Settantasette (+ 40)

... e qualcosa rimane

Iniziò con una jacquerie, quante volte ce lo siamo ripetuto, ed entrammo nella storia. Volevamo eliminare tutti i miti, ne abbiamo distrutti tanti, ma anche costruiti di nuovi, a tal punto che finita la meravigliosa illusione, il sogno, ci siamo trovati schiacciati dalla storia, quella pubblica, degli altri. La nostra, fatta di tenerezze, scritte sui muri, cortei gioiosi e militari, tensioni, rimane nostalgico ricordo, per alcuni neanche consapevole memoria.

(E. Scuro, Malgrado voi. Immagini di due anni di battaglie del movimento di Bologna, Bologna, B.F.T., 1979, p. 1)

 

Queste parole di uno dei leader del Movimento bolognese, Diego Benecchi, sono state scritte nel 1979, a soli due anni di distanza dai fatti di marzo. E sembrano invece scritte oggi, quaranta anni dopo, quando tutto pare davvero lontano e consegnato definitivamente alla storia. Lontana la tragedia di Francesco Lorusso, lontano il grande convegno di settembre contro la repressione, lontani i cortei/festa, gli espropri ... Che senso ha oggi ricordare quel periodo e proporre una bibliografia? Crediamo che del Settantasette bolognese si debba sottolineare ancora una volta una caratteristica importante: fu anno di scontri, trasgressioni, violenze, ma anche matrice di una inedita (e probabilmente insuperabile) stagione creativa, fonte di una energia che, per successivi tramandi, è arrivata fino a oggi, forgiando - almeno in parte - il carattere di questa città.


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Murale tratto da una foto del Settantasette

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