bibliotecasalaborsaditutti
è un concorso di scrittura creativa, ideato per sensibilizzare al rispetto di alcune regole fondamentali per il buon funzionamento della biblioteca. Ogni partecipante può scrivere storie che hanno per protagonisti libri, cd e video maltrattati, dispersi, abbandonati.
Trattami con amore
-
mara
23 apr 2007Sono un esperto di storie d’amore, so intenerire, infiammare commuovere. Lui mi ha ascoltato infinite volte questa settimana. Sono la musica del suo amore. Poi lei, sulla soglia – E’ finita – gli ha detto. Lui mi ha preso ancora una volta fra le mani, mi ha accarezzato, ha aperto la lavastoviglie. Sto facendo, ora, il ciclo completo con le pentole della loro ultima cena… -
adriana tafuri
24 apr 2007ho bisogno di leggere questa pagina e rileggerla ancora. Nessuno si accorgerà che manca e nel caso capirà che l'ho presa per bisogno. Che sarà mai è solo un libro della biblioteca mica una cinquecentina! -
pastin crioppi
26 apr 2007C'era un vecchio bibliotecario con un occhio solo che non voleva assolutamente che nessuno prendesse a prestito i libri della sua biblioteca. Teneva ai suoi volumi come fossero tesori e anche se con il tempo perdeva la capacità di poter leggere, amava sfogliarli e sentirne l'odore come fossero fiori. Gli anni furono implacabili e schiacciarono il vecchio e orbo biblioterio sotto il loro peso fino ad ucciderlo.
I volumi dell'amatissima biblioteca, alla morte del bibliotecario, furono donati ad altre biblioteche che però non ebbero la stessa cura del primo proprietario; molti di essi, infatti, furono smarriti, altri distrutti e altri ancora danneggiati dalla noncuranza degli utenti e degli stessi bibliotecari. L'amore per le cose si trova come sempre nel mezzo, perché né la troppa cura e né la negligenza sono le giuste strade per una buona cultura. -
L.G.P.
27 apr 2007Il peso della cultura per molti è un peso morto di cui doversi sbarazzare, per altri è un peso sullo stomaco difficile da digerire, per altri ancora è un peso piuma da mettere a tappeto. Il peso della cultura passa attraverso il peso dei libri. Bisogna alleggerirli questi libri! questi pesantoni? Allora... idea... via la copertina... straap!, e l'indice, le note, a cosa serviranno mai. Via! Occupa pure meno spazio. Bisogna ottimizzare la cultura, renderla di tutti, allora, via anche l'autore,cosa vuole questo? Presuntuoso, la cultura è pubblica, strappiamola via dai libri che possono essere letti solo da chi sa leggere, e gli altri? che fanno? ascoltano e basta? No, tutti a strappare a strappare a strappare... -
L.G.P.
27 apr 2007Nella biblioteca di Dio, tutti i libri sono fatti in pietra dura e massiccia. Spesso gli angeli vengono sulla terra e si fermano sulla cima della montagne, in inverno, vestiti di bianco che sembrano una nevicata. Lì, staccano le pietre in grandi lastroni, gigantesche pagine da scrivere col fuoco divino. Perché Dio ha occhi e mani molto molto grandi. Nella biblioteca di Dio, nessuno legge i libri, restano tutti lì davanti agli scaffali a guardarli, senza toccare niente, per non guastarli, loro, li leggono col pensiero. Così, di tanto in tanto, vedi gli angeli ridere o piangere o meditare. Non sono pazzi o rintontiti. Stanno leggendo, in puro contatto d'amore, i libri di Dio. -
Giorgia Zampini
01 mag 2007Il marito aveva un’intera biblioteca. Lei ora vende tutto a poco. Chiamala, mi dice Sofia. Il giorno dopo, sono all’appuntamento. Mi apre la porta lei. Un universo di carta. Enciclopedie, testi storici, volumi d’ogni genere, copertine colorate che sbucano da scatoloni, centinaia di pezzi, visibilmente provati dal tempo, ma tenacemente difesi anche da lui. Ne sfoglio uno a caso in lingua inglese. Gino faceva il tipografo. Ma ci sono anche molti libri appartenuti ai miei parenti. Lui se n’è occupato recuperandoli ad uno ad uno. Li ha dorati, rilegati…Si ferma. Le parole gli si bloccano in gola. Respira e continua: non si preoccupi del prezzo. Ci mettiamo d’accordo. Voglio solo che questi libri vadano a chi li tratta come ha fatto mio marito. Scruto fra i titoli, ma mi sento una ladra in un museo che rapisce anche i ricordi. Ho ancora in mano il libro in inglese. Se vuole quello, lo prenda, glielo regalo. No, grazie. I volumi sugli Oceani, prendo quelli, se posso. Il mare io lo amo. -
L.G.P.
02 mag 2007Fermiamoci un momento a pensare a qualcosa che deriva dalla materia ma che materia non è. Intendo parlarvi dell'ombra. L'ombra delle cose. L'ombra di una caffettiera è sempre riconoscibile, il beccuccio, il manico ritorto, così come l'ombra di un ombrello, la punta, l'intelaiatura a pipistrello, il manico sagomato a punto interrogativo rovesciato. Le ombre degli oggetti danno anche l'idea della funzionalità. Certo è che parlo di ombre generate da una luce diretta e non deformante. Ma provate a pensare all'ombra di un libro. L'ombra di un libro è tale e quale a quella di un parallelepipedo comune, un'oggetto semplice formulato tra il quadrato e il rettangolo. Le ombre delle lettere del titolo, o quelle dell'introduzione, dell'indice, la narrazione, i capitoli, sono ombre d'inchiostro che solo aprendolo puoi vedere, e non scappano via o s'allungano quando il sole cala, o quando la la luce va via. Sono ombre perenni, che dalla luce della pagina si proiettano sul muro della mente e sul soffitto del cuore. -
virus
02 mag 2007un giorno un tipo qualunque compirà il più umile, leggero, semplice ed efficace gesto di rispetto nei confronti della letteratura, della cultura e della natura:
non scrivere nessun libro e farsi una passeggiata fra i pochi alberi rimasti.
raccontano molte più cose loro... -
pastin crioppi
03 mag 2007C'era un libro di poesie nere e nefaste che parlava dell'Inferno ed era il libro più amato del bibliotecario della biblioteca del Paradiso. Il bibliotecario che portava lo stesso nome della Vergine non vedeva altro che questo volume come fosse il libro più sacro in assoluto. Ma dietro gli scaffali si annidava il più perfido di tutti i diavoli, il suo nome era Invidia. Invidia non aspettava altro da secoli se non rubare il libro così caro al bibliotecario e un giorno il destino volle che vi riuscì. Il bibliotecario disperato andò a lagnarsi dal suo superiore e Costui che tutto sa e tutto vede disse: "Ben ti stà! Avidità e Invidia vanno a braccetto verso la strada del peccato; se vuoi che il libro ritorni dov'era prima tratta tutti allo stesso modo e non dare importanza ad uno solo. L'Amore deve essere dato di pari a tutte le cose, perchè tutto ciò che ho creato é degno di rispetto". Il bibliotecario capì di aver sbagliato e dato che nonostante tutto lui era un angelo, il superiore punì Invidia per le sue malefatte incatenandolo per l'eternità ad uno scaffale di testi sacri e il libro tanto amato tornò al suo posto come per magia.
Tutto ciò che esiste al mondo va curato come se fosse unico, perché tutto ciò che esiste è necessario. -
L.G.P.
04 mag 2007La biblioteca dell'antico villaggio era in realtà una foresta sacra. Gli abitanti passavano le loro giornate tra la fatica del lavoro e il desiderio continuo di istruirsi. Essi frequentavano e rispettavano gli arcani riti degli antichi alberi sacri. Alberi miracolosi erano, e prodigiosi allo stesso tempo. C'erano alberi letterati, filosofi, alberi chimici, cespugli medici, alberi geografi, altri viaggiatori, altri ancora erano alberi ingegneri e matematici. Gli alberi conservavano nel loro cuore, intere collezioni e raccolte di volumi inerenti lo scibile umano e non solo. Agli uomini del villaggio bastava fermarsi sotto un albero, guardarlo, annusarlo e infine accarezzarlo con dolcezza lungo la corteccia. Solo allora l'albero avrebbe fatto lentamente apparire dal proprio tronco le pagine di legno tenero che pian piano si mutavano in carta. Gli uomini sempre stupiti da quella magia, se ne andavano grati e ammirati, coi libri in mano ancora freschi del cuore ligneo e del midollo. Nel momento in cui finivano di leggere i libri, essi tornavano nella foresta, e dopo aver accarezzato i tronchi, appoggiavano i libri trattati con amore e con cura, alla corteccia, che aprendosi riaccoglieva in sè.
Nessuno nel villaggio faceva cattivo uso dei libri, nessuno osava strapparli o rovinarli, poiché nel remoto passato, accadde una volta e una volta sola, che un uomo riportò all'albero sacro un libro martoriato. L'albero dal cuore onesto e fiducioso, accolse il libro in sè, ma dopo poco istanti, lo si vide mutare di colore, gonfiarsi lungo le vecchie radici e infine morire, seccarsi come se fosse stato arso da una fiamma nemica. Forse era solo una leggenda, ma agli uomini restò impressa nell'anima, ed è per questo motivo che essi continuarono a considerare i libri pari ai loro figlioli. -
VeruskaBloccatutti
06 mag 2007Credo di essere sempre stato frainteso, sin dalla nascita. Di essermi tirato addosso un sacco di critiche, ecco. Ma chissenefrega, io vivevo bene. Io esistevo, e qualcuno mi stava a sentire, anche solo per darmi contro.
Finchè non arrivo' lei.
A dire il vero non fu amore a prima vista, tutt'altro. Trovavo ridicola la sua scostanza, eppure non riuscivo a restare indifferente, quando sentivo le sue dita calde accarezzarmi. Lo faceva nelle ore piu' impensate. Veniva dritta da me, e io le aprivo il mio cuore senza nemmeno pensarci. Che male poteva farmi? Per un paio di mesi, forse, sentii addirittura di essere corrisposto. E mi dimenticai di tutto il resto. Della mia casa, dei miei amici, dello stesso senso della mia vita. Cominciavo ad esistere solo ed unicamente per quell'abbraccio, per quegli occhi, per quelle mani.
Nessuno me ne aveva mai parlato, della vita al là fuori. E ogni volta che m’era capitato di farci un giro, bhè, era sempre stato indolore. Nessun segno, nessun trauma. Ero cresciuto nella bambagia, sempre protetto da uno sguardo che vegliava su di me, anche a distanza.
Ed ora mi ritrovavo inerme, in balìa di un vento indeciso e convulso, che mi strattonava in una danza tribale, che piroettava senza sosta illudendomi che fosse questa, la vita.
L’ amore.
Finchè non fui dimenticato.
Mi bastava essere buono anche solo per ripararsi dalla pioggia. E invece niente.
”Le donne sono volubili, te l’avevo detto”.
Ma com’era possibile?
Dopo tutte quelle notti assieme, a guardarci immersi nel silenzio e nella luce fioca di un’abat-joure?
Alla fine della nostra storia, fui solo io a uscirne con delle cicatrici. Degli orrendi segni indelebili sulla mia pelle.
E lei, la maledetta, aveva ancora la faccia tosta sufficiente per rivolgere i suoi occhi attenti verso nuovi volti, collo stesso acceso desiderio con cui mi aveva promesso una fasulla eternità. Mentre io rimanevo per sempre relegato nell’ oblio.
Sono passati anni, ed io sono solo.
Non so che fine lei abbia fatto. So per certo che in un certo senso, il suo debito crede di averlo pagato. Che mentre io continuero’ a marcire nella cantina del suo vecchio appartamento, lassu’ mi avranno gia’ sostituito con una copia nuova di zecca, ingenua e immacolata come ero io all’ epoca.
Sapete, peggio dell’ essere muti c’è solo un migliaio di pagine da dire, e nessuno ad ascoltarle. -
Simona Hassan
15 mag 2007Guida non era mai stata sola. La sua vita si era sempre alternata tra gli scaffali fantascientifici (anche se lei sapeva bene che quegli scaffali erano reali, come tutto ciò che faceva parte del suo mondo) e quelli di strane camere di strani ragazzi di strane famiglie.
Non era mai stata così sola, per così tanto tempo; mai si era sentita così sporca, così contaminata, così violata da quell’anonimo inchiostro, di un’anonima bic nera, come si sentiva in quei lunghi giorni. I suoi scaffali le mancavano, così come le mancavano i suoi simili, i suoi amici. Ciò che più la faceva star male erano quei segni, quelle cicatrici indelebili che si trovava addosso.
Tutto era successo d’improvviso: d’improvviso era stata strappata via dalla sua vita quotidiana, d’improvviso era stata violata da segni scuri sconosciuti, d’improvviso era stata maltrattata e ferita. E ora si trovava in un posto che non conosceva, in un tempo che ignorava, triste e sola; le sue pagine non profumavano più, non erano più candide e lisce come prima. Niente era più come prima.
Tutte le sue conoscenze innate non le erano servite molto; sapeva cosa fare, come comportarsi, nello spazio, nell’infinità dell’universo. D’altronde, Guida era da sempre la migliore amica degli autostoppisti Galattici. Ma cos’avrebbe fatto, ora, persa tra i gatti di polvere che abitavano il sottoletto di un’anonima camera da studio? Erano troppi giorni che il sole non la baciava, che mani delicate non sfioravano le sue pagine.
Sembrava che tutto dovesse risolversi sempre per il peggio; qualche giorno prima, una grossa mano grassa e unta l’aveva afferrata per le pagine, con una violenza inaudita, e l’aveva poggiata su di un letto, ruvido e sfatto. Dopo lo spavento iniziale, Guida si era illusa di tornare finalmente a casa, ma non andò così. Qualche ora dopo vide le grosse mani grasse afferrarla ancora, ma con loro c’era anche la bic nera, pronta a compiere il suo scempio. Dopo quella che, per Guida, ebbe tutti i tratti di un’esecuzione, fu riposta al buio, sotto il letto.
