Biblioteca Sala Borsa

L'ultimo

un inedito di Fabio Casadei Turroni per Biblioteca Sala Borsa

Il libro m'esplose in faccia. Le parole, proiettate, mi scarnificarono le guance. Alcune lettere mi perforarono gli occhi. Piombai nel buio. Mi tastai il viso: sentivo colare liquidi sulla pelle rimasta integra. Sangue, certo. E forse anche l'umore acqueo delle orbite, sfracellate. Ero accecato. Barcollai e d'istinto cercai l'appoggio dello scaffale che stava alle mie spalle, caddi supino. L'esplosione era avvenuta fragorosa e improvvisa nel silenzio perfetto della biblioteca. Dovevo fuggire subito. Dovevo sopravvivere. Ero l'ultimo della mia specie. M'avvinghiai a quella che poteva essere la spalliera d'una sedia, feci forza sulle reni. Riscivolai sul pavimento marmoroso, freddo. Mi tornarono in mente le ultime parole lette: congiuntivi, condizionali, imperativi, sostantivi. Riprovai il godimento fisico che avevo provato a leggerle, prima che l'esplosione mi dilaniasse la faccia. Udii passi pesanti, uno scatto metallico e il risucchio delle macchine mangia-pensieri della Polizia Intellettiva. E i commenti dei poliziotti: “Porco lettore.” “Sei sistemato per le feste, depravato.” “E che ci facevi a leggere, eh?” “Chi t'ha insegnato a farlo?” “Lettore di merda!” Compresi che quei libri erano uno specchietto per le allodole, per adescare quelli come me. “Lettore terrorista criminale debosciato deviato sovversivo!” “Credevi d'essere il più furbo?” “Credevi che non saremmo mai arrivati a te?” “Sei in arresto per aver infrante le leggi sul Controllo Mentale.” Singhiozzai. E loro continuarono tranquilli: “Quanti ne mancano?” “Abbiamo finito coi lettori. Era l'ultimo.” “Beh! Era ora! Gli altri non danno problemi?” “No, figurati, quelli rimasti proprio non leggono mai, sono pavidi, ignoranti, controllabilissimi e anche un po' cretini.” “Scrittori?” “Scrittori.”

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