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Dalla Cronologia

Accadde oggi, 11 ottobre.

immagine di Il direttore dell'Archiginnasio tra i morti del bombardamento di Casaglia
11 ottobre 1944
Il direttore dell'Archiginnasio tra i morti del bombardamento di Casaglia
Un bombardamento aereo degli Alleati colpisce l'edificio della colonia comunale di Casaglia, sui colli cittadini, provocando morti e feriti tra gli alunni e le assistenti scolastiche. Tra coloro che rimangono sotto le macerie vi è anche il direttore della biblioteca dell'Archiginnasio, Lodovico Barbieri (1883-1944), assieme ad Alcibiade Natalini, addetto a Casa Carducci, e ad altri operai e impiegati. Dopo l'incursione del 29 gennaio, che ha distrutto una parte della storica e centralissima sede della biblioteca, i fondi librari più preziosi sono stati depositati nella scuola, situata in una zona ritenuta più sicura e al riparo dalle bombe. Proprio il movimento dei camion che trasportavano i libri dell'Archiginnasio ha forse insospettito i piloti alleati, inducendoli a pensare a un probabile obiettivo militare.
immagine di Manifestazione dei commercianti contro il sindaco Cofferati
11 ottobre 2006
Manifestazione dei commercianti contro il sindaco Cofferati
Circa cinquemila persone, soprattutto commercianti e studenti, partecipano a una manifestazione promossa da Ascom e Confesercenti contro l’ordinanza predisposta della giunta comunale, che anticipa all'una di notte la chiusura dei locali pubblici. Il corteo parte da piazza VIII agosto, simbolica sede della Piazzola, e percorre via Indipendenza, concludendosi in piazza Nettuno, sotto il palazzo Comunale. La manifestazione dei commercianti assume il valore politico di contestazione dell’operato del sindaco Cofferati. Tra i manifestanti anche i vignettisti Zap e Ida, già sostenitori di Cofferati in campagna elettorale, che hanno pubblicato un libro contro di lui.
immagine di La battaglia di Purocielo e il sacrificio dei medici partigiani
11 ottobre 1944
La battaglia di Purocielo e il sacrificio dei medici partigiani
Il 9 ottobre, nella zona di Santa Maria di Purocielo, tra le valli del Sintria e del Lamone, quasi 700 partigiani della 36a Brigata Garibaldi, guidati da Luigi Tinti (Bob), prendono posizione alle spalle della Linea Gotica. Viene decisa un’azione attraversamento delle linee tedesche per ricongiungersi con le forze alleate, attestate a meno di due ore di cammino verso sud. La manovra però non riesce e i partigiani subiscono un violento contrattacco, che nei tre giorni successivi provoca in varie località della zona (Cà di Malanca, Poggio Termine, Monte Colombo) lunghi scontri armati, con numerose perdite da entrambe le parti. L'11 ottobre tedeschi e fascisti attaccano la sede del comando di brigata a Cà di Gostino, facendo molte vittime. Il comandante Bob riesce tuttavia a forzare l'accerchiamento. Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre il grosso della brigata esce dalla valle di Purocielo a nord, giunge il 16 a Modigliana, passando da Monte Melandro e si incontra con gli Alleati a Monte Freddo. I feriti di Purocielo rimangono nella canonica di Cavina con medici e infermieri volontari. Saranno catturati dai tedeschi il 14 ottobre e trasferiti a Brisighella. Qui verranno prelevati dalla Brigata Nera di Faenza, torturati e poi trasferiti a Bologna, dove il 20 ottobre saranno tutti fucilati al Poligono di Tiro. Tra essi il dottor Ferruccio Terzi e lo studente Renato Moretti, mentre l’infermiera Laura Guazzaloca morirà nel lager di Fossoli. Dei sanitari aggregati ai partigiani faceva parte anche il tenente medico austriaco Wilhelm, soppresso subito dopo la cattura. Nella battaglia di Purocielo, l'ultima sostenuta dalla 36a Brigata, cadono una sessantina di partigiani. Nonostante la dura sconfitta la formazione ha dimostrato di aver raggiunto un grado notevole di efficienza militare. I partigiani superstiti del II e IV btg. saranno disarmati dagli inglesi e inviati al centro profughi di Firenze, dove potranno abbracciare i compagni reduci da Monte Battaglia. Bob e il Moro cercheranno di mantenere uniti gli uomini e di prepararli per un ritorno in prima linea. Il 22 febbraio 1945 entreranno quasi tutti nei gruppi di combattimento del nuovo esercito italiano.