Circa un mese prima, aveva rischiato di cadere dalla cima di una pila di libri spaventati e persi come lei e, molto tempo prima, era stata trascinata per qualche metro, tra i denti di un dispettoso barboncino, su fili d’erba umida.
Non poteva più sopportare quel trattamento… finché un giorno, sentì una voce – che divenne per lei, in seguito, come quella di un angelo –pronunciare una parola a lei tanto cara: “biblioteca”. Si caricò di parole, erano così tante che quasi non riusciva a trattenerle tra le pagine! Sembravano aumentare di secondo in secondo, fino a quando vide una mano arrivare e prenderla delicatamente.
Fu riposta in una borsa e finalmente portata tra i suoi amati scaffali, protetta e al sicuro, con il brutto ricordo dei maltrattamenti subiti ormai lontano e i segni di un’anonima bic nera, per sempre indelebili. -
elisa
16 mag 2007Maja aveva conosciuto solo amore fino a quel momento, era stata sfogliata più volte da piccole manine che le facevano il solletico... per lei era piacevole!
Era felice di vedere su di sè spuntare sorrisi…piccoli ma grandi sorrisi…
Era lei che faceva ridere perché aveva una storia dentro di sé molto divertente.
Un giorno, senza nemmeno aver sentito chiamare il suo nome, venne presa…
stava facendo il suo solito sonnellino, si alzò di soprassalto e si accorse di essere già all’esterno della biblioteca. Chi l’aveva presa non si preoccupava di ripararla dal freddo e dalla pioggia e infatti dopo pochi minuti Maya era zuppa d’acqua.
Dopo un po’ di tempo venne riportata nello scaffale della sua biblioteca, era esausta, rimase ferma a lungo.
Fino a quando la scorsa settimana, dopo tanto tempo, sentì chiamare il suo nome…
ma appena cercarono di sfogliarla si accorsero che le sue pagine si erano tutte appiccicate l’una all’altra per l’umidità che aveva dovuto subire per essersi tutta bagnata…
Maja non potè più essere sfogliata. -
Marina
16 mag 2007C’era una volta un maghetto, era proprio carino, aveva una cicatrice sulla fronte, ma quello era l’unico segno perché in realtà la sua pelle era liscia e fresca, poi finì in una biblioteca e vide una ragazzina che da lontano lo fissava incuriosita, lui voleva parlarle ma prima di poter anche solo avvicinarla fu preso e portato via malamente. Ogni sera delle sporche manacce lo toccavano,tante e tante volte venne preso e sballottato, alcune venne messo dentro ambienti chiusi e stretti e il suo vestito, il suo splendido vestito da mago, si rovinava sempre di più. Un giorno finalmente tutto quel trambusto cessò. Vicino a lui c’era un altro maghetto, ‘è uguale a me… anzi no, è un po’ più vecchio!’ pensò lui, ed era invidioso perché l’altro era più bello e pulito, mentre lui era sporco e misero. Tutto intento a pensare non si accorse che qualcuno lo stava fissando: era la ragazzina che avrebbe tanto voluto conoscere il primo giorno, ma ora si vergognava, perché non si sentiva più presentabile, cercò di nascondersi dietro al fratello più pulito, ma invano, la ragazzina voleva proprio lui, e quando se lo portò a casa, il maghetto fu felice, non era più su di uno scaffale freddo, ma tra le mani pulite e innocenti di quella ragazzina. -
Andrea Mantovani
18 mag 2007“Il libro di Martin” era un libriccino piccolo piccolo, il più basso dello scaffale, che quasi non si vedeva.. Se ne stava lì, un po’ triste e desiderava tanto esser messo nella scansia di fronte dove c’era un “libro Mamma” che –lui era convinto- lo guardava con tenerezza.
Una notte si fece coraggio ed abbandonò il suo posto facendosi scivolare fino a terra e poi, con tanta fatica, si arrampicò fino ad arrivare vicino a quel libro meraviglioso. “Finalmente!” disse, e si addormentò.
La signorina dai capelli rosa lo vide subito, fuori posto, la mattina dopo e tornò a sistemarlo alla sua vecchia collocazione.
“Il libro di Martin” sentì un fremito in tutte le sue pagine, come quando d’inverno il vento soffia in cielo le foglie cadute a terra e si “spampanò”.
Poi, tutti nella biblioteca videro quei fogli cadere piano e la signorina dai capelli rosa ne raccolse uno che aveva al centro il disegno di un piccolo cuore; lo sfiorò appena, ed un poco di colore rosso rimase sulle sue dita. Per sempre. -
ciclaminsk
24 mag 2007Quando il libro "storia della fotografia n.2" divenne il libro più famoso della biblioteca - successe dopo il tredicesimo o quattrodicesimo racconto sull'argomento, grossomodo -, quando una delle tappe obbligate del giro turistico di Bologna - insieme alla finestrina e al quadrangolo della voce sussurrata eppur udibile -, si diceva, una delle tappe obbligate divenne lo scaffale del libro "storia della fotografia n.2", fu allora che qualcuno - che io sia impiccato se so di chi sto parlando -, qualcuno si chiese "e storia della fotografia n.1?".
Quel qualcuno - stravagante e simpatico come chi s'azzarda a guardare il quadro accanto all Gioconda -, quel qualcuno aprì il libro e, che ci crediate o meno, l'ultima pagina era un pochino rosicchiata.
Questo non vuol dire necessariamente che ci fosse un nesso con i topi della biblioteca, ma voi vi sentireste di escluderlo? -
Angela Maritato
27 mag 2007Questa è la storia triste di un giovane libro per bambini, amatissimo sia dai bambini sia dai suoi colleghi di scaffale, i quali lo vedevano andar via sempre con allegria e fierezza, nelle sue uscite dalla biblioteca.
Un giorno, un bambino lo prese in malo modo.
Non aveva negli occhi il solito sguardo di ammirazione che il giovane libro aveva visto in tutti i suoi piccoli lettori.
Perciò stavolta, uscendo dalla biblioteca, i suoi colleghi di scaffale lo videro allontanarsi con insolita perplessità.
I giorni passarono in fretta.
Un giorno però il bibliotecario Sari si soffermò a guardare l’intera fila di libri tra i quali, ormai più di trenta giorni prima, il giovane libro per bambini solitamente si ergeva in tutto il suo splendore.
Trascorsero ancora quindici giorni ed eccolo rientrare tra i suoi colleghi!
Uh! Quanto era cambiato! Gli occhi! Sì, gli occhi erano non più tronfi, ma spenti e preoccupati! E la copertina era stata graffiata e strappata agli angoli!
Quante cose erano successe! Era stato persino calpestato da piedi di bimbi, i quali non sapevano quanto male facesse!!
Da quel giorno, purtroppo nessuno richiese tanto spesso il giovane libro per bambini! -
ezia
01 giu 2007Dorn era l'amico caro di Michele: fin dal primo giorno del corso di economia gli aveva indicato la strada per avventurarsi nelle teorie della macroeconomia. Insieme avevano affrontato terribili esercitazioni e lunghissime lezioni fino al giorno del grande evento: l'esame finale. Anche allora Dorn si stringeva al braccio di Michele e lo sosteneva.
Il professore era interessato agli aspetti applicatici delle teorie economiche ed alla fine il povero Michele non ebbe il voto desiderato. Non appena furono soli nella sua stanza di studio Michele infuriato pe l'accaduto prese un contenitore di latta, strappò la copertina di Dorn e gli diede fuoco. Non contento continuo a stapparare i fogli del povero Dorn e a gettarli nel contenitore citando ogni volta la mancata assistenza di un santo. Quando terminarno sia i fogli di Dorn sia i santi del calendario, Michele si lasciò cadere sul letto con gli occhi fissi al cumulo di cenere. Povero Dorn non poteva più aggirarsi tra i banchi di economia nè aiutare altri studenti a comprendere la bellezza del spere: la sua vita si era spenta nelle mani di un ingrato studente! -
virna
01 giu 2007Terminator andò dritto allo scaffale della bioetica. Ma fra tutti i volumi che sfogliò, non ne trovò neanche uno con una piccola sottolineatura a matita, un'orecchia piegata, un segno qualsiasi di vita umana. "Colpa di quella maledetta campagna di sensibilizzazione!", pensò, e tristemente andò in un angolino a riavvitarsi qualche bullone sconnesso. -
carla burnelli
02 giu 2007La libreria Rizzoli, antico salotto librario di Bologna, ora è un ingresso del complesso Benetton: hanno conservato soltanto gli antichi scaffali.
Entro e attraverso la luce psichedelica immagino che mi venga incontro il vecchio direttore della libreria, con gli occhiali perennemente in bilico sulla punta del naso, ha in mano un libro, lo guarda, lo tocca con delicatezza secondo il suo motto “i libri si accarezzano”.
Io, studentessa delle magistrali, con pochi soldi in tasca andavo a comprare i libri della BUR e quel vecchi direttore mi comunicò un grande amore per i libri che conservo ancora oggi.Ora frequento spesso la biblioteca di Sala Borsa, vago tra gli scaffali alla ricerca dei miei aurei preferiti, vorrei davvero accarezzare quei libri, specialmente alcuni che sono passati da tante mani non sempre gentili. Vorrei poter affiggere uno striscione, accanto ai bellissimi manifesti che fanno bella mostra nell’atrio maestoso della Sala Borsa,con una scritta”amate i libri, imparate ad accarezzarli,essi sapranno donarvi un piacere nuovo nella lettura e non vi sentirete mai soli”. -
Roberta Camarda
24 giu 2007Le aveva detto pag 33, le aveva detto Jules e Jim, le aveva detto leggi cosa provo per te;è scritto lì, non puoi sbagliare,è l'unica copia che di quel libro hanno in biblioteca è l'ultima copia di mille altre andate perdute.
Così lei si ritrovò a correre tra scaffali e tremando ad afferrare quel libro, in cui mancava, perchè strappata, proprio quella pagina.
Attonita pensò ad un segno del destino, così non fermò lui che in aereoporto sperava di vederla arrivare.
Ma come avere il coraggio di fermare quell'uomo?Come trovare la forza di arrestare la sua fuga? Eppure l'avrebbe avuta, quella forza, se solo avesse potuto leggere che quello che lui provava per lei, era "amore" ed era "assoluto". -
Claudia
04 lug 2007Tea è così presa dal libro che non sente niente di ciò che gli accade intorno. Il suo unico movimento è quello necessario per voltare le pagine. La meta è ancora molto lontana ed i suoi compagni di vagone chiacchierano, ridono ed ogni tanto la osservano con curiosità. Sembra essere in un altro mondo, in viaggio.
Poi uno scatto, Tea alza lo sguardo, poi torna sul libro ed inizia svoltare velocemente le pagine. Avanti e indietro. Avanti e indietro. Poi chiude il libro ed un’antipatica smorfia si disegna sul suo viso.
Cosa c’è? Chiedono tutti incuriositi, pensando che voglia picchiare qualcuno.
Manca una pagina! Risponde Tea. Al libro manca una pagina.
Prova una sensazione di perdita, di incompletezza. Vorrebbe scendere dal treno e andare a cercare QUELLA pagina. Invece deve restare lì, sospesa, per poi tornare in biblioteca appena può per avvisare che il libro è rovinato. E poi cercarne un’altra copia. Ma ora, resta lì abbandonando il suo viaggio nel viaggio. -
Claudia
04 lug 2007Un’intera tazzina di caffè! Una bella giornata, un bel tavolino, un bel libro ed una tazzina di caffè neanche tanto bella. Ma tanto preoccupata del mio stato di stress da decidere autonomamente di evitarmi altra caffeina nel sangue e di decidere, altrettanto autonomamente, che sarebbe stato interessante vedere l’effetto “abbronzato” della pagina 187 del libro preso dalla SalaBorsa rovesciandoci sopra il suo nero contenuto.
Ok! Ok! La tazzina ha vinto. Comprerò un nuova edizione per la biblioteca, lascerò asciugare al sole il caffè (per migliorare l’”abbronzatura”??) e me la terrò come monito al mio stress. È così che si fa no?? Tutti contenti, a parte la tazzina che … casualmente .. ha avuto un forte impatto con il sampietrino accanto al piede del tavolo. -
fabio grande
19 lug 2007Me ne stavo fuori dalla mia casa di plastica, fuori dal mio guscio comodo e sicuro, poggiato lì sul tavolo a qualche palmo dallo stereo ed esponevo la mia superficie tonda a specchio ad ogni genere di rischio. Il ragazzo che mi aveva preso non doveva essere dei più premurosi perchè nell'arco di una settimana posò distrattamente su di me chiavi e gingilli, accendini e penne, libri e altre cose, coprendomi e scoprendomi, prendendomi e posandomi di nuovo con non curante disinvoltura, come si fa con una bottiglia vuota. Quando mi adagiò di nuovo nella custodia il danno era già compiuto, la mia superficie era rigata come il palmo di una mano. Peccato: perchè le canzoni che tengo in grembo sono belle, e al prossimo ascoltatore toccherà munirsi di pazienza e di ulteriore fantasia per immaginare quale nota o quale sillaba andrà perdendosi tra un singhiozzo e l'altro, tra un salto in avanti e due indietro. -
Adriano Frazzoni
13 ago 2007Ramanzina
......e guardami in copertina quando ti parlo!
Pensi mi diverta l’essere sbattuto da un capo all’altro del divano?
Trovi spiritoso un calzino usato come segnalibro?
Tanto non è mio, tanto è della biblioteca che di libri è piena! Bel ragionamento!
Per fortuna siete una minoranza.
Non vi rendete conto dei danni che potete causare poiché non di sola cellulosa siamo fatti: l’ingrediente principale è la vita.
Sai che il capitano Achab rischiava di non partire per una bruciatura di sigaretta che aveva bucato la parola “chiglia”?
E che dire di Cenerentola che ha dovuto lasciare il ballo alle dieci perché si è slogata una caviglia scivolando su una macchia di ragù?
Non vi rendete conto di quante storie potete rovinare con la vostra noncuranza?
