Biblioteca Sala Borsa

E' un mondo difficile

un inedito di Donatella Placidi per Biblioteca Sala Borsa

Mi ha tenuto nella tasca del suo zaino per più di un mese, insieme a un biglietto dell'autobus già usato, un vecchio scontrino, una matita, un'agendina e una merendina al cacao sbriciolata. Per oltre un mese sempre insieme, di giorno e di notte, tant'è che ormai avevamo cominciato a conoscerci, ad abituarci gli uni agli altri e anche a fare amicizia. Poi, dopo una telefonata di sollecito, mi ha riportato a casa, nel mio scaffale di legno vicino alla finestra, senza neanche avermi letto fino alla fine. Si è arreso a pagina 39. Il solito pigro. Dopo neanche una settimana, però, ero sul tavolo da cucina di una donna anziana, vicino a un vassoio pieno di frutta e alle sue medicine per il cuore. Leggeva mentre mangiava, riempiendomi di briciole e di macchie di marmellata. Ma a me non interessa, anzi, io ne sono orgoglioso, ogni macchia per me è come una medaglia, perché i libri vanno vissuti, mica conservati in naftalina. Sono così contento… è riuscita ad arrivare fino all'ultima pagina senza perdersi d'animo, e mi ha chiuso con un sospiro carico di emozione. Che donna meravigliosa! E' che non tutti i libri sono fortunati allo stesso modo, non tutti i libri hanno lo stesso destino. Alcuni vengono messi in uno scaffale subito dopo essere stati stampati, e lì rimangono per un tempo infinito, come un qualsiasi anonimo oggetto d'arredamento, più insulsi della bomboniera di un battesimo, più inutili di un posacenere in una casa di non fumatori. Attendono invano per una vita intera che qualcuno li apra e scopra le meraviglie che racchiudono. Magari vengono venduti a poco prezzo, allegati a un quotidiano e comprati da qualcuno che non è abituato a leggere e non conosce la magia della lettura, ma che in compenso sa che in ogni casa come si deve, qualche libro da far vedere agli ospiti, ci vuole. Che destino crudele… Io sono stato fortunato a metà, cioè, fortunato perché faccio parte dei libri della biblioteca comunale, e quindi chiunque può arrivare a me, aprirmi, sfiorare le mie pagine e perché no, perfino leggermi… sfortunato, perché sono un romanzo un po' lunghetto e anche, lo ammetto, un tantino noioso. Ma non è mica colpa mia... Pochi superano le quaranta pagine, la maggior parte si arrende prima, tra sbadigli, interruzioni e telefonate, alla fine rinuncia, mi chiude seccamente e mi lascia ad impolverarmi sul comodino per settimane, prima di riportarmi a casa. Allora io avvilito e umiliato, torno al mio scaffale, in silenzio, senza dire una parola, ignorando i commenti sprezzanti dei best seller, che non fanno altro che vantarsi di tutti quelli che li hanno letti, sfogliati e ammirati. Capirai, che cosa ci vuole a essere un best seller, basta aver scritto dentro le cose che vanno di moda e allora tutti ti leggono… basta qualche morto ammazzato, un mistero da svelare, un po' di violenza, un po' di sesso, una donna bellissima, e tac, eccoti diventato un best seller: tutti ti cercheranno, ti vorranno, ti leggeranno fino all'ultima pagina. Comunque, ricorda, arrogante di un best seller che non sei altro, che non è certo merito tuo… Così come non è certo colpa mia se sono un romanzo poco riuscito di un autore quasi sconosciuto, pubblicato da una piccola casa editrice sull'orlo del fallimento. Ma in fondo cosa importa, non sono certo queste le cose che contano… per me quello che conta è riuscire a regalare un'emozione, anche solo ad alcuni tenaci e pazienti lettori, ma un'emozione, anche per pochi, pochissimi istanti. A volte ci riesco, non molto spesso lo so, ma a volte accade, e allora è bellissimo, vivo momenti preziosi di felicità intensa e purissima. Da un paio di settimane, invece, devo far appello a tutta la mia pazienza, a tutta la mia esperienza di trincea di vecchio libro da biblioteca: una studentessa sta parlando male di me alle sue amiche, dice che sono una perdita di tempo, che sono scritto pure male e che non si è mai annoiata così tanto in vita sua. Se avessi le mani, giuro, prenderei un martello e glielo sbatterei in testa. Si permette di parlare di me senza conoscermi, senza neanche essere arrivata a pagina 18. Solo perché è iscritta a lettere e frequenta l'università, crede di essere diventata un critico letterario, e dispensa stroncature a destra e a sinistra. Ignorante maleducata, se fossi tuo padre ti manderei a lavorare altroché… in fabbrica o in un bar fino a tarda sera, fino a quando non imparerai che ogni libro a modo suo è prezioso, che ogni libro ha una storia da raccontare e qualcosa di speciale da donare, e proprio per questo va trattato con cura e tanto, tantissimo rispetto.

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