Biblioteca Sala Borsa

storia

La Biblioteca Salaborsa, inaugurata nel dicembre 2001, apre uno spazio culturale e multimediale ricco e affascinante all'interno di Palazzo d'Accursio, il "quasi castello", antica sede storica del Comune che si affaccia su Piazza Maggiore, da sempre centro e cuore della bolognesità.

Sotto il cristallo della Piazza coperta si possono ammirare gli antichi scavi e la sedimentazione delle varie civiltà in uno scenario di armonia e di luce. Rivivono così secoli di storia, dai primi insediamenti di capanne della civiltà villanoviana del VII secolo a.C., alla Felsina etrusca, alla Bononia romana fondata nel 189 a.C.

Che cosa sia stata nel tempo la parte nord del palazzo di città che si affaccia su Piazza Nettuno ce lo raccontano gli scavi archeologici intrapresi nel corso dei lavori dell'attuale sistemazione di Salaborsa.

Le tracce di edifici pubblici e religiosi e l'assetto urbanistico testimoniano che il luogo è stato fin dalle origini il baricentro della vita pubblica cittadina. L'attuale pavimentazione di cristallo della Piazza coperta di circa 400 metri quadrati rivela le fondazioni di un vasto edificio di dimensioni molto estese (20-22 metri di larghezza e 70 di lunghezza), destinato in epoca romana a funzioni pubbliche. Più consistenti sono i resti che datano al pieno II sec. a.C., testimonianza dei primi decenni di vita della colonia latina. La destinazione pubblica dell'area si consolida tra la fine del II e l'inizio del I sec. a.C., periodo al quale si fa risalire la costruzione della basilica civile di Bononia, luogo di riunione dei cittadini e di amministrazione della giustizia, fulcro vitale della città. Tra la prima e la seconda fondazione muraria della basilica, si intravedono resti molto evidenti di un antico basolato o lastricato stradale di età augustea. Interessante è anche il ritrovamento di tre pozzi di acqua di falda allineati, grezzi, privi di rivestimento e tuttora visibili, sicuramente destinati a servire una popolazione numerosa.

La stratigrafia degli scavi scopre le trasformazioni che si sono verificate in età romana fino a quando, tra la fine del V sec. ed il VII sec. d.C., l'area subisce sempre più marcati fenomeni di degrado, dal crollo delle strutture a spogli del materiale di pregio. La depauperazione del territorio provoca una notevole riduzione degli edifici, fino alla loro quasi totale scomparsa all'inizio dell'alto medioevo.
Dopo deboli segnali di rinascita, l'area è interessata da una vera e propria ripresa nel corso del XIII sec., contrassegnata dalla presenza di edifici civili di notevole impegno architettonico, con l'impiego di materiali pregevoli, edificati ad un metro e mezzo sopra i ruderi romani. Le abitazioni appartengono soprattutto a famiglie ghibelline tra cui quella di Francesco Accursio, figlio del famoso giurista. Intorno al 1245, il palazzo subisce una profonda trasformazione dopo la demolizione dei resti precedenti e diventa un grande palazzo di "robusta architettura tardo-romanica" con porticato verso la piazza, coronato da merlature.

Sotto la signoria dei Visconti il palazzo diviene una vera e propria cittadella fortificata, quartiere generale delle truppe a presidio della fortezza. Ai Visconti si succedono nel 1360 i vicari pontifici, tra cui ricordiamo il grande diplomatico Egidio de Albornoz e Androino de la Roche, che nel 1360 acquista un complesso di 35 case sul lato nord dell'edificio per destinare l'area alla progettazione di un ampio giardino cinto da mura merlate e fortificate, sullo schema del palazzo pontificio di Avignone. Androino investe ingenti somme nella realizzazione del viridarium, o giardino di palazzo, proprio nella parte più densamente edificata della città. Vicino al giardino trovano posto le stalle per i cavalli e gli alloggi per la guardia di palazzo pontificia.

L'aspetto fortilizio si conserva fino al 1376, quando la città si ribella al Cardinal Legato e ottiene dal Papa il riconoscimento della propria autonomia, che sarà di breve durata perché nel 1401 Giovanni Bentivoglio occupa la piazza e si proclama padrone della città.

Nell'autunno del 1506 Giulio II entra in Bologna e caccia i Bentivoglio. Due anni più tardi il palazzo si consolida come fortezza con la costruzione del Torrione verso il Canton de' fiori. Altri interventi significativi della struttura avvengono nel periodo tra il 1554 e il 1555 per opera degli architetti Stefano Grandi e Antonio Morandi che dirigono i lavori di ristrutturazione degli interni delle scuderie e sostituiscono i vecchi pilastri con due serie di colonne tuscaniche, facendo assumere al luogo l'aspetto di una "basilica".

