Biblioteca Sala Borsa

Passione

un inedito di Gianluca Di Dio per Biblioteca Sala Borsa

   Lui era bellissimo, ma come dice la canzone, e quasi sempre le canzoni la sanno lunga, era anche impossibile. Almeno così mi avevano detto. Ma adesso ce l'avevo lì, chinato davanti a me, e non avevo nessuna intenzione di darmi per vinta. Era seduto accartocciato come un ragno, immobile, solo ogni tanto si leccava un dito per andare avanti, e allora, come prima cosa, lo aggirai, gli arrotolai la maglia e gli puntai la lingua sulla schiena. Con una lunga rullata vorticosa gli ricamai un bel I love you di saliva sulle spalle, quelle sue spalle di radica che sapevano di rucola.    Lui niente, non si voltò neppure, era come se la sua schiena fosse insensibile e impermeabile, totalmente rivestita in pelle di daino.    Allora rotolai sotto il tavolo buttandomi ai suoi piedi e, invasata, gli slacciai una scarpa con i denti, inghiottendo i lacci dalla foga. Poi gli presi in bocca l'allucione come fosse una luganega e cominciai a succhiare a più non posso.    Ancora niente, reagiva come se avesse un piede di Pertini che, tornato dalla Russia, si era fatto mettere i calcagni d'argento a causa dei geloni.    Forse non gli piaceva esser toccato, forse gli piaceva solo guardare.    Allora, gridando, mi scaraventai all'indietro con un'impennata alla Bruce Lee e in due secondi mi levai le autoreggenti facendone una corda con la quale mi appesi al lampadario. Poi, oscillando come una pennellessa di fronte alle sue labbra, mi lasciavo cadere dolcemente dal soffitto fino al tavolo dove avevo costruito un piccolo menhir con due astucci e un matitone.    E allora solo allora, con l'occhio semicotto del lettore un po' stordito, lui alzò lo sguardo dal suo libro e mi disse: "Soccia, mi son scordato il righello!"

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