immagine di Inaugurata la nuova sede del Comune
11 ottobre 2008
Inaugurata la nuova sede del Comune
Con un suggestivo spettacolo notturno viene inaugurato il nuovo palazzo comunale in piazza Liber Paradisus, alla Bolognina, opera dell'arch. Mario Cucinella. Il trasferimento degli uffici comunali di palazzo d'Accursio e di altre sedi decentrate era avvenuto durante l'estate, dopo la consegna delle chiavi da parte del raggruppamento d'imprese DUC.
immagine di Ordine di trasferimento in Germania degli stabilimenti Ducati
27 settembre 1943
Ordine di trasferimento in Germania degli stabilimenti Ducati
  • @ Via Antonio Cavalieri Ducati, 3, 40132 Bologna BO
Messi sotto controllo commissariale durante la guerra e destinati alla produzione bellica, gli stabilimenti Ducati, che arrivano ad occupare circa 7.000 operai nel 1943, ricevono l'ordine di trasferimento (Befehl) a Rosenheim in Germania. E' minacciata la deportazione delle maestranze dallo stabilimento di Borgo Panigale (1.000 dipendenti residui) e dalle fabbriche decentrate di Bazzano (1.400 addetti per costruzioni radiotecniche) e Crespellano (1.500 addetti per impianti fluidotecnici) e la dispersione di attrezzature uniche al mondo. La sezione micromeccanica e tecnica di Borgo Panigale (circa 600 lavoratori e 200 macchine) è collocata per ordine del comando tedesco a Crevalcore, dentro lo stabile dell'Istituto professionale “Marcello Malpighi” e nell'ammasso canapa. Vi si progettano “dispositivi per la produzione in serie di pezzi per macchine da guerra segrete”. Il trasferimento di altre sezioni è in parte scongiurato da decentramenti parziali in località della provincia e in paesi del Nord Italia (Daiano, Longare, Albizzate, Parona di Valpolicella, Saronno, Pianezza), mentre una parte delle macchine e delle materie prime sono trasportate in diversi nascondigli a Bologna. Intanto la gamma dei prodotti Ducati si estende: dagli apparecchi trasmittenti agli strumenti ottici per la Marina, dalle spolette per bombe ai binocoli prismatici, dai telecomandi e alle pompe dei motori per aerei alle stazioni telegrafiche. I fratelli Ducati in parte collaborano con gli occupanti tedeschi - Bruno rischierà per questo la fucilazione nel primo dopoguerra - in parte lavorano per assicurarsi nuovi progetti e prodotti per il tempo di pace. Ad esempio, nella colonia comunale di Daiano, nei pressi di Cavalese (TN), il gruppo ottico, che produce per i Tedeschi il binocolo “Bimar”, costruisce anche il piccolo proiettore “Gioia” per uso scolastico. Nell'autunno 1944, alcuni dirigenti Ducati si recheranno a Firenze per assicurarsi la collaborazione dei migliori tecnici della Galileo e della San Giorgio. Qui sarà studiata una microcamera fotografica di alta classe, chiamata “Sogno”. A Bologna sarà fondata la REOM, diretta dall'antifascista Frati, per la ricerca in campo radioelettrico. Verranno inoltre attivati una settantina di laboratori speciali segreti, chiamati Post. Da qui usciranno i prodotti radio-elettro-ottico-meccanici che la Ducati sarà in grado di lanciare sul mercato già dalla Fiera di Milano del 1946, come il “Cucciolo”, piccolo motore a scoppio da 48 cc, studiato a Milano, in locali di fortuna, dagli ingegneri Rosi e Di Stefani.
