I luoghi dello sport a Bologna tra 8 e 900

Dalla Montagnola al Paladozza

A Bologna all'inizio dell'Ottocento sport e spettacolo si confondevano. Per i primi voli in pallone di Zambeccari, Orlandi e Marcheselli vennero costruite grandi arene di legno, simili a quelle teatrali, nel prato dell'Annunziata e alla Montagnola. E dopo i voli si continuò ad usarle per le corse nei sacchi e le corride dei tori.

Nel 1820 vicino alla Montagnola si costruì il primo grande impianto: un rettangolo di terra e un alto muro, uno sferisterio per il giuoco del pallone al bracciale, che piaceva ai popolani e ai poeti come Leopardi.

Giardino con ampi viali rotondi, alberi ombrosi, la Montagnola ospitò le corse dei “sedioli”, che sostituirono i palii con i cavalli berberi lungo le vie della città. Si galoppava invece fuori le mura, prima della costruzione di un ippodromo vero, lo Zappoli, ma solo alla fine del secolo.

A fine 800 si scatenò la passione dei velocipedi e dei bicicletti. Il ciclismo fu finalmente sport quasi di massa, con gare leggendarie in anello e sulla distanza.

Nel secondo Ottocento si diffuse anche la ginnastica, introdotta nelle scuole da maestri pionieri come Baumann. La prima palestra fu la ex chiesa dei gesuiti di Santa Lucia, popolata di strani attrezzi - un giorno anche di un campo per la palla a cesto - e la società più famosa era la Sezionale, poi da tutti conosciuta come la Virtus.

Nel Novecento sorsero in città grandi impianti, come lo stadio Littoriale, il Paladozza, il Velodromo e l'Arcoveggio. Ma le vittorie più prestigiose, gli allori, e medaglie olimpiche, vennero spesso dai campetti degli oratori e dalle piccole palestre precarie di società gloriose come la Fortitudo e la Sempre Avanti!

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Ondina Valla e le due torri di Bologna

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