 1892 aveva lasciato la compagnia dialettale da lui diretta. La stagione si inaugura positivamente il 31 ottobre con Acqua e ciacher, in un Teatro Contavalli rimesso a nuovo: i palchi decorati con buon gusto, un bel lampadario, comode poltrone in platea. Ben presto però cominciano gli screzi. Alcuni attori, tra i quali Angelo Gandolfi, che fonderà una compagnia concorrente, se ne vanno. Nella primavera del 1911 la rottura tra Testoni e Galliani è completa e sfocerà in una lunga vicenda processuale.
Nel 1910 debutta al teatro Contavalli la rivista musicale All’ombra delle torri, che vede impegnati in scena oltre settanta attori. Maschere e costumi sono disegnati con maestria da Umberto Tirelli. Protagonista è un magistrale Persuttino, maschera creata a metà dell’800 da Scorzoni, interpretato da Augusto Galli. In dicembre il Contavalli riapre con un altro capolavoro di Testoni: Al noster prosum.
L’attore Ermete Novelli chiede a Testoni il permesso di recitare Il cardinale Lambertini e lo spettacolo debutta nel gennaio 1914 al Teatro del Corso. Si accende la rivalità con Ermete Zacconi, protagonista di centinaia di repliche della commedia. Nel giugno 1914 i due Ermete recitano il Lambertini nelle stesse sere in due diversi teatri a Roma e intanto polemizzano tra loro sulle pagine de “La Tribuna”.
Nel 1915, su richiesta del Comitato di Soccorso per le Famiglie dei Richiamati di Casalecchio di Reno, allestisce una riduzione in chiave patriottica della fiaba di Cenerentola, facendo recitare più di cento bambini. La rappresentazione ottiene un grande successo ed è replicata più volte nel parco dell’Albergo Reno. Il 20 agosto precedente Testoni ha portato in scena un’altra fantasia patriottica, poi anche tradotta in film: In alto! I bimbi d’Italia son tutti balilla.
Direttore artistico con Gandolfi
Nel 1923 un comitato cittadino patrocinato dal “Resto del Carlino” promuove la costituzione di una Compagnia per la rinascita del teatro dialettale diretta da Angelo Gandolfi, con Testoni direttore artistico e con la collaborazione di Oreste Trebbi e Augusto Majani. L’inaugurazione dell’attività avviene il 15 dicembre al Teatro Modernissimo, con Acqua e ciacher di Testoni. La compagnia porterà alla ribalta “nuovi e significativi copioni”.
Il suo ultimo lavoro è La commedia delle maschere, del 1929. Il 21 novembre 1931 va in scena al Teatro del Corso la versione in dialetto del Cardinale Lambertini, interpretata da Umberto Bonfiglioli.
Muore il 17 dicembre di quell’anno. È sepolto nel Chiostro X della Certosa di Bologna. Il pregevole monumento sepolcrale è opera dello scultore Alfonso Borghesani.

Caffè dei Servi
- @ Strada Maggiore, 39
Perdona , o Mago, all'anima che vola dietro a quei sogni, onde, ai gran dì, in Bologna ...con te, con Schicchi, a notte piena, viaveleggiavamo verso spiagge arcane,Pieni di lauri e luce ed armonia.
(S. Ferrari, Il Mago, 1884)

Palazzo Rizzoli
- @ Strada Maggiore, 37
Benché fosse in via Mazzini e nell'austero palazzo del chirurgo Rizzoli era una specie di soffitta sotto il tetto, all'ultimo piano. Io - scusate se parlo di me - nacqui allora nel quartiere accanto; le due famiglie si scambiavan le visite, e nei miei ricordi d'infanzia rivedo spesso "il Professore" che scende la scala ripida e diruta con un mucchio di libri sotto l'ascella. Colà Lauretta cantava e Bice lavorava al telaio:
"Lauretta empiva intanto di gioia canora la stanza,Bice china al telaio seguia cheta l'opera de l'ago".
(G. Lipparini)

Ebrei a Bologna
Il Giorno della Memoria non è una commemorazione, ma un’occasione di promozione culturale e didattica per le nuove generazioni, perché mai più si ripetano in Italia persecuzioni contro gli ebrei, come avvenne in passato e in particolare dopo le leggi razziali del 1938.