immagine di Le Colonie Scolastiche Estive
1 agosto 1889
Le Colonie Scolastiche Estive
Per impulso di Alberto Dallolio (1852-1935), in qualità di assessore comunale e presidente della Società degli Insegnanti, sono istituite le Colonie Scolastiche Estive, viste non solo come una istituzione filantropica, ma anche come una integrazione dell'attività scolastica per i bambini poveri e di gracile costituzione del comune.Dal 1° agosto 1889, 24 ragazzi tra i 9 e i 12 anni sono inviati per un mese a Castiglione dei Pepoli, ospiti di una locanda del luogo, con la retta pagata da privati cittadini e dall'ente pubblico.Le colonie bolognesi si affiancano all'Opera pia degli ospizi marini, che però gestisce case "soltanto benefiche ed igieniche".Sono amministrate da una commissione di cui fa parte lo stesso Dallolio, alcuni notabili e due maestre comunali. Nel 1910 si costituirà un Ente morale, che stabilirà nel suo statuto criteri precisi per la scelta dei fanciulli.L'istituzione sarà sempre sostenuta da numerosi cittadini e dalla Cassa di Risparmio. Dallolio ne sarà presidente e finanziatore fino alla morte.Per sollecitare la generosità dei cittadini a favore della benefica istituzione, dal 1897 saranno pubblicate strenne natalizie, consistenti in raccolte di ricordi e aneddoti bolognesi, a cura di famosi artisti e scrittori, quali Carducci, Pascoli, Federzoni, Guerrini, Nasica e molti altri.Per lunghi anni i bambini saranno ospitati in varie case di Castiglione dei Pepoli. Nel 1897 Giacomo Poli, ex compagno di studi di Dallolio e fondatore della Cassa di Risparmio di Castiglione dei Pepoli, risanerà e amplierà un suo fabbricato, che arriverà a contenere 32 bambini per turno e funzionerà fino al 1934.Nel 1912 sarà affittata un'altra casa a Castiglione, che ospiterà, fino al 1926, 28 bambini per turno.Il 5 agosto 1935 sarà inaugurata al Piano delle Fate una sede apposita per le Colonie Scolastiche Bolognesi: un edificio "solido, severo", in armonia con "la tranquilla maestà del luogo".Il fondatore Alberto Dallolio non potrà però vedere la sua creatura, perchè morirà nel gennaio di quell'anno.
immagine di Tornano a Bologna i resti mortali dei soldati caduti in Russia
6 marzo 1993
Tornano a Bologna i resti mortali dei soldati caduti in Russia
Il cardinale arcivescovo Biffi celebra il rito solenne in San Petronio per accogliere le urne con i resti dei bersaglieri emiliani caduti nella campagna di Russia. Il giorno precedente all'ospedale militare dell'Abbadia una cerimonia in onore dei caduti è stata officiata dalla medaglia d'oro don Enelio Franzoni (1913-2007), il cappellano degli alpini che affrontò una lunga prigionia in Russia pur di non abbandonare i compagni feriti. Tra i resti mortali figurano quelli dello studente cervese Quinto Ascione (1919-1942, Medaglia d'oro al V.M.), che il 13 agosto 1942 portò in salvo "con grande rischio" il suo comandante sulle rive del Don. Ferito all'emitorace sinistro da un proiettile parabellum sparato da breve distanza, il cap. Aurelio Bernabè rimase sanguinante per ore nella terra di nessuno. Venne raggiunto da Ascione, che in dialetto romagnolo gli disse: “Signor capité, al port in selv me” (la porto in salvo io). Quindi lo caricò sulle spalle e lo portò al posto di medicazione. Grazie alla sua azione eroica, Bernabè fu tra i pochi superstiti della III compagnia.