Nel 1568 Ulisse Aldrovandi trasforma il viridarium del Cardinal Legato in Orto botanico con aiuole di forme geometriche sul modello del Giardino dei Semplici di Padova (1545) e del Giardino Pisano (1547). Ulisse Aldrovandi si prende cura delle coltivazioni di erbe medicinali di classificazione medioevale, ritenute essenziali per qualunque buona farmacopea.

Custode dell'Orto botanico per 50 anni, lo arricchisce con specie esotiche provenienti dall'India, dall'Africa e dalle Americhe: un vero e proprio laboratorio di sperimentazioni naturalistiche a cui si fa risalire la nascita della moderna botanica.
La pianta dell'orto è formata da quattro parterre rettangolari a disegni diversi, che contengono altrettante vasche per l'irrigazione. I resti della vasca cruciforme, dedicata alla coltura delle piante acquatiche sono visibili nel riquadro a nord-ovest dello scavo archeologico. Il sistema di irrigazione è regolato dalla cisterna situata al centro dell'orto.

Nel 1587, Francesco Morandi, detto "il Terribilia", costruisce sopra la cisterna una deliziosa edicola corinzia, trasferita successivamente nel 1886 nel cortile della Pinacoteca in occasione della costruzione della futura Sala Borsa.

Una replica dell'opera è oggi visibile nel cortile del pozzo di Palazzo d'Accursio.

Nel 1765 l'orto botanico viene trasferito in via San Giuliano e successivamente, durante il periodo napoleonico, nella sede definitiva sui terreni circostanti la Palazzina della Viola, in prossimità di Porta San Donato, dove ancora oggi si trova l'Orto Botanico incluso nel Sistema Museale d'Ateneo. Alla fine dell'800 si assiste quindi alla definitiva trasformazione del giardino di palazzo e gli ultimi atti della rimozione dell'antico orto pubblico lasciano spazio ad un cortile erboso, utilizzato per oltre un secolo come campo di addestramento delle milizie cittadine e per le esercitazioni dei pompieri.

Nel 1870 la Giunta Municipale stabilisce di destinare la parte del giardino confinante con il lato dell'attuale piazza Nettuno alla edificazione di una struttura semicircolare, l'attuale ingresso chiamato Esedra, includendo alcune stanze a pianterreno degli appartamenti estivi del Cardinal Legato, che diverrà prima ufficio telegrafico e in seguito Residenza delle Regie poste.

L'utilizzo di questa parte del palazzo di città come centro della vita economica e sociale cittadina si consolida sotto la spinta del Comitato promotore del progetto della nuova Sala Borsa. Gli imprenditori bolognesi che ne fanno parte intendono costruire al posto del giardino, del cortile e della cisterna, un nuovo edificio destinato alle contrattazioni di borsa, alle operazioni di mercato e agli scambi commerciali.
L'iniziativa mira anche a regolamentare l'uso consolidato degli spazi pubblici e a disincentivare l'abitudine dei commercianti bolognesi di contrattare all'aperto nel Mercato di Mezzo e in tutta Piazza Maggiore.
È così che il viridarium del Palazzo Apostolico, antico di cinque secoli, viene demolito per far posto alla struttura in ferro di Sala Borsa, allora molto ammirata e innovativa. Tra 1883-1886 viene edificato il padiglione in ghisa e vetro che conserva ancora l'originaria struttura a impianto basilicale con vasto corpo centrale illuminato da un lucernario.
Il porticato è sorretto da una serie di arcate poggianti su esili colonne in ghisa, che sostengono una tettoia a quattro spioventi in armatura metallica. Il progetto, che ricalca in parte la Sala Borsa di Parigi, è caratterizzato dall'ampio uso del ferro, già utilizzato nella copertura a lucernario delle Regie poste, e risulta essere opera della ditta di Alfredo Cottrau, napoletano di origine francese, e Paolo Boubée, responsabile dell'Impresa italiana di costruzioni metalliche di Napoli.
Lo stile del padiglione rientra a pieno titolo nella corrente del rinnovamento modernista che investe l'architettura infrastrutturale e civile del tempo, ben rappresentata dalla Galleria Umberto I a Napoli e dalla Galleria di Corso Vittorio Emanuele II a Milano.

L'impiego del ferro anche nella realizzazione delle parti decorative è una lieve e geniale premonizione del gusto liberty, ben identificabile nelle decorazioni a piccoli rosoni. Alcune anticipazioni architettoniche e di stile sono riconducibili al movimento della secessione viennese, sul modello della Cassa di Risparmio postale di Vienna, progettata da Otto Wagner.

