Risorse digitali dedicate alla documentazione della storia, della cultura, della società e delle istituzioni di Bologna e provincia con particolare attenzione all’800-900.
Dalla Cronologia
Accadde oggi, 11 aprile.

Incontro a tavola tra Carducci e D’Annunzio
“Ad un certo punto D’Annunzio, avendo certamente dimenticato che al Carducci era stato rimproverato il soverchio amore per il vino, con in mano un bicchiere colmo di acqua rivolse al vegliardo questa frase: ‘Dicono che io sia un vizioso, eppure - voi lo vedete, maestro - non bevo che acqua’.Allora il Carducci, che stava voluttuosamente sorbendo del generoso vino rosso - mi par fosse lambrusco - si forbì con un gesto nervoso la bocca e rispose seccato: ‘E io bevo soltanto vino’”. (A. Majani)
Invitati da Alfredo Testoni (1856-1931) e dal critico teatrale Antonio Cervi (1862-1923) - padre dell’attore Gino Cervi - Giosuè Carducci (1835-1907) e Gabriele D’Annunzio (1863-1938) accettano di sedersi a una mensa volante, allestita nella sede del “Resto del Carlino” in piazza Calderini.
Tra i due massimi poeti italiani non corre buon sangue. A placare l’ira del “maestro” Carducci vale forse più una buona bottiglia di vino delle volonterose parole di D’Annunzio.

La Fondazione Guglielmo Marconi
Con il R.D. 11 aprile 1938 n.354 la Fondazione Guglielmo Marconi è istituita come ente morale. È destinata a promuovere lo studio e la ricerca nel campo delle radiocomunicazioni e la conoscenza dell’opera del grande scienziato bolognese.
Eredita, per volere della famiglia, la villa paterna di Marconi a Pontecchio. È previsto inoltre un mausoleo, che verrà realizzato nel 1941 dall’arch. Piacentini, dove saranno traslate le spoglie di Marconi.
La villa Griffone è il luogo dove il giovane Guglielmo ha cominciato i suoi studi ed esperimenti sulle onde radio ed ha effettuato, nel 1895, la prima trasmissione senza fili.

Incidente mortale per il campione di motociclismo Olindo Raggi
Il pilota Olindo Raggi (1896-1926) muore tragicamente l'11 aprile in un incidente a Varedo, vicino a Milano, a pochi chilometri dal traguardo del quinto Motogiro d'Italia.
Forlivese di nascita, di umili origini, cominciò giovanissimo a correre in bicicletta. Dopo la partecipazione alla grande guerra, debuttò sulle motociclette al velodromo di Bologna nel 1920.
Da tempo residente nel capoluogo emiliano, correva con moto di grossa cilindrata come le Harley-Davidson e le AJS, ma anche con la GD 125. Sarà sepolto in Certosa.
Nel 1929 gli sarà dedicata una tomba monumentale, opera dello scultore Armando Minguzzi (1886-1940), nel nuovo ingresso rivolto allo stadio del Littoriale. Questo accesso avrà il compito di collegare simbolicamente il cimitero cittadino e il suo maggiore palcoscenico sportivo.
Alla inaugurazione interverranno molte società motociclistiche italiane. Bologna sarà rappresentata dai militi della 17a Legione "Volontari del Reno" e della 69a Legione "Fossalta".

Opposizione al trasferimento di lavoratori in Germania
Alla notizia che è stata approntata una lista di cinquecento lavoratori da trasferire in Germania, il comitato di agitazione clandestino dello Stabilimento Cogne di Imola diffonde un volantino in cui si denunciano il direttore e gli addetti alla disciplina interna.
La reazione di malcontento degli operai induce i tedeschi a ritirare le cartoline precetto previste.
La Cogne è una fabbrica dedita, fin dalla sua fondazione nel 1938, alla produzione di granate per l’esercito e di cannoni anticarro. Nel 1942 è giunta ad impiegare fino a 2.250 dipendenti. I tedeschi sono interessati soprattutto ai tecnici e agli operai specializzati.
Il 13 aprile saranno le operaie delle Saponerie italiane di Bologna a scioperare, perchè quattordici compagne di lavoro hanno ricevuto l’ordine di partire per la Germania.
L'adesione sarà totale e una delegazione si recherà presso il comando tedesco in via delle Rose per spiegare i motivi della protesta, ottenendo l’annullamento delle cartoline precetto e il rinvio dell’ordine di trasferimento.
Il 14 aprile inizierà uno sciopero generale contro le deportazioni in Germania nelle fabbriche modenesi, promosso dal movimento clandestino della Fiat Grandi Motori, in agitazione dal 5 aprile.
L’iniziativa riuscirà pienamente, dimostrando la capacità organizzativa raggiunta dal Partito comunista.
Un rapporto della Kommandatur bolognese informerà della crescente opposizione ai reclutamenti forzati dell'Organizzazione Sauckel e della Todt.
In un bando pubblicato il 14 giugno il rifiuto alla chiamata per il lavoro sarà considerato atto di sabotaggio punibile secondo le leggi di guerra. Nonostante le minaccie, in maggio a Bologna si presenteranno solo 181 lavoratori e solo 304 in giugno.

Le corsie preferenziali per autobus e taxi
Sono istituiti nel centro cittadino i primi percorsi preferenziali destinati agli automezzi in servizio pubblico.

Attentato partigiano all'hotel Baglioni
- @ Grand Hotel Majestic già Baglioni
La notte del 29 settembre si svolge un attacco di partigiani all'hotel Baglioni in via Indipendenza, che ospita alti ufficiali tedeschi e fascisti.
Il commando è composto da sei partigiani del distaccamento “Temporale” della 7a Gap “Gianni”, che si introducono all'improvviso nell'albergo, collocano una cassa di tritolo e aprono il fuoco nella sala dove è in corso una festa in onore del maresciallo delle SS Christian Knorr, uno dei liberatori di Mussolini al Gran Sasso.
La benzina destinata a far scoppiare l'esplosivo non prende fuoco e i gappisti devono fuggire precipitosamente, lasciando sul terreno due tedeschi e i militi Sergio Ciabatti della GNR e Salvatore Cibella della Polizia Ausiliaria.
Un comunicato delle SD dichiara che tra le vittime c'è anche una signora italiana, la marchesa Maria de Bacci Biondi. Aggiunge che per rappresaglia sono stati subito fucilati dieci ostaggi, prelevati dal carcere di San Giovanni in Monte.
Tre di essi sono bolognesi: Alberto Vegetti, Cesarino Rubbini e Gualtiero Santi. Gli altri provengono dalla provincia e dalla Romagna.

