Bologna
dei fumetti

Bologna dei fumetti

"Non sono cose che cambiano da un giorno all'altro, vanno con lo spirito del tempo, sono tendenze generali che non dipendono soltanto dal fumetto, ma da un contesto culturale molto più ampio, su cui nessuno ha il controllo"

Daniele Barbieri, cit. da: Del fumetto: conversazione di Otto Gabos e Menotti ("Parol" 10 - marzo 1994)

Lo "spirito del tempo" è stato a lungo favorevole al fumetto a Bologna, dall'apparizione delle prime vignette di Alan Ford o di Sturmtruppen. Si possono citare tante cause per le quali nel giro di pochi anni Bologna si è riempita di fumetti e fumettari, ma anche di giallisti o di comici, di cantautori o di rockettari … C'è stata - e in parte c'è ancora - a Bologna una bella società dello spettacolo e della cultura, precaria, spesso antagonista, underground. In molti settori si va oltre il fenomeno di interesse locale: il fumetto è uno di questi. Se non capitale, Bologna è uno dei principali capoluoghi italiani del fumetto, di quello d'autore in particolare. Ha avuto grandi artisti ed è difficile dare una spiegazione all'apparire di geni come Magnus, Pazienza, Scozzari, Giardino. Accanto alle grandi individualità ci sono state, con esiti durevoli, opere e iniziative produttive e di gruppo: le riviste, le scuole, le case editrici, sostenute da appassionati coraggiosi. Si sono così succedute più generazioni di autori. Arduo confinare molti di loro nell'angusto mondo dei comics. Uno dei tratti distintivi dell'ambiente è la contaminazione tra generi e pratiche, passioni e prodotti. Si può essere fumettari e musicisti insieme, si fanno illustrazioni, opere narrative e siti Internet. Così si sopravvive forse anche al mutare dello "spirito del tempo".