Pinocchio ha rischiato l’infarto per un intelligentone che ha pensato bene di contornare il disegno del burattino con la punta di un compasso: il poveretto pensava di avere i tarli!
La trama più bella è irrimediabilmente rovinata da una pagina rovinata o anche da una sola parola illeggibile!
Ecco, bravo, vedo che finalmente hai capito: questo è il posto mio, nella biblioteca, assieme a tanti amici. -
Annalisa
26 set 2007Ti amo,sai? Amo i tuoi mille profili, le storia che mi racconti, quelle parole che sanno di te, e che non è necessario sottolineare, perchè rimangono impresse nel cuore. Amo il tuo odore fatto di polvere, e di sudore delle mani che ti hanno toccato prima di me; amo quelle tue storie fatte di segni neri, parole stampate, segni imbronciati; è come se raccontassi la tua storia per la prima volta, è come se non fossi lì da sempre e non ti fossi mai aperto prima che con me. Ti amo perchè mi racconti, facendomi sentire speciale, e non ti chiedi se, arrivata all'ultima pagina, chiuderò la copertina e ti lascerò lì dove ti ho trovato, nella ricerca di una nuova storia da farmi raccontare. -
anna rosati
27 nov 2007Libretta era vanitosa si guardava le pagine appena stampate di fresco e ne coglieva l'aroma sognando di essere accarezzata da dita eleganti, nobili, colte, raffinate. Arrivata all'indice si guardò indietro e ritrovò una macchia rossa che le aveva cancellato l'incipit! Che pizza! -
Annalisa Bonazzi
22 dic 2007Le mani unte lo afferrarono senza ritegno. Lo sfogliarono brutalmente, senza rispetto. Non era fresco di stampa, aveva una certa età, era stato di molte mani ma mai violente come quelle. Si rese conto che sarebbe stata la fine per lui, niente più attese sugli scaffali, niente più brividi al contatto con nuove mani, niente più frusciar di pagine.
Ci fu uno scossone, poi più nulla, di lui non restarono che pagine sparse. -
nicoletta
08 gen 2008Sono un esperto di storie d’amore, so intenerire, infiammare commuovere. Lui mi ha ascoltato infinite volte questa settimana. Sono la musica del suo amore. Poi lei, sulla soglia – E’ finita – gli ha detto. Lui mi ha preso ancora una volta fra le mani, mi ha accarezzato, ha aperto la lavastoviglie. Sto facendo, ora, il ciclo completo con le pentole della loro ultima cena… -
Mauro Zironi, scuola secondaria di primo grado Zanotti, II F
12 gen 2008“TRATTAMI CON AMORE”
Ero senza valore per la maggior parte della gente: ero sottolineato e stracciato, in pratica ero un libro rovinato, chi avrebbe più voluto leggermi?
Noi li chiamiamo pipistrelli spremi-carta quei lettori, se così si possono chiamare, che ci maltrattano e ci rendono alla biblioteca quasi inutilizzabili: macchie di marmellata, briciole, segnacci…
Quel giorno si ricordò di me Superbibliotek, che mi pulì, cancellò le mie scritte e pose il timbro in prima pagina “in buone condizioni”.
Grazie a lui, per quella volta l’avevo scampata, ma chissà per il futuro. -
Chiara Zanasi, scuola secondaria di primo grado Zanotti, II F
12 gen 2008“TRATTAMI CON AMORE”
In una biblioteca c’era un libro molto voluminoso che aveva la copertina tutta segnata e le pagine gialle stropicciate perché era molto antico. Nessuno lo leggeva da tanto tempo così tutti gli altri lo prendevano in giro.
Un giorno terribile i libri lo spinsero giù dallo scaffale.
Nessuno sapeva, a causa della polvere che lo ricopriva, che il libro si intitolava "Tesori perduti" e che, per l’appunto, raccontava di tesori perduti sepolti dai pirati secoli fa, di forzieri pieni d’oro, di gioielli e di monete.
Un giorno un ragazzo che non aveva mai viaggiato lo raccolse e lo pulì per bene, così si accorse che era interessantissimo. Partì per il luogo di cui parlava l’antico volume, seguì passo passo la cartina e diventò ricco e felice.
Grazie a un libro. -
Marco Skocaj, scuola secondaria di primo grado Zanotti, II F
12 gen 2008“TRATTAMI CON AMORE”
Il mio nome è Dracula, sono il protagonista di un libro dell’orrore, ma non un libro che va trattato con orrore!
Mi trovo in soffitta da almeno un mese insieme a tantissimi altri, da quell’odioso di Harry Potter (che da quando è diventato famoso si crede chissà chi) a Pel di Carota. Siamo tutti impolverati e abbiamo la metà delle pagine che dovremmo avere.
Luca, il nostro padrone, ci ha presi in biblioteca perché costretto da sua mamma a leggere. Ora le sta facendo credere che mi sta leggendo, ma le poche volte che mi tira fuori dalla soffitta mi usa come sgabello per pareggiare le gambe del tavolo.
Perché obbligare qualcuno a leggermi? Ho fascino da vendere, solo che vado aperto, prima. Se quella mamma, invece che somministrarmi come una medicina, avesse preso suo figlio in braccio fin da piccolo per fargli sentire un bel racconto attraverso la sua voce, oggi non sarei qui, schiacciato dal peso di un tavolo intero! -
Martina Sansoni, scuola secondaria di secondo grado Zanotti, II F
18 gen 2008Un sabato mattina in Biblioteca Sala Borsa un bibliotecario si avvicina con aria apparentemente disinteressata per origliare il dialogo tra due adolescenti che spuntano dietro una torre di libri. Il maschio sembra Eminem in versione mignon, lei una delle Bratz.
- Non ci posso credere! Tu hai fatto questo? Hai strappato una pagina dal mio libro preferito? Non è possibile che tu abbia fatto questo a me che sono la tua migliore amica… Grazie a te la storia che mi ha fatto crescere ora è in pezzi. -
D’un tratto comparve il piccolo principe, che la ragazzina aveva tanto amato, seguito dalla sua amica volpe e dalla rosa vanitosa. Insieme presero il ragazzino e lo portarono dentro alla storia, lo misero seduto proprio vicino a uno dei tre vulcani spenti, a un passo dal vuoto che aveva provocato lui stesso, strappando pagina 63. -
Moushumi Haque, scuola secondaria di primo Zanotti, II F
18 gen 2008“TRATTAMI CON AMORE (MA NON ESAGERARE)”
Al giorno d’oggi in qualunque biblioteca andiate troverete cartellini sugli scaffali con su scritto: “Sola consultazione”. Questo a causa della maleducazione di tanta gente, è naturale che le biblioteche cerchino di proteggere i loro beni.
Io ho circa duecento anni e, data la mia età, vengo considerato talmente delicato e prezioso che ormai nessuno osa neanche consultarmi.
Ma io non voglio rimanere in questo stato di abbandono per il resto della mia vita. Il mio sogno è andare nelle biblioteche di tutto il mondo e dire ai lettori: “Signore e signori rispettate le regole della biblioteca, ma cercate di non esagerare. Se volete bene ad un libro molto antico non abbiate paura di rovinarlo, non lasciatelo abbandonato sul suo scaffale, andate a trovarlo per leggerlo o anche soltanto per sfogliarlo. Non lasciatelo morire di tristezza e disperazione come sta succedendo me”.
Moushumi Haque, scuola secondaria di primo Zanotti, II F -
Giulia Flammini scuola secondaria di primo grado Zanotti,II F
18 gen 2008Ecco, ero proprio lì, dentro un cofanetto di vetro abbandonato.
Ero un libro troppo antico per essere letto dai giovani e per questo ero molto triste; ormai nessuno conosceva più la mia esistenza e io ero imprigionato e tutto solo.
Un giorno, mentre guardavo la gente che mi passava attorno ignorandomi, vidi un uomo ben vestito che mi prese tra le sue grandi mani: era una sensazione fantastica, non ero mai stato più felice di così.
Mi mise poi in una libreria tutta polverosa, piena di libri rovinati e solitari come me: ero destinato a far da soprammobile. Forse sarebbe stato meglio stare in uno scrigno di vetro piuttosto che in una libreria putrida…
Pochi giorni dopo un ragazzo scelse me e mi tirò giù dallo scaffale; era tutto stupendo mentre scendevo avvolto in quel caldo abbraccio ma, quando mi riportò a destinazione, sulla solita libreria, non potevo più dire di essere un libro. -
Federico Montoschi scuola secondaria di primo grado Zanotti,II F
18 gen 2008Siamo amici da una settimana:
mi hai fatto il piercing con le graffette
mi hai tatuato tutto con il pennarello
mi hai fatto fare i salti mortali
mi hai fatto provare tutte le posizioni dello yoga
mi hai tenuto in apnea nel bagno,
ma sono ancora qui e ho tante belle cose da dirti
vorrei raccontarle anche ad altri, se me lo permetti. -
Giulia Dolzani, scuola secondaria di primo grado Zanotti II F
18 gen 2008Lavoro in Sala Borsa da tanti anni e ormai sto per andare in pensione.
Da tempo ho perso l’entusiasmo per il mio lavoro perché non mi è mai capitato di vedere un libro ben curato.
Fino ad oggi almeno.
Era una bambina non troppo alta, bionda e vestita con una semplice maglietta verde e un paio di jeans; si rivolse a me con sguardo tenero: - Buongiorno, sono venuta per restituire il libro che mi avete gentilmente prestato. – disse, poi andò via.
Io rimasi stupita nel vedere quel testo. Era ricoperto con una plastica trasparente e, al suo interno, c’era un piccolo foglietto con su scritto: “Alla gentile signora che mi ha prestato questo magnifico libro, cordiali saluti e auguri per la pensione”.
A quelle parole non ho resistito e mi sono scese due lacrime di gioia. -
Giulio Corbelli, scuola secondaria di primo grado Zanotti, II F
18 gen 2008In una libreria in fondo al corridoio dell’ultimo piano della biblioteca Sala Borsa un libro di storia era fuori posto sull’ultimo scaffale in alto, uno di letteratura latina era buttato per terra, un altro era aperto a metà sul tavolo. Aveva una copertina gialliccia piena di segni, una o due pagine avevano delle orecchie, mentre la maggior parte delle altre erano sottolineate con l’evidenziatore.
Carlo Magno e Giulio Cesare, stando in punta di piedi sulle pagine, cominciarono a lamentarsi. Volevano essere maggiormente considerati, loro che avevano fatto la storia con la S maiuscola. Avrebbero dovuto scrivere un biglietto per quegli insensibili dei lettori. Ma chi poteva farlo?
A fatica Carlo ammise di essere analfabeta, Cesare sapeva il latino e poco più. Pinocchio, allora, timidamente, si alzò dal tavolo e disse – Non fate caso alle orecchie d’asino. Io so scrivere! -.
E così comparve un biglietto con su scritto: “Rispetta i libri, sono roba di tutti”. -
Martina Auriemma II F, Scuola secondaria di primo grado Zanotti
18 gen 2008C’era una volta un ragazzo che odiava i libri.
La parola “lettura” gli faceva venire la nausea, avrebbe preferito buttarsi giù da un dirupo.
Continuava a ripetersi: - La lettura è inutile, è solo uno sforzo mentale che eseguo per unire le sillabe e non c’è niente di vero -.
Un giorno a scuola gli fu assegnato in lettura Alice nel paese delle meraviglie che il ragazzo lanciò in un angolo, con disprezzo.
I personaggi, offesi a morte, decisero di ribellarsi.
Quando il giovane si addormentò Alice, la regina di Cuori, le sue guardie, il re, lo Stregatto, Oreste, il cappellaio matto e tutti gli altri uscirono dalle pagine per infliggergli una punizione esemplare. Lo incatenarono al letto, entrarono nella mente dell’antilettore e, quando il ragazzo si svegliò, si ritrovò legato. Continuava a sentire le urla della regina, a vedere lo stregatto che lo rincorreva mentre Alice cantava e le guardie strepitavano!
Alzò la testa e vide un biglietto con scritto: “Nel giorno del tuo non compleanno per te un bel mal di testa. Prova a leggere. Vedrai che ti passa!” -
Annalisa B.
08 feb 2008Wolly era stato in giro per il mondo, aveva conosciuto un sacco di gente. Aveva sorriso, sperato, immaginato, scoperto cose nuove. Lui dava sempre un sacco agli altri, e forse le persone che incontrava non lo apprezzavano fino in fondo. Ormai era stanco, sciupato, impallidito, sporco, rovinato. Era contento perchè aveva dato tanto agli altri, ma aveva dato troppo e piano piano stava morendo. Un giorno arrivò lei: Annina. Guardò Wolly, sapeva e sentiva che aveva tanto da dare, tanto da insegnare, ma aveva bisogno di aiuto, di essere curato, aiutato, amato, come lui aveva fatto con tutti. Così piano piano lo ripulì dolcemente, lavò e curò le ferite. W. lentamente riprendeva il suo colorito, sorrideva, era di nuovo felice, era come rinato. Rimasero le cicatrici sì, ma non c’erano più segni di biro, matita, scritte, anche l’evidenziatore era sbiadito, le pagine non erano più stropicciate. La sua gommina lo aveva rimesso a nuovo, grazie ad A, Wolly riprese a dare, a insegnare, ad amare. Era il suo libro preferito, non poteva sopportare di vederlo così rovinato. Purtroppo un giorno A. si dovette separare da W. Furono entrambi tristi, ma W. non si scordò mai di lei: la sua gommina. -
Andi
09 feb 2008L’uomo più grasso del mondo ricordò la sua maestra dell’infanzia e le sue parole: “ragazzi, dovete imparare a divorare i libri”. Fu così che ne scelse uno opaco ma invitante, grande e polposo. Lo portò a casa e si sedette in cucina. Incominciò a spalmarvi sopra cucchiaiate di Nutella e per ogni pagina una fetta di salame piccante. Amante dell’agrodolce, una spruzzata di limone e un pizzico di sale. Poi l’addentò. Quando si accorse che non era commestibile lo riportò in dietro. Gargantuà scrollandosi la Nutella dalle spalle sussurrò: “che schifo”… -
fabrizio logno
21 mag 2008Un giallo noir, percosso di blue notes, si velò di grigia tristezza -
Zucchero
23 mag 2008Sono un libro della Sala Borsa che non abita più in centro. Ho mantenuto l’etichetta con la collocazione, i timbri, la copertina trasparente ma ho cambiato residenza.