Celebrazione del Centenario Domenicano
Dal 18 al 20 settembre viene celebrato a Bologna il VII Centenario della morte di San Domenico. Le feste solenni sono precedute, nei giorni 15-16-17 settembre, dal Secondo Congresso del Terz'Ordine Domenicano.
I festeggiamenti di Bologna risulteranno “un vero trionfo”, che rimarrà documentato da pubblicazioni storiche e dottrinali.
Nell’occasione prenderà quota il dibattito per la restituzione e il restauro dell’antico convento, in gran parte alienato in epoca napoleonica, dopo la soppressione della congregazione domenicana.
A partire dal 1923 il governo restituirà alcuni locali. La consegna definitiva avverrà nel secondo dopoguerra.
Per le feste centenarie è installato il mosaico raffigurante San Domenico sul portale della chiesa dell’Ordine.

Gli arazzi di Alberto Burri per la Regione Emilia-Romagna
Sulla base della legge del “2 per cento”, che favorisce la presenza di opere d'arte contestuali negli edifici pubblici, la Regione Emilia-Romagna commissiona ad Alberto Burri (1915-1995) un intervento artistico per “l’arredamento e l’abbellimento” dell’atrio della prima torre del Fiera District, edificata tra il 1982 e il 1985 dall’architeto giapponese Kenzo Tange (1913-2015).
L'artista di Città di Castello concepisce l'idea di due grandi arazzi, ispirati alle monumentali colonne dell'architetto giapponese e ai makimono orientali.
Il bozzetto esecutivo in cellotex è consegnato nel settembre 1985 e la realizzazione in lana è affidata alla ditta tedesca Jab di Bielefeld.
Nel marzo 1987, sotto la supervisione di Burri, gli arazzi vengono collocati sulla parete dell'atrio della torre di Viale Aldo Moro 30, insieme a un'opera di Pirro Cuniberti (1923-2016).
Entrambi i lavori saranno trasferiti successivamente nella sede di viale Aldo Moro 52.

Fondazione del Bologna Football Club
Il Bologna Football Club nasce ufficialmente il 3 ottobre 1909, presso la birreria Ronzani in via Spaderie, come sezione “per le esercitazioni di sport in campo aperto” del Circolo Turistico Bolognese, guidato dal Cavalier Carlo Sandoni (Navigazione Generale Italia).
Viene eletto Presidente Louis Rauch (1880-1952), un odontoiatra svizzero. Arrigo Gradi (1887-1969) è nominato capitano. E' lui a introdurre la maglia rossa e blu, mutuandola dal collegio svizzero di Schonberg a Rossbach, dove è stato studente.
L'iniziativa di fondare una squadra di football inglese è stata di Emilio Arnstein (1886-1976), un giovane di origine boema arrivato a Bologna l'anno prima.
L'attività sportiva è avviata subito dopo la fondazione, con l'iscrizione al campionato della FIGC per il 1910-11 e la squadra è fin dall'inizio molto competitiva.
Il Bologna FC gioca dapprima ai Prati di Caprara, la piazza d'armi situata fuori porta San Felice, con il permesso dell'autorità militare. In seguito si trasferirà alla Cesoia, fuori porta San Vitale, nei pressi di un'antica locanda con cucina, dove saranno installate porte permanenti.
Il primo giocatore straniero è il centroavanti spagnolo Antonio Bernabeu (1890-1967), borsista del Collegio di Spagna in via Saragozza, fratello maggiore di quel Santiago Bernabeu Yeste (1895-1978), che sarà giocatore, allenatore e storico presidente del Real Madrid.
La prima formazione ufficiale comprende, oltre a Bernabeu, Della Valle, Orlandi, Gradi, Donati, Bignardi, Pessarelli, Saguatti, Rivas, Chiara, Venzo, Nanni.

Alberto Tomba
Alberto Tomba fu uno dei protagonisti indiscussi dello sci alpino tra il 1986 ed il 1998.
Nato a Castel de’ Britti, frazione di San Lazzaro di Savena nella valle dell’Idice, ben lontano, cioè, dalle vette alpine, divenne ugualmente un grande specialista dello slalom e del gigante.

La Società Ginnastica Fortitudo
Nel seno dell'Opera dei Ricreatori del canonico Raffaele Mariotti (1865-1920), nasce la Società Ginnastica Fortitudo, una delle prime società sportive cattoliche in Italia, che viene subito affiliata alla Reale Federazione Ginnastica d'Italia. Primo presidente è l'avvocato Bartolomeo Seganti. La sede sociale è in via Mascarella 24.
Nella primavera del 1902, alla presenza del cardinale Domenico Svampa, gli atleti della Fortitudo terranno il loro primo saggio ginnico nel cortile del Ricreatorio di via Frassinago.
Dal 1908 la Società, svolgerà la sua attività nella palestra dedicata al benefattore Monsignor Pietro Canetoli in via S. Felice 103.

Francesco Cavicchi
Francesco “Checco” Cavicchi nacque nel 1928 a Pieve di Cento. Rimase sempre legato alle sue origini contadine.
Fu allenato sul ring da Leone Blasi, ex pugile e apprezzato allenatore, nella storica palestra di via Maggia della Società Sempre Avanti!.

