La fantascienza

nella letteratura russa, ceca e polacca

Noi cerchiamo solo l'uomo. Non abbiamo bisogno di altri mondi, abbiamo bisogno di specchi. Non sappiamo che cosa farcene di altri mondi. Uno ci basta, quello in cui sguazziamo.

Stanisław Lem, Solaris, Sellerio, 2013

 

Letteratura russa

L'elemento fantastico che suscita l'angoscia dei personaggi a volte fino alla pazzia è spesso presente nella letteratura russa classica, ad esempio nei racconti di Nikolaj Gogol. Alla fine dell'Ottocento molti intellettuali sono affascinati dal pensiero cosmista di Nikolaj Fëdorov e le sue idee di colonizzare gli spazi inabitati della Terra o altri pianeti.

La letteratura fantascientifica russa in senso proprio nasce però con Aleksandr Bogdanov, uno dei fondatori del bolscevismo. I suoi romanzi utopistici, Stella rossa (1908) e Ingegner Menni (1912), rispecchiano la sua forte credenza nel futuro ideale della società collettiva ancora prima della Rivoluzione d'Ottobre.

Il poeta simbolista Valerij Jakovlevič Brjusov, invece, dubita del futuro ideale nel suo racconto La repubblica della Croce del Sud (1904-1905). Michail Bulgakov scrive negli anni Venti alcuni racconti fortemente ironici sugli esperimenti scientifici. Evgenij Ivanovič Zamjatin chiude con il suo romanzo distopico Noi (1921) la prima grande ondata della narrativa fantascientifica russa.

 

Per la nuova ondata bisogna aspettare gli anni Sessanta con il boom del programma cosmico sovietico e i suoi primi grandi successi. Tra gli scrittori che se ne lasciano ispirare, i fratelli Arkadij e Boris Strugackij, tradotti in diverse lingue e trasposti in film: il più famoso è Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij, tratto dalla novella Picnic sul ciglio della strada (1972).
Tra gli scrittori russi contemporanei si guadagna fama internazionale Viktor Pelevin, che mescola nelle sue opere fantascienza e filosofie orientali.

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Letteratura ceca
I racconti tenebrosi sullo stile di Poe di Jakub Arbes costituiscono la prima esperienza di fantascienza nella letteratura ceca. Ma l'autore ceco più conosciuto di questo genere è Karel Čapek, inventore - insieme al fratello Josef - del neologismo robot per la commedia R.U.R. (1920).

Il dramma L'affare Makropulos (1923), trasformato nell'omonima opera lirica da Leoš Janáček, rifette sugli effetti di una possibile immortalità. Il romanzo La guerra delle salamandre (1936) confronta l'umanità con una civiltà in un rapido sviluppo tecnologico senza scrupoli. A breve dovrebbe uscire in italiano il romanzo Krakatit (1924), dove Čapek prevedeva l'invenzione dell'arma atomica. Negli anni Trenta, Čapek ritorna a scrivere per il teatro, che considera uno strumento più adatto ad avvertire del crescente pericolo nazista. Nel dramma La malattia bianca (1937, non tradotto in italiano) il mondo è colpito da pandemia di una nuova malattia molto contagiosa e lo scienziato, che è l'unico a conoscere il rimedio, è calpestato a morte dalla folla fanatica che segue il suo dittatore.

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Letteratura polacca
Stanisław Lem è il rappresentante di punta della fantascienza polacca. Il suo romanzo più noto, Solaris (1961), viene trasposto sullo schermo per ben tre volte: da Boris Nirenburg nel 1968, da Andrej Tarkovskij nel 1972 e da Steven Soderbergh nel 2002. I temi principali delle sue opere, pubblicate a partire degli anni Cinquanta/Sessanta, sono l'esplorazione del cosmo e la cibernetica. Lem era convinto che un giorno l'intelligenza artificiale avrebbe superato quella umana.

 

La letteratura fantascientifica polacca vive un nuovo momento di prosperità dagli anni Sessanta agli anni Ottanta anche grazie al popolarissimo Janusz Zajdel, mai tradotto in italiano.

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