Zucchero mi ha masticato la copertina; grazie al cielo gli organi interni si sono salvati dai morsi.
Un’altra copia è stata comperata e restituita al mio posto.
Era già successo a un altro, ma in biblioteca hanno voluto venisse riconsegnato comunque perché era un “bene”, sebbene gliene stessero restituendo anche uno nuovo di zecca. Chissà poverino dove l’hanno riposto, se qualcuno lo legge, tirandolo fuori da uno scatolone di tanto in tanto come un cold case.
Nel mio caso è stato sostenuto che ero stato perso.
Ho posto la condizione di abitare sugli scaffali più alti, ma spesso mi raggiungono i gatti che mi buttano con qualche vicino addosso al cane che brontolando si sposta più in là.
Nel caso in cui alla fine di questa lettura venisse richiesta anche la mia restituzione, trattasi di una storia di pura invenzione. -
Il Ritorno (ma mai avrei pensato di trovare tanta disgrazia)
23 mag 2008Mai avrei pensato di trovare un luogo tando abbandonato e degradato, quanto una biblioteca. Frequentata da vecchi, storpi, analfabeti e persone che la lingua italiana non ha tra le sue parole una sola che li possa descrivere.
Era un incubo ed insieme una realtà tanto vera da sembrare pazzesca. Fili, fogli e carta svolazzavano dal soffitto a le pareti, e i libri erano usati come scale ed accatastati agli angoli, soli o contenuti dentro scatole di cartone. Aspettavo solo di vedere un novello Caronte attraversare con la sua barca quel fiume mesto e putrido con sopra le anime dei dannati e poi l'Inferno mi sarebbe finalmente apparso. Dalle mie mani caddero i libri che con me, avevano percorso il viaggio fino a qui. Li guardai cadere uno ad uno, senza fare niente. Poi passai oltre ignorando di aver mai avuto qualcosa tra le mani. Ero perduto per sempre nella valle dell'ignoranza.
Fu allora che mi destai con tutti i libri della biblioteca sopra come una coperta. Mi ero addormentato studiando e tra i libri notai, ora che ero sveglio, sotto le righe la sottolineatura rossa del mio pennarello. Mi morsi il labbro per la vergogna e promisi che mai più avrei rovinato la cultura del mio mondo, perché mai più avrei voluto anche solo sognare di nuovo una biblioteca simile come quella che avevo veduto.
Scrivi anche tu la storia del libro-video-cd rovinato.
Chi l'ha visto?
-
gina
23 apr 2007Dov’è Marcel??
Scritto da uno che il tempo perduto lo cercava, sono cercato, ora, da qualcuno che di tempo non ne vuole perdere. La fuggitiva possibilità di incontro è stata messa in ombra dalla fanciulla che, incautamente, mi ha riposto quaggiù, in una Sodoma e Gomorra alfabetica in cui non mi riconosco… -
CP
23 apr 2007Vado a prenderlo - disse l'operatore e il tempo passò...
i minuti si susseguirono ai minuti, le ore alle ore e i giorni ai giorni, il tempo trascorse con l'utente in attesa...
e ci furono le stagioni: la primavera, l'estate, l'autunno e l'inverno; così passarono anche gli anni, veloci uno dietro all'altro e alla fine l'utente morì attendendo invano. -
L.G.P.
27 apr 2007Chi apre la bocca, chi chiude la bocca. Chi apre le orecchie, chi chiude le orecchie. Chi apre gli occhi e chi chiude gli occhi. E' così che le cose appaiono e scompaiono. Basta vederle o non vederle, sentirle o non sentirle... insomma, così. Le cose non esistono di per sè, ma solo se qualcuno le guarda o le sente o ne parla. Le cose come i libri, ad esempio, al buio pesto non esistono. Le puoi toccare, se sei fortunato, le puoi leccare, sempre a tuo rischio e pericolo, ma non puoi leggerle. Cioè, ci sono e non ci sono le cose come i libri al buio pesto. Al buio pesto è tutto uguale, tutto così democratico, tutto smarrito. -
L. G. P.
27 apr 2007Una notte un tale ebbe in sogno una visione piuttosto bizzarra. Gli apparve dal nulla un libro parlante. Esso diceva angosciato: "Trovami, sono io, il libro della storia del cavatappi."
L'uomo incupito rispose: "Dimmi di più, come posso aiutarti?"
"Tu sei un amico del Capo bibliotecario della Biblioteca SiBillina, parla con lui, digli dove sono."
Il tale infuriato per la vergogna, andò dal Capo Bibliotecario, e lo rimproverò della mancanza avuta nei confronti di questo importantissimo libro. Il Capo si difese dicendo che la colpa era unicamente dei sottoposti e così, ne fece licenziare tre o quattro, tanto per dare l'esempio. Il libro fu trovato e nessuno visse felice e contento.
Una notte, il Capo Bibliotecario fece un sogno bizzarro. Gli apparve un'oliva all'ascolana che gli riferì la seguente richiesta: "Tu che sei amico del droghiere quì all'angolo, aiutami, sono sotto il bancone, trovami e dammi dovuta considerazione." L'oliva all'ascolana venne trovata e il garzone del droghiere fu licenziato. Questa è la morale: quando senti un oggetto che parla e non è una radio accesa, fatti curare. -
L.G.P.
27 apr 2007Mi chiamo Antonio e di cognome faccio Majello, e voglio dire una cosa: io, nella mia vita, libri non ne ho letti mai. Neanche uno. Neppure due, così per caso. Non si dica mai che per sbaglio un giorno, l'occhio mi è caduto su un libro e l'ho finito tutto, come si suol dire, in un batter d'occhio. Però sono un tipo grammaticato. Non faccio un errore che sia solo uno e non due. Di cognome faccio Majello, mi avrete già sentito nominare, sono famoso, faccio lo scrittore di mestiere. I miei libri vanno a ruba, li cercano tutti. Le biblioteche devono comprarne a centinaia per soddisfare le richiste dell'utenza. Ma poi, non si trovano mai, spariti come nel nulla. Certo è che sono libri sottili, tre o quattro pagine alla volta, quasi invisibili, la gente quando li trova negli scaffali poi li porta a casa, e a casa svaniscono tanto sono sottili e degradabili; sto scrivendo una saga, sono Antonio Majello, ho perso il filo del discorso, chi l'ha visto? -
Carmen De Chiara
30 apr 2007Sebastian era un affascinante libro di storie avventurose e misteriose, che avevano come protagonista uno splendido ragazzo dagli occhi verdi che passava i suoi giorni ad insegnare alle persone come fare per stare bene con se stessi.
Un giorno una ragazza per caso capitò davanti ad uno scaffale della biblioteca e notò Sebastian che anche nell'aspetto esteriore era proprio "accattivante".
Decise di prenderlo per approfondire la sua conoscenza e fu subito amore.
La ragazza leggeva e rileggeva Sebastian a anche quando aveva altro da fare, la sua mente pansava sempre a lui e al suo protagonista.
Finchè un giorno decise di scappare con lui e far si che quelle avventure narrate potessero trasformarsi in realtà e potesse incontrare il misterioso ragazzo dagli occhi verdi. -
chinaski
02 mag 2007l'dea più balorda l'aveva partorita mentre nuotava all'alba fra le onde pulite e fredde dell'adriatico ...
naturalmente era un sogno; non sapeva neanche nuotare!
ma l'dea di aprire un 'asilo-casa di accoglienza' per quelli abbandonati e maltrattati e perduti o scordati sui treni, nei bagni pubblici o al pub...
sicuramente ci avrebbe fatto i soldi...
tanto, come nei canili, anche se li maltratti i libri non possono testimoniare!
eppoi magari lo venivano ad intervistare col gabibbo... -
L.G.P.
02 mag 2007Su quella che oggi tutti chiamano 'Linea Gotica', e che già da tempi non troppo antichi era così chiamata, anche se allora faceva più paura che oggi, il piccolo bibliotecario cercava cimeli della guerra che potessero testimoniare i terribili fatti accaduti.
No, non pensate male di lui, non era un tombarolo.
Scavando, scavando, tra false monete romane, veri centesimi al nichel, trovò una pergamena arrotolata, vecchia e ingiallita, corrosa dal tempo e macchiata da umida muffa.
"Oh perbacco!" disse il piccolo bibliotecario. "Mo questa è un'antica pergamena di cartapecora, leggiamo...-srotolò il rotolo e lesse- 'Antica mappa dei libri smarriti'. Uh!" Sorpreso e felice, per festeggiare si preparò una piadina con la salama da sugo ferrarese, giusto per darsi un po' di grinta e raggiungere in forze il paese vicino per studiare la mappa con calma. Era la scoperta del secolo, anche se era ancora il 2007 ed entro il 2100 di cose potevano accaderne.
Con quella mappa il piccolo bibliotecario avrebbe potuto colmare tutti i vuoti lasciati negli anni dagli ammanchi negli scaffali delle biblioteche, scaffali che fila per fila sembravano vecchie bocche sdentate. Ogni libro avrebbe trovato il suo posto, ed ogni posto avrebbe accolto il suo libro. Che bella storia! Ma quale sarà stato il finale? Dove erano nascosti i libri? Quando sarebbe andato a cercarli?
Purtroppo la mappa, dopo pochi minuti era già inutilizzabile. Il piccolo bibliotecario ci aveva avvolto la restante salama da sugo ferrarese. Non si era accorto, preso come era dalla gioia, di aver incartato il maiale in preziosa cartapecora. -
L.G.P.
03 mag 2007Dopo che le ebbero provate tutte, i decani della biblioteca, gente saggia oltre ogni dire, decisero di chiamare una medium e convocare una seduta spiritica al fine di rintracciare i libri smarriti da tempo. La medium era una donna magra coi capelli a cascetto grigi, una new age già un po' old age, ma poco importava. Si riunirono in cerchio tenendosi per mano, a luci spente videro la sagoma del primo spirito prendere forma nel vuoto. "Eccolo che arriva, chi sei?"
"Sono lo spirito del Codice da Vinci, uuuuuuuhh!"
"Uuuuuh! che? Non sei mica smarrito tu, anzi, abbiamo cinque copie compresa quella deluxe."
"Lo so, ma credo che ogni occasione può essere buona per autopubblicizzarsi."
"Sparisci eretico!"
E il tomo eretico sparì. I decani provarono nuovamente a concentrarsi fissando il vuoto, per vedere apparire una sagoma giusta, uno spirito bello, magari un libro di estetica, o anche sul make-up sarebbe bastato.
"Uuuuuh! Sono lo spirito dell'elenco telefonico del 1996, eccomi a voi finalmente!"
"Cosa? Ma c'era ancora la Sip!"
"E' un pezzo raro! Dove sei?"
"E che ne so?"
"Come facciamo a trovarti?"
"Forse sulle pagine gialle, addio, il mio tempo è finito."
Tutti i seguenti tentativi di rintracciare i libri smarriti andarono peggio dei precedenti. Chi dava la colpa alla vecchia medium, chi dava la colpa ad un decano che nella ricerca dei libri provava a controllare nelle sue narici, e chi rassegnato pensava che da certa gente i libri si erano allontanati coscientemente. -
pier buttà
12 mag 2007Successe una volta che un signore recatosi in biblioteca, non trovando un libro che risultava presente, tornò a casa nervoso e se la prese con chi non c'entrava nulla, suo figlio, il quale si arrabbiò poi con un amichetto, che c'entrava ancora meno,il quale rispose poi male alla sua mamma, che era la quintessenza dell'innocenza, la quale, recatasi in biblioteca, ripose male un altro libro, appositamente, per dispetto. Cosa poi fece colui che cercò inutilmente questo secondo libro, io non lo so, ma credo che non la prese bene neppure lui. -
pastin crioppi
15 mag 2007"Eppure era qui? L'avevo lasciato sopra questo tavolo ed ora è sparito".
"E' sicuro di averlo lasciato priprio qui?" chiese l'agente all'utente di Sala Borsa, indicando il bancone del prestito.
"Si, sono sicurissimo!" rispose l'utente.
"Allora qualcuno lo deve aver preso o rubato poco dopo?" suggerì l'agente.
"Si si deve essere proprio andata così!" rispose l'utente.
"Mi segua" ordinò l'agente. E appena l'utente varcò la barriera antitaccheggio essa si illuminò suonando all'impazzata.
Non tutti i crimini rimangono impuniti. -
bresecche
16 mag 2007Il motivo per cui il dvd di "ragionamenti triviali" - il film che sogno di vedere e non ho mai visto - è sempre in prestito, è che due ragazzi - sono miei nemici, mi odiano, lo fanno per punirmi non so di cosa - lo prendono a turno - una settimana l'uno, una settimana l'altro - da più di tre anni.
Per farla breve, l'altro giorno vengo a sapere che uno dei due si è stancato del giochino, lascerà che io prenda dallo scaffale quel film introvabile, quella specie di Gronchi rosa della cinematografia.
Beh, non capita che mentre sono lì a cercare quell'agognato dvd, arriva una signora maledetta che lo trova sullo scaffale sbagliato e urla - non si urla in biblioteca, si sa, ma lei urla - "ragionamenti triviali di Nelson Buttà, da anni volevo vederlo! Olè! Chissà perché è su questo scaffale! Vabbè! "?
E poi uno deve stare calmo... ma come fa? -
stefano
17 mag 2007Fu la calura estiva e il peso degli 82 anni che spinsero Angela a salire quei gradini, lasciando Piazza Maggiore inondata di sole e di turisti. Entrando nella biblioteca si lasciò carezzare dall’ombra dell’ androne.
Le piaceva l’atmosfera che trasmettevano i libri ordinati sugli scaffali. I libri, che passione, fin da giovane da ragazzina ne era stata attratta,ma la sua gioventù aveva visto più fame,paura e lotta che libri,e i ricordi ogni tanto riaffioravano nella sua mente come istantanee.