Banca Nazionale ora d'Italia
- @ Nazionale ora d'Italia
L'edificio fu progettato dall'architetto Antonio Cipolla tra gli anni 1861-64 a conclusione di una sistemazione ottocentesca di tutta l'area, per la realizzazione della nuova piazza Cavour, ottenuta con la demolizione delle antiche vie Borgo Salamo, dei Libri, Miola e della chiesa di Sant'Andrea degli Ansaldi. La ricca decorazione del portico e dell'interno del palazzo è di Gaetano Lodi.

Santuario della Madonna del Baraccano
- @ Madonna del Baraccano
L'edificio, addossato ad un tratto delle mura vicino ad un "baraccano", torre sporgente, fu edificato a partire dal 1418 per il culto di un'immagine della Vergine affrescata, forse, da Lippo di Dalmasio e magnificamente modificata al tempo dei Bentivoglio da Francesco del Cossa (1472). Nel 1524 fu ampliato e dotato di portico; nel 1682 venne innalzata la cupola di A. Barelli. Nell'interno dipinti di F. Zuccari, P. Fontana, C. Aretusi, G. Marchesi.

Porta Galliera
- @ Galliera
Costruita su progetto di Bartolomeo Provaglia (1659-61) è una delle più elaborate e complesse porte dell'ultima cerchia di mura. Si presenta con due fronti di disegno assai dissimile: quello interno di fastosa e scenografica architettura barocca, quello esterno di carattere severo, che ne accentua la funzione difensiva. Venne isolata agli inizi del Novecento, a seguito della demolizione delle mura, e successivamente restaurata nel 1926.

Canale di Reno - Piella
- @ di Reno Piella
Scampato alle coperture attuate fra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento, questo tratto di canale fungeva da fossato difensivo della seconda cerchia muraria, edificata nell’XI secolo. In passato il canale era fornito di lavatoi privati a ponte levatoio, costituiti da tavolati di legno sospesi sul livello dell’acqua, e di botti e vasche in cui si calavano le lavandaie per lavare i panni senza bagnarsi.

Santuario di S. Maria della Vita - Il Compianto
- @ via Clavature, 10
Infuriate dal dolore, dementate dal dolore erano le Marie. Una, presso il capezzale, tendeva la mano aperta come per non vedere il volto amato; e il grido e il singulto le contraevano la bocca, le corrugavano la fronte il mento il collo. Ascoltami. Puoi tu imaginare che cosa sia l'urlo pietrificato? Puoi tu imaginare nel mezzo della tragedia cristiana l'irruzione dell'Erinni?
(G. D'Annunzio, Le faville del maglio, 1914)

