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Cuore di fuoco

Senait Mehari non sa neanche quanti anni ha. E’ nata un giorno qualsiasi tra il 1974 e il 1976 ad Asmara, in Etiopia. A pochi giorni di vita già è nota a tutta la città per essere la “bambina nella valigia”. Sua madre, presa dalla disperazione, abbandonata dal marito, che l’ha lasciata con tre figli piccoli da allevare, durante una delle guerre più feroci del continente africano, quella per l’indipendenza dell’Eritrea dall’Etiopia, la partorisce e tenta di liberarsene chiudendola in una valigia. Senait si salva e passa la sua prima infanzia tra un orfanotrofio e l’altro, fino a quando il padre la trova e se la porta via. A casa del padre, Senait trova una situazione tanto drammatica da farle rimpiangere l’orfanotrofio. Il padre si è risposato, ha una nuova moglie ed è un uomo violento, aggressivo e poverissimo che si trova, a un certo momento, a dover fare una scelta. Sacrificare alcuni dei suoi figli, poiché non riesce a sfamarli tutti, oppure disfarsene portandone alcuni al Fronte di Liberazione dell’Eritrea. Quando Senait arriva all’accampamento del Fronte ha solo sei anni, probabilmente è la bambina soldato più piccola di cui si ha notizia. Senait e le sue sorelle rimangono al centro di addestramento per circa tre anni. Saranno giorni di fame e soprusi per la piccola Senait costretta a mangiare la terra per sfamarsi e a nascondersi quando è il suo turno al poligono di tiro. Oggi vive a Berlino, è cantante, compositrice e gli esperti già parlano di lei come una vera e propria icona musicale.
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