Gironzolando senza meta tra gli scaffali dei libri di geografia lo sguardo cadde su un titolo “Marzabotto parla”e le istantanee nella sua mente si fecero immagini in movimento.
Lei e i suoi compagni della Stella Rossa impotenti nascosti tra i boschi udire le urla le voci rauche degli ordini,gli spari e poi il silenzio.
Prese il libro carezzandolo e si avvicino alla signorina delle informazioni: “mi scusi ho trovato questo tra i libri di geografia ma non credo dovrebbe stare li” disse mentre un peso dentro pareva la opprimesse.
La signorina guardò distrattamente il libro e pigiò i tasti di un computer : “ha ragione signora dovrebbe essere tra i saggi storici,vuole prenderlo?”
“No voglio metterlo al suo posto,può dirmi dov’è?” rispose Angela. “Scaffale 22 ripiano B” fu la risposta
Angela si guardò intorno e individuò lo scaffale,vedeva gli sguardi delle persone su di sé ma non si vergognò delle sue lacrime,ripose il libro dove doveva stare sussurrando solo “scaffale 22 ripiano B,va bene,ma non dimenticatevi di noi vi prego” -
Vincenzo Gramegna
18 mag 2007BIG BANG.txt
e fu grande esplosione e subito...pezzi di libri e frasi, brandelli di ARIAL NARROW &tracce di THAOMA sull'asfalto
-stele, calcinacci alla memoria- nel momento più creativo della volumen-storia, ha cancellato fisiognomica toponomastica e progettazione ergonomica lasciando lospazio a noi utenti di creare i nostri privati intrattenimenti
senza indici chiose e commenti. -
Albert
19 mag 2007Il Signor Precisi vagava tra gli scaffali della biblioteca, sbuffando e imprecando a denti stretti... spulciava, rovistava, bestemmiando a intervalli regolari tanto che ogni utente interruppe la propria attività, disturbata dai cadenzati "Ma dov'è?...uffff...". Ad un certo punto il sig.Precisi si rivolse a un bibliotecario "Tutto ciò è inaudito! Il libro "Le Origini della 2a guerra mondiale" dovrebbe essere lì! Ma non c'è! Ciò è sintomo del vostro pessimo lavoro!" E così se ne andò borbottando. Prima di uscire dall'edificio fece sosta alla toilette...e proprio lì sopra un distributore di salviette trovò il suo manuale! Prese il libro e uscì senza registrare il prestito soddisfatto della sua azione. Alcune ore dopo, il Sig. Precisi leggeva tranquillamente il libro nel suo giardino, quando un oggetto luminoso risucchiò lui insieme al libro e alla sedia su cui era seduto... Era stato rapito dagli alieni! Il comandante dell'oggetto luminoso diede ordine di analizzare il libro e il suo contenuto. Il Sig.Precisi intanto non stava fermo:"Questo è uno scherzo! E anche di pessimo gusto! Esigo che mi riportiate a casa! Ora!". Dopo pochi minuti l'alieno incaricato dell'analisi consegnò il rapporto sul contenuto del libro al comandante... Mentre il comandante leggeva il sig.Precisi non la smetteva di urlare:"Ora basta! Adesso spacco tutto! Portatemi a casa!". Intanto il comandante aveva finito di leggere il rapporto e iniziò a osservare il libro e l'essere umano che aveva di fronte... Poi diede un ordine a un altro membro dell'equipaggio...e l'oggetto puntò dritto verso Andromeda. Da quel giorno nessuno vide più il Sig. Precisi e il suo libro "Le Origini della Seconda Guerra Mondiale"... -
d. cheese
29 mag 2007Si riunì il C.B.P.S. (Comitato Bibliotecario Plemario Straordinario).
Prese la parola il decano di bibliotecari.
- E' inutile che vi ricordi che la situazione è drammatica: il volume 2 in mano ai rapitori e con un ultimatum che sta scadendo, il n. 1 rosicchiato dai topi e, oggi, purtroppo, abbiamo ritrovato il n. 3 che era fuori posto da tempo.
-Come purtroppo, interruppero in molti, finalmente una bella notizia.
-No, non lo è, era completamente imbrattato, impregnato, spalmato di gorgonzola.
-Via, via, aggiunse un bibliotecario pragmatico, non drammatizziamo. Non fosse stato per l'odore del gorgonzola quando mai l'avremmo ritrovato?
-Posso chiedere dove è stato ritrovato, domandò qualcuno.
-Narrativa, lettera S, Süskind.
Nessuno parlò per un pezzo. -
T. D. Lemon
29 mag 2007Protetto dall'anonimato di questo confessionale elettronico, devo ammettere una colpa: IO DETESTO BARICCO.
Detesto il suo modo di scrivere ammiccante, sculettante. Tu leggi ed è come se lui fosse lì, alle tue spalle, e col dito ti indicasse il passo successivo dicendoti: guarda che adesso arriva una bella frase spiritosa ma densa di significato.
Leggere non ha nulla di spiritoso. Leggere deve fare male.
E' per questo che tutte le volte che vengo in biblioteca, se trovo un libro di Baricco lo prendo e lo nascondo in mezzo ad altri.
Per cui, cari bibliotecari, se non trovate i libri di Baricco sappiate che sono stato io.
E non ci troverete mai. -
borregola
06 giu 2007A- Qual è il posto più strano...
B- (sbuffando) Come sei banalotto.
A- (piccato, fingendosi non banalotto) Non hai capito. Qual è il posto più strano... in cui hai nascosto un libro? Non dirmi che non l'hai mai fatto.
B - (impettito, fingendosi un nasconditor di libri) Che, io? Certo!
A - E dove?
B - (con finta noncuranza) Sotto uno scaffale della biblioteca.
A - Dilettante! Io ne ho nascosto uno sopra un lampadario.
B - (con una smorfia) Embè? Un mio amico una volta ha nascosto un libro nella tasca di uno sconosciuto.
A - E che vuol dire? Anche un mio amico, e non era neanche un libro tascabile. Era un libro grande.
B - Sì, vabbè, ma un altro mio amico ha nascosto un libro dentro a un altro libro.
A - (sgranando gli occhioni) E come ha fatto?
B - (alzando le spalle) Eh, non lo so.
A - Peccato, ero curioso. -
Marco
05 lug 2007Quando entrò nella bibioteca era un uomo ancora giovane. Si avvicinò titubante al banco e si rivolse alla bibliotecaria.
“Ho un problema,” disse, “ho perso un libro”.
Lei squadrò severa il suo aspetto sfilacciato.
“Tessera?” disse solo.
Non l’aveva.
La signora scosse la testa.
“Titolo?” chiese allora.
“Non lo conosco,” rispose l’uomo arrossendo, “ma glielo posso raccontare.”
E cominciò a narrare di quell’uomo ancora giovane che aveva perso un libro e che mentre lo raccontava alla bibliotecaria spazientita veniva circondato da curiosi che provavano ad indovinare il titolo di quella storia. Ed ognuno di quei curiosi divenne parte del racconto di quell’uomo ormai vecchio, dai capelli impolverati, appoggiato sghembo ad uno scaffale, che narrava di quando entrò nella biblioteca ancora giovane e di tutti quegli uomini e donne che leggevano dalle sue labbra il romanzo altrimenti perduto di quelle donne e uomini che entrando nella biblioteca si ritrovarono protagonisti di una storia infinita. -
chiara grande
25 lug 2007Ero un libro bellissimo, davvero. Ero la storia di un veccchio marinaio. Ero un libro romantico, sul serio... Raccontavo di un vecchio stanco e lui, il vecchio stanco, a sua volta raccontava. Raccontava la sua storia a un passante, la sua storia di vecchio marinaio, la sua parabola triste di povero vecchio, povero vecchio tormentato da un peccato. Uccise un albatro, il vecchio, e per questo ha dovuto pagare. Non fu buono né ospitale, e per questo ha dovuto pagare. Oggi, che più niente si paga, io sono qui, in riva al mare, povero vecchio libro. Sono qui e nessuno mi raccoglie. Non la ragazza abbronzata e tatuata, non il giovane con l'i-pod e il costume rosa, non la signora col suo nipotino e non il famoso giornalista elegante. A volte le onde mi raggiungono e bagnano le mie pagine ingiallite. Vorrei gridare che devo raccontare la storia triste di un vecchio marinaio, ma non sono come lui: non so ipnotizzare e non ho mani per fermarvi, distratti bagnanti... E la mia storia non interessa, non interessa la storia di un marinaio, e se si uccide un uccello non importa a nessuno, mi sembra di capire che qui è tutto scassato, e che si uccide sempre, che non esistono più punizioni, che nulla più si sconta, e che qui non c'è tempo per me. -
federica
07 ago 2007I Giardini di Kensington - Rodrigo Fresàn
Sono sempre stata rispettosa delle regole di biblioteca lo so (tranne una volta per un barbosissimo testo d'esame, ma se lo meritava), non ho fatto mai più di un giorno di ritardo nel riportare un libro a casa. Ma quella volta, giuro che quella volta ci è mancato poco per scapparmene via. Via con Keiko Kai.
(Non mi guardare così con quella faccia che sa di commiserazione, tu non capisci, ce l'hai tra le mani e fai finta di niente).
è stato uno dei migliori.
Ha preso vita da solo fin da subito, ha saputo prendermi nel modo giusto. Mi teneva compagnia, si confidava quando eravamo soli, mi raccontava altre storie oltre la sua e io, io anche. Rapita, com'era rapito Keiko Kai. Lo aprivo a letto, al mare, a colazione, in bagno, alla fermata dell'autobus, in attesa che la pasta si cuocesse o che la lavatrice finisse la centrifuga. Eravamo diventati una coppia affiatata, lui riconosceva le mie mani e io il suo preciso peso, la resistenza che le pagine mi offrivano era il nostro dialogo tattile. Arrivata a metà mi sono accorta che da lì in avanti niente sarebbe stato più come prima. Tutte le cose finiscono, e anche lui, pensavo, prima o poi sarebbe finito. Ho rallentato un po' il ritmo, leggevo righe come si ammirano bassi fondali pieni di meraviglie dal bordo di una barca a vela (anche se non ci sono mai stata su una barca a vela, ma tu suppongo di sì, voglio dire).
Con calma. Stavo attenta alle intonazioni, a volte giravo le parole ad alta voce.
Un breve pezzo l'ho letto anche a lui. Era uno dei momenti migliori, ero emozionata in casa da sola, non capivo se riusciva a capirmi dall'altro lato del telefono. Ero scalza in balcone, il sole basso e caldo, si sentivano i rumori della cena nelle altre cucine. Leggevo alla cornetta del telefono rivolta all'aria fuori. Leggevo per quel momento per tutto l'amore del mondo.
A ripensarci ora lo rifarei. Con quel sole sul balcone, e scalza con il filo della cornetta tirato al limite (certo che puoi anche se non hai il balcone).
L'ho finito tirando un gran sospiro. Poi in verità non era finito del tutto. Allora continuai. Ma ancora mancava un pezzettino, e l'ultimo sipario si chiuse. Cosa avrei dovuto fare? Lo iniziai di nuovo. Ma certo! Bella sensazione da maglione personale, bello comodo, hai presente? Era ancora gioia.
Poi mi mandarono il messaggio di riportarlo a casa. Come ci rimasi male! Come un coito interrotto. Sì forse esagero, fatto sta che il giorno successivo lo riportai a casa. Al bancone restituzioni la ragazza aspettava con una mano, l'altra sulla tastiera.
Glielo porsi ma non lo lasciai. Volevo farglielo sentire, a lui, che non volevo. Sì, smettila di ghignare, è una cosa seria. Lo tirammo entrambe, poi alla fine feci un altro sospiro e lo mollai. Con la faccia dello sconforto puntai i gomiti sul bancone e la testa sui palmi, aspettando che un fulmine sancisse il momento come benedizione.
Lei mi disse che lo potevo già riprendere il giorno dopo. Ho guardato lui, poi ancora lei, poi ancora lui. Ho pensato che fosse carina, ma le dissi che ...non fa niente, che ero già in fase rielaborazione lutto. Poi mentre me ne andavo l'ho salutata, sconfitta e sola, alzando le braccia.
Ecco, non ho storie di libri in ritardo, ma forse se fanno ritardo è perché magari devono finire un ciclo, un percorso, una storia.
La storia di Keiko Kai è finita come è finita la mia. Di Keiko Kai magari ce ne sono molti in giro, diventano adorabili e poi li devi mollare, perché non sono tuoi, o perché hanno altre cose da fare.
Ma di certo poi resti lì a pensarci su ancora un po' e ti vien voglia di rapire e legare chi prende quel libro in prestito dopo di te e raccomandargli di trattarlo molto, Molto Bene. -
Adriano Frazzoni
21 ago 2007Amanti
Non appartenni ad uno solo e ne sono orgogliosa.
Il primo fu M. giovane e dolcissimo.
Ero fresca di stampa: rabbrividii al contatto delle prime mani che mi sfioravano, mi aprivano.
Poi giunse E. che mi prese con irruente foga, sfogando su di me voglia di conoscere.
Tra i tanti ricordo G. che mi tenne a lungo: non fu per calcolo o dimenticanza, ma solo per passione.
Giunsero molti altri.
Tempo trascorse, altre mani su di me.
Come petali di fiore troppo amato, accarezzato, le mie pagine sfiorivano, lo splendore delle foto si offuscava; rimanevo a lungo sullo scaffale, l’attenzione venuta meno con l’appannarsi della copertina.
Mi consultavano distrattamente, il giorno dopo resa.
Ora mi ritrovo qui, consunta guida turistica internazionale ironicamente dimenticata sulla panchina di anonima stazione di paese, accanto a stropicciato quotidiano locale aperto alla pagina sportiva: ritroverò il sicuro posto in biblioteca, sul quel ripiano che mi ha sempre accolto con paziente affetto, accettando ogni mia scappatella? -
Flavia
29 ago 2007Mi sono perso. Non posso più chiaccherare con il mio caro amico filosofo,ora mi ritrovo qui ad ascoltare qualche ricetta culinaria!! Che vita! Passi tanto tempo in un luogo e poi, senza sapere perchè e per come, ti sfrattano a loro piacimento.