Il progressivo calo delle contrattazioni commerciali e degli scambi determinano una costante e inesorabile caduta nel numero delle frequentazioni di Sala Borsa e provocano la chiusura definitiva delle sedi degli uffici operativi nel 1903.

In seguito, tra il 1917 e il 1920, negli anni dell'amministrazione socialista del Sindaco Francesco Zanardi, Sala Borsa accoglie un ristorante economico, alcuni sportelli bancari della Cassa di Risparmio e un ufficio dell'agenzia dell'Ente Nazionale Turismo.

Agli inizi degli anni Venti, la Cassa di Risparmio ottiene dal Comune l'uso dell'intera sala con i locali annessi per un periodo di 50 anni. Si vuole ampliare e rivalutare la struttura per farne di nuovo il luogo privilegiato delle transazioni e degli scambi. Nel 1924, ad opera dell'ingegnere Francesco Tassoni, partono i lavori di costruzione del secondo e del terzo ballatoio, che corrono attorno alla Piazza coperta in perfetta armonia con l'ordine di uffici già esistenti.

Nella nuova struttura sono inoltre progettate due splendide sale sotterranee con decorazioni a stucco e pitture in stile liberty, esaltate dalla luce di vetri trasparenti che illuminano i dipinti del cassettonato. È uno dei primi esempi di struttura in calcestruzzo armato realizzata a Bologna, molto innovativa nell'ambito delle costruzioni. La loro paternità risulta ancora incerta, ma viene tradizionalmente attribuita all'architetto bolognese Edoardo Collamarini, anche se trova maggior credito l'ipotesi di una collaborazione tra i più qualificati professionisti dell'epoca. L'inaugurazione della Sala Borsa suscita un notevole interesse e un folto numero di bolognesi assiste alla cerimonia che avviene in modo solenne il 17 luglio 1926 alla presenza del Ministro delle Finanze, il conte Volpi di Misurata. I lavori continuano fino al 1930, quando l'invaso sotterraneo della cisterna, progettata nel 1587 da Pietro Fiorini sul lato settentrionale del viridarium, viene trasformato in stanza blindata in uso della banca.

Nel secondo dopoguerra e fino agli anni Sessanta, la Piazza coperta si trasforma in un moderno Palasport, ospitando partite di pallacanestro e perfino incontri di pugilato. Mentre durante il giorno si svolgono le normali operazioni di affari, di sera i custodi puliscono il pavimento e montano i canestri per gli allenamenti delle squadre. I giorni delle partite il parterre laterale e i ballatoi si riempiono di tifosi e la Piazza coperta diventa una vera fossa dei leoni. All'interno del Torrione del Canton dei Fiori, antico lato nord della fortezza di palazzo, nel 1976 viene inaugurato il primo e forse unico Teatro Stabile dei Burattini, il famoso "Teatrén di buratén", diretto da Demetrio Presini.

In seguito l'edificio diventa sede di uffici amministrativi del Comune di Bologna. I primi interventi di recupero dell'area Sala Borsa rientrano nell'ambito del più vasto progetto di riqualificazione denominato Parco urbano di Piazza Maggiore, che nel 1999 imprime una svolta significativa nella destinazione della Piazza coperta a luogo dedicato alla cultura.

L'ultima ristrutturazione di Sala Borsa rispetta l'impianto del preesistente architettonico e la stratificazione degli edifici che si è formata in sette secoli di storia urbana. Oggi, negli scavi visibili sotto il cristallo, il cammino a ritroso nel tempo si snoda lungo la passerella appesa alla struttura e ci guida lungo un percorso storico di grandissima suggestione e fascino. Dal possente parametro murario della cisterna rinascimentale del Terribilia, scavalcando i basolati e le fondazioni della basilica romana, costeggiando il muro di cinta della casa a torre medioevale, si intravede la vasca a stella che stava al centro del giardino, a testimoniare ancora una volta la centralità del luogo nella sua nuova destinazione di biblioteca, piazza dei saperi e della cultura plurimediale contemporanea.

 

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Planimetria schematica per fasi dei resti archeologici conservati in Salaborsa

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Acquerello del primo ottocento che mostra l'assetto dell'ex Orto Botanico con al centro la cisterna del Terribilia (1558)

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17 luglio 1926: inaugurazione del nuovo edificio della Sala Borsa

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Anonimo, disegno a penna acquerellato, XVIII secolo. Pianta del giardino botanico nel pubblico Palazzo di Bologna.

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