Marino Moretti
Scrittori in cucina
Appena insediatosi come ospite (e compagno) di Renata Viganò, nella casa di via Mascarella, Antonio Meluschi iniziò subito a scrivere il suo primo libro, dal titolo Pane, mentre intanto collaborava col “Resto del Carlino” e col “Corriere Padano”.
Il libro uscì a inizio del 1937, ebbe un discreto successo e una recensione positiva sul “Corriere della sera” del 15 maggio di quell’anno da Marino Moretti.
L’“attento e lucido elzeviro” dello scrittore di Cesenatico si intitolava Il libro nuovo e venne anche usato come prefazione dell’edizione Cantelli di Pane, del 1940.
In una lettera al “caro Signor Moretti”, dalla quale si deduce una conoscenza ancora precaria, Meluschi ringraziò per la “cordiale accoglienza” del suo romanzo e affermò con convinzione: “ora lavorerò con maggiore serenità e fiducia. C’è davvero bisogno, nella vita, di sentirsi attorno un po’ d’affetto e d’ascoltare cose sincere”. Dove si capisce che il giovane orfano-scrittore trovò in Moretti qualcosa di più di un semplice recensore.
Ebbe infatti inizio, in questa occasione, un’amicizia duratura tra Moretti e la coppia della “prodigiosa casina”: Tonino Meluschi e Renata Viganò. Da Cesenatico lo scrittore romagnolo cominciò a venire spesso nella cucina piena di fumo, di vino, di libri e di gatti di via Mascarella 63/2 e continuò a seguire - e a sostenere - con passione la carriera artistica dei due scrittori-partigiani.
Non sorprende, quindi, che il primo dei Profili scritti da Meluschi per il “Corriere padano” - quello del 16 giugno 1938 - sia dedicato a Moretti, così come il suo secondo libro, intitolato Strada, uscito nel 1939 presso l’editore Testa di Bologna.
A guerra appena finita Moretti riprese i contatti con gli amici bolognesi, ricordando con nostalgia “i cari tempi della Mascarella”. Inviò loro i suoi ultimi libri - Il segno della croce, Mia madre, Il trono dei poveri - in una nuova edizione, augurandosi che anche Meluschi potesse pubblicare un libro, che lo rivelasse al pubblico.
Confessò di aver pensato molto a loro scrivendo, nel 1942, I coniugi Allori. Disse di aver cancellato “senza pietà" dal suo manoscritto ciò che avrebbe potuto lasciarli indifferenti. Antonio Faeti, anch’egli frequentatore della “fabbrica” di idee di via Mascarella, confermò più tardi criticamente l’identità dei personaggi del romanzo morettiano con i due scrittori bolognesi.
Tra il 1947 e il 1949 Meluschi pubblicò qualche capitolo di Adamo secondo sul giornale “Progresso d’Italia” e Moretti si premurò di far pubblicare il romanzo da Mondadori. Mentre Meluschi era in carcere, l’amico si impegnò a correggere le bozze, convinto che quel libro di “originalissimo vagabondaggio chiuso con il matrimonio mascarelliano” - l’unione con Renata Viganò - esprimesse nel modo più autentico l’anima e la vita di Tonino. Promise, inoltre, di parlare con Alberto Mondadori, da lui “conosciuto bambino”.
Negli stessi giorni dell’annunciata uscita del libro di Meluschi, anche Renata Viganò pubblicò da Einaudi l’Agnese e Moretti si dichiarò entusiasta, del “doppio successo della cucina di Mascarella. Prodigiosa cucina!". La trattativa con l’editore milanese andò, però, per le lunghe e il libro di Tonino apparve, nella collana della Medusa degli italiani, solo tre anni dopo.
Del “sincero giudizio critico” di Moretti, Meluschi e la Viganò non fecero mai a meno. L’Agnese va a morire fu per l’amico uno sforzo “superiore a quella che può fare, come scrittrice o come partigiana, una donna” e considerò quel libro la sua più bella e singolare lettura dell’anno. Il romanzo di Tonino La fabbrica dei bambini (1955), pubblicato, come il precedente Adamo secondo, nella Medusa mondadoriana e candidato al Premio Viareggio, fu da lui giudicato il suo libro migliore, dov’era “detto tutto, proprio tutto”.
La vita in breve
Nasce a Cesenatico (FC) nel 1885, quarto di otto figli. Ha difficili rapporti col padre, impiegato comunale e imprenditore marittimo, mentre adora la madre, maestra elementare, di cui sarà anche allievo. Frequenta senza successo l’Istituto “Sant’Apollinare” di Ravenna e il ginnasio parificato “Vittorino da Feltre” di Bologna, dove ha per compagno Mario Missiroli.
Nel 1901 convince i genitori a iscriverlo a Firenze alla scuola di recitazione di Luigi Rasi. Qui conosce Gabriellino D’Annunzio, figlio del Vate, e Aldo Giurlani (Palazzeschi, confidenzialmente Do), con il quale condivide la scarsa attitudine al teatro e la passione per la letteratura. I due saranno fraterni amici per settant’anni.Pur rimanendo appartato, segue le vicende dell’ambiente culturale fiorentino, particolarmente vivace in questo periodo, con la nascita di riviste quali “Hermes", “Lacerba” e “La Voce” e la presenza di intellettuali quali Papini, Soffici, Prezzolini, De Robertis. Frequenta assiduamente il Gabinetto Vieusseux e la Biblioteca Nazionale Centrale.
Nel 1902-1903 pubblica le prime raccolte di novelle e di versi. Il vero debutto è nel 1905, con la stampa delle poesie di Fraternità e le novelle intitolate Paese degli equivoci.
Nei primi anni Dieci appaiono le sue raccolte poetiche più famose. Poesie scritte col lapis (1910) - dove la parola “lapis” indica “una letterarietà debole, consunta, con una vena di degradazione comico-crepuscolare” -, Poesie di tutti i giorni (1911), I poemetti di Marino (1913) e Il giardino dei frutti (1916) segnano la sua fase pascoliana e crepuscolare.
La sua poesia non è compresa e accettata da tutti: Renato Serra, per esempio, è convinto che non gli manchi la capacità di usare le parole e una felice attitudine alla rima, ma che “tutto questo è adoperato invano, a non dir nulla".
Dopo le raccolte citate, l’attività poetica di Moretti si interrompe, per riprendere solo cinquant’anni dopo. Intanto inizia a collaborare con varie riviste e giornali. Tra le prime, “La Riviera Ligure” dei fratelli Novaro, di cui diviene amico. Nel 1914 dirige “La Grande Illustrazione” di Pescara, che lascerà poco dopo a Sibilla Aleramo.
Allo scoppio della guerra mondiale, non idoneo alla leva, si offre, tuttavia, come infermiere negli ospedali da campo della Croce Rossa, dove conosce Federigo Tozzi. In questo periodo fa il suo esordio come romanziere: a Il sole del sabato, che esce a puntate sul “Giornale d’Italia", fa seguito, nel 1918, Guenda, di buon successo.
Dal 1923 è chiamato dal direttore Luigi Albertini a collaborare con il il “Corriere della Sera", del quale curerà per molti anni la pagina letteraria. Nel 1925 firma il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce, ma in seguito rimane lontano dalla vita politica, vivendo appartato tra Firenze e Cesenatico.
In questo periodo soggiorna anche a Parigi, altro polo di riferimento della sua formazione artistica, in compagnia di Filippo De Pisis e di Aldo Palazzeschi. Con l’amico De Pisis visita anche il Belgio, in particolare Bruges, “la città morta”.
Nel 1928 il suo libro Trono dei poveri viene contestato dai reggenti fascisti della Repubblica di San Marino, per l’elogio, male interpretato, alla libertà e all’indipendenza del passato. Il Premio Mussolini, che gli viene assegnato nel 1932 dall’Accademia d’Italia, è subito ritirato per l’intervento del Duce e dato a Silvio Benco. Sarà lui invece a rifiutare lo stesso premio nel 1944, durante la Repubblica di Salò.
Negli anni Trenta scrive e pubblica con assiduità novelle, romanzi, libri di ricordi. Nel 1941 il romanzo La vedova Fioravanti è accolto come il suo capolavoro. Nel 1946 pubblica un altro importante romanzo, I coniugi Allori, nel 1948 Il fiocco verde e nel 1951 il volume di ricordi I grilli di Pazzo Pazzi.
Moretti descrive vicende semplici ambientate in un mondo provinciale popolato da personaggi spenti e rinunciatari, rese in uno stile dimesso, ma attraversato da lampi di personale umorismo.
Con La camera degli sposi termina nel 1958 la carriera di romanziere.
La sua opera - più di settanta libri pubblicati in vita - comincia ad ottenere importanti riconoscimenti: nel 1952 il Premio dell’Accademia dei lincei, nel 1959 un contestato Premio Viareggio, in competizione con Pasolini. Nel 1969 riprende a scrivere poesie: dopo la raccolta L’ultima estate, pubblicata in quell’anno, escono Tre anni e un giorno (1971), Le poverazze (1973) e Diario senza fine (1974).
Nel 1975, per il suo novantesimo compleanno, la Biblioteca di Cesenatico organizza un importante convegno sulla sua opera, al quale partecipano critici quali Gianfranco Contini, Geno Pampaloni e Luciano Anceschi. Muore a Cesenatico nel 1979, a quasi 94 anni.

