Quinto Ghermandi

La scultura come poesia

Una scultura che è la concrezione di gesti così preziosi, leggibili come confessioni, è per natura, e non per retorica, scultura viva. Questa, per me, è stata la lezione di Ghermandi

Leo Lionni

 

In occasione del centenario dalla nascita, la biblioteca Salaborsa vuole celebrare con una piccola esposizione bibliografica lo scultore Quinto Ghermandi (1916-1994), originario di Crevalcore, artista riconosciuto in Europa e insegnante rinomato dell'Accademia bolognese, sulla cattedra che prima fu di Ercole Drei e di Umberto Mastroianni. Eugenio Riccomini lo descrive come "scultore di vena lirica autentica, da poter plasmare il fruscio dell'aria e lo stormire delle foglie". Graziano Campanini aggiunge che il soffio di poesia che egli ha infuso nelle sue opere ha fatto diventare "il lavoro di un grande artigiano un lavoro da grande artista". L'allievo Nicola Zamboni, infine, testimonia che "la sua stima per i giovani di talento era esemplare e annullava tutte le distanze sia di età sia di ruoli". E se Giuseppe Marchiori nel 1966 si chiedeva (e chiedeva) "dobbiamo aspettare la sua tardissima età per onorarlo?", rispondiamo che sì, tanti anni da allora sono passati, ma volentieri ancora oggi lo onoriamo. Ed è davvero bello sapere che alcune sue opere sono sempre a disposizione di tutti a Bologna e in altri luoghi della provincia. Basta solo volerle vedere.

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Q. Ghermandi - Largo gesto per un massimo spazio - bronzo - Monte dei Paschi di Siena - via Rizzoli (BO)

Proposte della biblioteca