Bologna nella Grande Guerra

La vita nel 1915-18 dietro la linea del fronte

100 anni dallo scoppio della prima guerra mondiale, dall'immane tragedia che sconvolse l'Europa intera. Tra il 1915 e il 1918 Bologna pagò un doloroso tributo di sangue e svolse un ruolo fondamentale nelle retrovie del fronte. Fu tra le città capofila nella produzione di armi e munizioni, ma anche nell'assistenza ai feriti e nell'accoglienza dei profughi dalle zone di guerra, soprattutto dopo la rotta di Caporetto. Le donne furono protagoniste, costrette a lavori inconsueti e pesanti, nelle fabbriche, sui tram, impegnate in un'opera instancabile di assistenza. La sinistra conquistò per la prima volta il comune proprio alla vigilia del conflitto: Francesco Zanardi fu chiamato il "sindaco del pane" per l'opera, riconosciuta anche dalle opposizioni, di contenimento dei prezzi e di aiuto alle famiglie meno abbienti. Diversamente da altre città italiane, il capoluogo emiliano non conobbe la fame e i tumulti popolari da essa provocati. I disastri della guerra non mancarono tuttavia di produrre anche qui effetti devastanti: disoccupazione, speranze deluse, paure di rivolgimenti sociali violenti. Tutti fattori che favorirono, a pochi mesi dalla fine della grande guerra, l'affermazione del fascismo.

In ogni sezione bibliografica è possibile approfondire gli argomenti trattati con un clic sulle date in rosso. Le notizie sono tratte in gran parte dalla nostra Cronologia di Bologna.

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La sentinella dell'Ossario dei caduti della Grande Guerra alla Certosa di Bologna

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