Lungo i fili di una stessa storia
un inedito di Bruno Brunini per Biblioteca Salaborsa
A lungo sull’autobus in piedi tra la gente girava le pagine di un libro. Leggere è come respirare, lo sguardo viaggiava veloce, ogni pagina era una strada. Nella biblioteca aveva trovato volumi di ogni colore, vecchi tomi rilegati, volumi più recenti, tascabili, edizioni introvabili.
Le parole lo trascinavano per geografie ignote, correvano sotto la pelle fino all’orizzonte, spostando i luoghi della vita in spazi sempre più ampi. Oltre le solite abitudini scavavano radici, trasformando la giornata. La sua ricchezza era questo spazio che lasciava navigare nell’aria, in un altrove vagante che girava ancora dove un giorno si era fermato, dietro al banco, fingendo di consultare una rivista. Davanti a lui quella ragazza magra e magica che aveva sempre immaginato, la pelle chiara, lo sguardo intelligente, in quegli occhi verdi di taglio celtico. Ripensarla lo faceva viaggiare nel tempo. Quel giorno che andava in giro senza meta, l’aveva vista entrare in biblioteca, con in mano lo stesso libro che stava leggendo anche lui, Che ci faccio qui? di Bruce Chatwin. Il nomade, il camminatore, che parla di viaggi, di avventure, delle strane combinazioni della vita. L’aveva seguita solo per guardarla, non finiva più di osservare il suo modo nervoso di camminare, di muovere le spalle, la guardava senza poter tenere a bada i pensieri che andavano per conto loro. Quante cose accadono in quegli attimi che sfuggono alle regole e poi scappano via perdendosi in lontananze irraggiungibili.
Ogni tanto lei si alzava dalla sedia, andava, veniva in mezzo a dozzine di lettori, le mani che frugavano, scartavano tra gli scaffali. Immaginò di parlarle, di sapere come si interessava alle cose, ogni lato del suo carattere. Scendendo dall’autobus, trattenne nella mente le sue labbra colorate dal riflesso della luce, l’espressione del suo volto che guardava davanti a sé oltre la pagina come se stesse seguendo nell’aria un’apparizione, un evento ignoto agli altri. Cosa stava pensando in quel momento? Cosa stava inventando la sua immaginazione? E’ da quel giorno che cominciò a frequentare la più grande biblioteca bolognese, passando le ore a sfogliare, a cercare, a leggere di tutto, con la speranza di rincontrarla e qualche volta ha creduto di scorgere la sua apparenza furtiva.
Edera, porticato di biblioteca, la carovana di pensieri si fermò al semaforo. A destra delle torri risentì d’un tratto il rombo dei motori. Bologna si stendeva nitida, la sua luce era bianca lungo le vie del centro, rosso azzurro sopra Porta S. Felice. Il vento non smetteva di soffiare, i colori formati dalla combinazione del sole e delle nuvole gli passavano sopra la testa e si dissolvevano mescolandosi e svanendo al calare della sera. Niente dura a lungo.
Tornando verso la Biblioteca poco a poco della piazza attraversata non gli restò che un vago rumore, sul retro del biglietto dell’autobus si era scritto una frase di Schopenhauer: “La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare”, e mentre saliva i gradini all’ingresso di Sala Borsa lasciò riandare la mente a quella lettrice sconosciuta, nel suo remoto essere presente gli sembrò che fosse ancora lì, magra e magica, immersa nella lettura in mezzo a gente di tutti i paesi.
Quel giorno che andava in giro senza meta, le era passato accanto per vedere nel libro, era appena arrivata al capitolo che racconta l’incontro con il geomante cinese. All’ombra dei suoi capelli respirò lungo i fili di una stessa storia, cercando di incrociare i suoi pensieri, “chissà se i suoi sogni assomigliano ai miei”, si domandò. Senza riflettere tornò a sfogliare le pagine di quel libro. Quelle parole spingevano a un invisibile contatto, per restare sospesi proprio là, in attesa che il vento li disperdesse.
Bruno Brunini