Vorrei ritornare a casa mia. -
rosa de santis
02 set 2007Non riesco a capire perchè mi porta sempre con sè...chiuso in due pareti di stoffa nera...barcollo tra l'astuccio di un occhiale e uno di biro...sirene, clacson, risate, lezioni di pedagogia...aprimi o non mi sentirò mai libero! -
Adriano Frazzoni
10 set 2007Ordine!
Frettolose, differenti mani li posarono su di un carrello: si scoprirono fianco a fianco.
Molto diversa l’estrazione sociale: elegante volume di importante enciclopedia lei, scalcinato libercolo in versione economica di sgangherato comico lui.
Nonostante questo gli sguardi si incrociarono, immediata l’intesa:
- Come sei bella.
Grazie- rispose lei, ancorando gli occhi a quelli di lui – ma perché parli con tristezza?
Ti ho conosciuta troppo tardi, nel posto sbagliato e per attimi troppo brevi – aggiunse, rendendosi conto che erano in movimento.
Forse nel tempo sbagliato, ma ci siamo incontrati.
Il carrello ebbe un leggero scossone, per un attimo si sfiorarono come per un bacio leggero, trepido.
Vennero mani a dividerli e ancora per pochi istanti fu solo l’abbraccio degli sguardi ad unirli. -
Piera Maccagnani
07 ott 2007Appello di un amico
Il mio viaggio inizia al buio dentro ad uno zainetto in compagnia di un paio di scarpe da tennis ed una lattina di coca. Mi ha buttato qui una manina frettolosa che odora di mandarino. Non mi piace essere trattato così! Io amo le buone maniere, poiché per mia natura sono educato disponibile e di bella presenza. Sono di colpo proiettato in un mondo che non mi appartiene e pensare che me ne stavo così bene all’ombra di quel tranquillo angolino. La compagnia, poi, era davvero invidiabile: amici distinti riservati e soprattutto silenziosi. “Sono stato così a lungo in pace che adesso non sopporto più tutta questa confusione”, mi ripeto afflitto e deluso, mentre sono sballottato qui e là in mezzo al traffico alle grida al vociare insopportabile. “Che ne sarà di me? Quale atroce destino mi aspetterà? Ho passato gli anni migliori della mia vita ad essere accarezzato con cura e sfogliato assaporato con tanta delicatezza da personcine a modo. Manine dolci che mi hanno sempre rispettato ed amato amato tanto, ma oggi, per la prima volta, sono pentito di essere nato” Questa ragazzina è talmente agitata! Dopo ore di vera agonia, spero sia finita. Ma no! Arrivo e mi butta sul tavolo senza tanti preamboli. Aspetto trepidante. Non succede niente. Ad un certo punto una mano mi afferra e mi sbatte decisamente sul piano di un carrello impolverato e dissestato con altri mille disgraziati come me. L’ascensore… e poi il sotterraneo “Finalmente a casa. Spero di restare un bel po’ qui in santa pace”, esclamo. Attendo ancora; molti amici miei compagni di sventura si lamentano per il trattamento ed hanno ragione. Rimaniamo parecchie ore in attesa, poi finalmente arriva un ragazzo giovane e con gli occhialini.”Mi pare un tipo serio c’è da fidarsi!” Mi prende, mi gira più volte e sento che borbotta qualcosa sulle condizioni della mia copertina. “Tutto bene il controllo è passato. Meno male” Sento un tonfo e m’impressiono…poi tac! Infilato incredibilmente nel posto sbagliato. “Non c’entro niente io con la letteratura inglese. Sono un italiano D.O.C. Aiuto! Lasciatemi andare al mio posto. Qui non mi troverà più nessuno” Ogni tentativo è inutile. Nessuno mi sente e pensare che mi sono fidato. Sono molto rammaricato, perché so che la mia fine è già arrivata. Il mio cruccio maggiore è quello di sapere che sono perduto in questo mare della conoscenza e come un naufrago resterò in balia del tempo… del caso. Si deve sapere quanto è importante ridarci la giusta collocazione; il nostro posto è davvero sacro e ci aspetta per sempre. Ora, io, posso solo sperare che una mano gentile si accorga del terribile errore in cui mi hanno coinvolto. “Speriamo bene eh! Venite gente! Venite in Sala Borsa e mi ridarete la speranza di essere trovato.Vi aspetto!” -
zombieglam
08 ott 2007Ernesto. o dolce Ernesto. Custodito come un segreto dalle donne più preziose di Londra, fedele suggeritore di infinite arguzie.
Forse il tuo fascino era nell'età? In quel tuo fraseggiare così squisitamente anni cinquanta?
O forse era nel piacere, perverso, di non poterti raggiungere se non scortato, quasi fosse un tesoro ancora inviolato?
E un tesoro eri, sagace Ernesto, anche se fosse non molto onesto. Da una stanza chiusa a chiave sei fuggito senza un saluto, come un ladro o uno starnuto.
A noi hai lasciato solo un biglietto: Sebbene sia imporante chiamarsi Ernesto, io me ne vado ma giuro che non torno presto. -
silvana rovito
24 ott 2007Abituata a frequentare serate culturali, convegni e seminari si stupì di non essere più rischiesta. Comunque tutto quel tempo libero le consentì di guardarsi intorno; scoprì allora, con sgomenta meraviglia, di essere in mezzo a manuali di fitness e bellezza e un senso di straniamento colse l'Estetica di Hegel. In tutta la sua lunga esistenza non si era mai sentita così a disagio e fuori posto. -
danielabosi
19 nov 2007Il perdente radicale si è perso un sacco di prestiti: e’ così piccolo che sfugge ad ogni nuova ricerca, tentare di leggerlo è un’impresa quasi privata, che riesce agevole in una libreria, (solo se di modeste dimensioni), ma rischia il fallimento in una biblioteca pubblica. Da noi scomparve 2 giorni dopo la sua cattura. Fu posto in vetrina, debitamente spaziato, per rilevarne l’importanza, nonostante quelle piccolissime misure, tipo 18 X 5 per 73 pagine di islamica, sociale, collettiva, nonché individuale occidentale autoconsapevolezza. Da lì scomparve dalla mattina alla sera e non se ne seppe più nulla. Ma si suppone che la bibliotecaria responsabile del suo acquisto a fini pubblici lo abbia cercato e cercato nelle file degli scaffali non rassegnandosi alla sua perdita a fini privati.
Poi, un giorno, scorrendo la lista dei prestiti interbibliotecari, il perdente radicale ricomparve prestato ad un'altra biblioteca del sistema comunale. Dove fosse stato nella sua latitanza di ben 6 mesi nessuno se l’è mai chiesto tranne la bibliotecaria, che avendo stilato e cerimoniosamente officiato una lista degli scomparsi, ora grida privatamente, ma molto laicamente, al miracolo e, finalmente curiosa di Lazzaro, si è portata a casa sia la Bibbia che Il Corano.
Il perdente radicale / Hans Magnus Enzensberger. – Torino : Einaudi, 2007 -
gigi
08 gen 2008Bruce era un tipo avventuroso. Era arrivato fino in Patagonia. Come tutti i viaggiatori, naturalmente, amava anche tornare a casa per poi ripartire prima possibile. Per questo ormai da giorni era di pessimo umore. Un tipo distratto l’aveva preso e appoggiato nello scaffale della cucina emiliana /fisica teorica. Aveva paura che non si sarebbe più mosso da lì… -
nonna annetta
10 gen 2008MEZZOGIORNO DI FUOCO
Eccolo che ritorna: utente distinto, età ed estrazione sociale medio-alta, studi universitari, tempo libero ingolfato da mille sfaccettati interessi. Traccheggio, cincischio, scartabello, fingo imprescindibili compiti da evadere di qui a 5 minuti. Rialzo la testa e, nonostante tutti i miei appelli ad ogni entità sovrannaturale mi sia consentito di invocare, lui è ancora lì: col colpo in canna, volitivo e risoluto come non mai. Qualche esame sostenuto nella notte dei tempi mi ricorda che nel genere western la resa dei conti viene chiamata showdown: ed è proprio quello che sta succedendo. Lo so che ha in serbo per me la gogna, perché se avesse trovato il film che gli ho indicato mezz’ora fa, non sarebbe qui (a meno di improbabili dimostrazioni di riconoscenza).
Sfodera in men che non si dica la sua arma, e le mie più fosche previsioni prendono forma. In preda all’ansia da prestazione, con una sollecitudine da novella Giovanna d’Arco della pubblica amministrazione, mi avvio a braccetto col nemico allo scaffale. Passo di fianco alla sezione ‘religione’ e colgo l’occasione per fare ammenda con tutte le divinità di cui mi sono dimenticata in precedenza, nella falsa speranza che qualcuna di loro mi possa materializzare il dvd giusto al posto giusto - e nel dubbio incalzante che la mia metafisica sia una sintesi un po’ troppo azzardata di dottrina cattolica e ‘Mia moglie è una strega’.
Eccoci: con un inguaribile ottimismo e un imperturbabile sorriso che ormai mi deforma i lineamenti, appuro che il nemico ha ragione: il dvd non si trova. Segue cascata di spiegazioni e giustificazioni sempre più azzardate, mi stupisco della mia freddezza quando riesco a fermarmi un attimo prima di evocare la pervasiva teoria del complotto. Il nemico, inaspettatamente, ha l’arma della polemica scarica, e, clemente, abbozza e se ne va. Io carico la mia, in attesa di beccare in flagrante chi ha collocato ‘Mezzogiorno di fuoco’ tra le serie televisive. E non sarò per niente clemente. -
Enrico Tinti, scuola secondaria di secondo grado Zanotti, II F
12 gen 2008“CHI L’HA VISTO?”
L’ispettore Mortimer era già sul luogo del crimine. La vittima era abbastanza giovane: un libro acquistato un anno fa. Aveva una copertina colorata e constava più o meno di 200 pagine. Di lui in biblioteca non c’era niente, neanche un indizio.
Mortimer suonò al campanello del sospettato. Aprì la porta un’anziana signora. L’ispettore, fatte alcune domande, iniziò la perlustrazione. Le tracce portavano inevitabilmente verso il primo piano, nella camera del piccolo John. Nella stanza c’era un disordine allarmante, mentre il fetore di un panino al burro di arachidi rendeva l’aria irrespirabile. Fu proprio lì che Mortimer trovò il libro, schiacciato da una pila di volumi disordinati e maltrattati.
Il caso era chiuso. -
Giulia Melarato scuola secondaria di secondo grado Zanotti, II F
18 gen 2008“Ehi! Ma dove sono finito?
Questo non è uno scaffale di una biblioteca, è uno scatolone!
Aiuto! Tiratemi subito fuori da qui!
Non mi avrete mica perso vero?
Non è possibile: ogni volta la stessa storia!
Una volta mi fanno le pieghe tra le pagine, un’altra mi portano in ritardo… ma insomma !
Che gente maleducata di questi tempi!
Mi mancava pure di essere perso ora!
Voglio tornare a casa mia!!!!!!!!! -
Annalisa B.
08 feb 2008Solita sera, solite facce, una gran balotta come sempre. Da una parte gli appassionati di thriller, dall’altra chi dibatteva sulla regia di Allen, in fondo c’erano gli appassionati di film d’animazione, insomma il solito gruppo di cinema-dipendenti. Quella sera Amelie si accorse che Jack non era tornato, era un po’ che non lo vedeva. Così chiese un po’ in giro, ma nessuno lo aveva visto e nessuno se ne era preoccupato. Passarono più di dieci giorni e Amelie si inquietò tanto, era triste senza di lui..in fondo Jack le piaceva da sempre.. Stava pensando che Jack fosse uscito dal gruppo per sempre..quando per fortuna tornò. Era finito in uno scaffale dall’altra parte della biblioteca in mezzo a libri di storia medievale. Ci misero un po’ a ritrovarlo, e rincasò nello scompartimento dei video sano e salvo. -
Andi
09 feb 2008L’uomo più stupido, si arrampicò fino in cima allo scaffale. Sulla vetta prese il libro. Si accomodò e lesse che Zarathustra discese dalla montagna. Quindi ripose il libro ai piedi dello scaffale. Fu così che Zarathustra non incontrò nessuno….
Scrivi anche tu la storia del libro-video-cd disperso.
Rispetta i miei tempi
-
veronica
23 apr 2007L’ho sedotta, conquistata, soggiogata. Mi legge anche in autobus. – Scende alla prossima? – Alza gli occhi, mi appoggia sul sedile. Lui ha lunghi sguardi scuri, le sorride. L’ha sedotta, conquistata, soggiogata. Lo segue, senza più pensare a me, che resto qui, abbandonato, sul 27A…… -
L.G.P.
27 apr 2007Disse:"Chiamala come vuoi, chiamala violazione della privacy, chiamala sono solo affari tuoi, ma io me ne infischio!"
"Taglia corto, cosa vuoi?"
"Ti ho trovato, dammelo!"
"Datti una calmata amico, ce ne sono tanti in giro, perché vuoi proprio questo?"
"Perché? Perché? Osi chiedermi perché... quella è l'edizione del 1915, la prima edizione, introvabile, con l'introduzione del grande Pinco Pallino, e tu mi chiedi perché voglio quella?"
"Compratela."
"Sei pazzo! Costa l'ira di Dio, e poi le biblioteche esistono per questo: beni comuni e facile fruibilità."
"Sembra uno slogan da pubblicità."
"Fai poco lo spiritoso, sono anni che tieni quel libro, o me lo dai, o ti userò come segnalibro." -
Antonio
27 apr 2007Pensavo che il libro, il cd, il vhs fosse mio; invece dicono che sono sospeso per un mese! Ma che biblioteca è!? Io le tasse le pago. Lo stipendio ai bibliotecari sono io che glielo pago con il sudore delle mie fatiche; e questo che sta seduto su una sedia per sei ore con l'aria condizionata d'estate e la stufa d'inverno mi dice che sono sospeso perchè non ho riportato in tempo un libro. Ma che diavolo di biblioteca è!? Questo sarebbe il servizio al cittadino. Io pago le tasse e il libro lo tengo finché voglio!
