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| 9 ago |
Boicottaggi e violenze leghiste nelle campagne bolognesiDurante le agitazioni sindacali in corso nelle campagne del bolognese, avvengono ripetuti episodi di violenza: circa 190 incendi e danneggiamenti e una ventina di omicidi e ferimenti. I mezzadri e i braccianti che non vogliono iscriversi alla Camera del Lavoro confederale o aderiscono alle leghe bianche (cattoliche) o gialle (repubblicane) diventano nemici da combattere con tutti i mezzi. Le leghe rosse costringono con la forza gli agrari e le Fratellanze a servirsi degli uffici di collocamento sindacali per l'assunzione di manodopera avventizia. In occasione degli scioperi, i braccianti organizzano la vigilanza contro i crumiri, reclutati dai proprietari anche in altre provincie, boicottano i lavori agricoli e la cura del bestiame. I capilega sindacali impongono a volte taglie da 100 a 500 lire per la ripresa del lavoro: oltre 400 saranno coinvolti più avanti in processi di estorsione. Nei mesi di luglio e agosto sono organizzate spedizioni punitive contro i proprietari e i coloni che hanno deciso di trebbiare nonostante il divieto della lega. A volte gli scontri lasciano sul campo morti e feriti, come accade il 9 agosto a Portonovo di Medicina, dove centinaia di braccianti in lotta disarmano e sopraffanno i guardiani delle trebbiatrici. Dalle colonne dell' “Avvenire d'Italia” l'on. Paolo Cappa denuncia giornalmente, nella rubrica “Agitazioni agrarie”, le malefatte dei "rossi", mentre la stampa nazionalista si scaglia a più riprese contro i socialisti, chiamandoli distruttori e sabotatori e addirittura "necrofori" che "vivono sui cadaveri". Fonti della notizia:› consultaApprofondimenti:Pietro Alberghi, Il fascismo in Emilia Romagna. Dalle origini alla marcia su Roma, Modena, Mucchi, 1989, p. 171 Annalisa Padovani, Stefano Salvatori, Cronaca del nazionalismo e del fascismo a Bologna dal 1918 al 1923. Nomi, fatti, luoghi, Bologna, Tinarelli, 2011, pp. 73-79, 134-135 Su, compagni, in fitta schiera. Il socialismo in Emilia-Romagna dal 1864 al 1915, a cura di Luigi Arbizzani, Pietro Bonfiglioli, Renzo Renzi, Bologna, Cappelli, 1966, pp. 229-233 |
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