immagine di Il Porretta Soul Festival
10 dicembre 1987
Il Porretta Soul Festival
Su iniziativa di Graziano Uliani nasce il Porretta Soul Festival, dedicato alla musica soul e rhythm & blues, in particolare alla musica di Memphis. Il Memphis Sound fu la scuola di Otis Redding (1941-1967), al quale il Festival è dedicato. L'idea nacque infatti a Uliani dopo la sua partecipazione alle celebrazioni per l'anniversario della morte del grande cantante a Macon in Georgia. Il Festival di Porretta diventerà nel tempo un appuntamento musicale di livello internazionale, ospitando vere e proprie leggende della musica nera e contribuendo alla scoperta di talenti del "Deep South" americano. La città di Porretta si guadagnerà un posto nello Stax Museum of American Soul Music di Memphis. Uliani riceverà la cittadinanza onoraria della culla del soul e nel 2009 sarà insignito dell'onorificenza di Ambasciatore nel mondo della "Musica dell'Anima", assegnatagli dal Congresso degli Stati Uniti.
immagine di Villa Aldini
Villa Aldini
  • @ Aldini
Fatta costruire da Antonio Aldini, ministro di Napoleone, nel 1811-16, su disegno di Giuseppe Nadi. Il rilievo del timpano, raffigurante l'Olimpo è di Giacomo de Maria (1815). All'interno si conservano sale neoclassiche affrescate da Felice Giani. Nel retro la villa ingloba l'ex santuario o rotonda della Madonna del Monte, risalente alla seconda metà del XII secolo, con affreschi coevi.
immagine di Case Bovi
Case Bovi
  • @ Bovi
Pittoresco gruppo di case anticamente appartenute ai Beccadelli, poi Bovi. Al n. 15 si trova un palazzo dell'inizio del XV secolo; adesso adiacente è un pregevole edificio rinascimentale, nel gusto di Biagio Rossetti. Al n. 17 palazzo tardogotico forse su progetto di Fieravante Fieravanti, con interventi settecenteschi; nel cortile vi sono lapidi romane che ricordano la gente bovia. Al pianterreno sale dipinte da V. M. Bigari e da G. Marchesi.
immagine di Palazzo Bonfioli Rossi
Palazzo Bonfioli Rossi
  • @ Bonfioli Rossi
La facciata è stata ricostruita alla metà dell'Ottocento in forme neoclassiche. Nel secondo cortile si trova un fregio dipinto a fresco da L. Spada, L. Massari, F. Brizio, che rappresenta episodi della Gerusalemme del Tasso (1620 c.). Al piano nobile, gli stessi artisti, insieme ad A. Tiarini, sono gli autori dei fregi e del soffitti rappresentanti episodi di storia romana. Al pianterreno le pitture delle volte sono attribuite a F. Carboni, F. Brizio e L. Cigni. Pittoresca la scala circolare attribuita ad Ercole Fichi.
immagine di Chiesa di San Vittore
Chiesa di San Vittore
  • @ Chiesa di San Vittore
Ricordata già nel XI secolo, appartenne ai canonici lateranensi di San Giovanni in Monte; passò poi ai Filippini della Madonna di Galliera nel 1830. L'edificio del XI-XII secolo fu ampliato nel XV secolo; il chiostro fu ricostruito nel Quattrocento conservando parte delle colonnine del precedente complesso romanico. All'interno si conservano tracce di affreschi del XV secolo. Nel corostalli intagliati, nel 1426, da Pellegrino degli Anselmi e Pitro di Antonio e importanti affreschi del XIII secolo.