Il Risorgimento a Bologna
“Nella vita dei popoli la vita non scorre uguale; vi sono anni nei quali, meglio che mai, si rivelano i caratteri, le energie esplodono, si maturano gli ingegni ... questi anni miliari per Bologna e per le Legazioni, durante il periodo del Risorgimento furono il 1796, il 1831, il 1859 ...” (*)

Giuseppe Dozza sindaco di tutti
Giuseppe Dozza (1901-1974) era un dirigente comunista designato dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) come sindaco di Bologna alla fine della guerra mondiale. Lontano da tanti anni dall'Italia, in città lo conoscevano per forza in pochi.

Rinascimento a Bologna
"Non c'è maggior disastro nella storia dell'arte della fiammata d'odio che distrusse il palazzo Bentivoglio"
Così Cecilia M. Ady commentava il "guasto" della Domus Aurea dei signori di Bologna da parte del popolino aizzato da Ercole Marescotti e Camillo Gozzadini.

La critica, le scuole, i festival, i premi
Si può dire che gran parte della critica più autorevole del fumetto è nata a Bologna, in ambito universitario e non.
Dai pionieristici studi di Umberto Eco, con Apocalittici e integrati, ad autorevoli corsi e saggi sul linguaggio e la semiotica dei fumetti, da parte di studiosi come Daniele Barbieri e Omar Calabrese, e a seguire studiosi del medium fumetto come Andrea Plazzi e Sergiuo Rossi. Le introduzioni critiche del fumetto nel contesto del più vasto mondo dell'arte e della comunicazione visuale da parte di docenti del DAMS, quali Renato Barilli, Francesca Alinovi, Roberto Daolio, Carlo Branzaglia.

Presentazione
“Non sono cose che cambiano da un giorno all'altro, vanno con lo spirito del tempo, sono tendenze generali che non dipendono soltanto dal fumetto, ma da un contesto culturale molto più ampio, su cui nessuno ha il controllo”
Daniele Barbieri, cit. da: Del fumetto: conversazione di Otto Gabos e Menotti ("Parol" 10 - marzo 1994)

Ducario
Ducario è il protagonista di due fumetti scritti dal prof. Giovanni Brizzi dell’Università di Bologna e illustrati da Sergio Tisselli: “Occhi di Lupo” e “Le Foreste di Morte”.

Fregoli
Bologna, fine millennio: l’adolescente Maria è alle prese con l’amore, gli affetti e un bizzarro fantasma che ha il compito di proteggerla da un oscuro destino. Una delicata favola onirica che oscilla tra realtà e fantasia, in un romanzo di formazione che accompagna protagonista e lettori verso l’età adulta.

Sergio Cofferati
Sergio Gaetano Cofferati nasce a Sesto ed Uniti, in provincia di Cremona, il 30 gennaio del 1948. Dopo il diploma di perito meccanico, si iscrive alla Statale di Milano, facoltà di matematica.

Annamaria Cancellieri
Annamaria Cancellieri è nata a Roma il 22 ottobre 1943. Si è laureata in Scienze Politiche all'Università La Sapienza e dal 1972 è entrata nell'amministrazione del ministero dell'Interno.

Virginio Merola
Virginio Merola è nato a Santa Maria Capua Vetere, in Provincia di Caserta, nel 1955. Vive a Bologna dal 1960. E' diplomato al liceo Minghetti e laureato in Filosofia presso l'Università di Bologna. Ha lavorato presso la Società Autostrade, ed è stato delegato e responsabile sindacale Cgil del settore autostrade.

Walter Vitali
Walter Vitali è nato a Minerbio, in provincia di Bologna, il 30 settembre 1952. È laureato in Filosofia all'Università di Bologna con una tesi sull'organizzazione delle federazioni di Bologna e Imola del PCI dal 1945 al 1986.
Altre risorse
Altri progetti e percorsi su Bologna online

Nuvole in Appennino
Può capitare che gli autori di fumetti - tipi strani, un po' matti, solitari - si ritirino a disegnare o a vivere fuori città, portando con sé solo carta e matita. Ogni tanto, però, nei loro lontani rifugi si radunano e allora son chiacchiere e bicchieri di vino.