Purtroppo per Antonio questo non è il giusto utilizzo del bene comune; soprattutto della cultura.
Grazie Antonio. -
L.G.P.
28 apr 2007Come tutti sanno, Kant era puntuale come un orologio svizzero, tanto che gli svizzeri ammirandolo a dismisura gli dedicarono i Cantoni che in origine si chiamavano Kantoni. Kant nella sua puntualissima vita ebbe magnifici riconoscimenti tutti di questo genere. Così, l'unica volta che egli prese un abbaglio micidiale, gli coniarono la parola Kantonata per indicare un grossolano errore fatto da persona ragguardevole. Questa più che una storia o di una biografia del grande filosofo vuole essere una raccomandazione alla cittadinanza: Kant viene ricordato esclusivamente per la sua famosa puntualità, non svergognamolo consegnando i suoi libri in ritardo. -
pastin crioppi
07 mag 2007Benissimo
La natura dell'uomo alle volte è veramente strana. Jhonny rubò un libro in biblioteca anche se non era sua intenzione, ma si era solo dimenticato di riconsegnarlo. A Jhonny rubarono il motorino, ma non era colpa del ladro, era di Jhonny che si era dimenticato di legarlo con la catena. Il destino alle volte è veramente strano. -
ulf cicala
16 mag 2007- Nossignore, il mutuo non glielo concediamo.
- Perché?
- Non la riteniamo un elemento affidabile.
- Che storia è mai questa? Non ho forse uno stipendio robusto?
- Per quello che risulta.
- E un contratto a tempo NON determinato?
- Così pare.
- E allora perché non vi fidate?
- Lei non è puntuale nel riconsegnare i libri in biblioteca.
- Ma...! Uh! Non pensavo che influisse.
- Lasci fare. Influisce, influisce.
- Una curiosità:voi come lo sapete?
- Potrei dirglielo, ma sarei poi costretto ad eliminarla.
- Ah, beh, allora niente. Addio.
- Addio. -
David Saavedra Miranda
18 mag 2007Noi abbiamo rapito il libro "La Storia Della Fotografia Italiana, vol 2".
Ve lo ridaremo solo in cambio di una tonnellata di formaggio. In caso contrario dimenticatevi il libro.
Bologna, 19/05/1976
- la banda dei topi della biblioteca -
Albert
19 mag 2007Divina Commedia; ultimo canto dell'Inferno; Dante e Virgilio si apprestano a uscire dall'abisso infernale...
Lo duca e io per quel cammino ascoso
intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
e sanza cura aver d'alcun riposo,
salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch'i' vidi de le cose belle
che porta 'l ciel, per un pertugio tondo.
Tant'era pien di speme e gaudio colmo il cor
che non m'avvidi del voto passo
si chè al piè poggiar gli negò l'onor,
e 'l mio corpo ruzzolar giù per un fosso!
"Ohi ohi duca mio, cos'è mai codesto abisso?"
chies'io a lui; "D'andar innanzi aspettar dovremo:
più di trenta fiate la luna cambiò
da chè il libro in altro loco temo"
così rispuose 'l duca a ciò. -
lara
24 mag 2007La bibliotecaria sorrise compiaciuta leggendo la storia della banda dei topi di biblioteca. Che fantasia, questi utenti - pensò - che immaginazione. Più tardi, camminando fra gli scaffali, si accorse di essere proprio nella sezione della fotografia. Decise di andare a controllare, così più che altro per scrupolo, per togliersi dalla testa quel tarlo che la infastidiva già da qualche ora. Non si preoccupò troppo quando, da lontano, si accorse che "La Storia Della Fotografia Italiana, vol 2" non era al suo posto: poteva essere in prestito, poteva essere nelle mani di qualche lettore in quel momento. Ma, avvicinandosi allo scaffale, all'improvviso, con orrore, capì: nello spazio lasciato dal libro troneggiava un bel pezzo di formaggio!
La banda dei topi di biblioteca non era l'invenzione di un lettore fantasioso. -
L.G.P.
24 mag 2007"Non toccateli! Non toccateli!" urlava il vecchio all'angolo della strada. "Non toccateli, non apriteli! Mio Dio! Vi fulminano! Guardate... guardatevi in giro..."
E in giro, per terra, lungo i marciapiedi, accasciati sotto le colonne, o spezzati e appiattiti sopra meste scalinate, stavano i corpi morti e massacrati dei cittadini. La morte era arrivata così, attraverso i libri. I libri avevano portato la peste. Così, per gli uomini venne il tempo di morire in massa.
Nessuno aveva capito nulla, neppure all'inizio di tutte queste tragiche morti. Nessuno aveva visto il primo uomo contagiato, ammalarsi e poi, dolorosamente morire. Costui aveva preso un libro nella biblioteca comunale, ciascun libro, dentro la copertina aveva un orologio a cronometro, che segnava l'inizio e la fine del prestito. Un giorno di ritardo oltre lo squillo di sveglia del libro, bastava per far scattare la punizione. Ma erano sempre punizioni tenere seppur decise, punizioni educative, schiaffetti sulle guance, puzza di pesce dalle pagine, riscrittura in lingue misteriose di tutte le cose scritte in casa. Quella volta fu tutta un'altra storia. Una storia di vita e di morte. Il libro in questione si intitolava "La ragione e i torti di un'aspirapolvere", un saggio sulla cremazione e i suoi metodi innovativi di smaltimento dei rifiuti. Un saggio morale o forse etico. Non importava, tanto nessuno sapeva la differenza.
Allo scadere del mese la sveglia squillò. Nessuno si accorse. Poi il libro cominciò a imputridire, a maccharsi di verde e a gonfiarsi di muffe e alterazioni. Di tanto in tanto perdeva del sangue dalla costola ritorta a mo' di colonna vertebrale trapassata da una forte scarica voltaica. Il dolore e la malattia si impossessarono della casa e dei suoi abitanti. E il male dopo poco si diffuse a tutti i libri, e poi, di seguito, a tutti gli uomini della città. Così era. Tutti morivano straziati. Tutti morivano. I libri consegnavano a Dio, le anime degli uomini nei tempi previsti dal prestito, chi meglio, chi peggio trattato. -
L.G.P.
24 mag 2007Quando ebbe finito di leggere il trattato sugli scoiattoli presocrati, il giovane studente si sentiva autorizzato a passare a qualcosa di più frivolo, prima di affrontare l'esame di Filosofia boschiva, un tempo si chiamava Filosofia bolscevica, ma poi, come tutti sanno gli scoiattoli presero il sopravvento e azzittirono gli storici della ben nota rivoluzione. Cose che capitano, pensò il giovane, la Storia, tanto, non è altro che una vecchia smemorata.
Il giovane si recò in biblioteca e scelse da uno scaffale il libro intitolato "Perché perdere tempo con gli orologi?"
Un libro che ripercorreva il tragico ma efficace passaggio che Kant fece lasciando da parte il suo prezioso orologio per rimpiazzarlo con l'agenda polifonica del telefonino cellulare.
Il giovane curioso e fremente aprì subito il libro alla prima pagina, quella bianca che copre l'indice. Su quella pagina riposava una scritta in corsivo che così diceva: "Chi riconsegnerà questo libro prima di aver dato tutti gli esami e d'aver finito la tesi, non si laurerà mai!"
Cavolo! pensò il giovane studente superstizioso, sono ancora al primo anno! -
vittoria
03 lug 2007Se trovo quel bastardo...e bastarde anche le bibliotecarie che non mi vogliono dire che è..:Io devo assolutamente averlo quel libro, non posso aspettare. A pagina 25 ho scritto il cell di marco.. -
maruzza
12 set 2007Tra pochi giorni sarebbe stato il compleanno di Janis. Jimi aveva organizzato una grande festa a sorpresa mentre aspettava sul carrello delle restituzioni insieme ad altri. Durante la notte, calati buio e pace, Andy si sarebbe occupato delle luci e degli effetti speciali; poi tanti altri amici, David-Stephen-Graham-Neil, Joe, Bob, Joan, Carlos…avrebbero suonato e cantato, in nome dei vecchi tempi e delle idee che avevano condiviso. Jimi, che era un tipo piuttosto creativo, aveva addirittura contattato “gente nuova” per omaggiare la sua amica. Aveva persino pensato di suonarle “Happy birthday!”con la sua fender. Ma Jimi, per le sue stravaganze e talento, piace molto alle persone ed esattamente una settimana prima dell’evento fu preso per suonare a casa di qualcun’altro. “Non preoccuparti, Janis, tornerò in tempo per il tuo compleanno!”disse, ammiccando a tutti gli altri. Ma non tornò che un mese dopo, quando anche Janis era fuori. -
Claudia
02 ott 2007Che bella l'attesa...nella propria esistenza ogni età "vive" la sua...Per un lettore, che non vede l'ora di perdersi tra le pagine del suo autore preferito, c'è quella data che si appunta dappertutto...eppure, spesso, ci si vede passare il Natale, il primo giorno di scuola, il primo bacio, il permesso di usare il motorino.... -
Adriano Frazzoni
19 ott 2007Bel film!
Puff puff, pant pant: Piazza dei Martiri.
Sob, che ritardo.
Fiatone, ma ci provo.
Via dei Mille quasi libera, viaaaa, a randanello!
Via Indipendenza è vicina, sono veloce: sbarabang!
Bici uscente da portone, telaio in carbonio, ciclista robusto, contusioni varie.
Non è tempo di dolore, il duro si rialza e va.
Incrocio: occhio rosso vigliacco mi blocca, divisa accanto a occhio rosso mi blocca ancor di più.
Orologio maledetto, rallenta!
Verde! Mi fiondo!
Scivolo su mostruosa cacca di cane (vigliacco lui e il padrone) e sguisscc col dorso a terra: ma che ti ridi delle disgrazie altrui!
Stump! una colonna mi ferma con amore: robusti i portici di Bologna!
Riparto di corsa, vrooommm!
A sinistra bancarella senza iva, a destra signora blaterante: destra sinistra, slalom perfetto peccato per pulismano che multa seconda bancarella senza iva.
Secondo stump! e urla inurbane dell’urbano.
Dribbling che Maradona mi fa un baffo e in volo! verso Biblioteca Sala Borsa.
Riuscirà il nostro eroe a consegnare il video entro il settimo giorno?
Accidenti ai titoli: “All’ultimo minuto” bel film, ma che sudata!
La prossima volta vado sui libri e mi becco “Elogio alla lentezza” và mò là! -
Lucia Cecere
26 ott 2007"Rapiti?..Rape..Ravishment.." sillabò George, e già cercava accordi nell'aria...Ma che armonici vuoi trovare in un cassetto?
Rullo di tamburi:(Ringo era sempre teatrale, ma aveva le vibrazioni giuste) "Proviamo con la suggestione. Da qui non possiamo far niente. Ma la nostalgia è contagiosa, basta che il vicino stamattina allo specchio canticchi "Lucy in the sky..", la portiera lo sentirà dalle scale, e il ritornello gli entrerà in testa. S'affretta dal fruttivendolo a comprare l'insalata più fresca, e nel tragitto si immagina di essere a Penny Lane. "Come sta bene oggi, Antonietta" e tutti i clienti in attesa fanno caso alla musica che l'accompagna. Sarà per questo che l'avvocato, quando va a prendersi l'aperitivo al bar, non si stupisce che alla radio stiano trasmettendo Obla-di-obla-da. E' l'armonia del cosmo, pensa tra sé Alberto, che si è ricordato del cd che aveva preso in prestito passando davanti al Bar del Cappuccino, e ora si sta affrettando a restituirlo in Biblioteca. Che ve ne pare?" Serviva il parere di Paul - erano i Fab Four, no? - e lo guardarono. "Oggi si esce", disse, conciso come al solito. -
Rosanna Bonafede
11 nov 2007Infatti vivevano da tempo, da troppo tempo segregati in una piccola stanza dove ogni tanto qualcuno veniva per farli cantare.
"Yesterday" attaccavano loro e per un po' si andava avanti a parlare di ciò che già era successo.
Ma per il futuro non c'erano buone prosepettive finchè non si arrivava alla parola magica : "Image".
E lì una sera il sequestratore si sentì colpevole.
Ciò che John diceva era talmente importante che bisognava farlo sapere a più gente possibile.
Così si infilò il CD dei Beatles in tasca e lo riportò in Biblioteca Sala Borsa
dove era ricercatissimo.
John,Paul, George e Ringo potevano ora riprendere il loro viaggio tra portici e torri per fare da gradevole sottofondo a spuntini a base di mortadella e ciccioli in casa di studenti e di tortellini in brodo nelle eleganti case borghesi bolognesi.
e a Bologna continuano tuttora a circolare abbastanza felici e per farci contenti. -
anna rosati
27 nov 2007La, la, la, la ,laaaa!
Ma dove c'è un re?
La, la, si...ma dove?
Mi- mi- mi...
Basta questo è solo un balbettare!
Fa- re- fatica - a -di- re-sol- la- si, oppure ma- si- fa- sol?
Ma che dici?
Impara la musica o impara a parlare!
Ma non mi far più ascoltare un cd rotto come te! -
elena morara
28 nov 2007Chi sei tu per trattenermi? Per imprigionare me, anima libera, fonte di sapienza e sfogo di cultura?
Chi sei tu per meritarmi piu' di altri? Credi forse che i tuoi occhi siano piu' ricettivi, le tue cervella piu' assetate e i tuoi desideri "piu' primari"?
Chi sei tu per privare gli altri della mia bellezza, emotivita', spontaneita' e creativita'?
Pensa, prima di far scadere il tuo prestito.
Pensa, perche' gli altri ne traggano buon esempio.