Giacomo Leopardi
A Bologna
All'inizio dell'estate del 1825 Giacomo Leopardi prende una serie di contatti con gli editori Stella a Milano e Brighenti a Bologna per la pubblicazione di sue opere. Decide quindi di stabilirsi per un periodo a Milano.
Diretto verso il capoluogo lombado, si trattiene a Bologna dal 17 al 27 luglio 1925, ospite nel convento di S. Francesco, assieme al suo compagno di viaggio padre Luigi Poni.
Benché non programmato, è un soggiorno particolarmente piacevole. Già famoso per alcuni suoi saggi e componimenti, variamente apprezzati e criticati - lui stesso si è premurato di inviarli a noti esponenti della locale scuola classica - è accolto con favore nei salotti letterari cittadini.
Nelle sue lettere descrive Bologna come una città "quietissima, allegrissima, ospitale", "piena di letterati nazionali, e tutti di buon cuore, e prevenuti per me molto favorevolmente". E al fratello Carlo confessa: "Sono stato accolto con carezze ed onori ch'io era tanto lontano d'aspettarmi, quanto sono dal meritare".
Prima del suo arrivo gli era stata fatta intravvedere la possibilità di un impiego in città, sulla cattedra di Eloquenza all'Università o come segretario dell'Accademia di Belle Arti, incarico ricoperto in passato dall'amico e mentore Pietro Giordani, ipotesi che poi purtroppo sfumerà, lasciandogli l'amaro in bocca.
Dopo aver visitato Giordani a Parma, Leopardi prosegue per Milano, ma continua, nelle sue lettere, a rimpiangere il capoluogo felsineo:
Io sospiro però per Bologna, dove sono stato quasi festeggiato, dove ho contratto più amicizie assai in nove giorni, che a Roma in cinque mesi, dove non si pensa ad altro che a vivere allegramente senza diplomazie, dove i forestieri non trovano riposo per le gran carezze che ricevono, dove gli uomini d'ingegno sono invitati a pranzo nove giorni ogni settimana.
Leopardi è di ritorno a Bologna il 29 settembre 1925 e vi soggiorna fino al 3 novembre 1826. Prende alloggio a pensione presso la famiglia Aliprandi, "due Ex-Cantanti, già famosi, che al loro tempo hanno girato mezza Europa", in una casa contigua al teatro del Corso.
L'impressione sulla città è condizionata questa volta dalle frequenti notizie di omicidi:
Qui si fa continuamente un ammazzare che consola: l'altra sera furono ammazzate quattro persone in diversi punti della città. Il governo non se ne dà per inteso. Io finalmente sono entrato in un tantin di paura.
Con l'arrivo dell'inverno anche il "bestialissimo" freddo bolognese lo fa soffrire e lo costringe "vicino a un caminaccio sporco, fatto per scaldarmi appena le calcagna". E' contento che il padre a Recanati non debba soffrire l' "infernale" inverno bolognese:
Qui non abbiamo gran neve - gli confessa - ma freddi intensissimi, che mi tormentano in modo straordinario ... sicché dalla mattina alla sera non trovo riposo, e non fo altro che tremare e spasimare dal freddo, che qualche volta mi dà da piangere come un bambino.
Pur non essendo particolarmente interessato ai teatri e al melodramma, alla famiglia conferma di trovarsi in quello che Stendhal ha definito "il quartier generale della musica in Italia":
Io mi trovo veramente tra la musica, perché qui in Bologna, cominciando dagli orbi, tutti vogliono cantare o sonare, e c'è musica da per tutto.
Controvoglia è coinvolto dagli spettacoli:
Ho detto francamente a tutti che il Teatro non fa al caso mio. La bella è che il muro della mia camera è contiguo al teatro del Corso, talmente che mi tocca sentir la commedia distintamente, senza muovermi di casa.
Nel suo stesso portone c'è il gabinetto di lettura della ditta Cipriani e C., dotato di periodici stranieri e a pochi passi, in palazzo Vizzani-Lambertini, abita il suo editore e "amicissimo" Pietro Brighenti. Qui era anche, fino a poco tempo prima, la sede della Società del Casino, ritrovo dei letterati bolognesi.
Sfumato l'impiego all'Accademia, si guadagna da vivere dando lezioni di latino e greco. Con uno degli allievi, Antonio Papadopoli, che lo inviterà più volte a trasferirsi a Venezia, stringe un'intensa amicizia.
In città frequenta poche altre persone: oltre a Brighenti e alla figlia Marianna, il medico Giacomo Tommasini, sua moglie Antonietta "cultrice di geniali studi pedagogici" e la figlia Adelaide. Ritrova Angelina Jobbi, ex governante di casa Leopardi a Recanati, e fa da padrino al figlio neonato.
Ha comunque modo di entrare in contatto con i "Cigni di Felsina", i letterati classicisti:
Questa benedetta Bologna dove pare che letterato e poeta, o piuttosto versificatore, siano parole sinonime.
Tra essi Massimiliano Angelelli, Paolo Costa, Vincenzo Valorani, Dionigi Strocchi, Filippo Schiassi, Giovanni Marchetti. Nota però la pochezza di Bologna negli studi filologici:
La filologia è nome affatto ignoto in queste parti, ed appena, con grandissima difficoltà, si possono trovar classici greci in vecchie ed imperfettissime edizioni. In tutta Bologna, città di 70 mila anime, si contano tre persone che sanno il greco, e Dio sa come.
Nelle sue Ricordanze Biografiche Carlo Pepoli descrive l'accoglienza del giovane nei salotti bolognesi, spesso condotti da donne colte ed emancipate:
Appena dunque che a Giacomo Leopardi fu dato il porsi a visitare il fior fiore delle persone Letterate, e quelle case dove sovente aveano ritrovo quanti mai stanziavano in Bologna spiriti di gentilezza ornati ... festeggiavano a gara il dottissimo gentile ospite novello.
Il Brighenti, avvocato, stampatore e anche spia per gli Austriaci, pubblica i suoi Versi nella Stamperia delle Muse.
Il 27 marzo 1926, lunedì di Pasqua, Leopardi legge pubblicamente nella sede dell'Accademia dei Felsinei l' Epistola al conte Carlo Pepoli, dedicata al vice-presidente di questo sodalizio e suo caro amico. In una lettera al fratello Carlo descrive la serata in termini positivi:
