Biblioteca Sala Borsa

Come un battito d'ali

un inedito di Silvia Parma per Biblioteca Sala Borsa

Centesimi. Spiccioli sparsi per terra. Io li raccolgo poi li semino. Così faceva Pinocchio, anche se dai suoi alberi non nasceva nulla. Fa niente: i sogni vanno coltivati, accuditi… sognati. Vissuti sofferti, sfuggiti, poi realizzati. Si vive nel sogno ancor prima che nella realtà. Grande magia è fondere i due mondi. Con semplicità. Come piantare un soldino, o dare ai desideri una forma, di parole per esempio. Piccoli mattoni che non ingombrano, ma che possono trasformasi in castello. Allora io scrivo. Parole. Voglio scrivere una favola. Che stia in tasca che non voli via. Da utilizzare al momento del bisogno. Come un'aspirina. O un caffè. Voglio partire dalla fine, sapere che finirà bene, che quando la tirerò fuori emanerà profumo di cioccolato, o mandorla, o di quegli incredibili bagnoschiuma al cocco che sembra di essere ai tropici anche in autobus. Voglio che faccia “casino”, allegria perlamiseria; e risate. A crepapelle. Di cosa parlerà? Veramente non lo so, ma se regalerà tutto questo a chi la legge cosa importa? “C'era una volta un vecchino.Che usciva di casa, di primo mattino. Il vecchino camminava lento, ma il suo sguardo era contento. Lui vedeva le cose, le case l'alba sui tetti, i bambini che correvano nei giardini, tra i vialetti; e proprio un bambino era suo amico, lui ed il suo cane; si chiamava Federico. Vecchia storia l'amicizia generazionale, comunque rimane storia che vale. Perché i sogni non hanno né prezzo né età. Ed una storia raccontata da chi l'ha vissuta, tanto tempo fa, ha la sua magia. La magia della lentezza, che insegna dolcemente la saggezza. L'amicizia è come un fiore, quando si secca si trasforma in qualcos'altro, ma non muore” Altra idea: una parola scivola giù da un libro e viene raccolta da un bambino che però non sa leggere bene, e la storpia. Qualcuno la sente e la ripete, un pappagallo magari; ma la parola si arrabbia e scappa via lasciando il pappagallo muto. Non sa dove andare e si incolla su un quaderno, che però è di matematica, e che la costringe a fare i conti. Fortunatamente la proprietaria del quaderno è una ragazzina che lo riempie di disegni e figure, e la parola impara parole nuove, nuove immagini. Rimane affascinata da un carro di carnevale e vola via, il vento la sgretola e lei si fonde con altre lettere che incontra per strada e si trasforma in libertà, pace, ecc.ecc… Le parole sono come un battito d'ali: di farfalla, leggere e sussurrate, fugaci; o di falco, potenti coraggiose e solitarie. Sono racconti che non finiscono mai, che evolvono, mutano, ci accarezzano o ci fanno male… le parole hanno anche un sapore, amaro, dolce, come il ricordo, l'amore passato, la nostalgia, la vita. Ho scritto a mano le mie favole incomplete, con la matita a mina punta morbida B2, un po' perché mi piace, un po' per accarezzare questo foglio A4 da stampante. Il nuovo ed il vecchio che si incontrano, anche perché siamo noi che, con la nostra mania di catalogare, schedare, classificare, li teniamo separati… che grande assurdità il non voler vedere la continuazione del tutto! Le lascio qui, in mezzo al libro che ho sfogliato, quasi come scusa, come preteso per restare in biblioteca ancora un po'. Come un messaggio in una bottiglia di città, lasciato in sospeso in modo che qualcun altro lo possa continuare, in un luogo in cui siamo un po' meno naufraghi, in questa Bologna dal centro multietnico e mutante. Bella. Sempre. E comunque, quando hai un libro in mano, che tu sia a casa, su un treno o, come ora, qui in biblioteca, è il suo linguaggio muto e potente che nel silenzio si fa strada; e se alzo gli occhi un attimo ed incontro i tuoi, vicino di lettura, mi sa che abbiamo la stessa sensazione; di parlare la stessa lingua e di cercare la stessa cosa. Il silenzio che unisce; qui, tra le pagine di un libro, quello che siamo, che saremo e che siamo stati. E c'è ancora tanto da fare, da scoprire… e da raccontare…

Array.fileTitle

Biblioteca Salaborsa

Collegamenti: