Biblioteca Sala Borsa

Un paio di secoli

un inedito di Gregorio Scalise per Biblioteca Salaborsa.

Chi ha frequentato negli anni, e per anni, le biblioteche, lo sa. E' vero sono luoghi di sapere, spesso vi sono cose che non si trovano da nessuna altra parte.. ma. i vecchi mobili per i cataloghi (alle volte scritti a mano, con svolazzi), i tavoli, l'odore, la polvere, insomma entravi che eri un uomo del ventesimo secolo e uscivi come minimo dell'ottocento. Anche se non avevi la barba, ti spuntava, i capelli ti diventavano grigi subito, lo sguardo si spegneva, quelle due ore di sapere ti costavano un paio d'anni di vita. Scendendo interminabili scalinate ti sentivi sulle spalle un paio di secoli, ma non è che ti percepivi come uomo del Rinascimento o dell'Illuminismo.. no, no, ti percepivi come un essere, un tapino dell'ottocento, quello più sfigato, pioggia e città buie, strade mal illuminate… ...magari ti sembrava di incontrare gli austriaci. Sicuramente qualche organetto, poi la nebbia, e magari a casa la candela, un piatto di minestra di verdure e una edizione malridotta de Le Grazie di Foscolo e de Le mie prigioni di Silvio Pellico. Nel Rinascimento avevano gusto per la vita, certo con tutta la sua complessità e crudeltà, nell'illuminismo si rimettevano a posto le cose e si leggeva Voltaire, facendosi anche qualche risata.. ma nell'ottocento.. nell'ottocento.. quello italiano, dio che depressione, si stava solo sotto cieli invernali e autunnali, si mangiava male, donne neanche a parlarne, se incontravi una fioraia restava subito incinta, sfido che poi si commuovessero per De Amicis ...per I fratelli d'Italia. .e per la Carboneria. Ecco, dal punto di vista biblioteche, la Sala Borsa ha dato un bel taglio con tutto questo. Ha fatto apparire interessanti e in sintonia anche le famose Gocce, odiate da mezza città. Oddio, ci hanno provato e ci proveranno ancora a farla fuori: una grande libreria in una biblioteca, che è come mettere un lago artificiale a due passi dal mare, poi bei ristorantini costosi, insomma tutto ciò che può imbrattare una idea moderna, rapida, pulita....vuoi che non venga fuori qualcuno a dire che una palestra non ci starebbe male e un paio di negozi e una parrucchiera, perchè no?, gli affari sono affari, una vetrina di prosciutti non guasterebbe. Rapida, ben illuminata, spaziosa, modernissima, cinema e libri, musica e computer, divani, novità, self service per la ricerca dei libri, te ne porti a casa cinque o sei e pazienza se quando sei in coda per il prestito ti accorgi di essere uno dei pochi con dei libri.. gli altri con dvd, video, cd, ragazzi, ragazzi, ma perchè fate così? Stia buono lei, che non ha mai ascoltato un audiolibro.. sa a mala pena cosa è un msm e le faccio grazia dell'ipod..ok, va bene tutto, purchè quando esca da una biblioteca mi senta ancora nel mio secolo e non abbia fatto un viaggio con un teletrasportatore invisibile che mi porta indietro dappertutto, ma che mi smolla lì, sapete dove?, nell'ottocento con un sigaro e una fioraia. E poi i locali, i luoghi, anche quelli del sapere, devono trasmettere energia, comunicazione come minimo post-68, che è già un andare in là, insomma se entro allegro ed agile non voglio uscire depresso e con le ossa che fanno male, del male misterioso dell'ottocento italiano. Non si capisce perchè la cultura debba imparentarsi con la noia e la cupezza, magari si è preso Freud troppo sul serio, apri un libro e addio principio del piacere, è possibile mai che il caldo della vita e dell'immaginazione non debbano restare nel nostro corpo anche quando si riflette e si legge? Il senso di apertura e comunicazione della Sala Borsa grazie al cielo combatte robustamente l'agorafobia, la depressione derivata dal chiuso, il senso di umido...che deriva sempre da quell'ottocento paludoso e umido più che mai...la biblioteca è in diretto contatto con la piazza, è, essa stessa, una piazza, la sua struttura non crea differenze fra chiuso e aperto, si entra e si resta all'aperto, si apre un libro e si è perfettamente soli in mezzo agli altri.. non si ha quella sensazione di prigionia.. di condanna.. un po' morboso.. l'importante è che questo equilibrio fra chiuso e aperto resti.. insomma l'importante è che i teorici dell'afissia, e ce ne sono, ce ne sono, se ne stiano alla larga il più possibile.

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Immagine da Biblioteca Salaborsa

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