La sera del Lunedì di Pasqua recitai al Casino dell'Accademia dei Felsinei, in presenza del Legato e del fiore della nobiltà bolognese, maschi e femmine; invitato prima, giacché non sono accademico, dal Segretario in persona, a nome dell'Accademia; cosa non solita. Mi dicono che i miei versi facessero molto effetto, e che tutti, donne e uomini, li vogliono leggere.
In realtà la sua voce fioca e la distrazione dell'uditorio non fanno apprezzare pienamente il contenuto della sua lettera. Secondo la testimonianza di Francesco Rangone:
Il Co. Leopardi uscì con una Epistola all'Amico Pepoli sulle umane vicende. Questo dotto Letterato, di tetro umore, in difficili circostanze con l'anima oltre modo sensibile, e mancante di certi necessari doni naturali atti a chiamare la generale attenzione, dette avrà certamente delle bellissime cose ma niuno le comprese.
Nel corso della stessa Accademia parlano anche il Presidente Angelelli con "brevi parole, ma piene di sapere e di Grazia", il Segretario Vincenzo Valorani, con un "ben scritto", ma arido e troppo lungo "ragionamento" e altri soci quali il Tanari, il Giusti, lo stesso Pepoli, con un "gentile pensiero" e, Giovanni Marchetti, il più apprezzato, con un "veramente divino componimento". Dello stesso Marchetti è un altro giudizio negativo sulla lettura di Leopardi: "né giustificò, coll'udito componimento, la fama già alta".
L'incontro con Teresa Carniani, moglie di Francesco Malvezzi, donna coltissima e animatrice di uno dei più importanti salotti letterari della città, regala a Giacomo inedite emozioni: "Ha risuscitato il mio cuore dopo un sonno, anzi una morte completa, durata per tanti anni", scrive il 30 maggio 1826 al fratello Carlo.
Una conoscenza che segna un nuovo periodo della sua vita: "Mi ha disingannato del disinganno, mi ha convinto che ci sono veramente al mondo dei piaceri che io credeva impossibili".
Il rapporto con Teresa, dapprima improntato a una tenera amicizia, "un abbandono che è come un amore senza inquietudine", con pianti sinceri e lodi che "restano tutte nell'anima", si muta in seguito in una freddezza inattesa, che provocherà proteste e biasimi da parte del giovane poeta, espressi in modo insolitamente rozzo all'amico Papadopoli:
Come mai ti può capire in mente che io continui ad andare da quella p... della Malvezzi? Voglio che mi caschi il naso, se da quando ho saputo le ciarle che ella ha fatto di me, ci sono tornato o sono per tornarci mai; e se non dico di lei tutto il male che posso. L'altro giorno incontrandola, voltai la faccia al muro per non vederla.
Leopardi è ancora a Bologna dal 26 aprile al 21 giugno 1827, ospite nella locanda della Pace in via Santo Stefano. E' in un momento felice, non ha malanni e sta per raccogliere i frutti della sua attività letteraria: presso l'editore Stella sono in stampa le Operette morali e ha quasi finito la Crestomanzia.
Al padre comunica che a Bologna "si vive quieti e sicuri", dopo il ritorno del Legato Albani e "il supplizio di qualche assassino" .
Durante questo soggiorno frequenta maggiormente il teatro. Al Comunale e al Contavalli assiste ad alcune opere di Rossini. Il 13 maggio è forse alla prima della Semiramide, cantata da Luigia Boccabadati.
Nel 1831 il Pubblico consiglio di Recanati lo nomina deputato all'Assemblea nazionale con sede a Bologna, ma l'ingresso degli Austriaci nella città renderà vana la sua designazione e impedirà il suo ritorno nel capoluogo emiliano.
La vita in breve:
Giacomo Leopardi nasce a Recanati nel 1798 da una famiglia nobile decaduta. Affidato dal padre Monaldo a precettori ecclesiastici, rivela doti eccezionali: a soli dieci anni sa tradurre all'impronta i testi classici e compone in latino.
Il rapporto coi genitori è molto difficile. Giacomo sta spesso da solo, studia nella grande biblioteca paterna, in dialogo muto con gli autori antichi. Tra il 1809 e il 1816 passa "sette anni di studio matto e disperatissimo", durante i quali impara alla perfezione varie lingue, traduce i classici, compone opere erudite, studia poesia e filosofia. Questa vita solitaria e reclusa lo mina nel fisico e nello spirito.
Il 1816 è l'anno della "conversione letteraria", passa dall'erudizione al bello e alla poesia. Invia le sue prime prove a Pietro Giordani, che lo incoraggia. Nel 1817 comincia a scrivere il suo diario infinito, lo Zibaldone (1817-1832) e scrive le prime canzoni civili.
Nel 1819 tenta di fuggire da casa, ma il padre lo ferma: Recanati è ora una prigione e il giovane cade in depressione. La produzione poetica però non ha sosta: compone gli Idilli (L'Infinito, Alla luna ...) e le grandi canzoni civili. Nel 1822 finalmente va a Roma dagli zii materni, ma il viaggio è deludente. Tornato a Recanati, nel 1823 scrive le Operette morali.
Nel 1825 è a Milano, dove lavora per l'editore Stella. In povertà, si sposta tra Bologna e Firenze, accolto nei circoli letterari e nei salotti mondani. Nel 1828 a Pisa ritrova la vena poetica che pareva perduta: inizia il ciclo dei Grandi Idilli.
Tra la fine del 1828 e il 1930 ritorna a Recanati. Ricorderà il periodo come "sedici mesi di notte orribile", ma è allora che scrive alcuni tra i suoi canti più famosi: La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio...
Con l'aiuto di amici lascia per sempre il "natio borgo selvaggio" e va di nuovo a Firenze. Dall'amore non corrisposto con Fanny Targioni Tozzetti nasce Il ciclo di Aspasia. Nel 1832 sospende lo Zibaldone.
Nell'ottobre del 1833 si trasferisce a Napoli insieme all'amico Antonio Ranieri. Benché ormai molto provato nel fisico, partecipa alla vita culturale partenopea. A Torre del Greco, in fuga dal colera che imperversa in città, compone due tra le sue più grandi poesie: La ginestra o il fiore del deserto (1836) e Il tramonto della luna (1837), che costituiscono il suo testamento poetico e spirituale.
Muore a Napoli il 14 giugno 1837 e viene sepolto accanto all'amato Virgilio.

