Biblioteca Sala Borsa

Topi da biblioteca

un inedito di Cinzia Bomoll per Biblioteca Salaborsa

Quando ero bambina da qualche parte ho sentito parlare dei topi da biblioteca. Allora avevo preso a credere che come c'erano i topi di città e i topi di campagna, ci fosse anche questa particolare categoria di topi che frequentavano solo le biblioteche. Li immaginavo con gli occhialini tondi in un andirivieni continuo, di notte, tra gli scaffali, a cercare le loro letture preferite. Di notte, perché di giorno dovevano stare attenti a non farsi vedere, per non essere catturati, perché si sa che i topi non stanno simpatici quasi a nessuno. Quando passavo vicino alla biblioteca, di sera, vedevo le finestre illuminate e me li immaginavo acquattati di nascosto che aspettavano che quelle luci si spegnessero, la gente se ne andasse, per essere finalmente liberi di uscire e frequentare la loro biblioteca. Più grande, alle elementari, un giorno sentii la maestra suggerire a mia madre, di cercare di farmi leggere più libri. Siccome mi vedeva una bambina con la testa sempre tra le nuvole supponeva che così almeno avrei messo la mia attenzione in qualcosa di utile. Mia madre, che al pomeriggio lavorava, prese a portarmi in biblioteca durante la sua pausa pranzo per poi ripassare a prendermi la sera quando finiva di lavorare. Dunque passavo molti dei miei pomeriggi in quel luogo. Inizialmente me ne stavo buona seduta ai tavoli, sotto le lampade, leggendo qualche libro di favole, che una signorina molto gentile mi metteva in mano. Poi presi a sbuffare perché io avrei voluto che certe favole finissero in maniera diversa. E pensavo sempre di più a dove si potevano nascondere i topi da biblioteca. Li cercavo dietro agli scaffali, negli angoli in penombra. A volte sparivo e la signorina mi chiamava quando non mi vedeva e mi obbligava a stare vicino ai tavoli. Mi dava dei fogli e dei colori perché ci facessi dei disegni. Ma mi stancai presto anche di quello. Divenni sempre più irrequieta giorno dopo giorno. Io volevo andare a cercare i topi di biblioteca. Ma non potevo dirlo, sennò la signorina si sarebbe spaventata. Quella di sicuro era una a cui i topi non piacevano e avrebbe fatto un casino se le avessi detto che dovevano esserci quei piccoli abitanti dietro agli scaffali. Anche se in realtà non ne vidi mai nessuno. Non riuscivo più a stare seduta buona buona ai tavoli e me ne andavo in giro a sbirciare i libri che leggevano i "grandi" agli altri tavoli. Erano i libri per i "grandi", quelli. La signorina che una volta era gentile con me divenne sempre più insofferente. A volte mi sgridava e mi pregava di stare un po' ferma, di non andare a disturbare gli studenti, che lei non era lì per fare la baby sitter. Lo disse a mia madre, una sera che tornò a prendermi, e lei prontamente smise di portarmi in quella biblioteca domandandole scusa. A casa, la biblioteca mi mancava. Solo ora mi rendevo conto che quel mondo ovattato era davvero un bel posto dove stare. Invidiavo i topi di biblioteca, che là ci vivevano. La maestra un giorno in classe ci chiese cosa avremmo voluto fare da grandi io risposi: - Voglio andare a vivere in una biblioteca. Lei ridendo commentò:- Così diventerai un topo da biblioteca ! Io la guardai spalancando gli occhi e la mia testa se ne andò su quelle nuvole in cui stava spesso. Ecco perché non ne avevo trovato nemmeno uno: erano quegli studenti, era quella signorina gentile, era quella gente che vedevo spesso là dentro, che di poi di notte si trasformavano in topolini con gli occhiali tondi. Adesso avevo scoperto le verità. Recuperai uno dei disegni che avevo fatto in uno di quei pomeriggi trascorsi in biblioteca e lo volli regalare alla signorina che una volta era gentile. Quando glielo portai però fece una smorfia da offesa. Avevo scritto il suo nome di fianco ad un topo con gli occhiali, in mezzo a scaffali pieni di libri. Non sembrò affatto contenta che avessi scoperto il suo segreto.

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