Biblioteca Sala Borsa

Esilina

un inedito di Massimiliano Martines per Biblioteca Sala Borsa

Anno 2112. I fiori crescono ancora, ma hanno una fattezza del tutto nuova. Sono fiori senza radici, ancora belli, ma eterei, nel vero senso della parola, fiori cioè che si nutrono di particelle di ossigeno e di anidride carbonica. E fluttuano nell'aria, senza lasciarsi mai prendere. Potete immaginare quale sconforto per l'uomo non poter più entrare nel possesso di una cosa bella .. per vederla poi morire, per assistere distrattamente al suo avvilente passare oltre, al suo appassire, morire dal di dentro. Si narra che a Bologna, nella centralissima biblioteca Sala Borsa si aggiri una donna piccola piccola chiamata Esilina. Il suo nome, se associato alla statura, potrebbe trarvi in inganno. Infatti esso gli fu dato dal suo babbo per ragioni che l'esperienza umana, all'oggi, difficilmente sarebbe in grado di comprendere. Ho detto: “il suo babbo“, anche se in realtà ne aveva due di babbi e di mamma nessuna. Per distinguerli lei usava la vecchia regola della numerazione: babboprimo e babbosecondo, l'ordine con cui li aveva battezzati non designava alcuna connotazione prioritaria di importanza o affetto, ma era dettata da pure esigenze catalogative. Difatti ci troviamo di fronte a un caso molto particolare, in cui la sistematicità e il rigore espositivo sono di basilare importanza. Fra un po' ne capirete il perché. Babboprimo era uno scienziato molto famoso, Amilcare Triclino, soprannominato Amilcare Magno per via delle sue scoperte rivoluzionarie: il burro che non fa ingrassare (che gli valse il tripudio delle Majorette e delle Ginnaste teen-agers) e la bomba invisibile, chiamata in suo onore “Triclinia“, un ordigno che non sparge sangue e terrore, ma che favorisce la dialettica e l‘incontro, azzerando il giudizio e la morale e favorendo, altresì, solo l‘etica personale dell‘individuo. Un genio, non c'è che dire! Ma tra le sue invenzioni una, e solo una, passò nel più totale dimenticatoio. Triclinio aveva scoperto che i libri hanno un'anima: che scoperta dell'acqua calda, mi direte! Certo, ma la cosa strabiliante era che lui aveva individuato il loro DNA, ovvero il patrimonio genetico. Il DNA dei libri .. potete immaginare (e con quale stupore!) le implicazioni che una simile scoperta avrebbe comportato se rivelata. Ecco!: se vi mettessero su una tavola una fetta di pane e un barattolo di nutella, la prima cosa che sicuramente fareste, noncuranti del danno per la vostra linea, sarebbe quella di spalmare la deliziosa crema di nocciole sulla fetta sbriciolosa di pane: gnam gnam, che goduria! Ora, se uno sfegatato lettore di Friedrich Nietzsche scoprisse il codice genetico di "Così parlò Zarathustra" e avesse l'opportunità di innestarne il DNA in quello della propria progenie, non perderebbe tempo e si sottoporrebbe, tanto il suo amore per quella prosa poetica così ammaliante, con spregiudicatezza all'esperimento. Questo il pensiero che deve aver attraversato la mente di Amilcare Triclinio nel momento in cui realizzò la propria scoperta. Una scoperta rivoluzionaria, senza dubbio, ma passata inosservata fino ai nostri giorni per via della sua prima e unica malriuscita prova. Triclinio difatti non era un buon lettore, nella sua casa bolognese aveva solo un libro: il "Manuale di diritto penitenziario", un vecchio tomo datato 1998, un tempo unica copia in possesso della Biblioteca San Vitale di Vicolo Bolognetti. L'entusiasmo della scoperta lo indusse a volerla mettere subito in pratica, innestando nell'ovulo fecondato del suo compagno, Natalino, il DNA dell'unico libro della sua disabitata biblioteca. Ne nacque una strana creatura, battezzata appunto col nome di Esilina: orecchie a sventola, capelli raccolti a coda di cavallo, pantaloni sopra le caviglie, cardigan demodé e, stranezza delle stranezze, lingua a fogli. Come sia possibile non lo sa nemmeno Dio! La sua lingua (un ibrido di cellulosa e carne) è d'una fragilità infinita, quando parla apre la bocca il minimo indispensabile, per evitare che la lingua si sfogli tutta, e si fa scudo un po' con la dentatura, un po' con le mani, ovviamente il suono che riesce a produrre è labile, stentoreo, incerto .. Trascorre la maggior parte del suo tempo in Sala Borsa, biblioteca situata nel centro esatto di Bologna, in Piazza del Nettuno. Esilina si sposta da un sedile all' altro, ricoprendone la superficie, per un'eccessiva prudenza igienizzante, con un foglio di carta. Legge da anni un unico libro, il "Manuale di diritto penitenziario", … in realtà in realtà, passa molto tempo a osservare, di sottecchi, la miriade di persone che ogni giorno si spinge nella grande biblioteca bolognese alla ricerca di libri di poesia, di narrativa, di filosofia e dei cataloghi dei vecchi fiori con radici e spine. Ma dentro di sé, Esilina, intona il ritornello di una canzone, proprio e sempre quella che i suoi papà le cantavano, ancora in fasce, per farla addormentare: “sarà sempre quell'emozione domenica ti porto un fiore tu dimmi solo quanti sogni vuoi sarà sempre più un'emozione e piangere con la canzone io crescerò soltanto se lo vuoi domenica catturo un fiore ricorderemo il nostro amore”

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