Casa - Via Marsala
- @ via Marsala, 17
Uno spiccato odore non proprio di spazzatura, ma di cose, di detriti di carta e di cenci, di scatole e di coperchi di cartone: le scatole di cartone negli infiniti loro usi domestici, e di frammenti di oggetti decaduti e sommersi nel naufragio di una vecchia casa di piccola borghesia, era quello che colpiva entrando nella stanza bolognese di De Pisis ...
(G. Raimondi)

Aemilia Ars
Una nobile impresa femminile di merletti e ricami a Bologna nel Novecento

La collina di Bologna
Come un grande terrazzo accessibile a tutti, un'oasi verde preservata nel tempo con lodevole lungimiranza, la collina si affaccia da mezzogiorno sui tetti rossi della "fosca e turrita" Bologna.

Baracche e burattini
Chissà se a Bologna qualcuno ancora dice: "Finir int al paniran ed Cuccoli" ? Un tempo finire nel cestone di Cuccoli significava essere dimenticati oppure andare in disgrazia. Nella realtà dell'800 voleva dire essere uno dei burattini di Angelo Cuccoli (1834-1905), il più noto burattinaio di Bologna, che alla sera, dopo lo spettacolo, riponeva le sue teste di legno nel famoso paniran.

Belle Époque
Gli anni a cavallo tra Otto e Novecento costituiscono un periodo di grandi trasformazioni per Bologna: con l'abbattimento delle mura e la costruzione della centralissima via Rizzoli si comincia a realizzare il Piano Regolatore del 1889; si edificano nuovi quartieri periferici, si introducono moderni servizi quali i tram, l'acqua potabile nelle case, la luce elettrica ...

Paolo Bacilieri
Nasce a Verona il 23 febbraio 1965. Si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e fa il suo esordio nel mondo dei comics nel 1986 sulla rivista francese "A Suivre" con la storia intitolata Il tesoro degli imbala, pubblicata in seguito in Italia sulla rivista "Corto Maltese".Collabora dal 1999 alla serie Napoleone per la Sergio Bonelli Editore, mentre dal 2005 racconta le avventure del personaggio Zeno Porno sulla rivista "Mondo naif" della Kappa Edizioni.Ha pubblicato per varie case editrici italiane: tra i suoi lavori più importanti ricordiamo Barokko per la Black Velvet, Scusa, Sadik, hai visto Diabolik? per la Punto Zero e La magnifica desolazione per la Kappa edizioni. Nel 2012 ha pubblicato il graphic novel Sweet Salgari sulla vita del grande scrittore. Tra le sue pubblicazioni si segnalano: Napoleone, Rizzoli Lizard, 2010; Phonx, Black Velvet, 2011; Adios Muchachos con Matz, Rizzoli Lizard, 2012; Sweet Salgari, Coconino Press, 2012; Fun, Coconino Press, 2014. Nel 2018 ha partecipato insieme ad altri grandi disegnatori italiani al progetto "Fumetti nei Musei" in collaborazione con la casa editrice Coconino Press e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBCAT) realizzando un racconto dedicato ai capolavori contenuti nella Pinacoteca di Brera. Sempre nel 2018 pubblica per Canicola Edizioni, Tramezzino, in grande formato. Dopo "Sweet Salgari" l'autore torna al racconto biografico nel 2019 per la Fandango-Coconino, attraverso la storia illuminata di due spiriti romantici, Ettore Modigliani e Fernanda Wiggens. Collabora con un fumetto, pubblicato nel volume storico "Noi siamo tempesta" della scrittrice Michela Murgia, 2019, Salani editore. Nel 2021 per Panini comics disegna la copertina e le pagine della storia noir di Vincenzo Filosa Bob 84 : la vendetta è la mia. Nel 2022 Oblomov edizioni pubblica l'adattamento grafico di Paolo Bacilieri del romanzo di Giorgio Scerbanenco : Venere privata. La prima indagine di Duca Lamberti.

Chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano
- @ strada Maggiore, 4, Bologna
Sul luogo sorgeva alla fine del '200 un monastero cluniacense. Nel 1516 si intraprese la costruzione del sontuoso Palazzo Priorale, rimasto incompiuto per la morte del committente Giovanni Gozzadini. Di esso rimane il bel portico architettato dal Formigine. Dal 1653 i Teatini incaricarono Agostino Barelli per la costruzione della nuova chiesa, su disegno di Giovanni Battista Natali. L'impianto del tempio è a tre navate a croce latina, con colonne ioniche. Sotto il portico esterno il pittore Quaini dipinse alcune scene della Vita di San Gaetano Thiene, fondatore dell'ordine dei Teatini. L'elegante decorazione dell'interno è opera di vari artisti, tra i quali Angelo Michele Colonna, Giuseppe e Antonio Rolli, Carlo Baldi. Nelle cappelle vi sono notevoli dipinti, come il San Carlo e l'Angelo di Ludovico Carracci, la Madonna con bambino di Guido Reni, l'Annunciazione di Francesco Albani e il S. Gaetano di Lucio Massari.
> Tiziano Costa, Marco Poli, Conoscere Bologna, Bologna, Costa, 2004, p. 283

