Biblioteca Sala Borsa

L'anatra in grembo

un inedito di Vincenzo Estremo per Biblioteca Salaborsa

Dopo qualche tempo che stavo a Bologna mi accadde una cosa simile a quella che sto per narrare, o quasi...bé, una cosa che io riesco a raccontare così:

Seduto sui gradini d'ingresso a Sala Borsa, con il tritone che mi dava il culo, mi beccavo in faccia qualche schizzo d'acqua che sfruttava passaggi dal vento. Tenevo lo sguardo diritto, fisso dinnanzi a  me, in modo da vedere tutti quelli che mi passavano a tiro, ma a volte, quasi meccanicamente, giravo gli occhi come a scandagliare il campionario umano che mi circondava. Alla mia destra, seduto con un libro in mano, c'era un tale tutto preso in una lettura appassionata. Allungai il collo, questo si torse, sino ad arrivare a sbirciare quanto vi era su quelle pagine: niente, niente, un cazzo di niente, né parole, né frasi, né immagini, niente, o meglio, tutto bianco. Il Libro però aveva un titolo, e di sottecchi lo lessi: La conoscenza: una intenzione contemporanea. Pensai all'assurda possibilità che un libro dal titolo tanto coraggioso fosse in realtà un semplice quaderno bianco. Mi alzai e  corsi in biblioteca.
Sala Borsa era quella che avevo imparato a conoscere, piena di gente e sonorizzata da un ronzio di voci che cercavano di fare silenzio. Entrando mi si schiaffò in fronte una scritta inevitabile:
 
“Qui giacciono libri, simulacri di realtà. Un coniglio non è tale senza peli, coda e denti”.

Uno slogan enigmatico e dogmatico allo stesso momento che trasformava la biblioteca in una cattedrale di una nuova ortodossia. Afferrai un volume, precisamente Manuale di Cucina Vietnamita, e iniziai a sfogliarlo,  ma così come il libro del tizio seduto sui gradini all'ingresso, anche questo era completamente bianco, senza lettere per comporre parole e senza parole a costituire frasi, senza illustrazioni né immagini.
Andai dritto alla scrivania, dove dietro al lungo banco, delimitato dal bordo d'acero americano, vi era una donna che sonnecchiava spudoratamente a riprova della comodità della sedia in cui era sprofondata. Le chiesi cosa stesse succedendo e lei rispose come se avesse già intuito tutte le mie inquietudini:

Lei si chiede quale possa essere  la spiegazione del significato di una parola e magari si interroga su come sia possibile che a quel significato corrisponda l'immagine reale; io le dico, che se questo va cercando, noi le daremo tutte le risposte senza nessuna associazione coatta.
I libri saranno da oggi bianchi, il vuoto lascerà ai lettori la responsabilità maggiore. Non li guardi per quello che le appaiono, ma veda-come
.

Ringraziai e andai via, dopo due passi mi voltai e salutai con il cenno di una mano. Iniziai a cercare il libro di Volta sull'elettricità animale, lo trovai e in uno degli scaffali aperti, corsi ad affondare in una delle poltrone in pelle nera. Aprii il testo e vidi che anche di Volta non era rimasto che della buona carta da libro ingiallita dal tempo. Incredulo e disorientato, uscii dalla biblioteca.  Fuori vi era ancora il Il culo del tritone e nuovi schizzi che arrivavano leggeri dal piscio dei putti.
La bibliotecaria in pausa mi si affiancò, sedendosi sui gradini e incollandosi una sigaretta sulle  labbra, la donna iniziò a fumare, ma nel momento in cui lo fece le saltò in grembo un coniglio bianco con gli occhi rossi. Le nuvole di fumo, copiose e regolari davano a vedere come la donna ignorasse completamente la bestiola sulle sue gambe.

Guardi che in grembo ha un coniglio,

le dissi, ma lei con tutta calma ribadì:
 
Ne è sicuro? Perché a me sembra un’anatra. Ma non se la prenda, fa parte del programma, pensi a tutto ciò come a una semplice bivalenza, pensi a tutto ciò come a qualcosa che può accadere solo in questo spazio, pensi a tutto ciò come allo sforzo del vedere-come.
Le ripeto siamo nel bel mezzo tra il vedere e il pensare. E ora se permette finisco di fumare
.

Tacque, e con ampie boccate ingoiò la sua sigaretta, io lasciai i miei dubbi a me stesso, ma fui contento di vedere che anche le anatre cagano e così come i piccioni sono amanti d'arte.
Il culo del tritone era sempre lì, ma stavolta quella chiazza bianca e verde era la prova che anche io riesco a "vedere-come" in Sala Borsa.

Un omaggio a Wittgenstein

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