immagine di Casa - Via dell'Osservanza
Casa - Via dell'Osservanza
  • @ via dell'Osservanza, 4
L'abitazione non era molto distante dall'inizio della salita del Colle dell'Osservanza. Era situata al secondo piano (di dietro, a causa della pendenza stradale, c'era un piano in più, il terzo). A sinistra dell'ingresso, si aprivano due studioli, uno dei quali serviva per la poesia e l'altro era destinato a ricevere gli studenti, che sarebbero stati sempre molto numerosi. Su un corridoio piccolo che conduceva su una terrazza, si affacciavano le altre stanze. (G.L. Ruggio)
immagine di Libreria Palmaverde
Libreria Palmaverde
  • @ Libreria Palmaverde
Roversi era un “diavolo benigno”, un uomo allegro e bizzarro, amato ma anche temuto per la sua intransigenza. I giovani andavano da lui con rispetto reverenziale, e lui aveva un consiglio e un aiuto per tutti. Pur avendo proposte da molti grandi editori, preferiva pubblicare in proprio, in ciclostile o affidandosi a tipografie artigianali. Nella libreria, oltre a volumi pregiati e rari, c’erano centinaia di opuscoli di poeti affermati o debuttanti. (S. Benni)
immagine di Antonio Fiacchi
Antonio Fiacchi
Quando lo conobbi io era ancora giovane: piccolo di statura, vestiva con molta proprietà, aveva mani abitualmente calzati di angusti guanti di pelle, i capelli e la barbetta bionda accuratamente ravviati, con un elegante, sottile bastone tra le mani; di bei modi, freddurista inesauribile, scettico per eccellenza, innamorato del teatro e degli artisti, intelligentissimo e colto. (A. Testoni) Antonio Fiacchi nasce nel 1842. E' impiegato alla Direzione dei Telegrafi di Stato. La notorietà, circoscritta soprattutto alla città di Bologna, gli deriva dalla sua attività parallela di critico teatrale, commediografo, giornalista e scrittore. Nel 1864 all'Arena del Sole la Compagnia Romana mette in scena un suo monologo, Al dsgrazi ad Carlen al barbir, uno dei primi tentativi di teatro in vernacolo. Incoraggiato dal successo, appronta poco dopo una nuova commedia in due atti, Gaitan al fachen, ambientata durante la rivolta popolare dell'8 agosto 1848, che commuove ed entusiasma il pubblico dell'Arena. Non ha lo stesso successo la sua commedia in quattro parti Al ciacher, con "scene originali bolognesi", che viene rappresentata nel 1871 al Teatro Contavalli dalla compagnia dialettale diretta da Adriano Pagani. Altre sue commedie: L'è un nasser e Droghe, cotoni e altri generi. Nel 1874, in un freddo e buio locale di via Garofalo fonda, con Alarico Lambertini, il periodico artistico-teatrale "Il piccolo Faust", organo dell'agenzia teatrale Lambertini, che nel 1913 si unirà ad "Arte Drammatica" e sarà pubblicato fino al 1929. Fa parte dell'Accademia Filodrammatica Albergati, che nel 1876 prende in affitto per nove anni il teatro Contavalli. Nel 1880 con Giannetto Bacchi, Oreste Cenacchi e Alfredo Testoni fonda, ad un tavolo del Caffè dei Cacciatori, il periodico umoristico "Ehi!, ch'al scusa". Per ammissione dello stesso Testoni, il grande successo del periodico, in cui si firma come Sumarein del ruscarol o Sgner Pirein, si deve