Biblioteca Sala Borsa

Alcide Manzù e i libri su misura

un inedito di Francesco Fumelli per Biblioteca Sala Borsa

“Perché è troppo magra vero?” Il vecchio annuì. “E anche perché ha il naso aquilino, vero?” Il vecchio gli diede una carezza sul capo. Iniziava a destreggiarsi bene il bambino. Aveva solo sei anni ma iniziava a capire bene le regole del gioco. O meglio la regola, l'unica. La regola che poteva sembrare strana, ma non lo era e la cui l'applicazione, nei fatti, richiedeva scienza, occhio, passione. E cuore. La regola di suo padre e di suo nonno. Non tutti i libri possono essere prestati a tutti. Alcide Manzù settantadue anni, bibliotecario della vecchia biblioteca di Monteferroso e figlio di (fu) Tarcisio Manzù e nipote di (fu) Alcide Manzù, anche loro (furono) bibliotecari della vecchia biblioteca di Monteferroso, guardò suo nipote. Alcide anche lui. Non Manzù però. Tante pene per Alcide Manzù (nonno) per riuscire a far rimanere incinta sua moglie Igista. E quando ce l'aveva fatta era nata una femmina, Marianna che non ne aveva voluto sapere di fare la bibliotecaria. Voleva il settimanale e la mutua pagata, e allora aveva iniziato a cucire bottoni alla fabbrica di camicie. E così Alcide Manzù (nonno) aveva dovuto saltare una generazione. E fortuna che sua figlia Marianna aveva fatto nascere un maschio. Alcide. Non Manzù ma sempre Alcide. Alcide (nonno), a Dio piacendo, sarebbe rimasto a lavorare nella vecchia Biblioteca ancora sette, otto anni, per lasciarla ad Alcide (nipote). Non Manzù ma sempre Alcide. Non tutti i libri possono essere prestati a tutti. Era stato il vecchio Alcide Manzù (nonno di Alcide nonno) per primo a introdurla. Era stato infatti ragazzo di bottega da un sarto prima che bibliotecario. Che era il suo sogno. Poi le cose non erano andate bene perché lui non riusciva a tenere la bocca zitta. E così quella volta che si era rifiutato di far provare un abito in lino al sindaco era stato cacciato. Il lino non è per tutti aveva provato a difendersi mentre il padrone lo cacciava via. E allora era stato mandato a lavorare in Biblioteca, il lavoro che in paese da sempre era stato riservato al Cieco, al Sordo, allo Zoppo. A volte anche allo Scemo. Ma il suo approccio non era cambiato. Alcuni libri proprio come il lino per il sindaco quella volta. Non sono per tutti. Diceva. Il bibliotecario deve capire chi ha davanti. Deve capire se una persona è adatta a un libro, a tirarne fuori l'anima. Le mani, il tono della voce, il modo di parlare. Se gli occhi brillano. Sennò è inutile. Diceva. E poi, come un sarto mette in ordine le stoffe e i tessuti, Alcide Manzù (nonno del nonno) aveva pensato che il bibliotecario doveva mettere in ordine le corsie e gli scaffali in modo che siano belli. La biblioteca deve essere bella. E proprio quel giorno Alcide nonno e Alcide nipote avevano finito di fare bella una nuova corsia. Tutta bianca con una macchia di libri colorati in mezzo. I dieci libri preferiti di Alcide nonno. Si era divertito tanto Alcide nipote. Adorava quell'odore di muffa, quella penombra. Il nonno l'aveva osservato un po' di nascosto per tutta la durata del lavoro, e aveva osservato che aveva sempre sorriso. Di quel sorriso. Andò verso il retro intanto il bimbo e spense le lampadine dalle luci fioche. Adesso era quasi ora di chiudere e doveva rimettere al loro posto alcuni dei libri che erano stati riconsegnati. “Ho fatto nonno, chiudiamo?”. Si mise il grosso cappotto nero Alcide nonno. Aiutò Alcide nipote a mettersi il suo di cappotto nero. Si avvolse la sua sciarpa rossa e aiutò suo nipote ad avvolgersi la sua, rossa anche quella. Aprirono la grossa porta di legno scuro. Il vento soffiava freddo. Chiuse a fatica il chiavistello. E iniziarono a camminare verso il paese. E Alcide nonno osservò di nascosto suo nipote. Anche se era in parte coperto dalla sciarpa, lo vide che stava sorridendo. Di quel sorriso. E Alcide nonno capì che la biblioteca sarebbe rimasta in mani che meglio non c'erano mai state.

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