Biblioteca Sala Borsa

La lunga vita del lettore

un inedito di Massimo Vitali per Biblioteca Salaborsa, l'ultimo arrivato tra i racconti degli autori bolognesi; leggili tutti in Bolognascrive continua

Partiamo da questa mezza verità: leggere è pericoloso. Prima di storcere il naso, lasciatemi completare la frase: leggere è pericoloso per chi non legge.
Facciamo qualche esempio. Seguiamo il dottor Paoletti che esce di casa dicendo “vado a giocare la schedina” e invece va al parco a baciarsi con la donna dei suoi sogni che non è sua moglie. Eccolo sedersi su una panchina senza distogliere un attimo lo sguardo dalla sua bella che gli confeziona baci ricamati sul collo, che lui allunga estasiato, ma attento a non farsi lasciare tracce di rossetto. Vediamolo ora tornare a casa fischiettando un motivetto con il collo pulito e il sedere verniciato a strisce.
Il dottor Paoletti penserà di essere in una botte di ferro, ma guardiamolo da un’altra prospettiva, ad esempio quella della moglie che ha appallottolato lo sporco marito dentro la lavatrice: cosa penserà il dottor Paoletti a vedersi centrifugare insieme ai calzoni solo per non avere letto il cartello “vernice fresca”?
Poniamo ora il caso del vicino di casa del dottor Paoletti: il signor Maniscalchi. Un uomo che dopo tanti anni di lavoro è finalmente andato in pensione e fuori da una concessionaria si gode il suo regalo: una scintillante automobile nuova così come la patente rinnovata il giorno stesso. Seguiamolo tutto contento ingranare la prima marcia che manterrà per l’intero tragitto verso casa fino alla rampa della tangenziale imboccata al contrario perché non ha letto il cartello del divieto di accesso.
Guardiamo il paraurti del signor Maniscalchi agganciarsi a quello di un tir che procede in direzione opposta alla sua, mentre il cofano gli si accartoccia sul naso intanto che viene trascinato fino alla stazione di polizia più vicina, dove un giorno potrà forse rivedere la sua patente, ma non la sua macchina, che rimarrà dallo sfasciacarrozze per sempre.
Mettiamo ora che dopo un certo periodo di tempo passato a riflettere in ospedale, il signor Maniscalchi e il dottor Paoletti decidano di svagarsi entrando, uno in stampelle e l’altro ancora col giramento ma i calzoni puliti, in un cinema di nuova gestione nel quartiere.
Seguiamoli spostarsi guardinghi nella sala buia, alla ricerca di due posti liberi - la maggioranza occupati da spettatori istruiti con un giornale sul grembo - mentre sullo schermo scorrono immagini dell’amante del dottor Paoletti, derubata di tutti gli abiti, che gestisce il suo corpo sopra quello di un uomo, con pochi dialoghi tra i due.
Stendiamo ora un velo sullo schermo e concentriamoci sul pavimento, dove i nostri due personaggi, ognuno per diversi motivi, sono sdraiati a riprendere fiato sull’orlo di un collasso, mentre pensano che il cinema non è più quello di una volta: il cinema è sempre lo stesso, è la programmazione che non hanno letto ad essere cambiata! 
Mettiamo ora che il signor Maniscalchi stufo di tutte queste disavventure che gli capitano a furia di non leggere decida di andarne a parlarne con il suo analista, il dottor Paoletti, che lo era anche all’inizio del racconto ma non era stato necessario dirlo.
Il dottor Paoletti si appunterà in un taccuino tutto ciò che il signor Maniscalchi gli racconterà, come il ritiro della patente, la convalescenza in ospedale e il malore cinematografico, malore per il quale il dottor Paoletti annuirà senza segnarsi nulla, perché c’era anche lui quel giorno lì al cinema, come poteva dimenticarlo: “il signor Maniscalchi” - si annoterà il dottor Paoletti - “è proprio un caso grave.”
Il signor Maniscalchi resterà così in analisi per sei mesi senza mai venire a capo della sua vera patologia, perché anche il dottor Paoletti soffriva della stessa, dato che si appuntava milioni di appunti e non ne rileggeva mai neanche uno e ogni volta ricominciavano da capo.
Le cure del signor Maniscalchi non dureranno di più, poiché il dottor Paoletti perirà travolto dalla stessa libreria che, per dare una svolta alla sua vita, aveva quasi finito di montare, restandoci sotto senza neanche avere aperto le istruzioni di montaggio.
Il signor Maniscalchi dal canto suo, privato in tutto quel tempo di giuste cure, si spegnerà pochi giorni dopo, per aver ignorato la lettura del corretto dosaggio di calmanti, che aveva ingerito di nascosto in quantità tali da stendere un cavallo, e quindi anche lui. 
Ecco perché leggere è pericoloso per chi non legge. Perché se avete letto fino a qui, significa che i sacrifici di altri devono essere da esempio per tutti!

 

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