Biblioteca Sala Borsa

Babele

un inedito di Guido Casamichiela per Biblioteca Salaborsa

Ero appena giunto al punto esatto in cui accorgersi d'essere innamorati è tutt'uno con l'accorgersi che l'amore non può che crescere – il momento in cui si è per metà contenti e per metà ansiosi d'essere più contenti -, quando alla biblioteca ho incontrato la ragazza dagli occhiali d'argento, la ragazza che avevo volentieri cominciato ad amare. Non era strano trovarla là, perché la ragazza dagli occhiali d'argento lavorava alla biblioteca. L'ho vista e mi sono nascosto: non ero pronto a parlarle con l'abilità che meritava. Ad amarla ero pronto, a parlarle non tanto. Ho trovato rifugio tra Berto e Bulgakov, nei pressi di uno scaffale che prometteva d'ospitare mali oscuri, ahimè, ma per fortuna anche maestri, e margherite. Allora, accucciandomi senza stile e seguendo nei riflessi di copertine traslucide i movimenti graziosi e temuti della ragazza dagli occhiali d'argento, ho estratto a mani scivolose un volume di Borges. Tutte le opere, un titolo sedativo quanto l'indicazione tutte le direzioni per l'automobilista smarrito. Sempre accovacciato, sempre involontariamente visibile, sempre attento alla ragazza dagli occhiali argentei e al suo eventuale approssimarsi, ho preso a leggere il racconto sulla biblioteca di Babele, l'universale biblioteca in cui è presente una ed una sola copia d'ogni libro che esista o che potrebbe esistere; la sola biblioteca in cui non sarebbe escluso reperire questo racconto, se non fosse che per individuare un volume qualsiasi, nella biblioteca di Babele, occorrerebbe tutta la vita di tutti gli uomini, ed una mappa grande come la biblioteca stessa. Sempre accovacciato, sempre visibile, ma sempre meno attento alla ragazza dagli occhiali d'argento causa rapimento tra i forse eterni esagoni che sono la forma delle molecole del Tutto, se la biblioteca è il Tutto, ho assistito senza oppormi alla rimonta del mio amore per i libri sul mio amore per la ragazza dagli occhiali argentati. Quando pari sono stati, ho cominciato a fantasticare su illimitate ragazze dagli occhiali d'argento riverberantisi nell'illimitata biblioteca Babelica, e inesauribili combinazioni d'avvicinamenti ed abbracci come inesauribili sono le combinazioni degli alfabeti di Babele, e tachicardici disorientamenti tra le enigmatiche architetture di ragazza e biblioteca, e stiracchiate corrispondenze tra espressioni quali leggere l'amore e amare la lettura; e ancora micidiali spirali verbali, confusive derive immaginative attraverso cui lenti ed argenti si fondono e diventano vetro argentato, e il vetro argentato non è altro che specchio, e lo specchio è lo specchio che rende più infinita la biblioteca infinita, e lo specchio riflette me che rifletto sullo specchio e sugli occhiali d'argento e sulla ragazza e sull'ipotesi di togliere gli occhiali d'argento alla ragazza con gli occhiali d'argento per scoprire cosa resta della ragazza quando è priva del suo apparentemente necessario accessorio. […] Questa elegante speranza rallegra la mia solitudine. Ho concluso il racconto un attimo prima che la bibliofilia prevalesse di un'incollatura, scoprendomi anch'io rallegrato, speranzoso, piuttosto elegante e momentaneamente solo. Mi sono alzato e ho riposto il libro sullo scaffale; poi, cigolante, dinoccolato ed ambizioso, sono andato incontro alla ragazza dagli occhiali d'argento con il migliore dei miei sorrisi e l'obiettivo minimo d'un amore reciproco grande e roboante come una Babele.

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