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1920 |
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| 16 gen |
I contadini bolognesi rifiutano i vecchi patti coloniciGli agrari della provincia di Bologna cominciano a ricevere dai loro mezzadri lettere tutte uguali e con il timbro in calce della Federterra. I contadini dichiarano di respingere il patto colonico in vigore dal 1908 e preannunciano la proposta di un nuovo accordo. I proprietari rispondono con lo sfratto dei coloni dal 31 ottobre. Il conflitto che si apre ha al centro, oltre al contenuto del patto, il riconoscimento dell'Agraria e la sua facoltà di trattare per i proprietari. La vertenza assume valore emblematico e importanza nazionale per la presenza a Bologna della segreteria nazionale della Federterra. Da febbraio cominciano anche scioperi di braccianti: a Medicina e in altri comuni della Bassa gli avventizi invadono i poderi incolti. In alcuni comuni dell'imolese sono attivate "guardie rosse" per evitare defezioni tra gli scioperanti. E' questo un provvedimento controverso nel campo socialista: alcune personalità di spicco, come Zanardi e Massarenti, si dichiarano contrari. La vertenza si concluderà, dopo dieci mesi di scioperi, con la firma del cosiddetto concordato Paglia-Calda, chiamato anche il "capitolato rosso", favorevole ai mezzadri. Fonti della notizia:› consultaApprofondimenti:Pietro Alberghi, Il fascismo in Emilia Romagna. Dalle origini alla marcia su Roma, Modena, Mucchi, 1989, p. 157 sgg. Dalla guerra al boom. Territorio, economia, società e politica nei comuni della pianura orientale bolognese, vol. I, Mauro Maggiorani, Marzia Marchi, Continuità e mutamenti, San Giovanni in Persiceto, Aspasia, 2004, pp. 88-89 Internet:CGIL I Centenari – Cronologia http://www.centenari.it |
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