Porta San Felice
- @ Piazza di Porta San Felice, Bologna
La Porta San Felice fu eretta nel XIII secolo e ricostruita nel 1506. Posta all'imbocco della via Emilia verso ovest, si trova in una posizione che in passato era molto delicata, stante la rivalità con la vicina Modena. Per questo era una porta particolarmente fortificata, sede di un vero e proprio complesso difensivo. Da qui passarono nel tempo molti personaggi illustri, da papa Leone X a Carlo V. Forse il ricordo più notevole è quello dell'arrivo di Napoleone, il 21 giugno 1805. Per l'occasione la porta fu restaurata e intitolata al vittorioso imperatore dei francesi.
> Athos Vianelli, Mura e Porte di Bologna, 3. ed. riv. e ampliata, Bologna, Tamari, stampa 1976, pp. 77-81

Jacopo Silvestre
Nato in un’uggiosa giornata di novembre, cresce in una casa gremita di libri e col passare degli anni si appassiona sempre più alla scrittura. Porta avanti le passioni per il fumetto, la recitazione e la musica. Adora le tradizioni, la mitologia, Topolino, i Beatles, i gatti e le opere di Hayao Miyazaki, autore che considera il suo massimo riferimento. Lasciata la scuola pubblica a 9 anni, intraprende un percorso di unschooling e, raggiunti i 16 anni si iscrive alla Scuola Comics di Padova. Lì si è scontrato col fatto che non era poi questo granché a disegnare, ma ha anche conosciuto lo sceneggiatore Francesco Matteuzzi e ha cominciato a fargli da assistente… entrando nel mondo della scrittura e della sceneggiatura, collaborando ai testi di Mangiami (Tunué) e revisione di sceneggiature di Dago (Editoriale Aurea), Dampyr, Dylan Dog (Sergio Bonelli Editore) e altro. Nel 2023 esce il suo primo libro I Misteri del Folklore: Boschi e Foreste, illustrato da Marga Biazzi BlackBanshee e pubblicato da ReBelle Edizioni. Successivamente realizza, come sceneggiatore, le serie de I Manga di Roby (Fabbri Editori) e Art Heroes (24ORE Cultura Comics).
PUBBLICAZIONI :I MISTERI DEL FOLKLORE: MARI, SIRENE E NAVIFANTASMA — Libro in Prosa per Re-Belle Edizioni.Dicembre 2025. Illustrato da Marga Biazzi “BlackBanshee”.ART HEROES: L’ANTICO EGITTO E LO SPLENDORE DEIFARAONI— Fumetto per 24 ORE Cultura.Novembre 2025. Illustrato da Laura D’Addazio.ART HEROES: FRIDA E I COLORI DELLA VITA— Fumetto per24 ORE Cultura.Settembre 2025. Illustrato da Laura D’Addazio.AGENZIA TRADIMENTI. I MANGA DI ROBY Vol. 4— Fumettoper Fabbri Editori.Scritto a quattro mani con Roberta Alcamo.Luglio 2025. Illustrato da Silvia Bancora.ART HEROES: CARAVAGGIO E LA VOCE DELLE OMBRE—Fumetto per 24 ORE Cultura.Aprile 2025. Illustrato da Laura D’Addazio.
AGENZIA TRADIMENTI. I MANGA DI ROBY Vol. 3— Fumettoper Fabbri Editori.Scritto a quattro mani con Roberta Alcamo.Febbraio 2025. Illustrato da Silvia Bancora.ART HEROES: VAN GOGH E LA LUCE DELLE EMOZIONI—Fumetto per 24 ORE Cultura.Novembre 2024. Illustrato da Laura D’Addazio.ART HEROES: LEONARDO E IL COLORE PERDUTO— Fumettoper 24 ORE Cultura.Ottobre 2024. Illustrato da Laura D’Addazio.AGENZIA TRADIMENTI. I MANGA DI ROBY Vol. 2— Fumettoper Fabbri Editori.Scritto a quattro mani con Roberta Alcamo.Luglio 2024. Illustrato da Silvia Bancora.AGENZIA TRADIMENTI. I MANGA DI ROBY Vol. 1— Fumettoper Fabbri Editori.Scritto a quattro mani con Roberta Alcamo.Marzo 2024. Illustrato da Silvia Bancora.I MISTERI DEL FOLKLORE: BOSCHI E FORESTE — Libro inProsa per Re-Belle Edizioni.Marzo 2023. Illustrato da Marga Biazzi “BlackBanshee”.L’UOMO VERDE — Storia breve pubblicata su Skorpio #2347Scritta a quattro mani con Francesco Matteuzzi.Febbraio 2022. Illustrato da Alberto Campo.

Annamaria Cancellieri
Annamaria Cancellieri è nata a Roma il 22 ottobre 1943. Si è laureata in Scienze Politiche all'Università La Sapienza e dal 1972 è entrata nell'amministrazione del ministero dell'Interno.

Flavio Delbono
Flavio Delbono è nato a Sabbioneta (Mantova) nel 1959. Il padre Aldo è vigile urbano e prima fabbro e sindacalista della CISL, la madre Luigia è ricamatrice.Dopo il liceo scientifico si iscrive alla Facoltà di Economia e Commercio a Parma, dove si laurea nel 1982.

Virginio Merola
Virginio Merola è nato a Santa Maria Capua Vetere, in Provincia di Caserta, nel 1955. Vive a Bologna dal 1960. E' diplomato al liceo Minghetti e laureato in Filosofia presso l'Università di Bologna. Ha lavorato presso la Società Autostrade, ed è stato delegato e responsabile sindacale Cgil del settore autostrade.

Sergio Cofferati
Sergio Gaetano Cofferati nasce a Sesto ed Uniti, in provincia di Cremona, il 30 gennaio del 1948. Dopo il diploma di perito meccanico, si iscrive alla Statale di Milano, facoltà di matematica.
Altre risorse
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Nuvole in Appennino
Può capitare che gli autori di fumetti - tipi strani, un po' matti, solitari - si ritirino a disegnare o a vivere fuori città, portando con sé solo carta e matita. Ogni tanto, però, nei loro lontani rifugi si radunano e allora son chiacchiere e bicchieri di vino.