Pensa, per le decine di sogni che attendono, rinchiusi in un casseto o incatenati ad un comodino, in quel libro a cui tu sei tanto restio ridare la liberta'. -
serena
08 gen 2008Sono un duro. Ho fra le pagine una storia da brivido. Lei ha palpitato insieme a me per un mese e adesso è riversa sul tappeto, una lama vibra a pochi centimetri dalla sua gola. Lui stringe il coltello e sibila parole di odio. – Non farlo – balbetta lei lanciandomi uno sguardo disperato - devo riconsegnare il libro alla biblioteca….. -
lucia
08 gen 2008Ogni volta era la stessa storia: tutti si innamoravano di lui, della storia narrata e, faticosamente, si staccavano. Ma questo era il suo destino, un giorno qui e un altro chissà, tra coperte e divani, in autobus o al mare, l'importante era esserci e esser letto, sempre ogni volta che qualcuno lo voleva, pronto e disponibile al momento giusto. Lui era un professionista del piacere e ciò lo rendeva estremamente felice. ecco perché odiava arrivare in ritardo... un professionista è un professionista, non si scherza!!! -
Simone Vecchi, scuola secondaria di primo grado Zanotti, II F
12 gen 2008“RISPETTA I MIEI TEMPI”
Narkutios, alieno di Miticus, rimasto solo sul pianeta, era atterrato sulla Terra per cercare qualcosa che parlasse della sua razza e magari per trovare un po’ di compagnia.
Un giorno andò in biblioteca e lì trovò migliaia di libri sugli scaffali, ordinati per razza aliena. Chiese aiuto alla bibliotecaria che lo portò nel reparto “extraterrestri”, dove c’erano tante storie terrificanti, ma nessuna descrizione.
Ad un tratto qualcosa richiamò la donna: c’era un solo spazio vuoto su uno scaffale, ovviamente mancava un libro, proprio quello che serviva al suo utente. Cercò allora chi l’avesse preso e ne trovò l’indirizzo per mandargli un sollecito.
Narkutios, da docile marziano qual era, decise di andare a casa del ritardatario per conciarlo per le feste. Nella notte, trasformandosi in una sorta di slime, entrò nella sua abitazione passando attraverso i muri e, dopo averlo spaventato a morte con le sue antenne verdi, gli chiese dove fosse il libro. Il ragazzino lo trovò e glielo consegnò così il marziano alla mattina tornò dalla bibliotecaria e prese il testo a suo nome.
Attenti dunque ai libri che prendete in biblioteca e ancor di più a restituirli in tempo.
Il prestito interbibliotecario intergalattico è tra i nuovi servizi che potete trovare sul sito di Biblioteca Sala Borsa. -
Martina Gherardi scuola secondaria di primo grado Zanotti, II F
18 gen 2008Una bibliotecaria un giorno si accorse che un bambino, appassionato di stregoneria, non aveva ancora consegnato il suo libro su quell’argomento. Forse non ricordava che con la magia non si scherza…
- Me lo dovevano portare due settimane fa… - disse la bibliotecaria tra sé e sé - Che fine avrà fatto? Spero solo che lo stregone, protagonista del libro, sia tutto intero, altrimenti combinerà una strage! E’ meglio che vada a casa del ragazzino a verificare! -
Così la donna guardò sul computer dove abitava il bambino e si recò da lui.
Arrivò a casa del ragazzo, suonò al campanello e, come un po’ si aspettava, invece di aprire la porta il lettore ritardatario, la aprì lo stregone in persona.
- Finalmente sei arrivata, non vedevo l’ora di tornare a casa! Ero bloccato qui, nonostante le mie arti magiche, perché ufficialmente preso a prestito da questo maleducato ragazzino. -
La bibliotecaria lo guardò, come per rimproverarlo un po’, ma in fondo pensava avesse ragione!
- Lo sai che non ti devi fare vedere dalle altre persone! Di sicuro si spaventerebbero!
- Lo so, ma non ce la facevo più a stare con quel bambino antipatico! Mi tratta malissimo, e poi avrei dovuto tornare a casa due settimane fa!
- Hai ragione, ma io non ci posso fare nulla! Ora stai tranquillo ti riporto a casa in mezzo al resto della banda! -
Così lo stregone, rientrato nel libro, si fece prendere docilmente tra le mani della bibliotecaria, che era come una mamma per lui, e tornò a casa, cioè alla biblioteca! -
Federico Accorsi scuola secondaria di primo grado Zanotti,II F
18 gen 2008Una mattina Indiana Jones arrivò in biblioteca chiedendo il seguente libro: “Manuale per giovani marmotte”.
La bibliotecaria lo cercò e glielo diede, sconvolta dalla richiesta al grande esploratore. Lui lo prese e scappò via col suo fuoristrada.
Dieci minuti si trovava al centro del Cental Park di New York, convinto che fosse la foresta pluviale.
Mentre esplorava la grande radura non si accorse che il suo prezioso libro gli era appena uscito dalla tasca; in quel momento due scimmiotte, all’apparenza del tutto incolte, videro l’ accaduto e si misero ad osservare le figure emettendo urli e strani gridi.
Dopo giorni e giorni di lettura matta e disperatissima uno dei due primati si ricordò di riportarlo e si fiondò dalla bibliotecaria, ancora esterrefatta dal fascino dello “smemorato archeologo”.
Vogliamo essere noi peggio di una scimmietta newyorkese?
Ricordiamo di rendere i libri presi in prestito.
Per tempo!!!!!!!!!!!!!! -
Guglielmo Crotti, scuola secondaria di primo grado Zanotti, II F
18 gen 2008Era il terzo avviso che la biblioteca mandava al signor Franco per la restituzione del libro che aveva preso in prestito, ma lui si ostinava a non riportarlo.
Un motivo ben preciso c’era e lo sapeva persino il tavolo: il signor Franco odiava i libri. Li prendeva in prestito e non li restituiva, se non dopo quattro mesi. Faceva così perché le persone che amavano leggere non trovassero mai testi disponibili.
Ma c’era qualcosa che nessuno sapeva: i libri, in casi eccezionali e gravissimi, potevano diventare animati.
Infatti una notte, uno dei libri presi a prestito con l’inganno chiamò a raccolta gli altri compagni e spiegò loro il suo piano: avrebbe dato una bella lezione al signor Franco. Si misero perciò tutti uno sopra l’altro per simulare un volume gigantesco.
Fecero però un po’ di chiasso e così il signor Franco andò a vedere che cosa succedeva. Non potete immaginare la sua sorpresa e la sua paura appena vide quel tomo grossissimo pararsi davanti a lui. Non so che cosa gli dissero ma furono abbastanza convincenti perché da allora ogni settimana il crudele signor Franco riporta in biblioteca tutti i libri presi in prestito. Secondo me ha anche incominciato a leggerli… -
maria cristina
29 gen 2008IL MAGO OLIVIO
Il giovane mago stava in fila trepidante davanti alla signorina del terminale. Oggi era l’ultimo giorno prima della gara dell’Animagus e doveva assolutamente leggere il libro di Magistran sugli Incantesimi di Terra e di Acqua. Quando giunse il suo turno, la signorina alzò gli occhi e lo guardò con un sorriso mesto: “Mi dispiace signor Olivio, ma il libro non è ancora rientrato” disse con tono dispiaciuto. “ Ma…..ma, come!” balbetto Olivio “ È più di un mese che avrebbe dovuto essere restituito! Non è possibile fare niente?!” “Abbiamo provato” disse con tono comprensivo la signorina “Abbiamo spedito anche un avviso di scadenza, ma il libro non ci è stato comunque restituito”.
Il mago si allontanò costernato ed in preda allo sconforto. Gli mancavano alcuni incantesimi essenziali per la gara di domani e non avendoli recuperati, avrebbe perso il torneo e sarebbe dovuto rimanere due mesi sotto forma dell’ultimo animale in cui era stato trasformato dal vincitore. Olivio era andato tutti i giorni nell’ultimo mese in biblioteca per cercare quel libro, che avrebbe dovuto essere già restituito, ma chi lo aveva preso in prestito aveva probabilmente scordato la scadenza, o ancor peggio, perso il prezioso volume. Non gli restava che ripassare gli incantesimi che già conosceva e sperare di vincere ugualmente.
Il torneo Animagus si tenne regolarmente e Olivio si trovò a gareggiare con un mago molto forte, che, però, dovette faticare per sconfiggere il giovane. Prima che gli lanciasse l’ultimo incantesimo, quello vincente, Olivio gli disse “Sei stato molto bravo e a me mancano alcuni incantesimi fondamentali che non sono riuscito ad imparare. In onore di questa bella gara, ti chiedo di poter scegliere la forma animale in cui dovrò rimanere i prossimi due mesi.” Il suo rivale annui e, dopo aver raccolto il desiderio di Olivio, lanciò l’ultima formula magica.
Una settimana dopo, uno strano uomo era in fila davanti alla signorina del terminale in biblioteca. Aveva tutta la testa e il viso fasciati, ad eccezione degli occhi, che si intravedevano tra la rima delle palpebre rigonfie, arrossati ed iniettati di sangue. Quando arrivò davanti alla bibliotecaria, pose un libro sul banco e disse con difficoltà, come di qualcuno che avesse la lingua più grossa del normale: “Buongiorno, sono venuto a restituire un libro.” La signorina guardò il libro ed esclamò: “Finalmente! Il libro di Magistran! Ma lo sa che un signore è venuto tutti i giorni nell’ultimo mese a cercarlo?! Lei è in estremo ritardo!” “Ha ragione” disse il signore con tono di scusa “Mi dispiace molto, ma mi sono proprio scordato”. “Ma cosa le è successo al volto?” chiese la signorina, mentre inseriva i dati nel terminale, non riuscendo a trattenersi. “Un insetto grosso e con un lungo pungiglione mi ha aggredito in giardino, pungendomi ripetutamente sul viso e procurandomi dei ponfi grossi come delle albicocche” le raccontò distrutto “ E mentre cercavo di difendermi ho sentito distintamente la parola libro e mi sono ricordato di non averlo ancora restituito, anche se lo avevo preparato vicino alla porta, dopo aver ricevuto il vostro avviso.”
La signorina lo guardò e non riuscì a trattenere un sorriso. Le era venuto in mente quale particolare “insetto” poteva essere quello che aveva dichiarato guerra al lettore moroso.
Maria Cristina Robb -
Annalisa B.
08 feb 2008Matteo era a Bologna per una settimana. Era tornato per andare a trovare la mamma. Un giorno si fermò in centro e un incontro gli stravolse la vita. Si innamorò di A, l’aveva sempre cercata, sempre desiderata, ma mai trovata. M. aspettava da tanto quel momento, quelle sensazioni ed emozioni che gli regalò l’incontro con A. Passarono insieme sette giorni meravigliosi. Matteo però doveva ripartire ma non voleva lasciare A, voleva portala con sé, ma sapeva che non era possibile, perché lei non poteva partire da Bologna. Così M. decise di rapire A, lei dormiva e non si accorse di nulla. La famiglia di A, dopo qualche giorno che non la vedeva tornare chiamò M. per riaverla, ma non ci fu nulla da fare, M era partito per l’estero. A aveva capito che non avrebbe rivisto mai più la sua famiglia, gli amici i cd negli scaffali sopra, quelli di fronte a lei, sapeva che non avrebbe più respirato l’aria accogliente della biblioteca. Era la colonna sonora del film preferito di M. e presa dalla tristezza smise di girare. -
Andi
09 feb 2008L’uomo più malvagio sequestrò cento libri. Li raccolse, indifesi, in una stanza umida e buia e per cento notti li minacciò di dimenticanza. Entrava e usciva con lo sguardo velenoso e conservava i giornali che mostravano le foto dei dispersi. Nessuno poteva trovarli in quello sgabuzzino senza fessure. Ma un giorno Meursault esplose il colpo, il rumore lasciò l’eco per l’aria e il sequestratore cadde in una pozza di sangue. Il giorno dopo la polizia rinvenne il cadavere e donò la libertà ai rapiti. Tornato al suo posto, vicino alla finestra, con un raggio di sole ad accarezzargli il viso, l’imperturbabile Meursault pensò: “Finalmente un po’ di luce”…. -
francesca
05 apr 2008"Questa è la storia di Max, un bambino pigro e disordinato. Infatti un giorno..."
Quel giorno in casa Munni arrivò un telegramma: non avete ancora restituito il libro dal titolo: Rispetta i miei tempi. A nome di tutto il personale della biblioteca vi avverto: entro mezzogiorno dovrete restituire il libro, altrimenti pagherete una penale di euro 25. Oh, vi ricordo che, se lo riportate, dovrete riporlo sul giusto scaffale.
arrivederci, Biblioteca Golfo Grande.
Max, che legge un libro e lo lascia chissà dove, si era ficcato in un gran pasticcio: lui, così disordinato, come avrebbe fatto a trovare il libro e a consegnarlo nel tempo stabilito?
"Iniziò così questa storia mozzafiato, fatta d'intrighi, paure e confessioni..."
Max, allora, si mise d'impegno per rivoltare da capo a piedi la sua camera, ma lì il libro non c'era. Allora, disperato, cercò per tutta la casa, per tutto il villaggio, ma ancora fallì.
Solo a mezzogiorno meno un minuto si ricordò di avere letto un libro circa una settimana prima, che poi aveva messo in tasca, convinto che, per riportarlo, sarebbe stato il primo posto in cui avrebbe cercato, perchè da quanto era pigro, non aveva voglia di arrivare al cassetto del suo comodino.
Restituì il libro con mezzo minuto di ritardo, ma la giustizia non perdona...
Infatti pagò la penale senza lamentarsi, sapendo che era tutta colpa sua.
"Quindi, ragazzi e ragazze, la morale di questo racconto è: meglio uscire, riportare il libro e prendersi strada facendo un bel gelato, che essere pigri e non restituirlo.".
Arrivederci alla...Proroga!
Francesca Scarfone, Scuola elementare Figlie del sacro cuore di Gesù
Scrivi anche tu la storia del cd-video-libro in ritardo.
Per partecipare basta selezionare uno dei tre temi, cliccare su
› scrivi anche tu…..
compilare i campi con nome e cognome e indirizzo email, inserire nel campo testo libero lo scritto (max 1000 caratteri) e inviare. È possibile scrivere una o più storie per ciascun tema proposto. La partecipazione a bibliotecasalaborsaditutti è libera, ma il rispetto delle regole è richiesto a tutti.
leggi tutte le storie