La fine del mondo in Sala Borsa
un inedito di Gianluca Morozzi per Biblioteca Salaborsa
Addormentarsi dopo aver letto La notte del drive-in può essere rischioso. Si possono fare sogni strani. Stanotte, per esempio, ho sognato la Sala Borsa. Era lì, al suo posto, davanti al Nettuno, con gli studenti sui gradini, palazzo Re Enzo, via Rizzoli, la solita Sala Borsa di sempre, insomma. Solo che di colpo, nel sogno, colava dal cielo una grande luce nera. Veniva giù un pomeriggio, densa come petrolio. Inghiottiva il Nettuno, palazzo Re Enzo, via Rizzoli, tutta Bologna, tutto il mondo. Tranne la Sala Borsa. In pratica, gli unici esseri umani rimasti vivi sulla Terra, nel mio sogno, erano i frequentatori pomeridiani della Sala Borsa. Dopo un comprensibile spavento, dopo mille collegamenti a siti internet spariti, dopo un gran susseguirsi di telefonate a cellulari inghiottiti dalla luce nera, dopo che qualcuno aveva tentato di uscire dalla Sala Borsa scomparendo miseramente nel nulla, i superstiti si erano organizzati. Prima di tutto, avevano fatto scorte di bibite dalle macchinette vicino ai bagni. Poi avevano cercato di esplorare ogni possibile uscita, dai sotterranei, dal tetto, ovunque. Alla fine, come in ogni comunità costretta a una forzata convivenza, si erano formati dei gruppetti. Alcuni si erano ammassati nella sala dei bambini, altri erano andati a complottare al terzo piano. Si erano formate bande nella sala riviste, e nella sala dei quotidiani. La biblioteca era finita sotto il controllo di una banda di letterati integralisti, comandati da un crudele imperatore chiamato il Re dei Classici. Il Re si era costruito un trono fatto di voluminose edizioni di Guerra e pace, I fratelli Karamazov, di tutta l'opera di Proust, e si faceva difendere dai suoi fedeli scudieri, che colpivano i nemici a mattonate di Infinite Jest o lanciando i cd, usati come armi da taglio. Era un sogno interessante, fin qui, ma a un certo punto sarebbero inevitabilmente sorti problemi per il cibo, temo, e la cosa si sarebbe fatta cruenta. Si vede che sono buono interiormente, perché anziché cominciare a mangiarsi l'un con l'altro i sopravvissuti trovavano tre distinti tunnel nei sotterranei. Ogni tunnel portava a tre luoghi risparmiati anch'essi dalla luce nera, ovvero il Caffè la Linea, Altero e Tamburini. Rifocillati di cibo, i sopravvissuti cominciavano a collaborare, fino a che non trovavano una misteriosa botola... ...ah, no, scusate, questo non è il mio sogno, è Lost. Qualche volta mi confondo.