alla sua vena umoristica. Il tranquillo, ingenuo vecchietto irresisstibilmente conquista la città: si attende l'uscita di "Ehi! ch'al scusa" come una festa; si leggono e rileggono, a sera, la famiglia riunita attorno al focolare, le avventure, gli sfoghi, le "materioline" del povero sgnér Pirein, che nessuna disavventura ammaestra, che nessun infortunio disincanta. (F. Cristofori) Per il carnevale del 1888 Fiacchi organizza una memorabile edizione del tradizionale Festival di piazza VIII Agosto. Viene costruito il Castello d'Ongia ed Tocc, un villaggio lieto, un "immenso baraccone" con "posti di rifornimento vettovaglie, caffè, lotterie, giochi di picco e depositi di stelle filanti e coriandoli". Sul palcoscenico si alternano lottatori e dicitori di zirudelle. L'attore Cesare Magagnoli, nelle vesti del suo Sgner Pirein, impersona il sindaco della singolare città. Nell'occasione del carnevale, il giornale umoristico "Ehi! ch'al scusa", di cui è direttore, si abbellisce notevolmente e diventa "Ehi! ch'al scusa all'Esposizione". Viene stampato per 23 numeri, fino al 1° dicembre 1888, in otto pagine, con litografie a colori firmate da Augusto Majani (Nasica) al suo esordio come illustratore. Nel 1892, presso l'editore Bertero di Roma, è pubblicata la sua raccolta di aneddoti Bologna d'una volta. Ricordi di giovinezza narrati dal sgner Pirein alla sò Ergia. Il Sgner Pirein Sbolenfi è il personaggio che gli darà maggior fama. Si tratta del tipico popolano bolognese, antiquato e semplice, "macchietta ancora un tantino convenzionale, ma già argutamente espressiva di una rassegnata e ironizzante mediocrità borghesuccia" (L. Federzoni). Per Testoni è un tipo originale di petroniano tre volte buono, ingenuo, educato, scrupolosamente onesto, compassato, senza fiele, ottimista all'eccesso, antiquato tanto nel vestire che nel modo di pensare, simpatica creatura di una razza che è ormai passata. Le sue lettere e "divacazioni" sono pubblicate in numerosi giornali cittadini, ad esempio sul settimanale umoristico "E' permesso?" di Cesare Moscata, apparso proprio quell'anno, e conosceranno una fortunata edizione presso Zanichelli, con il titolo El sgner Pirein. Scritti scelti, editi ed inediti, a cura di Oreste Trebbi e con la prefazione di Lorenzo Stecchetti. Nel 1898 il suo Sgner Pirein è eletto presidente onorario dell'Accademia della Lira, che tiene la sua seduta inaugurale al Caffè del Pavaglione. Si tratta di una scuola senza maestri alla quale si viene affiliati partecipando ad una delle sue misere cene, dal prezzo inferiore ad una lira, che si tengono in una delle tante trattorie bolognesi. E' "la più vacua e futile associazione che la paciosa mente dei più paciosi bolognesi abbia mai saputo inventare". In quell'anno Carlo Gaspare Sarti fonda il giornaletto umoristico "Bologna che dorme", al quale partecipano, sotto i più strani pseudonimi, tutti i più noti scrittori bolognesi. Da Roma, dove si è trasferito come funzionario alle poste, Fiacchi manda alcune "divacazioni" filosofiche del sgner Pirein, tra le sue cose migliori. Muore a Roma il 21 maggio del 1907.
immagine di Mezzaratta - Villa Minghetti
Mezzaratta - Villa Minghetti
  • @ via dell'Osservanza, 74
La strada del potere è mezzorittaE mentre alcun la sale in mezz'orettaLa falange di Destra mezza rottaÈ costretta a fermarsi a Mezzaratta (A. Oriani)
immagine di Emiliano Mattioli
Emiliano Mattioli
Nasce a Bologna il 4 aprile 1979. Dal 2002 al 2004, pubblicati dalla casa editrice Black Velvet, escono cinque numeri della serie semestrale Mirabolante Almanacco dei fratelli Mattioli, per i quali Emiliano scrive i testi sui disegni del fratello Francesco. Nel 2002 crea il personaggio di Gigi la piccola oloturia, che pubblica tuttora online su uno strip-blog. Attualmente cura, insieme al gruppo Nuvole Elettriche, un portale di promozione del fumetto online in Italia ed il sito ufficiale del fratelli Mattioli, sul quale è anche possibile visualizzare i videogiochi da loro realizzati, tra cui ricordiamo le nuove versioni di Lupo Solitario del 2017 presentate nella rassegna Disognando in Salaborsa dal fratello Francesco e da Mauro Corradini.   Sito ufficiale Fratelli Mattioli
immagine di Elena La Spisa
Elena La Spisa
Nasce il 20 marzo 1966 a Palermo. È laureata al DAMS di Bologna. Dal 1994 collabora con Roberto Baldazzini, per il quale cura mostre e scrive soggetti e sceneggiature per storie a fumetti, tra cui Risvegli per la Phoenix Enterprise. Con Sweet Susy ha affrontato i miti e le problematiche dell'universo adolescenziale. Coltiva una grande passione per il teatro e ha partecipato alla realizzazione di alcuni spettacoli con la compagnia Trame perdute di Bologna.
immagine di Via Albiroli
Via Albiroli
  • @ via Albiroli, Bologna
La strada prese il nome dalla antica famiglia Albiroli, che vi abitava. Il tratto tra via Marsala e via Goito era conosciuto anche come via dei Grassi, mentre quello tra via Goito e via S.Alò si chiamava via Scadinari, dalla famiglia Seccadenari, che aveva case accanto alla torre Prendiparte o Coronata. Meno valida la spiegazione del nome come diminutivo di "alberi" (luogo con tanti alberi da frutta) o in assonanza alla vicina via Albari. > Mario Fanti, Le vie di Bologna. Saggio di toponomastica storica e di storia della toponomastica urbana, Bologna, Istituto per la storia di Bologna, 2000, vol. 1., p. 115
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Leila Marzocchi
È nata a Bologna nel 1959. Dal 1985 si occupa di illustrazione e fumetto. Ha pubblicato sui quotidiani “Reporter”, “Il Manifesto”, “L’Unità”, e sulle riviste “Zoom”, “Accaparlante”, “Consumatori”, “Dolcevita”, “Comic Art”, “Mondo Naif”. Nel 1990 ha fondato, con altri autori quali Igort, Gabos, Carpinteri, la rivista “Fuego”.  Illustratrice per l’infanzia e per il teatro, scenografa, fumettista pubblicata in Giappone Francia, Stati Uniti dagli anni ’90. Ha collaborato con periodici francesi e giapponesi. Ha pubblicato Bagolino Monogatari (Centro Fumetto Andrea Pazienza), Il camioncino Rosso (Biber, 2000) e Il calendario di Pillo (Biber, 2001). Nel 2015 è uscito, con suoi disegni, il volume Dieci elegie per un ossobuco. Vi si raccontano le avventure di Bedo, una mummia fuggita dal Louvre e finita in un circo di freaks, dove dimostra inaspettate doti acrobatiche e un vero talento nel narrare storie. Nel 2016 ha concluso la pubblicazione dell’opera Niger, un “mistery silvestre”, che si sviluppa in sei piccoli albi di 32 pagine ciascuno (Collana Ignatz di Coconino Press). Un giorno, in una casa su un albero abbandonata, arriva, trascinato dal vento, uno strano essere a forma di larva e tutti gli abitanti del bosco seguono, trepidanti e curiosi, il suo sviluppo. Per questa opera la Marzocchi ha ricevuto il Premio speciale della Giuria Gran Guinigi 2017. Collabora con la rivista “Internazionale” e con “La Lettura” del Corriere della Sera. Tra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo, Il mistero del ramo suicida, Oblomov Edizioni, 2018 e nel 2023 il volume sempre per Oblomov edizioni, L’ombra non è mai così lontana, un libro inchiesta necessario, per non dimenticare. Con una postfazione di Edith Bruck.